Il mago

12 novembre 2009 axel bisignano

Finalmente i politici mettono mano alla giustizia e, con una magica bacchetta, ne risolvono tutti i problemi…

Come sapete l´italica giustizia è piuttosto lenta.

L'art.111 della Costituzione prevede che

La legge ne (del processo ndr) assicura la ragionevole durata

Anche la convenzione europea dei diritti dell´uomo prevede un processo in tempi ragionevoli (art. 6). La lentezza della giustizia, oltre che dare fastidio ai cittadini, ci porta delle costanti censure da parte della Corte europea dei diritti dell´uomo.

L´Italia è l´unico stato su tutto il continente che ha adottato il processo accusatorio, quello alla Perry Mason per intenderci. Ho spiegato quali sono i perversi effetti di questo processo. Ho provato a coinvolgere gli avvocati, ai quali questo processo piace un sacco, chiedendo loro di giustificarlo. Il magro risultato, a distanza di un anno, i lettori lo hanno potuto apprezzare a maggio. In teoria, il processo accusatorio è stato introdotto perché è il migliore strumento per giungere alla verità dei fatti. Sul piano filosofico la cosa è indubbiamente vera. Il presupposto affinché il processo funzionasse era la celebrazione di pochissimi processi in sede dibattimentale (non piú del 20%). Gli altri andrebbero definiti con i riti alternativi (patteggiamento o rito abbreviato). In realtá come emerge da uno studio commissionato dagli avvocati penalisti, la proporzione è esattamente inversa. Almeno l´80% dei processi vanno in dibattimento. Logica vorrebbe che ci si domandi il motivo di ció e si intervenga per riportare la giusta proporzione. Il motivo è presto spiegato. il processo accusatorio in salsa maccheronica, contiene una serie di incentivi che consentono di arrivare, piú che alla verità, ad allontanarsi da essa ovvero di arrivare alla prescrizione del reato. E cosí, non conviene patteggiare o accedere al rito abbreviato, visto che, andando a dibattimento, le probabilità di un´assoluzione, di arrivare alla prescrizione, ad un indulto o quant´altro sono molto elevate. Si crea dunque un circolo vizioso che si autoalimenta, piú dibattimenti producono píú prescrizioni che, a loro volta, producono piú dibattimenti.

Per fortuna lo hanno capito anche i nostri politici e, adesso, ci mettono finalmente mano con il disegno di legge dal roboante titolo “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo". Il disegno di legge è composto da 3 articoli. Il primo riguarda il processo civile e su esso non mi dilungo. L´art. 2 riguarda il processo penale, l´art. 3 la norma transitoria per i processi in corso. Il disegno di legge prevede che

Il giudice nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione dichiara non doversi procedere per estinzione del processo quando:

a)   dal provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di due anni senza che sia stata emessa la sentenza che definisce il giudizio di primo grado;

[omissis]

In sostanza, se il processo, dopo due anni dal suo inizio, non è terminato, esso si estingue e, con esso, di fatto anche il reato. La parte civile, bontá dei nostri politici, potrá riavviare il gioco dell´oca davanti al giudice civile.

Il disegno di legge è accompagnato da una relaziona accompagnatoria in cui si legge (guai a chi ride)

Il provvedimento intende attuare il principio della ragionevole durata dei processi, sancito sia nella convenzione europea dei diritti dell’uomo (art.6), che nella Costituzione (art.111).

Ed ancora

il nostro Paese è quello che subisce il maggior numero di condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, con conseguenze molto severe, sia in termini finanziari che di immagine.

Peraltro, il processo penale, oltre ad essere irragionevolmente lungo, è anche in molti casi privo di reale sostanza, come dimostra il numero sempre maggiore di reati dichiarati estinti per prescrizione. Ciò significa che l’organizzazione giudiziaria occupa una parte delle proprie risorse per celebrare processi privi di reale utilità, generando sfiducia nella certezza della pena e indebolendo la capacità della norma penale di operare come un deterrente.

In tale contesto, si colloca il meccanismo di estinzione del processo, espressione di una moderna sensibilità giuridica e destinato ad attuare il principio della «durata ragionevole» nel processo penale.

Grazie a questo geniale meccanismo, il processo non è che diventi piú veloce. Semplicemente si chiude con un nulla di fatto, e la macchina della giustizia avrá lavorato a vuoto, tanto per cambiare. E quindi

In questo modo, il processo sarà definito prima che si verifichi la violazione del diritto alla ragionevole durata, sul presupposto dell’inattuabilità, o sopravvenuta carenza, dell’interesse all’esercizio dell’azione penale e, attraverso di essa, alla pretesa punitiva dello Stato.

Questo meccanismo soddisfa, da un lato, l’aspettativa dell’imputato a che il processo si concluda entro una certa misura di tempo; dall’altro, l’aspettativa dell’apparato giudiziario a concludere i processi senza subire altri effetti che non siano la propria scarsa sollecitudine.

Il meccanismo vale solo per gli incensurati, per gli altri no. Potrebbe dunque essere che un imprenditore, incensurato, imputato di una bancarottina da un paio di milioncini di euro, magari timorato di dio, si sia servito di un prestanome, che da giovane era un po´ scapestrato e, magari, è stato condannato per avere piantato nel suo giardino un paio di piantine di marijuana. Per l´imprenditore il processo si chiude, per il prestanome va avanti. Piú è probabile che il processo riguardi un qualche colletto bianco, piú è probabile che duri piú di due anni, píú è probabile la sua estinzione.

Dunque, con questo meccanismo, anziché intervenire sugli incentivi perversi della procedura penale, se ne crea uno nuovo, quello di arrivare, se non alla prescrizione, all´estinzione del processo. così il processo penale italiano diventa ancora più classista di quanto non sia già, per non parlare dell'immane spreco di risorse per celebrare processi che non arriveranno a conclusione.

Non si puó dire che i politici del PDL non affrontino di petto i problemi, giustificando con ció la fiducia che il 70% della popolazione nutre in loro. Verrebbe da dire: “Meno male che Silvio c´è”.

Solo una cosa non mi è del tutto chiara. Come mai, tra i  reati di grave allarme sociale in cui

sull’interesse dell’imputato alla ragionevole durata del processo prevale l’interesse della collettività all’accertamento della responsabilità penale e all’applicazione della pena

e per i quali il meccanismo non si applica, non c´è la corruzione?

 

50 commenti (espandi tutti)

Il mago

and_cassani 13/11/2009 - 14:23

La spudoratezza e la malafede di chi ha redatto questo testo sono evidenti: definisce privo di reale sostanza un processo che finisce in prescrizione. Ma come? Se la prescrizione è stata abbreviata continuamente per legge per parare il culo a qualche imputato eccellente, chi è il cretino che definisce privo di sostanza un processo che si conclude per prescrizione e non per assoluzione?

Forse il 70% della popolazione, composta da fans di BS, non si rende conto che con questa riforma TUTTI gli imputati, pagando un buon avvocato, riusciranno ad arrivare alla prescrizione, e vittime e parti lese potranno ringraziare i loro eletti quando rimarranno con un pugno di mosche, le spese da pagare e i colpevoli in libertà.

Speriamo che il Capo dello Stato firmi in 6 ore e non in 24 il provvedimento una volta convertito in legge, di modo che l'eutanasia del processo penale sia almeno veloce.

 

Il mago

marcospx 13/11/2009 - 14:53

Grande Axel! Ho aperto nFA nella speranza di trovare un tuo pezzo!

Faccio l'avvocato del diavolo ponendo una domanda ingenua su cui però, probabilmente, sarebbe utile fare ulteriore chiarezza.

Il limite di due anni sulla durata dei procedimenti è comunque, almeno in alcuni casi, almeno in una qualche minima misura e/o almeno per i giudici più volenterosi/efficienti, in grado di agire come incentivo reale per arrivare prima alla sentenza? In altri termini, vi sono misure che un giudice potrebbe effettivamente attuare per sveltire i processi in conseguenza della "minaccia" di scadenza anticipata imposta dal ddl in oggetto? O i vincoli imposti dalle procedure sono già oggi, di fatto, binding?

Ci tengo a chiarire: non pongo il problema perchè condivida nulla, ma proprio nulla, dell'operato del "diavolo" in questione... in questo come in tanti tanti altri ambiti. Solo una questione di completezza... per fugare il legittimo dubbio che 'sta legge possa essere una porcata al 95% invece che al 100%...

Grazie.

Se non si pone mano alla procedura puoi essere il giudice più volenteroso del pianeta, ma la difesa ha una marea di armi per portarti oltre i due anni.Ad esempio:

Notifiche non arrivate in tempo. Mi chiamo Callisto Tanzi e cambio residenza ogni 60 giorni nelle mie 100 ville comprate con i soldi dei fessi, la notifica è inviata, ma io nel frattempo ho cambiato residenza, si deve rinotificare. la notifica mi deve arrivare almeno 30 giorni prima...

Legittimo sospetto. Mi chiamo Callisto Tanzi e il giudice 27 anni fa ha detto che "i reati più fastidiosi sono quelli dei colletti bianchi". Non è che ce l'avesse adesso con me per questo suo "evidente pregiudizio"? Il processo si sospende (tra l'altro mistero sul combinato disposto: Axel che dici ? valgono sempre i due anni, o no?), ma quando riprenderà si deve rinotificare, sperare che un giudice non cambi...

Insomma, il miglior giudice del pianeta nulla può contro tutti gli "impedimenti" che BS e i suoi scherani hanno messo in questi anni per evitare i processi. La mia risposta è: no, è una porcata al 100%!

Re(1): Il mago

marcospx 13/11/2009 - 16:04

Certo Marco, ovviamente anche io, da totale profano, mi rendo conto che la difesa abbia mille più modi per alungare i tempi. Nella sostanza, sono pienamente in sintonia con quello che scrivi.

Tuttavia, ad essere pignoli, questo non mi pare risponda definitivamente alla mia domanda: il giudice ha, comunque, strumenti per agire (dati i vincoli di cui parlavo, e di cui tu non fai, mi pare, che portare alcuni esempi) sui tempi dei processi? Ad esempio, può decidere di accelerare un processo che "scade" tra un anno rispetto a un altro processo che "scade" tra cinque anni? O il timing è definito dalla/e procedura/e in modo così dettagliato da non lasciare al magistrato margini di manovra?

Il giudice (non il PM) ha la possibilità di fissare udienze, anche molto serrate, anche in orari "strani" pur di accellerare il dibattimento e può (entro certi limiti) privilegiare un processo su un altro. Ma se la difesa non ci sta hai voglia di accelerare, ovvero la procedura (che, attenzione, esiste ed è una garanzia per tutti) consente al giudice di "accellerare" entro certi limiti molto piccoli, ma consente alla difesa di tirare il freno a mano, frenare a due pidei e mettere la marcia più bassa possibile. A queste condizioni anche una Maserati inchioda...

Se poi dici anche: il circuito lo devi finire in 60 secondi, quando 59 è il record della pista..

Il limite di due anni sulla durata dei procedimenti è comunque, almeno in alcuni casi, almeno in una qualche minima misura e/o almeno per i giudici più volenterosi/efficienti, in grado di agire come incentivo reale per arrivare prima alla sentenza? In altri termini, vi sono misure che un giudice potrebbe effettivamente attuare per sveltire i processi in conseguenza della "minaccia" di scadenza anticipata imposta dal ddl in oggetto? O i vincoli imposti dalle procedure sono già oggi, di fatto, binding?

 

Non c’è nessun vincolo procedurale per il giudice. Può e deve prendersi tutto il tempo che vuole per un processo. Il fatto è che si tratta di un gioco all’incastro. Mi spiego con un esempio. Un giudice monocratico non ha un solo processo da gestire. Ha un c.d. ruolo che varia a seconda delle dimensioni del tribunale, poniamo tra i 500 ed i mille procedimenti. In ogni giorno in cui tiene udienza fissa 25 procedimenti. Poniamo che tenga udienza due volte alla settimana, ha le prossime 10 settimane impegnate, quindi, se deve fare un rinvio, non può farlo prima di due mesi e mezzo. Notifica nulla? Manca un testimone? Rinvio di due mesi e 15 giorni (quando va bene), ecc. Se l’imputato è uno, è difficile sfuggire al giudice. In due anni il processo si chiude abbastanza agevolmente. Ma quando gli imputati sono tre, quattro, cinque, tutti difesi da avvocati agguerriti, non si va da nessuna parte. Aggiungo che per i processi più complessi (ad es. omicidio colposo, truffa ai danni dello stato, corruzione, ecc.) si passa dal Giudice dell’udienza preliminare. Il termine di due anni non decorre dal momento in cui inizia il dibattimento, ma dal momento in cui il PM chiede al GUP di rinviare a giudizio l’imputato. Quindi, la richiesta di rinvio a giudizio fa scattare il cronometro, dopodiché notifiche, udienza davanti al GUP, rinvio a giudizio, se l’imputato non c’è, nuove notifiche, e poi processo. Mediamente passa un anno per tutto questo, poi il giudice ha un solo anno di tempo per celebrare il processo, sperano che l’ufficiale giudiziario non abbia sbagliato qualche notifica, altrimenti ciao bella…

Scusa se scado sul banale specifico, ma perche' non tenersi alcune ore la settimana libere per metterci i rinvii? Cosi' invece di rinviare di 2.5 mesi si rinvia di una sola settimana. 

perché i rinvii sono tanti e quelle ore libere sono giá... piene di rinvii :-)

 

Non c’è nessun vincolo procedurale per il giudice. Può e deve prendersi tutto il tempo che vuole per un processo.

Non so se stai affermando cosa dice la legge italiana o cosa dovrebbe dire.  Secondo me l'azione giudiziaria si giustifica con un interesse pubblico a che la legge sia applicata, e ad ogni processo corrisponde un interesse pubblico che puo' essere diverso. Usare troppo tempo per un processo - date le limitazioni di risorse disponibili - danneggia gli interessi pubblici dei processi rimanenti.  La soluzione ottimale e' dividere le risorse disponibili - tra cui anche il tempo - tra gli interessi pubblici da salvaguardsare.  Come gia' detto da altri una giustizia ancorche' perfetta ma che arriva troppo tardi e' uguale a ingiustizia.

Condivido assolutamente. Ovvio che il giudice deve comunque cercare di chiudere il processo al piú presto in un´ottica che viene definita di "economia processuale". Quando dico che deve prendersi il tempo necessario intendo dire che deve avere il tempo di approfondire la vicenda. I processi contro i colletti bianchi sono spesso  complessi. Non credo che nessuno voglia essere giudicato e magari condannato in maniera superficiale.

Re(1): Il mago

marcospx 13/11/2009 - 23:38

Axel, ti ringrazio molto.

Non so, forse te l'avevo già scritto, ma - io che di giudici tribunali e processi ci capisco veramente poco - ogni volta trovo i tuoi articoli, risposte e commenti di enorme utilità. Mi paiono sempre di chiarezza ed equilibrio esemplari.

Mah, viene veramente da dire: facciamo una legge sulla base del "diritto Ghedini" (la legge è uguali per tutti, non la sua applicazione) e finiamola qua.

O meglio, mi verrebbe da dire ai giudici: e voi celebrate "lentamente" i processi non interessati e fate a tempo di record gli altri, e se passa questa vergogna fate subito quelli che interessano SB. Anche la domenica notte, se necessario, che così risparmiamo anche sui suoi divertimenti.

Veramente, mi sono stancato, non c'è mai fine a questo scempio.

Il mago

and_cassani 13/11/2009 - 15:01

Nella relazione si legge anche questa affermazione: Quando, però, il processo riguarda reati gravi o di allarme sociale, la sua durata massima non può essere determinata ex lege.

Ha senso giuridico questa distinzione? Quali sono i reati che destano allarme sociale? Dove sono codificati e da chi?

 

Quali sono i reati che destano allarme sociale? Dove sono codificati e da chi?

Dai razzisti della Lega Nord, per esempio. Infatti, immigrare clandestinamente è reato gravissimo, molto più grave che corrompere giudici, falsificare bilanci, far fallire aziende, rubare alle vecchiette e così via. Quindi, immigrare senza il permesso del poliziotto Maroni, poiché desta "allarme sociale", rimarrà processabile senza un termine massimo di legge.

Ha senso giuridico questa distinzione? Quali sono i reati che destano allarme sociale? Dove sono codificati e da chi?

 

Lo stabilisce liberamente la politica, come ti ha fatto notare Michele. Di mio, aggiungo che il nuovo reato di immigrazione clandestina è punito solo con l’ammenda da 5 a 10mila euro, infatti è noto che i clandestini girano con un sacco di soldi, oltre a possedere numerosi appartamenti.

Michele, questa l'avevi letta quando hai postato il tuo commento (che fino ad ora credevo fosse sarcastico)?

Pare che invece sia tutto tragicamente serio in questo paese...

Il mago

amadeus 13/11/2009 - 15:09

 

Almeno l'ultima frase citata, ovvero:

sull’interesse dell’imputato alla ragionevole durata del processo prevale l’interesse della collettività all’accertamento della responsabilità penale e all’applicazione della pena

dice piuttosto chiaramente che l'interesse della collettività viene gettato alle ortiche.

...rispondendo a Marcospx ho fatto il caso del "legittimo sospetto", cosa succede se io avanzo il dubbio sul giudice ? Quale sarà il "combinato disposto"?, visto che mi sembri che il "legittimo sospetto" ferma la prescrizione, ma non la durata del processo ?



Il comma due, lett. a) dell´art.  2 prevede la sospensione dei termini in caso di sospensione del processo penale imposta da una particolare disposizione di legge. Direi che é questo il caso, quindi, al meno sotto questo profilo, non ci sarebbe da preoccuparsi.


Ma quindi, fatemi capire, se sono incensurato potrei organizzare una truffa (di dimensioni colossali) chessò, all'UE, aspettare due anni in modo che si chiuda il processo penale (ma poi, resto incensurato??), andare in sede civile e rendere il grosso del "malloppo" (ma ne nascondo a sufficienza per campare), e magari non mi brucio nemmeno la condizionale??  Perchè nel caso smetto di fare altro e mi concentro sul progetto dell'anno....

Veramente scandaloso... 

Perchè nel caso smetto di fare altro e mi concentro sul progetto dell'anno....

Mettiti in coda....

cercate un socio?

Il giusto processo di rango costituzionale, approvato con una odiosa collusione di maggioranza ed opposizione a scopi di impunità è il primo tassello dell'impunità e delo sfascio. In un paese mitridatizzato, convinto che sia ragionevole (On. Casini) dire meglio il lodo alfano come se la salvezza di SB dai processi fosse un inteessa nazionale e non una porcata, il disegno sul processo breve è logicamente conseguenziale. Ed è conseguenziale anche l'aver tollerato che un politicante si portasse in parlamento il suo collegio di avvocati pronti a manomettere codici e pandette in funzione delle esigenze processuali del loro cliente. Siamo un paese pieno di idioti autolesionisti a sopportare tutto questo.

Il mago

giorgio gilestro 13/11/2009 - 16:19

Axel, grazie come al solito.

Per piacere, dimmi se questo scenario e' possibile: la legge passa camera, senato e giorgione. Applicandosi in maniera retroattiva, berla e i suoi amici si vedono prescritti tutti i provvedimenti in corso. Dopo un paio di mesi la corte costituzionale la dichiara incompatibile (questa puttanata non puo' essere costituzionalmente plausibile) e chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato. I provvedimenti prescritti non possono essere riaperti, giusto?

Re: Il mago

MarkP 13/11/2009 - 16:34

Oh, caz.. non avevo colto questa sfumatura; Bisognerebbe fare una fortissima pressione sul presidente della repubblica (in minuscolo, visti i precedenti!) perchè non firmi la legge! Ad esempio inondarlo di mail, fax, lettere, piccioni viaggiatori ecc... Cominciamo?

Marco

Secondo me no. Il giudice solleva l’eccezione prima di dichiarare il non luogo a procedere e tutti gli altri potrebbero sospendere il processo in attesa della decisione della Consulta.

Tuttavia, si pone il problema dell´attivitá istruttoria compiuta. Se, dopo il verdetto della consulta, come é probabile, cambia il giudice, bisogna, a richiesta di parte (ovviamente della difesa), rifare tutto il processo, con conseguenze facilmente immaginabili. Difatti é questo il problema del processo Mills a carico di BS. E´alquanto probabile che si prescriverebbe comunque.

Se, dopo il verdetto della consulta, come é probabile, cambia il giudice

Non ho capito questo passaggio. Perche' dovrebbe cambiare il giudice dopo il verdetto della consulta?

Quando parlo di cambiamento del giudice, intendo il giudice persona fisica.

Nel caso del processo Mills gli stessi giudici, come persone, non possono giudicare, perché si sono giá espressi. Per il resto, c´é comunque turn over nei tribunali. Capita che un giudice venga spostato o trasferito, ed allora il gioco dell´oca ricomincia.

Ah vabbe', la metti sul generale. Non sarebbe certo il primo processo che Berlusconi vede andare in prescrizione senza troppi truschini (sarebbe il quarto, per l'esattezza, dopo lodo mondadori, all iberian e processo lentini).

 

Re: Il mago

Marcks 13/11/2009 - 19:04

Mi pare  che il tuo scenario sia plausibile. Già successo con un'altra legge: quella sul falso in bilancio (mi pare che fosse quella). Messa e tolta alla bisogna.

PS: in realtà nn ricordo bene quale fosse quella legge.

Il mago

daniele muritano 13/11/2009 - 19:08

Si parla solo del processo penale, ma il ddl si applica anche al processo civile che sotto diversi punti di vista può considerarsi più importante (pensiamo ai tempi occorrenti per recuperare un credito; alla durata di una procedura falimentare; alla durata di un procedimento di espropriazione immobiliare etc.).

Qui di seguito alcune interessanti considerazioni

http://toghe.blogspot.com/2009/11/la-breve-vita-della-pecora-dolly.html

Qui di seguito alcune interessanti considerazioni

http://toghe.blogspot.com/2009/11/la-breve-vita-della-pecora-dolly.html

Grazie, molto utili davvero i calcoli lì svolti, che invito tutti a considerare.

Notevole anche la citazione delle parole dell'uomo BS.

L'ipocrisia di questa marmaglia è senza limiti.

Re: Il mago

Capaneo 19/11/2009 - 20:18

Condivido, il processo civile è infinitamente più delicato e importante di quello penale per le conseguenze complessive che ha sulla generalità dei cittadini.

Tuttavia, molto spesso il processo civile è rallentato dalla "mentalità" degli avvocati (specialmente quelli più anziani) e dei giudici.

Giusto per fare un esempio: la concessione di quei termini che vengono indicati nell'articolo che hai linkato NON è obbligatoria. Il thema decidendum e quello probandum possono essere discussi dalle parti oralmente in udienza e orale può essere la discussione finale. Teoricamente, anzi, l'oralità è prevista dal nostro codice come il modus operandi ordinario e lo scritto come eccezione. Nella pratica, però, è l'esatto contrario e, ripeto, molto spesso per "mentalità" tanto dei giudici quanto degli avvocati.

Visto che nel ddl è stata chiamata in causa l'Europa, citando le bastonature che riceve dalla comunità europea per la durata dei processi e l'articolo 6 della convenzione europea sui diritti dell'uomo, cosa ne pensa l'Europa di questo disegno di legge?

Può intervenire in qualche modo?

Se non altro farsi sentire, se non ha strumenti da utilizzare...

Intanto grazie e bentornato ad Axel.

Io ci gioco i miei due cents: il disegno di legge è così palesemente incostituzionale e irragionavole che Napolitano lo rinvierà al parlamento (volutamente con la p minuscola) rifiutando la firma.

Il punto è che il parlamento lo può riapprovare così com'è assumendo la responsabilità politica di una legge siffatta, che entro due o tre anni verrà comunque dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, non prima di aver consentito ad alcuni fortunati di uscire dai loro processi puliti e vergini.

 

Il punto è che il parlamento lo può riapprovare così com'è assumendo la responsabilità politica di una legge siffatta, che entro due o tre anni verrà comunque dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, non prima di aver consentito ad alcuni fortunati di uscire dai loro processi puliti e vergini.

E lì sta, appunto, lo sporchissimo trucco. Condivido, questa è la strategia. Poiché è così chiara, palese direi, mi fanno ancor più incazzare le anime belle dei "liberali" in forza al PdL con i quali non ho resistito ed ho discusso, diciamo un po' animatamente, negli ultimi due giorni.

Costoro - che ci leggono regolarmente, quindi se la prenderanno di nuovo con me: non ci posso far nulla, mi dispiace che succeda ma davvero non ci sono alternative alla discussione onesta e pubblica - fanno oramai come il proverbiale struzzo. Sono tentato di riprodurre qui parte del dibattito, anonimizzandolo, ma non mi pare corretto farlo senza il loro permesso (e dovrei scrivere a troppe persone, insomma complicato).

Però getto lì l'idea: cari amici "liberali nel PdL e paraggi", la volete fare un po' più pubblicamente di quanto la si faccia fra di noi privatamente questa discussione?

Non so con chi tu abbia discusso Michele, quindi vado solo per le prese di posizione pubbliche. E dico che il fondo del 14 novembre di Della Vedova su Libertiamo è veramente deprimente. ''Pusillanimità'' non va nemmeno vicino a descrivere il suo atteggiamento. Magari ''servilismo codardo'' può funzionare meglio. D'altra parte, secondo il suo ragionamento, noi ormai facciamo parte della ''opposizione dipietrizzata'' come, suppongo, chiunque ritenga che sia giusto processare i criminali indipendentemente da quanto siano ricchi e potenti.

Bah, un'altra occasione persa per i liberali. Poi magari hanno anche il coraggio di chiedersi perché non diventano un movimento di massa. Vista la fibra di cui sono fatti, molto meglio così. Ma è veramente così difficile mostrare un minimo di decenza in questo paese?

Dal sito che linki:

Sottoscrivo il principio secondo cui, in linea generale, la durata dei processi debba considerarsi una “variabile indipendente”. I problemi di efficienza della giustizia non possono diventare un onere per gli imputati.

Ma ci vuole tanto per capire che accorciare i tempi della giustizia agendo sui tempi di prescrizione equivale ad accorciare la coda alle poste sparando con un fucile dagli sportelli?

 

Sandro, mi hai preceduto. Passavo di qui sulla via del luogo deputato per questo tipo di commenti.

Con loro, ovviamente, discutevo. Se il risultato era già imbarazzante prima, ora è deprimente. Gliel'ho appena comunicato.

Sottoscrivo, quindi, il tuo commento. Ed aggiungo - s'offenderano: peccato - che l'evidenza è oramai abbondante a favore della seguente ipotesi. Triste ma corrispondente a ciò che la teoria economica suggerirebbe in questo caso.

Questi brillantimanontroppo giovanotti e giovanotte van cercando da anni un posto al sole della politica italiana, la quale fa viver bene con poco sforzo. Han scoperto che c'era una nicchia molto comoda: ripetere d'essere liberali mentre si lavora per il, e nel partito del. politico più illiberale e corrotto degli ultimi vent'anni circa. Hanno occupato la nicchia e non hanno nessuna intenzione di mollarla. All'improvviso si sentono importanti, mentre sono solo i classici utili ...

Giocheremo a stanarli. In fin dei conti, ne son convinto, non tutti fra di loro sono solo degli opportunisti. Ma parecchi sì ed il tempo, che alla faccia di GT è galantuomo per davvero, separerà il grano dal loglio.

P.S. Aspetti morali e politici a parte, l'articolo è spaventoso per l'incultura sia giuridica che economica (Della Vedova è economista, laureato in Bocconi) che palesa. L'uomo non si pone nemmeno il problema degli incentivi (ovviamente non simmetrici) che le due parti hanno rispetto alla durata o meno dei processi e l'informazione privata (essere o meno colpevoli) che li definisce. Non si chiede mai se, per caso, non sia il codice di procedura la fonte del problema, né si pone neanche lontanamente la classica domanda "beckeriana" su la rilevanza della "certezza della pena" come strumento di dissuasione. Infatti, il sistema della "law and order", in questo articolo, sembra non avere una funzione sociale altra dall'impedire all'uomo BS di (s)governare ... non solo politicamente, ma anche intellettualmente deprimente.

Secondo me i "liberali" italiani sono come mosche dentro un bottiglia: vedono benissimo cosa ci sarebbe da fare o da dire oltre il vetro che li isola dal mondo, ma non riescono a trovare il collo della bottiglia risalirlo, e uscire all'aria aperta.

Da un punto di vista materiale, molti di loro valutano che se nel PDL le loro chances di riuscire a inoculare qualche germe di liberalismo sono residuali, allo stesso tempo però valutano che a sinistra sarebbero non residuali ma deliberatamente emarginati.

Aggiungo inoltre una cosa che forse molti di loro non ammetteranno pubblicamente: senza il sostegno materiale (denaro per campagne elettorali) e l'inclusione nelle liste bloccate...molti di loro sarebbero a spasso per convegni senza nessuna attenzione politica.

Quello che mi stupisce di questa gente è questo: ma a cosa serve fare i S. Giovanni Battista e predicare nel deserto, se poi al dunque mangiano con Erode e con le numerose Salomè che lo attorniano? Dal momento che sono solo un gonfalone che il capo, come alle processioni, esibisce in apertura, chiudendo poi lui tutte le celebrazioni senza ammettere replica; constato che sul piano politico concreto la loro azione è nulla...allora tanto vale fare una battaglia solamente culturale senza i vincoli derivanti da un'affiliazione politica che, a sentir loro, li evira nel profondo.

C'è un'altra ipotesi ovviamente. Che questi liberali alle vongole vadano a nozze con tutto questo spettacolino da terza serata che è la politica italiana...nel qual caso, come dice qualcuno, questi liberali sarebbero l'ennesima figurata dell'intellettuale impegnato sotto il cappello di un politico: un male molto italiano.

Il mago

giovanni federico 14/11/2009 - 19:06

Scusate ma il problema se Della Vedova sia un illuso o un furbacchione mi sembra irrilevante. In ambedue i casi, farebbe la foglia di  fico - o involontariamente o in maniera consenziente. Berlusconi non vuole riforme liberali perchè il suo elettorato non le vuole - o meglio vuole solo che lo stato non ficchi il naso nei suoi affari. D'altra parte neppure l'elettorato di sinistra vuole riforme liberali

Il mago

axel bisignano 16/11/2009 - 23:58

Segnalo che la puntata di domani di Ballaró dovrebbe essere dedicata alla giustizia.

Sabato c´era una troupe televisiva che girava per tutto l´ufficio della Procura di Bolzano, spiegandone il funzionamento. 

Hanno intervistato anche il mio validissimo collaboratore Brig. Lerose che, ahimé, vuole lasciarmi ed andare in pensione.

Insomma, il ministro Alfano ci ha detto di stare tramnquilli, che ci stiamo agitando per niente.

La riforma all'esame del Parlamento è necessaria perchè si razionalizza il processo e si evitano sprechi, dato e che, infine, solo l'1% dei processi rischia di andare in prescrizione.

La considerazione sorge spontanea: se è vero che questa riforma andrà a toccare solo l'1% dei processi è evidentemente una normativa del tutto inutile rispetto alla generale efficienza del processo o alla necessità di evitare sprechi, dato che incide su una porzione infinitesimale dei giudizi.

Insomma, per cercare di calmare le acque, Alfano ha finito con l'ammettere che che si tratta di una ennesima norma ad personam, dato che, si accettano scommesse, in quell'1% ci saranno sicuramente i processi "giusti".

Questo è un altro aspetto preoccupante: gli Italiani ormai sono assuefatti alla cosa! Nessuno ha fatto notare questo particolare e l'impressione che ho qua dall'America è che i giornali diano per scontata la cosa e che non si scandalizzi più nessuno.

Insomma, a forza di fare leggi ad personam, nessuno ci trova più nulla di male. Ed è chiarissimo che Berlusconi si sta facendo le leggi per non farsi processare, come ha sempre fatto! Ma la cosa passa sotto silenzio, anzi la spacciano per riforma urgente della giustizia...

Ma che cosa penserà di sè stessa gente come Alfano, Schifani, Cirielli, Biondi e simili quando, vecchi e fuori dalla politica, ripenseranno alla loro vita? Come penseranno di riscattarsi agli occhi dei loro nipotini, per ergersi a maestri di vita?

Ma che cosa penserà di sè stessa gente come Alfano, Schifani, Cirielli, Biondi e simili quando, vecchi e fuori dalla politica, ripenseranno alla loro vita? Come penseranno di riscattarsi agli occhi dei loro nipotini, per ergersi a maestri di vita?

I loro nipoti saranno loro molto riconoscenti del posto di potere pubblico, potrebbe trattarsi addirittura d'un posto in parlamento, che il nonno sarà riuscito a far loro ereditare.

I delinquenti ed i miserabili muoiono tali e contenti: in media questi soggetti hanno fatto i conti con il loro squallore umano ed intellettuale quando avevano 25 anni ed hanno preso una decisione seria e definitiva. Sono dei servi ben remunerati e felici di esserlo: altro modo per emergere non era loro disponibile.

I tardivi pentimenti e le conversioni in letto di morte (stile Guttuso, per dire) sono eventi rari, oltre che patetici. Non ci conterei molto.

Il mago

giorgiocarlo 25/11/2009 - 19:53

Prima di tutto chiedo scusa se questo post non sara' perfetto. E' la prima volta che scrivo su di un forum e non sono un mago del computer. Oggi mi prudeva troppo la tastiera.-

Lavoro in un piccolo foro di provincia e non credo che quello che vedo ogni giorno possa fare testo. Le mie sono soltanto osservazioni in liberta' e suggerite dall'esperienza.-

1) Un problema della giustizia - a mio modesto avviso il problema - e' costituito dallo scarso livello di preparazione e qualita' dei magistrati, molti dei quali sono approdati all'ordine giudiziario dopo aver tentato inutilmente di fare gli avvocati. Ce ne passa ovviamente dal dire che i magistrati sono tutti avvocati falliti ma per molti, troppi, quella del magistrato e' una professione di ripiego. Di questo non si parla quasi mai.-

2) Modello accusatorio e modello inquisitorio. In primo luogo non e' vero che il modello accusatorio (tendenzialmente accusatorio, nemmeno quello USA e' totalmente accusatorio) piace agli avvocati e non piace ai magistrati. A me personalmente piaceva di piu' il codice Rocco e lo rimpiango, se non altro perche' lo sento piu' in linea con il modo di sentire italiano. Del pari non e' vero che il modello accusatorio garantisce un piu' puntuale accertamento della verita'. E' vero, caso mai, il contrario. Nel sistema inquisitorio il giudice ricerca la prova dei fatti e non decide finche' non ha trovato tutti gli elementi, indaga, domanda, approfondisce. In un paese cattolico e - checche' se ne dica - dominato dal rispetto dell'autorita', come l'Italia, la coincidenza fra la verita' processuale e la verita' oggettiva e' sentita come un valore irrinunciabile. In una paese anglosassone, fondato sul patto sociale, cio' che conta e' la certezza non la verita'. Noi non tolleriamo l'errore giudiziario, sia che condanni un innocente sia che assolva un colpevole. Un americano risponde che il sistema puo' essere migliorato ma non reso infallibile. La verita' processuale puo' essere anche molto distante da quella oggettiva, nel momento in cui il giudice - giuria di camionisti e casalinghe - decide sulla base di cio' che hanno proposto le parti ed e' ovvio che quella piu' preparata, autorevole e, perche' no, scaltra ha piu' probabilita' di ottenere una pronuncia favorevole. Un sistema del genere impone un regime delle nullita' severissimo. Manca una virgola e l'innocente va in galera o peggio o il delinquente va a spasso. Ragionare diversamente significherebbe trasformare il processo in una giungla ma questo non fa che allargare la forbice fra verità processuale e verita' oggettiva. Costituisce viceversa principio fondamentale dell'ordinamento italiano che non si possa contestare l'efficacia di una atto, anche illegittimo, quando questo ha raggiunto comunque il suo scopo. Il modello tendenzialmente inquisitorio quindi e' piu' vicino all'esperienza italiana e forse andrebbe rivalutato.-

3) Appello. E' vero che un appello sul merito del processo e cioe' sulla valutazione della prova stride con un sistema accusatorio ma e' anche vero che tenuto conto della scarsa qualita' della giurisdizione un secondo giudizio di merito e' irrinunciabile.-

4) Avvocatura. Non e' vero che gli avvocati sono troppi o che sono impreparati. Sono mal distribuiti. Potrebbe funzionare un ospedale di soli ortopedici e quale sarebbe la qualita' di questi ortopedici. Bisogna ricordare che fino a non molti anni fa era considerato un illecito deontologico l'indicare un'area di attivita'. Io, per esempio, non avrei potuto dirmi penalista. Non credo che una riforma possa migliorare le cose, senza una potente iniezione di denaro. Tra l'altro chi e' a conoscenza del fatto che il decreto Bersani ha di fatto bloccato i pagamenti per i difensori dei non abbienti ammessi al patrocinio a spese dello Stato? Le tariffe minime chi le ha mai viste? Il massimo che si ottiene e' qualche centinaio di euro raggranellato fuori dal carcere o per i corridoi prima delle udienze. E' gia' molto quanto si riesce a concordare un acconto e a farselo dare. Soltanto i piu' giovani cascano nella trappola: "avvocato, ho dei soldi nascosti e quando esco la pago". Di solito ci provano gli spacciatori. C'e' ancora qualcuno che crede che le grandi aziende scelgano i legali per i risultati ottenuti e le capacita' e non per lottizzazioni para-politiche? E poi esiste un parametro dei risultati? E' meglio un patteggiamento a 500 euro o un'assoluzione dopo tre gradi di giudizio a 5.000 euro?

5) Riti alternativi. In USA 30 anni di galera diventano 6 mesi di liberta' vigilata con un patteggiamento. In italia si deve scegliere fra sei mesi con la condizionale patteggiati contro otto mesi con la condizionale dopo la cassazione. Il criterio di scelta diventa la parcella dell'avvocato, quando la si paga e cioe' quasi mai. Ve lo immaginate il sistema americano in Italia? Orrore: sconti ai criminali! Sfuma la certezza della pena! Gia' mal si tollera il giudizio abbreviato, che rende utilizzabili da parte del giudice tutti gli atti - spesso viziati - di indagine - spesso unidirezionale - compiuti dal P.M. e dalla polizia giudiziaria, in cambio del modesto sconto di pena di cui sopra, spesso vanificato partendo da una pena base piu' alta. Ad esempio condanna a quattro anni in giudizio ordinario, in giudizio abbreviato pena base sei anni meno un terzo uguale quattro anni. La stangata non cambia. Esempio di legge fatta senza sapere di cosa si sta parlando: eliminazione del pattaggiamento in appello. In realta' il patteggiamento in appello non e' mai esistito, e' un'invenzione della prassi. Io rinuncio a chiedere l'assoluzione e il P.M. conclude come me per un ritocco della pena. Si poteva fare e si continua a fare anche oggi, posto che nulla mi vieta e mi puo' vietare di rinunciare alla mia impugnazione (e' un mio diritto farla come non farla) e nulla obbliga il P.M. a concludere diversamente da me (sulle sue richieste comanda lui). Cio' che e' cambiato e' che e' stata eliminata la corsia preferenziale (camera di consiglio) per questo tipo di processi e cosi' l'imputato continua, forse, a guadagnarci e lo stato non ha nulla in cambio.-

6) Tempi e prescrizione, venendo all'argomento della presente discussione. E' possibile che esistano dei processi tanto complicati da non poter essere conclusi nel termine di prescrizione. Io non li ho mai visti. La prescrizione e' frutto di due fattori, a volte concomitanti: la negligenza e la precisa volonta'. A me e' capitato che per tre volte di seguito il P.M. notificasse gli atti al precedente difensore di ufficio, nonostante io avessi regolarmente da mesi depositato la mia nomina. E' stato un caso se l'imputato ha saputo che si stava celebrando un processo a suo carico. Per tre volte il giudice ha rinviato gli atti al P.M. perche' notificasse nel posto e alla persona giusta. La terza volta il reato si e' prescritto. Nota di costume: si trattava di una truffa, se il processo avesse seguito un corso regolare il mio cliente avrebbe risarcito il danno in cambio di una remissione di querela. La persona offesa non ha visto un centesimo. Seconda ipotesi: reato di truffa, falso in assegno e ricettazione di assegni rubati commesso nel 1996, avviso di conclusione delle indagini notificato nel 2002, nel 2006 il difensore chiede al P.M. a che punto e' il fascicolo e si scopre che e' ancora giacente presso l'ufficiale di polizia giudiziaria che ha eseguito la notifica nel 2002, oggi 2009 e' ancora giacente.L'art. 477 del codice di procedura penale prevede che: "quando non e' assolutamente possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il presidente (giudice) dispone che esso venga proseguito nel giorno seguente non festivo". Mai visto. Il fatto e' che, nella mia esperienza, la prescrizione matura il piu' delle volte nel corso delle indagini preliminari oppure fra primo e secondo grado e cioe' proprio nella fasi in cui il potere del magistrato e' massimo e quello del difensore e' minimo. Il difensore infine ha ben pochi mezzi per tirare in lungo, anche se cio' molte volte farebbe piacere. La legge e soprattutto la giurisprudenza hanno infatti sancito la sospensione del decorso della prescrizione, per quasi ogni ipotesi di rinvio per interesse dell'imputato e poi non e' mica tanto facile ottenere un rinvio. Mi e' stato rigettato un rinvio per trattative con la persona offesa, ho patteggiato e anche qui il soggetto danneggiato e' andato in bianco. La legge sul processo breve a mio avviso non cambierebbe nulla. Si limita a spezzare per gradi quello che era un termine complessivo. Nella mia esperienza due anni bastano e avanzano per ogni grado, salvo i casi patologici di cui sopra, ma se non si vuole fare...

 

Uno statista

Michele 26/11/2009 - 19:46

Un altro articolo per la serie: oramai non ci trovano nulla di male a parlare apertamente del motivo per cui vogliono il processo breve, non provano nemmeno a camuffarlo come un provvedimento di riforma della giustizia!

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200911articoli/4978...

Riesumo questo post datato, ma sempre attuale, per fare una domanda (che non saprei dove porre altrimenti):

la digitalizzazione dei processi penali, che inaugura Brunetta in questo articolo, è quella che chiede in ogni ospitata televisiva il magistrato Gratteri?

Sarebbe finalmente una bella notizia, caro Axel sa dirmi qualcosa?

PS

lo so, sono un inguaribile ottimista, credo mi abbia rovinato De Andrè (dai fiori non nasce niente ecc..)

PPS

Axel mi scusi lo scempio della lingua di Goethe (solo per attirare la sua attenzione)

ho visto l'Infedele e mi pare di no.

La digitalizzazione di Brunetta si esaurisce nell'aspetto tecnico

Gratteri chiede variazioni legislativee di regolamento per potere usare mezzi moderni possibili con la digitalizzazione.

Brunetta regala l'auto ma la legge non permette di usarla per i percorsi più interessanti.

In particolare chiede che le notifiche giudiziarie agli avvocati possano essere fatte con Posta Elettronica Certificata 

Oggi la legge prescrive che tali notifiche vengano fatte di persona da membri di polizia giudiziaria che , in caso di processi con molti avvocati , devono percorrere in lungo e in largo la penisola con dispendio di denaro e possibilità di errori che portano a rinvii dei processi e anche ad annullamenti. QUI

Gli Avvocati , che da questi cavilli ricavano parte dei loro redditi  (nel 2010 Paniz ha dichiarato 1.765.878 euro Ghedini 1.297.118 ), sono contrari e non puoi sperare che un Parlamento con il 14% di Avvocati si metta di traverso alla loro potente corporazione. 

Grazie della risposta Lallo. Stavo proprio cercando di capire se le variazioni normative, che consentiranno l'utilizzo della Posta Elettronica Certificata, erano state introdotte. Non è specificato da nessuna parte. Certo che senza di quelle è veramente come dare un'auto ma costringere ai 25Km/h..mha

 

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