Il Popolo delle Carriole

24 giugno 2010 Bonifacio

Il Popolo delle Carriole è un movimento di partecipazione democratica, nato a L'Aquila, a febbraio del 2010, anche se potremmo dire che parta ancora prima, da gennaio, quando si decise di festeggiare il capodanno tutti insieme davanti la Basilica di Collemaggio, dove tanti aquilani si sono ritrovati insieme, in una notte piovosa, per brindare all'inizio del nuovo anno, tra risate,  l'inevitabile commozione del ricordo dei morti nel sisma, e le speranze per il nuovo anno, come quella di vedere un giorno L'Aquila ricostruita; ri-costruita e sottratta alla “protezione” asfissiante di gente che non conosce nulla del territorio, e che con la scusa dell'emergenza, ha posto il suo piede fetente nella nostra realtà e im-posto muscolarmente una soluzione abitativa, come quella del Progetto C.A.S.E., invasiva e incurante della volontà dei cittadini.

Da quel primo momento di socialità, importantissimo dopo mesi e mesi di letargia, indotta dal fisiologico smarrimento dei primi mesi dopo quel maledetto 6 aprile e corroborata dalla dispersione dei cittadini, si comincia a creare un vero e proprio tessuto comunicativo, che ha per base soprattutto la Rete, in particolare Facebook, essendo stati spogliati degli spazi di ritrovo, che si trovavano nel nostro centro storico. Cominciamo a realizzare quello che abbiamo sempre paventato: non c'è alcuna volontà di ri-costruire, ma solo di costruire ex novo, di fare profitto.

Poi la storia delle telefonate dei due sciacalli, Piscicelli e Gagliardi che ridevano la notte del 6 aprile alle 3e32, fregandosi già le mani per i possibili affari che avrebbero fatto nella ricostruzione. Tutto conferma le nostre paure.

“E allora basta! Il 14 febbraio andiamo tutti in centro e dichiariamo il nostro amore per la città!”...

Questo è quello che ci siamo ripetuti! E il tam tam è partito subito, in Rete, fuori, a lavoro...in due, tre giorni intensi. Il 14 febbraio 2010 ci siamo radunati in piazza Duomo, abbiamo percorso un pezzo di corso fino a raggiungere i “Quattro Cantoni”,  il centro vero dello “struscio” cittadino, il luogo storico di appuntamenti per tutte le generazioni. Lì c'è uno dei tanti blocchi dell'esercito, blocchi che hanno reso e rendono tuttora il nostro centro storico simile a una periferia mediorientale, una sorta di “striscia di Gaza” (con le dovute proporzioni, certo...), in perenne cattività.

Eravamo 500 cittadini, galvanizzati dal riunirci per la prima volta in centro, e al tempo stesso esasperati di fronte a un blocco inutile, una pressione gratuita su uomini, donne, bambini, colpevoli solo di voler riprendersi la propria casa, la propria città, di rivendicare un'appartenenza.

Abbiamo forzato il blocco, con la forza e l'entusiasmo della disperazione, siamo arrivati a Piazza Palazzo, la piazza del Comune, il centro amministrativo dell'Aquila, e la scena in cui ci imbattiamo è a dir poco desolante: al centro della piazza, proprio ai piedi della statua di Sallustio, un cumulo enorme di macerie, alto tre metri. Siamo rimasti increduli. “Come si può parlare di ricostruzione, quando ci sono da un anno ancora le macerie?”

E dall'incredulità si è passati alla rabbia, e  abbiamo finalmente mostrato questo triste spettacolo ai giornalisti presenti, complici del silenzio ammaestrato sulla reale situazione che abbiamo vissuto e viviamo ancora.

Quella domenica abbiamo deciso che la settimana successiva saremmo tornati...

Infatti, il 21 febbraio torniamo in centro, per appendere simbolicamente le chiavi sulle transenne del corso (la Giornata delle Mille chiavi) e per dire così "riprendiamoci la città, si riapra per quanto possibile il centro storico, si comincino i lavori di ricostruzione!". Stavolta non ci accontentiamo di oltrepassare le barricate per raggiungere piazza Palazzo,  ma proseguiamo oltre raggiungendo vicoli e vicoletti per quasi un anno interdetti.

Vicolo dopo vicolo, in maniera anche un po' disordinata, a piccoli gruppi, torniamo a riempire di voci, di vita, quegli angoli feriti, quelle traverse dove tutto è abbandonato, porte e finestre ancora spalancate, tutto fermo a un anno prima.

La settimana successiva comincia ufficialmente il “Popolo delle carriole”, espressione affibbiataci dalla stampa, ma che, tutto sommato, non mi dispiace. Armati di pale, secchi e carriole, appunto, entriamo in centro, irremovibili nell'intenzione di voler “ripulire” noi la nostra città, cominciare NOI a sgombrarla dalle macerie. Siamo 6000 persone! Non crediamo ai nostri occhi. Siamo eccitati. Un fiume di cittadini variopinti, eterogenei, che all'inizio è stato anche difficile coordinare, per chi come me tentava di dare un minimo di indicazioni su come creare quella giornata di “lavoro”. Creiamo due cordoni umani, per spostare secchi pieni di macerie. La cosa straordinaria è che la rimozione avviene differenziando; capiamo che le macerie non sono da buttare tout court, ma sono una risorsa, c'è molto materiale riciclabile, tra coppi, ferro, solo il 20% può essere scartato, ma comunque riutilizzabile per tombare cave in disuso, per fondi stradali, ecc...

Insomma, una giornata di festa. Da lì è nato un movimento che, tra alti e bassi, ogni domenica riempie la città di iniziative, che ha creato un Presidio Permanente in Piazza Duomo, dove ogni mercoledì si svolge l'assemblea cittadina, in cui si prendono le decisioni sulle iniziative successive. Nelle assemblee si rende conto anche dei lavori partiti dai tavoli di discussione, dello Spazio Aperto del 21 marzo, in cui i cittadini si sono riuniti in vari tavoli, creati per tematiche, dalla ricostruzione edile, a quella sociale, all'emergenza occupazionale, ecc...e che dimostra come questo non sia solo un movimento di protesta e negativo, come dicono i nostri detrattori, ma un movimento vivo, trasversale, propositivo e ricco di potenzialità.

Grazie a queste giornate, hanno cominciato a togliere le macerie, seppur non con la meticolosa differenziazione che facevamo noi. Hanno riaperto pezzi di città. Hanno riaperto delle attività in centro. Insomma, stanno “riaprendo”...

Il Popolo delle carriole è ancora vivo, continua, si muove, tra difetti e pregi, si muove. E se un giorno L'Aquila rinascerà davvero sarà solo grazie a questo movimento, a chi non si è arreso, a chi non si è accontentato delle briciole gettate dall'alto come fumo negli occhi, a chi ha intenzione di lottare fino all'ultimo, perché ci venga dato quello che ci spetta, nulla di più, nulla di meno, e perché la ricostruzione riparta davvero, in maniera virtuosa, anche dalla creazione di spazi culturali, dove ricreare un'anima, dove ristabilire la socialità. Tutto quello che fa e rende viva una comunità.

29 commenti (espandi tutti)

Mi fa piacere dell'iniziativa degli aquilani che insoddisfatti, hanno cominciato a far da soli. Credo sia superfluo ricordare che è importante il ruolo dell'informazione seria per far condividere al paese la situazione ed accrescere la pressione sul governo a che nei limiti del possibile la ricostruzione cominci e proceda rapidamente.

Mi intrometto, ma la soluzione adottata a L'Aquila è perfettamente identica a quella usata per la "munnezza" a Napoli, direi di tipo "popperiano", ovvero tutto quello che non si può vedere non esiste, quindi per dire che ho risolto un problema non lo faccio vedere.

Da questo punto di vista i blocchi di tipo mediorientale servono solo a evitare che qualcuno veda e diffonda una verità alternativa a quella ufficiale: "va tutto bene", che è tipica degli attuali governanti.

Difatti a Napoli le discariche sono qualificate come "siti di interesse strategico nazionale" e sono presidiate dall'Esercito, idem per il famigerato inceneritore di Acerra.

Quello che mi lascia perplesso sono poi le percentuale bulgare di voti che prendono, nonostante le evidenti contraddizioni fra quel che dicono e quel che fanno, forse viviamo tutti in una realtà virtuale e parallela.

In bocca al lupo.

Marco non è che non creda alle tue parole, ma l'immondezza è stata tolta si o no? C'è nelle strade di Napoli?

Il fatto che un paese debba militarizzare anche l'immondezza è ovviamente grave ma almeno l'immondezza è stata tolta?

 

nelle strade principali, e nei centri abitati limitrofi è stata tolta. Nelle periferie degradate di napoli ed in zone come i dintorni di strade di grande utilizzo ( es. l'asse mediano) o le campagne intorno ai regi lagni c'è ancora.

la militarizzazione ha creato vere e proprie "bombe" ecologiche perchè molte discariche sono state riaperte in deroga.Tralasciando problemi quali il percolato (spero ora risolto), hai delle distese di "ziqqurat" di spazzatura indifferenziata che letteralmete macera al sole.

Marco, andiamo OT sulla munnezza, volevo solo far risaltare che se non si trova il modo di far conoscere l'altra faccia della medaglia (e le carriole servono a questo, non certo a ricostruire L'Aquila), la realtà diventa di tipo popperiano.

Sulla munnezza ti ha già risposto il lettore spyke (che essendo bene informato presumo essere delle  mie parti), la "munnezza" è stata semplicemente spostata da luoghi visibili (il centro città) a luoghi invisibili (le periferie e l'entroterra). Il problema è ancora tutto lì, basta che un "luogo di interesse strategico-nazionale", volgarmente chiamato discarica, vada in tilt per un qualsiasi motivo che i cumuli riappaiono alla velocità della luce, ovviamente riappaiono in città e in pieno centro, ma non nei TG. Chissà, forse dovremmo inventarci il "popolo dei cassonetti".

Per chi vuole si segni questa data, ad oggi, 25 luglio 2010, mancano 15 mesi alla riesplosione totale del problema.

Io sull'aquila ho ricevuto solo informazioni di seconda mano (residenti amici di amici che hanno detto che...), ma la cosa che mi ha colpito maggiormente e' la lentezza nell'autorizzare i lavori di riparazione. Anche a spese dei proprietari dell'immobile e fuori dalla zona rossa.

Al di la' dell'incompetenza, sembrerebbe emergere un vero e proprio piano di speculazione edilizia, qualcuno potrebbe fornire notizie piu' precise anche a noi disinformati, per favore?

 

 

nel complimentarmi per il carattere e la dignità mostrata dagli abruzzesi, mi aggiungo alle perplessità sollevate sul ruolo dei media.

Segnalo, anche se vado un po' fuori tema, anche gli assurdi avvisi di garanzia per non aver promulgato lo stato di allarme. ennesimo indice della scarsa cultura scientifica di questo paese.

Provvedimenti andrebbero presi per chi non ha controllato il rispetto delle norme antisismiche, per chi ostacola, per meri interessi, l'adeguamento continuo delle stesse, per chi  permette l'esistenza di costruzioni palesemente inadeguate (non esiste una prefettura inagibile dopo un terremoto del genere!)

Ancora una volta i media hanno fallito nel proprio compito, evitando di sottolineare che al giorno d'oggi in un paese che si ritiene civile un terremoto di quell'entità non doveva causare il disastro che c'è stato.

Segnalo, anche se vado un po' fuori tema, anche gli assurdi avvisi di garanzia per non aver promulgato lo stato di allarme. ennesimo indice della scarsa cultura scientifica di questo paese.

Beh, attenzione. E' ovvio che i terremoti non possano essere previsti deterministicamente, e che questo Giuliani sia un po' un ciarlatano. Tuttavia dei fenomeni stocastici e' - in linea di principio - possibile dare una stima probabilistica. Ho anche l'impressione che una certa correlazione tra terremoti e radon ci sia davvero, a naso direi piu' verso il necessario che il sufficiente (ovvero quando c'e' un terremoto tipicamente il radon aumenta, ma puo' aumentare anche per un sacco di altri motivi). Sicuramente c'e' una certa correlazione probabilistica anche tra eventi di scosse a sciami e l'avvento di una scossa bella grande. Quindi non mi stupirei di apprendere che in effetti in quei giorni la probabilita' di un grande evento sismico era significativamente superiore alla norma.

Invece subito dopo il terremoto Bertolaso e Boschi si sono elegantemente rimpallati l'accusa di avere affermato qualche giorno prima che "non ci saranno scosse di maggiore magnitudine". Ovviamente se non puoi prevedere deterministicamente il terremoto non puoi neanche prevederne l'assenza. Sono d'accordo a non eccedere in allarmismi, ma un annuncio troppo rassicurante in una zona in cui sai che le case di loro sono costruite male e non ci metteranno niente a venire giu' e' doppiamente criminale.

Particolarmente grave l'accaduto alla casa dello studente. Un conto e' chi chi piu' o meno volutamente si costruisce male la casa per risparmiare e poi ci resta sotto, un altro il caso degli ospiti della casa dello studente (che dovrebbe essere struttura pubblica o para pubblica) che hanno chiesto piu' volte delle valutazioni di stabilita' dopo le lesioni delle prime scosse. Venendo puntualmente rassicurati dagli ispettori fino a quando non ci sono rimasti sotto in 8. Ditemi voi se questi fatti non meritano una bella inchiesta giudiziaria...

 

 

Tuttavia dei fenomeni stocastici e' - in linea di principio - possibile dare una stima probabilistica

E' esattamente quello che si fa.

ci sono mappe pubblicate dall'INGV che danno la probabilità che avvenga un fenomeno sismico superiore ad una certa magnitudo nei prossimi 10 anni nelle varie zone d'Italia. All'epoca la zona più probabile era quella dell'aquila.

Ovviamente da questo non discende l'opportunità di ordinare un'evacuazione di massa (la probabilità che uno sciame come quello aquilano sia seguito da una scossa di magnitudo elevata è meno del 20%) in attesa della conclusione dello sciame (che può durare anni).

con i dati a disposizione si doveva provvedere a tutte le ispezioni del caso, cosa che non è stata fatta (vedi casa dello studente), come sicuramente non esiste che un terremoto del genere provochi quei danni. Qui c'è sicuramente dolo.

Ecco indagherei in questa direzione, piuttosto che nei confronti di scienziati (molti nella veste di consulenti esterni) che hanno emesso le mappe che potevano/dovevano emettere e non hanno dato allarmi che non erano in grado di dare.

Ovviamente da questo non discende l'opportunità di ordinare un'evacuazione di massa (la probabilità che uno sciame come quello aquilano sia seguito da una scossa di magnitudo elevata è meno del 20%) in attesa della conclusione dello sciame (che può durare anni).

Beh, ma non e' che meno del 20% sia una stima rassicurante, soprattutto se vivi in una casa non propriamente antisismica. Io non parlo di ordinare evaquazioni di massa, parlo di informare correttamente la cittadinanza che poi puo' valutare autonomamente ed individualmente che fare.

Invece qui pare che a livello ufficiale si sia prima negato un aumento significativo della probabilita' di un terremoto e poi addirittura affermato che un terremoto non era proprio possibile. Secondo me una bella inchiesta della magistratura e' il minimo.

con i dati a disposizione si doveva provvedere a tutte le ispezioni del caso, cosa che non è stata fatta (vedi casa dello studente), come sicuramente non esiste che un terremoto del genere provochi quei danni. Qui c'è sicuramente dolo.

Assolutamente si', ma alla casa dello studente, ripeto, hanno fatto di peggio: alla fine sembra che un tecnico sia davvero uscito ed abbia stabilito' che era tutto a posto.

Ecco indagherei in questa direzione, piuttosto che nei confronti di scienziati (molti nella veste di consulenti esterni) che hanno emesso le mappe che potevano/dovevano emettere e non hanno dato allarmi che non erano in grado di dare.

Massimo rispetto per chi ha fatto le mappe/valutato i rischi. Ma ripeto, non si tratta di dare allarmi. Si tratta di informare correttamente. Se c'e' un aumento significativo del rischio non si puo' negarlo come sembra sia stato fatto dagli ambienti della protezione civile.

appunto protezione civile. Qui si sono indagati fuori di professori sentiti solo come consulenti!

Permettetemi un commento da abbastanza competente.

Prevedere i terremoti è fantascienza. Stimare un livello di rischio variabile nel tempo è fantascienza. Pertanto, dire che:

Se c'e' un aumento significativo del rischio non si puo' negarlo come sembra sia stato fatto dagli ambienti della protezione civile.

probabilmente ha poco senso. Non sì può sapere se c'è un aumento del rischio, negarlo è stato credo solo buon senso legato alla volontà di evitare il panico. Giuliani in questo non è stato d'aiuto.

L'unica cosa che ad oggi si può sapere in fatto di terremoti è quanto un'area sia rischiosa sul lungo periodo. E questo è noto, abbiamo le mappe del rischio sismico e sono fatte bene. L'Aquila è orribilmente a rischio, come buona parte della penisola.

Domandiamoci piuttosto: perché ci sono edifici non antisismici in Italia? Che la penisola sia ballerina lo sapevo già alle elementari, e credo che sia common understanding di ogni italiano. Però continuiamo a impastare sabbia marina nei nostri calcestruzzi per risparmiare qualche euro.

 

 

Prevedere i terremoti è fantascienza. Stimare un livello di rischio variabile nel tempo è fantascienza.

Domanda genuina e non retorica all'esperto: davvero siamo sicuri che non ci sia alcuna correlazione tra sciami sismici e grossi terremoti? Almeno un articolo a proposito sembro averlo trovato qui (ma da casa non posso accedervi)...

Detto questo sono d'accordo che il vero errore e'

Domandiamoci piuttosto: perché ci sono edifici non antisismici in Italia? Che la penisola sia ballerina lo sapevo già alle elementari, e credo che sia common understanding di ogni italiano. Però continuiamo a impastare sabbia marina nei nostri calcestruzzi per risparmiare qualche euro.

Pero' assodato che in Italia molte zone a rischio non sono dotate di strutture antisismiche ho sempre pensato che, nel frattempo, anche stime di rischio dinamiche -- se possibili -- potrebbero aiutare.

scrive kaapitone:

...continuiamo a impastare sabbia marina nei nostri calcestruzzi per risparmiare qualche euro.

non dia retta ai giornalai italiani: di cavolate sul terremoto in Abruzzo, e non solo su quello, ne hanno scritte davvero a iosa. Tutto è possibile, per carità: persino che un pazzo o un ubriaco possa aver usato sabbia di mare nel calcestruzzo strutturale, ma mi sembra altamente improbabile, soprattutto a L'Aquila. Potrei capirlo, al limite, per qualche abusivo che ha costruito in riva al mare, ma francamente nell'entroterra mi pare veramente folle.

Per confezionare 1 mc. di calcestruzzo strutturale, esclusi ferri, casseri, carpentieri ecc. ci vogliono, attualmente, da 55  a 80 euro, a spanne. E per lo stesso mc di cls. ci vogliono, a spanne, 0,4 mc di inerte fine (sabbia), che si può stimare (per stare larghi) in 20 euro / mc → 8 euro di sabbia / mc di calcestruzzo.

Per dare un'idea di quant'è 1 mc di cls, ci si fa un pilastro 30x30 (cm)  alto poco più di 11 m; oppure uno da 50x30 (in cm) alto m 6.70 circa. Andare da L'Aquila al mare e ritorno con mezzi propri, col rischio oltretutto che qualcuno fermi il camion e colga l'impresa in flagrante, mi pare davvero un cattivo affare: per risparmiare, poi, una frazione di 8 euro su un pilastro di 3 o (quasi) 4 piani?

Infine, volendo fissare, sempre a spanne, l'incidenza del costo di un'intelaiatura in cls. armato (struttura) sull'intero edificio, a un 25 %, il risparmio ottenibile sulla sabbia fornisce un risultato davvero risibile. Si risparmia di più aumentando la % di acqua nell'impasto, e anche su questo avrei seri dubbi.

Un'impresa non guadagna sulle strutture e nemmeno sui ferri di armatura, a meno che l'imprenditore non sia totalmente fesso (il che non è da escludere, ma credo si tratterebbe di rarità): guadagna sulle rifiniture, piuttosto; su impianti, radiatori, tegole, infissi, pavimenti ecc. E se vuol fare la cresta, è lì che gli conviene provarci.

Sorvolo sul resto delle cose davvero assurde che ho letto sui giornali all'epoca del sisma aquilano. Mi limito ad osservare, e chiudo, che in genere quando c'è un evento sismico si tende a concentrare l'attenzione solo sugli edifici, ma si dimentica che la risposta e le frequenze di risonanza del sottosuolo, da cui dipende moltissimo, sono legate a questioni di natura geotecnica e geologica, per cui può succedere di vedere danni a un edificio e nulla a quello gemello che gli sta non lontano, benché del tutto identico e costruiti con la stessa cura. I geologi locali, in caso di sismi, quelli che conoscono il sottosuolo del luogo palmo a palmo, quasi mai li ho visti intervistare da tv e giornali

Certo, le inchieste a L'Aquila si faranno, com'è giusto che sia, ma sono pronto a scommettere che questa storia della sabbia di mare si rivelerà una bufala all'italiana. Anche perché l'incidenza maggiore della sabbia non riguarda le strutture, ma caldane e massetti per solai, intonaci per tramezzi e muri esterni ecc.

Bye,

G.

 

 

condivisibile.

resta il fatto che si sono viste foto di pilastri con poche/nulle staffe ed altre con staffe non ben connesse tanto per restare alle cose più eclatanti. La magistratura accerterà eventuali responsabilità, ma non esiste che una magnitudo del genere faccia quei danni.

Non posso non aggiungere due parole su quanto accaduto oggi a Roma, anzi basta un aggettivo: Vergognoso

Vero, ma i dati degli accelerogrammi sono impressionanti, se è vero (e se ricordo bene) che si è arrivati a 0,7g o 0,8g di accelerazione orizzontale: ricontrollerò, ma sono valori non contemplati dalle norme nemmeno in zona sismica di prima cat. Pare che i sismologi abbiano strabuzzato gli occhi. Se si pensa, però, che l'epicentro era vicinissimo (4.8 km) e l'ipocentro assai superficiale (6-8 km), anche se non sempre è determinante la distanza dall'epicentro, il discorso torna un po' di più. Ma l'accelerazione pare sia stata davvero incredibile.

Su staffe ecc., posso dire che, dalle foto dettagliate che ho visto di alcuni edifici, c'era qualche caso di poca staffatura in nodi trave-pilastro, ma non del tutto assente. In particolare ricordo un edificio di 3 piani (oltre il p.t.)  che si sono accasciati rigidamente sul piano terra, e si vedevano poche staffe al giunto. Ma si capiva chiaramente che 1. c'erano aperture troppo ampie nei tompagni dei garage, mentre i piani di sopra erano ben più rigidi (tamponature con bucature assai più contenute) e il problema è sempre di valori relativi di rigidezze;  2 , un pilastro aveva avuto un vistoso cedimento fondale: il che può essere dipeso da una quantità di problemi, non necessariamente da incuria del costruttore.

Poi vanno periziati uno per uno: e non è semplice.

Ho visto qualche edificio di 8 piani, dopo il sisma irpino del 23 nov. '80, che al piano terra presentava ferri svergolati in fuori alla base di pilastri (mi è toccato pure entrarci) perché staffe fissate male, al getto si erano impilate alla base, ma stava lì tranquillo. Quello che ho visto (solo in foto) a L'Aquila, per es., è stato qualche cls confezionato male (non sempre: in alcuni edifici, vecchiotti peraltro) oppure ferri lisci ma sicuramente in edifici precedenti alle prime norme sismiche italiane (che sono del  '74, mi pare). I calcestruzzi tra il boom edilizio degli anni '50 e i primi anni '70  sono, in genere, una vera chiavica. 

Non riesco a trarre conclusioni "generali"; ogni edificio è a sé. E non riuscirei nemmeno a capire come mai tutti gli imprenditori truffaldini d'Italia si sarebbero concentrati a L'Aquila. Ci saranno pure stati, non ne dubito, e va accertato giudizialmente, ci mancherebbe.

Quello che è accaduto a Roma è vergognoso: non c'è ombra di dubbio!

Infine: ho vissuto tutta la ricostruzione in Basilicata e quando sento politici, specie il premier, che vanno sulle macerie a dire "ricostruiremo tutto in 2 anni" mi cadono le braccia. Fui facile profeta, purtroppo, per le Marche, e lo sarò per L'Aquila. Dove si è perso già un anno.Non è possibile prendere la gente per i fondelli in questo modo. E poi appagarsi del "beau geste" mediatico, a effetto, delle case nuove per alcuni, mentre l'assieme sta esattamente com'era. Una città è un organismo complesso: non è facendo alloggi purché siano (al 30 o al 70 e nemmeno al 100 % dei suoi abitanti) che riprende a vivere. E' un sistema di fitte, intricate relazioni funzionali a farne la vita (anche) economica:  gli alloggi sono solo un aspetto del problema, sotto il profilo "sistemico", e nemmeno quello decisivo funzionalmente.

Bye,

G.

PS: non faccio il costruttore, quindi non ho conflitti di interessi :)

E' un sistema di fitte, intricate relazioni funzionali a farne la vita (anche) economica:  gli alloggi sono solo un aspetto del problema, sotto il profilo "sistemico", e nemmeno quello decisivo funzionalmente.

Purtroppo nel caso de L'Aquila era anche un sistema parecchio delicato, che si era costruito in passato anche grazie ad aiuti politici per le aree depresse, i quali avevano spinto alcune società ad investire lì "drogando" in un certo senso il mercato locale. Cosa su cui, dati i chiari di luna, non si potrà più contare.

Scrive Ruggeri:

...L'Aquila era anche un sistema parecchio delicato, che si era costruito in passato anche grazie ad aiuti politici per le aree depresse, i quali avevano spinto alcune società ad investire lì "drogando" in un certo senso il mercato locale. Cosa su cui, dati i chiari di luna, non si potrà più contare.

non ne dubito, ma non è stato così solo per L'Aquila. I mercati drogati probabilmente non saranno riproponibili per il futuro, e questo mi pare un bene.  Mercato drogato spesso significa, in edilizia, scarsa professionalità soprattutto delle maestranze. Se un progettista chiede una staffatura trave-pilastro con  passo 8 cm., può stare tranquillo che nel 90%   dei casi non la eseguiranno. A meno che non stia lì a sorvegliare col fucile spianato.Come sia, quasi mai un crollo è imputabile a una sola causa.

Penso questo:

1. occorre un forte salto tecnologico nel campo delle costruzioni: vale a dire, edifici con meno massa posibile a parità di inerzia (resistenza): questo implica un rinnovamento profondo delle imprese e delle loro tecnologie, soprattutto, che non si fa in un giorno; a essere buoni, almeno l'80% della massa dei nostri edifici è peso morto, che in un sisma grava enormemente sulle strutture;

2. questo vale anche e a maggior ragione per gli edifici storici: ricostruire con murature armate, assai duttili e leggere è, per esempio, una strada auspicabile, pur nel rispetto delle valenze storiche; 

3. considerare i centri storici come un quartiere della città al quale bisogna evitare di sovrapporre  le nuove esigenze di vita, col risultato che non funziona né la città vecchia né la nuova e, spesso, di stravolgere la statica di edifici storici per piegarli a una serie di adattamenti che non sono in grado di sopportare;

4. approfittare del corridoio 1 (se ben ricordo il numero) della TAV (Berlino-Roma-Reggio Calabria-Messina) per decentrare, a L'Aquila, attività nuove senza intasare il vecchio tessuto, che si conserverebbe assai meglio nel tempo: L'Aquila è l'unico grande centro urbano tra Roma e l'Adriatico e intercettare e favorire  flussi turistici da Roma potenziando i colegamenti con la capitale potrebbe essere una (certo non l'unica) prospettiva vitale per l'Abruzzo e per il suo capoluogo.

 

PS: fondamentale mi sembra, poi, rottamare l'edilizia di cattiva qualità post-bellica, con operazioni mirate. Si può "incentivare" non con danaro ma concedendo più cubatura a chi rinnova. E' un po' nello spirito del Piano Casa berlusconiano, ma siamo ancora troppo nel vago, specie dal punto di vista degli obiettivi. In tutt'Europa si fa: noi, invece, pensiamo ancora di costruire per l'eternità. Ma un edificio in cemento armato capace di 50-60 anni di vita senza sostanziose manutenzioni strutturali è davvero raro. Poi le manutenzioni, onerose, non si fanno, ecc. ecc.  Cambiamo registro e pretendiamo per legge che almeno il 30% delle nuove costruzioni sia recuperabile e riciclabile, in caso di demolizione, come accade da tempo in Germania. Flessibilità, leggerezza, tecnologie moderne, indistrializzazione, rapida sostituibilità mi paiono  essenziali.

In realtà io facevo soltanto una constatazione di carattere generale (non legata all'edilizia): a L'Aquila gli aiuti per aree depresse, giusti o sbagliati che fossero, hanno generato un indotto e "creato" un sistema economico. Ora, quanto rimaneva di quello messo in moto da tali realtà (che non esistono più: Italtel ad esempio) ha probabilmente ricevuto il colpo di grazia con il terremoto è non potrà più essere ripristinato.

L'economia Aquilana indipendente da interventi statali non esiste più (se mai è esistita) o è poca cosa e con difficoltà si riprenderà da tale "mazzata" (anche se spero con tutto il cuore di sbagliarmi).

si, ora ho capito: grazie per la precisazione. Non me n'intendo molto, di economia, ma credo che ripensare l'organizzazione del territorio e dei suoi centri urbani possa aiutare (oppure ostacolare) uno sviluppo economico non drogato.

Certo che può, anzi sarebbe auspicabile e trasformerebbe una disgrazia in un'occasione di sviluppo però temo molto che non succederà perchè più che una questione di mezzi è una questione di mentalità (anche qui spero proprio di sbagliarmi!)

bisogna uscire dall'alibi emergenzialista, una buona volta, e protezion-civilista, di conseguenza: tecnicamente, ottima cosa,la nostra Protezione civile. Ma forse abbiamo perso la capacità di domandarci come mai sia stata così imbottita di steroidi, specie negli ultimi tempi.  

Ovviamente se non puoi prevedere deterministicamente il terremoto non puoi neanche prevederne l'assenza.

Esattamente il punto di questo vecchio post.

Popperianamente voglio aggiungere anche la munnezza di Palermo: a quanto mi risulta ci sono roghi ogni notte, ma temo che tale notizia abbia copertura mediatica rispetto a quella di Napoli (che non ci sia nessuna amministrazione di centrosinistra - comunale o regionale - da mandare a casa?)

Esatto, i roghi ormai non si contano più. Alla discarica cittadina, detta "BelloLampo", tra le vasche si è creato un vero e proprio stagno di percolato,che è più che visibile e ci potresti anche fare il bagno. La settimana scorsa si è scoperto che il suddetto percolato si era scavato un percorso giù per le colline, e unitosi ad altre schifezze prevenienti da aziende locali, si riversava in mare a due passi da una spiaggia affollatissima del palermitano.

Da due giorni, nel mio quartiere è iniziata la raccolta differenziata, vengono a prendersi porta a porta, plastica, carta e organico un giorno alla volta. Ma il dubbio su dove tali rifiuti vadano a finire c'è eccome.

Il sindaco Cammarata, pare un latitante, non fa un'apparizione pubblica dall'ultima campagna pubblicitaria/elettorale intitolata "Palermo is cool", e sotto casa sua da più di un anno si fa assistere da una pattuglia di vigili urbani che sonnecchiano tutto il giorno in attesa del suo ritorno.

Intanto in città non si parla d'altro che della leggendaria pantera

Per chi volesse informarsi sui rifiuti a Napoli c'è il sito "la terra dei fuochi".

I roghi di rifiuti a Napoli, e dintorni, ci sono ogni notte.

E del famoso inceneritore non si sa più niente.

Io modestamente continuo a pormi la stessa domanda alla quale vorrei venisse data una risposta:

non essendo diversi geneticamente com'è possibile che ci facciamo prendere così facilmente per il naso?

Mettiamo pure che in pochi utilizzino internet per informarsi ma a Napoli sono milioni che conoscono il problema e de l'Aquila ne hanno parlato anche i giornali eppure nulla si muove; dal mio piccolo osservatorio di provincia si ha quasi l'impressione che, in fondo, non ce ne possa fregare di meno a meno che, di qualsiasi cosa si tratti, non ci tocchi personalmente. MA da cosa deriva questo individualismo masochistico?

Forse è solo rassegnazione, che tanto qualsiasi cosa voti il risultato è lo stesso.

Credo sempre di più che il problema sia la legge elettorale che rende difficile il ricambio dei vertici della casta...

Non conosco la situazione sul campo, ma a naso direi rassegnazione e mancanza di fiducia nelle istituzioni.

Non capisco proprio perchè i residenti della periferia napoletana non organizzino un sit-in permanente di fronte a palazzo Chigi.

Nel '95, quando Milano era invasa dai rifiuti, io ci studiavo, e ricordo i residenti incazzatissimi protestare contro l'allora sindaco Formentini, che alle successive elezioni (anni dopo la soluzione del problema) prese un 19%, mancò il ballottaggio e si ritirò a vita privata.Se i lombardi avessero un senso delle istituzioni decoroso si sarebbero liberati da tempo di un sacco di altra gente, a partire da Formigoni, ma almeno un minimo di reattività la conservano.

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