Mal comune nessun gaudio

16 gennaio 2009 andrea moro

Anche in AmeriKa si evadono le tasse: ce lo ricorda la rivelazione di alcune "dimenticanze" del candidato ministro del tesoro Timothy Geithner nel pagare prontamente i contributi previdenziali. Ma non è questo a stupirmi. Mi stupisce che l'evento venga, sorprendentemente per gli standards americani, classificato come perdonabile. Geithner, secondo alcuni, è come una grande banca, "too big to fail" (concetto per la verità discutibile anche per le banche). Il "mercato", si sostiene, già scottato dalla crisi finanziaria, non può permettersi un fallimento della sua conferma.

Nel mio periodo alla Fed con Geithner ho interagito poco, ma mi è sembrato persona sempre pronta a porre le domande giuste quando sapeva di non sapere, onestamente interessata ad imparare. I dubbi, semmai, li avevo sulla nostra capacità (nostra intendo della scienza economica) di fornire risposte adeguate, o di convincerlo che ancora non le abbiamo. Mai ho avuto occasione di dubitare della sua onestà ed integrità. Nonostante questo, che si tratti di evasione ho pochi dubbi, anche se il team di Obama cerca di edulcorarla come honest mistake, un errore in buona fede. Il sig. Geithner si sarebbe dimenticato di pagare i contributi pensionistici dal 2001 al 2004, periodo durante il quale lavorava al Fondo Monetario Internazionale. Il Fondo è infatti, per legge, esente dall'imporre detrazioni alla fonte: la maggioranza dei suoi dipendenti, quelli di nazionalità non statunitense, sono esenti da tasse e contributi. Quelli americani devono ogni anno versarli volontariamente.

È risaputo che all'IMF gli americani ricevono una paga maggiorata proprio come compensazione del fatto che devono pagare le tasse. È persino scritto in un manuale che l'IMF fornisce ai suoi dipendenti, e in "buste paga" trimestrali e annuali che ricordano al dipendente la maggiorazione del salario ricevuta allo scopo suddetto. Tutto perfettamente documentato in questo documento del senato (si veda in particolare la pagina 5).

Della "dimenticanza" si sono accorti gli ispettori del ministero del tesoro che nel 2006 hanno chiesto a Geithner di pagare tasse e interessi per i contributi non pagati nel 2003 e 2004 (di solito le indagini degli ispettori si fermano ai tre anni precedenti). Le penali gli erano state perdonate, avendolo ritenuto un errore in buona fede. Poi, improvvisamente, pochi giorni prima della nomina a candidato da parte di Obama, Geithner paga volontariamente i contributi anche per gli anni 2001 e 2002 (questa volta la spintarella gliel'hanno data gli ispettori di Obama). Questi i fatti: un errore di "gioventù" o una dimenticanza, chi lo sa.

Le udienze di conferma dei ministri di fronte al senato sono uno degli eventi più interessanti della democrazia americana. Non si tratta per nulla di eventi formali, molti senatori, di maggioranza e di opposizione, colgono l'occasione per dimostrarsi "cattivi" di fronte alle telecamere mettendo con le loro domande in difficoltà i candidati. In tempi normali, errori di questo tipo avrebbero causato il ritiro della candidatura, o comunque la mancata conferma. Si ricordino, per esempio, i molti candidati ministro dell'era Clinton che fallirono la conferma per avere assunto, in passato, baby sitters straniere mancanti di documenti di residenza regolari. L'udienza di Geithner è stata spostata a mercoledì, ma gia si preannuncia che anche i senatori dell'opposizione non calcheranno troppo la mano sulla questione, con la scusa del "too big to fail".

Davvero spiacevole che un evasore sia messo a capo del ministero preposto a decidere delle tasse ed a controllarne l'evasione, fra le altre cose. Davvero non esiste un candidato altrettanto o più competente? I repubblicani sembrano, dopo questa sconfitta e per effetto della "paura da crisi economica" rinunciare al loro ruolo di partito di opposizione, commettendo lo stesso errore commesso dai democratici dopo l'11 Settembre.

7 commenti (espandi tutti)

Il cambiamento avanza a passi da gigante, non c'è che dire. Afferriamoci bene, che oramai in questo paese sembra funzionare solo la politica della paura, sia essa paura dell'arabo terrorista o della depressione fatale. Non mi piace nulla questo paese in paranoia, nulla. Ed oramai e' un buon decennio che c'e' entrato ... mah ...

In compenso, il Bel Paese decide di mantenere le distanze inalterate santificando pubblicamente Giulio Andreotti. Quanto segue vorrei averlo scritto io, ma non guardando Porta a Porta non ho avuto l'ispirazione ...

Anche la terza Camera del Parlamento, "Porta a Porta", ha festeggiato il 90˚ compleanno di Giulio Andreotti. Alla tetra cerimonia hanno partecipato: Cossiga, il palo; Macaluso, il difensore non retribuito "de sinistra"; Giulia Bongiorno, la difensora retribuita "de destra"; Pisanu, l'Andreotti sardo; Piercasinando, il lattante; Massimo Franco, il biografo autorizzato; e naturalmente Vespa, il maggiordomo. Mancavano solo Bontate e Badalamenti, prematuramente scomparsi.

La Bongiorno tentava per l'ennesima volta di dimostrare l'assoluzione del suo cliente (in realtà salvato dalla prescrizione per il delitto di mafia commesso fino al 1980) e ci riusciva benissimo, visto che non c'era nessuno a contraddirla e a rammentare che, per un'accusa cosi grave, alla prescrizione si dovrebbe rinunciare. Macaluso biascicava le solite giaculatorie sulla "responsabilita morale", come se la mafia non fosse un reato.

Pisanu delirava sul "processo Andreotti per distruggere la Dc", senza spiegare a quale partito fosse mai iscritto Mattarella. Piercasinando invocava la riforma della giustizia per evitare processi come quello. Ogni tanto, a svegliare lo scarso pubblico superstite, provvedeva l'emerito Cossiga con i toni pacati tipici dello statista: bava alla bocca, occhi iniettati di sangue, violente minacce a Caselli, ovviamente assente ("in un altro paese lo prenderebbero a calci nel sedere").

Eppure la pompa funebre di "Porta a Porta" è stata utilissima: se l'insetto la fa franca anche stavolta, nessuno potrà piu invocare il "contraddittorio" o protestare contro la "gogna mediatica" e le trasmissioni "a senso unico". Grazie, Bruno

[MarcoTravaglio, su l'Unità.]

 

Giova forse ricordare le ultime righe della sentenza d'appello del processo Andreotti:

“In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla

associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico

nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo

all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di

una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di

una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola: a) chieda

ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi

para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli; b) incontri ripetutamente esponenti di

vertice della stessa associazione; c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli,

rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate

fuori da tali rapporti; d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende

particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso; e) indichi ai mafiosi, in relazione a

tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi

da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la

preoccupazione di venire denunciati; f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti

di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti

con i mafiosi; g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non

meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto

di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della

organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica,

il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.

Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni

per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso

dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel

merito fondate le censure dei PM appellanti.

Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato

orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il

reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione."

Tanti auguri, vecchio Giulio!

Non è assolutamente plausibile che un politico sia associato alla mafia (non concorrente esterno, ma vero e proprio associato) per molti anni, e poi, improvvisamente ne esca nel 1980 senza patire conseguenza alcuna. La sentenza d'appello del processo Andreotti e la successiva decisione della Cassazione sono il frutto di un compromesso. Un colpo al cerchio ed uno alla botte come nelle decisioni del CSM per il caso del "conflitto" tra la procura Salerno e la procura generale di Catanzaro, così bene analizzato da Axel. Tutto questo per non esporre la corporazione a troppe critiche, e confermarne quindi il potere.
O c'erano prove sufficienti del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso o non c'erano. "Tertium non datur", finché la furbizia dei magistrati non ha trovato, come in altri casi, la soluzione di compromesso. Tutto questo perché Andreotti non ha reso il favore di far terminare il processo "per morte del reo", come forse molti si aspettavano.

Il titolo del post e' azzecatissimo, Andrea: NESSUN GAUDIO.

Anzi, l'avresti potuto intitolare "mal comune maggiore tristezza". Infatti questa vicenda non puo' che aumentare la frustrazione di fronte allo spettacolo indecente della politica italiana, in tutte e tre le camere del parlamento.

Si, perche' gli americani saranno pure paranoici, moralisti e quant'altro, ma di fronte alla vicenda di Geithner si sono posti il problema dell'accettabilita' della sua candidatura. Si sono posti il problema, capite? Scusate (se vi dispiace) il tono esterofilo e agli occhi di molti provinciale, ma c'e' un abisso di civilta' e di cultura politica tra questo loro porsi il problema e il nostro non concepire e quindi (in fondo in fondo) irridere al problema.

Infatti se lo concepissimo -- e se quindi anche noi passassimo al vaglio i ministri come descritto da Andrea -- avremmo una classe dirigente un po' piu' decente e soprattutto non avremmo ripetutamente eletto il primo ministro che abbiamo. Bah!

Adesso non ho tempo di cercare negli archivi online, purtroppo, ma chi erano quelli che ammettevano candidamente loro stessi di avere le colf al nero in casa?

 

Che Mr. Geithner non abbia pagato le tasse mi sembra alemo imbarazzante, vista anche la posizione che ricopriva, ma non mi pare che Colin Powell sia stato rimosso quando ha dichiarato il falso all'ONU dicendo che aveva le prove dell'esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam.

 

Be', Powell si dimise nel 2004. Non esplicitamente per questo, ma chissa'. Il suo successivo endorsement a Obama fa comunque pensare che si sia pentito della politica replubblicana in Iraq e in medioriente in generale.

Ma anche l'Italia sostenne e partecipo' alla guerra in Iraq sulla base della stessa menzongna. E quelli che se ne presero la responsabilita' sono ancora tutti in sella, alcuni su selle diverse e piu' prestigiose. Non uno che (a quanto mi risulta) si sia dimesso o ritirato dalla vita politica -- o che abbia anche solo riconosciuto esplicitamente l'errore.

 

The hearing

andrea moro 21/1/2009 - 18:55

Il confirmation hearing si sta svolgendo ora per chi vuole guardarlo si trova qui

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