Premio faccia di bronzo ai rettori italiani

9 novembre 2006 sandro brusco

Dopo aver promosso cani e porci e fatto in questo modo aumentare le spese per il personale delle università i rettori si lamentano perché spendono troppi soldi per il personale.

In questo articolo del corriere si narra il terribile stato delle università italiane, che poverine non hanno più soldi per pagare manco la carta igienica. Il presidente della conferenza dei rettori, Guido Trombetti, lamenta il fatto che l'aumento delle spese per il personale è stato, dal 2001 al 2006, del 24%, mentre quello del fondo ordinario che serve a pagare anche gli stipendi solo del 12,4%. E giù con la retorica piagnona sulle università senza soldi, il futuro dei nostri giovani compromesso, blah blah blah. Insomma, per farla breve: signori contribuenti, per favore cacciate un miliardo di euro. Come vedete al confronto il povero Pallaro, che è stato da noi ampiamente svillaneggiato, è uomo di una morigeratezza esemplare. Il tapino solo 12 milioni ha chiesto (e ottenuto).

Ricordo un memorabile titolo della rivista satirica 'Cuore' (o era 'Tango'? Boh, roba per gente vecchia) in occasione di non so quale malefatta dei governanti: 'Hanno la faccia come il culo'. Chissà perché, proprio questo titolo mi è tornato in mente leggendo l'articolo.

Perché sono lievitati i costi del personale? Non ho guardato bene i dati, ma le promozioni di massa che hanno fatto seguito alle (allora) nuove regole per i concorsi non possono essere state senza conseguenza. Ricapitaliamo un attimo. Verso fine degli anni 90 si è passati da un sistema di concorsi centralizzato, ossia con una unica commissione nazionale, a un sistema decentralizzato. Con il nuovo sistema ogni università bandisce il posto, si forma una commissione di 5 persone, parte interni e parte esterni all'università, e queste determinano chi ottiene la cattedra. Una riforma ragionevole, che cercava di rimediare alle assurde lungaggini e attese che il sistema centralizzato imponeva. Si fosse fermata lì, la cosa non avrebbe avuto conseguenza negative.

Ma in Italia non si riescono mai a fare le cose semplici. La cosa semplice è che ogni concorso nomini un vincitore. Questo sembrò ovviamente troppo banale. Invece si decise che ogni commissione aveva il diritto di 'idoneizzare' (usavano veramente questo termine) tre partecipanti, un numero che dopo un periodo transitorio si è ridotto a due. Il meccanismo quindi funzionava come segue. L'Università del Sacro Broccolo vuole creare un posto da ordinario in Economia del Vegetale Insapore. Convoca quindi opportuno concorso, si forma apposita commissione, e gli aspiranti alla cattedra (normalmente professori associati in Economia del Vegetale Insapore) fanno domanda. A questo punto la commissione si riunisce e dichiara tre idonei, poi ridotti a due. Uno di questi verrà chiamato a fare l'ordinario all'Università del Sacro Broccolo (tipicamente qualcuno che era già al Sacro Broccolo, ma questo è un altro discorso). Cosa succede agli altri?

Qui è dove il sistema ha manifestato i suoi effetti più diabolici. Consideriamo il professore associato X, attualmente in organico all'Università del Verde Pepino, che ha partecipato al concorso dell'Università del Sacro Broccolo ed è stato 'idoneizzato'. Essere idoneizzato ha la conseguenza pratica che ogni università che ha bisogno di un ordinario in Economia del Vegetale Insapore può direttamente chiamare il signor X.

Che farà quindi detto signor X? Busserà alle porte della sua facoltà e dirà: guardate come sono bravo, la commissione dell'Università del Sacro Broccolo ha detto che merito di essere ordinario, mi ha idoneizzato; non è che chiamate un posto da ordinario per me? Al che la facoltà risponderà: come si fa a dire di no a un tanto valido collega? E immediatamente si metterà all'opera per espletare la pratica. Risultato: ogni concorso, da ordinario o associato, generava di fatto tre (ora due) promozioni.

Gli associati costano più dei ricercatori, e gli ordinari costano più degli associati. Quando si promuove la gente in massa, come è successo nel periodo in questione, è inevitabile che i costi per il personale aumentino. Notate che nel frattempo i servizi agli studenti e la qualità della ricerca sono rimaste stazionarie. Il professor X fa le stesse cose da associato e da ordinario; solo il suo salario è aumentato. Inoltre, se possibile, i criteri di promozione sono diventati ancora più laschi di quello che erano prima. Perché la commissione dell'Università del Sacro Broccolo dovrebbe negare una idoneità al signor X, che tanto poi al Sacro Broccolo non ci viene? Dando l'idoneità si aiuta semplicemente un collega a farsi aumentare il salario. Che c'è di male?

Mentre tutte queste cose accadevano, mentre le promozioni indiscriminate si succedevano, mentre i costi del personale aumentavano, cosa dicevano i nostri rettori? Nulla di nulla. Assecondavano in modo complice l'andazzo delle facoltà, non si sognavano nemmeno di imporre criteri minimi di eccellenza nella ricerca per le promozioni, non si chiedevano come avrebbero pagato i più ricchi stipendi conseguenti alle immeritate promozioni. Salvo poi venire ora a lamentarsi che, poverine, le università sono strozzate dai costi del personale. Come era quel titolo di 'Cuore'?

7 commenti (espandi tutti)

Beh, mi pare che siano tutti d`accordo con il signor Trombetti, pure
premi nobel seduti in parlamento con potere di ricatto nei confronti
del governo. Ridicolo.

Continuo a pensare che il problema
dell`Italia non siano i nostri politici, ma gli italiani: alla gente va
bene cosi`, il sistema cosi` com`e` piace, perche` anche se non premia
l`eccellenza almeno non punisce il demerito. Una sorta di insurance
contro la possibilita` che si sia inetti o (forse) pigri. Che poi gli
incentivi siano completamente sputtanati non frega niente a nessuno.

O meglio quelli a cui frega emigrano. E qui viene il bello.

Leggo
(mo non ritrovo il link e sono pigro ;-) ) che hanno fatto un fondo
contro la fuga dei cervelli, di ben (udite udite!!) 20 milioni di
euro!!! Ancora piu` ridicolo. Come se il fatto che i cervelli scappino
dall`Italia sia solo perche` sono avidi di danaro. Ripeto, il problema
di incentivi sputtanati proprio non lo vede nessuno.

Ma sono
tutti la` a chiedere piu` soldi, perche` senno` la ricerca si ferma.
Non ho mai letto di uno che dica: "Il nostro dipartimento e la nostra
facolta` sono stati produttivissimi quest`anno, abbiamo pubblicato un
bordello nei top journals, ora ci dovreste dare piu` soldi, non
toglierceli". Voi l`avete sentita?

Com`era quel titolo? 

Visto che è così difficile trovare voci fuori dal coro fatemi segnalare questa risposta di Severgnini su Italians. Almeno uno. Anche se, come al solito, il suo amico ricercatore medico di fama internazionale se ne sta fuori dall'Italia. Ci piace anche la citazione di Draghi, che in Italia c'è e qualcosa conta: "I nostri problemi non dipendono da un ammontare inadeguato di risorse pubbliche destinate all'istruzione scolastica. Pesano carenze nell'organizzazione e nella motivazione del personale". È il solito linguaggio felpato della BdI ma è assai chiaro. Di nuovo: dai Mario, sei tutti noi. 

 

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/?fr=tcol

la risposta più chiara, e purtroppo la più inascoltata, da dare ai rettori, a mussi, alla montalcini e compagnia

Forse il lavoro delle mosche bianche sta cominciando a dare frutti, a leggere la rassegna stampa di oggi: "Premiare poche università" (Corsera) "Più fondi all'università ma si valutino i professori" (Cor. Mezzogiorno) ; "Più che alla ricerca pensano ai posti fissi" (Padania); "Ricerca ai migliori e non ai furbi" (Il Piccolo). Insomma ragazzi, avanti così... prima che lo tsunami degli "idonei" travolga le ultime risorse rimaste sul bagnasciuga.

..Mi sento francamente umiliato nel continuare a sentire questa storia dei ricercatori che a inizio carriera sarebbero cosi' ridotti alla fame... Lo hanno già dimostrato altri, ma pochi citano quei paria degli amministrativi quali il sottoscritto: funzionario pubblico con 25 anni di anzianità, tre concorsi pubblici superati (non interni) due lauree e un master e praticamente nessuna o quasi speranza di carriera (concorsi bloccati da anni e chissà per quanto ancora). Ebbene il lordo del mio stipendio è di 25.825 euro annui. Il mio collega amministrativo che guadagna di piu', al massimo della carriera dopo 35 anni e senza possibili avanzamenti riceve 35.059 euro. Il ricercatore allo stipendio iniziale è già a 30.739 euro, e in classe 2a già supera i 35.000 per puntare a quote impossibili per un qualsiasi quadro amministrativo. Ma già, dimenticavo, noi siamo i parassiti del pubblico impiego: rubiamo anche troppo. 

Sono assolutamente d'accordo con l'articolo sopra. Il comportamento dei rettori italiani è inqualificabile.

Il fatto che in un altro articolo di NfA si parli di Vittorio Grilli (qui), peró, mi ha fatto venire in mente un'altra questione: è vero, nessuno è contento dell'universitá italiana, ma i tagli generalizzati, penalizzano anche i le sedi (vecchie è nuove) dove forse non si lavora male o dove ci sono buone potenzialitá. Fra le nuove potenzialitá c'è forse l'Istituto Italiano di Tecnologia (la notizia relativa agli effetti dei tagli la trovate qui, certo il titolo dell'articolo fa davvero ridere... ricordo che Grilli è presidente e Alesina è nel Consiglio. A proposito, non si parla piú tanto del suddetto Istituto. Qualcuno ne sa qualcosa?).

Sono sicuro comunque che esistono esempi migliori di sedi nelle quali non si lavora male. Non si spiega altrimenti che, come ci ha ricordato Alberto qualche giorno fa', nel ranking internazionale delle citazioni per ricercatore l'talia è messa male, ma non malissimo. Dato che molti (anzi moltissimi) non fanno un tubo, qualcuno probabilmente fa bene. E per favore non pensate solo ai dipartimenti di economia, che nella classifica riportata da Alberto credo non rientrino.

Bottom line: molto probabilmente l'universitá italiana costa troppo per come forma e per come fa ricerca. Le corporazioni poi, difendono i propri interessi in maniera disgustosa. Tagliando indiscriminatamente, peró, non si rischia di produrre altri danni?

Forse questa è una buona notizia. Almeno i rettori smetteranno di conferire lauree Honoris Causa ai politici con motivazioni tipo questa.

Evitando di farvi leggere tutto il pezzo,
Lucio Stanca, udite udite, si è laureato in informatica quando era ministro per aver "definito
ed interpretato una strategia complessiva di realizzazione della Società
dell'Informazione basata sull'innovazione e la conoscenza".

Da notare che, secondo Wikipedia (non so se è vero, ma la Repubblica conferma e il ministro sembra aver fatto divertenti dichiarazioni a riguardo), Stanca fra i suoi meriti ha quello di aver voluto fortemente un "portale www.italia.it (portale nazionale del turismo) costato 45 milioni di euro e attualmente ancora in costruzione". Laurea piú che meritata, dunque.

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