Microfoundations VIII: Telecom, Schumpeter e le baggianate

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Da qualche parte in questo sito c'e' il draft di una cosa lunga che, quando ho un attimo, finisco e vi propino. In essa mi diletto a teorizzare su l'inanita' intellettuale delle cosidette elites italiane nel campo delle scienze sociali e su (una del) le ragioni per cui considero NfA socialmente utile oltre che personalmente gradevole. Nel frattempo continuo la mia noiosa opera di raccolta dati a supporto delle mie future elucubrazioni.

Non so chi sia il signor Edmondo Berselli. In un sito che si chiama Festivaletteratura ho rintracciato questa sua descrizione, la quale suggerisce che di maître à penser si tratta. A occhio e croce ha la mia eta', pero' mai l'ho incontrato ne' ho nulla di personale contro di lui, probabilmente e' persona amabile e gentile con il quale potrei passare un'ottima serata a cena. Non se la prenda, dunque, se, in un evento di misura zero, gli capitasse di leggere quanto segue.

Qui il signor Berselli e' solo un esempio, ed il suo ruolo d'esempio e' dovuto al fatto che su La Repubblica di oggi ha pubblicato un editoriale dal roboante titolo Dal fordismo alle microimprese il capitalismo e' all'anno zero . Tale editoriale, pubblicato con evidenza sul secondo quotidiano italiano per diffusione e prestigio (ulteriore parentesi per sottolineare che, guarda caso, gli editorialisti del primo quotidiano continuano a tacere sull'intera storia: devono essere rimasti senza idee), parte dall'episodio Telecom per fare considerazioni storico-economiche di largo respiro sulle grandi imprese italiane, la loro crisi, le piccole imprese, le imprese pubbliche, le cause e gli effetti dell'innovazione tecnologica, le istituzioni ed i meccanismi economici che la guidarono, guidano e guideranno, il futuro dell'economia - oops, del capitalismo - italiana/o o, perche' no, planetario. Tale editoriale, purtroppo, consiste in un coacervo di baggianate della peggior specie.

Non ho, purtroppo e per davvero, il tempo di spiegare nei dettagli perche' emetto tanto perentoriamente un giudizio cosi' brutalmente negativo, e mi scuso con chi legge. Appena ho un'ora, domani spero, aggiungero' una postilla con i dettagli. Intanto leggetevelo l'editoriale: si commenta da solo e si capisce al volo, credo, perche' affermo cio' che affermo. Fatte salve le ovvieta' - chesso': che Adriano Olivetti ed Enrico Mattei sono morti, o che a Pirelli ando' male la scalata Continental, o che in Italia ci sono tante piccole-medie imprese - tutto il resto e' sbagliato, insensato, senza basi ne' empiriche ne' teoriche, chiacchera da bar sport travestita da analisi storico-scientifica di economia industriale condita con menzioni del 2/3 cavalerizzo-amante-economista per dare l'impressione d'aver letto e pensato. I dettagli, ripeto, domani o dopo.

L'osservazione che ora mi preme e': in una situazione in cui, come notavo ieri, nessuna delle parti coinvolte nel caso Telecom sembra fare il proprio dovere, ed in cui, invece, tutti sembrano teorizzare a sproposito e mettere in atto cose strane che nulla hanno a che fare ne' con le regole del gioco, ne' con il libero mercato, ne' con un sistema economico che funzioni decentemente, in tale situazione, dicevo, pseudo-analisi tecniche come quella che qui svileggio fanno grande danno. Fanno grande danno perche' invece di fornire all'opinione pubblica un'analisi intellettualmente solida e scientificamente adeguata della situazione, di cio' che implica e di cio' che non implica, di cio' che sarebbe il caso e di cio' che non sarebbe il caso di fare, invece di fornire tale utile servizio, l'editoriale in questione fa solo confusione, alza un fumo ideologico sgradevole e, alla fin fine, non dice ne' propone nulla di utile. La responsabilita' di tale danno, sia chiaro, non e' di chi scrive - ognuno scrive cio' che sa scrivere e la liberta' di parola e' intoccabile - ma e' invece di un'intera elite intellettuale che e' cosi' fraudolentemente bancarotta da non saper piu' distinguere il grano dal loglio.

Atti (o non atti) di politica economica benefici (con gli accenti tonici, che non li ho sulla keyboard) non cadono dal cielo ne' sono frutto dell'intuizione solitaria dei "grandi politici" (una chimera che esiste solo nella mente di giornalisti servili). La buona politica economica ed industriale e' il frutto di analisi economiche serie, di dibattiti informati e coerenti, di discussioni dotte (si, ho detto proprio "dotte": e' una bella parola), di lunghe e cautelose ispezioni di dati e teorie, ipotesi e modelli. Purtroppo cosi' non e' nel Bel Paese, dove troppa gente che non sa parla a caso, usando paroloni roboanti da pulpiti troppo alti, fomentando dibattiti completamente incoerenti dal punto di vista dell'analisi economica e talora persino di quelle grammaticale e logica. Da analisi incoerenti possono solo uscire politiche che anch'esse sono tali, e quindi dannose all'interesse generale. Questa, fra le altre, una delle cause del continuo e sempre meno arrestabile declino a cui andiamo tristemente assistendo.

 

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Commenti

Ci sono 5 commenti

Ho letto anch'io l'articolo e pensato le stesse cose tue. C'e' una cosa connessa che mi fa impazzire: tutti i commentatori dei grandi giornali che lamentano il povero stato dell'imprenditoria italiana, e i nostri imprenditori non sanno fare capitale di rischio, e sono tutte piccole imprese familiari, e quant'altro. Come e' possibile continuare a ripetere stupidaggini che diceva Scalfari 20 anni fa (e poi era Scalfari, mica il papa e nemmeno un decente economista). 

Il capitale di rischio non esisteperche' per 50 anni abbiamo avuto governi demoscristiani (e questo e' il piu' democristiano di tutti) che non hanno rispetto intellettuale (quel rispetto che viene dalla conoscenza e comprensione) per l'investitore; Investor pretection, dicono qui, e' quello che manca. Ma chi investe se a ogni pie' sospinto c'e' chi parla di tassare l'inferno, di impedire la vendita di societa' (a stranieri, o a gente antipatica, fa lo stesso), di bloccare la produzione a mezzo sciopero. 

E le imprese familiari: ma chi le fa crescere, lo Spirito Santo?  Perche' con banche inefficienti e schiave del politico di turno non cresce nessuno, per non parlare del fatto che crescere significa uscire dal nero (cioe' pagare le tasse) e avere a che fare coi sindacati. 

Due immagini:  Prodi che dice "ma come, Tronchetti come si permette, non me l'aveva mica detto;"  e Fassino che dice: "abbiamo la BNL, finalmente una banca anche a noi." Roba dell'altro mondo. 

 

Tronchetto si e' dimesso e lo hanno sostituito con un interista... ma siete dappertutto! Laughing

 

 

Fin troppo, in questo caso. Quando vedo il nome di Guido Rossi un po' mi vergogno d'essere interista.

Ritornando al punto: Telecom e' chiaramente uno scandalo, ed uno scandalo in cui quelli di Prodi&Co son dentro sino al collo. Solo che non capisco i dettagli. Qualcuno puo' illuminarmi?