Il Nobel a Orhan Pamuk

13 ottobre 2006 michele boldrin
Siccome che (che non si dice) negli ultimi tempi ho letto tutto cio' che ha scritto, dovrei essere super contento del Nobel per la letteratura dato a Pamuk. Lo sono, pero' ...

Che io consideri Pamuk un grande scrittore lo sanno persino i lettori di nFA, a cui lo consigliai come lettura per l'estate 2006. Mi fa piacere, quindi, che ottenga tale riconoscimento e che questo lo faccia conoscere anche al di fuori della cerchia relativamente ristretta in cui, sino ad ora, i suoi libri hanno circolato.

Pero', pero' mi e' venuto un pero'. Ed il pero' e' che questi del premio Nobel per la letteratura son sempre li' che predicano messaggi politici nella scelta del premiato annuale. Insomma, quest'anno e' andata bene a Pamuk perche' nei suoi libri lo "scontro di civilizzazioni" diventa lo scontro delle vite individuali ed addirittura lo scontro dentro alle singole vite individuali; perche' i pro ed i contro, il bene ed il male, i buoni ed i cattivi diventano meno ovvii, meno chiari, meno tagliati con l'accetta o la spada o la scimitarra. E, quindi, le ragioni dell'altro, o degli altri, diventano piu' comprensibili, ed anche piu' difficili da digerire, se volete. Ma certo diventano piu' chiare, quotidiane, fisicamente afferrabili caminando per strada, bevendo il caffe', guardando la neve che cade.

Beh, bene, direte voi! Si' e' vero, bene. Ma anche non bene, perche' se non ci fossero state l'invasione dell'Irak, Al Qaeda e l'11 Settembre, Pamuk il premio forse non l'avrebbe preso. E questo mi scoccia, perche' alla fine se lo sarebbe meritato anche senza le bombe, lo spettro musulmano in giro per l'Europa, Bush in crociata, la Turchia che vuole entrare in Europa pero' pianta grane alla Francia perche' la Francia dichiara che l'eccidio degli Armeni e' equivalente alla Shoa, il signor Ratzinger che si diletta a dare lezioni d'illuminismo ai lettori delle Sura, e tutto l'enorme ed ingrovigliato inferno che ci fa tremare ed incazzare allo stesso tempo.

Se lo sarebbe meritato perche' "noi" e "loro" proprio la vediamo distintamente l'intera faccenda, e lui e' riuscito quasi, riuscirci "quasi" e' gia' moltissimo, a far capire almeno a me un pelino di loro (non so se a qualcuno di loro ha fatto capire un pelino di me, da come non gli vogliono bene lo dubito, ma chissa' ...) e questo mi sembra moltissimo per una sequenza di parole e punteggiatura. Questa genialita', che io non ho, mi piacerebbe vederla premiata anche senza l'aiuto del tsunami di tragedie che l'ha trasportata sino a Stoccolma per depositarla sul tavolo del Nobel.

Insomma, sempre bastian contrario mai contento? Forse si'. Mi piace l'arte per l'arte, cosa volete farci.

Ma c'e' anche un'altra ragione, cattiva e vendicativa: che il prezzo per il Nobel, meritato, a Pamuk l'abbiamo pagato tanti anni fa, quando l'han dato a quella vergogna della "letteratura" che si chiama Dario Fo, uno che scrive peggio di me. Chi ha orecchie per intendere intenda, gli altri in roulotte.

E, se andate in roulotte, portatevi una copia de Il libro nero ... oltre ad assicurarvi che venga anche vostra moglie.

 

4 commenti (espandi tutti)

Troppa, troppa retorica michele, permettimi di dirlo...quanti "se"! Non si può ragionare in quest'ottica, è distorsivo. La realtà è questa, non si vive nell'iperuranio...c'è stato l'11 settembre, c'è stata la guerra in Afghanistan, in Irak e via discorrendo...non si può prescindere da tutto ciò. Sono contento del Nobel a Pamuk, come lo sarei stato allo stesso modo se lo avesse vinto Tabucchi o Bonaviri...voglio dire, bisogna ammettere che vi sono nel mondo in ogni campo del sapere decine di pensatori che meriterebbero il nobel e le massime onoreficenze...ma dato che se ne deve scegliere uno, e uno è un pò poco, non fa davvero niente se ad ispirare le scelte dell'Academy siano orientamenti culturali o la recente attualità. Se ragionassimo con i se non si arriverebbe da nessuna parte, o quantomeno dovremmo ammettere che "se non fossero successe {Xn} eventi, ne sarebbero successi altri {Ym}" che avrebbero indotto la commissione a nominare un altro autore... 

Con questo, sia chiaro non metto in dubbio i meriti di Pamuk, ma dico solo che se si cerca di contestualizzare l'assegnazione di un nobel sull'attualità degli ultimi anni...non vedo perchè ci si debba meravigliare.

 

Sulla rincorsa del Nobel all'attualità, per me, ha ragione Michele. Ovviamente, non si può pensare che i prodotti culturali come la letteratura e i libri non siano comunque influenzati dal loro tempo...però se il collegamento è troppo scoperto, l'opera diventa filia temporis... e non potrà mai essere un grande, grandissimo classico, che sono appunto opere senza tempo, non figlie di quello. (Perdonatemi se non sembro un teorico letterario credibile, ma questo è il mio modesto pensieruccio del mezzodì)

Purtroppo, i Nobel Prizes sembrano molto influenzati da queste prospettive temporali di corto respiro, mi pare lo abbiate detto anche dell'ultimo Nobel per l'Economia, o no?

Rimane che la tesi dello scrittore turco, è stata argomentata in maniera filosofica molte volte, qui e in senso meno filosofico qui.

 

Quella di Sen mi mancava ... mica male come sequenza di banalità predicatorie. La differenza fra i due, Pamuk e Sen, e' quasi incredibile visto che, in teoria almeno, parlano dello stesso argomento :-)

Un altro nobel di cui ci siamo, giustamente, scordati presto ...

 

Oggi, 24 Aprile ricorre la commemorazione del Metz Yeghérn, il massacro degli armeni, 94 anni dopo il 24 aprile 1915.

Inserisco il mio post a questo articolo perchè mi sembra sia l'unico dove si accenna all'eccidio e perchè si parla di Pamuk.

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