Oppressione fiscale e detassazione degli straordinari

11 maggio 2008 alberto lusiani

Sembra che in Italia si stia consolidando un consenso trasversale sull'opportunità di detassare straordinari, premi di produzione e in generale componenti variabili dei salari. Alcuni sindacati hanno anche proposto di detassare gli aumenti contrattuali. Secondo me si tratta di una misura fondalmentalmente e profondamente sbagliata, ma sono interessato a conoscere le opinioni altrui per capire meglio l'argomento.

Con sempre maggiore insistenza e trasversalità tra forze politiche e sindacati (e perfino oppositori interni nella mia abitazione privata, come mia moglie) sembra si stia affermando in Italia la convinzione che sarebbe opportuno detassare i compensi per straordinari, i premi di produzione, qualcuno dice anche gli aumenti contrattuali, la componente dei salari contrattata per azienda o per individuo: in generale le componenti variabili e/o "meritocratiche" dei salari.

Per diverse ragioni io ritengo che si tratti di una pessima scelta. Prima però cercherò di riassumere cosa viene proposto, e per quali ragioni. Mi scuso se per mancanza di tempo non includo almeno in questo articolo d'apertura collegamenti, grafici, citazioni. Qualunque correzione o precisazione è bene accetta.

Da quanto ho sentito in TV e ho letto il centrodestra propone detassazione di straordinari e premi di produzione (es. Sacconi recentemente in TV, anche il d.d.l. di MS Gelmini include qualcosa del genere). La CISL sembra sia d'accordo: se ricordo bene, in passato aveva proposto la detassazione degli aumenti contrattuali. La CGIL sembra sia l'unica forza che si oppone (visto in TV recentemente di fronte a Sacconi). Ho letto (ma accetto correzioni se avessi letto male) che anche nel PD c'è sostanziale convergenza sulla detassazione di componenti variabili dei salari (per esempio qui Morando per il PD afferma che sono favorevoli alla detassazione della parte di salario corrispondente alla contrattazione di secondo livello). Per la prima volta nella mia vita probabilmente sarei schierato con la CGIL contro tutti. Ovviamente non certo con le stesse motivazioni che ho sentito in TV (mi ricordo solo che, sul momento, le ho giudicate indifendibili come al solito, poi le ho dimenticate. Anzi ora una la ricordo: danneggerebbe le donne che possono fare meno straordinari).

Ma quali sono le motivazioni a favore esposte dai propositori? Si possono riassumere molto semplicemente: la pressione fisco-contributiva su ogni compenso extra è così elevata che a fronte di un costo elevato per le imprese arriva ben poco in tasca ai dipendenti "meritevoli" per cui non ci sono incentivi a lavorare di più e meglio. Ora a quanto ammonta questa pressione fisco-contributiva sui compensi extra?

Secondo i miei calcoli, che magari in seguito documenterò meglio (nota del 14/5/2008: grazie anche ad alcune critiche in un commento di Corrado ho rifatto i calcoli in maniera piu' accurata e corretta e li riporto in fondo all'intervento: le conclusioni rimangono invariate), ma che intanto illustro con un grafico in fondo all'articolo, a partire da redditi imponibili IRPEF di 28 mila euro all'anno, l'aliquota marginale reale è intorno al 40%, per un lavoratore dipendente senza carichi. In presenza di carichi familiari, la soglia a cui inizia l'aliquota intorno al 40% si alza ma modestamente. La mia stima è che la maggior parte dei lavoratori dipendenti arriva a questi redditi, quindi ogni aumento patisce il 40% di aliquota marginale effettiva IRPEF. Chi non supera la soglia in ogni caso patisce un'aliquota marginale del 30%. Se partiamo dal costo del lavoro per l'impresa, il reddito imponibile IRPEF è il 67% del costo del lavoro, perché il 33% va direttamente all'INPS come contributi previdenziali. L'imposizione fisco-contributiva marginale oltre 28 mila circa all'anno di reddito imponibile IRPEF è, rispetto al costo del lavoro, 33% + 40%*67% = 60%. Ci sarebbe anche l'IRAP che qui trascuro. Questa aliquota marginale è compatibile con la tipica affermazione, che a volte si legge, secondo cui il costo del lavoro è oltre il doppio del netto in busta paga, ma riguarda specificamente l'aliquota marginale che colpisce gli aumenti di salario. Quindi se l'impresa sborsa 100 euro di premio aziendale l'operaio incassa 40 euro. Dà fastidio, ma così è la vita in Italia. Altrove in Europa va molto meglio, stimerei a spanne che per redditi medi l'aliquota marginale fisco-contributiva è circa 30-40%, e poi per redditi alti 40-50%.

In realtà è ancora peggio di così, perché i legislatori italiani sono profondamente stupidi e producono mostri. Infatti, oltre all'aliquota marginale IRPEF+INPS, ci sono altri effetti, complicati e difficili da stimare. Un effetto (amplificato dalla recente "riforma" di Visco) è dovuto agli assegni familiari: sono variabili in funzione del reddito familiare (inclusivo di rendite a tassazione separata) secondo uno schema che favorisce molto i redditi bassi e si annulla molto velocemente proprio per redditi individuali tra 28 mila e i 40 mila euro. E non è finita, ci sono molte altre voci (tasse universitarie, esenzione dai ticket sanitari) che salgono o scendono drasticamente col reddito. Insomma nel Belpaese è ben possibile che l'aliquota marginale omnicomprensiva di assegni familiari e ogni altra intrusione statale sia superiore al 100%, vale a dire: l'impresa spende 100 euro in più, il dipendente riceve 40 Euro, ma poi a causa del reddito aggiuntivo supera una o più soglie e si vede tagliare per esempio 100 euro al mese di assegni familiari per un anno, perde l'esenzione al ticket, deve pagare di più la mensa scolastica ai figli e le tasse universitarie; in altre parole è addirittura possibile che alla fine il dipendente ci perda. Se è proprio sfortunato può arrivare a perdere anche 1500 Euro. Spero mi scuserete se non faccio un esempio con tutti i numeri ... il mio tempo è limitato e diverse ore se ne sono andate solo per compilare il 730 in questi giorni. In ogni caso anche Sacconi in TV parlava di questi effetti che a mio parere sono reali e riguardano una larga frazione dei dipendenti. Insomma in Italia l'orribile apparato di oppressione fiscale ed erogazione di sussidi statali crea per molti una "poverty trap", da cui non conviene uscire, cioè non conviene nemmeno rischiare di guadagnare di più per poi soffrire aliquote marginali omnicomprensive superiori al 100%.

Data questa situazione, la "soluzione" su cui sta convergendo larga parte del nostro apparato politico-sindacale sembra essere la detassazione degli aumenti salariali. Il sogno del sindacalista e dell'imprenditore: accordo su 100 euro di aumento, aumento del costo del lavoro di 100 euro, aumento netto in busta 100 euro. Sacconi parla esplicitamente di detassazione totale: straordinari e premi aziendali non verrebbero soggetti ad alcuna contribuzione INPS, né IRPEF. Non andrebbero in pratica nemmeno dichiarati. Non farebbero scattare la perdita degli assegni familiari, né dell'esenzione dal ticket, né gli aumenti delle tasse universitarie: nulla. Insomma, più soldi per le imprese e per i cittadini, e meno per lo Stato. La quadratura del cerchio?

È invece a me sembra una solenne boiata, e cerco di spiegare perché. Con la detassazione proposta ci sarebbe un vantaggio mostruoso per tutti, imprese e dipendenti, a spostare la frazione maggiore possibile della contribuzione dalla parte "fissa" a quella "variabile" e "meritocratica". Ma sono capaci i propositori a immaginare 20 milioni di italiani, tra dipendenti ed imprenditori, al lavoro per realizzare, con la nota e insuperabile creatività italiana, l'obiettivo di spostare i salari dalla parte fissa tassata marginalmente al 60% e oltre alla parte variabile tassata 0%? Si rendono conto che contro 20 milioni ci sarebbero solo 8-10mila magistrati a valutare se la normativa sulla detassazione che si accingono a formulare sarà stata violata o no? Non solo: poiché in Italia la decisione di cosa sia "straordinario", "premio di produzione" o "incremento contrattuale" viene di fatto presa attraverso la contrattazione sindacale, una tale legislazione delegherebbe ai sindacati le funzioni dell'autorità fiscale. Nello stabilire orari minimi e massimi, tariffe orarie, premi di produzione e costi extra per le ore straordinarie, i sindacati di fatto avrebbero il potere di definire la base imponibile per la parte che attiene al reddito da lavoro dipendente!

Anche dal punto di vista meramente economico, assumendo illusoriamente che i sindacati si astengono dal trarre vantaggio da questa nuova legislazione, ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere nuovi dipendenti ma piuttosto far lavorare di più quelli già assunti. Ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere persone a part-time o a non assumere chi non accetta o non può fare ore straordinarie (magari per impegni famigliari). Questi incentivi non avrebbero motivazione economica alcuna, distorcerebbero senza ragione l'allocazione delle risorse, e sarebbero con ogni probabilità nocivi. Sbaglio?

Che cosa proporrei io? La revisione della tassazione (e di tutte le forme di esenzioni e detrazioni) per fare in modo che l'aliquota marginale sia per ogni reddito costante o monotona crescente. È possibile ed anche semplice, e semplificherebbe la vita dei cittadini e anche dello Stato. Sull'IRPEF, basta adottare detrazioni o deduzioni che sono costanti col reddito, e poi aliquote progressive per scaglioni. Gli assegni familiari dovrebbero essere aboliti, e le risorse recuperate dovrebbero andare ad aumentare detrazioni e diminuire aliquote per tutti in maniera universale. Per ogni spesa amministrata dallo Stato, tutti dovrebbero pagare lo stesso ammontare. I redditi bassi vanno favoriti aumentando detrazioni e diminuendo le aliquote sui primi scaglioni, non col micro-management di tutte le gabelle statali. Si risparmierebbero tra l'altro un bel po' di dipendenti pubblici improduttivi che lavorano solo ad acquisire e controllare le dichiarazioni sul reddito e poi a modulare ticket e tasse varie in funzione di questo.

Cosa mi aspetto verrà fatto? Ovviamente il peggio: c'è un sistema di oppressione statale assurdo quanto kafkiano, invece di riformarlo si metterà una toppa detassando qualche componente variabile dei salari con una bella legislazione astrusa, si aumenterà l'illegalità e l'arretrato dei tribunali, si aumenterà la distorsione operata dallo Stato nell'allocazione delle risorse economiche e l'Italia affonderà ancora un po' di più.

Aliquota marginale IRPEF sui redditi di lavoratore dipendente senza carichi familiari secondo la recente riforma di Tremonti e di Visco, e per lavoratore con moglie e due figli a carico secondo Tremonti. Sono inclusi gli effetti degli scaglioni IRPEF e delle deduzioni o detrazioni che si riducono col reddito. Non sono inclusi gli effetti degli assegni familiari a volte inclusi nel confronto, che hanno in prima approssimazione l'effetto di aumentare la parte di reddito non tassato e di aumentare significativamente l'aliquota marginale.

aliquota marginale IRPEF

[il seguito contiene calcoli piu' accurati aggiunti il 14/5/2007]

Calcoli aggiornati sull'aliquota marginale IRPEF

Grazie allo stimolo di alcune critiche in un commento di Corrado, ho corretto alcune imprecisioni e fornisco ora una stima piu' corretta e accurata delle aliquote fiscali e fisco-contributive marginali sui redditi di lavoro dipendente, tenendo conto in maniera piu' puntuale dell'effetto degli assegni familiari.

Repubblica mette a disposizione un calcolatore IRPEF per calcolare l'effetto combinato di IRPEF, assegni familiari, addizionale regionale e addizionale comunale sui redditi. Calcolando il "reddito disponibile" a partire da redditi lordi che differiscono di 100 Euro si ottiene quanto dei 100 Euro arrivano al lavoratore, il resto e' proporzionale all'aliquota marginale su 100 Euro dovuta alle tasse sul reddito e alle assegni familiari. Per effettuare il calcolo occorre fare una serie di assunzioni, che elenco perche' i miei risultati siano meglio riproducibili: regione=Toscana, provincia=Arezzo, comune=Anghiari. Ho considerato 4 casi: dipendente con coniuge e 2 figli a carico, dipendente con coniuge e 1 figlio a carico, dipendente coniugato ma con solo 1 figlio a carico, dipendente senza carichi familiari.

Il calcolatore calcola il reddito disponibile secondo l'ultima riforma di Visco, e secondo la normativa precedente, che includeva la riforma di Tremonti. Con Tremonti, un lavoratore con coniuge e figli a carico che guadagna al lordo 20800 ottiene al netto un reddito disponibile di 20393 Euro. Se al lordo guadagna +100 Euro, al netto guadagna +67 Euro: questo significa che l'aliquota marginale e' (100-67)/100 = 33%. Se il guadagno lordo aumenta ancora di 100 Euro e va quindi a 21000 Euro, l'aumento corrispondente al netto e' ... -212 Euro. Questo corrisponde ad un'aliquota marginale del [100-(-212)]/100 = 312%. Il lavoratore ci perde perche' gli assegni familiari sono stati definiti da cani, con gradini che li riducono in funzione del reddito producendo per alcuni redditi aliquote marginali superiori al 100%. (tra parentesi: non so chi abbia normato gli assegni familiari in maniera cosi' demenziale, credo che Tremonti li abbia ereditati). In ogni caso calcolando quello che succede dopo la riforma di Visco ho fatto una scoperta piacevole: Visco non solo ha aumentato gli assegni familiari, ma ha anche fatto delle modifiche per eliminare le aliquote superiori al 100% per alcuni redditi.

Concludendo, muovendoci nella situazione descritta a partire da 20800 Euro di reddito lordo, abbiamo che per incrementi di 100 Euro le aliquote marginali sono:

Tremonti: 33%, 312% , 33%
Visco: 46%, 46%, 46%

In sostanza, l'aliquota media e' probabilmente uguale tra i due sistemi, e Visco l'ha uniformata. Queste aliquote marginali includono molti effetti: IRPEF, addizionali, detrazioni che si riducono col reddito, assegni familiari che si riducono col reddito. Sarebbe molto piu' serio e trasparente che le detrazioni e gli assegni familiari fossero costanti, in modo che l'aliquota marginale sia uguale a quella nominale IRPEF sui redditi (27%, 38%, 43%, 45%). Ma come di consueto nello Stato italiano si preferisce il sotterfugio e l'imbroglio, destra e sinistra unite, Tremonti e Visco all'unisono: per redditi bassi l'aliquota IRPEF e' nominalmente bassa (27%), ma l'aliquota marginale omnicompresiva e' piu' alta della massima aliquota per i redditi piu' elevati (45%).

Considerando altre situazioni, otteniamo risultati paragonabili. Cito solo i dati con Visco/2006, per un reddito lordo di 20000 Euro all'anno:

dipendente, coniuge e 1 figlio a carico, netto 18420, aliquota marginale: 42%
dipendente coniugato con solo 1 figlio a carico, netto 17730, aliquota marginale: 42%
dipendente non coniugato senza carichi familiari, netto 16145, aliquota marginale: 31%

Come si vede, anche per redditi medi e medio-bassi gli assegni familiari equivalgono di fatto a detrazioni, che in cambio aumentano l'aliquota marginale perche' il loro importo si riduce col reddito. Il lavoratore senza carichi ha un'aliquota marginale inferiore perche' non ha assegni familiari: il sistema e' cosi' astruso che le sue conseguenze sono evidentemente fuori dal controllo dei legislatori.

Ho rifatto lo stesso esperimento intorno a 35000 Euro e ho trovato una situazione simile, aliquota marginale pre-Visco al 38% (con probabili salti oltre al 100% che pero' non ho avuto tempo di scoprire dove), aliquota marginale dopo Visco al 44-45%.

In conclusione, anche per redditi medi o medi-bassi, l'aliquota marginale sui redditi imponibili IRPEF in Italia e' tipicamente 42-46%, salvo che per i single senza figli.

Calcoli aggiornati sull'aliquota marginale sul costo del lavoro

Aggiorno nel seguito i calcoli svolti sopra in maniera (solo leggermente) scorretta, come evidenziato da un commento di Corrado.

Usando i dati riportati qui e qui, arrotondando secondo l'ultima riforma Visco i contributi del datore di lavoro (CD) al 33% del lordo in busta paga (LBP) e i contributi del lavoratore (CL) al 9.5% del lordo in busta paga, e ricordando che l'imponibile IRPEF (II) e' uguale al lordo in busta paga meno il 9.5% di contributi, posso scrivere, usando CDL per il costo del lavoro:

CDL = LBP + 33%*LBP = 133%*LBP
II = LBP - 9.5%*LBP = 90.5%*LBP = 90.5%(1/133%)*CDL= 68%*CDL

Quindi l'aliquota (sia marginale che inclusiva) contributiva sul costo del lavoro e' 32% = 100%-68%.

Come abbiamo visto sopra, sull'imponibile IRPEF o reddito lordo si applica poi un'aliquota marginale fiscale nell'intervallo 42-46% per la grande maggioranza dei dipendenti. Nel seguito usero' il 42%. Questo 42% si applica all'imponibile IRPEF che e' il 68% del costo del lavoro, per cui l'aliquota marginale fisco-contributiva sul costo del lavoro e' 60.6% = 32%+68%*42%.

Se vogliamo completare l'opera possiamo cercare di includere l'IRAP, che valeva 4.25% e dopo la riforma Visco vale 3.9%. Credo si applichi sull' imponibile IRPEF, se e' cosi' l'aliquota marginale INPS+IRPEF+IRAP sul costo del lavoro e' 63.2% = 60.6%+3.9%*68%. Se l'IRAP si applica anche sugli oneri sociali l'aliquota complessiva sale di poco.

Questo significa che a fronte di 100 Euro extra pagati dall'impresa, solo 36.8 Euro arrivano in tasca al lavoratore dipendente, anche per redditi medi e medio-bassi.

Quindi per i redditi dei lavoratori dipendenti, nello Stato italiano c'e' una sorta di flat tax! Infatti oltre una soglia effettiva di reddito esente, c'e' poi una aliquota effettiva praticamente costante e uguale quasi per tutti, pari al 63% circa. Gli unici che sfuggono sono i dipendenti senza carichi familiari, che hanno una quota minore di reddito esente, ma vengono parzialmente compensati con un'aliquota marginale 10% circa inferiore, finche' il loro reddito non raggiunge le aliquote IRPEF piu' alte del 38%, 43%, 45%.

Molto italianamente la flat tax uguale per tutti e' il risultato finale di una politica fiscale che - a parole - vuole favorire i redditi bassi con aliquote IRPEF inferiori. Si noti che i redditi bassi vengono comunque favoriti con detrazioni effettive, equivalenti a quote di reddito esenti, come e' accettabile e condiviso, almeno dai fautori della flat tax. La mia critica alla situazione esistente non e' su questo ma su due punti:

  • la flat tax effettiva e' imposta con sotterfugi e imbrogli, a partire da redditi bassi e proclamando a parole aliquote piu' basse per i redditi minori
  • il livello finale dell'aliquota marginale fisco-contributiva e' troppo elevato (~63%)

Oltre alla normativa appena esaminata, nello Stato italiano esistono una serie di provvedimenti e sussidi che sono funzione del reddito in maniera rigida e stupida: esenzione dai ticket sanitari, borse di studio, riduzione di tasse universitarie, del costo della mensa scolastica e mille altre elemosine e sconti di Stato. Partendo dal 63% di aliquota marginale, e' facilissimo che un lavoratore dipendente a fronte di un esborso extra di 100 Euro del datore di lavoro non solo non guadagni nulla ma anche ci perda, da 200 Euro con gli assegni familiari prima di Visco a 1000-2000 Euro perche' il suo reddito supera qualche soglia rigida utile ad avere sconti e sussidi. Un risultato kafkiano evidente conseguenza del miscuglio della poca competenza e della poca onesta' dei legislatori italiani.

84 commenti (espandi tutti)

Concordo con l'analisi, sulla detassazione del variabile avevo già scritto ai tempi della analoga idea di Sarkozy. Tra questa levata d'ingegno, che non fa nulla per stimolare l'offerta di lavoro e il quoziente familiare (che rischia di deprimere ulteriormente l'offerta di lavoro femminile) ho l'impressione che nel PdL sia all'opera un disegno tradizionalista che mira a tenere le donne a casa. Ma forse sbaglio, è solo insipienza.

Perché non dovrebbe stimolare l'offerta di lavoro? E perché dovrebbe addirittura deprimere l'offerta di lavoro femminile?

Detassare gli straordinari, a parità di ogni altra condizione, non è intuitivamente il modo migliore di aumentare l'occupazione. Le aziende fanno con la forza lavoro che hanno già in casa. Sul quoziente familiare e l'effetto disincentivante dell'offerta di lavoro femminile, tutto dipenderà dal peso assegnato al coefficiente della donna : quanto più è alto, tanto maggiore sarà la riduzione di progressività ed il beneficio per coppie che hanno un forte differenziale di reddito tra moglie e marito, dsincentivando l'offerta di lavoro femminile.

ho l'impressione che nel PdL sia all'opera un disegno tradizionalista
che mira a tenere le donne a casa. Ma forse sbaglio, è solo insipienza.

Io credo sia insipienza combinata con demagogia, perche' questa misura piace alle masse (povera Italia), e temo anche alle elites confindustriali.

Un grosso grazie ad Alberto Lusiani per il suo tentativo di iniettare un minimo di buon senso in un dibattito dove tale dote sembra essere completamente sparita. Avevo espresso dubbi molto simili sulla proposta di detassare gli aumenti cosidetti "di merito" in un commento a un articolo di Giorgio di qualche mese fa.

L'articolo di Alberto mi ha convinto che in realtà le prospettive sono addirittura peggiori di come le immaginavo. In sintesi, se veramente passeranno proposte come quelle che circolano si scatenerà la fantasia italica e si cercherà di far passare qualunque componente della retribuzione come "di merito". Ne seguiranno effetti distorsivi a non finire. Probabilmente il colpo al gettito tributario sarà molto più alto di quello inizialmente pronosticato; questa forse è l'unica parte buona, in fondo una riduzione delle tasse, anche se fatta male, è pur sempre una riduzione delle tasse. E lì mi ero fermato.

Ma cosa succederà poi? In un paese normale, con elites governanti appena decenti, ci si renderebbe conto dell'errore e si tornerebbe indietro. Invece è molto probabile che il legislatore tenti di definire in modo sempre più dirigistico e intrusivo cosa è lavoro "normale" e cosa è "straordinario", quanta parte degli aumenti contrattuali sono "normali" e quanta parte è "per merito", e così via delirando. La legislazione diverrà sempre più confusa e arzigogolata, ciascun settore industriale e finanche ciascun individuo avrà la sua particolarissima tax schedule, gli incentivi all'elusione e all'occultamento del reddito saranno potentissimi. Infine, siccome poi alla fine di tagliare la spesa non parla nessuno e il gettito fiscale non può diminuire più di tanto, i soldi che lo stato perde in tutto questo casino dovranno essere recuperati in qualche altro modo, con tanti auguri alla riduzione del carico fiscale. 

Ma veramente la banale idea di abbassare le aliquote fiscali e contributive per tutti e in modo non distorsivo è così difficile da assimilare? E veramente è impossibile capire che qualunque taglio delle tasse che non sia accompagnato da tagli alla spesa non può durare?

ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere nuovi
dipendenti ma piuttosto far lavorare di più quelli già assunti. Ci
sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere persone a
part-time o a non assumere chi non accetta o non può fare ore
straordinarie (magari per impegni famigliari).

Quale é questo incentivo mostruoso per le imprese se ció che devono pagare (come straordinario o se assumono un part time) non cambia? Lo straordinario é una scelta del lavoratore, quando l'impresa lo assume non sa quanti straoridnari questo deciderá di fare.

Hey, cosa succede oggi? Postumi del sabato?

Se l'impresa X deve gestire una crescita della domanda del 10 per cento, puo' farlo in due maniere: chiedendo ai dipendenti attuali di lavorare 44 ore settimanali in media (fatta l'ipotesi che ora ne lavorino 40) o aumentando l'occupazione del 10%. Sotto la nuova fantasia fiscale, l'incentivo e' ovvio ed e', effettivamente, mostruoso.

I lavoratori part-time tali sono perche' vogliono lavorare part-time. Magari perche' studiano, magari perche' hanno figli o nonni da accudire, magari perche' stanno cominciando a mettersi in proprio e l'altra parte della giornata la dedicano alla propria azienda. Magari per quello che vuoi, ma costoro gli straordinari hanno difficolta' a farli. Quindi fra un part-time ed uno intero, ecco che la nuova regoletta fiscale introduce una distorsione. 

Nota che i part-timers offrono grande flessibilita': un part-time e' come un mezzo lavoratore (o magari 1/3, 1/4, a seconda di quanto "part" sia), quindi permette di assumere solo mezzo lavoratore invece di uno, il che aumenta la flessibilita'. Ma, ovviamente, il salario del part-timer va tassato, mentre quello delle ore di straordinario dei lavoratori gia' assunti no. Ecco la distorsione, enorme, contro l'assunzione di lavoratori a part-time.   

Let's get sober ...

C'e' qualcosa che continua a sfuggirmi:

Se l'impresa X deve gestire una crescita della domanda del 10 per
cento, puo' farlo in due maniere: chiedendo ai dipendenti attuali di
lavorare 44 ore settimanali in media (fatta l'ipotesi che ora ne
lavorino 40) o aumentando l'occupazione del 10%. Sotto la nuova
fantasia fiscale, l'incentivo e' ovvio

Se capisco bene suggerisci che con le nuove norme, per come le prevediamo, sarebbe conveniente lo straordinario. A me non pare ovvio che questo sia piu' conveniente rispetto al regime fiscale esistente, a meno che non valgano altre condizioni -- per esempio quelle indicate da Sandro e in particolare il fatto che le imprese riescano a mangiarsi parte della maggiore torta disponibile dopo la detassazione, oppure che per qualche ragione questa aumenti la produttivita'.

Se no, il lavoro straordinario per le imprese costa e rende esattamente quanto prima (la detassazione riguarderebbe solo i lavoratori e non le imprese, no?).

E neppure il meccanismo suggerito da Sandro, che riassume una delle obiezioni principali nell'articolo di Alberto, mi pare ovvio:

Nel breve-medio periodo si diminuirà la retribuzione sulla parte
"normale" della giornata di lavoro e si aumenterà la retribuzione degli
straordinari; gli incentivi fiscali spingono a fare esattamente questo.

Questo e' quello che vorrebbe il dipendente. Ma per l'impresa un'ora di lavoro straordinario non costa piu' di un'ora di lavoro ordinario? A parita' di ore complessive questa operazione aumenterebbe il costo del lavoro, a meno che appunto i benefici della detassazione su un'ora di straordinario possano essere spartiti tra lavoratore e impresa a vantaggio di entrambi.

Cos'e' che mi sfugge?

Che invece ci siano gravi distorsioni dal lato dell'offerta di lavoro, non c'e' dubbio.

Se no, il lavoro straordinario per le imprese costa e rende esattamente
quanto prima (la detassazione riguarderebbe solo i lavoratori e non le
imprese, no?). [...]

[...] a meno che appunto i benefici della detassazione su un'ora di
straordinario possano essere spartiti tra lavoratore e impresa a
vantaggio di entr

Giulio: appunto! Quando elimini una tassa elimini una tassa per entrambi i lati del mercato. Vedrai che lavoratori ed imprese troveranno immediatamente la maniera di redistribuirsi le tasse risparmiate, come è giusto che facciano. D'altra parte, quando si invoca la riduzione delle imposte sui redditi e' proprio questo che si vuole (oltre a ridurre la distorsione sull'offerta di lavoro) fare: ridurre i costi che gravano sul "match" impresa-lavoratore, lasciando a loro la decisione di come spartirsi l'extra. 

Nota inoltre che la proposta che gira vuole detassare tutte le parti "aggiuntive", ossia straordinari, premi di produzione ed incrementi salariali. Di nuovo, la logica mi sembra folle. 

Ok, ora capisco, grazie.

Ma davvero in Italia, se la proposta dovesse passare, si riuscira' a spartirsi l'extra? Cioe' mi pare strano che se i sindacati riuscissero per una volta ad ottenere un aumento salariale consistente (seppure su un margine molto particolare) dopo sarebbero disposti a cederlo in parte alle imprese, e in proporzione sufficiente a compensare il fatto che straordinari, premi di produzione ed incrementi salariali aumentano il costo orario del lavoro.

Certo, la cosa piu' realistica e' che lo schema di spartizione venga piu' o meno esplicitamente concordato ex-ante da sindacati e imprenditori come condizione per il consenso.

Nella piccola-media impresa, spesso lo straordinario non e' una scelta del lavoratore.

In genere si fa un accordo con il padrone sul numero delle ore e la struttura della compensazione, che spesso ha poco a che fare con il contratto firmato dai sindacati. Per esempio, nelle aziende che hanno una forte componente stagionale, ci sono periodi durante i quali tutti sono chiamati a fare lo straordinario.

Negli alberghi e ristoranti della costa romagnola, caso che conosco bene, durante l'estate si lavora fino a che ci sono clienti. Non c'e' orario. Su come strutturare la retribuzione (bianco verso nero, ordinario versus straordinario,...) ci si accorda in anticipo.

Lo straordinario non è una scelta del lavoratore, è il risultato di un accordo tra il lavoratore e l'azienda. L'impresa può non sapere con esattezza quanti straordinari un lavoratore può o vuole fare, ma ci sono caratteristiche osservabili (come ad esempio il sesso, ci torno dopo) che aiutano a prevedere questa variabile. 

Per vedere come la proposta possa condurre a una riduzione nel numero degli occupati, consideriamo un'azienda che svologe operazioni che richiedono 400 ore-lavoro la settimana. Ci sono due possibilità:

1) si assumono dieci persone a  40 ore la settimana ciascuna.

2) si assumono 9 persone a 40 ore la settimana ciascuna e compensi le 40 ore rimanenti con straordinari.

Se passa la proposta di detassare gli straordinari, a parità di ore lavorate e di esborso totale per l'azienda la seconda soluzione garantisce che il compenso medio netto per ora lavorata che finisce in tasca al dipendente sia più alta. Facendo l'ipotesi semplificatrice che ogni ora di lavoro sia tassata alla stessa aliquota fisco-contributiva, il carico fiscale nel secondo caso diminuisce del 10%, e va in tasca ai dipendenti. Non ci vorrà molto tempo per le imprese di trovare un qualche modo per mangiare almeno una fetta della torta. Nel breve-medio periodo si diminuirà la retribuzione sulla parte "normale" della giornata di lavoro e si aumenterà la retribuzione degli straordinari; gli incentivi fiscali spingono a fare esattamente questo.

Quali saranno gli effetti netti sull'offerta di lavoro è difficile dire senza dati più precisi. In principio, a retribuzione invariata, un decremento del carico fiscale sugli straordinari dovrebbe espandere appunto l'offerta di lavoro straordinario. Una volta fatti i dovuti aggiustamenti, con decremento della parte "normale" della retribuzione, l'effetto netto può essere positivo o negativo. Di certo le modalità di lavoro (in particolare, il numero di occupati e la lunghezza della giornata lavorativa) saranno assurdamente distorte da fattori fiscali che nulla hanno a che vedere con l'efficienza.

Suppongo che Phastidio risponderà alla domanda sulla forza lavoro femminile, ma fammi offrire i mie due centesimi di riflessione. Non è un mistero per nessuno che nella cultura italiana i compiti di gestire la casa e i figli vengono sproporzionatamente assegnati alle donne. Questo rende la forza femminile, a parità di altri fattori, meno propensa di quella maschile ad accettare allungamenti della giornata lavorativa. Siccome lo schema di tassazione proposto condurrà a una riduzione della retribuzione oraria "ordinaria" (e tassata) che verrà compensata da un aumento della retribuzione "straordinaria" (e detassata), i lavoratori che hanno meno propensione ad allungare la giornata lavorativa avranno minori incentivi a entrare nel mercato del lavoro. Visto che questi lavoratori sono soprattutto donne, il risultato sarà un minore ingresso di queste ultime nella forza lavoro.

Una parola sul part-time, infine. Supponiamo che il legislatore permetta anche ai lavoratori part-time di fare straordinari detassati. In tal caso tutti o quasi i lavoratori cambieranno il loro contratto da tempo pieno a part-time, continueranno a lavorare lo stesso numero di ore e otterranno una riduzione del 50% del carico fiscale. Le imprese saranno felicissime di ottemperare alle richieste dei lavoratori visto che, come discusso prima, nel breve-medio periodo riusciranno a partecipare alla spartizione del surplus. Siccome dubito che lo stato possa sopportare un decremento del 50% delle entrate, il part-time verrà escluso dai benefici della detassazione del lavoro straordinario. Questo a sua volta renderà più costoso l'uso del part-time e, temo, condurrà all'estinzione di questo strumento contrattuale. Non c'è da piangere se una tipologia contrattuale non viene più usata. C'è però da piangere quando non viene più usata per arbitrarie norme fiscali che nulla hanno a che vedere con l'efficienza.

Non sono in grado di dare un giudizio complessivo sulla proposta di Sacconi senza averla vista formalizzata, non credo comunque che possa fare grosse distorsioni sulle retribuzioni perchè sarà tarata e governata, si spera, per un costo complessivo di 3-4 mld € come dicono i giornali. Intervengo piuttosto per due aspetti :

1) il costo del lavoro complessivo non è 67% ( uguale a imponibile a beneficio del lavoratore)  + 33% (a carico dell' azienda), ma piuttosto fatta 100 la Retribuzione Annua Lorda di un lavoratore, il costo aggiuntivo dell' azienda è pari a 33% ( sostanzialmente sono i  contributi INPS a carico del datore e TFR più qualche assicurazione minore)

2) non è inoltre credibile l' affermazione generica che un lavoratore dipendente ci rimetta o possa rimetterci ( abbia un reddito minore ) facendo straordinari; se fosse vera, non dovrebbe neanche essere conveniente avere aumenti retributivi per merito o avanzamento; mi sembra che  un affermazione del genere dovrebbe almeno essere esemplificata con un caso reale rappresentativo di una situazione diffusa e significativa. 

Sono d'accordo che è probabilmente opportuno aspettare i dettagli della proposta. Il Sole 24 ore riporta la seguente dichiarazione di Tremonti.

Sulla detassazione degli straordinari, il titolare di via XX Settembre
ha sottolineato che «sarà il primo punto di confronto, sarà uno dei
provvedimenti che faremo a Napoli», ma precisa che sarà necessario un
confronto con il sindacato. «Su quel provvedimento dovremo discutere
con il sindacato, ma credo che da entrambe le parti ci sia una logica
di dialogo costruttivo».

Su Repubblica si afferma la cosa seguente

...nell'ambito di un unico decreto, o subito
dopo, toccherà al provvedimento per la detassazione Irpef degli
straordinari: il provvedimento ha un costo che, in relazione al
meccanismo che sarà utilizzato (cedolare secca del 10 per cento o una
diversa graduazione), viene valutato dai 2 ai 4 miliardi. Proprio per
misurare l'impatto di questa misura e graduarne l'effetto, i tecnici
sono alacremente al lavoro.

C'è la possibilità che alla fine gli alacri tecnici scoprano che la proposta è troppo costosa e quindi si ripieghi su un provvedimento di facciata, non particolarmente utile ma nemmeno particolarmente dannoso. Resto lo stesso perplesso. Veramente non vedo perché, se si vogliono ridurre le tasse sul lavoro dipendente di 2-4 miliardi, sia necessario farlo in questo modo contorto.

Sicuro che non sia credibile? Penso a un lavoratore pugliese che ha un figlio che studia all'università in emilia romagna: ha un punteggio ISEE (http://it.wikipedia.org/wiki/ISEE ) inferiore, ma di poco, a 17247, che permette al figlio di prendere una borsa di studio dell'ADSU (ente per il diritto allo studio regionale) di livello basso: 2180,5 Euro (oltre all'esenzione dalla tassa di iscrizione minima, di circa 700 euro annui), oltre alla possibilità di accedere a "studentati" a canone agevolato.

Se è vicino alla soglia, qualche ora in più di lavoro straordinario al mese (detassato o meno), può portarlo ai fatidici 17248 punti ISEE e rimetterci quindi circa 2980,5 euro di botto (a meno che non decida di non fare studiare più il figlio). Piccolo esempio di come aliquote marginali superiori al 100% di fatto non siano poi così rare in italia e di come certi sussidi siano stati pensati da cani. Visto che ho avuto bisogno di solo 3 minuti per fare questa tremenda pensata, non mi immagino a impiegarne 10 o 20 cosa potrebbe saltare fuori...ma non è impossibile che sia anche io reduce da un tremendo sabato sera e che stia sparando minchiate :)

Non sono in grado di dare un giudizio complessivo sulla proposta di
Sacconi senza averla vista formalizzata, non credo comunque che possa
fare grosse distorsioni sulle retribuzioni perchè sarà tarata e
governata, si spera, per un costo complessivo di 3-4 mld € come dicono
i giornali.

Questa e' una buona notizia, tuttavia oltre ai costi diretti vanno valutati anche i costi indiretti di questo provvedimento: complica il calcolo e la previsione dell'imposta sui redditi, crea nuovi problemi, che stratificano sul disastro gia' esistente, sull'interpretazione della normativa, sugli incentivi a violarla, sui costi dei controlli e della persecuzione delle violazioni, distorce l'allocazione delle risorse forzando un'allocazione sub-ottimale che privilegia costo del lavoro su straordinari e premi di produzione e disincentiva aumenti degli stipendi base. Il costo totale per l'economia puo' superare di molto il costo stimato diretto sul gettito fiscale.

1) il costo del lavoro complessivo non è 67% ( uguale a imponibile a
beneficio del lavoratore) + 33% (a carico dell' azienda), ma piuttosto
fatta 100 la Retribuzione Annua Lorda di un lavoratore, il costo
aggiuntivo dell' azienda è pari a 33% ( sostanzialmente sono i
contributi INPS a carico del datore e TFR più qualche assicurazione
minore)

Mi scuso per aver riportato in maniera errata questi dati che ho sempre faticato a padroneggiare. Ritengo tuttavia che facendo i conti per bene le conclusioni siano quasi invariate. Ci riprovo ora in questo messaggio.

Usando i dati riportati qui e qui, arrotondando secondo l'ultima riforma Visco i contributi del datore di lavoro (CD) al 33% del lordo in busta paga (LBP) e i contributi del lavoratore (CL) al 9.5% del lordo in busta paga, e ricordando che l'imponibile IRPEF (II) e' uguale al lordo in busta paga meno il 9.5% di contributi, posso scrivere, usando CDL per il costo del lavoro:

CDL = LBP + 33%*LBP = 133%*LBP
II = LBP - 9.5%*LBP = 90.5%*LBP = 90.5%(1/133%)*CDL= 68%*CDL

Quindi l'aliquota (sia marginale che inclusiva) contributiva sul costo del lavoro e' 32% = 100%-68%. Poi, come avevo detto, c'e' a partire da 28kEuro di reddito imponibile IRPEF un'aliquota marginale IRPEF effettiva del 40%, che sul costo del lavoro incide 68%*40% = 27.2%. Quindi l'aliquota marginale fisco-contributiva sul costo del lavoro e' 27.2%+32% = 59.2% contro il 60% che avevo stimato. Come vedi non cambia nulla.

[I dati sono per me quasi diabolici perche' il 33% del lordo che corrisponde ai contributi del datore di lavoro e' quasi identico al 32% che datore e lavoratore complessivamente pagano di contributi in rapporto al costo del lavoro].

Se vogliamo completare l'opera possiamo cercare di includere l'IRAP, che valeva 4.25% e dopo la riforma Visco 3.9%. Credo si applichi sull' imponibile IRPEF, se e' cosi' l'aliquota marginale sul costo del lavoro e' 59.2%+3.9%*68% =61.8%. Se l'IRAP si applica anche sugli oneri sociali arriviamo al 63% circa.

2) non è inoltre credibile l' affermazione generica che un lavoratore
dipendente ci rimetta o possa rimetterci ( abbia un reddito minore )
facendo straordinari; se fosse vera, non dovrebbe neanche essere
conveniente avere aumenti retributivi per merito o avanzamento; mi
sembra che un affermazione del genere dovrebbe almeno essere
esemplificata con un caso reale rappresentativo di una situazione
diffusa e significativa.

Lo temevo che avrei dovuto fare anche questo conto, sob! Ci provo. Usando il calcolatore IRPEF di Repubblica , che include gli assegni familiari, e li confronta anche tra prima e dopo l'ultima riforma Visco, ho provato alcuni redditi. Per poter riprodurre i miei risultati usate: regione=Toscana, provincia=Arezzo, comune=Anghiari, lavoratore coniugato con moglie e due figli a carico, reddito=x, reddito familiare=x (cioe' nessun reddito aggiuntivo a quello del capofamiglia), nessun reddito per prima abitazione.

prima di Visco, un lavoratore che guadagna a partire da x=20800+Dx Euro,dopo IRPEF e assegni familiari si ritrova con y=20393+Dy Euro con i seguenti importi. L'aliquota marginale progressiva sara' (100-Dy).

Dx = 0, 100, 200, 300 -- Dy = .., 67, -212, 67
aliquota marginale: 33%, 312% , 33%

Quindi se l'imponibile IRPEF aumenta di 100 Euro il lavoratore ha 67 Euro in piu', se aumenta di 100 ancora ha 212 Euro in meno, con un'aliquota marginale del 312%, superiore al 100%.

Una delle poche cose buone che posso ora concedere a Visco e' che, come scritto anche nella relazione ISAE gia' citata in passato, oltre ad aumentare gli assegni familiari, li ha rimodulati per eliminare le aliquote marginali oltre il 100% che abbiamo visto sopra. Tutto questo ovviamente a costo zero per lo Stato per tutta la riforma complessivamente, e in questo caso specifico alzando l'aliquota marginale dal 33% al 46% in quell'area di reddito. Con Visco abbiamo infatti y=20703 e:

Dy = .., 54, 54, 54
aliquota marginale: 46%, 46%, 46%

Ho rifatto lo stesso esperimento intorno a 35000 Euro e ho trovato una situazione simile, aliquota marginale pre-Visco al 38% (con probabili salti oltre al 100% che pero' non ho avuto tempo di scoprire dove), aliquota marginale dopo Visco al 44-45%.

Concludendo, se facciamo meglio i conti (incrocio le dita) e includiamo IRAP e assegni familiari, possiamo calcolare che per un'amplissima gamma di redditi (da 20kEuro/anno e probabilmente anche meno), l'aliquota marginale effettiva sul reddito e' approssimativamente 32%+68%*(45%+4%) = 65% includendo nell'ordine contributi, IRPEF+assegni familiari, IRAP. Le conclusioni del mio articolo iniziale rimangono per me valide.

Inoltre ho scoperto che nello Stato italiano c'e' la flat tax! C'e' e vale approssimativamente 65% a partire da redditi inferiori a 20kEuro annui. Molto italianamente questo risultato semplice si ottiene con la combinazione di: 2 contributi, IRAP, IRPEF a scaglioni progressivi e detrazioni calanti col reddito, aggiungendo come cigliegina finale assegni familiari calanti col reddito. Su tutta la combinazione appena ricordata aleggiano poi mille altri sconti ed elemosine che producono aliquote marginali dal 65% a probabilmente il 1000% su una varieta' di soglie di reddito familiari. Credo che nemmeno Kafka sarebbe riuscito ad immaginare uno scenario peggiore.

Sono sostanzialmente d'accordo con le preoccupazioni espresse da alberto. In effetti si puo anche immaginare un certo numero di situazioni dove lo "straordinario" perda il suo carattere appundo di straordinarietà e diventi in qualche misura strutturale. Si creerebbe quindi una certa quota della forza lavoro caratterizzata da un orario di lavoro di fatto più lungo. Nulla di male in tutto questo, ma non si vede perché questa quota debba godere di un trattamento fiscale più favorevole.

Per trovare un qualche tipo di giustificazione si potrebbe immaginare che il compenso per il lavoro straordinario abbia, almeno parzialmente, natura risarcitoria anziché retributiva: una sorta di "risarcimento danni" per il maggior logorio fisico e mentale, per la rinuncia al tempo libero etc. ed in quanto tale non costituisca "reddito" ai fini fiscali.

Se non sbaglio una manovra simile di detassazione degli straordinari e' stata introdotta all'inizio dell'anno. O se ne era solo parlato?

E' stata introdotta lo scorso autunno. E' rimasta impantanata nelle interpretazioni su cosa fosse straordinario o meno, e al termine di una defatigante discussione tra parti sociali è partita. Per ora non ci sono segnalazioni di abusi, ma lamentele principali sono sul fatto che i margini di ricorso allo straordinario sono ovviamente diminuiti, con l'indebolimento della congiuntura.

Forse sovrastimo i cugini francesi, ma sono equivalenti le due detassazioni degli straordinari? In Francia gli straordinari erano un tempo tassati piu' del lavoro normale, in ossequio all'idea di ridurre l'orario di lavoro a 35 ore. Detassazione alla francese significa eliminare questa super-tassazione (provvedimento che ritengo corretto) oppure ridurre la tassazione al 0% o 10% come si progetta in Italia?

 

A me risulta che in Francia vi sia una defiscalizzazione totale , inclusi gli oneri sociali:

La detassazione si applica allo stock legale di 220 ore annue di
straordinario ed alle ore svolte in eccedenza su base volontaria,
misura che di fatto neutralizza senza sopprimere formalmente il tetto
delle 35 ore.
Inoltre, è previsto un incremento della
maggiorazione di remunerazione delle ore di straordinario, dal 10 al 25
per cento, anche nelle imprese fino a venti
dipendenti, equiparandole a quelle di maggiori dimensioni. Per
compensare gli imprenditori del maggiore esborso, è prevista una riduzione in somma fissa dei contributi dei datori di
lavoro, pari a 0.50 euro e 1.50 euro per ora di straordinario a seconda
che l’impresa impieghi più o meno di 20 salariati. Il cartellino del prezzo di questa legge era stimato a circa 6 miliardi di euro, sulla base di un totale di 900 milioni di ore annue. Aspettiamo i consuntivi del primo anno di attuazione.

dubbi

bossone 12/5/2008 - 04:12

Premesso che la detassazione degli straordinari, a mio modesto avviso, non mi sembra debba essere un provvedimento con cosi' alta priorita' tra le nuove azioni di governo, leggendo l'articolo mi e' sorto pero' un dubbio, anzi due.
Il primo dubbio e' questo: da un lato e' vero che ci sarebbe in questo provvedimento un disincentivo per assumere part time workers, non sono cosi' sicuro pero' come dice l'articolo che
"ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere nuovi dipendenti". Un effetto almeno non va in questa direzione: ci sarebbe una riduzione del costo medio di assunzione. La media del costo delle ore (normali + straordinario) lavorate dovrebbe scendere se ci fosse questa
detassazione e quindi ecco un incentivo ad assumere. Quanto forte sia questo effetto non lo so: e' una domanda per i nostri esperti di applied labor economics.

Il secondo dubbio e' sull'affermazione che le donne sarebbero danneggiate: non mi pare. A meno che uno non pensi alla possibilita' che una donna sia licenziata o le si faccia mobbing se non accetta di fare straordinari. Le donne disoccupate (e non solo loro) anzi avrebbero ancora un
incentivo maggiore a trovare un lavoro. Le donne occupate avrebbero solo un piu' alto costo opportunita' nel non fare straordinari.
I believe the total effect depends on women labor supply with respect to their husbands' income. Per gli US e' abbastanza bassa se non ricordo male (qualcuno sa come sia per l'Italia?).

Infine, concordo che l'effetto sui conti pubblici potrebbe essere notevole: se questa pero' e' una strategia to starve the beast...

Re: dubbi

luigi 12/5/2008 - 04:55

Questo paper dice un po' di cose. Se intendi l'elasticita' dell'offerta di lavoro delle donne rispetto al salario del marito, dice che e' negativa e intorno a -0.4  ( il lavoro della donna e' sostituto di quello del marito all'interno della famiglia) ( a pag. 708). L'elasticita' del marito rispetto al proprio e della consorte salario e' sempre molto bassa, e , mi correggera' chi ne sa di piu', pare sia un tema ricorrente di queste stime.

 

 

Re(1): dubbi

bossone 12/5/2008 - 18:17

Luigi, scusa sono stato impreciso. Hai ragione tu intendevo come dici tu l'elasticita' dell'offerta di lavoro delle donne rispetto al salario del marito. Premesso che ci basiamo su dati US e non Italiani, questo paper riporta valori (a seconda del modello) tra il -0.192 e il -0.226 (Table 3) per gli anni piu' recenti (1999-2001) per questa elasticita'. Quindi non mi sembra poi cosi' alta. Soprattutto l'effetto sarebbe  completamente offset by own wage elasticity che ha valori tra (+0.357 e +0.413).

Ascoltando le prime voci di corridoio sulla proposta governativa, sembrerebbe che la detassazione non riguarderebbe solo gli straordinari, ma anche tutte le componenti variabili dello stipendio, compresi ad esempio i premi di produzione.

Chiedo agli esperti, cosa vieterebbe allora di avere stipendi ridotti all'osso del minimo sindacale (tassati) e premi di produzione (detassati) solo formalmente incerti, ma sostanzialmente certi perchè basati su obiettivi sicuramente raggiungibili ?

Quali conseguenze ci sarebbero per la finanza pubblica ed il  mercato del lavoro ? Gli effetti della proposta sugli straordinari sono stati abbastanza considerati nei commenti, ci sarebbero  le medesime conseguenze se venisse sfruttata la leva dei premi di produzione ?  

Gli effetti, ad oggi, sarebbero identici anche per i premi di produzione e simili. Che in generale non rappresentano importi rilevanti sul totale della retribuzione (con l'eccezione, direi, del settore creditizio-finanziario). Ma se e quando ci sarà la riforma della contrattazione di secondo livello, e il peso del variabile aumenterà significativamente (dicunt), il rischio del buco di gettito fiscale e contributivo sarà ancora più elevato.

La ragione per cui il nuovo governo intende detassare gli straordinari (come praticamente  arrivi a farlo  credo siano tutti curiosi di capire) è puramente elettorale. La motivazioni economiche e fiscali sono solo di contorno. I principali destinatari della detassazione sono i dipendenti delle piccole e medie imprese del nord ai quali le giuste obiezioni ad una tale proposta importano un "belino" ma poi votano Lega e PDL. Stesso discorso vale per l'abolizione dell'ICI sulla prima casa (di cui ha  scritto G. Muraro sul sito della Voce.info). Sull'ICI, notoriamente, anche il defunto governo Prodi si era lasciato coinvolgere in quello che può essere semplicemente definito populismo fiscale. Ovviamente la necessità di ridurre la pressione fiscale è sacrosanta, ma c'è modo e modo. 

edit: non sono convinto di quello che ho scritto per cui (vilmente) cancello!

Analogie

michele boldrin 12/5/2008 - 09:50

L'analogia appropriata mi sembra con le finte riforme del mercato del lavoro a colpi di "contratti atipici". Incapaci di riformare il mercato del lavoro tout-court, cosa si fa? Si costruiscono cose ultra-flessibili al margine, inventandosi figure professionali una la piu' assurda dell'altra. Qui lo stesso: incapaci di riformare e semplificare il sistema fiscale per il grosso del reddito (perche', poi? Non si capisce nemmeno perche' : se tagli le tasse tagli le tasse, un euro e' un euro!) lo si fa in modo arzigogolato per forme marginali di reddito. Creando, ovviamente, enormi incentivi per trucchi fiscali di tutti i tipi che permettano di rendere tale reddito non piu' marginale, ossia di massimizzare la riduzione del carico fiscale.

Il tutto porta, nel caso del mercato del lavoro, a lavoratori dipendenti di fatto che infilano sequenze di mini contratti di lavoro autonomo, partite IVA, eccetera. Con l'esenzione degli straordinari avremmo follie simili e la creazione di un "mercato fiscale" duale: alcuni redditi super tassati altri tassati pochissimo. A nessuno che passi per la mente che tutto questo fa solo danno? Sembra di no! La cosa ha dell'incredibile: si fanno (gli italiani) male da soli pur di celebrare messa sull'altare del dio regolamento, legislazione, complicazione giuridica, trucchi e trucchetti, ... l'eterno arrangiarsi.

Il tutto porta, nel caso del mercato del lavoro, a lavoratori
dipendenti di fatto che infilano sequenze di mini contratti di lavoro
autonomo, partite IVA, eccetera. Con l'esenzione degli straordinari
avremmo follie simili e la creazione di un "mercato fiscale" duale:
alcuni redditi super tassati altri tassati pochissimo. A nessuno che
passi per la mente che tutto questo fa solo danno?

Ma perche', scusa? Quei "lavoratori dipendenti di fatto" (tra cui il sottoscritto negli ultimi 6 anni di residenza in Italia, tra il 1981 e il 1987) rinunciano coscientemente a tutta una serie di protezioni che sono l'altra faccia della medaglia d quelle rigidita' che handicappano il sistema italiano: mi pare giusto che vengano tassati di meno. Io non vedo nulla di male nell'avere vari sistemi paralleli in competizione tra di loro: e spero che quello iperprotetto, tenuto su sino ad adesso dal cartello costituito dai sindacati, prima o poi finalmente venga messo fuori mercato e si estingua. Se aspetti che in Italia le riforme vengano fatte per via consensuale, preparati al giorno del poi dell'anno del mai: davvero credi che i tacchini votino in favore del Natale?

Le motivazioni della CGIL non sono molto distanti dalle tue, ma operano alcuni distinguo a seconda che si parli di detassazione degli straordinari piuttosto che della componente variabile.
Nel primo caso, coma hai detto, le conseguenze sarebbero un minor numero di occupati ma non solo, anche una sostanziale diminuzione della sicurezza per i lavori usuranti o a rischio e una penalizzazione per quei lavoratori che lo straordinario non vogliono o non possono farlo, tra cui le donne a cui molto spesso il primo lavoro, la gestione familiare, non lascia troppo tempo da dedicare al secondo, quello aziendale.
A livello personale ritengo inoltre che sarebbe un premio alla malagestione, visto che straordinario non vuol dire lavorare più e meglio ma in modo disorganizzato e poco efficiente. Una volta sentivo più di un dirigente dire che un'azienda che fa molto uso di straordinari è gestita male in quanto non è in grado di prevedere e gestire i carichi di lavoro. Oggi improvvisamente lo straordinario sembra diventato un fiore all'occhiello delle aziende che "lavorano di più", mentre il dipendente italiano è diventato un robot d'acciaio che mantiene attenzione e concentrazione per dieci e più ore al giorno.
Invece la detassazione delle componenti variabili è, come hai detto, legata alla contrattazione di secondo livello, in pratica i famosi "premi di risultato", che esiste solo nelle aziende più grosse e garantite, mentre per quelle medio piccole è un mito difficilmente raggiungibile. Ad esempio nell'azienda dove lavoro (150 dipendenti) non esiste. Rimarrebbe quindi un privilegio per pochi, con lo spiacevole risultato di tagliare fuori quei soggetti meno garantiti che più avrebbero bisogno, incluse un'altra volta le donne la maggioranza delle quali lavora in aziende di questo tipo.
Personalmente avrei molto da ridire sull'equazione "meno tasse = meno oppressione", e sono molto più incazzato per le mie tasse gestite male che per il fatto che le chiedano. Un discorso serio dovrebbe analizzare l'uso più efficiente della risorsa economica, piuttosto che proporre facili ragionamenti alla "meno tasse per tutti".
Quanto alle proposte finali sono completamente daccordo con le tue conclusioni: il sapere in maniera semplice quanto pago allo stato dovrebbe essere un diritto di base sancito a livello costituzionale.

sarebbe un premio alla malagestione, visto che straordinario non vuol
dire lavorare più e meglio ma in modo disorganizzato e poco efficiente.
Una volta sentivo più di un dirigente dire che un'azienda che fa molto
uso di straordinari è gestita male in quanto non è in grado di
prevedere e gestire i carichi di lavoro. Oggi improvvisamente lo
straordinario sembra diventato un fiore all'occhiello delle aziende che
"lavorano di più", mentre il dipendente italiano è diventato un robot
d'acciaio che mantiene attenzione e concentrazione per dieci e più ore
al giorno.

Mi sembra l'ennesima riedizione del modello superfisso.Forse per le aziende con qualche centinaio di dipendenti è in parte vero, ma per le piccole è tutta un'altra storia: è normale avere sbalzi mensili (o anche settimanali) nella domanda dell' ordine del 50%.Forse chi produce bulloni può anche pianificare, ma il groso di questi sono terzisti che non hanno idea di quale sarà il prodotto commissionato la prossima settimana e spesso non hanno neppure il semilavorato da trattare finchè un cliente non manda un' ordine.

L a regola, almeno per la mia esperienza personale, è che nei periodi di magra fanno anche meno di 8 ore, ed in quelli di piena se ne fanno tra 10 e 12, in buona parte in nero anche perchè proibite dai contratti nazionali.Dalle mie parti è la norma, e va sostanzialmente bene a quasi tutti i lavoratori, tanto che l'omertà nei confronti degli ispettori del lavoro è pressochè totale.

Se non capisco male il modello superfisso si riferisce alle dinamiche dei prezzi, quindi un poco fuori contesto qui. Ad ogni modo in presenza di fattori di produzione fissi non ci sarebbe un bel niente da gestire se non la quotidiana routine.

L'impressione invece è che chi dirige abbia accettato la gestione delle emergenze come normalità anzichè cercare di prevedere e anticipare i comportamenti. In che cosa consiste la pretesa superiorità della nostra cultura se non nell'uso efficiente delle risorse?

Chi come me è abituato alla gestione di cantiere, dove più critica è la gestione delle emergenze, sa bene che il rendimento delle ore straordinarie è molte volte la metà di quelle ordinarie. Solo riducendo queste inefficienze potremo in qualche modo mantenere un ruolo guida nell'economia globale.

La detassazione degli straordinari va in direzione totalmente opposta, verso una istituzionalizzazione dell'emergenza, una totale rinuncia a governare in favore di una novella "realpolitik" che ci vuole solo spettatori passivi, in grado di ricavare surplus solo dallo sfruttamento del più debole.

Non credo esista una definizione precisa di "modello superfisso", é un modo sintetico per definire la tendenza a considerare costanti le variabili economiche.

Tornando a noi, credo che le differenti opinioni dipendano in gran parte dai diversi modelli di riferimento: effettivamente in un cantiere ci possono essere mille imprevisti ma a grandi linee le risorse posono essere pianificate correttamente con mesi di anticipo.Inoltre il lavoro è faticoso ed i lavoratori son spesso poco protetti.

Nelle picole aziende che conosco io quasi nulla è prevedibile in modo affidabile, i lavoratori sono metalmeccanici a tempo indeterminato e passano il grosso della giornata lavorativa a controllare che non si accenda una spia.La produttività alla decima ora è sostanzialmente identica a quella della quinta, ed un RSU che osasse proporre di non fare straordinari fuori busta rischierebbe il linciaggio.

Non credo esista una definizione precisa di "modello superfisso"

Finora in proposito ho letto solo l'articolo su questo blog, ma proverò a documentarmi di più perchè la cosa mi interessa.

passano il grosso della giornata lavorativa a controllare che non si accenda una spia

Certo che ce n'è di fortunati :D Bè sì, evidentemente viviamo in realtà diverse, visto che quello di cui tu parli è nella mia esperienza un'eccezione.

Rileggendo la mia replica di ieri mi accorgo di essere stato un pò troppo enfatico, e me ne pento. Sarà forse stato il limoncello della suocera, oppure il fatto che ho il dente avvelenato con alcuni dirigenti di mia conoscenza che mi hanno costretto ad abbandonare le buone regole da me faticosamente imparate durante gli anni trascorsi in Foster Wheeler, per adottare un realismo che, con la scusa dell'imprevedibilità del mercato, nasconde la rinuncia o l'incapacità a governare la baracca.

Ma sto andando fuori tema e mi fermo qui ;)

Non credo esista una definizione precisa di "modello superfisso"

Finora in proposito ho letto solo l'articolo su questo blog, ma proverò a documentarmi di più perchè la cosa mi interessa.

Appunto perchè si tratta di un' espressione di comodo coniata per quell' articolo non esiste una definizione precisa o altra documentazione in proposito.

Certo che ce n'è di fortunati :D

Non farti idee strane: lavorare lavorano, e stanno in piedi tutta la giornata, ma questo è l' unico sforzo fisico significativo.Nel distretto da cui vengo funziona cosi' per il grosso dei blue collar, e prima della crisi 50/55 ore settimanali eran la norma.

Comunque hai ragione, siamo O, meglio chiudere.

Credo che, in ogni caso, la detassazione di straordinari e premi di produzione non debba applicarsi al pubblico impiego. In questo ambito, sia gli straordinari che i premi diproduzione sono molto spesso un imbroglio. Mi domando poi che senso avrebbe questa detassazione per le piccole imprese dove immagino che straordinari e premi siano pagati in nero.

Credo che, in ogni caso, la detassazione di straordinari e premi di produzione non debba applicarsi al pubblico impiego.

Tutto dipende dalla normativa. Conoscendo lo Stato italiano non mi stupirei se emendamento dopo emendamento detassano anche i ricchi premi di produzione che il 100% dei dirigenti statali in innumerevoli settori incassa anno dopo anno a piogga, come documenta G.A.Stella anche recentemente. Poi ci sono i premi corripondenti alle imposte evase recuperate (che vanno ai ministeriali ma non ai finanzieri, credo). Credo che ci siano addirittura dei dipendenti ministeriali che incassano come "premio" le vincite non riscosse delle lotterie di Stato. Mai sottovalutare l'inventiva italiana, mai sottovalutare la creativita' che si sprigiona in Parlamento.

C'e' un punto che non viene discusso, che e' quello di chi gli straordinari li fa ma non pagati o in nero (ovviamente parlo per esperienza personale). Per quanto riguarda gli incentivi a far risultare come variabile quello che variabile non e', bisognerebbe vedere la percentuale di lavoratori inquadrati nei contratti collettivi nazionali e la parte di questi che lavora vicino al minimo. Posto che sotto al minimo non mi pare si possa andare, l'effetto sul gettito dipenderebbe dalla riduzione delle imposte sull' "ad personam", che potrebbe essere furbescamente ridotto e fatto passare per straordinario.

Io ho una micro-impresa (quattro addetti) e questa manovra mi è totalmente indifferente, non avendo la possibilità di pianificare il lavoro perchè non produco bulloni, non gestisco scorte di magazzino, utilizzo l'ammortizzatore semplice: se il lavoro è poco (e adesso capita sempre più spesso..) puoi anche andare a casa, se c'è lavoro non guardare l'orologio che ti fulmino. Comunque segno tutte le ore lavorate, se superiamo il limite sindacale di molto pago un premio di produzione, altrimenti ciccia. Il premio di produzione è pagato due volte l'anno (se c'è): a giugno e dicembre, non è in nero, ma non lo faccio rientrare nel salario, i metodi ci sono.

A chi giova questa manovra ? Ad un target definito (secondo me): le medie imprese manifatturiere del nord, che si gioveranno di ore di straordinario a basso costo su manodopera già addestrata, senza dover ricorrere a atipici da formare. A loro è il regalo.

A volte frequentare i blog degli economisti è bello, è bello perché fa vedere come l'economia teorica sia lontana dalla fabbrica e di come moltissima gente non ha molto idea di come poi il lavoro si sviluppa effettivamente.

Non sarò breve, mi sa.

Chi scrive ha una picccola/media azienda nel nord. (55 circa fissi fino a 75 in stagione)

Uno dei principali problemi che si incontrano in azienda negli ultimi anni è quello della preparazione del personale. non siamo più a charlie chaplin che tira il bullone nello stesso modo tutto il giorno, a tutti i livelli il lavoro si è fatto più complesso e quindi è necessaria formazione e training per chi lavora anche su una linea di montaggio.
Come tutti sapete i tempi si sono fatti frenetici, computer e informatica unite a una logistica che ha fatto passi da gigante permettono tempi di reazione una volta impensabili (pensate a quando gli ordini arrivavano via lettera o, se proprio urgenti, via telefono).
Le tecniche manageriali e la velocità portano alle lean factory e distribution che ottimizzano le giacenze. La regola ormai è "oggi per domani", nessuna scorta, visibilità in tempo reale, personalizzazione.

Quindi se questa premessa è vera, l'idea che lo straordinario è lavoro rubato a nuovi assunti è qualcosa che mi aspetto di sentire da quei simpatici ribaldi della CGIL, non certo da chi analizza l'economia nel 2008.
Lo straordinario (e la banca ore purtroppo inapplicata in Italia) è l'unico strumento che ti permette di operare così come il mercato lo richiede.
Come ha detto qualcuno, ti trovi con la settimana in overbooking e la settmana con nulla da fare.
Il cliente si è abituato bene. Vuole il servizio e la qualità.
E quindi per produrre non puoi che usare le risorse che hai. L'alternativa è terziarizzare, ma il problema della flessibilità rimane, solo non è più il tuo.
E siccome tutti (non parlo dei monopolisti, loro non hanno problemi di costi) viviamo in regime di concorrenza se il tutto e subito non lo dai tu c'è il fornitore lì di fianco pronto a farlo.

Gli straordinari (almeno nel metalmeccanico) vengono per una certa quota "comandati" e per altre quote "contrattati". La realtà, come qualcuno ha detto, è che in una montagna di piccole imprese lo straordinario è già detassato di fatto, essendo pagato fuori busta.
Dal mio osservatorio poi noto che lo straordinario è visto in modo differente a seconda della situazione personale. Abbiamo moltissimi ragazzi giovani che vivono con i genitori, dirgli di fare lo straordinario e non uscire e andare dalla fidanzata o dagli amici è dargli una coltellata. Poi hai quelli di mezza età con i quali fai i colloqui e ti chiedono quanto straordinario gli fai fare.
E quelli che si sposano e improvvisamente diventano vogliosi di straordinario (a quel punto le bollette le devono pagare loro).

Allora detto questo io assumo persone se l'orizzonte temporale, come quando siamo in stagione nel nostro caso, è ampio, di qualche mese e quindi in quel caso creo lavoro (e magari faccio anche un pò di straordinario).
Ma nel 90% dei casi lo straordinario o è strutturale perché non trovi persone in grado di fare quel lavoro (tipico il caso di manutentori e attrezzisti) o è un metodo per affrontare gli sbalzi della richiesta di mercato.
E noi non lo consideriamo con produttività al 100% del potenziale quindi è usato solo per emergenza.

Quello della definizione è un falso problema, nei contratti ci sono pagine e pagine di cosa è orario regolare e cosa straordinario. Pure troppe. Proprio perché in molti casi va contrattato.

Ecco che allora cercare di detassarlo (non sono d'accordo neppure io sul farlo completamente detassato) è un modo da un lato per incentivare la flessibilità  e compensare in parte la minore produttività e dall'altro un comodo strumento per far avere qualche soldino in tasca alle persone (e tutti concordano che ne hanno bisogno visto che si parla sempre di quarta settimana).
Effetto affatto piccolo è quello di eliminare il discorso del "fuori busta" che innesca poi la spirale dell'evasione. Per pagare fuori busta devi far del nero ecc. Facendo nero tutta la catena si alimenta così quindi si perde tutta la tassazione del valore aggiunto dell'intera catena.

Non contendo di avervi rotto le palle con questo (per chi è arrivato fi qui), aggiungo il discorso premi aziendali.

Non è vero che non ci sono incentivi e premi individuali. I soldi previsti dal contrattot per le persone che hanno la paga base sono stati dati (sempre di metalmeccanici parlo) al 3% circa dei lavoratori. Quindi il 97% ha più di 230 (vado a memoria) euro di super minimo o premi aziendali all'anno.

Se vogliamo davvero spostare il modello della contrattazione da quello centralizzato a quello che premia andamento e produttività dobbiamo incentivare le aziende a farla.
Oggi io vedo che noi che diamo premi di risultato simili a quelli delle multinazionali spendiamo paccate di soldi per far andare in tasca alle persone spiccioli, anzi a volte con lo spiacevole risultato di fargli passare le soglie che trasformano completamente la tassazione.

Se un piccolo imprenditore sa che 100 euro lordi vengono tassati (faccio un caso secondo me accettabile) come un bot o un CCT con una ritenuta secca del 12,5% e non hanno altri oneri sarà ben felice di far avere 87,5 Euro al suo collaboratore.
Se come oggi spende 100 e al collaboratore va in tasca 45 o magari meno l'incentivo è molto minore. Si preferisce sicuramente a lavorare a livello "individuale" che non con contrattazione aziendale.
Considerate anche che in alcune zone la disoccupazione per certe funzioni è inesistente, anzi, quindi si innesterebbe il circolo virtuoso per il quale chi va bene e paga buoni premi di risultato accede anche alle migliori risorse umane, migliorando ulteriormente la sua capacità competitiva.

E oltre a favorire le medie aziende, vero, pulirebbe anche molte situazioni oggi grigie a dir poco delle piccole.

Allora detassare il premio vuol dire facilitare e incentivare la condivisione dei risultati tra capitale e lavoro (così faccio contenti i compagni presenti).

Poi ho letto le solite cose sugli abusi, i furbi ecc.
Una cosa che non sopporto più.

Se ci sono abusi si prenda chi li fa e lo si punisca, ma non si può, ogni volta che si fa una proposta, bocciarla perché poi ci sono quelli che fanno i furbi.

So che sono stato confuso, ma spero di aver più o meno fatto capire il punto di vista di chi in fabbrica ci vive.

A volte frequentare i blog degli economisti è bello, è bello perché fa
vedere come l'economia teorica sia lontana dalla fabbrica e di come
moltissima gente non ha molto idea di come poi il lavoro si sviluppa
effettivamente.

A volte leggere cose di questo tipo fa capire perché la ricerca economica serve. Serve perché permette di vedere la foresta senza perdersi dietro ai singoli alberi, le loro foglie ed i giochi di luce che queste determinano.

Appena ho un attimo (in realtá l'ho avuto, ho appena consumato 45 minuti a fare un lungo commento che il maledetto sistema di sicurezza della banca centrale nazional-comunista in cui mi trovo ha ucciso facendomi logout prima che finissi!!) provo a riscrivere i dettagli dell'argomento.

Ma se si riflette sui fatti che tu riporti (e che, ti stupirá, non sono del tutto ignoti agli accademici che fanno questo blog ...) arrivi esattamente alla conclusione opposta della tua. Detassare gli straordinari é una scelta miope in confronto alla alternativa, che consiste di ridurre la progressivitá dell'imposizione di almeno lo stesso ammontare. I piccoli e medi imprenditori del nord si stanno facendo burlare (dall'astuta casta e dai suoi comparielli) ancora una volta, mentre credono di aver fatto un affare perché prenderanno due briciole cash. Contenti voi ... 

Sappia, caro imprenditore, che gli economisti sono molto sensibili alle accuse di vivere sulla torre d'avorio. Lo siamo, io credo, perche' queste accuse sono spesso foglie di fico per ragionamenti logicamente incorretti. Recentemente lo ha detto anche Hillary Clinton, che gli economisti sono inutili, ma lo ha detto per sostenere la detassazione estiva della benzina, misura su cui tutti stanno ancora ridendo. E poi lo dice sempre mio padre, quando scopre di avere torto in un argomentazione contro di me, "ma piantala di fare il teorico".

Michele le rispondera' in dettaglio sulla questione centrale della de-tassazione dello straordinario.

Io intanto volevo farle notare un suo altro errore logico (la sua foglia di fico e' strettina):

Se ci sono abusi si prenda chi li fa e lo si punisca, ma non si può, ogni volta che si fa una proposta, bocciarla perché poi ci sono quelli che fanno i furbi.

Commette lo lo stesso errore di quel "comunista toga rossa" di Gherardo Colombo, su cui ho appena scritto. Le faccio un esempio. A me piacerebbe tanto (e piacerebbe anche a Gherardo Colombo, ne sono certo) che lei fosse costretto per legge a pagare ai suoi metalmeccanici un salario onorevole (come certo fa) indipendentemente dal fatto che si rechino in fabbrica la mattina (come certo non fa). Sa com'e', potrebbero avere cose importanti da fare, come portare i bambini dal medico, aggiustare il bagno rotto in casa loro,....

Non mi dica che poi starebbero a casa a dormire, i suoi operai, che

non si può, ogni volta che si fa una proposta, bocciarla perché poi ci sono quelli che fanno i furbi.

Andrebbe lei a prenderli a casa ogni mattina? O forse preferirebbe non essere costretto per legge a strutture salariali assurde? Suvvia, caro imprenditore, chi di arroganza ferisce,...... si assicuri prima di non dire stupidaggini.

l'idea che lo straordinario è lavoro rubato a nuovi assunti è qualcosa
che mi aspetto di sentire da quei simpatici ribaldi della CGIL, non
certo da chi analizza l'economia nel 2008

Lo straordinario e' un utile strumento di flessibilita' ma non vedo perche' lo Stato dovrebbe favorire fiscalmente il lavoro straordinario rispetto ad una maggiore occupazione. Se le tassazione e' uguale, sara' il mercato (imprenditori e lavoratori) a trovare il corretto equilibrio. Se la tassazione distorce a favore dello straordinario, con ogni probabilita' vi sara' un equilibrio sub-ottimale. Non mi risulta che l'Irlanda sia diventato uno dei paesi piu' ricchi d'Europa con aliquote marginali fisco-contributive del 63% e detassando gli straordinari. Al contrario, hanno fatto una politica fiscale di tasse semplici e basse.

Ecco che allora cercare di detassarlo (non sono d'accordo neppure io
sul farlo completamente detassato) è un modo da un lato per incentivare
la flessibilità  e compensare in parte la minore produttività e

Al momento la tassazione non disincentiva la flessibilita'. La minore produttivita' negli straordinari e' il giusto prezzo da pagare per non dover istruire nuovi assunti. Di nuovo, non vedo perche' lo Stato debba intervenire con la tassazione per distorcere un equilibrio che si puo' liberamente formare. Oggi come oggi l'imprenditore puo' sceglere senza distorsioni fiscale se assumere e istruire un nuovo dipendente oppure spingere sugli straordinari.

dall'altro un comodo strumento per far avere qualche soldino in tasca
alle persone (e tutti concordano che ne hanno bisogno visto che si
parla sempre di quarta settimana).

Questo e' un argomento irricevibile. Qui non si discute se abbassare o meno le tasse (credo fra l'altro che quasi tutti siano d'accordo sull'abbassarle). Qui si discute, poniamo di poter ridurre il gettito fiscale di tot (sperabilmente perche' di tot e' diminuita la spesa pubblica): abbassiamo le aliquote per tutti di un po', oppure detassiamo gli straordinari? Il totale dei soldi in piu' per i lavoratori non cambia. E chi fa straordinari gia' guadagna di piu', non si vede perche' lo Stato debba favorire i suoi guadagni rispetto a quelli di un altro lavoratore che magari lavora ancora di piu' facendo magari due lavori ma ognuno senza straordinari.

Effetto affatto piccolo è quello di eliminare il discorso del "fuori
busta" che innesca poi la spirale dell'evasione. Per pagare fuori busta
devi far del nero ecc. Facendo nero tutta la catena si alimenta così
quindi si perde tutta la tassazione del valore aggiunto dell'intera
catena.

Ecco questo secondo me e' uno dei pochissimi argomenti che mi sembrano validi. Se come potrebbei n parte essere vero c'e' evasione fiscale generalizzata sugli straordinari, ed e' troppo difficile perseguirla, allora potrebbe avere un senso detassare gli straordinari.

Se vogliamo davvero spostare il modello della contrattazione da quello
centralizzato a quello che premia andamento e produttività dobbiamo
incentivare le aziende a farla.
Oggi io vedo che noi che diamo premi di risultato simili a quelli delle
multinazionali spendiamo paccate di soldi per far andare in tasca alle
persone spiccioli, anzi a volte con lo spiacevole risultato di fargli
passare le soglie che trasformano completamente la tassazione.

Il problema e' ben noto: le aliquote fisco-contributive sono troppo elevate, colpa dello Stato zavorra e dell'elevata evasione fiscale. Come sopra non vedo perche' la priorita' non debba essere quella di ridurle per tutti, o magari dai redditi bassi, piuttosto che ridurle solo per gli aumenti contrattuali (sindacati) o per i premi di produttivita'.

Francamente non capisco proprio questa fiducia sul fatto che lo Stato possa distorcere positivamente l'allocazione delle risorse su meccanismi che plausibilmente il mercato regola gia' in maniera ragionevole. Il compito dello Stato e' distorcere l'allocazione di risorse su beni pubblici indiscutibili ma non per questo finanziati dai privati come istruzione, aria pulita, meno inquinamento. Chi fa straordinari o acquista premi di produttivita' viene invece automaticamente privatamente compensato per il suo contributo, qui il mercato puo' funzionare senza distorsioni statali.

Se come oggi spende 100 e al collaboratore va in tasca 45 o magari meno
l'incentivo è molto minore. Si preferisce sicuramente a lavorare a
livello "individuale" che non con contrattazione aziendale.

Se con "livello individuale" intendi in maniera informale evadendo allora torno a concordare che sanare evasione altrimenti non contrastabile e' l'unico argomento a favore della detassazione che vedo. 

Se ci sono abusi si prenda chi li fa e lo si punisca, ma non si può, ogni volta che si fa una proposta, bocciarla perché poi ci sono quelli che fanno i furbi.

Uno dei maggiori problemi del sistema italiano e' l'elevato tasso di illegalita' causato dall'inefficienza del sistema giudiziario e da un normativa ipertrofica, assurda, stupida e complessivamente criminogena. Leggi semplici ben congegnate e efficientemente applicate risolverebbero meta' dei problemi italiani. Siccome evidentemente lo Stato italiano e' incapace di far rispettare buona parte delle leggi esistenti, e' veramente sbagliato proporre nuove normative che danno significativi vantaggi economici a chi le scavalca e ne abusa.

 

Lo straordinario e' un utile strumento di flessibilita' ma non vedo
perche' lo Stato dovrebbe favorire fiscalmente il lavoro straordinario
rispetto ad una maggiore occupazione.

Sono troppo maligno a insinuare che questo accade perche' hai un rapporto di lavoro dipendente? :-)

La mia impressione e' che in Italia i rapporti di lavoro siano regolati in maniera talmente oppressiva che per un imprenditore assumere personale sia estremamente rischioso, data l'irreversibilita' dell'operazione (io personalmente non farei l'imprenditore in Italia neanche morto). Ora tu mi dirai che il giusto modo di risolvere il problema e' quello delle riforme. Giustissimo: ma per citare Cicerone "non viviamo nella Repubblica di Platone, ma nella fogna di Romolo". L'Italia, come l'Argentina, e' un paese dove tanto destra quanto sinistra sono terminalmente ammalate di populismo (l'ultimo bersaglio di Tremonti sono "gli stipendi d'oro" dei manager), e non a caso: in un paese patologicamente ossessionato dalla precarieta', dalla concorrenza e dai "barbari alle porte", e dove tutti nelle crisi (危机) vedono solo i pericoli (危) e mai le opportunita' (机), questo e' il solo modo per arrivare al governo. Stando cosi' le cose, le uniche riforme sono fattibili "by stealth", creando situazioni di fatto che rendano insostenibili le pratiche conformi alle norme stupidamente votate dai cittadini. Percio', ben venga una maggiore disoccupazione: quando raggiungera' il 50%, forse il governo di turno riuscira' a far passare cambiamenti con la scusa dell"emergenza". It ain't pretty (e infatti io preferisco tenermi alla larga dal paese) ma per chi sceglie di restare nel Belpaese non vedo altre alternative.

Sono troppo maligno a insinuare che questo accade perche' hai un rapporto di lavoro dipendente? :-)

Certamente si', sei troppo maligno...

La mia impressione e' che in Italia i rapporti di lavoro siano regolati
in maniera talmente oppressiva che per un imprenditore assumere
personale sia estremamente rischioso, data l'irreversibilita'
dell'operazione.

Su questo hai certamente ragione. La soluzione ideale come ho gia' scritto sarebbe il modello danese: licenziamenti liberi, cosi' le imprese assumono senza remore, e lo Stato sussidia e riqualifica chiunque cerca lavoro.

Stando cosi' le cose, le uniche riforme sono fattibili "by stealth",
creando situazioni di fatto che rendano insostenibili le pratiche
conformi alle norme stupidamente votate dai cittadini. Percio', ben
venga una maggiore disoccupazione: quando raggiungera' il 50%,

Caro Enzo in Italia non esiste praticamente disoccupazione: a Nord i tassi sono inferiori agli USA, e il sistema produttivo assorbe anche milioni di immigrati senza qualifiche, al Sud c'e' solo disoccupazione artificiale generata dai contratti nazionali che non tengono conto della produttivita', disoccupazione che poi in realta' come studi specifici hanno mostrato bene corrisponde quasi sempre solo a lavoro nero.

Capisco il tuo discorso: il sistema e' marcio degradato e irriformabile, facciamolo andare in rovina ancora piu' velocemente, una volta che e' tutto e' fallito definitivamente si ricostruisce qualcosa speriamo con criteri migliori.  Personalmente pero' non voglio collaborare: ci pensa gia' troppo bene chi e' al potere, e col consenso popolare. Non per nulla la Grecia secondo l'Economist ci supera come reddito pro-capite PPP tra il 2008 e il 2009.

La proposta del Presidente Berlusconi non è nuova: il 24
Maggio 2007, il senatore Luigi Maninetti (ala UDC, ex Casa delle
Libertà) comunica il disegno di legge: "Disposizioni in materia di
defiscalizzazione e decontribuzione dei redditi derivanti da lavoro
straordinario".

Nel comunicato del disegno di legge vengono indicati i motivi alla base di un'eventuale detassazione degli straordinari: "Il
presente disegno di legge...ha l'obiettivo di favorire, tramite la
defiscalizzazione e la decontribuzione dei redditi derivanti dal lavoro
straordinario, la produttività del lavoro, la flessibilità
organizzativa e, in generale, il rilancio della competitività
dell'impresa italiana." (vedi http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00268622.pdf).

Oltre a favorire la produttività del lavoro, la flessibilità
organizzativa e il rilancio della competitività dell'impresa, la
detassazione degli straordinari rappresenterebbe, inoltre, "un
importante strumento...per aumentare il potere d'acquisto delle
retribuzioni".

La
detassazione degli straordinari sembrerebbe quindi essere la panacea di
tutti i mali italiani. Tuttavia ciò non corrisponde a realtà. La
detassazione degli straordinari potrebbe difficilmente risolvere il
problema del calo della produzione industriale italiana degli ultimi
anni: una visione di questo tipo si collega infatti ad un approccio
economico antiquato che basa la competitività del sistema industriale
sull'abbattimento dei costi, ed, in particolare, sull'abbattimento del
costo del lavoro. Con la globalizzazione e l'emergere di paesi come la
Cina e l'India sui mercati nazionali ed internazionali, l'abbattimento
del costo del lavoro non può e non deve più essere considerato come una
leva competitiva adottabile ed efficace dal sistema industriale di un
paese come l'Italia. Pensare che la detassazione degli straordinari
possa aiutare le imprese italiane ad essere più competitive è pura
propaganda elettorale. I problemi strutturali del sistema industriale
italiano potranno essere risolti puntando unicamente sulla qualità del
prodotto e sull'innovazione tecnologica, elementi in cui esiste un
potenziale enorme in Italia. Questo potenziale è stato solo
marginalmente sostenuto dal passato governo Prodi (e soprattutto dalle
riforme del Ministro Bersani).

La
detassazione degli straordinari incentiva solo la quantità del lavoro e
non la qualità del lavoro. Per motivi ovvi, le ore di straordinario
costituiscono inoltre le ore con produttività marginale inferiore: dopo
le otto ore giornaliere, le ore di straordinario sono quelle in cui il
lavoratore è più stanco e quindi meno produttivo.

Un'altra
falsità, tipicamente elettorale, è quella che la detassazione degli
straordinari sia il metodo migliore per aumentare il potere di acquisto
delle retribuzioni. Il problema tutto italiano delle retribuzioni da
lavoro dipendente si basa infatti su un mancato aumento salariale (di
base e non straordinario) subito dal lavoratore dipendente negli ultimi
10 anni, e dagli aumenti dei prezzi di alcuni beni primari, successivi
all'introduzione dell'euro. Sarebbe meglio, a mio avviso, riportare i
salari da lavoro dipendente ad un livello accettabile attraverso una
reale ed efficace contrattazione a livello nazionale.

Come
misura aggiuntiva, se proprio si vuole premiare la qualità e la
competitività, la strada migliore sarebbe quella di introdurre un
sistema salariale mobile verso l'alto (un salario minimo contrattuale
rispettabile deve comunque essere garantito) che premi la qualità del
lavoratore, le sue doti e le sue capacità tecniche. Un esempio potrebbe
essere quello di spartire una quota dei dividendi delle imprese ai
lavoratori più meritevoli. Un esempio di questo tipo non richiederebbe
alcun costo per la collettività. Un costo enorme per la collettività è
invece previsto per la detassazione degli straordinari: "Lo sforzo di
detassazione annunciato da Berlusconi su straordinari e tredicesime si
avvicina alla decina di miliardi, calcolando gli straordinari in modo
molto prudente (partendo dalle 80 ore annue registrate nel settore
metalmeccanico)." (vedi Il Sole 24 Ore, "Promesse Generose e coperture
improvvisate" di Alberto Orioli, 15 Febbraio 2008).

Da
ultimo sembra importante rilevare come, sebbene la detassazione degli
straordinari possa essere un metodo efficace per regolarizzare il
lavoro straordinario in nero, una politica di questo tipo potrebbe in
realtà disincentivare le assunzioni di nuovi lavoratori, diventando
quindi un disincentivo occupazionale: se, ad esempio, in un'impresa di
10-15 dipendenti, ognuno decidesse di effettuare mediamente un'ora
giornaliera in più di straordinario, e se questo avvenisse con un
sistema di detassazione degli straordinari, l'impresa non avrebbe alcun
incentivo ad assumere un nuovo dipendente (10-15 ore di lavoro
straordinario al giorno corrispondono presumibilmente, da un punto di
vista produttivo, a 8 ore di lavoro ordinario, con la differenza che le
10-15 ore di lavoro straordinario, con la detassazione, costerebbero
molto meno delle corrispondenti 8 ore di lavoro ordinario e
disincentiverebbero l'assunzione di un nuovo lavoratore). In tal caso
non sarebbe forse meglio detassare le nuove assunzioni?!

 

Per maggiori informazioni, visitate il sito www.theye.it (http://www.theye.it/index.php?view=article&catid=36%3A14-21-febbraio-2008&id=77%3Adetassazione-degli-straordinari-un-metodo-non-efficace-e-miope-di-risolvere-i-problemi-strutturali-del-paese&option=com_content
); un articolo interessante è anche uscito su La Voce (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000413.html
)

 

A presto

Domenico Fanelli

www.theye.it

Sarebbe meglio, a mio avviso, riportare i
salari da lavoro dipendente ad un livello accettabile attraverso una
reale ed efficace contrattazione a livello nazionale.

Quale sarebbe un livello accettabile? E credi davvero che un provvedimento del genere non obbligherebbe molte imprese a chiudere, sommergersi o tagliare posti? E perchè di grazia si insiste a voler trattare un trattamento identico a Milano e in Basilicata?

 se, ad esempio, in un'impresa di
10-15 dipendenti, ognuno decidesse di effettuare mediamente un'ora
giornaliera in più di straordinario, e se questo avvenisse con un
sistema di detassazione degli straordinari, l'impresa non avrebbe alcun
incentivo ad assumere un nuovo dipendente

Un' impresa di 15 dipendenti non asumerebbe manco il figlio unigenito del titolare.

Al massimo l' argomento vale per imprese con qualche centinaio di dipendenti, ma se non servono competenze specifiche è molto più probabile che ricorrano a lavoratori interinali o simili.

 

Per la cronaca (dimenticavo) quelli che lavorano con il cervello: dirigenti, quadri, tecnici hanno già la detassazione degli straordinari.

Hanno uno stipendio "all inclusive"  dove semplicemente gli straordinari fanno parte del pacchetto.

Infatti leggo oggi sul sole (solo il titolo a dire la verità) che la detassazione varrà solo per gli stipendi fino a 35.000 Euro.

conoscete qualche dirigente al quale pagano gli straordinari?

a me no 

Per la cronaca (dimenticavo) quelli che lavorano con il cervello:
dirigenti, quadri, tecnici hanno già la detassazione degli
straordinari. Hanno uno stipendio "all inclusive"  dove semplicemente gli straordinari fanno parte del pacchetto.

Non capisco: questo vuol dire che i loro straordinari sono GIÁ tassati, che li facciano o meno. Il loro pacchetto suppongo sia tassato, no? Quindi i loro straordinari sono "in-detassabili". Dove capisco male? 

edit: stavo chiedendo delucidazioni ma vedo che ha già espresso Michele il mio stesso dubbio... hint: puo' essere che per pacchetto si intendano auto e benefit vari (che credo siano comunque tassati in qualche modo tramite presenza figurativa in busta paga)?

O altrettanto paradossalmente che qualche impiegato non accetti la promozione per poter fare gli straordinari.

Esattamente! Se si prova a generalizzare questo semplice esempio si capisce dove sta il problema: questa balzana idea offre briciole a breve termine ed uccide gli incentivi per far carriera e diventare piu' produttivi IN MEDIA, perché mantiene la tassazione altamemte progressiva e rafforza, invece di ridurre, il controllo sindacale sui redditi dei lavoratori. Alla fine saranno sempre i sindacati a decidere cosa sia straordinario e cosa no, cosa premio e cosa no ...

Sulla questione dirigenti: se il tuo salario é fisso (bonus finali a parte) indipendentemente da quante ore fai, la tassazione di ogni ora é la stessa, straordinaria o meno. I pagamenti in benefits tipo macchina non fanno alcuna differenza. Per i dirigenti, quindi, la tassazione delle ore straordinarie é uguale a quella di quelle ordinarie! Il che é, ovviamente, molto meglio: cosi' lavorano quando serve lavorare e si grattano quando non serve, magari vanno persino a giocare al calcio (o al golf, se vogliono fare gli amerikani).

Tanto per completezza, in aziende abbastanza tecnologiche, anche importanti, gli straordinari (o meglio la loro contabilizzazione) sono stato da tempo aboliti anche per quadri, settimi e perfino sesti livelli metalmeccanici. Sostituiti da  premi di produzione legati al rendimento aziendale. Per queste ditte la detassazione degli straordinari sarà inutile in quanto essi sono già compresi nella paga base, se non ci sarà anche la detassazione dei premi di produzione.  (e non parlo qui di stock options, ovviamente, che se esistono sono riservate solo al top management)

 

 

Per quel che so Sacconi ha detto e ripetuto che propone la detassazione sia degli straordinari sia dei premi di produzione. Spero che il titolo dell'intervento non alimenti confusione su questo punto. Sulla detassazione dei premi di produzione alcuni degli argomenti contro la detassazione degli straordinari non si possono usare ma rimango dell'opinione che non sia utile anzi sia complessivamente controproducente distorcere l'allocazione delle risorse favorendo i premi di produzione rispetto a qualunque altro reddito. Il problema e' e rimane quello di aliquote legali complessive troppo elevate fin da redditi medio-bassi, sperare di risolvere questo aggiungendo altri espedienti e toppe non fara' altro a contribuire alla costruzione di quel disastro sociale politico ed economico che e' l'Italia.

Questa pero' dovresti spiegarla meglio, perché soffermandosi sui soli effetti di incentivo la detassazione dei premi produzione dovrebbe quanto meno aumentare la produttività.

Questa pero' dovresti spiegarla meglio, perché soffermandosi sui soli
effetti di incentivo la detassazione dei premi produzione dovrebbe
quanto meno aumentare la produttività.

Intendi dire che detassando solo i premi di produzione la produttivita' aumenterebbe piu' che riducendo le aliquote, a parita' di diminuzione del gettito fiscale per le due misure.  Puo' essere, ma con quale meccanismo? Perche' chi fa gli straordinari lavorerebbe piu' volentieri o con maggiore produttivita' rispetto a nuovi occupati o occupati a part time? Secondo me ci vuole una giustificazione reale e sicura per introdurre una nuova distorsione statale.

Questo dibattito è troppo interessante per lasciarlo cadere, e mi dispiace che abbia perso un po' di struttura (nei commenti ci sono oramai tre o quattro threads). Quindi solo un'osservazione/domanda, però importante.

Voi (dove "voi" sta per chiunque sia in Italia e si occupi direttamente o indirettamente di queste cose) pensate davvero che la bassa produttività del lavoro in Italia sia una cosa che può essere modificata attraverso gli incentivi (e conseguenti sforzi) che i premi di produzione aziendali determinano? A me sembra un'illusione. Lo sforzo extra che un dipendente meccanico o chimico o tessile o dei trasporti può metterci, magari aumenta la produttività SUA del 10% in un colpo, poi basta. Poi basta perché lo sforzo che ogni individuo può fare (date le sue conoscenze, skills, macchine con cui lavora, prodotto che deve produrre) quello è. Un 10% del lavoratore "di linea" si traduce in un 5% a livello aziendale, visto che le aziende hanno costi fissi, personale amministrativo e non solo la gente che nel capannone fa i prodotti ... Quando andate a livello di sistema vi viene fuori magari un 1-2%, massimo. Con il quale non facciamo niente. La crescita della produttività è una questione di investimenti, innovazione, qualità del lavoro, tipo di skills che si accumulano ed usano, eccetera. Pensare che sia una questione di "sforzi" dei lavoratori dipendenti del settore privato mi sembra veramente fuori luogo. Mi sbaglio?

Per me non sbagli, ma io economista non sono.

Sono però un datore di lavoro ed ammesso che la novità all'orizzonte riguardi anche i dipendenti degli studi professionali, non dovrebbe avere un grosso impatto sulla loro produttività. Questa negli ultimi anni è stata influenzata (ed incrementata) non tanto da quante ore lavorano i miei dipendenti, ma da come lavorano e quindi, nel mio caso, dalla gestione totalmente telematica delle formalità, dalla informatizzazione delle procedure, dalla possibilità di fare visure on-line e così via. L'aumento delle ore lavorate avviene solo in momenti di picco di lavoro (dicembre e luglio-agosto), ma è funzionale all'aumento del lavoro stesso (più pratiche da gestire), non al fatto che debbano essere più produttivi (più pratiche in minor tempo).

Se poi la riforma deve servire a lasciare  non solo più soldi in tasca ai dipendenti, ma anche a stimolare la produttività, allora potrebbe essere molto più incisiva se legata non tanto agli straordinari, ma ai premi di produzione, perchè in questo caso - quanto meno - si punta a rendere i lavoratori partecipi in qualche misura dei risultati aziendali e quindi li si spingerebbe a cooperare in vista dell'efficienza aziendale e (anche) della produttività, pittosto che limitarsi a dire loro: "lavora di più".

p.s.: hai ragione, questo post è oramai di difficile lettura, non sarebbe possibile una "scissione per argomenti"?

La rava e la fava degli ultimi anni è stato l’utilizzo di tecniche da gestione risorse umane tipo Totally Quality Management, Team Working, Appraisal System, Job Rotation, …., insomma tutte cose (qualcuno s’arrabbierà) che io ritengo piuttosto, sono gentile, illusorie per favorire la produttività. Temo che l’incremento della produttività del lavoro passi massicciamente attraverso il livello d’investimento e in misura minore sul resto citato. Il punto è che mi sembra che gli sforzi si orientino tutti verso gli investimenti finanziari che sembrano più volti alla speculazione fine a se stessa che non ha favorire una migliore allocazione del denaro per, appunto, favorire gli investimenti. E’ come se la finanza moderna fosse un cancro che ha attaccato un sistema. Mi sbaglio?

Cos’è, lavoriamo nella stessa azienda? J

 Se parliamo di grosse realtà, tipo multinazionali, è chiaro che la finanziarizzazione dell’economia tende a non fare molto bene: funziona come una droga, la aziende comiciano a produrre un sacco di utili e dopo qualche anno sono da buttare. Quanto alle metodologie di gestione (tipo lean six-sigma) in TEORIA sono una buona cosa, in pratica, come sempre, è la qualità dei manager che fa la differenza, il resto è fuffa. Infine, un punto fondamentale è la strategia: avere il prodotto giusto, nel momento giusto, coi canali giusti per piazzarlo. Questo è molto più importante di qualche percento in più o in meno di produttività.

 

Michele con questi interventi mi fai venire in mente Phil Jackson, si vede che ti piace vincere facile. :) La produttività italiana negli ultimi anni è sicuramente scesa, visto che abbiamo avuto un periodo di calo della disoccupazione in assenza di crescita della produzione. Allo stesso tempo la crescita dei compensi si è sostanzialmente arrestata da inizio millennio. E' chiaro che il problema fondamentale di un bel pezzo della produttività italiana non sta negli incentivi, ma nella perdita di valore aggiunto delle attività. Pero' anche ridurre l'Italia al distretto della sedia di Manzano o a quello del tessile di Biella è una generalizzazione: chi produce macchinari per l'industria vendendo in tutto il mondo non ha un problema di concorrenza cinese, ma di burocrazia, di tassazione, di infrastrutture pessime, di difficoltà a reperire risorse valide; in aggiunta, ha anche della gente costretta a vivere con 1300 euro al mese, e che di conseguenza non ha altri incentivi che quelli etici a lavorare 5 giorni a settimana al 100%. Penso che le statistiche non lusinghiere su giorni di malattia e assenteismo dipendano anche da questo. Poi io un numero per l'elasticità della produttività al salario non ce l'ho, pero' almeno in questo caso sono convinto che l'effetto sia positivo. Visto quello che abbiamo sentito negli ultimi dieci anni e' già un grosso passo avanti.

edit: riguardo gli effetti distorsivi sulle entrate. ho pensato che questi sicuramente ci saranno ma riguarderanno prevalentemente le evoluzioni contrattuali future (non credo che molti datori riuscirebbero a far passare il principio di "retrocedere" risorse o ritirare gli aumenti ad personam per poi pagargli la differenza come componente variabile - i miei agenti sono assolutamente avversi al rischio e preferiscono l'equivalente certo), ferma restando la persistenza dei contratti nazionali (se aspettiamo l'abolizione di questi, live horse that the grass is growing). A quel punto la crescita del gettito da lavoro dipendente verrebbe legato alla crescita annua dei compensi previsti dai contratti nazionali, introducendo una sorta di cap al gettito e (mi sento ottimista) alla crescita della spesa. Un second round effect troppo teorico?

Sono ovviamente d'accordo che detassare gli straordinari sia sbagliato, tuttavia:

Pensare che la detassazione degli straordinari
possa aiutare le imprese italiane ad essere più competitive è pura
propaganda elettorale. I problemi strutturali del sistema industriale
italiano potranno essere risolti puntando unicamente sulla qualità del
prodotto e sull'innovazione tecnologica

Io ritengo invece che qualunque detassazione, anche questa forma sbagliata di detassazione, aumenterebbe la competitivita'. Il problema non e' questo. Il problema e' che, ammesso di poter ridurre le tasse senza alzare il deficit, e' meglio ridurre le tasse in maniera universale ed eventualmente favorendo i redditi meno elevati. Quindi sono in disaccordo sul fatto che si debba puntare esclusivamente su qualita' e innovazione. A mio parere anzi la zavorra dello Stato e' uno dei maggiori problemi del settore produttivo italiano, ed e' concausa assieme a certa cultura e deficit di classe dirigente della minore qualita' e innovazione. In Italia le tasse sono nettamente piu' elevate per chi e' in regola, e i servizi statali sono miserabili come correttamente li definisce l'Economist.

Il problema tutto italiano delle retribuzioni da
lavoro dipendente si basa infatti su un mancato aumento salariale (di
base e non straordinario) subito dal lavoratore dipendente negli ultimi
10 anni,

Questo mi sembra un estratto della propaganda CGIL... Dove sta' l'evidenza che in Italia i lavoratori sarebbero meno difesi e piu' maltrattati che in Francia o Spagna? Il problema italiano e' che tutto il paese cresce economicamente meno rispetto agli altir europei, c'e' minore occupazione e minore produttivita'. I bassi salari riflettono questo e l'oppressione fiscale determinata dalla zavorra dello Stato. Tutto questo (occupazione, produttivita', costo e servizi dello Stato e' documentato).

Sarebbe meglio, a mio avviso, riportare i
salari da lavoro dipendente ad un livello accettabile attraverso una
reale ed efficace contrattazione a livello nazionale.

La contrattazione nazionale e' proprio lo strumento con cui da sempre vengono tenuti bassi i salari delle aree produttive del paese, creando simultaneamente disoccupazione e lavoro nero nelle aree meno produttive.  Sono una delle cause del malfunzionamento dell'economia italiana. Anche questo e' ampiamente documentato, e da sempre il FMI chiede all'Italia una piu' ragionevole proporzione tra salari e produttivita'.

Un costo enorme per la collettività è
invece previsto per la detassazione degli straordinari

Anche questo non mi sembra di per se' un argomento contro. La discussione dovrebbe essere, ammesso sia possibile ridurre le tasse, e' meglio detassare gli straordinari, oppure aumentare le detrazioni, o gli assegni familiari, o ridurre l'aliquota del 38%, oppure eliminare i bolli sui conti correnti e cosi' via.

 

È tardino, sono ancora in un paese assurdo e faccio fatica a scrivere perché son stato fuori a cena. Mi scuso, anzitutto, con l'amico "imprenditore" per essere stato incapace di comunicare l'umorismo. Voleva essere gioco di fioretto; non è venuto, quindi riponiamo la spada. Prometto che domani, ritornato alla civiltà spagnola, mi spiego per filo e per segno e cerco di far capire perché il tuo ragionamento è davvero erroneo e controproducente. Per gli interessi tuoi è controproducente, sia chiaro, non per qualche ideale astratto. Ma ora è tardi, quindi chiariamo solo che questo è un dibattito tecnico fra gente che ha obiettivi simili, aldilà delle diverse specializzazioni.

Per andare a dormire contento, invece, mi accontento di punzecchiare il mio amico Alberto Lusiani, ed in punto di logica. Scrive AL

Io ritengo invece che qualunque detassazione, anche questa forma sbagliata di detassazione, aumenterebbe la competitività.

No, ovviamente.  Per ovvie ragioni, AL. Detassare attività socialmente nocive (e.g. inquinamento) non aumenta la competitività perché le esternalità che l'inquinamento genera rendono più costoso ad altri che l'inquinamento non producono (e.g. grandi architetti, matematici, fisici delle particelle, biologi molecolari ...) vivere e produrre in un ambiente, città, paese, inquinatissimi grazie alla detassazione delle medesime attività inquinanti. È il primo, banale, esempio, che mi viene alla mente, ma è facilissimo generalizzarlo. Detassare, per esempio, i redditi degli avvocati azzeccagarbugli crea incentivi a diventare avvocati, ad azzeccare garbugli, ad inventarsi cause pretestuose, ad incrementare la legislazione che permette di inventarsi cause pretestuose, eccetera. Crescono i costi di transazione d'ogni tipo e quelli che fanno aerei e non vogliono cause idiote ogni due per due scappano, vanno a far aerei altrove.

La tassazione che conta (nel senso che ha effetti sociali positivi o negativi, a seconda di come è) è sia assoluta che relativa. Fa differenza la media dell'imposizione fiscale, ma fa anche differenza la varianza, ossia chi viene tassato e chi no. Non è lo stesso (1) tassare la popolazione in media con un 10% per tutti oppure, (2) tassare il 10% super produttivo (esempio, i fisici e gli economisti) al 99% ed il resto (per esempio gli azzeccagarbugli) all'1%. In questo secondo caso si ottiene un paese di soli azzeccagarbugli mentre nel caso (1) magari si ottine un paese con anche fisici ed economisti. Parlo sul serio, aldilà del tono ironico ... 

Se noti sto utilizzando lo stesso argomento che tu utilizzi, molto giustamente, contro la detassazione degli straordinari: trattasi di maniera erronea di ridurre la tassazione media. Una maniera che fa più danni che benefici. Non tutte le riduzioni d'imposta sono saggie, alcune sono sbagliate. Mi rendo conto che sembri un ragionamento sorprendente, detto da uno che vuole solo tagliare le tasse, ma dura lex (economica) sed lex.

Mi spiace che quella che consideravo una battuta, (se credessi non interessante quello che scrivete, non frequenterei questo posto) sia l'unica cosa che ha colpito.

Era un battuta, forse il tono era sbagliato. scusassero se ho offeso. Ma se partite così voi poi non lamentatevi dei flame. ;-)

 

Sul tema poi, forse non traspariva da mio lungo messaggio, ma degli straordinari mi importa poco. la detassazione la vedo più "tattica" perché incoraggi i miei operai a fare straordinari che per un discorso di costi.

Sono invece più interessato alla detassazione e facilitazione dei premi aziendali. Anzi a mio parere andrebbe permesso (c'è in Ecuador per intenderci) la distribuzione con fisco di favore di dividendi al personale.

Per quanto riguarda Alberto che mi compara a Colombo... quale (dis)onore, vista la recensione del libro. Capisco la facile ironia ma resto del mio parere.
Anche oggi ci sono in diverse zone d'Italia imprenditori disonesti che pagano meno di quanto indicato nella busta paga, ma non per questo si obbliga tutta l'Italia a fare i pagamenti con bonifici certificati con copia all'INPS.
Se no facciamo come per la sicurezza che per qualche incidente nell'edilizia o in una azienda multinazionle in chiusura mettono chili e chili di scartoffie anche ha il libro infortuni intonso da anni.

Intendo dire che capisco le remore di tutti coloro che dicono che qualche disonesto avrebbe interesse a far passare come straordinario aumenti di stipendio vari, ma come oggi, se avete letto, i disonesti fanno finti rimborsi spese di viaggio, danno i buoni benzina, pagano in nero ecc. (chi diceva "il modo si trova").

Oggi il mercato del lavoro in Lombardia è competitivo, le risorse valide poche, assicuro per vita vissuta che c'è poco da fare troppo i furbi. Più facile che siano loro a chiedere integrazioni in nero che l'imprenditore a proporle. E hanno bella che ottenuta la detassazione.

Sul fatto poi dei passaggi di carriera rifiutati è già così, passare da impiegato a quadro vuol dire non avere più straordinari ecc. Ma vuole anche dire che il tuo stipendio (che naturalmente include quello che prendevi con lo straordinario) è quello, che tu li faccia, gli straordinari, o meno.
E chi è a quei livelli lavora anche per passione non solo per guadagnare quattro spiccioli facendo 5 ore in più.
Voi che avete (mi pare di capire) buone posizioni e spero relativi stipendi decenti lavorate con l'orologio in mano o in base a voglia ed esigenze?
In fondo anche questo blog è "lavoro" per voi, non credo sia retribuito.
Insomma, occorre dividere le esigenze di chi ha veramente stipendi bassi (e ogni aumento a parità dei costi per l'azienda che rende più felice il mio dipendente per me va bene) e chi invece ha una serie di aspettative non meramente economiche.
Chi cerca di far carriera non lo fa solo per i soldi. Se lo fa solo per i soldi di solito non ce la fa.

Poi sul fatto che sarebbe meglio rivedere completamente la tassazione si sfonda una porta aperta, ma diventa un po' il discorso dell'"altro problema", dove il problema è sempre un'altro e non se ne risolve nessuno.
Non amo la detassazione degli straordinari, ok, ma è un passo per tagliare il cuneo fiscale. E con i tempi che corrono in questo strano paese mi accontento dei piccoli passi.

Spero di essere correttamente interpretato, e sono qui per confrontarmi senza voler fare flame.

 

Sul discorso quadri e dirigenti i "pacchetti" è evidente che sono diversi, e nno si parla di straordinari, mentre i premi di risultato sono il sale presente da sempre.
Ma il pacchetto in presentazione come detto a quanto pare li esclude. Anzi per le mega retribuzioni si prevede un peggioramento della tassazione.

Visto che l'aliquota per i redditi più alti
non è già abbastanza alta, la proposta del nuovo ministro dell'economia
è di ritoccarla verso l'alto.

"Gli stipendi d'oro dei manager? «Scandalosi, un flagello sociale»"
http://www.corriere.it/economia/08_maggio_14/tremonti_pareggio_deficit_pil_3bc8f93c-21ac-11dd-b258-00144f486ba6.shtml 

Guarda che il giornale confindustriale ha riportato l'accaduto in maniera tendenziosa. Se ho capito bene, i ministri UE e Tremonti vogliono assoggettare le stock option alla tassazione ordinaria, cioe' far pagare ai manager le stesse tasse dei normali cittadini, quando invece per es. in Italia pagano il 12.5% di cedolare secca anche su 300 milioni di Euro, quando corrisponde ad incasso di stock option. Non vedo cosa ci sia da obiettare.

Le stock option passeranno di moda.
E mi sa, conoscendo i tipi, che passeranno direttamente all'estero su estero.

Lo scandalo non sono (solo) le retribuzioni ma la sporcizia che c'è in certi ambienti. Tipo i risultati a breve fatti fottendo il futuro. O gli interessi personali di chi guida le "public companies" e quindi diventa spesso autoreferenziale.

Ma qui siamo fuori tema. 

La mia fonte è un altro giornale confindustriale, ma mi sembra che l'intento Tremontiano ed europeo in generale sia molto meno nobile e "neutrale"
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/05/europa-tagliare-stipendi-oro.shtml?uuid=889a5200-2248-11dd-a2c2-00000e25108c&DocRulesView=Libero

Non mi sembra che l'intento sia quello di una (giusta) armonizzazione delle aliquote, anche se allora dovremmo interrogarci su possibili "arbitraggi" e nuove modalità di remunerazione dei manager. L'unico modo per evitarle credo sia che "individuals and corporations pay income tax on the net total of all their capital gains just as they do on other sorts of income", come proposto da Michele e come si fa in USA.
Il punto è che si parla di "varare una legge che fissi, come in Francia, a 1 milione di euro il tetto sulla quota delle retribuzioni dei top manager che le società possano dedurre dai profitti tassabili."
Insomma incentivi fiscali a pagare meno i manager; "Con il dubbio che i superbonus «possano indurre ad assumere rischi sproporzionati", nonché della necessità di "limiti sulle remunerazioni": problemi degli azionisti delle rispettive imprese, non dei governi.

Sto seguendo in questi giorni un corso di Economia delle Risorse Umane.. ed in base ai modelli che abbiamo visto la questione non era poi così negativa.

Se guardiamo il discorso in un'ottica propositiva.. senza guardare le distorsioni che si potrebbero verificare .. (premesso che mi sembra di aver capito che gli Statali non usuifruiranno di questo incentivo). Teoricamente la detassazione degli stipendi in se non garantisce un aumento della produttività perchè il differenziale salariale potrebbe portare gli indivdui a lavorare addirittura meno in certi casi..

Una detassazione degli straordinari comporta un beneficio per le ore in piu rispetto a quelle previste dal contratto..questo teoricamente dovrebbe aumentare la produttività ed in via teorica il Pil.

Premettendo che non conosco dati al riguardo.. l'incidenza sull'occupazione non mi sembra così forte quanto altre misure piu incisive che erano in discussione nella precedente legislatura..

Visto che la vostra conoscenza in questa materia è sicuramente maggiore della mia se qualcuno ha obiezioni o spiegazioni da darmi son graditissime.

 

 

Ho letto tutto con molta attenzione; sono un piccolo imprenditore del terziario in Veneto e prima per molti anni dirigente d'azienda. Frequento da tempo il blog de "L'imprenditore" che trovo sempre acuto e stimolante, mai rissoso o dogmatico. Mi piace questo blog NFA anche se lo trovo talvolta ostico. Nel caso degli straordinari, scusate, ma sono d'accordo con l'imprenditore. Voi forse non vivete la situazione quotidiana in Italia ma credo di poter dire che la tenuta delle strutture sociali, al nord, è a rischio. L'aggravamento quotidiano dei conti delle famiglie è percepibile. Ho vissuto la crisi argentina dei primi anni '90 e le analogie mi sembrano inquietanti. Da qui la necessità di un intervento sui redditi da lavoro dipendente immediata. Ritengo pure io che l'intervento veramente efficace è la detassazione dei premi più che quella degli straordinari. Ma va fatto subito. Qualsiasi altro intervento sulla struttura del salario richiederebbe tempi biblici. Una nota personale: ho solo dipendenti donne, sposate con figli, tutte part-time. Fanno pochi straordinari, però tutte hanno il cellulare aziendale e trattano con i clienti anche fuori orario; vengono compensate con regolari premi di produttività legati ai risultati e pagati in busta paga. Loro sono soddisfatte perchè possono gestire al meglio i loro problemi ed io pure. non aspetto altro che la detassazione di questi premi.

 

 

Sono convinto anche io che al Nord stiamo incubando problemi che daranno parecchi grattacapi in futuro, ma questi problemi si sono accumulati proprio con una politica economica stupida, aggiungendo toppa su toppa, complicando tutto per renderlo meno comprensibile, e cosi' via. Questa sarebbe solo l'ennesima toppa, non l'avvio di una riforma positiva.

Se ho capito bene, i ministri UE e Tremonti vogliono assoggettare le
stock option alla tassazione ordinaria, cioe' far pagare ai manager le
stesse tasse dei normali cittadini, quando invece per es. in Italia
pagano il 12.5% di cedolare secca anche su 300 milioni di Euro, quando
corrisponde ad incasso di stock option. Non vedo cosa ci sia da
obiettare.

Per esempio si può obiettare che se l'Italia vuole attrarre manager di talento deve offrirgli qualche incentivo fiscale. Per cui ben venga la tassazione delle stock options al 12.5%. Anzi, io introdurrei pure la "remittance basis" per tutti gli stranieri che si trasferiscono in Italia (o gli espatriati che ritornano dopo un certo numero di anni).

In alternativa, l'Italia può sempre scegliere di tenersi i manager alla Luca "Napoletone" Luciani.

Lo stipendio di Napoletone gia' attrarrebbe fiori fiori di managers di talento. Il problema non e' che in Italia la gente brava non ci vuole andare: il problema e' che non c'e' posto per loro.

Sia nel caso degli straordinari che nel caso degli stipendi ai manager si sta girando attorno ai veri problemi senza risolverli: tasse e meriti. Una volta di piu': non bisogna inventare nulla di nuovo, non occorre la creativita' del genio italico. Basta scopiazzare quello che si fa altrove: si detassa il detassabile e si introduce responsabilita' e accountability a tutti i livelli. Non abbiamo piu' bisogno di leggi, abbiamo bisogno di RIFORME!

 

Lo stipendio di Napoletone gia' attrarrebbe fiori fiori di managers di
talento. Il problema non e' che in Italia la gente brava non ci vuole
andare: il problema e' che non c'e' posto per loro.

Gli stipendi dei manager andrebbero confrontati con quelli dei loro
pari all'estero. Dalla mia limitata esperienza mi sembra che un manager
a Roma guadagni abbastanza meno di un suo pari a Londra, anche tenendo
conto della differenza nel costo della vita. In più c'è il fatto che in
Italia i manager sono spesso i primi a essere licenziati quando una
ditta ha bisogno di ridurre il personale. Infine c'è la differenza di
cultura lavorativa, che può risultare indigesta anche a molti
espatriati. Per tutti questi motivi secondo me un incentivo fiscale è
essenziale se si vuole attrarre persone di talento.

Direi che il fatto che il managment di una qualsiasi ditta italiana sia in gran parte italiano non e' una conseguenza del fatto che chi arriva da fuori guadagnerebbe troppo poco ma e' semplicemente perche' siamo provinciali. Perfino una ditta come la fiat viene gestita come il negozietto di famiglia. Mi stupisce che tu pensi che i manager in Italia siano i primi a saltare in aria quando le cose si mettono male quando invece l'esperienza di tutti i giorni (da alitalia a olivetti) ci dice che il problema e' proprio che le gerarchie sono pessime e mantenute.

Hai ragione ma ha ragione anche Marco (mi sento endemicamente veltroniano). Nel sistema italiano i manager rischiano poco ma per un motivo preciso: sono in vario modo o misura insider (spesso parenti e amici del proprietario o dell'azionista di maggioranza, o magari persone di fiducia dei politici se c'e' di mezzo la proprieta' statale). Tuttavia un ipotetico manager scelto esternamente per la sua professionalita' salterebbe come altrove in presenza di risultati negativi, con in piu' lo svantaggio di trovarsi in un mercato ben poco ricettivo verso qualita' come indipendenza e professionalita'. Su un punto pero' dissento da Marco: almeno nelle imprese italiane piu' grandi non c'e' alcun problema di compensi, basta vedere quanto guadagnano Profumo, o i vertici di Telecom, di Fondiaria-SAI e cosi' via.

Ovviamente sto confrontando lo scenario attuale con lo scenario detassazione. A parte questa premessa, credo che intuitivamente la risposta dovrebbe essere si': la componente fissa dello stipendio e' la medesima sia che passi la giornata alla macchinetta del caffé sia che lavori per due. Se aumenti l'impatto economico della componente variabile credo tu dia un forte incentivo alla produttività. Poi sarà sicuramente una soluzione di second best rispetto ad una riforma organica del rapporto di lavoro, dei compensi e dell'imposizione, ma non mi pare un'obiezione particolarmente forte.

<em>Roma, 20:12<em>
<em>

SACCONI, SU STRAORDINARI UNA TASSAZIONE SECCA DEL 10%

<em>

Una
tassazione secca al 10% su tutte le parti variabili del salario,
introdotta in via sperimentale per sei mesi, per la "grande platea di
operai e impiegati". Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante
la registrazione di 'Economix', conferma le indiscrezioni sul
provvedimento per detassare straordinari, premi e incentivi allo studio
del suo dicastero. "Partiremo con una sperimentazione di sei mesi tra
giugno e dicembre - ha detto Sacconi - con lo scopo di trattare
fiscalmente in modo amichevole e non ostile tutte la parti variabili
del salario".

Bisognerebbe considerare anche gli effetti previdenziali di questa trasformazione. Gli straordinari ed in generale la parte variabile del salario  non sono pensionabili. In altri termini ci si potrebbe aspettare uno spostamento di risorse a favore dei lavoratori in attività ed a carico di quelli in quiescenza, con modi e tempi ancora approfondire.

Non capisco proprio l' affermazione :'gli straordinari e in generale la parte variabile del salario non sono pensionabili'.

Sulla base della mia esperienza di lavoratore dipendente, i contributi
previdenziali sono pagati dal lavoratore e dal datore su tutta la
retribuzione lorda percepita dal lavoratore compresi gli straordinari e
quindi la pensione viene calcolata anche su tali contributi.

Attualmente inoltre gli straordinari sono pagati di più della paga
oraria normale ( dal 35% a oltre il 100%) perchè svolti di sera, di
notte o in giorni festivi, e in un meccanismo previdenziale a
ripartizione sostengono maggiormente le pensioni correnti.

Credo che Massimo intendesse dire che per gli straordinari che fai tu (generico) non fanno aumentare la tua pensione, almeno con il sistema retributivo.

Con il contributivo potrebbe in effetti aumentare la pensione: piu' straordinari fai, piu' tasse paghi, e se nelle tasse e' compresa una quota pensionistica aumenta la tua contribuzione ai fini della pensione. Credo comunque che nella grande maggioranza dei casi l'incremento sarebbe infinitesimo.

E' chiaro che con le tasse che paghi sui tuoi straordinari tu (generico) sostieni, direttamente o indirettamente, le pensioni di tutti.

E' la mia interpretazione, spero di non aver sbagliato :)

Innanzitutto grazie davvero a tutti per la discussione, davvero. Che condivida o meno i contenuti, per me leggere nFA è sempre un'ottima palestra.

Mi interesserebbe la vostra opinione in merito alli relazioni straordinari-produttività e parte variabile del salario-produttività. Almeno nel dibattito pre-elettorale, la detassazione di straordinari e premi legati al merito appariva dichiaratamente mirata a incentivare la produttività del lavoro. In particolare:

1) Incentivare gli straordinari - mi pare evidente... o sono stupido? - non significa certo incentivare la produttività dei lavoratori. Semmai, anzi, ha un effetto contrario se si assume - plausibilmente, a mio avviso - che il prodotto di un'ora di lavoro marginale decresca nell'arco della giornata lavorativa. Tuttavia, si è detto in non so quale post su nFA, la necessità di straordinari in azienda aumenta nei periodi in cui la domanda è elevata, per cui la produttività in quei periodi sarebbe di per sè spinta al massimo... qual è a vostro giudizio l'effetto prevalente? Da cosa dipende?

2) In teoria, detassare i premi legati al merito (quindi ad aumenti effettivi di produttività, giusto?) sembrerebbe invece un'idea molto più lineare. Certo, c'è il problema di individuare indicatori/variabili a cui legare in modo efficace ed equo gli incentivi. Senza contare le infinite possibilità di uso improprio dello strumento, sottolineate in molti dei vostri commenti. Del resto, lavoro in un'azienda pubblica, e ho visto con i miei occhi, lo scorso dicembre (2007), i miei capi definire i propri obiettivi per l'anno... 2007! (no, non c'è un errore... in media nella mia azienda gli obiettivi sono raggiunti al 120% :-D). Ma simili obiezioni non rendono impossibile ogni tentativo di incentivare la produttività tramite la lega fiscale? Se così fosse, allora lo strumento possibile sarebbe una drastica riduzione del livello salariale fissato dalla contrattazione collettiva (almeno in teoria)?

3) Giacchè mi trovo, ultima domandina. Qual è il rationale (effettivo e/o dichiarato) per escludere dalle norme al vaglio del governo i dipendenti pubblici?

Moooolte grazie!

Non sono di certo la persona più competente per risponderti, ma in breve:

1)La produttività oraria cala (poco), quella totale del lavoratore (e dell' impresa) aumenta (sempre poco).

2)Il problema, come accenni è misurarlo il merito.Se il mio datore di lavoro mi proponesse un premio da 500 € esentasse anzichè un' aumento di 700 tassato lo prenderei al volo, a farne le spese sarebbe il fisco.Molti finirebbero con megapremi e ministipendi, gli altri pagherebbero il conto.

3)Perchè finiresti con migliaia di assenteisti che reclamano 32 ore di straordinario al giorno e nessuno che le controlla.

Ho gia' stigmatizzato la stupidita' e la disonesta' del sistema fiscale italiano laddove invece di stabilire in modo trasparente aliquote progressivamente piu' elevate all' aumentare dei redditi, riduce progressivamente le detrazioni (Visco) o le deduzioni (Tremonti) all'aumentare dei redditi, operazione interamente equivalente all'aumento delle aliquote solo eseguita con modelita' surrettizie e non trasparenti.

Ebbene, a conferma del fatto che accomunando in piu' strette relazioni paesi civili e paesi meno civili c'e' anche il rischio che proprio le pratiche meno civili "contaminino" le realta' sociali e politiche piu' evolute, anche il governo laburista inglese ha recentemente modificato il sistema fiscale adottando le scadenti norme italiane. Cito da lavoce.info:

Nel Regno Unito è stata introdotta un’aliquota d’imposta del 45 per cento (dal precedente 40 per cento) per i redditi superiori a 150mila sterline. A questo si aggiunge un dimezzamento della “personal allowance”, l’ammontare su cui non si paga imposta, per i redditi superiori a 100mila sterline e la sua totale eliminazione per redditi superiori a 140mila sterline.

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