Monopolio, Gioco e Furto con Destrezza

7 febbraio 2009 ne'elam e marcello urbani

Tempo fa Fausto ha scritto del monopolio di stato sul gioco online. Era solo la prima puntata. Allora si decise di obbligare i provider ad oscurare i concorrenti stranieri. Non è bastato. Oggi lo stato passa alla seconda puntata e rilancia proponendo il carcere per i trasgressori.

Il provvedimento, ovviamente inserito come emendamento in una legge che c'entra come i cavoli a merenda, contiene delle perle che solo i nostri legislatori sanno concepire. Forse è solo una nostra impressione ma abbiamo colto, nell'impervia prosa degli estensori, un radicato convincimento, l'irrimediabile prevalenza dei duri di comprendonio. Quindi c'è il caso che qualcuno non l'abbia ancora capito, e allora

i giocatori potranno accedere al sito, sempre che quello sia titolare di una regolare concessione, soltanto attraverso il portale dei Monopoli di Stato.

Si sono detti, come facciamo a complicargli la vita? Tanto per cominciare

dovranno sottoscrivere con il gestore del sito un contratto per l'apertura di un «conto di gioco» sulla base di un modello predisposto dai Monopoli. Su quel conto transiteranno le puntate del giocatore, le vincite e le perdite.

Cioè, per accedere ad un sito di poker online, i viziosi devono compilare un modulo (cartaceo, si può esser certi) ed aprire un conto. Storie di ordinaria burocrazia. Ma il bello viene dopo.

Trascorsi tre anni senza giocate, tutto quanto è rimasto sul conto verrà incamerato dall'Erario.

Si sa che i giocatori sono dei miserabili dediti a passioni incontrollabili. Cosa c'è di male nel svuotargli il portafoglio appena si distraggono?

Perlomeno le motivazioni sono nobili:

«contrastare in Italia la diffusione del gioco irregolare e illegale, nonché di perseguire la tutela dei consumatori e dell'ordine pubblico, la tutela dei minori e la lotta al gioco minorile e alle infiltrazioni della criminalità organizzata»

Ci sfugge, lo ammettiamo, in quale modo i miserabili consumatori sono tutelati da una minacciosa multa che incombe e da un conto che evapora dopo tre anni. Chiunque trovasse la minima correlazione tra gioco online ed ordine pubblico può sottrarre a Brunetta il titolo di Nobel mancato.

Ovviamente i siti che

hanno hardware e software in un Paese dell'Unione. Quindi operare attraverso una società di capitali con fatturato biennale non inferiore a 1,5 milioni oppure in grado di fornire una garanzia bancaria per il medesimo importo, essere in regola con i requisiti di professionalità e affidabilità, garantire la sicurezza del browser e pagare un «contributo » al Fisco che può arrivare a 350 mila euro.

sono immuni da infiltrazioni criminali e tutelano i minori, purchè non siano più di 200. Si, perché le licenze poi finiscono.

Consoliamoci col fatto che questo carrozzone dovrebbe rendere 28 milioni (e costare meno speriamo, visti i precedenti) anziché perdere soldi come accade nei casinò:

Nel 2006, le perdite per Saint-Vincent sono state di 2 milioni e 296 mila euro; per Campione 6 milioni e 537 mila euro; per Sanremo 2 milioni e 467 mila euro, mentre Venezia ha avuto un utile di 66.000 euro." "Per quanto riguarda, invece, il 2005, Saint-Vincent ha avuto perdite per 5 milioni e 861 mila euro; Campione perdite per 7 milioni e 297 mila euro; Sanremo per 5 milioni e 903 mila euro e Venezia per 12 milioni e 585 mila euro.

Per quello che se ne sa, in giro per il mondo, nessuno perde quattrini gestendo un casinò. Se capita è perché lo sfortunato viene sistematicamente rapinato degli incassi. Basta sapere prima dove si trovano i malviventi. Forse in Italia è più difficile scoprirlo. O forse no.

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Nel 2006, le perdite per Saint-Vincent sono state di 2 milioni e 296 mila euro; per Campione 6 milioni e 537 mila euro; per Sanremo 2 milioni e 467 mila euro, mentre Venezia ha avuto un utile di 66.000 euro." "Per quanto riguarda, invece, il 2005, Saint-Vincent ha avuto perdite per 5 milioni e 861 mila euro; Campione perdite per 7 milioni e 297 mila euro; Sanremo per 5 milioni e 903 mila euro e Venezia per 12 milioni e 585 mila euro.

Il Casinò di Venezia, ma immagino anche gli altri, riversano direttamente al concessionario una significativa (circa il 50%, per Venezia oltre 100 milioni di euro) quota degli incassi. Per determinare il gettito complessivo delle entrate da gioco bisogna pertanto sommare algebricamente il risultato di bilancio del Casinò con la quota già "girata" al Comune.

Vero, abbiamo una mezza idea di scrivere un pezzo in proposito.Se ci pensi un' attimo, in questo modo dai al comune ospitante un sussidio molto consistente alle spese degli altri contribuenti.E se questo può essere tollerabile per Venezia, che è una città di medie dimensioni ed un bene storico con grandi costi di manutenzione, è assurdo per piccoli comuni come Campione, St.Vincent o (un po' meno) S.Remo.

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