Perché non se ne deve parlare. La parabola di Italo e Germano

18 settembre 2018 sandro brusco

Il 21 settembre ci sarà la presentazione del volume ''Cosa succede se usciamo dall'euro? Quanto costerà e chi ne pagherà il prezzo. È una raccolta di saggi di diversi autori, curata da Carlo Stagnaro. Sono uno degli autori, ho scritto il pezzo che cerca di spiegare perché è dannoso anche solo parlare di possibile uscita dall'euro. È un saggio leggero e di battaglia, niente di particolarmente profondo e originale, ma mi sono divertito a scriverlo. Ne pubblico qui ampi stralci.

In politica economica non si mandano messaggi che possono minare la fiducia nel debito pubblico o più in generale negli investimenti fatti in un paese, perché la gente può prendere tali messaggi sul serio, creando una crisi finanziaria ed economica. Per capire meglio la faccenda proviamo ad analizzare una scelta molto più terra terra. Immaginate di avere improvvisamente un guasto al bagno di casa vostra, per cui dovete avvalervi dei servizi di un idraulico. Siete persone scrupolose, per cui decidete di chiedere almeno un paio di preventivi.

Il primo idraulico che si presenta alla vostra porta si chiama Italo. Ha un aspetto simpatico e scarmigliato. Guarda un po’ lo stato delle tubature, fa qualche conto e vi dice che è pronto a fare il lavoro per 500 euro. Veste una divertente maglietta con il leone di San Marley (se siete troppo giovani per sapere cosa è andate su wikipedia e cercate ‘Pitura Freska’) e durante la sua visita vi racconta del suo sogno segreto, che è quello di aprire un chiringuito su una spiaggia caraibica. Tutto molto bello, replicate voi, ma questi discorsi vi fanno sorgere una sottile inquietudine. Decidete quindi di prendere il toro per le corna e gli chiedete a bruciapelo: ma non è che per perseguire il sogno del baracchino sulla linda playa mi lascerai quando il lavoro è a metà? Italo fa un gran sorriso, dice di non preoccuparsi assolutamente, che lui è un professionista serio, che mai ha lasciato un lavoro incompleto e un cliente scontento. Poi aggiunge, enigmaticamente, che i sogni sono fatti di una materia impalpabile e che a volte ti trovi a perseguirli senza nemmeno capire come e perché. Stretta di mano finale, con promessa di risentirsi.

Il giorno dopo si presenta il secondo idraulico, un signore di nome Germano. È vestito in modo ordinario, anche se non potete non notare che porta i sandali con i calzini. L’eloquio è meno divertente di quello di Italo, è un tipo di quelli che si definiscono ‘quadrati’. Alla fine anche lui prepara un preventivo per 500 euro. Germano non fa menzione di sogni. Snocciola referenze, presenta un piano dettagliato con i tempi esatti per i lavori necessari e si offre persino di pagare una penale nel caso i lavori non terminassero entro i tempi stabiliti. Anche in questo caso stretta di mano finale e promessa di risentirsi.

Bene, ora la decisione va presa. I prezzi sono gli stessi. Italo appare effettivamente più simpatico e, incidentalmente, ne condividete i gusti musicali. La sera andate al bar e trovate gente che lo conosce bene. Chiedete che tipo è, e tutti ne dicono bene. Sì, si è fatto qualche canna da giovane, ma poi ha smesso e ora sembra essere un tipo a posto. Chiacchiera molto e spesso a vanvera ma vive sempre con la madre, una signora leggendaria per la qualità delle sue lasagne, e nessuno può pensare che la abbandoni per aprire un baracchino su una spiaggia.

Germano invece lo conoscevate già, era con voi alle superiori anche se in una sezione diversa. È sempre stato un tipo tranquillo e un po’ appartato, abbastanza studioso senza eccedere. Gestisce la sua azienda con molta cura, ha un sito web pieno di informazioni utili e facile da navigare.

Ora provate a rispondere con sincerità: a chi dareste il lavoro? Dal punto di vista del servizio offerto, la qualità appare simile. Il prezzo è lo stesso. Ma nel caso di Italo ci sono tutte quelle mezze frasi sui sogni e su come ti possano cogliere in momenti inaspettati e trascinarti verso nuove avventure. Quindi, alla fine, anche se magari un po’ a malavoglia (i sandali con i calzini, accidenti…) fate la scelta logica e il lavoro lo assegnate a Germano.

Italo ha pagato a caro prezzo le sue chiacchiere. È arrabbiato con Germano, che accusa di avergli rubato il lavoro. Ma è chiaro che dovrebbe solo rimproverare il suo strambo comportamento. Tra l’altro, Germano non è certo l’unico idraulico che fa concorrenza a Italo. C’è anche Franco, e poi Svevo, e poi tanti altri, fino a Polacco, un tempo molto temibile ma ultimamente un po’ immalinconito e incartato su se stesso. Tutta gente che parla poco, offre buoni servizi, prepara preventivi dettagliati, cura il proprio sito web. Soprattutto, gente che non si mette a parlare della possibilità di non finire il lavoro per inseguire i propri sogni.

Italo può a questo punto fare due cose. La prima è quella di rinnovare il guardaroba e smetterla di parlare a vanvera. La seconda, se proprio ci tiene tanto a quella maglietta con il leone di San Marley, è quella di abbassare le proprie tariffe. Tutto ha un prezzo, se Italo vi avesse chiesto 450 euro invece che 500 magari sareste stati anche disposti ad accettare quel minuscolo rischio di avere il lavoro lasciato a metà. Cinquanta euro possono non apparire tanti, ma alla fine sono il 10 per cento del compenso e una percentuale sicuramente maggiore del profitto netto. Questo è il costo delle chiacchiere a vanvera.

Quando importanti esponenti del mondo politico, boiardi di stato sempre pronti a dare l’assalto a una poltrona ministeriale e accademici di seconda fila menzionano la possibilità di uscire dall’euro o di non ripagare interamente il debito pubblico (o ripagarlo in valuta diversa dall’euro, che comunque la si voglia mettere è un modo di non pagare interamente) si comportano più o meno come Italo. Con una sola, enorme, differenza: alla fine Italo paga in prima persona per la propria dabbenaggine. Invece, le chiacchiere a vanvera del politico sovranista, del boiardo e dell’accademico di seconda fila le paghiamo tutti noi, mediante maggiori spese per interessi.

31 commenti (espandi tutti)

Perché quel titolo che dà l'uscita per scontata?

Non sarebbe meglio "succederebbe", "uscissimo", "costerebbe" e così via? 

Da' la triste impressione che i giochi siano fatti e che ci sia solo da attendere lo tsunami!

Io ho solo scritto un capitolo. Però, dai, c'è un ''se''.

Il titolo non da' per scontata l'uscita dall'euro. "Cosa succede se fai l'indigestione" non implica che tu necessariamente ti abbufferai e farai l'indigestione: e' semmai un modo piu' secco di richiamare la tua attenzione sulle conseguenze delle tue azioni o dei tuoi comportamenti - e quindi a un comportamento responsabile. "Cose succederebbe se facessi l'indigestione", o addirittura "Cosa potrebbe succedere se facessi l'indigestione", da un punto di vista strettamente logico sono tutte formulazioni equivalenti, ma trasmettono il messaggio in modo meno forte. O, almeno, questo era il retropensiero dietro quel titolo!

facebook

bonghi 19/9/2018 - 08:24

dopo breve ricerca ho trovato la pagina facebook di Italo , riporto qui uno dei suoi "post" : 

"Cazzo , non ne posso piu' ... sta cosa va avanti da giorni , mesi , anni ... continuo a fare lo stesso lavoro di Germano rispettando sempre i tempi di consegna eppure per una ragione o per l'altra al momento del pagamento devo sempre accomodare uno sconto ... ad un certo punto mi sono pure chiesto se la causa della richiesta di sconto sia , dal momento che rispetto le scadenze quanto germano , la maglietta dei "pitura" che indosso sempre ... ma no ... e' impossibile ... pero' boh ... se continua cosi' mi sa proprio che uno di questi giorni mollo tutto e apro un baracchino sulla linda playa"

pare proprio che le lamentele/minacce/sogni di Italo , legate al fatto di percepire compensi piu' bassi per identici servizi , siano non la causa dei piu' bassi compensi ma l'effetto dei medesimi 

twitter

dragonfly 19/9/2018 - 11:17

pare proprio che le lamentele/minacce/sogni di Italo , legate al fatto di percepire compensi piu' bassi per identici servizi , siano non la causa dei piu' bassi compensi ma l'effetto dei medesimi 

"identici servizi" lo sostiene italo nei suoi preventivi, esiste però una maggior probabilità, per quanto piccola e di entità mutevole,, che finisca a schifio, rispetto a germano. e questo si paga. qualcuno per rimediare, vorrebbe costringere i parenti di italo a servirsi di lui, al prezzo di germano.

 

"La sera andate al bar e trovate gente che lo conosce bene. Chiedete che tipo è, e tutti ne dicono bene"

" e nessuno può pensare che la abbandoni per aprire un baracchino su una spiaggia."

e fuori di metafora , vista la puntualita' con cui ripaghiamo i debiti a scadenza , non ci sono fatti recenti che giustificchino che :

"esiste però una maggior probabilità, per quanto piccola e di entità mutevole,, che finisca a schifio"

e di nuovo in metafora : Italo si lamenta del fatto che l'unica ragione che trova agli sconti che e' costretto a fare sia la maglietta dei "pitura" : " ad un certo punto mi sono pure chiesto se la causa della richiesta di sconto sia , dal momento che rispetto le scadenze quanto germano , la maglietta dei "pitura" che indosso sempre ... ma no ... e' impossibile ... "

e di nuovo fuori : non ci sono ragioni oggettive per cui l'italia debba pagare premi di rischio piu' alti , questi sono causati da una "percezione" del rischio del tutto soggettiva 

ci fai

dragonfly 19/9/2018 - 18:56

non ci sono ragioni oggettive per cui l'italia debba pagare premi di rischio piu' alti , questi sono causati da una "percezione" del rischio del tutto soggettiva

il debito al 135% del PIL è l'elefante al centro della stanza, mica ombre cinesi. la percezione sarebbe forse quello che il mercato prevede? secondo alcuni, il fatto che il futuro sia imprevedibile, significa che tutte le previsioni sono uguali. perchè allora non provi a guidare a fari spenti nella notte? la componente delle aspettative è talmente concreta che viene anche scomposta e quantificata. https://voxeu.org/article/italian-risk-spreads-fiscal-versus-redenominat...

La percezione del rischio è sempre soggettiva. Quando si parla di debito (o credito, se guardiamo l'altra faccia della medaglia) c'è sempre un problema di asimmetria informativa e di relazione tra agent (il debitore) e principal (il creditore). Quest'ultimo non è MAI in grado di sapere con certezza le motivazioni ultime del debitore, per cui sarà sempre costretto a basarsi su qualsiasi indizio rivelatore. A maggior ragione nel caso di debito pubblico in cui il nuovo governo può tentare di disconoscere gli impegni presi da quello precedente. Questo è quanto.

P.S. Spesso il creditore chiede un collaterale (la libbra di carne di Shylock). Non perchè voglia appropriarsene ma affinché anche il debitore metta in gioco qualcosa di altrettanto rilevante (oggi va di moda 'to have skin in the game'). Serve per allineare gli incentivi.

Ad esempio, fare affermazioni del tipo 'lo vuole il popolo' oppure chiedere retoricamente 'se la sovranità appartiene al popolo o allo spread' va esattamente nella direzione opposta. Allontana il creditore che giustamente capisce che le sue ragioni creditizie sono subordinate, non agli accordi intercorsi, ma all'arbitrio di qualcuno.

Lei cosa farebbe ?

no , ci sono!

bonghi 20/9/2018 - 15:08

piccolo preambolo per dragonfly : gia' ... pure se fuori metafora , con il rapporto debito pil , hai esattemente indicato la maglietta dei "pitura" ... non credi che se il rappordo debito pil fosse misura oggettiva del rischio paesi come il giappone dovrebbero pagare interessi maggiori?cio' accade?

nessuno eccetto te ha mai parlato dellla prevedibilita' del futuro ... il passato invece e' ampiamente "prevedibile" , e non ci sono casi recenti in cui Italo abbia concluso i lavori in ritardo ; la probabilita' , quella oggettiva , si fa con i dati del passato!

 per amadeus invece : certo , la percezione e' sempre soggettiva , il rischio invece e' sempre oggettivo ( se vai al casino' ogni numero ha 1/37 di possibilita' di uscire ad ogni lancio ) ... Italo paga il rischio percepito come se fosse quello oggettivo reale , e qui c'e' la discrepanza , io difendo solo il diritto di Italo di lamentarsi di tale discrepanza ...

come farei io? ... beh dipende ... se l'obiettivo che volessi perseguire fosse quello della stabilita' proverei a studiare un sistema in cui i paesi meno rischiosi paghino premi piu' alti di quelli piu' rischiosi ... certo il rishio non verrebbe eliminato , ma almeno sarebbe "spalmato" in modo piu' uniforme

ci sei

dragonfly 20/9/2018 - 16:29

non ci sono casi recenti in cui Italo abbia concluso i lavori in ritardo; la probabilita' , quella oggettiva , si fa con i dati del passato!

questo mi ricorda una cara amica, compagna in svariate attività outdoor, che regolarmente alle prime gocce di pioggia si stupiva e protestava. "ma come! fino a dieci minuti fa non aveva piovuto per tutto il giorno". per il resto, non comincio neanche. ti suggerisco di non risparmiare mai nulla, in modo da non arricchire il primo truffatore che incontri.

Oggettività

amadeus 20/9/2018 - 17:09

il rischio invece e' sempre oggettivo ( se vai al casino' ogni numero ha 1/37 di possibilita' di uscire ad ogni lancio )

Se ragioni così non ci siamo. Nelle vicende umane il rischio non è oggettivo come in una estrazione casuale. Dipende soprattutto dal comportamento delle persone e, nel caso specifico, di tante persone ovvero della collettività. Quindi il comportamento di Italo è rilevante e contribuisce a determinare il risultato finale.

quello che vedo io sono degli scommettitori che giocano . vedo che le statistiche mi dicono che per un tempo abbastanza lungo a eventi con esiti storicamente uguali vengono elargiti premi diversi . Certo non sono in grado di considerare tutta la serie storica , e nemmeno gli eventi futuri ... nonostante cio' piu' passa il tempo in cui non si ha un'evidenza della differenza del rischio tra i due eventi piu' mi viene il sospetto che il premio sia calcolato male  

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dragonfly 20/9/2018 - 21:56

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Ti sei spiegato

amadeus 24/9/2018 - 09:54

vedo che le statistiche mi dicono che per un tempo abbastanza lungo a eventi con esiti storicamente uguali vengono elargiti premi diversi

immagino che questa sua affermazione stia a significare che tutti i debitori dovrebbero essere uguali purché non abbiano già fatto default; purtroppo per lei questa informazione è invece irrilevante in quanto tutti i debitori che fanno default la prima volta (proprio tutti, nessuno escluso) non erano in default un attimo prima di andare in default.

Trattasi di tautologia. Qui giace il signore de La Palice. Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita.

Certo non sono in grado di considerare tutta la serie storica , e nemmeno gli eventi futuri ...

 

Infatti si tratta di cercare di prevedere, al meglio delle proprie possibilità, un evento futuro, basandosi sulle informazioni disponibili. Ma siccome l'evento è proprio il default, l'indagine dovrebbe partire dai debitori che han fatto default, per comprenderne le caratteristiche e i motivi che han condotto all'evento, al fine stabilire se tali caratteristiche siano presenti (e in quale misura) nei debitori attualmente solvibili.

Che orde di idioti, milioni oramai, continuino a ripetere "E allora il Giappone", non lo giustifica qui. 

Il rischio di default è funzione delle seguenti variabili:

- Livello del debito rispetto al PIL
- Tasso di crescita del PIL
- Interessi sul debito
- Capacità fiscale non utilizzata
- Reputazione della politica fiscale del paese.

Ora, anche tralasciando il fatto, ripetuto a nausea, secondo cui il debito NETTO del governo giapponese è (in % del PIL) uguale o inferiore dell'italiano (e questo SENZA usare l'argomento, dubbioso, sul fatto che una parte di esso è detenuto dalla BofJap, cosa che peraltro vale ora anche per l'italiano a seguito del QE di BCE) ciò che conta sono le altre variabili.

Lungo TUTTE quelle dimensioni il Giappone domina l'Italia alla grande, non c'è praticamente confronto.

In particolare, la pressione fiscale giapponese viaggia attorno al 31% nonostante gli ultimi e sostanziali aumenti. Quella italiana è al 43% nonostante le chiacchiere sulla sua diminuzione. Ovvero: Japan ha spazio per tassare ed ha produttività in crescita, l'Italia non ha proprio spazio e la produttività non cresce. 

Quindi BASTA CON QUESTA STRONZATA che avete appreso in tv o nei sacri blog. L'ignoranza arrogante, dopo un po', annoia.

oltre l'arcinota

bonghi 21/9/2018 - 10:34

mancanza di stile , educazione ed eleganza che la caratterizza devo notare che il suo intervento altro non fa che rafforzare quanto da me detto : io sostengo che il rappordo debito pil non sia misura oggettiva , lei conferma dicendo che bisigna valutare solo la componente netta di tale rapporto , piuttosto che quella detenuta da BCE o altri enti ... ma a parlare di debito/pil mi ci hanno tirato per i capelli , io stavo parlando di esiti statistici e calcolo dei premi in un gioco , e qui confermo : "quello che vedo io sono degli scommettitori che giocano . vedo che le statistiche mi dicono che per un tempo abbastanza lungo a eventi con esiti storicamente uguali vengono elargiti premi diversi . Certo non sono in grado di considerare tutta la serie storica , e nemmeno gli eventi futuri ... nonostante cio' piu' passa il tempo in cui non si ha un'evidenza della differenza del rischio tra i due eventi piu' mi viene il sospetto che il premio sia calcolato male  "

è interessante perché è molto diffuso. La cura migliore, se De Finetti non bastasse, sarebbe dare seguito pratico ai propri "sospetti", cioè investire i propri risparmi, anche pochi, nei titoli di stato italiani.

Bonghi

michele boldrin 21/9/2018 - 18:08

Sei troppo un misto di arroganza/ignoranza/stupidita'/insistenza per essere vero.

Questo volgare cafone ti saluta. Click.
P.S. Pensi davvero che il premio sia calcolato male? Trade on it e diventerai miliardario. Quando succede, facci sapere. 

per boldrin : le rammento le linee guida del sito : "Per il resto, libertà di parola più assoluta" ; "Non ci piace censurare, ma ci riserviamo il diritto di farlo in quei casi estremi in cui un commento possa apparire puramente ad-personam" non credo di aver contravvenuto a nessuna regola del sito , trovo il ban immotivato .... e ovviamente poco liberale ; mi permetto quindi di richedere che revocato ... e per quel che conta chiedo venia per la mia "arroganza e stupidita'" 

per dragonfly : gia' ... quando mi riferivo alla "percezione soggettiva" del rischio facevo riferimento proprio a de finetti ... a tal proposito vi invito a considerare anche la mia posizione come "percezione soggettiva" ( il dato su cui la fondo e' la statistica degli esiti ) , vi domando come possiate stabilire , tra le "percezioni soggettive" quale sia giusta e quale sbagliata ( dal momento che ritenete giusta quella prodotta dagli investitori e sbagliata la mia ) ... ma si tratta di una domanda retorica ovviamente , e a tal ragione tra l'altro vi ricordo che abbiamo conferme storiche ( fallimento-lehman-brothers ) di quanto siano inaffidabili le percezioni soggettive di rischio espresse dal mercato .

In sintesi , sempre con un paragone , riassumo cio' di cui mi pare di aver capito vogliate convincermi : siccome questa sera siamo fortunati ( percezione soggettiva del rischio ) crediamo che l'esito "esce il numero 3" nel lancio di un dado sia piu' probabile di 1/6 nonostante la serie storica considerata evidenzi una probabilita' quasi pari ad 1/6 ( rischio calcolato sulla serie storica )

Ci tengo a sottolineare ( mi pare infatti di essere stato frainteso ) che ritengo assolutamente legittima la posizione degli scommetitori , il denaro e' loro e lo prestano al tasso che piu' gradiscono ... cio' che mi preme di sottolineare e' che il rischio percepito dagli investitori non ha ancora espresso evidenzeo oggettive di essere statisticamente corretto .

Vi lascio infine con un augurio , scegliete quello che piu' vi aggrada : speriamo l'italia fallisca presto di modo da confernare le percezioni degli investitori .... o speriamo l'italia non fallisca e continui a pagare premi di rushio piu' elevati a fronte dello stesso rischio

Bonghi

che ci regge etc.

tu non hai nemmeno letto la paginetta che ho linkato, scelta per la cristallina chiarezza ed estrema sintesi. nondimeno citi de finetti. riprova, cioè leggi.

in verità, basterebbe un minimo di logica elementare, proprio quella di cui abbondano senza saperlo molti "vili meccanici" come contadini, autoriparatori, ambulanti al mercato etc.

invece, quelli che nominalmente e senza costrutto si trascinano per anni sui libri, poi producono continuamente un caos di "idee" marce difficile da sbrogliare.

sarebbe interessante sapere tu cosa capisci dalle seguenti ( tratte dalla pagina ceh tu stesso hai linkato ) :

 "Il modello soggettivo esprime il grado di fiducia che si ha nella realizzazione di un evento"

dice forse che misura la probabilita' che si verifichi un determinato evento?

"Perfino quando in una moneta attribuiamo all'evento testa la probabilità 1/2, questo atto avviene non perché è accertato che la moneta sia perfettamente equilibrata", (non esiste moneta perfetta, neppure fra le nate in una simulazione al calcolatore)


secondo te come mai ci fidiamo del fattto che la probabilita' dell'esito testa e' di 1/2?forse perche' dopo aver provato una serie di lanci ci accorgiamo che la serie statistica collima col dato "soggettivo" di 1/2 ... sarebbe curioso se dopo 100 lanci con 30 teste e 70 croci qualcuno pensasse ancora che la probabilita' dell'esito testa sia ancora 1/2


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pippo 24/9/2018 - 16:57

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aneddoto

dragonfly 19/9/2018 - 11:19

riferitomi con disappunto da un appartenente alla nobile gilda dei plumbers: un certo italo, oppresso dai debiti, ricercava lavori ben pagati (in contanti spot, vabbè) da svolgere con scadenze impossibili. l'ultimo fu eseguito murando i termosifoni, senza aver posato le tubature.

votava lega, i grillini ancora non c'erano.

Una metafora è quel che è, può essere costruita male ma modificarla per farle dire altre cose è operazione solo retorica. La vicenda del racconto si traduce semplicemente nella frase: “Non ti conviene startene zitto, brutto idiota!” E non mi pare che date le circostanze si posa consigliare altro ad Italo. Non sono state poste sostanziali differenze tra Italo e Germano, per evidenziare meglio solo la superficialità del primo nella particolare circostanza, atteggiamento inutile e dannoso. Persino aggiungendo che in fondo Germano è un asociale potenzialmente pericoloso, il senso non cambierebbe. Non si comprende, dunque, cosa si abbia da contestare al riguardo.

Ma, evidentemente, i nomi scelti si prestano a dar luogo alla bagarre su un altro piano, e allora il discorso facilmente slitta. Qui, dunque, aggiungo un aneddoto su questo piano slittato. E me ne duole, non sapete quanto.

Questa estate abbiamo dovuto cambiare una vecchia cucina in una casa affittata a studentesse. “Maledette case!”, era la frase che pronunciavano tutti, ma proprio tutti, nei vicini ombrelloni quest'estate; fate voi. Contattiamo un'impresa specializzata e di cucina ne troviamo una né troppo scadente, né troppo impegnativa, ma soprattutto con un grande frigorifero esterno non incassato, come era stato richiesto. Ci viene detto che allora la cucina si monterà in due fasi, visto che il frigo non è immediatamente disponibile, né gli altri pensili ad esso coordinati.

Un giorno arriva il primo gruppo di lavoranti. Sono due in tutto e si vede che hanno molte altre consegne da fare. L'aiutante è Italo1, esegue tutto ciò che gli si ordina senza fiatare, con scrupolo e precisione. Il capo ha un accento non italiano, e lo chiameremo Romeno, visto che io, ItaloZero, invece di starmene zitto mi comporto un poco come l'Italo della metafora di sopra, evidentemente abbiamo un difetto di fabbrica, e gli do chiacchiera, disturbandolo, è evidente, e tuttavia mi risponde con essenzialità e cortesia. Gli chiedo da quanto tempo sta in Italia, ma così, senza malizia, proprio appunto solo per parlare, e mi mordo subito la lingua perché noto una smorfia di disappunto. Avrà pensato che sono il solito leghista che lo vuole espellere; al contrario io sto avendo di lui una grande considerazione. Mi dice che sta in Italia dal 2003; fingo di crederci e gli faccio i miei complimenti per chiudere il discorso che si è fatto imbarazzante. Risultato finale: Montaggio impeccabile, informazioni ulteriori esaustive, grande soddisfazione reciproca.

Una settimana dopo arriva il secondo gruppo, sempre composto da due persone. Stavolta il capo è Italo2, mentre l'aiutante è: boh?!, forse Polacco, forse Maroco, non ho capito bene come lo chiamava Italo2, ma il suo italiano era molto stentato. Anche stavolta l'aiutante era molto efficiente ad eseguire quanto gli veniva richiesto, mentre il capo era, appunto appunto, persona come l'Italo della metafora di sopra. Italo2 è cordiale e affabile, anche se assai indaffarato pure lui, come stavolta è più che evidente, visto che è proprio lui che mi comunica la lunga lista delle consegne da effettuare successivamente. Non dico se si tratta di ItaloNord, ItaloSud o ItaloCentro, altrimenti si scatena un'altra bagarre insensata, qui inutile. Ebbene, alla fine, il lavoro supervisionato da questo oberato Italo2 lascia molto a desiderare rispetto a quello dell'altrettanto oberato Romeno. Quando va via, aprendo gli scomparti, scopro che devo montare i ripiani da lui dimenticati, che dovrò risistemare la striscia di legno sotto, visto che, essendo imperfetta di fabbrica, lui ha solo tolto un componente di plastica per fingere che fosse tutto a posto, e inoltre che ha schiacciato la presa del frigo e altre piccole e fastidiose sbavature, purtroppo, che, veramente, per solo amor di Patria sottaccio. Lavoro imperfetto. Fine dell'aneddoto.

Tutto si potrebbe derubricare con un: sei stato sfortunato, tra tutti gli Itali bravi e buoni ti è capitato il solito socievole approssimativo. Ma è troppo semplice derubricare così l'accaduto, io ho voluto rifletterci sopra qualche momento in più, e giudicate voi se è esagerato dedurne quanto segue.

Italo possiede la sua patria, è padrone in casa sua, quindi un po' è proprietario anche di tutto ciò che nella sua terra ci sta o accade, per cui si può permettere di decidere quando la cosa è fatta con cura sufficiente. Romeno si sente ospite, cerca di rigare dritto anche più di quello che sarebbe già più che lodevole. Se può consolare, diciamo che, a situazione rovesciata, sarebbe il contrario, anzi è pacifico che gli Itali che si sono dispersi per il mondo sono stati infaticabili lavoratori, fuori dalla loro terra. Si dice, esagerando, che tutti i grattacieli di New York siano stati costruiti dagli italiani, ma, infine, potrebbe anche essere vero. Eppure, a quanto pare, quando stiamo in patria, spesso, diamo il peggio di noi stessi, e tra le altre cose, certamente, non sappiamo tenere la bocca chiusa.

Non si può che essere pessimisti. Il contrasto è tra una cosa da capire e una cosa istintiva; non c'è partita. Qual è la via d'uscita in una nazione che odia e ostacola tutto ciò che sa di riflessione, scuola e formazione e ama il calcio e la cucina, che sono cose, appunto, immediate e istintive? La mitica furbizia italica, è una furbizia oramai di poco momento, il riflesso automatico di un approccio rapido ma superficiale, utile forse in altri tempi, in realtà semplificate, ma oramai condannato. Il destino automatico sembra essere l'estinzione, che si sia consapevoli o no.

L'articolo è sicuramente convincente, ma non capisco il titolo "Perché non se ne deve parlare" e l’affermazione perentoria "è dannoso anche solo parlare di possibile uscita dall'euro". Non se ne deva parlare CON CHI?
Cioè: se la morale è che l'idraulico non debba parlare dei suoi stravaganti progetti di vita alternativi CON I CLIENTI (o potenziali tali) sono perfettamente d'accordo.
Ma se si vuol dire che non ne debba parlare IN ASSOLUTO è un altro paio di maniche.
Voglio dire: supponiamo che Italo negli ultimi anni abbia dopo aver letto "Chi ha spostato il mio formaggio?" di Spencer Johnson abbia constatato che gli affari non gli vanno più molto bene, che ha molti insoluti, che la marginalità nel suo settore è sempre più bassa, che il suo bilancio è sempre più deludente, che l'edilizia è in crisi e quindi ci sono poche grosse commesse nei cantieri, che si stanno diffondendo sempre più i bagni prefabbricati tipo quelli della Sanika, ecc.
In queste circostanze sarebbe davvero così irrazionale per Italo lui INIZIARE A GUARDARSI INTORNO e pensare a progetti di vita alternativi o ad altri possibili sbocchi professionali? Sarebbe stupido a parlarne in maniera riservata per informarsi con il suo compagno delle superiori che ha aperto un chiringuito ai caraibi e che a quanto pare gli sta andando bene? Sarebbe assurdo iniziare a parlare con il suo commercialista o con quell'amico che lavora in un'agenzia di collocamento per vedere se può avere qualche consiglio su un ipotetico PIANO B, just in case?
Del resto è quello che fanno gli stati maggiori di tutti gli eserciti per preparare piani strategici. In maniera riservata, è ovvio: di certo non parli del piano strategico di guerra contro il paese X alla conferenza stampa congiunta dei due capi di stato. Però il piano strategico è meglio averlo e tenerlo aggiornato, perché non si sa mai.
Ora, fuori metafora: di certo esponenti del governo devono tenere a freno la lingua per non spaventare gli investitori internazionali. PERÒ ci sono molti altri canali (uffici studi, interviste anonime per sondare le reazioni, articoli su riviste specialistiche con il disclaimer che si tratta di opinioni a titolo personale che non rispecchiano la posizione dell'istituzione, convegni di fondazioni più o meno collegate a questo o quello, ecc.) per parlare di un possibile scenario di questo tipo senza compromettersi come emittente sovrano, anche solo per iniziare a studiare l'opzione e le possibili implicazioni. Anche perché c'è una possibilità (per quanto piccola) che un evento avverso ci faccia collassare il tutto non per nostra volontà, e in quel caso aver studiato prima qualche scenario magari sarà meglio piuttosto che farsi cogliere del tutto impreparati dagli eventi.

: supponiamo che Italo negli ultimi anni abbia dopo aver letto "Chi ha spostato il mio formaggio?" di Spencer Johnson abbia constatato che gli affari non gli vanno più molto bene, che ha molti insoluti, che la marginalità nel suo settore è sempre più bassa, che il suo bilancio è sempre più deludente, che l'edilizia è in crisi e quindi ci sono poche grosse commesse nei cantieri, che si stanno diffondendo sempre più i bagni prefabbricati tipo quelli della Sanika, ecc.
In queste circostanze sarebbe davvero così irrazionale per Italo lui INIZIARE A GUARDARSI INTORNO e pensare a progetti di vita alternativi o ad altri possibili sbocchi professionali?

ma mica di questo si parla. se il nostro idraulico cambiasse vita per motivi così poetici magari si risente solo la moglie; tu indichi come causa crediti insoluti (che l'Italia non ha) ma se chiude, chiude per non pagare quegli enormi debiti che ci sono sicuramente anche se tu li tralasci.  e che sono il vero motivo.

quando scapperà in costarica sarà  solo per non pagare, perchè ha già un patrimonio negativo E ANCHE perchè non guadagna più. se si esce dall'euro, è per fare subito default (in vari e fantasiosi  modi), altrimenti perchè uscire? non nascondiamoci dietro un dito. e non diamo adito a sospetti catastrofici.

Certo che se ne può parlare. Infatti qui se ne parla. Si applicano le stesse considerazioni che faresti nel caso di un discorso privato che può essere udito da chiunque, senza possibilità di tapparsi le orecchie. Tu cosa fai in questo caso ? 

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825545 23/9/2018 - 23:05

 

 

Il fatto che anche l’Iran abbia usato la Hollywood politics con la storia della macchina del tempo per far finire la controparte nella casella del gioco preferita è parte della scarsa formalizzazione dovuta al fatto che la segretezza mal si concilia con il mondo scientifico basato sulle pubblicazioni e sulle tecniche sporche dei servizi segreti che verrebbero mal tollerati dal mondo accademico.

 

Ad esempio le armi chimiche sono vietate quanto le armi nucleari dalla comunità internazionali per i loro effetti devastanti come se le grandi potenze volessero avvantaggiarsi delle costose armi nucleari che solo loro potevano permettersi quando già con le armi chimiche si poteva già da tempo minacciare la fine del mondo. Visto che poi i responsabili possono all’ultimo suicidarsi sarebbe d’obbligo quindi creare uno speciale regola di diritto dove non ci si oppone o peggio se si collabora con l’ascesa al potere di una persona non sana di mente che poi usa armi nucleari o chimiche viene sanzionato in prima persona oltre che dall’embargo. E quindi questo dovrebbe tradursi in regole speciali per giornalisti e detentori di potere rilevante di qualsiasi tipo.

Più in generale bisognerebbe legare la pena invece che a categorie astratte al danno economico che segue l’errore e la relativa intenzione (dolo,...) e poter compensare questa pena con le proprie ricchezze lecite, anche future e il conto dipenderà dal proprio reddito e dalle proprie ricchezze affinché (quasi) tutti abbiano convenienza a comportarsi senza danneggiare la collettività o una sua parte. Così non servirà più prevedere in anticipo tutti i casi particolari da vietare evitando che sia facile aggirare la regola cioé danneggiare la collettività senza pagare. E non è detto che le regole di riparto sommino a solo il 100% del danno e che si invochi la retroattività… cosa non si fa per guadagnare qualche voto in più.

mi fa venire una curiosità: esiste qualche sistema di voto in cui il voto segreto valga la metà, o altro sottomultiplo, del voto palese?

Sarebbe un'idea peregrina dare un peso più alto, nelle votazioni politiche, ai voti palesi?

è nullo e anzi vietato in tutto il mondo civile.  è il fondamento della democrazia perchè protegge le minoranze.

nelle discussioni in rete, l'anonimato dovrebbe spingere a concentrarsi su quanto si scrive e non a curiosare sullo scrivente, evitando cioè personalizzazioni e pregiudizi. aggiungo che un minimo di riflessione andrebbe fatta anche sui testi più oscuri. quelche volta lasciano trasparire sofferenze inimmaginabili. prudenza e umanità, quindi.

nvece, a michele boldrin, possiamo ben fare le pulci anche se finge di irritarsi. è un personaggio pubblico, che si spende con la ben nota generosità e anche col peso dei suo studi e delle sue qualifiche.

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