Modelli della politica italiana

2 luglio 2006 michele boldrin
Il professor Angelo Panebianco e' un noto scienziato politico italiano, che deve aver recentemente scoperto i modelli di interest group politics. Ora li applica ...

... con risultati che trovo affascinanti, ancorche' pericolosi.

Tralasciamo, per ora, l'angosciosa e difficilissima domanda che tormenta il nostro "insigne studioso", ossia di perche' il governo Berlusconi - che era self-proclaimed liberale avendo egli risollevato dal fango la torcia, e gli accoliti, del perseguitato tedoforo dell'Italia liberale, l'esule Bettino - non abbia fatto mezza riforma liberale o liberista che dir si voglia, anzi abbia fatto proprio tutto il contrario. Porsi una domanda del genere o ben e' un sapiente artificio retorico (cosa che dubito, alla luce di questo ed altri scritti del nostro) o ben deriva dal non aver capito assolutamente delle destre politiche dell'Europa continentale (e dell'America Latina, vedi sotto). La destra euro-continentale e latino-americana e' intrinsicamente e profondamente antiliberale e nemica del mercato, delle liberta' individuali, della concorrenza. Essa e' figlia del corporativismo fascista, delle guilde professionali medievali, dei confessionali tridentini, dei pulpiti vandeani, dell'economia politica di Amintore Fanfani e Manuel Fraga Iribarne, dei metodi imprenditoriali di Roberto Calvi e Michele Sindona, ed e' ben lontana dallo staccarsi da queste sue profonde e redditizie radici. Che tutto questo, dopo 12 anni di Berlusconi-Fini-Bossi, possa ancora apparire sorprendente denota non tanto ingenuita' intellettuale ma l'opposto.

M'affascinano, invece, le implicazioni del modello di <<divisione del lavoro politico>> che il professor AP propone, e se capisco bene utilizza, per intendere l'economia e la politica italiana.

In parole semplici, il modello funziona cosi. Le lobbies monopolistiche sono divise in due gruppi, il primo gruppo appoggia il partito A ed il secondo il partito B. Quando A e' al potere "colpisce" con riforme liberali le lobbies che appoggiano B, abolendo i loro privilegi. Quando B e' al potere fa lo stesso con le lobbies che appoggiano A. Nell'equilibrio di Nash del gioco ripetuto il paese diventa sempre piu' liberale mano a mano i governi si succedono, A-B-A-B-... Insomma una pacchia, anche perche' i baroni universitari non vengono colpiti ne' da A ne' da B, in quanto consulenti di entrambi i governi o, perlomeno, colleghi dei consulenti del governo in carica al momento, sia esso A o B. Non fate i pignoli, lo so che sto facendo l'ipotesi che i due blocchi siano sempre 50-50 e che quindi il vincitore sia deciso da un lancio di moneta ... mi rendo conto che in un gioco dinamico dove l'azione di governo al tempo T influenza le elezioni a T+1 magari tutto questo non funziona, ma insomma ho provato a rendere minimamente coerente un editoriale, mica un articolo su G&EB.

Cio' che m'affascina, in tutto questo, e' l'implicita ma fondamentale restrizione dell'insieme di strategie utilizzabili. Si', perche' sembra che le uniche strategie a disposizione dei governi italiani consistano in togliere privilegi o ad A o a B o ad entrambi. Ora, si da il caso che negli ultimi 50 anni il Bersani I e', dopo le privatizzazioni Amato-Ciampi, il secondo provvedimento pro-competizione che io ricordi (la legge Biagi fu una buffonata propagandistica, come spiegheremo nel
prossimo Ex-Kathedra, altro che liberalizzazione del mercato del lavoro). Evidentemente, oltre che liberalizzare, i governi italiani hanno a disposizione altre strategie, o no? E se nell'insieme delle strategie disponibili mettessimo anche quella di cancellare gli effetti dell'attivita' legislativa del governo precedente? Mi sbaglio o sia questo che il precedente governo l'hanno gia' utilizzata piu' di qualche volta questa strategia? Fatta questa banale ipotesi, che bella ed interessante altalena legislativa produrrebbe il sofisticato modello della <<divisione del lavoro politico>>!

E se poi aggiungessimo all'insieme delle strategie disponibili anche la punizione delle lobbies che hanno appoggiato il governo precedente e ne son state protette? Ossia, quando A ritorna al potere, non solo puo' eliminare le leggi che B aveva fatto e colpivano le lobbies amiche di A, ma puo' anche introdurre leggi che puniscano (tassandole o liberalizzandole "selvaggiamente", come dicono ora i leghisti-taxisti) le lobbies amiche di B! L'altalena allora diventerebbe ancora piu' divertente, che ne dite? Sto immaginando affascinanti scenari d'equilibrio di questo gioco ripetuto, con le lobbies che votano e scioperano/manifestano strategicamente mentre piovono bombe atomiche legislative e napalm-decreti, un quinquennio sugli insegnanti di sinistra e quello dopo sulle partite IVA di destra. Veramente carino come modello normativo, veramente carino. Bisognerebbe che i politici ascoltassero con piu' attenzione i consigli dei loro ex-colleghi che scrivono sul Corriere, sono molto acuti e dimostrano una sorprendente conoscenza della materia.

Ora che ci penso ... non e' che per caso AP e' tradotto in spagnolo e da conferenze a Buenos Aires, Caracas e Lima? Sara' un'impressione superficiale, ma gli equilibri appena descritti mi ricordano tanto l'Argentina ed altri paesi latino americani. A voi no?

 

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Nota: L'uso del virgolettato in "insigne studioso" e' dovuto al fatto che, a dire il vero, non so quanto insigne egli sia. Ho cercato il suo CV ovunque in rete, ma senza fortuna. Ho scoperto che e' ordinario di Scienze Politiche a Bologna, dove dirige un Master ubicato a Forli, che e' autore di vari libri uno dei quali (Modelli di Partito) variamente tradotto e citato, che gli hanno dato un premio Hemingway per la saggistica, in quel di Lignano Sabbiadoro, e che Google Scholar non sembra attribuirgli nessuna pubblicazione in riviste scientifiche, ma gli attribuisce i tre libri menzionati sopra.

3 commenti (espandi tutti)

affinche'...

ispirati 3/7/2006 - 01:56

... quello che si dice nell'editoriale di AP possa funzionare servirebbe un commitment ideologico da parte di entrambe le coalizioni, verso la liberalizzazione e il contrasto alle rendite.
altrimenti invece che liberalizzare le costituencies "nemiche" ogni governo penserebbe a proteggere le proprie e finiremmo cosi' per avere piu' protezione e rendite per tutte le costituencies invece che piu' liberalizzazioni... siccome le coalizioni italiche sembrano tutto tranne che committed verso la liberalizzazione...

Dato il carattere ironico del post, non mi e` ben chiaro se lei critica il modello che Panebianco usa per descrivere la condizione italiana, reputandolo inadeguato ad afferrare le caratteristiche politiche del paese; o se, piuttosto, la sua e` una critica diretta al politologo che, nel suo editoriale, suggerisce l'effettivo utilizzo di strategie del genere, nell'ottica piu` ampia dell'alternanza al governo dei due poli.
Anche perche`, a ben vedere, non e` poi cosi` insensato affermare il carattere "chirurgico" delle liberalizzazioni appena proposte. Nel suo precedente post lei stesso afferma che si e` trattato (forse) di una prova generale per capire come si schierano le parti e le rispettive reazioni. Puo` essere, ma il vero banco di prova sara` quando bisognera` mettere mano alla spesa pubblica (tagliandola) e liberalizzare nei settori a protezione dei quali sindacati, parti sociali ed estrema sinistra si coalizzeranno, utilizzando tutti i mezzi a disposizione.

in un modello dove il signalling di essere liberalizzatori ha positive electoral value, Panebianco non ha tutti i torti. Con riforme liberalizzanti (poi possiamo discutere su QUANTO sono liberalizzanti) concentrate su (parte degli) elettori avversi, segnali che sei liberalizzatore. E ti costruisci una reputazione, se il modello e' dinamico. Dopo una elezione, cancellare le liberalizzazioni fatte dal governo precendete ha costi e benefici: il costo e' che perdi la reputation di liberalizzatore, il beneficio e' che i tuoi elettori sono contenti della rinnovata protezione. Se assumi che la perdita di reputation e' peggio che la rinnovata fiducia dei tuoi elettori (che ti hanno appena eletto, quindi not totally unreasonable), il Panebianco result ci sta. Ora potete scannarmi: la reputation di cui sopra ha electoral value? In un PAese in cui tutti (ok escludiamo i casi patologici) si dicono liberali a parole, forse si'.

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