Il nuovo direttore del TG1

22 maggio 2009 piergiuseppe fortunato

Dove non si fa altro che riportare qualche estratto da un articolo di Augusto Minzolini apparso su La Stampa il 9 Aprile 2009. Mi esimo dal commentare l'opportunità della nomina. Non ho mai annoverato lo "sparare sulla croce rossa" fra i miei sport preferiti.

Da La Stampa del 9 Aprile 2009, pagina 2, Il piano giapponese del premier operaio ''Prometto pene più severe per gli sciacalli" Il Cavaliere tra la gente colpita dal sisma, di Augusto Minzolini.

L'articolo è in totum spassosissimo, e vi confesso che ho trovato davvero difficile selezionare solo alcuni estratti. Meno difficile è stato invece scegliere cosa evidenziare in neretto, irresistibile la tentazione di segnalare una dopo l'altra le professioni che il nostro poliedrico premier sarebbe in grado svolgere alla perfezione.

Il nuovo direttore del TG1 apre così:

Snocciola un numero infinito di cifre Silvio Berlusconi [...] Poi con in mano le gigantografie delle foto scattate dall'aereo evidenzia con l'indice le parti più colpite. Fa previsioni sui tempi necessari per stimare i danni («almeno un mese e mezzo»). E per tirare su il morale dei presenti di fronte alla disgrazia e alla morte che ha colpito questo pezzo d'Italia si concede una battuta [...]  Indossa un maglione blu e ha il piglio deciso del direttore dei lavori, del comandante dei pompieri, del capo militare, ma anche la comprensione del prete. Silvio Berlusconi nelle emergenze si esalta. La sua attitudine è la politica del «fare».

Poi prosegue:

I presidenti del consiglio della Dc di una volta sarebbero arrivati dopo una settimana. Lui si è recato lì a 9 ore dal Terremoto e ha continuato andarci nei due giorni seguenti [...] Del resto il personaggio ha un identikit più complesso rispetto ai suoi colleghi di governo: se questi per la maggior parte sono politici nati o stanno per diventarlo, lui ha quell'identikit di cui è geloso, che da 14 anni propina ogni due per tre, quello dell'imprenditore prestato alla politica. In questi frangenti si vede. Dalla sua bocca escono idee su idee.

La 'politica del fare' appunto, per chi fra i lettori non l’avesse ancora capito...ma non finisce qui:

Gioca sulla velocità delle decisioni. «Questa notte - racconta il Premier - abbiamo trasferito dal supercarcere dell'Aquila in altri penitenziari 141 detenuti. Ci hanno ringraziato, si sentivano come ''topi in trappolà'» [...] Ed ancora: «Istituiremo il reato di sciacallaggio con pene severe». Forse sarà un decreto, lui se lo augura, sperando di non essere bloccato dai soliti rituali. Non basta.

No! Basta!!!!...te ne prego...ed invece ancora ce n'è:

Già, c'è il premier-ingegnere che spiega le tecniche anti-sismiche giapponesi («una piastra di cemento armato staccata dal terreno attraverso dei dissipatori su cui si realizzano le costruzioni»). C'è il premier-generale: «Blinderemo la città con l'esercito - ordina durante il giro a L'Aquila - e chiudiamo tutto». Il premier-prete che si commuove di fronte all'anziana signora che lo invoca: «Silvio aiutaci, non ho più nulla, non ho nemmeno i denti». «L'Italia risponde - le spiega - facciamo il possibile». Come dire: abbi fede. E il premier-psicologo che risponde alla corrispondente della tv tedesca che giudica «fuori luogo» (come il Times e il Guardian) una sua frase di ieri («la vita nella tendopoli è come fare campeggio»): «Non lo è. Dovevamo riavviare ieri i ragazzini al sorriso, all'ottimismo, al gioco. Lo abbiamo fatto anche con medici e clown». Le solite polemiche.

E poi il gran finale:

Ma il premier-mille mestieri è convinto di aver ragione: «Sono rimasto colpitissimo - ha confidato ai suoi - dall'accoglienza ricevuta. Dopo un Terremoto ai governanti vengono addossate tutte le inefficienze, anche quelle fisiologiche. Io ho avuto quasi la ola. Per questo dobbiamo essere presenti».

Un premier- anche un pò RobiBaggio, no?

 

40 commenti (espandi tutti)

Questo su Minzolini dal libbro di Alessandro Stille, The Sack of Rome, 2007:

[the elections of 1994]

There were rumours that prosecutors in Sicily were reopening old investigations into Marcello Dell'Utri. Privately Berlusconi grumbled that Dell'Utri might cost him the election.

Berlusconi was able to avert a public relations disaster, but it took a little help from the Italian press. About two weeks before the election, a journalist for La Stampa of Turin published a front page article, presented as a major scoop, claiming that the president of the parliament's anti-Mafia commission, the former communist Luciano Violante, had allegedly told him that Dell'Utri was under investigation by prosecutors in Sicily.  There was an immediate furor.  For the president of a bipartisan commission to leak confidential information to damage a political opponent was perceived to be a grave abuse of office.  There was little new in substance to the story: newspapers had laready printed such rumours. It was the alleged source that made it a scoop.

The conversation took place at the coffee bar of parliament, where the journalist buttonholed the parliamentarian. Violante, normally light lipped with journalists, insisted that it was the journalist, Augusto Minzolini, who expounded his theories about the Dell'Utri case, and them put them in Violante's mouth. "I listened and I don't even think I said yes or no", Violante said. "I might have said 'Maybe so'". It was never clearly established what happened, and the newspaper later apologzed for the story. But he way the story was written and publicized - the headline was "the secrets of Violante: what I knew about Dell'Utri" made Violante look bad and played perfectly into the hands of Berlusconi, who immediately held a press conference calling for Violante's resignation.  That evening the newscasts on Berlusconi's networks denounced the uncovering of a plot against Berlusconi and mounted a drumbeat of calls for Violante's resignation.

The story [...] completely reversed the situation in Berlusconi's favor.

Questo invece un giudizio piu recente:

(AGI) - Rome, 20 May 2009. The new Rai 1 and Tg1 directors, Mauro Mazza and Augusto Minzolini, are absolute professionals who cannot be labelled in terms other than professional, said Rai general director Mauro Masi.

Giudizi, e il meno che si possa dire, piuttosto contrastanti. :-)

Questa strategia che descrive Stille a proposito di Violante e la Stampa, è un classico. SB l'ha usata un'infinità di volte, compreso quel famosissimo episodio dell'avviso di garanzia ricevuto a Napoli nel '94. A dire il vero, però, è una strategia tipica dei politici in genere: anche quando esponenenti del centro-sinistra sono stati coinvolti in inchieste hanno dato alla stampa rumors sui magistrati che li indagavano.

L'unica differenza è che BS dice sempre che lui vorrebbe un'opposizione con cui dialogare a parte il tema della giustizia, salvo poi drammatizzare ed esasperare le circostanze non appena ne ha occasione. Come si è detto ieri, rispetto alla condanna di Mills, non la sua, lui sa bene che c'è il lodo Alfano e poi comunque la prescrizione. Allora, perchè fare tutto questo casino?

Su Minzolin, poco da aggiungere.

perchè fare tutto questo casino?

Imho perchè pensa al lungo termine.Confonde la gente che non ha tempo o voglia di informarsi compiutamente, che ormai è assuefatta e reagisce ad ogni notizia con uno sbadiglio.Non è una novità di BS ma una strategia collaudata almeno dai tempi della DC.

Mah, Minzolini è un cronista parlamentare. Come tutti i cronisti parlamentari è molto sveglio, sa come muoversi, dove muoversi e sa che dalla sua posizione in tempo t, può solo salire, se compie i passi giusti.

La sviolinata di due mesi fa, più che conferma di quanto Minzolini sia asservito a Silvio, per me, dimostra quanto Minzolini abbia saputo usare un linguaggio sempre più morbido per assicurarsi il posto che voleva.

Ho letto La Stampa per circa due anni, e leggevo sempre le inutili cronache parlamentari di Minzolini. Devo dire che non me lo ricordo come un partigiano di Silvio. Magari sbaglio, ma la mia impressione è che Minzolini sia uno di quei classici giornalisti "istituzionali" (figura che esiste solo in Italia): pretoriani della morale, quando fa comodo, sempre morbidi con il potere quando devono. Scusate, ma i vari Battista, Mieli, Mentana, Riotta e chi più ne ha più ne metta, vi sembrano questi difensori della deontologia professionale? A me no, onestamente.

D'altronde, il sistema di incentivi nel mondo dell'informazione premia questo comportamento un po' lecchino. L'abbiamo detto più volte, con il parlamento che dà sussidi ai quotidiani, e tutta la RAI in mano al governo, chi va avanti nel mondo dell'informazione è solo chi piace alla politica. E chi piace alla politica non è nè di destra nè di sinistra: è uno senza schiena dritta.

 

Questo e' "il sistema" in Italia, e' un dato di fatto. Una stampa con la schiena dritta puo' solo esistere dove ci sia possibilita' di fare profitti offrendo informazione corretta e di qualita'. Questo in Italia e' praticamente impossibile per una serie di motivi: assenza di editori puri tra i proprietari, presenza di contributi di Stato che slealmente favoriscono la stampa servile nei confronti di almeno una parte politica influente, analfabetismo storico degli italiani e assenza di numericamente sufficiente classe media istruita e non obnubilata. Forse anche la prevalenza dell'idealismo non scientifico e della cultura umanista sull'empirismo scientifico gioca un ruolo e preclude ancora di piu' all'Italia un'informazione corretta e qualitativamente valida.

Forse anche la prevalenza dell'idealismo non scientifico e della cultura umanista sull'empirismo scientifico gioca un ruolo e preclude ancora di piu' all'Italia un'informazione corretta e qualitativamente valida.

Assolutamente, assolutamente. Togli il forse. Basta dare un'occhiata alle pagine culturali dei maggiori quotidiani; o a come si parla di riforme: solo giuristi, costituzionalisti, storici e politologi chiamati a scrivere della congruità della riforma in discussione, quale che sia, con il testo costituzionale; con la formazione culturale degli italiani e così via. Mai costi, mai simulazioni di come funzionerebbero a regime certe proposte, nessuna proiezione nel futuro.

Però attribuiamo bene le responsabilità. Gli umanisti ok, hanno le colpe. Ma gli economisti? Dico: e le facoltà  di economia? Hanno gli insegnamenti e la ricerca di economia politica per fare tutto quel lavoro quantitativo? O, come ha detto Filippo R., sono solo un'emanazione degli studi professionali dei docenti principali della facoltà?

Mah, da politologo in divenire obietto e preciso.

La scienza politica è una scienza sociale, come l'economia. Che dunque i politologi intervengano per analizzare determinate riforme non mi pare un oltraggio. Faranno le loro analisi guardando, per esempio, la riforma non perfetta, ma possibile: cioè sulla quale le forze politiche possono trovare un compromesso. I costi che si guardano non sono economici ma politici.

Il problema è un altro: ad intervenire sono sempre i soliti tromboni che, spesso, oltre a non essere competenti, hanno un solo interesse, rimanere gli intellettuali organici della loro classe politica. Quindi le analisi, anzichè andare nella direzione che ho sottolineato, mirano a dimostrare la morsa tirannica del governo in carica ovvero la sua visione illuminata.

Dunque si ritorna al problema di prima del giornalismo in generale.

Andrea G.,

ho provato  a scriverti ma mi chiede verifiche antispam..

Una stampa con la schiena dritta puo' solo esistere dove ci sia possibilita' di fare profitti offrendo informazione corretta e di qualita'. Questo in Italia e' praticamente impossibile per una serie di motivi

Ne aggiungo un paio:

1) Esistenza di un ordine professionale che combatte con ogni mezzo necessario lo sviluppo di un mercato del lavoro giornalistico non distorto

2) Esistenza di un contratto nazionale di categoria surreale, che costringe gli editori a operare in perdita (quindi con obiettivi non economici ma politici) oppure a sposare un modello di gestione banditesco delle proprie imprese (ad esempio, non so se qualcuno di voi ha sentito parlare della vicenda e-polis)

3) Una inscalfibile consuetudine di servilismo giornalistico

Mi è sempre piaciuto l'esempio del giornalismo automobilistico. Fate il seguente esperimento: aprite la pagina motori di un quotidiano inglese o americano e leggete un articolo. Troverete di solito una descrizione della macchina di turno onesta, un po' ironica, a volta pesantemente critica, ma in ogni caso una descrizione leggibile dell'auto provata dal giornalista. Poi aprite la pagina motori del Corriere, de La Repubblica o - se proprio volete farvi una risata - de La Stampa. Troverete delle penose marchette, in cui il giornalista si limita ad abbellire con toni aulici e trionfali il comunicato stampa della casa produttrice: secondo i giornali italiani tutte le automobili sono bellissime, grintose, confortevoli, consumano pochissimo e proiettano sul fortunato proprietario un immagine da vincente assoluto. Non c'è un solo modello (come invece avviene nella realtà) che sia una sòla, che sia scomodo, ruomoroso, brutto, costruito con materiali scadenti, o banalmente triste.

Non c'è alcun motivo perché ciò debba accadere, nel senso che in tutto il mondo i giornali scrivono recensioni anche stroncanti di automobili e non per questo i produttori gli cancellano la pubblcità. In Italia invece, c'è questo costume di sudditanza assoluta, per cui il primo cronista che sgarra sa che i colleghi lo isoleranno come un cavallo pazzo, sarà escluso dalle presentazioni ufficiali (e dai relativi viaggi esotici tutto-pagato-dalla-casa), gli verranno negate le auto da provare (o quella bella macchina generosamente parcheggiata gratis nel suo garage per 3-6 mesi), o peggio sarà cancellata la pubblicità di quel produttore sul suo giornale e il giornalista - individualmente - ne sopporterà le conseguenze. È un sistema, una consuetudine di corruttela. Lo sanno tutti, e tutti zitti.

Il giornalismo politico è esattamente così. Se scrivo male di tizio, poi non mi darà più le notizie. E siccome sono talmente pigro che le notizie sulla vita politica non me le vado a cercare, ma dipendo in modo cronico dalla telefonatina serale al politico stesso o al suo portaborse, non potrò mai sgarrare. E anche se volessi, sarà il mio editore ad emarginarmi per evitare guai alle sue altre attività. Tutti si adeguano. È anche per questo che i quotidiani italiani non vendono. In ultima analisi, parlano al potere, non al pubblico. Quelle otto pagine di fuffa politica tutti i giorni, sono il motivo per cui nessuno - tranne pochi addetti ai lavori - ha realmente interesse a spendere un euro per il giornale del mattino.

 

D'accordo perfettamente, senza dubbio. Con le seguenti, se si vuole, aggiunte/estensioni.

Non è solo l'assenza/fragilità di una cultura scientifica a favorire una soave genuflessione, sminzolinata, della nostra stampa nei confronti dell'ottimo nostro millemestieri, ma l'assenza/fragilità, nei più, di una cultura etica, di derivazione, in questo caso, liberale, senza la quale spesso  dalla velina al direttore di giornale, si è soliti sopire, pur di arrangiarsi al meglio, quel sentimento di responsabilità personale di correre a difendere, ogni volta sia da chiunque minacciata, la libertà di tutti.

Per questo è possibile incontrare anche uomini di "scienza", intellettuali, giornalisti, privi di un'elementare, attiva cultura liberale.

Ma già prima dell'esplosione della scienza moderna e della moderna cultura liberale toccò a un umanista europeo denunciare, così, l'abbandono, sino a farsi schiavi, anche da parte di persone libere, di ogni comportamento etico dinanzi al potere dei soldi: “Anche i veri nomi delle cose ormai da lungo tempo abbiamo perso insieme alle buone cose: e abbiamo ceduto ai vizi tanto da trasferire in essi con tacito consenso le proprietà della virtù. ... il lusso e gli sperperi sono giudicati di dignità pari a nobiltà e ricchezza ...sprecare una gran quantità di denaro in spettacoli buffoneschi, e banchettare sontuosamente diventano segni di magnificenza e di vanto. La semplicità, la sincerità e la giusta prudenza sono considerate virtù per gli stolti; il nome della prudenza è passato alla frode e all’inganno, e l’intelligenza è diventata malignità...il denaro, all’inizio semplice strumento per procurarsi il necessario per vivere, divenne strumento di onore, di dignità, di superbia, di iracondia, di arroganza, di vendetta, di vita e di morte, di potere, di tutto quanto noi misuriamo con il denaro. E una volta attribuito al denaro un così grande valore, non si troverà alcuno che non giudichi suo dovere per qualunque via e maniera accumularlo, abbracciarlo, conservarlo, a ragione, a torto, giustamente e ingiustamente, senza distinzione tra sacro e profano, tra lecito e illecito. Chi è riuscito ad accumulare denaro è un sapiente, un signore, un re, un uomo di grande e ammirevole giudizio; al contrario chi non ha denaro, l’uomo povero, è un idiota, da disprezzare, a stento un uomo. Questa opinione, così profondamente da tutti accettata, spinge anche gli uomini per natura noncuranti della fortuna a farsi suoi schiavi. Per questo gli uni sono di esempio e di incitamento agli altri per delinquere. (Vives, De subventione pauperum, I, 7)

 

O no?

Severo Laleo

Silvio Berlusconi tocca il cielo con un dito. Non si aspettava un successo del genere. Come pure non si aspettava il veleno, le accuse e gli insulti che gli hanno riversato addosso in questi giorni i suoi alleati. E visto che l'uomo risponde alle difficolta' come un leone, in quattro e quattrotto come quando e' sceso in campo nel '94 ha deciso di rivoluzionare lo scenario politico italiano: un nuovo partito, un ritorno al proporzionale sul modello tedesco, fine del bipolarismo e, magari, nuove alleanze.

queste le prime righe dell'intervista concessa da BS a Minzolini subito dopo il siparietto di piazza san babila, novembre 2007 non ieri l'altro. e poi prosegue con toni analoghi a queli dell'articolo che riporto nel post. e d'altronde la famosa non-intervista a Violante, ricordata anche da AlexCT, risale agli albori della vita politica di BS.

vedi Andrea, a me pare che il Minzolini si sia guadagnato sul campo la nomina in RAI con un lavoro costante negli anni (lavoro tanto piu' prezioso visto che il nostro scriveva per un giornale relativamente indipendente come La Stampa) e non grazie ad un riposizionamento strategico degli ultimi mesi. negli ultimi mesi ha semplicemente completato l'opera, diventando in tutto e per tutto indistinguibile dai tanti lanzichenecchi sguinzagliati in giro al soldo del premier.

qui, ad esempio, lo possiamo apprezzare all'opera sul caso Lario.

Mi esimio dal commentare l'opportunità della nomina.

Bergonzoni può sicuramente imparare qualcosa leggendo i tuoi interventi.

touché...ho provveduto a correggere

 

 

 

E’ uno spasso leggere il Minzolin degli ultimi mesi, da quando SB deve avergli confidato che lui è il prescelto.

 

Raccontando dell’idea del premier di partecipare alla festa del 25 aprile scrive su la Stampa:

“(l’idea) Fa parte di quelle invenzioni con cui il Cavaliere supera impasse e contraddizioni, facendo un passo in avanti o un salto nel futuro. …Si può dire quel che si vuole infatti, ma Berlusconi non ha un passato da dimenticare. Non è stato comunista, né fascista. Il suo primo approccio alla politica sono stati i manifesti attaccati sui muri per la Dc nel ’48. Quindi ha sempre avuto un atteggiamento laico, non ideologico verso il 25 aprile. … Berlusconi riconosce e comprende i punti di vista di tutti. … ci sono stati i partigiani cattolici, socialisti, liberali, ma anche una resistenza comunista a cui il Cavaliere potrebbe addirittura riconoscere il merito di aver partecipato a questo moto di popolo. …il tentativo di costruire ‘una coscienza nazionale’, ‘un sentimento nazionale’, in cui possano riconoscersi tutti: nella storia non c’è stato solo il fascismo, ma anche lo stalinismo, il regime sovietico, Pol Pot, Saddam Hussein e tanti altri. … Il primo 25 Aprile del Cavaliere è essenzialmente un atto di fiducia”.

 

Il 30 aprile dalla Polonia annota definitivo: “…e eliminando il motivo del contendere (le candidate) il Premier ha azzerato l’intera vicenda”.

(ahi ahi, ma il premier non ha detto invece che le candidate non ci sono mai state?).

e conclude dalla Polonia:

“E in privato minimizza anche l’incomprensione con la signora Veronica: <>”.

 

Ma Minzolin non è solo un retroscenista, è anche un acuto analista politico.

Ecco infatti come vede la situazione politica, nella sua rubrica per Panorama del 16 aprile:

“Ecco perché paradossalmente, proprio in un momento difficile come questo, di fronte alle mille emergenze che incombono, Franceschini dovrebbe fare l’esatto contrario. Dovrebbe confrontarsi con il premier sulla modernizzazione del Paese, sulle riforme, a cominciare da quella sulla giustizia, appunto, cimentarsi in una vera sfida riformista.

Se seguirà l’altra strada, invece, il Pd forse potrà anche vincere la competizione con Di Pietro (è difficile) ma sicuramente perderà quella nel Paese. Perché sulle posizioni dell’ex Pm non si può governare l’Italia, semmai partecipare a una guerra fra poveri con l’Italia dei valori e la sinistra massimalista, per conquistare una fetta di quell’elettorato residuale che vive ancora pensando che la politica quando si ha a che fare con Berlusconi sia uno scontro tra nemici all’ultimo sangue”.

 

Secondo quasi tutti i suoi colleghi giornalisti Minzolin è una persona simpatica, divertente. Viene dalla gavetta, dicono orgogliosi/invidiosi. Infatti, è approdato al Tg1 senza aver mai diretto un giornale e senza conoscere minimamente i meccanismi della tv. Forse è un bene, chissà. Viva il merito, abbasso la competenza.

Una volta raggiunta la metà, avrà uno scatto di reni (anzi di pinne, ricordando di essere stato “lo squalo”) o continuerà a stare in ginocchio per non disperdere la forza che gli è stata infusa dall’alto?


In un memorabile commento di qualche giorno fa Michele ha così descritto il problema del Corriere della Sera:

il Corriere deve risolvere un complicato problema di massimizzazione del leccaculismo sotto il vincolo che il naso non gli diventi marrone. Cosa non da poco, viste le attività a cui si sono dedicate e si dedicano le chiappe che deve baciare.

A Minzolini è stato invece assegnato il problema di massimizzazione senza vincoli. Lo ha risolto brillantemente.

Quanto a livello intellettuale non ci batte nessuno. 

Un nanetto: Quando abbiamo visto l'articolo di Minzolini riportato nel post abbiamo avuto una breve discussione, perche' uno di noi ha interpretato le lodi sperticate del presidente operaio etc. come una presa in giro di Berlusconi.

No nessuna ironia, figurarsi!

E' un genere che è molto, troppo diffuso. Basta vedere questo video, già postato peraltro da Michele un po' di tempo fa.

Cara Veronica,

le scrivo una lettera pubblica a nome mio e di molte mie colleghe parlamentari. Tutte noi abbiamo letto le parole da lei espresse nei confronti di suo marito e tutte noi ne siamo rimaste molto colpite. Non è nostra intenzione commentare le sue iniziative me­diatiche che evidentemente esprimono un disagio profondo, ma desideriamo farle co­noscere il nostro, di disagio, sicuramente di­verso dal suo, ma forse meno personale, poi­ché comprende l’universo femminile italia­no.

Noi deputate del Pdl riteniamo che la sua esternazione pubblica abbia fatto tornare indietro di colpo di cinquant’anni le donne, a quando erano comandate dal maschio dominante ed erano bersaglio del maschili­smo becero, a quando veni­vano considerate solo corpi da guardare e sesso da gode­re, mentre le proprie mogli erano solo madri e necessa­riamente casalinghe. Il no­stro disagio si è concretizza­to alla lettura dei giornali di queste settimane, in cui si sono sprecati i ritratti di donne aspiranti a qualun­que cosa, con foto di ragazze seminude (comprese le sue), con puntuali citazioni di amanti e di peccati, abbiamo letto il velato disprezzo per le donne che comunque sfiora­no il mondo 'porno' dello spettacolo, i titoli umilianti scelti (velina ingrata), ed il ritrat­to della donna italiana è tornato, in tre set­timane, ad essere quello desolante che a fa­tica ci eravamo illuse di aver cancellato. L’eco delle sue parole è arrivato sulla stam­pa estera, dove le italiane sono state dipin­te come cortigiane, tutte seno e labbra rifat­te, e l’Italia, il cui Capo del Governo ha il cognome che porta lei ed i suoi figli, ritratta come un Paese di veline, tutte col book foto­grafico sotto il braccio, che mostra il 'lato B', nostro orgoglio nazionale!

Cara Veroni­ca, la potenza del suo amaro messaggio, scelto sicuramente con dolore e con determi­nazione, ha provocato l’esplosione di una mentalità sopita e mai soppressa. Noi depu­tate avvistiamo in Transatlantico ammic­canti sorrisi maschili ed ascoltiamo com­menti compiaciuti rivolti alla sessualità, grazie a lei invidiata, del nostro Premier. Cara Signora Berlusconi, lei ha sposato un uomo fuori dal comune, che ha sempre avu­to quel carattere che lo contraddistingue e che è parte del suo fascino, come lei stessa ha riconosciuto più volte, e suo marito avrà per lei dei difetti anch’essi fuori dal comu­ne, ma deve riconoscere che ha anche una personalità talmente travolgente da averle fatto dichiarare che difficilmente ne avreb­be fatto a meno.

Cara Veronica, ci stupisca ancora, visto che la sua voce ha una eco così vasta, faccia qualcosa di concreto a favore delle donne. Dia ai suoi figli un vero esem­pio di vita, esca da quella ca­sa dorata e si faccia vedere tra le donne italiane, quelle che tutte le mattine vanno al lavoro per portare a casa lo stipendio. Faccia tornare sui giornali le notizie del terre­moto d’Abruzzo e della crisi economica mondiale. Usi la sua forza mediatica non per distruggere ma per costrui­re, come ha sempre fatto nel­la sua vita. Abbandoni la sua solitudine e lasci perdere i famelici av­vocati e gli eventuali interessati consiglieri, e segua le ragioni del suo cuore perché, per dirla come Pascal: «Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce».

Cara Veronica, torni a parlare con suo ma­rito, privatamente però, e con la vostra fa­miglia che cresce, perché da soli, dopo tan­to amore e dopo tanta vita, è come un lutto, si soffre, si piange e si sta male, specie se i sentimenti non sono morti, ma restano an­cora vivissimi.

Con affetto e stima

Melania Rizzoli
deputato Pdl
23 maggio 2009

 

 

(dal Corriere della Sera: http://www.corriere.it/politica/09_maggio_23/melania_rizzoli_cara_veroni...)

 

Huh???

Io penso che sia il post che i commenti successivi violino la convenzione di Ginevra del 1864.

Ricordo, genericamente, che è proibito sparare sulla Croce Rossa..

stavo anch'io per postare un commento, poi ho trovato il primo commento di Gilli, che quoto parola per parola.

Una volta mi hanno raccontato (ma stento a crederlo) che in certi contesti industriali i manager mostrano la loro fedeltà al capo supremo mostrando le terga a pantaloni calati nel corso di imbarazzanti riunioni riservate. La cosa potrebbe rispecchiare analoghi comportamenti osservati in certe comunità di primati. Insomma, si tratta di comportamenti spiegabili da scienze diverse dall'economia, dalla politica o dal diritto. Non riesco ad aggiungere nient'altro, se non che simili comportamenti appartengono più alla categoria dei mezzi per raggiungere i fini che a quella dei segnali di capacità professionale.

Ecco, la prima risposta a tutti i critici di Minzolin.

Il Tg1 inserisce il simbolo PDL nel riportare stralci dell'intervista concessa alla Cnn da BS.

Io vorrei tanto aver assistito alla riunione di redazione in cui si è decisa questa cosa; vedere proprio gli argomenti che usavano per far diventare un'intervista uno spot elettorale. Ma magari anche qui c'è un'ironia che, come al solito, non ho colto.

Tra l'altro, non è una violazione della par condicio? E le autorità garanti?

Dunque,

ci sono due interviste diverse, una fatta alla CNN, senza logo elettorale PDL, e una fatta da  Videolina dove invece compare il simbolo. Materialmente può essere che l'infelice inserzione del simbolo sia opera dei miei conterranei. E va bene.

Rimane però che quelle immagini provviste di simbolo elettorale sono passate ANCHE  su Tg1 e Tg3. Certo, se la redazione del Tg1 non ha fatto taroccamenti, mi scuso dei miei sospetti, rimane però che sono stati "imprudenti" a far passare il filmato con il simbolo accanto.

Aggiungo poi che, nell'usuale bilanciamento della par condicio, il candidato istituzionale, che riveste cioè funzioni politiche nel momento della campagna elettorale, gode già di una visibilità speciale nelle TV, giustificata però dal fatto che appare come presidente del governo e non come candidato; se però si mette addirittura il simbolo a fianco...beh, allora ho i miei dubbi che il presidente parli solo in quanto tale.

Una domanda. Perchè il Tg1 ha avuto  bisogno di prendere le immagini di una emittente locale? PErchè proprio quelle di videolina? Cosa c'entrava la Sardegna? Erano forse immagini girate in Sardegna? Non mi sembra.

Insomma, sarà che l'inserzione del simbolo non è opera della redazione del Tg1, però com'è che hanno preso le immagini da Videolina?

Servirebbe avere l'intervista integrale di Videolina per capire perchè è stata utilizzata. E' possibile che nell'intervista a Videolina Berlusconi dica delle cose che non ha detto alla CNN e che il giornalista del TG1 ha ritenuto interessante riportare (Ovviamente io non credo che questo sia il caso ma non ho la possibilità di dimostrare il contrario).

Rimane il fatto che l'accusa di taroccamento è completamente insensata e che bastavano 30 secondi per controllare, visto che il servizio del TG1 cita esplicitamente Videolina.

Rimane il fatto che l'accusa di taroccamento è completamente insensata e che bastavano 30 secondi per controllare, visto che il servizio del TG1 cita esplicitamente Videolina.

Su quello di sopra hai ragione, mi sono fidato dell'Unità. Il Tg1 non ha taroccato e non siamo nemmeno certi che abbia esternalizzato il lavoro sporco sapendo di stare facendo una forzatura.

Rimane che avrebbero dovuto stare attenti al simbolo. Siamo in campagna elettoriale

mi sono fidato dell'Unità

Che è come dire, all'opposto, mi son fidato di Emilio Fido .......

Al di là dello scherzo - ed a prescindere dall'ovvia inopportunità del passaggio video per le riprese in questione, fatto peraltro non inusuale nella storia dell'informazione televisiva in mano ai partiti - rimane l'ennesima dimostrazione di quanto la stampa italica sia inaffidabile e di come, quindi, mai sia saggio dar per scontate le notizie - senza verifica - solo per simpatia/antipatia o personale patente di credibilità arbitrariamente attribuita ..... :-)

Si appunto, Franco.

Anche perchè poi, dalla prima lettura dell'articolo dell'Unità non si precisava affatto che il video in questione era stato trasmesso ma NON montato dalla redazione del TG1...quelli dell'Unità avrebbero magari potuto far passare la questione dell'inopportunità del simbolo invece hanno preferito dare a intendere che il Tg1 avesse fatto proprio il copia e incolla.

Mah, sulla stampa italiana continuo a pensarla come, come? ...non mi ricordo ora chi è che disse: "vedete tutto e tenete ciò che è buono"...insomma leggere di tutto.

Tuttavia oggi ho trovato questo

Osservatorio Antiplagio, comitato di vigilanza sulla tv e sui ”media”, rende noto di aver fatto analizzare ad un tecnico l’intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio alla CNN e rimandata in onda dalla Rai nel TG3 e TG1 di lunedi’ 25 maggio, dove compare il simbolo elettorale del PdL ”Berlusconi Presidente”, simbolo che non era presente nel video originale. La relazione del perito e’ la seguente:
”E’ palese che il logo del PdL e’ stato sovrapposto al filmato, sia per le sue proporzioni eccessive, sia per la presenza sulla tenda alle spalle del premier dell’ombra del medesimo simbolo, ombra che non rispetta le dimensioni del logo e che si dirige dal basso in alto, mentre i fari che illuminano Silvio Berlusconi sono disposti anche lateralmente. L’ombra, inoltre, fa pensare che il logo del PdL stia fluttuando nell’aria o che sia appeso ad un filo. Di conseguenza la sovrapposizione del simbolo al filmato originale e’ inconfutabile’‘.

Osservatorio Antiplagio quindi denuncia, senza ombra di dubbio, che chi ha realizzato la manipolazione del video ha agito in malafede, danneggiando la CNN, e chi lo ha mandato in onda ha violato la ”par condicio” elettorale.

Osservatorio Antiplagio www.antiplagio.org Info +39.338.8385999
Resp. prof. Giovanni Panunzio panunzio@email.it

 

E' tal Ferrara, giornalista illustre, spia a mezzo servizio, ustascia del presidente del consiglio.

Quando si sveglieranno le truppe rincoglionite dal festival di Sanremo dall'incubo detto "il servizio pubblico" della RAI?

Suggerisco di leggere "pubblico" e "servizio" come i servizi resi al locale Rafael Montero (per chi scorda, il governatore nemico di Zorro).

In Italiano si dice: vi imponiamo una tassa per pagar laute prebende a stronzi in cravatta che fanno campagna elettorale per chi siede al governo.

In Italiano si dice: vi imponiamo una tassa per pagar laute prebende a stronzi in cravatta che fanno campagna elettorale per chi siede al governo

nihil novum. bruno vespa sostenne, forte di una ineguagliata conoscenza dei più riposti anfratti del servizio pubblico televisivo, che l' editore di riferimento del Tg1 e' la Democrazia cristiana. La Dc ha passato la mano, chi è al suo posto fa esattamente lo stesso.

La Dc ha passato la mano, chi è al suo posto fa esattamente lo stesso.

Solo che chi ha ricevuto il passaggio di mano controlla altre tre reti, altri media e la pubblicità. Ed è da qui che nasce Minzolini il più sguaiato e sfacciato leccaculo dello lurida storia dei servi italioti.

 

Qui (in alto a sx) lo vediamo impegnato nell' arduo compito del decidere da che parte stare, se col libertino puttaniere o con l' intransigente tradizionalista che nega riconoscimenti alle coppie omosessuali.

Davvero uno spot per la privatizzazione della rai, comunque.

Nulla di nuovo, appunto, inclusa la pervicacia di varie prostitute che continuano a raccontar panzane mentre fanno il contratto della moglie, la suocera che fa fi"ccion", alla peggio qualche biglietto gratis per vedere domenicaIN "dal vivo".

E tutto questo sottoscritto da un tal r nervo petroni gorla, etc.

nulla di nuovo, il combattimento contro tali figuri e' una guerra infinita: sono talmente corrotti che prendono quel che gli erutta dalla bocca per champagne, e non lo e'

la casta rai-radiotelevisiva cambia i burattini, come prevedibile (e/o previsto) nessun intervento va fatto per vendere l'azienda strracotta dei vari lei/garimberti/rizzo nervo/etc, vengono mutati gli affittuari degi studi.

E' interessante che vada fatto ad interim, in modo da permettere correzoni in "corsa" nel caso il fornero/terzi/monti collassi e vadano di nuovo alle elezioni.

perche' e' il tornasole della capacita' dei vari Teriz/Profumo/Passera/Monti/Giarda di sganciare gli elementi piu' purulenti della casta 9appunto i vari figuri della rai)

le soluzioni sono di estrema banalita' che tengano un canala radio in cui fanno iservizi pubblici (annuciano dove sono le cucine per i terremotati)

il resto lo paghi chi vuole pubblicita', il che non sembra tanto lontano dalla relata' visto che i costi spiralifori di rai si mangiano il maltolto del canone, che risulta insufficiente per le migliaia di cretini che devono esser pagati

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