Il Nobel Memorial Prize in Economics ad Angus Deaton

13 ottobre 2015 michele boldrin

Non sono uno specialista delle aree di ricerca su cui ha lavorato Angus Deaton ma, vista la domanda di "valutazioni" ricevuta da molti amici e lettori e visto che gli specialisti del gruppo (che non nominero' :)) sono presi da impegni di lavoro, provo a buttare giù qualche riga di valutazione, del tutto personale. Mi baso sulle conversazioni odierne in dipartimento, utilizzando quindi ciò che ho anche appreso dai colleghi che lavorano in aree applicate vicine o sovrapposte a quelle di Deaton. Lo stile è telegrafico, nella forma di appunti più che di riflessioni compiute.

Le informazioni su Angus Deaton, la sua lista di pubblicazione e delle valutazioni generali dei temi su cui ha lavorato e dei risultati raggiunti sono facilmente rintracciabili in rete andando o ben sulla sua pagina a Princeton, o ben su Google Scholar o ben su uno dei tanti quotidiani (fatta eccezione per quelli di lingua italiana) che oggi hanno pubblicato articoli decenti ed informati sul contenuto generale del suo lavoro. Quindi evito ripetizioni e metto solo valutazioni personali, spero stimolanti.

1) La prima è che, ovviamente, i vari tentativi demenziali di classificarlo di destra o di sinistra sono solo tali, ossia demenziali. Avendolo conosciuto direi che è marginalmente di sinistra, se vota negli USA (credo abbia doppia cittadinanza) vota quasi certamente per il partito democratico e fine della storia. L'uomo è relativamente amabile anche se platealmente british/scottish con una dose abbondante di pomposo complesso di superiorità tipico di molti bravi colleghi cresciuti nel RU e che hanno lì studiato in certi posti  ... Niente di particolarmente grave, comunque: ci abbiamo fatto il callo oramai.

2) Angus Deaton, nella misura in cui vale la pena di tenere in piedi il premio (questione su cui torno fra un attimo perché è stata la più dibattuta e quella su cui c'era maggiore consenso) se lo merita senza dubbio. Ovviamente non è l'unico, ovviamente molte persone che lo meritano non lo prenderanno mai (come molte che lo meritavano son defunte senza vederlo) ma, fra i possibili, va benissimo che l'abbiano dato a lui. È chiaro che si tratta di un premio dato al complesso della sua opera - l'uomo non ha al suo attivo alcun risultato sorprendente o idea teorica geniale o scoperta empirica rivoluzionaria ... quindi non aspettatevi particolari sosprese in quanto segue - che è stata ampia, intensa e coerente. Un grande ed onesto economista empirico, brillante, pieno d'energia e d'idee concrete da utilizzare nella ricerca applicata ed anche nel disegno di politiche economiche.

3) La questione più dibattuta - dovrei dire "ripetuta" perché c'era consenso fra di noi come ho scoperto esserci da anni fra una sostanziale maggioranza dei colleghi - è che il premio in questione andrebbe chiuso. Non succederà, sia chiaro. Per ovvie ragioni di status, tradizione, interessi pubblicitari e di prestigio, la macchina del Nobel in economia non chiuderà. Non è certo nell'interesse degli svedesi farlo e, sino a quando l'attenzione mediatica sarà enorme com'è, continueranno ad assegnare il premio. Nondimeno, alcune cose sono plateali. L'economia (come la letteratura, la pace e, in una certa misura, la medicina) non è scienza nella quale sia possibile oggi, con relativa tranquillità, fare dei ranking di cosa sia "vero e fondamentale" e cosa non lo sia, nella ricerca corrente. Questo non implica che non vi siano verità economiche, vi sono. Ma, al momento, il 99% di esse è già stato premiato nei primi 30 anni circa. Le verità in questione erano "fondative", se volete, e rimane ben poco di fondativo da premiare; forse nulla perché alcuni di quelli che hanno fondato tante cose che usiamo - per fare un esempio caro a me ed a ciò che io ho fatto: i modelli dinamici - sono morti. Oggi lavoriamo in quasi tutti i campi su problemi veramente complicati, con scuole di pensiero, di metodoe  di finalità diverse, che competono fra loro usando, spesso, metodi che poco hanno a che fare con l'ideale popperiano della "falsificazione" ... Non esiste nulla di particolarmente dominante dal punto di vista strettamente scientifico, esistono "mode", correnti, fazioni, problemi che vanno e che vengono e che hanno più o meno successo. Certo esistono individui più brillanti di altri che, come Deaton, riescono ad inchiodare un problema ed a lavorarci per tutta la vita producendo una quantità molto grande di risultati e facendo scuola. Ma tutto questo potrebbe essere facilmente dimenticato (vedi sotto) in breve tempo. Dare il premio, quindi, diventa quasi sempre un "beauty contest" che dipende da fattori spesso molto lontani dalla pura "validità scientifica" dei risultati. E siccome questo fenomeno è ogni anno più apparente io sono dell'opinione che faremmo una gran bella figura a scordarcelo. Ma non succederà.

4) Per cosa ha ricevuto il premio Angus Deaton? Per aver seriamente e con grande coerenza studiato per 40 anni come misurare le funzioni di domanda, il comportamento dei consumatori e gli indicatori empirici del loro benessere. Il libro di due anni fa, che tutti citano, è ovviamente un libro popolare ma dietro ci sono molti anni di ricerca seria ed applicata. Ottimi lavori, grande scuola, grande perseveranza. Ma se mi chiedete "qual è l'idea chiave di AD?" io non so rispondere. Altri forse saranno capaci, io no. E credo di conoscere decentemente quel che ha scritto. È una delle circa 10 persone che, nel mondo, hanno più coerentemente applicato la teoria economica della scelta (intertemporale, ossia dinamica, ossia non solo di cosa mangio oggi ma anche di cosa mangio domani se oggi mangio questo e risparmio quello ...) del consumatore ai dati microeconomici. Ha avuto alcune brillanti idee (specialmente nel lavoro iniziale con Muellbauer sui sistemi "ideali" di domanda, che purtroppo in inglese danno un acronimo sfortunato: AIDS, contento Giovanni?) su come semplificare la teoria economica astratta per poterla fare interagire con i dati empirici, specialmente micro. È stato, insomma, uno dei precursori (ma, ripeto, potrei citarne almeno altri 7 o 8) dei modelli "strutturali" e certamente un grande difensore (non a parole ma nei fatti) del ruolo essenziale che la teoria economica svolge nell'interpretare i dati. I dati non parlano da soli, da soli fanno solo casino. O ben hai un minimo (anche più di un minimo) di teoria economica con cui cercare di ordinarli o i dati dicono tutto ed il contrario di tutto. Basta leggere certi blogs per capirlo ... Siccome condivido questo approccio metodologico così tanto da considerare il suo opposto una totale imbecillità (purtroppo di moda) sono certamente contento che Deaton sia stato premiato.

5) Un'interpretazione "politica" è che nel scegliere Deaton gli amici svedesi abbiano voluto prendere non due ma tre piccioni con una fava. (1) Premiare il lavoro empirico che vuole essere utile, misurare cosa fanno le famiglie ed i consumatori, misurare i livelli di benessere e povertà, dare indicazioni utili su cosa porta a consumare/risparmiare cosa e cosa migliora il benessere degli individui, rendere consapevoli che la "politica" ha dei limiti obiettivi e che non è per niente facile trovare politiche che migliorino rapidamente le condizioni di vita della gente. Ed anche, specialmente nei lavori suoi e di altri degli ultimi anni, rendere evidente sulla base dei dati che non è per nulla vero che va sempre peggio: miliardi di persone vivono oggi molto meglio di quanto abbiano mai vissuto gli esseri umani sulla faccia della terra. Non è cosa da poco e, per questo, il premio va bene. (2) Dare un premio alla coerenza teorica e metodologica nella ricerca economica. Deaton persegue in maniera indefessa e da 40 anni una strategia di ricerca d'altissimo livello che combina la teoria economica con i dati micro ed i migliori, o quasi, metodi statistici. Lavoro serio, difficile, che non finisce sulle prime pagine dei giornali (son certo che il grande pubblico manco sapeva chi fosse prima del 12/10/2015) e non fa apparire come dei "geni" ma che, alla fine, lascia una traccia e crea una scuola che produce ricerca seria. (3) Sottolineare che certe mode - che Deaton ha negli anni recenti attaccato anche con una certa brillantezza (altri direbbero "pesantezza" ma io, si sa, amo chi parla esplicito) - tali rischiano di essere: mode che fanno finta di trovare soluzioni rapide a problemi difficili. e poi le soluzioni rapide sono cazzate, un po' come risolvere il dramma dei rifugiati sparando sui barconi ... Qui sto facendo ovviamente allusioni che solo gli addetti ai lavori capiranno e non voglio infilarmi in un dibattito nominalistico su chi fa cazzate e chi non le fa nel lavoro applicato su dati microeconomici nel campo del "development". Chi fosse curioso di capire meglio il messaggio che, a mio avviso, i colleghi svedesi han voluto lanciare può leggersi, con una certa pazienza, l'articolo di Angus Deaton discusso qui.

Well, that's all I have to say for now, folks. 

28 commenti (espandi tutti)

Grazie prof. Boldrin per i commenti. Mi permetto di estrarre una parte del contenuto della sua analisi per farne un commento più generale e, mi perdoni, fuori tema

L'economia (come la letteratura, la pace e, in una certa misura, la medicina) non è scienza nella quale sia possibile oggi, con relativa tranquillità, fare dei ranking di cosa sia "vero e fondamentale" e cosa non lo sia, nella ricerca corrente. (...) Oggi lavoriamo in quasi tutti i campi su problemi veramente complicati, con scuole di pensiero, di metodo e di finalità diverse, che competono fra loro usando, spesso, metodi che poco hanno a che fare con l'ideale popperiano della "falsificazione" ... Non esiste nulla di particolarmente dominante dal punto di vista strettamente scientifico, esistono "mode", correnti, fazioni, problemi che vanno e che vengono e che hanno più o meno successo.

(..)

Dare il premio, quindi, diventa quasi sempre un "beauty contest" che dipende da fattori spesso molto lontani dalla pura "validità scientifica" dei risultati. E siccome questo fenomeno è ogni anno più apparente...

 

Questa analisi potrebbe essere riportata pari pari ad altre branche della Scienza, restando ugualmente valida.

Per quanto quotidianamente mi riguarda, nel mondo dell'ingegneria di cui mi occupo, si vedono sempre più spesso ricerche campate per aria senza i necessari supporti fisico-matematici. Più in generale si sente la mancanza di un approccio popperiano alla Scienza (ed alla Tecnica).

La pubblicistica scientifica sta ripiegando verso un approccio quantitativo (chi produce di più), tralasciando la qualità dei lavori selezionati. Così facendo su alcune riviste scientifiche fanno capolino lavori inconsistenti, senza che nessuno si prenda la briga di dire niente. Viene quasi il sospetto che alcune riviste abbiano più autori che lettori, ma si possono scrivere papers ignorando il lavoro degli altri?

Su questo sfondo, non mi stupisce che i premi scientifici, in qualunque settore, possano ridursi a beauty contest, talvolta soggetti a mode, correnti o fazioni.

Perdonate (l'indebita) intrusione.

 

In questo caso sono più d'accordo con Boldrin, pur'essendo anche io ingegnere, mentre tempo fa ci avevo un poco bisticciato, e proprio su un tema vicino a questo: se e quanto sia possibile (e desiderabile) un approccio sempre e solo rigidamente "popperiano" in Economia.
Non so a quali pubblicazioni ti riferisca, certamente c'è anche in Ingegneria una quantità di articoli pubblicati che non meriterebbero di essere pubblicati. Ma parlando per sommi capi nell'ingegneria e nella tecnica è sempre possibile

..con relativa tranquillità, fare dei ranking di cosa sia "vero e fondamentale" e cosa non lo sia

In Economia invece lo è solo ogni tanto, in genere molto meno.
Non so se questa sia una ragione sufficiente per affermare che il Nobel in Economia non andrebbe assegnato. In fondo è così anche per la Letteratura e per la Pace. Qui, anzi, ancora di più il premio è un "beauty contest" assegnato anche per motivazioni altre da una scala di valore, ad esempio di opportunità politica o incoraggiamento (pensa al quartetto per il dialogo tunisino).
Lo è se l'esistenza del premio e la sua assegnazione vengono intese come patente di "Verità Economica" a questa o quella teoria, come talvolta, mi pare, è avvenuto.
Se è così allora forse sarebbe meglio che il premio non ci fosse. Ma se è così non è colpa del premio, o dei comitati che lo assegnano, ma di chi si ostina a voler vestire la disciplina dell'abito di una scienza esatta.
Forse nell'assegnazione di questo Nobel c'è anche un messaggio a costoro.

Anzi, mi interessa (ed un poco sorprende) che il fenomeno di "democratizzazione cum marketizzazione" della ricerca si sia esteso anche all'ingegneria. E' senza dubbio vero in economia ed in tutte le scienze sociali ed umane, architettura compresa (come ho scoperto frequentando un po' l'ambiente di mio figlio architetto).

Meriterebbe una riflessione a parte ma non mi sento ancora preparato a farla. Di certo vedo una sostanziale biforcazione negli standard dei vari settori accademici fra un gruppo, relativamente ristretto, dove stringenti criteri di pragmatica "efficacia" vengono sempre di piu' applicati ed un gruppo sempre piu' largo dove ci si intrattiene a seguito di mode.

Vediamo se il dibattito qui porta qualche contributo nuovo su cui riflettere. Grazie quindi per il commento. 

Quando?

andrea moro 13/10/2015 - 22:13

Mah onestamente più leggo di storia della scienza, più mi rendo conto che è sempre stato così, non solo in economia ma in tutte le scienze, da sempre. Certo, contano le mode, ci sono periodi in cui queste mode vanno nella direzione di grande crescita, e altri in cui la moda invece porta una grande quantità di persone a perdere tempo per niente. Ci sono periodi in cui l'astrologia diventa scienza, altri in cui è scienza cultural studies.

Ma non c'è alternativa, per cui tutta sta discussione su cosa sia scienza, e cosa sia scientifico, ritengo sia perlopiù aria fritta. Nessuno scienziato si pone queste domande se non (a) quando è troppo giovane, prima di diventare scienziato, e crede, erroneamente, che serva studiare cosa sia il "metodo" per diventarlo (b) quando è troppo vecchio e si è stancato di fare "scienza",

Sono d'accordo che questi premi possano arrivare perpetuare le "mode", esacerbando le fasi peggiori del progresso scientifico. 

mi piace molto questa lettura della storia della scienza alla feyerabend. l'anarchismo metodologico non è una posizione teorica, è un fatto storico che traduce bene la reale pratica della ricerca scientifica. più che a questioni metodologiche, infatti, la speculazione metateorica rilevante (cioè quella che gli scienziati fanno non quando sono troppo immaturi o troppo vetusti) si occupa della composizione e ricomposizione delle grandi cornici concettuali entro le quali inquadrare i risultati della ricerca per renderli produttivi. 

di questo interessante dibattito l'unica cosa che non mi convince è l'uso di questa locuzione "vero e fondamentale" (che mi pare sia una citazione di una cosa scritta su un social da qualcuno). la scienza non ha fondamenti veritativi. la categoria di "verità" non ha niente a che fare con la pratica scientifica. si dovrebbe comprendere fin dalla prima scuola che la scienza non dimostra nessuna verità, la scienza semplicemente "esplora", è attività incessante di esplorazione e dunque accumula materiali rinvenuti, traccia mappe e percorsi, guida e si fa guidare dalla curiosità come dagli interessi e dalle necessità. in questo senso i nobel spesso sottolineano alcuni risultati preziosi che certi individui hanno conseguito a vantaggio dell'attività esplorativa collettiva (penso per esempio ai nobel dati ad Akerlof o a Buchanan, per restare nell'economia), talvolta - come nel caso di Deaton - mi pare che premino più che altro il rigore dell'approccio alla ricerca in quanto tale.

più che l'istituzione in sè a me non piace il modo in cui viene recepita e divulgata, che trasforma un riconoscimento interno al mondo scientifico in un atto scioccamente politico. quel che diventa importante sui media non è il conferimento del nobel in quanto effetto successivo al maturarsi di una carriera o di una scoperta, ma il conferimento in quanto atto che produce echi, suscita interpretazioni e orienta il dibattito politico. questo degrada il nobel a "gesto" e pertanto inevitabilmente gli attribuisce una natura sgradevolmente sottoculturale.

Ritengo che la Scienza sia sempre (alla) ricerca e quindi sono benvenute le posizioni critiche, quelle eterodosse un po' naïve e persino, come mi rimproverava il mio ex-capo, fricchettone.

Se dal merito l'eterodossia passa al metodo, si rischia però di spalancare le porte agli scienziati fai-da-te, ai cartomanti, ai fondi di caffé e alle pseudo-scienze. Che, forse per la loro apparente scientificità, sono proprio le più pericolose.

La questione sulla maturità degli scienziati non l'ho capita del tutto. Ho in mente diversi esempi (famosi e non) di scienziati che, arrivati ad una certa età, hanno rinunciato al primitivo rigore per tuffarsi in affascinanti teorie del tutto, che però alla prova dei fatti hanno fatto acqua.

Essendo anagraficamente più prossimo a quello che quando è troppo giovane, prima di diventare scienziato, e crede, erroneamente, che serva studiare cosa sia il "metodo", faccio comunque mio il consiglio.

Peccato che Feyerabend non sia più tra noi per potergli chiedere se con l'anarchia epistemologica intendesse spalancare le porte ai vari Davide Vannoni, Andrea Rossi, Luigi Di Bella e Mário Pacheco do Nascimento, o se intendesse qualcosa d'altro.


Grazie mille per gli spunti, sempre molto interessanti.

Condivido

michele boldrin 15/10/2015 - 18:26

Ho evitato di commentare quanto scritto da Gianfranco Savino perché avrebbe aperto un dibattito troppo complesso. Ma questo commento mi stimola a far capire che il silenzio in questo caso non è assenso. Per svariate ragioni

- Per ogni definizione "maneggiabile" di cosa possa essere la verità negarne l'esistenza e ridurre tutto a "doxa open for public debate" è un errore grave che di fatto impedisce di capire come funzioni la ricerca persino in campi (come quelli delle scienze sociali) dove le ondate di doxa sono più frequenti, ampie e apparentemente vincenti che in altri campi. La verità esiste nella misura in cui il mondo (ed il mondo include i prodotti della nostra mente, come la matematica) rispetta almeno una qualche regola. Che non deve nemmeno essere stabile nel tempo visto che non c'è nulla di "falso" in "datare" le leggi. Infatti, poiché affermazioni in negativo (del tipo "la terra non è rotonda") sono frequentissime e costituiscono il 99,9% per cento di ciò che la ricerca produce, occorre rendersi conto che esse fanno parte della verità scientifica.

- Su metodo vs merito, ha già detto il commento anteriore.

- Che una serie temporale oscilli non implica che non sia una serie convergente. Persino i processi caotici hanno degli attrattori non full measure. L'errore fundamentale di Feyerabend e seguaci è questo: aver confuso la varianza del processo con il suo trend o limite.
 

sì, è vero, questo tipo di argomenti tendono a sfociare in dibattiti insostenibili con i mezzi di un blog e quasi sempre inutilmente estenuanti. non essendo io un seguace di nulla e di nessuno, non ho particolari motivi per dissentire da quanto scritto dal prof. Boldrin. anzi, in generale, credo che nessuno che si interessi a qualunque titolo di scienza, anche senza avere le competenze da ricercatore o la matura comprensione delle questioni teoriche implicate nella ricerca che ha il prof. Boldrin, possa dissentire da quanto sostiene nel commento sopra.

del commento di Andrea Moro mi piaceva l'implicita assunzione della dimensione fortemente storica della ricerca scientifica e dell'idea che la questione del metodo appartiene più all'astrattezza delle interpretazioni popperiane della scienza che alla pratica scientifica come concretamente e storicamente si determina. tutto qui. la tesi di Feyerabend sull'anarchismo metodologico non ha molto a che vedere col tipo di questioni e di "errori" che il prof. Boldrin evidenzia nel suo commento, non affronta formalmente i problemi del "vero", del "falso", del "verificato", del "falsificabile", del "convenzionale", dell'"operativo" nella scienza: si limita più che altro a discutere se e in che misura il metodo scientifico formalizzato da Galilei abbia realmente contribuito al concreto procedere della scienza e se e in che misura le sue violazioni, le sue forzature, le sue eccezioni non siano invece essenziali a questo procedere. a ben leggerla è molto meno estrema e provocatoria di quanto correntemente si ritiene e mi sembrava affine a ciò che più o meno esplicitamente leggevo nel commento di Andrea Moro. associare Feyerabend a di bella e a non so chi altro come nel commento dell'ingegnere mi sembra invece superficiale e ingeneroso. 

ciò detto, non vedo materia per una vera dialettica tra posizioni contrapposte, che potrebbe alimentarsi solo di equivoci e imprecisioni.

Lungi da me accostare Feyerabend alla lista di nomi (provocatoriamente) proposti nel commento sopra.

Non sono un epistemologo ne' un filosofo, quindi questo per me e' un terreno scivoloso. Volevo solo evidenziare che alcune interpretazioni di Feyerabend, possono essere sfruttate come alibi per chi scienziato non e' e, nonostante questo, propugna le sue teorie come scientifiche. Una specie di relativismo scientifico, se mi si permette il paragone.

Tutto questo senza considerare in maniera ne' superficiale ne' ingenerosa il lavoro ed pensiero di Feyerabend, che per altro fornisce spunti di riflessione davvero interessanti.

Rimandiamo ad un'altra sede (se vi sara' l'occasione) una discussione approfondita sul tema che, come si sara' capito, mi sta molto a quore (relativismo grammaticale, per sdrammatizzare!).

Tradizionalmente i Nobel in medicina vengono dati a ricercatori puri. Questo è un Nobel che si avvicina alla medcina applicata. E' un buon messaggio

Non è da soli pochi giorni che gli interessi “pubblicitari e di prestigio”, ma aggiungerei anche di “opportunità” guidano le scelte degli svedesi. Per la verità vi è una lunga sequela di vergogne, conclamate e ripetute di cui possono fregiarsi costoro.

Principalmente lo scandalo tecnico specifico più grande risiede proprio nel fatto che nel privilegiarne uno si fa torto a 100 altri che sono almeno alla pari, e qualcuno è anche migliore. L'altro invece, è doloroso ripetutamente constatarlo, è che quest'uno premiato, soprattutto negli ultimi tempi, accampi successivamente pompose pretese di superiorità mal riposta a dispetto della presunta umiltà dello scienziato.

Non è solo il premio in economia che andrebbe abolito, è proprio tutta questa modalità di premio, che è il residuo d'un tempo romantico della ricerca, quando era solo una élite a fare ricerca, e i grandi si contavano sulle dita di una mano.

Le considerazioni del prof. Boldrin sulle strutture fondamentali che reggono la disciplina economica valgono per tutte le discipline assoggettate a questo rituale macabro del premio nobel.

Da qualche anno, poi, si prova un senso di fastidio quasi fisico per questa usanza svedese.

Un tempo erano le svedesi ad avere qualche non spiacevole merito; gli svedesi, a quanto pare, ce la mettono tutta per far perdere alla nazione quel minimo di credibilità legittimamente guadagnato.

un po' sessista, non ti pare?

Si !

Matteo2 13/10/2015 - 21:31

Si, e anche di più: non bello.

Tuttavia non sapevo come esternare tutto un profondo disagio senza essere un poco pesante.

Credo in effetti che il Nobel rappresenti oramai un freno ad una visione più seria della ricerca, e non solo nell'economia, ma anche in quelle altre che sono credute scienze più scientifiche.

nada

cartolaio 13/10/2015 - 22:14

a

 

Poteva dedicarsi al 'demenziale' (MB) gioco di classificare politicamente Deaton

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2015/10/12/economia-e-un-nobel-di-destra/

(oltretutto nascondendosi dietro un lettore)

Rampini

fausto panunzi 14/10/2015 - 12:38

L'amico di Rampini dice che il Nobel per l'Economia lo sceglie la Banca Centrale svedese, nido di liberisti. Non so se la Sverige Riksbank sia un nido di liberisti, ma sono certo che non assegna il Premio Nobel per l'Economia. C'è un comitato di economisti svedesi che lo fa. Quest'anno era presieduto da Tore Ellingsen, della Stockholm School of Economics, come si è visto nella cerimonia di premiazione. Insieme a lui c'era Jakob Svensson della Stockholm University. Questi sono errori facili da evitare. Un buon giornalista lo farebbe.

un "nido di liberisti", che cosa ne deriverebbe? forse che Deaton è un liberista selvaggio? e allora, quando premiarono Krugman e Stiglitz, s'erano ravveduti? Non curiamoci dell'amico di Rampini, nè di lui stesso!

i nidi

palma 14/10/2015 - 14:29

sono pericolosi, i nidi di allodole possono atterrare un aereoplano. rampini e' nel neido delle merde

vola colomba

dragonfly 14/10/2015 - 17:46

... atterrare un aereoplano.

un buon atterraggio è quando poi si scende  con le proprie gambe, uno ottimo è quando l'aeroplano è ancora utilizzabile.

Domande simili a quelle contenute nel primo commento. Tu scrivi:

 

Questo non implica che non vi siano verità economiche, vi sono. [...] Le verità in questione erano "fondative"... e rimane ben poco di fondativo da premiare...
Oggi lavoriamo in quasi tutti i campi su problemi veramente complicati, con scuole di pensiero, di metodo e  di finalità diverse, che competono fra loro usando, spesso, metodi che poco hanno a che fare con l'ideale popperiano della "falsificazione" ... Non esiste nulla di particolarmente dominante dal punto di vista strettamente scientifico, esistono "mode", correnti, fazioni [...]
Dare il premio, quindi, diventa quasi sempre un "beauty contest" che dipende da fattori spesso molto lontani dalla pura "validità scientifica" dei risultati.

Pensi che sia un processo "reversibile" o un trend destinato a durare? Dalla discussione qui sopra mi sembra che Andrea abbia in mente quasi dei "cicli" - periodi in cui domina la "moda" si alternano a quelli in cui predomina la "validita' scientifica".  Tu invece sembri avere una visione piu' pessimistica. Sbaglio?

In altre parole ancora: Rimangono verita' "fondative" da scoprire? Uno spererebbe che dati sempre piu' precisi e disaggregati e l'accumularsi di fatti e teorie possano aprire nuove porte...

 

C'è un vero e proprio mercato delle pubblicazioni, specie ora che c'è Internet e non è necessario metter su una rivista. Troppe riviste, troppi articoli, troppo di tutto. Avevo un lavoro in inglese che nessun giornale maggiore mi ha accettato. L'ho mandato ad uno di quelli che si pubblicizzano per e mail, lo hanno accettato richiedendo delle revisioni ridicole, e chiedendo anche  1.500 euro di contributo (5.000 per un anno). Ho rifiutato, e mi hanno fatto lo sconto: 1.000 euro. Ho rifiutato ancora ed il presso è sceso a 359 euro!!!!!!! A questo punto, sentiti gli altri autori, pagheremo. Ormai il lavoro è troppo datato.... Perdono!!!!!!!!!

se pubblichi in quelle riviste non ti legge nessuno.  E quindi è uno spreco di soldi. In realtà, spesso non si leggono neppure gli articoli in riviste tradizionali di seconda fascia

d'altra parte pubblicare in riviste di prima fascia, almeno in medicina, è difficilissimo, specie su argomenti come la gestione del SSN che ha specificità poco comprensibili all'estero (es. l'impatto delle esenzioni dal ticket su qualità e costi). Se non altro lo mettiamo in CV. Per me, a 63 anni,  poco importa (anche perchè in italiano è stato pubblicato su riviste importanti), ma per i miei coautori, giovin poulain universitari, qualcosa conta. Il problemaè del rumore informativo nella ricerca è anche questo, la necessità di pubblicazioni per far carriera in ambito professionale e universitario (oltre a un pò di narcisismo diffuso).

Prima di mandare un lavoro a una rivista così poco seria, pensateci bene. Certe pubblicazioni possono diventare un boomerang, nel migliore dei casi possono essere ignorate, in altri essere viste come un difetto! Prima di mandare il vostro lavoro, date un occhio qui:

http://scholarlyoa.com/

L'economia (come la letteratura, la pace e, in una certa misura, la medicina) non è scienza nella quale sia possibile oggi, con relativa tranquillità, fare dei ranking di cosa sia "vero e fondamentale" e cosa non lo sia, nella ricerca corrente. Questo non implica che non vi siano verità economiche, vi sono. Ma, al momento, il 99% di esse è già stato premiato nei primi 30 anni circa. 

Un passo che vale un applauso 


Alla tua domanda su quale sia l'idea chiave di Angus Deaton non posso fare a meno di risponderti; per quanto non si evinca così facilmente questa idea si può riassumere in un'affermazione estratta dal suo "La grande fuga - Salute, ricchezza e origini della disuguaglianza" (2015): <<[..]Se poi l’Occidente sarà in grado di guarire dalla propria dipendenza psicologica dagli aiuti e smetterà di minare alla radice la vita politica africana, si assisterà, credo, a uno sviluppo finalmente di natura endogena. Dobbiamo smettere di soffocare l’esprimersi degli innumerevoli talenti degli africani.>>
Praticamente in parole semplici finchè il ricco aiuta il povero, lo mantiene povero. L'unico modo è che i poveri si organizzino associandosi in modo da poter competere per così dire con la parte ricca del mondo. Mattia

Interessante questo articolo del New York Times sullo strano comportamento dei consumatori americani dopo la caduta del prezzo della benzina. Visto il calo della benzina Ordinaria, incominciano a comprare benzina Super. Non propriamente razionale o prevedibile dalla teoria classica della domanda sulla quale a lavorato Angus Deaton. Il che non vou dire che questa teoria sia inutile, so che la realta e' molto, molto complicata.

http://www.nytimes.com/2015/10/20/upshot/when-gas-becomes-cheaper-americ...

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti