Manifeste (in)azioni

13 dicembre 2009 fabio scacciavillani

Le Mille Piazze per l'alternativa, l'iniziativa del PD allestita in tutta fretta per turare la falla mediatica della mancata adesione al No-B-Day si è conclusa senza sollevare entusiasmo. Se il buongiorno di Bersani si vede dal mattino, sembra difficile che il suo PD arrivi a fino mezzogiorno.

Ho cercato sul sito di Repubblica, ho scandagliato il Fatto Quotidiano, ho passato al microscopio persino il sito dell'Unità. Tutto invano. Delle manifestazioni indette orgogliosamente dal PD per l'11 e il 12 dicembre in risposta al “no B-day”, non se ne trova traccia. Eppure dovevano incentrarsi sui temi concreti: la sanità, i redditi, la disoccupazione, l’ambiente, la famiglia addirittura (quella non manca mai), non la solita solfa dei giustizialisti ossessionati dalle pendenze giudiziarie dell'Unto. A quelle nel PD ci pensa Violante, che si ritiene -- a giusto titolo -- più qualificato di Ghedini a imbastire un salvacondotto per Berlusconi. Oppure ci pensa Letta (quello più giovane) che, come il suo beneamato zietto, trova giusto che un Presidente del Consiglio si difenda “dal” processo. Ovvio. Per i Letta (e le Letterine) ci mancherebbe altro che qualcuno si mettesse in testa che vanno fatti rispettare principi come la legalità, l'uguaglianza di fronte alla legge, il rispetto per le istituzioni. Cosa credono gli Italiani? Forse di vivere in un paese civile? In uno stato di diritto? I giudici, come sapeva il mugnaio, stanno a Berlino, non a Roma o a Casal di Principe.

 

Quindi nemmeno i pensionati della CGIL, che costituiscono l'estremo parco buoi del PD, le truppe cammellate da scorrazzare in giro per piazze e per primarie, si sono scomodati troppo per una palese presa in giro, malamente raffazzonata per dimostrare che il PD non ha bisogno di seguire quegli scalmanati che invocano le dimissioni del governo. Bersani è un Segretario che bada alle cose concrete, perbacco, mica un agit prop da rete. Lui sguinzaglia i mobilitanti (http://www.mobilitanti.it/), altro che Feisbuc. Sentite qua come monta la marea che spazzera’ via il governo con un’opposizione intransigente e puntigliosa (nessuna ironia, e’ tutto tratto verbatim dal sito succitato):

 

A Beinasco nell’hinterland torinese il PD ha organizzato un volantinaggio al mercatino di Natale per far conoscere le proposte alternative non accettate dal governo, a Castelmassa nel Polesine si è scelto di piazzarsi durante il mercato in via Cesare Battisti di fronte alla banca, scrivono gli organizzatori “sia per parlare con i nostri militanti che per ascoltare le vostre opinioni”. Stesso format dei circoli genovesi che domani a via XX Settembre presentano le iniziative come un occasione “per parlare non del leader del PDL, ma dell'Italia, dei problemi del paese. Il circolo di Sandrigo, nel vicentino annuncia un gazebo con volantini cioccolata calda e pandoro, e a Vigevano c’è addirittura un " gazebo mobile" per andare in giro tra piazze, scuole e un convegno sull'acqua. A Signa, nel fiorentino, hanno promosso le 1000 piazze a chilometri zero, in piazza Cavour sabato 12 dicembre dalle 14.30 alle 19.00. Il PD della Versilia organizzerà una raccolta di firme, da inviare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, ai Presidenti di Senato e Camera.

 

Un vero peccato che nemmeno i cronisti dell'Unità si siano rovinati il week end prenatalizio per scrivere del vuoto pneumatico di queste iniziative annunciate con gran fanfara e apparentemente dimenticate anche prima che si svolgessero.

 

Bersani è un politico che ha alle spalle una tradizione, una storia, un percorso, come si dice in politichese, e come lui tiene a sottolineare. Da ciò trae forza interiore, visione e strategia. Infatti ispirandosi agli anni gloriosi della lotta antifascista, sta lavorando per portare il PD nella clandestinità.

16 commenti (espandi tutti)

Dal nulla non nasce nulla.

Il PD è nato sul nulla e nel nulla è destinato a restare.

Bersani non può inverire una rotta che non c'è e non c'è mai stata.

D'altra parte, egli ha dimostrato, perseguendo centri farmaceutici nei grandi supermercati e evitando la liberalizzazione delle farmacie, di volere più lavoratori dipendenti (laureati in farmacia che dipendono da altri farmacisti o dai grandi centri commerciali) e non più lavoratori autonomi; nonché di voler spostare la ricchezza dai lavoratori autonomi (i titolari di farmacie) al grande capitale (e non ad altri lavoratori autonomi).

La medesima strategia la ha perseguita abolendo i minimi tariffari. Le grandi imporese e le medie hanno ottenuto un guadagno: pagano sia ai grandi professionisti che ai piccoli il 60% dei minimi anziché i minimi. Ancora una volta trasferimento di ricchezza dal lavoro autonomo al capitale. I cinsumatori, ovviamente, non hanno ottenuto alcun vantaggio, perché non hanno il potere di pretendere una parcella al di sotto dei minimi (salvo nei casi in cui già in precedenza la ottenevano). E anzi, i più poveri dei cittadini sono stati colpiti con l'abolizione del patto di quota lite (un compenso per gli avvocati, che fa da contraltare alla perdita che questi ultimi hanno avuto a favore del grande capitale). Gli unici "professionisti" non colpiti sono i titolari dei megastudi, che possono compensare la riduzione del corrispettivo con economie di scala (gli studi piccoli possono non avere la capacità di lavorare al 60% dei minimi). Dunque più ricchezza a questi professionisti, che in realtà sono titolari di attività fondate su grande quantità di capitale e dunque sono imprenditori. Più lavoratori salariati (tali sono i dipendenti dei grandi studi professionali). Neno ricchezza ai lavoratori autonomi.

Uno così secondo voi può far del bene all'Italia?

Sui minimi tariffari non mi posso pronunciare perchè non mi ritengo sufficientemente competente, ma sulle parafarmacie i fatti concreti danno ragione a Bersani, in questi anni sono state aperte 2500 piccole imprese creando 5000 posti di lavoro, la parafarmacie all'interno dei centri commerciali sono qualche centinaio, per fare un paragone, le parafarmacie sono spesso aperte con orari molto più lunghi delle farmacie e anche il sabato, vendono tutti i farmaci da banco con sconti del 20% rispetto alle farmacie, con notevoli vantaggi per i consumatori, e quindi criticarle è pura difesa di una corporazione che sta perdendo alcuni privilegi, dal punto di vista della professionalità la legge dice che una parafarmacia deve avere solo persone laureate, mentre, nel caso non lo sappiate i figli di farmacisti possono operare anche senza laurea, è sufficiente l'iscrizione all'università.

Il tentativo di distruggere la concorrenza delle parafarmacie  nei confronti della lobby delle farmacie si è concretizzato in un aberrante disegno di legge da parte dei sigg. Tomassini & Gasparri, vedremo se va a finire come per l'eroica difesa dei taxisti fatta dal centrodestra che è riuscita a distruggere ogni minima possibilità di avere un servizio taxi a livello decente, che sarebbe un incentivo al turismo mille volte più efficace delle vaneggiate campagne di stampa della Brambilla.

D'altra parte, egli ha dimostrato, perseguendo centri farmaceutici nei grandi supermercati e evitando la liberalizzazione delle farmacie, di volere più lavoratori dipendenti (laureati in farmacia che dipendono da altri farmacisti o dai grandi centri commerciali) e non più lavoratori autonomi; nonché di voler spostare la ricchezza dai lavoratori autonomi (i titolari di farmacie) al grande capitale (e non ad altri lavoratori autonomi).

 

Non sono un estimatore di Bersani e ritengo complessivamente piuttosto abominevole il governo di cui ha fatto parte, tuttavia ritengo che abbia operato bene e correttamente autorizzando la vendita dei medicinali da banco nelle parafarmacie.  Non credo esistano norme che impediscano parafarmacie gestite da lavoratori autonomi esattamente come le farmacie e leggo in altri commenti che la grande maggioranza di parafarmacie sono gestite da lavoratori autonomi. Se e' cosi' mi sembra vengano meno le ragioni alla base della critica esposta.

La medesima strategia la ha perseguita abolendo i minimi tariffari. Le grandi imporese e le medie hanno ottenuto un guadagno: pagano sia ai grandi professionisti che ai piccoli il 60% dei minimi anziché i minimi. Ancora una volta trasferimento di ricchezza dal lavoro autonomo al capitale. I consumatori, ovviamente, non hanno ottenuto alcun vantaggio, perché non hanno il potere di pretendere una parcella al di sotto dei minimi (salvo nei casi in cui già in precedenza la ottenevano).

Puo' essere che qualcuno abbia beneficiato piu' di altri dall'abolizione dei minimi ma anche se cosi' fosse nessuno della platea dei consumatori e' stato danneggiato e tutti sono stati almeno potenzialmente avvantaggiati.  E' normale che chi ha piu' conoscenze e risorse abbia piu' vantaggio dall'esistenza di un mercato meno ristretto e piu' concorrenziale, sarebbe sbagliato curare questo riducendo gli spazi di mercato e concorrenza, semmai lo Stato dovrebbe aiutare in altro modo (minori aliquote fiscali sui redditi bassi, sussidi ad esempio).

 

 

egli ha dimostrato, perseguendo centri farmaceutici nei grandi supermercati e evitando la liberalizzazione delle farmacie,

Posto che uno ha tutti i motivi che vuole per fare polemiche sul PD, a me interessa dell'altro, la politica per questo Paese. Quindi ricordo che la lenzuolata comprendeva anche l'istituzione delle parafarmacie, che infatti sono state puntualmente aperte, con soddisfazione sia dei lavoratori (autonomi) che lo hanno fatto, sia dei consumatori (i prezzi delle aspirine sono veramente scesi).

Sui minimi tariffari, poi, non ho capito il ragionamento. Delle conseguenze dell'abolizione di certi minimi per certe prestazioni, ecc. ecc., sarà una cosa che dovrà fregare al mercato, non a chi liberalizza. Altrimenti, cosa doveva fare, mantenerli?

Notiamo però che in entrambi i casi il centro-destra al potere sta perseguendo politiche opposte. Quindi, questo mi sembrebbe un caso dove la polemica poteva essere un po' più mirata (cioè diversamente mirata, o no?).

RR

 

No. Non credo che poteva essere più mirata. Sia perché l'introduzione delle parafarmacie non è la liberalizzazione delle farmacie. Sia perché Bersani ha sempre sostenuto che l'abolizione dei minimi tariffari avrebbe agevolato i cittadini. Se il ragionamento che ho svolto è corretto e credo che lo sia, ne discende che Bersani emana norme che vanno in direzione opposta rispetto a quella che egli (credo in buona fede) dichiara di voler perseguire. E questo è grave. Avrà ascoltato un consulente che gli avrà svolto il solito ragionamento astratto secondo il quale liberalizzando i prezzi si sarebbero abbassati. In realtà, basta avere un po, di conoscenza dell'ordinamento giuridico, per sapere che avere l'astratta possibilità guridica non significa avere il potere. Noi astrattamente abbiamo il diritto di contrattare clausole con assicurazioni, concessionari, banche, imprese di trasporto, ecc.. In astratto. In concreto chi lo fa? Nessuno: siamo degli aderenti. Qulla astratta possibilità non ci serve a nulla. Il medesimo ragionamento vale per la abolizione dei minimi, in base alle considerazioni che ho svolto nel precedente commento.

Non credo poi che un politico possa essere giudicato positivamente soltanto perché ha liberalizzato. Le liberalizzazioni avvengono in condizioni date e producono degli effetti (che sono quelli indicati nel precedente commento). Essi sono tutti imputabili al politico che li ha prodotti emanando la norma che li ha causati. Se non avesse abolito i minimi non si sarebbero verificati gli effetti che ho descritto. Saremmo stati tutti un po' più contenti.

La conseguenza è stata che molti liberi professionisti che potevano votare centrosinistra non lo hanno votato e che nessun cittadino ha risentito i vantaggi del provvedimento sull'abolizione dei minimi. Dunque nessun vantaggio per i cittadini e perdita di voti per la sua parte politica. Non ci vedo il genio politico e neanche la volpe, tutto qua. E siccome la situazione del PD è grave - anche se non si vuole accogliere la impostazione severa che ho dato all'altro commento - l'assenza di un vero capo, lungimirante, che non sbaglia, carismatico, fa pensare che "la politica per questo Paese", che a te giustamente interessa, sia molto probabilmente di là da venire.

SD'A 

 

Stefano, sei proprio un mito.

1) Pre-Bersani: niente parafarmacie. Post-Bersani: introduzione delle parafarmacie. Consumatore: se voglio continuare ad andare in farmacia, lo posso fare. Pero' le possiblita' sono maggiori, perche' posso decidere di andare in parafarmacia.

2) Pre-Bersani: prezzi minimi. Post-Bersani: abolizione prezzi minimi. Consumatore: mi spieghi quale meccanismo perverso possa portare a piu' alti prezzi?

3) Pre-Bersani: divieto quota lite. Post-Bersani: abolizione divieto quota lite. Consumatore: se non voglio la quota lite, nessuno mi ci obbliga. Pero ho la possibilita di averla nel mio contratto.

Ci spieghi ancora una volta? Non abbiamo capito.

Aggiungo un dettaglio: se una critica si può fare alle parfarmacie è che (se ricordo bene) la legge richiede la presenza di un farmacista laureato per vendere farmaci che per definizione vengono venduti a chiunque senza controllo.

Il che aumenta i costi di distribuzione dei farmaci e rende sostenibili le parafarmacie solo per i grossi centri commerciali.In altri paesi le aspirine le compri anche dal tabaccaio,e non vedo nessuna ragione per cui non debba esser così.

Se il titolare della parafarmacia è un laureato disoccupato che apre una piccola impresa, come ho visto in molti casi l'aumento dei costi è zero.

cioè questo lavora gratis? Magari in un piccolo supermarket di paese in cui espongono giusto 10 scatole dei medicinali da banco più comuni?

Ho gia fatto notare che il 99% delle parfarmacie che sono state aperte NON sono interne alla GDO ma sono piccole imprese, il fatto che questi piccoli imprenditori siano laureati in farmacia non aumenta i costi, perchè il laureato dovrebbe avere più costi per gestire un attività commerciale in proprio rispetto ad una persona con la licenza elementare?

Anche nella GDO le parafarmacie sono negozietti ESTERNI al punto vendita.

Grazie della precisazione, mi era sfuggito.Il punto comunque non cambia:le parafarmacie sono un passo avanti rispetto a prima, ma sarebbe molto meglio togliere quel "para" (ossia permettere loro di vendere anche gli altri farmaci) e consentire a chiunque (GDO, tabaccai, edicolanti, ... ) di vendere le aspirine.

Un vero peccato che nemmeno i cronisti dell'Unità si siano rovinati il week end prenatalizio per scrivere del vuoto pneumatico di queste iniziative annunciate con gran fanfara e apparentemente dimenticate anche prima che si svolgessero.

Boh, la chiamata di questa iniziativa era "doverosa", nella grammatica politica italiana, a fronte del (pure) ovvio diniego ad una partecipazione come partito al "No B-day". Il PD è il maggiore partito politico di opposizione, e non può certo evitare di mostrare la propria iniziativa, anche di piazza, per lasciarla solo ad altri (nella considerazione che la piazza del "No B-day" fosse più "di altri" che propria).

Che poi le 1000 piazze siano state virtuali, perchè comunque la gente del PD ha giustamente ritenuto che in piazza c'è già stata recentemente a votare il Segretario, è un altro discorso. La politica di piazza l'hanno fatta e continuano a farla tutti, in Italia, perchè è un modo di espressione di questa democrazia italiana con i suoi riti. E ritengo che funzioni, nel suo contributo alla "grammatica", come dicevo.

La violenza non sono certo queste piazze che la portano. La violenza c'era nelle piazze degli anni '70. Ritengo che la violenza sia molto più presente nei giornali, in tutti i media e nelle dichiarazioni politiche di questa Seconda Repubblica che della Prima. Al confronto, il dibattito politico propriamente detto, e inteso nella Prima Repubblica, era un dibattito accademico. E' adesso che ci sono i giornali che sparano a 9 colonne assalti frontali e personali.

La politica, per essere organizzata come confronto di idee, ha bisogno di un dibattito pubblico che non è alimentato da questo circuito mediatico-istituzionale. Il popolo italiano è troppo fascista. E i partiti sono gestori di Fasci, non di idee.

Nulla da mettere a confronto, insomma, con quello che si trova scritto e detto e.g. da Laburisti, Conservatori e Liberal-democratici del Regno Unito. Le policies, in Italia, si fanno con le interviste o si improvvisano negli stanzini ministeriali.

RR

 

Se la premessa del PD ì quella di osservare la società con le lenti del socialismo, del cattolicesimo democratico e simili cianfrusaglie come purtroppo Bersani tempo fa ha dichiarato, il risultato è scontato. Di questi tempi, valori ideali di certo hanno rilevanza ma vanno ricercati quelli intorno a cui coagulare il consenso. Lo strumento essenziale è il pragmatismo del cosa fare per risolvere situazioni divenute insostenibili e che minano il paese. Se non si comincia da qui, nessun partito ha speranza alcuna. Il PD commette questo errore. Non lo commette il PdL il quale, non avendo idee e visione, parla alla pancia delle persone senza però ascoltare tecnici accusati di non essere soggetti al consenso elettorale. E così dimostrano sfiducia in se stessi rimanendo ignari di quali problemi cominciare a risolvere e come. E da questo scaturisce una lotta di potere ma senza capacità di governo.

Gentili Gianluca, Marcello e Pietro, è curioso come talvolta funzione la comunicazione su internet.

Si è aperta una discussione sulle parafarmacie che muoveva dalla contestazione di una tesi che non ho mai sostenuto (avevo soltanto scritto, nel secondo commento, che "l'introduzione delle parafarmacie non è la liberalizzazione delle farmacie"). Anche perché non conoscevo la materia, non ho asserito che la possibilità di aprire le farmacie sia stato un passo indietro (consultate i due primi miei commenti e verificherete che ho ragione). Ho osservato che Bersani non ha avuto il coraggio di liberalizzare le farmacie (ogni laureato in farmacia ne apre una, se vuole). E' soltanto su questo punto che posso essere criticato.

Mi è stato chiesto da Gianluca per quale ragione l'abolizione dei minimi porterebbe a più alti prezzi ("mi spieghi quale meccanismo perverso possa portare a piu' alti prezzi?"). Ma io non so rintracciare nei miei commenti l'affermazione che si vuole io spieghi. Infatti, avevo scritto, semplicemente: "I cinsumatori, ovviamente, non hanno ottenuto alcun vantaggio, perché non hanno il potere di pretendere una parcella al di sotto dei minimi (salvo nei casi in cui già in precedenza la ottenevano)" E l'aggiunta che seguiva attribuiva l'eventuale peggioramento al patto di quota lite: "E anzi, i più poveri dei cittadini sono stati colpiti con l'abolizione del patto di quota lite (un compenso per gli avvocati, che fa da contraltare alla perdita che questi ultimi hanno avuto a favore del grande capitale)". Non credo perciò di dover rispondere di una affermazione che non ho fatto. Ho detto soltanto che i comuni cittadini non ci hanno giadagnato, non che ci hanno perso.

Dunque - mi rivolgo a Gianluca che osserva che non avete capito - quanto ai due punti che precedono, non avete capito perché mi avete attribuito opinioni che non ho espresso. Avete forzato il mio pensiero. Io dico che il comune cittadino non ci ha guadagnato voi avete inteso che ci ha perso. Io rimprovero Bersani per non aver liberalizzato le farmacie, voi mi attribuite una critica alla liberalizzazione delle parafarmacie.

Quanto al terzo punto, il patto di quota lite, spiego il mio punto di vista. Prima un povero cristiano al quale moriva un figlio in incidente stradale o sul lavoro o durante una operazione chirurgica e che non aveva i soldi per pagare una causa milionaria durante lo svolgimento del processo poteva stipulare un patto di quota lite nullo; ora potrà stipulare un pattoi di quota llite valido. Il 20%, per esempio, su unj milione e mezzo di euro (considerati i vari parenti). Trecentomilaeuro all'avvocato. Prima i massimi consentivaano di pretendere circa il 5%. Avete capito chi ci ha perso? E ricordatevi che il cristiano al quale è morto il figlio andrà dal tale avvocato che, gli hanno detto, ha fatto prendere un sacco di soldi al tal dei tali al quale era morto un figlio, non certo all'avvocato che prende meno. E pagherà trecentomila euro; non più settantamila

 

 

Stefano, scusa se ho mal interpretato il tuo pensiero. Consideriamo il tuo ultimo rilievo sul patto quota lite. Tu scrivi:

Quanto al terzo punto, il patto di quota lite, spiego il mio punto di vista. Prima un povero cristiano al quale moriva un figlio in incidente stradale o sul lavoro o durante una operazione chirurgica e che non aveva i soldi per pagare una causa milionaria durante lo svolgimento del processo poteva stipulare un patto di quota lite nullo; ora potrà stipulare un pattoi di quota llite valido. Il 20%, per esempio, su unj milione e mezzo di euro (considerati i vari parenti). Trecentomilaeuro all'avvocato. Prima i massimi consentivaano di pretendere circa il 5%. Avete capito chi ci ha perso? E ricordatevi che il cristiano al quale è morto il figlio andrà dal tale avvocato che, gli hanno detto, ha fatto prendere un sacco di soldi al tal dei tali al quale era morto un figlio, non certo all'avvocato che prende meno. E pagherà trecentomila euro; non più settantamila

 

Dubito che tu abbia evidenza empirica a sostegno della congettura che il consumatore stia peggio a seguito del cambiamento di legislazione. Qui voglio semplicemente dimostrarti che affinche' la tua conclusione sia logicamente valida, deve esservi un potere di mercato da parte degli avvocati. Se infatti gli avvocati competono tra loro e non vi sono barriere rilevanti all'entrata nella professione, il cambiamento legislativo va a vantaggio del consumatore finale. Infatti 1) non v'e' ragione che i prezzi praticati dagli avvocati per le cause che accettavano di perorare in precedenza (quelle ad alta probabilita' di successo) aumentino e 2) vi sono cause che gli avvocati si rifiutavano di accettare in precedenza (quelle che hanno una bassa probabilita' di successo), che ora diverranno convenienti per gli avvocati stessi. Mi sembra di aver letto in un post di NfA che gli avvocati in Italia siano circa 200 milla. Un bel numero, che suggerisce vi siano almeno le condizione per sana competizione.

A me sembra pienamente giustificato e normale che Repubblica e l' Unità nelle edizioni nazionali  non abbiano riportato alcuna notizia sull' esito delle attività '1000 piazze' del PD. Erano sostanzialmente interventi di volantinaggio e allestimenti di banchetti e gazebo in giro per l' Italia con la partecipazioni di rappresentanti politici e militanti di circolo : come e perchè un giornale dovrebbe commentare il volantinaggio alla porta 2 di mirafiori da parte di senatori e deputati del PD ? Non conosco il livello di successo dell' iniziativa ma sicuramente non va misurato con l' eco ricevuta sui giornali. Un partito come la Lega Nord è cresciuto negli ultimi anni con iniziative permanenti di questo genere senza che  i giornali ne rendessero ovviamente mai conto, se non quando le proposte promosse con tali iniziative erano fortemente provocatorie e prevaricatrici ( no moschee, fuori gli zingari, ecc.). 

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