Il perché della scuola: il classico e oltre

8 agosto 2019 Artemij Keidan

La ben nota battaglia di Michele Boldrin per "abolire il liceo classico", oltre che uno slogan ad effetto che però nasconde un ragionamento analitico e una concreta proposta programmatica, è anche una provocazione intellettuale molto riuscita. Nel senso che provoca il pensiero. In questo articolo cerco di ragionare ad alta voce, senza necessariamente arrivare a una conclusione definitiva, non solo sul significato del liceo classico, ma sul significato e le finalità della scuola, come istituzione, nel mondo moderno.

Premessa

Una volta sbollito il tema dell'abolizione del classico, il dibattito sulla scuola langue. Nessuno, in realtà, ha le idee chiare su come, e in che direzione, riformare la scuola. Perché non ci si rende conto che la scuola è, non una, ma tante cose insieme. Vorrei proporre un gioco intellettuale: decostruire la scuola, capire quali sono le aspettative che vi riponiamo, e quali sono i risultati ottenuti. Non so quanto questo aiuti il dibattito, ma spero che almeno renda palesi alcune verità meno ovvie e anche un po' scomode.

Di seguito fornisco una griglia in cui elenco le possibili finalità della scuola. Ogni finalità è descritta secondo il seguente schema.

  1. Si definisce la finalità.
  2. Si forniscono altri sinonimi della stessa, tipicamente usati nel dibattito pubblico.
  3. Si passano in rassegna le modalità di raggiungimento di tale finalità.
  4. Si immaginano le conseguenze del mancato raggiungimento della medesima, con un annotazione sull'Italia tra parentesi.

Ricordo che con "scuola" intendo la scuola dell'obbligo all'italiana: pubblica, di massa, gratuita (o quasi). Ma anche: arcaica (risale alla riforma Gentile, se non direttamente al suo modello prussiano), con docenti sottopagati, strutture fatiscenti e i risultati scolastici sotto la media OCSE.  

La scuola: a che serve?

  1. BABYSITTING
    • Sinonimi: la scuola tiene i ragazzi lontani dalla strada; sarebbe ipocrita negare che questa sia una delle utilità principali della scuola moderna.
    • Come: introdurre l'obbligo scolastico; rendere la scuola più attraente (con materie divertenti e attività pomeridiane attraenti).
    • Fallimento: abbandono scolastico, delinquenza minorile (entrambi i fenomeni non sconosciuti in Italia); in alternativa: impossibilità di lavorare per almeno uno dei genitori.
  2. AIUTARE A CRESCERE
    • Sinonimi: Forgiare il carattere, accompagnare nell'età adulta; insegnare a rapportarsi con la società, con l'altro sesso; a difendersi, a superare le prove della vita, a essere competitivi.
    • Come: dall'educazione fisica (mens sana in corpore sano) allo psicologo scolastico (mens sana prima di tutto); dal bullismo, chiamato "spirito di squadra" (perché educa al rispetto del gruppo e a resistere nelle situazioni di stress), alla prevenzione del medesimo (perché produce traumi e infelicità, se non peggio).
    • Fallimento: se si esagera in un senso si ottiene una società violenta, repressa, maschilista, patriarcale, nevrotica (l'Italia ne è un esempio); se si esagera nell'altro, si ottiene una società di snow flakes
  3. SVILUPPARE LE CAPACITÀ DI BASE DEL CERVELLO
    • Sinonimi: problem solving; ragionamento logico; dobbiamo dare a tutti gli strumenti di base e poi imparano le tecniche specifiche al momento del bisogno.
    • Come: insegnamento della matematica, fisica, logica, grammatica; secondo alcuni, il latino insegna la logica (vedi Appendice); coltivare la competitività.
    • Fallimento: società di creduloni e analfabeti di ritorno; bassa produttività del lavoro (l'Italia ne è un esempio).
  4. SVILUPPARE LA VOCAZIONE INDIVIDUALE
    • Sinonimi: Beruf (direbbero i calvinisti), talento personale, creatività; siamo tutti diversi.
    • Come: insegnare a ciascuno le materie in cui eccelle (a scapito di altre), nell'età in cui è pronto, nelle quantità che desidera; non incentivare la competitività.
    • Fallimento: egualitarismo violento, frustrazione dei talentuosi, fuga di cervelli (l'Italia ne è un esempio).
  5. INSEGNARE LA NOSTRA TRADIZIONE CULTURALE
    • Sinonimi: insegnare l'erudizione, la cultura patria, il buon gusto.
    • Come: lingue antiche, letteratura, storia, storia dell'arte, storia della filosofia, storia della musica.
    • Fallimento: imbarbarimento, abbrutimento, danni al paesaggio, abusivismo edilizio, perdità del senso della storia con conseguenti pericoli politici (l'Italia ne è un esempio: il liceo classico di fatto non funziona; si veda l'Appendice).
  6. INSEGNARE TECNOLOGIE MODERNE
    • Sinonimi: invece di fargli perdere tempo con inutili materie astratte, insegnamogli un mestiere.
    • Come: chimica, biologia, informatica, altre scienze applicate e tecniche moderne; lingue straniere.
    • Fallimento: perdiamo il treno della modernità; arretratezza tecnologica (l'Italia è un esempio).
  7. GARANTIRE LA CARRIERA FUTURA
    • Sinonimi: se non vai a scuola farai lavori umili e sottopagati.
    • Come: una volta il fatto stesso di andare a scuola garantiva un futuro migliore; oggi, spesso, bisogna andare nella scuola giusta, dove acquisire amicizie utili e stringere rapporti da far fruttare nell'età adulta; nell'ipotesi migliore ci sono dei meccanismi di collegamento tra scuola e il mondo del lavoro.
    • Fallimento: perdità dell'attrattiva della scuola oppure, in alternativa, il proliferare dei comportamenti "mafiosi": copiare e far copiare, tanto è così che va il mondo (l'Italia offre abbondanti esempi di entrambi gli sviluppi).
  8. ASCENSORE SOCIALE 
    • Sinonimi: fornire a tutti le stesse condizioni di partenza; abbattere le barriere sociali e di censo.
    • Come: gratuità, abbattimento della selettività, degli esami di ammissione o altri sbarramenti all'ingresso; ma anche: rendere il livello di insegnamento meno oneroso, sì da includere anche i più deboli.
    • Fallimento: scarsa mobilità sociale (qui l'Italia forse si salva abbastanza, alcuni paesi sono messi peggio; però comuhnque c'è la self-selection: i figli dei ricchi vanno nei licei, i figli dei poveri negli istituti tecnici); l'altro estremo: una semplificazione dell'insegnamento a livelli tali da rendere la scuola inutile (vero in alcune zone d'Italia).
  9. FORMARE IL CITTADINO MODELLO
    • Sinonimi: formare cittadini ligi ai doveri verso lo stato; far sapere ai ragazzi i loro diritti di cittadini.
    • Come: lezioni di educazione civica o di religione cattolica; esperimenti di autogestione; attivismo politico degli studenti.
    • Fallimento: evasione fiscale, pericoli politici, tendenze autoritarie o estremiste e rivoluzionarie (l'Italia sarebbe un esempio, se non fossero tutti così poco seri).

Osservazioni

Ora dovrebbe diventare più chiaro e trasparente il meccanismo di praticamente qualsiasi dibattito pubblico sulla scuola. Un opinionista seleziona, del tutto arbitrarizmente e verosimilmente in base ai propri successi e/o insuccessi scolastici, la finalità che più lo aggrada, e propone una serie di misure per incentivarla. Un altro opinionista, invece, preferisce un'altra finalità, e propone di incentivare quella. Il dibattito si riduce a una gara tra materie scolastiche, o, più raramente, tra diversi metodi di insegmaento delle stesse. 

Vogliamo più latino? oppure più matematica? o più inglese? o computer? o musica? sport? educazione civica? E come le vogliamo insegnare, queste materie: con severità? con creatività? con più o meno competitività? con le tabelline a memoria o con la calcolatrice? la matematica del '700 o la matematica del XXI secolo? grammatica o letteratura? tema libero o poesia a memoria? Storia dell'arte o informatica? E poi: con o senza i voti? i voti in lettere, in numeri o a parole? grembiule o senza? seduti per terra attorno alla maestra o sui banchi ben allineati? Inutile ribadire che simili dibattiti sono del tutto sterili, non esistono vincitori. E soprattutto, non fanno neanche affiorare il problema della scelta tra le molteplici finalità della scuola.

Raramente, infatti, ci si rende conto di un fatto: nessuna scuola potrà mai raggiungere tutte le finalità prospettate sopra; un po' perché sono troppe; e un po' perché sono incompatibili tra loro. Il livellamento generale contraddice l'attenzione alle capacità individuali. Tanta disciplina contraddice la sanità mentale. Poca disciplina contraddice il buon andamento dell'apprendimento. La semplificazione dell'insegmaneto contraddice i buoni risultati. E ancora: vogliamo il cittadino ubbidiente o l'eterno rivoluzionario? vogliamo insegnare i fatti della vita o preservare l'inncenza? vogliamo creare persone furbe o persone intelligenti? persone intelligenti o erudite? vogliamo che guadagnino di più o che abbiano il posto fisso? Vogliamo l'aumento del PIL o la bellezza del paesaggio?

Resta anche la costatazione che la scuola italiana è riuscita a mancare quasi tutte le finalità possibili, con la possibile eccezione della 8, nonché della 1.

Conclusioni

Come anticipato, conclusioni vere e proprie non ne ho. D'istinto verrebbe da dire: la libertà di scelta ci salverà. Lasciamo decidere le famiglie, o, da una certa età in su, direttamente i ragazzi. Scelgano autonomamente e la finialità preferita, e i modi per raggiungerla. Ma sono scettico anche su questo. Ad esempio, il problema dell'insegnamento della matematica è che nessuno sa veramente quale sia il modo migliore per insegnarla. Anche il recente dibattito sull'insegnamento di filosofia ha messo a nudo il fatto che vi sono modi totalmente differenti di concepirlo. Perché, quindi, lasciare tale scelta a dei genitori ansiosi o ragazzi ignoranti?

Forse bisognerebbe scavare più a fondo. Il problema, non solo in Italia, non è tanto il sistema scolastico in sé, quanto il fatto che la conoscenza ha perso completamente il suo appeal sui giovani. Non è più ovvio, ai ragazzi, perché mai bisognerebbe passare 10-12 anni della propria vita a studiare. Il giorno in cui tornerà di moda la conoscenza, essere intelligenti, sapere e saper fare, sarà la società stessa a incentiverà la scuola a migliorare in modo spontaneo. Con o senza riforme.

Appendice

Il liceo classico, come fenomeno storico, ha fallito. Non ha insegnato la cultura classica al popolo, ma, anzi, l'ha banalizzata, profanata e resa solo indigesta ai più. Ha prodotto antiscientismo, fede nelle ideologie estreme, decadimento economico. Per chi non ne è convinto — e visto che siamo in tempо di vacanze — ho preparato due test.

Il primo è per coloro che credono di aver studiato bene le materie classiche. Si risponda, senza googlare, alle seguenti domande.

  1. Quali sono le tre funzioni della desinenza -σαι nella coniugazione del verbo greco?
  2. Quali nomi della III declinazione latina terminano in -ium al genitivo plurale, e quali in -um?
  3. Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l'ira funesta: per cosa era adirato Achille?
  4. Tramite quale autore conosciamo la filosofia di Epicuro?
  5. Quali due autori hanno scritto ciascuno una propria "Apologia di Socrate"?
  6. Quale territorio fu ceduto dai Savoia in cambio dell'acquisizione della Sardegna?
  7. Quale opera è considerata la prima natura morta della storia della pittura?
  8. Che funzione ha la parola om nella lingua della Commedia di Dante?
  9. Quali sono le intuizioni pure a priori, secondo Kant?

Il secondo test, invece, è dedicato a coloro che credono che studiare il latino insegni la logica. Si risponda alle seguenti domande.

  1. Prendiamo il seguente sillogismo aristotelico: tutti gli uomini sono mortali, quindi qualche uomo è mortale. È un ragionamento corretto?
  2. Che cosa vuol dire dimostrare qualcosa "in barbara"?
  3. Se piove, fa freddo. Quindi, se non piove, non fa freddo. Giusto?

3 commenti (espandi tutti)

nonostante l'autore si nasconda dietro uno pseudonimo preso da qualche novella gotica. (SCHERZO! è solo per sfottere la fissa di Michele Boldrin sul nome-e-cognome).

adesso lo rileggo, compresa l'ottima chiosa ed esclusi i quiz, che non son buono.

Non è proprio vero che

 Nessuno, in realtà, ha le idee chiare su come, e in che direzione, riformare la scuola. (ak)

 Varie associazioni e gruppi/movimenti di insegnanti, presidi ed esperti della scuola hanno recentemente avanzato proposte incisive, anche convergenti. Fra queste, ne segnalo due, sia autorevoli (in quanto prodotte da gruppi e persone di notevole qualità intellettuale e con molta esperienza diretta del sistema scolastico italiano), sia basate su analisi accurate del sistema attuale e della sua storia, sia operative e articolate:

 una è del gruppo Condorcet: http://condorcet.altervista.org/condorcet-ripensare-la-scuola-il-manifesto/

 l'altra è dell'associazione TREELLE: http://www.treellle.org/files/lll/Quaderno_Q15.pdf

 Per chi volesse saperne di più, una mia scheda al riguardo: https://1drv.ms/w/s!ArweJWCO23uyguYIUbJY1aB_409uIQ?e=q7SA3U

Magari, dopo che avete letto, ne riparliamo.

P. S. La scuola italiana attuale assolve, abbastanza ovviamente, tutte le funzioni elencate, ma complessivamente tutte piuttosto male, alcune malissimo, altre maluccio. Nel materiale sopra indicato trovate sia analisi sui vari e intrecciati perché la scuola sia ridotta così male, sia varie idee su come concretamente (e gradualmente, scorciatoie rapide non ci sono) uscirne. Conviene discutere della scuola a partire da lì.

Perché esiste una scuola pubblica?
Esiste perché quando un individuo viene al mondo, non è ancora capace di sopravvivere. Non solo dal punto di vista materiale, ma anche da quello relazionale. Anziché vivere esclusivamente con la sua famiglia raccogliendo bacche, capita che nasca in una società composta magari da milioni di individui. Organizzati in una società con regole, convenzioni, e un linguaggio complesso costituito non solo da termini, ma anche da citazioni, analogie ed esempi (i modi migliori per esprimere concetti complicati) nonché metalinguaggi e nozioni specifiche.
Tutto qui.

Cos'è la cultura? Semplice. E' la capacità di comunicare. E' quel bagaglio di conoscenze, magari anche artistiche se non tecniche o storiche o altro, che ci permette di interagire al meglio (esempio: storicamente, la materia più importante dell'istruzione del giovane era la retorica. Retorica e dibattito pubblico sono ancora materia obbligatoria nei paesi di lingua inglese. Aiuterebbero, se non altro, a difendersi dalla demagogia...).

Quindi, no. La scuola non dovrebbe servire a nessuna delle cose che sono state elencate sopra. Dovrebbe servire solo ad insegnare ai cittadini a convivere, a conoscere la società ed i suoi pericoli (plagio, propaganda, truffe etc.), ed a comunicare con un linguaggio - in senso lato - comune.

Quindi ecco perché modificare i programmi scolastici per renderli "al passo coi tempi" è pericoloso. Perché può causare uno iato comunicativo tra le generazioni. Ciò che si voleva evitare...

Ma per questo, non può essere necessario andare a scuola per 13 anni (obbligo). E' esagerato. Se la scuola fosse veramente focalizzata al suo scopo, dieci sarebero più che sufficienti. Per lasciare al giovane individuo la libertà che necessita per muoversi nella società.
E varrebbero venti degli attuali, inutili perché, concordo con l'articolo di Artemij Keidan, ora sono privi di senso.

E ricordarsi: la vita è a tempo. Chi te lo fa perdere, ti uccide un po'.
In questo senso, la scuola italiana è stragista...

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