Una modesta proposta per riformare le elezioni locali

2 maggio 2011 sandro brusco

La proposta è in due parti. Primo, mettere automaticamente sulla scheda elettorale l'opzione ''nessuno di questi''. La vittoria di tale opzione comporta il commissariamento dell'ente per tre anni. Secondo, istituire la possibilità della revoca dell'elezione. Tale possibilità è messa in atto raccogliendo un numero sufficiente di firme e istituendo un referendum sulla giunta esistente. In caso di vittoria del referendum l'ente viene commissariato fino alle successive elezioni, tenute alla normale scadenza.

Introduzione

In un paio di settimane gli italiani saranno chiamati alle urne in un buon numero di comuni e province, tra cui realtà importanti come Milano e Napoli. Non credo di essere l'unico che prova assai poco entusiasmo per la qualità dei principali candidati e credo che la diffidenza verso le forze politiche tradizionali, che negli ultimi anni ha condotto a un aumento dell'astensionismo sia nelle elezioni politiche sia in quelle regionali, si manifesterà nuovamente. E, come nel passato, l'aumentato astensionismo non servirà a nulla, in termini di miglioramento della offerta politica. In effetti esiste la concreta possibilità che l'astensionismo favorisca le forze più clientelari dato che, al diminure del numero complessivo di voti, i voti ''acquistati'' finiscono per contare di più in termini percentuali.

In questo post vorrei offrire un paio di proposte per rendere più concreto il controllo degli elettori sugli eletti negli enti locali. Si tratta di un paio di modifiche che possono essere introdotte senza alcun addizionale cambiamento delle regole elettorali.

L'opzione ''nessuno di questi''

Per dare maggiore potere ai cittadini è opportuno introdurre automaticamente sulle schede l'opzione ''nessuno di questi''. Il voto a tale opzione funziona come il voto a qualunque altra lista, eccetto che in caso di vittoria viene automaticamente nominato un commissario, con i poteri che già ora sono regolati dalla legge.

Consideriamo per esempio un comune con più di 15.000 abitanti, nel quale quindi il sindaco viene scelto con il metodo del doppio turno. Se due candidati ottengono più voti del simbolo ''nessuno di questi'' allora tale opzione diventa irrilevante. Se il simbolo ''nessuno di questi'' arriva secondo allora resta irrilevante se il candidato che arriva primo (chiamiamolo candidato A) ottiene la maggioranza assoluta dei voti, altrimenti si va al ballottaggio. Al ballottaggio gli elettori possono scegliere tra il ''candidato A'' e ''nessuno di questi''. Se vince il candidato A questi diventa sindaco, esattamente come avviene ora. Anche la selezione dei consiglieri resta identica a quella attuale, con possibilità di apparentamento tra le liste che sostengono al ballottaggio il candidato A etc. etc. Se invece vince ''nessuno di questi'' il comune viene commissariato per tre anni, dopodichè si torna a votare. Infine, se ''nessuno di questi'' arriva primo con la maggioranza assoluta dei voti allora il comune viene immediatamente commissariato, altrimenti si va al ballottaggio e vale quanto appena detto.

Il meccanismo si può adattare anche ad altri enti locali (per esempio regioni e comuni con meno di 15.000 abitanti) che usano sistemi elettorali differenti. Per esempio, se in una elezione regionale l'opzione ''nessuno di questi'' risulta la più votata allora la regione viene commissariata, altrimenti l'ozione diventa irrilevante.

Tale opzione darebbe quindi uno sfogo più concreto, e potenzialmente assai più efficace, alla protesta da parte dei cittadini in quegli enti locali nei quali nessuna delle liste che appaiono sulla scheda appare soddisfacente. A sua volta tale accresciuto potere ''di minaccia'' verso le forze politiche tradizionali potrebbe stimolare la selezione di un miglior personale politico.
Inoltre, la presenza di queste opzioni avrebbe il beneficio di rendere contendibili anche enti locali che al momento vedono una minoranza così debole (ad esempio le regioni Veneto e Toscana) da rendere la maggioranza regionale praticamente immune da sfide politiche.

La revoca dell'elezione

Se una giunta eletta si rivela inefficace e incompetente, con la legislazione attuale i cittadini si vedono costretti ad attendere fino alle elezioni successive per porre rimedio al proprio ''errore''. Un modo per ovviare a questo problema è quello di introdurre il meccanismo della revoca dell'elezione (ciò che negli USA viene chiamata recall election).

La nostra proposta è che quando una certa frazione degli elettori dell'ente locale (per esempio, l'otto per cento) lo richiede, venga convocato un referendum sulla giunta esistente. Al referendum si decide se continuare o meno con la stessa giunta o se avviare la procedura di commissariamento. Una vittoria dei SI porta allo scioglimento del consiglio e alla nomina di un commissario che resta in carica tre anni. La vittoria del NO porta al mantenimento della giunta in carica.

Le modalità del referendum verrebbero stabilite dalla legge. Sarebbe a nostro avviso opportuno mantenere una soglia alta per il numero di firme, ma evitare di condizionare la validità del risultato al raggiungimento di un quorum (per la verità queste modifiche sarebbero opportune anche per i referendum nazionali, ma ciò richiede una modifica costituzionale). Data l'intensa partigianeria che caratterizza la politica italiana è opportuno stabilire che occorre attendere almeno due anni dall'elezione del consiglio per permettere la celebrazione del referendum e che un singolo referendum può essere tenuto in ciascuna legislatura. Questo per evitare il costante tentativo da parte della parte sconfitta all'elezione di ''rifarsi'' immediatamente, sperando magari che la bassa partecipazione al referendum di revoca porti a risultati sorpresa.

51 commenti (espandi tutti)

Secondo me (che non sono esperto) questi strumenti rischiano di diventare un'arma del governo in carica pro tempore, essendo il commissario una carica di nomina governativa.

Nella situazione attuale - per guardare a un caso pratico - per la coalizione PdL-Lega sarebbe addirittura sconveniente presentare un proprio candidato, ad esempio, a Torino, o ancora meglio in altre città di sinistra-ma-non-troppo. Si potrebbe chiedere al proprio elettorato più fedele di dirottare i propri voti sul "nessuno di questi", che sommandosi agli scontenti, naturali elettori di "nessuno di questi", potrebbero andare al secondo turno e addirittura vincere, dando alla città, al posto di un sindaco che, col sistema attuale, probabilmente verrebbe dal Pd, un commissario nominato dal governo PdL-Lega.

Nel secondo caso, addirittura, dando un'occhiata ai sondaggi, i partiti di governo potrebbero spingere al recall (con firme dei propri sostenitori), potrebbero tentare il referendum, ed ecco che mal che vada tutto resterebbe come prima, e ben che vada una città, provincia, regione "nemica" diverrebbe "amica".

Un sistema nè democratico, nè efficiente, secondo me.

Corrado, dire che il commissario è ''di nomina governativa'' è una semplificazione eccessiva. La procedura parte dal prefetto e deve essere approvata non solo dal governo ma anche dal presidente della repubblica. Di fatto a me non pare che lo strumento finora sia stato particolarmente abusato; per esempio, quando Delbono ha dato le dimissioni da sindaco di Bologna la nomina della Cancellieri non è stata particolarmente partigiana. Però capisco la tua preoccupazione. Si può quindi integrare la proposta, specificando che il commissario venga nominato da un ente diverso dal governo (possibili candidati: Corte dei Conti, Banca d'Italia, Tribunale Amministrativo Regionale).

[vado a mangiare, poi continuo la risposta]

Scusate, mi ero attardato e poi la tivù si è messa a parlare di un misterioso annuncio della casa bianca etc etc.

Comunque, dicevo, questa proposta la discussi una prima volta circa un anno fa al convegno di Folder (versione lunga e slides) in relazione alle elezioni regionali e in quel caso proponevo che il commissario venisse nominato congiuntamente da Banca d'Italia e Corte dei Conti. Per Province e Comuni si può pensare a soluzioni analoghe.

Sul secondo punto, perchè dici che se la maggioranza dei torinesi preferisse, per esempio, la nomina di un commissario all'elezione di Fassino questo sarebbe un outcome antidemocratico? Qua non si tratta di sommare astenuti con contrari, come fanno quelli che fan mancare i quorum ai referendum. La gente deve andare a votare, e se ci sono più persone che preeriscono un commissario a uno qualunque dei candidati, non ci vedo niente di male. In effetti io lo vedo come cosa positiva. Serve a incutere timore, e quindi impedire che facciano troppoe cazzate, anche a quelle forze politiche che governano territori in cui godono di ampio consenso.

Sul terzo punto, capisco la tua preoccupazione ma mi pare esagerata. Intanto, si potrebbe semplicemente specificare che una recall election vada tenuta nel terzo anno, oppure che in ogni caso il commissario duri solo fino ala fine della legislatura e non per un periodo fisso di tempo. Ma in ogni caso lo schema di autorevocarsi per poi farsi rinominare è troppo contorto. Gli elettori non lo seguirebbero e anche con la procedura corrente il commissario non è facilmente manovrabile.

Procedo per punti come fai tu:

1) la proposta che fai risolve il problema della nomina governativa, però io terrei conto anche di un altro fatto. Conoscendo i miei polli, anzi i nostri, temo che possa scattare il meccanismo "muoia Sansone con tutti i filistei": se la poltrona non posso prenderla io, allora tanto vale che non la prenda nemmeno tu. Questo vale secondo me soprattutto nelle regioni/province/città con maggior equilibrio elettorale (e quindi a maggior competitività tra coalizioni e partiti) e/o con minori collusioni tra partiti (dove cioè c'è meno gente "Franza o Spagna purché se magna", e ci sono meno accordi sottobanco), e cioè in quelle teoricamente più efficienti, o a democrazia meglio funzionante. Ad ogni modo, tutto ciò vale a condizione che riesca a dimostrare quanto segue.

2) io temo proprio che scatti l'effetto quorum, cioè astenuti più contrari. Cioè, che la quota più o meno fisiologica di astenuti/schede bianche/schede nulle si sommi a una quota di scontenti, che col sistema attuale sarebbero elettori del candidato favorito (teniamo l'esempio, del PD), e su questa massa giochi la propria partita elettorale la parte sfavorita (PdL), arrivando, nell'ordine e non alternativamente: a) a spargere la voce tramite militanti, candidati, circoli, giornali ecc., che tanto vale votare per Nessuno che per il proprio candidato (cioé il voto utile, già visto alle politiche) b) a presentare un candidato debole e/o estremista per agevolare a), e infine c) caso estremo: fare campagna elettorale sul voto a Nessuno, senza nessun candidato proprio. Secondo me qui bisognerebbe vedere dati, numeri e simulazioni di voti. Però non mi meraviglierei di nulla, partiti ed elettori in questo paese sanno ben giocare coi sistemi elettorali.

2 bis) incutere timore. Mah, e allora perché facciamo elezioni quinquennali e non annuali? Io qui mi schiero e dico che sono contrario al recall tout court, ma se proprio bisogna farlo, preferisco il modello californiano che permette la scelta contestuale dell'alternativa (nella logica di fondo, paragonando pele e mere, assomiglia alla sfiducia costruttiva del parlamento tedesco). L'approssimarsi alle elezioni aiuta le cazzate, IMHO, vedasi finanziarie elettorali, assunzioni in campagna elettorale e così via.

3) mi sono spiegato male. Non penso a un autorevocarsi per rieleggersi. Penso a partiti di governo centrale che a Roma, dando un'occhiata a sondaggi discretamente favorevoli, potrebbero decidere di imbastire campagne per il recall ovunque governino gli avversari e le indicazioni di voto siano al momento favorevoli. Esempio concreto: si prova a varare il famoso pluriannunciato piano casa del governo, poi si scopre che ci sono certe competenze delle regioni, e allora il governo con il sondaggino favorevole dice alla regione: o fai come dico io, o tramite i miei militanti che raccolgono le firme necessarie ecc. faccio partire il recall. E questo vale anche nei rapporti regione-provincia, regione-comune, provincia-comune. Ma, ripeto, bisognerebbe simulare la cosa per vedere concretamente come va, altrimenti diventa una straordinaria arma di ricatto da parte degli enti superiori e di minoranze spregiudicate.

Scusa per il lungo commento e la confusione.

Magari si potrebbe provare, ma non sarebbe più semplice allora ridurre gli anni di mandato da cinque a tre? In un Comune dove il 90% degli elettori fosse soddisfatto o almeno non terribilmente insoddisfatto una minoranza (un 8% di scontenti c'è sempre) li costringerebbe a continui referendum.

Inoltre la settimana scorsa l'Economist ha pubblicato uno speciale molto critico sul sistema del recall.

Mah, 8% di scontenti non è lo stesso di 8% di persone pronte a firmare davanti a un pubblico ufficiale. Comunque, non è un numero cui sono particolarmente affezionato. Si può alzare.

Il sistema di recall che si propone è molto diverso da quello della California (quello con cui venne eletto Schwarzy la prima volta), che è effettivamente pessimo.

E, come nel passato, l'aumentato astensionismo non servirà a nulla, in termini di miglioramento della offerta politica.

 

Sandro, non capisco quale schema di incentivi tu abbia in mente, soprattutto in un setup "dinamico".

La mia impressione è che a livello comunale (comuni sotto i 100k abitanti, diciamo),  un sistema che favorisca la formazione  e l'operatività di un governo eletto crei i giusti incentivi nella popolazione.  Ovvero: se  sono un elettore di sx deluso e la mia prospettiva è che la destra vinca e abbia ampi poteri di governo, la mia opzione migliore è di rimboccarmi le maniche e cercare di farmi ascoltare dal partito locale.  In una realtà come quella comunale, dovrei anche avere chances decenti di successo.

Il tuo sistema punirebbe fortemente gli schieramenti che non presentano una proposta "decente", ok... ma a favore di cosa esattamente? Cosa succede dopo?

Ti vedo ottimista. Supponi che provi a farti sentire ma nessuno ti ascolta. Che fai? Al momento, vai al bar a dire che son tutti uguali e ti astieni, senza cambiar nulla.

Sono d'accordo che è meglio poter scegliere direttamente chi ti governa, ma ciò che propongo non è in contrasto. Si può vedere invece come una extrema ratio quando i cittadini si trovano di fronte a forze politiche insensibili alle loro esigenze (succede, anche a livello locale) ma non sono in grado di pagare i costi per organizzare una credibile alternativa politica. Mi aspetterei che, in una democrazia che funzioni minimamente, l'opzione ''nessuno di questi'' prevalga raramente. Ma è bene che ci sia per disciplinare le forze politiche esistenti.

E se il "nessuno di questi" prende il 30 o il 40% in consiglio comunale chi ci va?

Immagino tu intenda il caso in cui l'opzione ''nessuno di questi'' non vince. In tal caso questi voti vengono trattati come schede nulle e il consiglio comunale si elegge normalmente, guardando solo ai voti dati agli altri candidati.

Premesso che ci sono cittadini che non andranno a votare a prescindere anche con l'opzione "nessuno di questi", secondo me bisogna invece dare maggiore rappresentatività proprio a quelli che protestano con le schede nulle o con l'assenteismo cavalcando questa tua bellissima proposta.

Se i voti "nessuno di questi" vengono trattati in molti contesti elettivi come schede nulle limitiamo fortemente la finalità di invertire e quindi di iniziare ad elevare il livello qualitativo dei nostri amministratori.

Bisogna ottenere il massimo dei benefici e questo a mio parere è realisticamente ottenibile con dei consiglieri sterilizzati che non partecipano a nessuna delle attività amministrative e che tolgono posto a chi in ogni caso vuole entrare nel consiglio dell'ente, se il 25% per cento dei cittadini di un ente non vogliono nessuno di questi ci saranno 25% di consiglieri zombie di un eventuale movimento "nessuno di questi",  che tra l'altro percepirebbero fondi da investire interamente nel movimento (la comunicazione ed una eventuale organizzazione del movimento ha parecchi costi).

Ripeto, più che cercare di commissariare dei casi limite (anche quello fattibile con parecchi voti e va benissimo), bisogna elevare in tutte le elezioni il livello medio degli amministratori e tra l'altro farsi troppe pippe e distrarsi sul commissario serve a poco, se c'è il commissario non ci sono gli assessori e non c'è la ripartizione degli interessi del voto di scambio.

Proposta A: CONTRARIO

Motivazione: tanto vale mettere il nome del Prefetto al posto di "nessuno di questi", sarebbe più trasparente!

Inoltre la procedura di commissariamento impone la sostituzione d parte del commissario non solo del sindaco e della giunta, ma anche del consiglio comunale. Trovo assolutamente anti-democratico privare della rappresentanza consiliare (e quindi del controllo dell'attività comunale) tutti quegli elettori, seppur minoranza, che non hanno votato "nessuno di questi".

Proposta B: CONTRARIO

Motivazione: l'8% della popolazione è poco e si può trovare un tale numero di persone relativamente facilmente.

 

 

Sandro, io come sai sono uno che si entusiasma facilmente e la tua idea mi piace molto. La sottoscrivo e la introdurrei stamattina se potessi.

Il problema e' esattamento questo: chi ha il potere di introdurre una riforma del genere ha tutti gli incentivi a non farlo. Chi ha incentivi a farlo e' il partito del "nessuno di questi", che non ha rappresentanza e ha costi di coordinamento molto alti.

Aspettarsi che i partiti esistenti facciano un commitment per migliorare nel lungo periodo la qualita' dei rappresentanti locali e' davvero troppo. Nel gioco dinamico etc. sarebbe nel loro interesse e c'e' un equilibrio in cui questo avviene, ma i loro payoffs sembrano essere davvero altri.

l problema e' esattamento questo: chi ha il potere di introdurre una riforma del genere ha tutti gli incentivi a non farlo. Chi ha incentivi a farlo e' il partito del "nessuno di questi", che non ha rappresentanza e ha costi di coordinamento molto alti.

Tutto giusto, ci vorrebbe una proposta di legge di iniziativa popolare e una campagna mediatica a sostegno. Qualcosa tipo Grillo+Fatto quotidiano + Popolo viola etc.

 

Tutto giusto, ci vorrebbe una proposta di legge di iniziativa popolare e una campagna mediatica a sostegno. Qualcosa tipo Grillo+Fatto quotidiano + Popolo viola etc.

passi per IlFatto, ma i grillini hanno le loro liste locali con i loro candidati e il popolo viola è riconducibile all' IdV. Non credo si possa pensare ad un loro appoggio ad un'iniziativa simile.

Poi, ad essere sincero, il fatto che alcuni gruppi della società civile si mobilitino facendo attiva campagna elettorale in favore di "nessuno dei suddetti", al fine di essere commissariati, anzichè costituire delle liste civiche che affrontino i problemi che dal loro punto di vista non vengono affrontati dagli altri canddati, mi pare quantomeno assurdo.

se posso, infine, aggiungere una mia personalissima osservazione di natura etica, la proposta mi pare una gigantesca deroga al principio democratico di rappresentanza. Se è pur vero che chi si astiene ritiene di non sentirsi rappresentato dai candidati in lizza, è anche vero che un commisssario NON SAREBBE RAPPRESENTATIVO DI ALCUNO. Ciò, legato al fatto che presumibilmente nessun commissario governerà nella prospettiva di ricandidarsi, ed in aggiunta ai poteri straordinari che possiede, mi fanno a pelle essere piuttosto scettico verso questa proposta.

Mah io ho fatto un po' di tutt'erba un fascio, diciamo che volevo dire qualcuno che abbia visibilità mediatica e che non faccia parte delle forze politiche che non hanno interesse nel cambiamento.

La deroga al principio democratico non la vedo: quando il sistema è in condizioni fisiologiche viene eletto chi conquista la maggioranza. Il meccanismo "nessuno di questi" è il segnale di una patologia in corso. Vuol dire attenti il meccanismo non funziona. A quel punto la minaccia del "commissario" (perchè se i politici fossero razionali doverbbero attivarsi prima che il popolo si riduca a votare per "nessuno di questi") serve a incentivare i politici a mantenere quel minimo di decenza sufficiente agli elettori per prendere una decisione.

Mi pare che in Italia la patologia sia evidente da tempo e ben venga,secondo me,  la cura proposta da Sandro. Non credo sia il caso di concentrarsi sul momento straordinario in cui potrebbe governare qualcuo > che non è espressione della volontà popolare: si tratta, appunto, di una modalità provvisoria propedeutica al ripristino delle condizioni fisiologiche che permettono alla volontà popolare di esprimersi.

Giulio, sei il penultimo aggiunto alla lista degli editors, ma ci segui dall'inizio (userid: 107), oramai dovresti sapere che la fattibilità politica non è uno dei criteri primari con i quali scriviamo le proposte su nfa ... o no?

In fondo anche la tua proposta sui ricercatori non era molto realistica: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1977

:)

Avete (Andrea e Carlo) ragione. Diciamo che ho illuminato un altro aspetto della questione.

La proposta sui ricercatori pero' era di natura diversa: dare un'opzione di regime e' qualcosa che un ministro interessato a separare il grano dal loglio (come la Gelmini dice di essere) puo' fare molto facilmente.

Non si rischia di incentivare il populismo in questo modo? Ogni provvedimento necessario ma inviso alla popolazione rischierebbe di mandare a casa una giunta. A me pare che la sondaggiocrazia abbia già fatto abbastanza danni.

No il populismo lo abbiamo adesso, col sistema attuale. Questa proposta mi sembra nella direzione giusta. Metterebbe i populisti di fronte al dover fare quello che promettono e li costringerebbe a delle responsabilità, mentre oggi promettono "cose" poi, accusando i nemici (cavallette, avversari politici, gatto che mangia i compiti) di non fargliele compiere, le ripropongono come un mantra alle elezioni successive.

Ovviamente sarebbe meglio il populismo non esistesse ma questo non dipende dal sistema elettorale (a meno di sceglierne uno non a suffraggio universale o oligarchico), ma dalla cultura degli italiani.

L'autore scrive che il consenso che sta dietro a questi candidati delle amministrative è scarso e sarebbe il caso di gestire diversamente l'astensionismo e il voto di protesta tramite il meccanismo del commissariamento. I populisti (p.e. Lega) non mi sembra abbiano problemi a costruirsi un consenso, anzi è proprio dei populisti costruirsi il consenso con un attegiamento volto ad un continuo sondare il popolo e parlarne alla pancia. Dunque la soluzione commissariamento risponderebbe a casistiche di scarso consenso dei candidati, non nel caso di scarsa qualità.

C'è un problema di rappresentanza: se l'opzione commissariamento vincesse al primo turno o comunque rappresentasse una larga fetta di voti, chi va in consiglio? Voti buttati?

La sfiducia dal basso sarebbe interessante, ma l'opzione commissario continua a non piacermi in quanto non sarebbe legittimato a fare nulla che non sia normale amministrazione, il territorio verrebbe troppo danneggiato da un ente che non decide per anni. Se la sfiducia va in porto ci vogliono nuove elezioni, punto.

Mi pare che questo post non sia all'altezza della qualità delle cose che scrivi (comunque continuerò a leggerti puntualmente eh).

Se parliamo di enti locali (regioni e province), credo siano un caso di studio su come un sistema elettorale fatto bene (l'ultimo che ci è rimasto, purtroppo) non sia una condizione sufficiente per un buona amministrazione locale.

Gli ultimi anni, negli enti locali, sono un ottimo caso di studio per rilevare che 1) l'ideologizzazione degli scontri, 2) i rapporti irrisolti fra politica ed economia (gestione delle aziende partecipate, incultura gestionale, clientele generalizzate...) e 3) l'incapacità dei cittadini di valutare obiettivamente i risultati impediscono di evolvere e di migliorare.

Il sistema elettorale, in questo caso, non c'entra proprio nulla.

Potrebbe entrarci nelle regioni (hai citato Veneto e Toscana), ma allora la riforma dovrebbe essere ispirata proprio agli enti locali, magari utilizzando meglio le circoscrizioni.

Mi pare che quello che proponi metta un po' in crisi un "pilastro" di NFA, e cioè cogliere che il "problema" investe simultaneamente politica, classe dirigente, economia e società.

 

Posto che rimane sempre il caveat Zanella ("chi ha il potere di introdurre una riforma del genere ha tutti gli incentivi a non farlo"), ma posto anche che non faremmo questo lavoro se non ci potessimo concedere speculazioni di questo tipo, vediamo di discutere l'intrigante post.

1) ti sei dimenticato un tuo vecchio (e felicissimo) cavallo di battaglia! Per le elezioni regionali, quando vince "Nessun di questi", i partiti che hanno partecipato alle elezioni non hanno diritto al rimborso elettorale. In ogni caso mi sembra facile prevedere che l'opzione non vincerà mai (dai, se pensi davvero che possa vincere, fondi un partito che si chiama, che so, "Movimento Cinque Stelle". Magari ottieni anche qualche rendita). Prevedendo ciò, l'incentivo a selezionare candidati migliori viene meno.

2) In caso di recall, il Sindaco (Presidente) cade se il SI', oltre a superare il 50% dei voti nella recall election, ottiene un numero di voti superiore a quello con cui il Sindaco (Presidente) ha vinto le precedenti elezioni. Credo che ciò sia eticamente (passami il termine) necessario se elimini il quorum. Peraltro, non dovrebbe essere nemmeno così difficile.  Il commissario rimane in carica fino alle prime possibili elezioni (quindi non più di un anno).

Un commento più generale:

- sembri non apprezzare l'astensionismo, almeno dal punto di vista "strumentale" ("l'aumentato astensionismo non servirà a nulla"), anche se poi lo ammetti senza troppi problemi quando proponi di non considerare il quorum (quindi non capisco molto la tua posizione). E' un sentimento diffuso (anche con motivazioni diverse) e posso anche capire perché. Però ci sono anche diverse ragioni che giustificano e addirittura razionalizzano l'astensionismo. Una è la tradizionale "se non sai per chi votare, stai pure a casa invece di fare danni" (Feddersen e Pesendorfer hanno espresso il concetto più elegantemente ma il significato è quello); l'altra (che formulo io, senza sapere se esistono precedenti...) è che l'idea di sovranità delegata risiede proprio nel fatto che il singolo cittadino possa liberarsi dell'onere di amministrare la propria comunità (sia essa un condominio, un comune, una provincia,  etc). Altri fanno il lavoro per lui e il cittadino può essere felice così. Scegliere di non scegliere (questo non è mia, lo so) è una scelta consapevole e che, da un certo punto di vista, libera ancora di più il cittadino. O ammettiamo la restrizione del suo dominio di preferenze (il cittadino è obbligato a scegliere) oppure anche l'astensione ha identica dignità del voto. Per utilizzare il tuo argomento strumentale: serve sicuramente a lui (ha più tempo libero ed è felice di non essere stato obbligato a informarsi) e anche alla comunità (non influenza l'outcome con il voto di un individuo indifferente).

Come dicevo prima, questo post nace da una proposta più lunga e aricolata che ora non sto a ripetere in dettaglio, discussa una prima volta circa un anno fa al convegno di Folder (versione lunga e slides). Ho pensato semplicemente di mettere in particolare evidenza le modifiche al sistema elettorale.

Sull'astensionismo, non ho nessun problema ad accettare il punto di vista di chi dice che è meglio non votare piuttosto che far danni. In effetti penso che sarebbe un dovere morale votare solo se si è ragionevolmente informati e astenersi quando non lo si è. Nemmeno ho problemi ad accettare il punto di vista di chi dice ''fanno tutti schifo quindi non vado a votare''. Il mio punto è semplicemente strumentale. L'astensione, anche se massiccia, non porta al cambiamento. Rischia anzi di favorire le forze più retrograde in grado di mobilitare il voto clientelare o di pura appartenenza contro il voto di opinione. La proposta serve a dare una sbocco più concreto a una protesta che altrimenti non serve a nulla.

Per il referendum, scondo me è meglio non avere il quorum per renderlo una minaccia più credibile. Si è visto come il requisito del quorim sia stato usato a livello nazionale in modo strumentale per depotenziare il referendum, e un referendum depotenziato non serve a nulla. Per questo secondo me occorre rendere molto più difficile indire un referendum (come osservo sotto, l'8% è MOLTO di più di quello che si chiede ora, ma se volete lo rendiamo ancora più difficile) ma, una volta indetto, le forze politiche devono essere costrette a combattere la battaglia.

Brusco, una domanda:

la carica di commissario, nel contesto da te figurato, dovrebbe matenere le stesse caratteristiche previste nella normativa vigente, ovvero "I commissari straordinari possono operare tramite procedure accelerate, e in deroga alla normativa vigente. Possono, ad esempio, assegnare senza bando di gara d'appalto, ma a propria discrezione, i lavori pubblici", oppure dovrebbe essere ridisegnata?

anche perchè tali caratteristiche sono legate alla STRAORDINARIETà delle condizioni che conducono al commissariamento (si tratta di una extrema ratio), condizioni che mi pare siano diverse nel nostro caso.

...sarebbe quella di fare in modo che il rimborso elettorale venga calcolato in base alla percentuale ottenuta tra gli aventi diritto, non tra i votanti. Oggi invece i partiti si spartiscono un montepremi sempre uguale, a prescindere dal numero di biglietti della lotteria venduti, e questo ovviamente non è un buon incentivo per produrre un'offerta politica più allettante. Ma se l'astensione non conta, almeno potrebbe costare...

Ma a proposito di incentivi, il problema anche in questo caso è, come diceva Giulio Zanella più su,

chi ha il potere di introdurre una riforma del genere ha tutti gli incentivi a non farlo.

Non so come sia formulata la legge sul rimborso elettorale, che tra l'altro oggi stanno riscrivendo raddoppiandosi (strano, vero?) il cash. Però forse, se l'idea di Sandro ha il problema di aver bisogno di una maggioranza che la proponga e che la faccia passare (fantascienza), in quest'altro caso potrebbe essere sufficiente una sforbiciata a una legge esistente e il referendum potrebbe essere uno strumento efficace (salvo poi che se la riscrivono come vogliono, come hanno già fatto, ma tant'è...)

Proposta molto interessante, si potrebbe anche pensare che un parlamentare decada automaticamente se colleziona  il 50%+1 di "revoche" degli aventi diritto di voto durante la legislatura.

Se immagino un'evoluzione delle democrazie rappresentative, la vedo nella direzione di un maggior controllo diretto degli elettori nei confronti degli eletti e del ritorno al mandato imperativo. Dietro la formula senza vincolo di mandato  si sono consumate le peggio porcate parlamentari fino alla compravendita di deputati.

Hehehe. 

Mentre leggevo questo commento mi è venuto in mente un meccanismo a due riprese: nella prima si dis-eleggono i candidati, nella seconda si eleggono quelli sopravvissuti al primo giro.

Mi chiedo come andrebbe a finire: nella prima fase i votanti di una parte cercherebbero di lasciare a casa i maggiori rappresentanti dell'altra? Finirebbe che alla seconda fase giungerebbero solo i mediocri dell'una e dell'altra fazione? Oppure dai vertici verrebbero indicazioni "interessate"?

In un Paese in cui la politica è vissuta al più come il tifo calcistico, sarei curioso di vedere come andrebbe a finire.

CYA

Come ho scritto su, la proposta mi piace e credo che non sia antidemocratica (anzi l'opposto). Credo che molti dei dubbi sull'opzione di recall si riferiscano a dei casi particolari evitabili articolando la norma in modo appropriato: basta che la possibilità di revocare un'elezione sia sufficientemente difficile da attuare.

In questo modo scatterà solo in casi eccezionali (vedi l'attuale governo zombie) e per il resto costituirà un'utile minaccia per incentivare l'intera classe politica a non travalicare i limiti della decenza.

Raccolgo qui risposte ai vari commenti.

1) Giulio Zanella giustamente osserva che le forze politiche esistenti non hanno interesse a passare una legge del genere. Sì e no. È vero che in genere c'è una notevole resistenza a introdurre innovazioni istituzionali vere, ma questa proposta non è specificamente contro un partito o contro tutti i partiti. Se la proposta piacesse a settori ampi dell'opinione pubblica non vedo perché non potrebbe essere adottata da qualcuno dei partiti esistenti, ammesso che abbiano voglia di scuotersi dal loro torpore. Lo so che è improbabile, ma francamente passare una simile legge per iniziativa popolare è ancora più improbabile. At any rate, è anche divertente fare proposte che si ritengono giuste anche se poi nessuno le mette in pratica.

2) Ho l'impressione che alcuni lettori immaginino che l'opzione ''nessuno di questi'' possa vincere spesso e con alta probabilità. A mio avviso non è affatto così. Come dice correttamente Massimo Famularo sopra, questi meccanismi verrebbero attivati di fatto solo quando il sistema manifesta patologie, ossia la maggioranza dei cittadini si ritrova con una offerta politica profondamente insoddisfacente e non rieasce, a causa di costi di entrata, coordinamento o altro, a creare una alternativa. Soprattutto a livello locale le alternative è più facile creale, mediante liste civiche e intervento diretto nei partiti. Quindi le opzioni qui proposte finirebbero per essere usate come extrema ratio.  Ma sarebbero comunque molto utili per disciplinare il comportamento dei politici, anche se vengono usate raramente. Provate a chiedervi: se Alemanno fosse stato sotto minaccia di recall, la probabilità di farcire l'ATAC di parenti e amici sarebbe scesa o aumentata?

3) Per favore, nel valutare la proposta cercate di andare al cuore del meccanismo e non fissatevi sui dettagli, che possono sempre essere cambiati e migliorati. Ho già risposto a Corrado sulla nomina dei commissari. Anche la questione del numero di firme per il referendum etc. etc. sono tutti dettagli che possono essere cambiati. Fatemi però osservare la cosa seguente. Alle ultime elezioni gli elettori erano 47 milioni. Per indire un referendum nazionale sono necessarie 500 mila firme, che sono pari a circa l'1,1% del corpo elettorale. Secondo me è troppo poco e andrebbe alzato, ma l'8% è, appunto, otto volte tanto. Ma, di nuovo, se veramente si ha paura che la recall election avvenga troppo spesso mettiamo pure il requisito al 10% o al 12%. L'importante è che la minaccia ci sia.

4) Invece non capisco proprio quelli che accusano il meccanismo di essere antidemocratico. Nessun ente locale verrà governato da un commissario se i cittadini non scelgono esplicitamente questa opzione. Cosa c'è di antidemocratico? Anche il fatto che chi ha votato ''per la minoranza'' si trova privo di rappresentanza consiliare non mi pare un problema. Il commissariamento sarebbe un'opzione di extrema ratio e temporanea, per fare un po' di pulizia. Poi ognuno vota chi gli pare.

Lo so che è improbabile, ma francamente passare una simile legge per iniziativa popolare è ancora più improbabile. At any rate, è anche divertente fare proposte che si ritengono giuste anche se poi nessuno le mette in pratica.

Io continuo a credere che la chiave stia in un sufficiente movimento di opinione e nella collaborazione dei media: alla fine non è importante chi propone la legge (un politico in cerca di pubblicità, una raccolta firme di grillo o chiunque altro) è importante che poi si faccia un casino tale che poi i parlmanentari,non vedendo minacce immediate ai propri interessi, si decidano a votarla.

la tua proposta è interessante. mi sorge spontaneo un dubbio: chi garantisce della qualità dei funzionari nominati dal prefetto? supponendo di dover averne bisogno in buon numero, ce ne saranno di sufficientemente bravi?

ci fosse in Italia qualcosa di simile all'ENA il dubbio probabilmente non mi verrebbe

Mah, questa domanda mi ricorda un pò il "quis custodiet custodes?"

Secondo me la qualità dei funzionari è determinata dall'indipendenza e dalla competenza dell'ente che li nomina. In ogni caso mi pare che il punto non sia che i commissari, per ipotesi, devono governare meglio degli eletti.

Il punto è che la minaccia del commissariamento dovrebbe spingere la classe politica a rimanere nella decenza. Quindi affinchè il sistema funzioni, è sufficiente che i commissari riescano ad svolgere l'ordinaria amministrazione senza fare danni in attesa che il processo democratico possa esprimere degli amministratori degni di questo nome.

Ho come la sensazione leggendo i commenti fin ora che la proposta sia vista dai lettori come un "facciamoci governare da commissari migliori dei politici attuali".

Credo che il punto non sia "troviamo dei sostituti migliori" ma bensì "obblighiamoli a rendersi migliori da soli"

Il commissario dovrebbe essere lo spauracchio che spinge la classe politica a migliorarsi da sé, pena l'essere sostituita da qualcosa di non politico per il tempo necessario a che capiscano da soli.

Io alle proposte fin qui avanzate aggiungerei l'impossibilità per i commissari di candidarsi per il medesimo posto nelle elezioni immediatamente successive. Giusto per evitare che il commissario si compri il consenso.

Grazie a te e Famularo per gli interventi, avete colto esattamente lo spirito della proposta. Sono anche favoirevole all'idea di evitare che il commissario si possa candidare, ma non so se la cosa verrebbe considerata costituzionale.

Molto interessante la proposta. Comunque per evitare che il commissario si possa candidare (comprandosi il consenso), si potrebbe imporre con legge ordinaria l'impossibilità del doppio mandato consecutivo per i commissari. Quindi ad esempio se il sig. Rossi viene nominato commissario, indipendentemente da quanto durerà il commissariamento e il consiglio comunale, non potrà presentarsi alle elezioni successive in quanto il commissariamento gli verrebbe conteggiato come "primo mandato"; dunque siccome per legge si stabilsce che il commissario non può ottenere un secondo mandato consecutivo, dovrà stare fermo un turno. Dopo lo "stop di un turno" il sig. Rossi potrà candidarsi liberamente come sindaco come qualsiasi altro cittadino. In questo modo, credo, si aggirebbe con legalità la questione di incostituzionalità che potrebbe essere sollevata in presenza di un "semplice divieto di candidatuta" per colui il quale ha ricoperto la funzione di commissario.

Provate a chiedervi: se Alemanno fosse stato sotto minaccia di recall, la probabilità di farcire l'ATAC di parenti e amici sarebbe scesa o aumentata?

A Roma non saprei, perché è una grande città con una certa visibilità, ma sono abbastanza certo che il recall in realtà più piccole, o mediaticamente meno esposte, aumenterebbe la probabilità di farcire le aziende pubbliche amici e associati. Le più grande infornate clientelari credo (se non sbaglio) si fanno, di solito, subito prima o subito dopo le elezioni.

Trovo davvero la proposta molto interessante e se è già applicata in altri sistemi elettorali si potrebbe verificare come funziona (aspetti positivi o negativi, frequenza i utilizzo, ecc.) per apportare, ove necessario, le opportune correzioni.

Già oggi, per le prossime amministrative, i sondaggi danno l’area del non voto/schede bianche vicino al 50%.

C’è una letteratura ormai sterminata sul distacco fra politica e paese reale.

La proposta servirebbe a dare un obbiettivo proprio a quell’area, che potrebbe tornare a occuparsi di politica, in una fase in”negativo” ed in una successiva in “positivo”

Come ritengo molto positivo il non rimborso elettorale nel caso di vincita del “nessuno di questi” e la nomina del commissario affidata ad uno o più organismi indipendenti.

Anche per i referendum si è discusso più volte di innalzare la soglia delle firme raccolte, senza mai approdare ad una proposta definita; ma una tale modifica dovrebbe necessariamente accompagnarsi, a mio parere, all’abbandono del quorum.

Ritengo, però, che un commissariamento troppo lungo non sia comunque positivo per nessuno.

Il commissariamento non dovrebbe durare più di tre o al massimo sei mesi; per dare il tempo ai partiti di ripensare la propria proposta o a liste civiche di organizzarsi e presentarsi autonomamente.

Ricordo che nessuna legge di iniziativa popolare è mai giunta alla discussione parlamentare (forse eccetto una).

La strada potrebbe essere quella di un movimento di opinione che faccia da massa critica per costringere i partiti presenti in parlamento (almeno quelli cosiddetti progressisti) ad appoggiare la proposta in cambio del voto.

Non sono per niente d'accordo col "nessuno di questi", non solo per i motivi già esposti negli altri post, ma per una questione costituzionale. Il voto è eguale, cioè ogni voto conta uno. Ma il voto a "nessuno di questi" se vince vale più di quello degli altri, perché priva anche chi ha votato una lista valida della rappresentanza; se perde vale molto meno perché i voti vengono conteggiati come schede nulle. Penso che non passerebbe il vaglio della corte costituzionale.

In quanto al recall per i deputati, se fossi nel collegio dove hanno eletto Scilipoti, firmerei la richiesta col sangue, MA:

prendiamo questo caso: si chiede il recall per il voltagabbana (a parte altre questioni costituzionali sulla libertà di voto e il rifiuto del vincolo di mandato), i suoi ex elettori votano contro, gli elettori della sua nuova parte lo riconfermano e il voltagabbana potrà vantarsi di essere stato "confermato dal popolo sovrano". E a legge elettorale vigente con le liste nominate dalle segreterie, avrebbe pure perversamente ragione...

Per le cariche esecutive monocratiche potrebbe essere utile, ma come si fa ad evitare che lo strumento sia abusato da lobbies e interessi settoriali? Il sindaco vara un nuovo piano regolatore, i costruttori mettono su un comitato e avviano la procedura... e comunque cosa succede agli atti amministrativi votati dal consiglio comunale durante la procedura di recall? Oppure, pendente la richiesta si ferma tutto tranne l'ordinaria amministrazione?

 

Marino, non sono esperto di diritto costituzionale ma a me non pare ci sia un problema. Il voto resta uguale per tutti, e la regola elettorale dice che se una maggioranza di elettori preferisce avere un commissario anziché un consiglio e un sindaco allora si fa quello che la maggioranza degli elettori vuole. Se poi risulta che il voto all'opzione ''nessuno di questi'' risulta sconfitta e i voti diventano nulli, questo non è differente, per esempio, dal votare al senato o alla camera un partito che non raggiunge il quorum. Anche in quel caso i voti dati al partito che non raggiunge il quorum vengono trattati esattamente come voti nulli.

Il caso che discuti in cui un voltagabbana viene prima votato da una certa maggioranza e poi viene confermato da una maggioranza diversa non mi pare un problema. Il rappresentante ha il consenso della maggioranza della popolazione, se poi si tratta di una maggioranza diversa da quella che lo ha eletto inizialmente questo è immateriale. Devo dire che empiricamente mi pare comunque che la cosa sia abbastanza improbabile. I voltagabbana sono più apprezzati dai vertici di partito che dagli elettori. Immagina una situazione in cui Scilipoti viene eletto nel 2008 in un collegio uninominale, in cui quindi ha prevalso il centrosinistra, e poi si fa una recall election. Non so con quale fervore gli elettori di centrodestra andrebbero a sostenerlo. Però se nel collegio la maggioranza in questo periodo è cambiata per cui agli elettori sta bene lo Scilipoti con casacca diversa, amen e così sia.

Lobbies e interessi settoriali sono sempre all'opera. È meglio che lo facciano alla luce del sole in una campagna elettorale in cui il sindaco o chi per lui può spiegare il suo operato e può dire chiaramente chi si oppone e perché piuttosto che mediante attività più oscure.

L'opzione "Nessuno di questi" la voto al volo, il punto è farla comparire nella scheda, un movimento con dei candidati non venduti che si dimettono una volti eletti lo vedo più fattibile.

 

Se non si arriva a commissariare subito l'ente basterebbe successivamente  uno sputo per mandarlo giù, una volta commissaraito l'ente non preoccuppiamoci troppo del commissario, l'ente è pesantemente sterilizzato.

just my two cents..

a me sembra che il punto debole stia nel fatto che invece di avvicinare il potere di premiare o punire i rappresentanti a chi ha (se non altro potenzialmente) gli incentivi giusti per esercitarlo correttamente (gli elettori), questa proposta lo fraziona, e ne riconsegna una parte a meccanismi (anche questi potenzialmente) discrezionali e influenzabili.

se la nomina del 'commissario' venisse affidata alla Corte dei Conti, o alla Bd'I, quante pressioni verrebbero esercitate su di esse dai partiti prima e dopo il risultato elettorale? e inoltre, quanta influenza eserciterebbero (o cercherebbero di esercitare) i partiti nella nomina, ad esempio, del governatore della Banca d'Italia?

non si ricadrebbe di nuovo nell'ottica di conferire un (ennesimo) potere discrezionale a un ente o un organo che, pur non facente direttamente parte del sistema dei partiti, ne subirebbe le influenze e le pressioni?

a me vengono in mente le scelte che in Italia si fanno in casi analoghi, in cui si dovrebbero scegliere personalità terze o super partes per le commissioni di vigilanza, o per le autorità indipendenti in genere: più sale la posta in gioco, più la carica è importante, maggiori sono le pressioni e gli scontri (e scambi) politici sotterranei alla nomina. cosa succederebbe nel caso di un'autorità indipendente che avesse la facoltà di scegliere discrezionalmente il nuovo sindaco di Roma, o Milano, o Torino? o il governatore di  una regione?

e trattandosi appunto di influenze e pressioni, non sarebbero queste per loro stessa natura sotterranee e meno controllabili dall'elettorato? 

secondo me la chiave del meccanismo di rinnovamento del personale politico sta nell'accountability del politico stesso, negli incentivi creati da vincoli di bilancio forti e da un federalismo ben congegnato.. (ecc. ecc.. cose dette tante volte..)

Sono d'accordo sui vincoli di bilancio forti, federalismo ben congegnato etc, lo avevo scritto nel una pippone presentato un anno fa al convegno Folder. Questo chiaramente è l'ideale. Però anche solo la riformina discussa in questo post sarebbe positiva e darebbe più accountability.

Il problema che, dando ad autorità teoricamente indipendenti il potere di nomina, si fornisce maggiore incentivo ai politici a interferire nella nomina delle autorità è reale ed irrisolvibile solo con meccanismi istituzionali (occorre una migliore cultura politica, ma per quella ci vuol tempo). Corte dei Conti e Banca d'Italia mi paiono però istituzioni robuste.

Però empiricamente non mi pare sia rilevante. Nella stragrande maggioranza dei casi sindaci e governatori verrebbero comunque eletti nel modo ''normale'', la proposta serve a porre un argine alle situazioni patologiche e a fornire incentivi alla selezione di un personale migliore. Negli USA, dove l'elezione di revoca esiste in vari stati, i casi di recall nel'ultimo secolo sono stati pochissimi. Mi aspetterei la stessa cosa per l'opzione ''nessuno di questi''. Se i politici vogliono attaccare l'indipendenza della BdI hanno già ragioni per farlo, dato l'ampio potere sul settore bancario, e talvolta ci riescono pure (do you remember Mr. Fazio?). Il fatto che raramente concorra a nominare un sindaco o un governatore cambia abbastanza poco gli incentivi a interferire.

Il meccanismo proposto da Sandro potrebbe essere un deterrente contro  fenomeni come questo

Ritengo interessante questa opzione (personalmente trovo che gli 11 candidati a sindaco di napoli siano tutti degli  incapaci, e non mi piace nessuno), ma la riterrei valida solo se raggiungesse la maggioranza al primo turno, altrimenti potremmo avere effetti perversi per cui una minoranza può imporre un commissario (hai fatto l'esempio del ballottaggio A versus NDQ, in cui NDQ vince: date le percentuali di astensione del secondo turno si potrebbe verificare che gli altri 10 trombati dicano ai propri elettori: votate NDQ, della serie muoia sansone con tutti i filistei).

Sulla revoca: l'8 % è una percentuale decisamente bassa, le votazioni costano, io la renderei possibile, ma i paletti (anche economici) devono essere più che stretti, e metterei anche che nel caso il referendum di revoca vada male con percentuali risibili per i favorevoli alla revoca il comitato promotore paghi di tasca propria le spese, anzi obbligherei anche alla costituzione di un fondo di garanzia, questo perchè è facile "costringere" anche un 20 % di elettori a dire (p. es.) cacciamo la Iervolino, firma qua, anche perchè le percentuali di distanza tra i due schieramenti, eccetto rari casi, non sono bulgare, ben altra cosa è una soglia di malcontento talmente alta da dar ritenere sicura una vittoria del recall. E poi sarò cinico, ma non ritengo l'Italia matura per questo strumento di democrazia, per cui lo limiterei tantissimo.

ma la riterrei valida solo se raggiungesse la maggioranza al primo turno, altrimenti potremmo avere effetti perversi per cui una minoranza può imporre un commissario (hai fatto l'esempio del ballottaggio A versus NDQ, in cui NDQ vince: date le percentuali di astensione del secondo turno si potrebbe verificare che gli altri 10 trombati dicano ai propri elettori: votate NDQ, della serie muoia sansone con tutti i filistei).

Alla stessa stregua anche il vincitore del ballottaggio tra due candidati in carne ed ossa (ovvero senza il "convitato di pietra" suggerito da Brusco) è solo  il desideratum di una minoranza. Idem per l'attuale presidente del consiglio.

Se al ballottaggio vincesse proprio il sig.  "NESSUNO", sarebbe comunque il risultato di un comportamento attivo della maggioranza dei votanti, coerente con il meccanismo del ballottaggio, che è quello di scegliere fra due alternative. Diverso sarebbe il caso in cui si contassero anche i non votanti, ma non mi sembra che qs sia la proposta (anche perchè non votare non implica necessariamente che non si vorrebbe vedere eletto nessuno dei candidati).

E' chiaro che la proposta è praticabile solo a livello locale, perchè il principio democratico verrebbe comunque salvaguardato a livello nazionale. In altri termini la proposta di Brusco introduce degli interessanti incentivi per la classe politica nel suo complesso, senza che qualcuno possa sostenere che venga leso il prinicpio democratico (infatti il commissariamento della amministrazioni locali esiste già).

Mi sembrano due proposte coraggiose e intelligenti che vanno incontro a bisogni reali anche se ovviamente non sono esenti da critiche:

- la prima penso abbia una apparenza irrealistica (penso a un ballottaggio tra un candidato e la lista nessuno di questi) ma potrebbe anche funzionare come deterrente potente contro le liste elettorali arrabattate solo per far vincere le elezioni e non per governare. Ha il grande merito di far ritornare al voto quei tanti scontenti del quadro attuale e che vorrebbero lanciare un segnale alle forze politiche tradizionali.

- la seconda ha una apparenza realistica ma rischia di far piu male che bene a mio avviso.  Uno dei problemi principali dei politici e´che hanno un orrizzonte troppo breve per prendere decisioni serie. Con la minaccia costante di elezioni chi si prendera´ l´onere di assumere decisioni necessarie nel medio periodo ma dolorose nel breve termine? Sono d´accordo che il problema di fondo e´la maturita´dell´elettorato e che non esiste un sistema elettorale che produca buoni risultati se manca questo elemento di base. Ma la minaccia di elezioni non penso che spinga per esempio ad intraprendere riforme coraggiose anzi penso produca incentivi al populismo.

Per evitare i recall indiscriminati si potrebbe rendere obbligatorio da parte di chi lo propone la presentazione dell'alterantiva;

E che debba passare un tempo prestabilito prima di poterlo presentare;

Giusto per evitare che chi ha perso chiami il recall intanto, che poi ci guardiamo.

Probabilmente dovrò leggere meglio la proposta ma, così su due piedi, non mi convince, la trovo troppo macchinosa e si sa che le strutture più sono complesse più sono soggette ad avarie .

Sarà anche perchè negli ultimi trent'anni abbiamo ampiamente verificato come la classe politica italiana (e sottolineo italiana) sia sempre riuscita a ritagliarsi"spazi di manovra" alla faccia di tutti i meccanismi "moralizzatori" messi in atto attraverso le varie riforme elettorali.

A mio avviso l'unico sistema resta una presa di coscienza dei cittadini e, finalmente, che l'informazione faccia il suo mestiere come si deve.

Il fatto che (dov'è in vigore) negli USA un sistema simile funzioni è probabilmente (ammetto l'ignoranza) dovuto al fatto che un qualunque "Mr. Smith" è, almeno teoricamente, in grado di far cadere il presidente attraverso meccanismi legali comunemente accessibili, provate a fare una cosa del genere da noi.

Su The Economist del 20 aprile si rileva la potenziale degenerazione del meccanismo del recall, e si riporta come esmepio reale il caso della California. Se non e' gia' stato commentato, l'autore cosa ne pensa?

http://www.economist.com/node/18586520?story_id=18586520

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