Presentazioni di "Tremonti, istruzioni per il disuso"

21 febbraio 2010 marcello urbani

Segnaliamo due presentazioni del libro.

Martedi sera a Venezia alla fondazione Gianni Pellicani con Michele.

Mercoledi alle 12:30 a Milano all'Università Bocconi in Aula A al piano terra con Michele e Sandro.

Partecipate numerosi!

Non credo ci sia molto da aggiungere, se non un ringraziamento alla Fondazione Gianni Pellicani e agli Studenti Bocconiani Liberali - Milton Friedman society per l'organizzazione degli eventi, nonchè a tutti coloro che verranno a sentirci.

76 commenti (espandi tutti)

A venezia

alberto_barone 21/2/2010 - 13:15

Davvero martedì sera Michele a Venezia? Non mi sembra vero ci sarò sicuramente!!

Non male come recensione di parte. Di tutto quanto scritto, hanno riportato solo che gli autori "hanno calcolato che nella Seconda Repubblica, quanto a deficit, i governi Berlusconi sono stati i peggiori".

 

Si', imbarazzante davvero. Non c'è scampo, da un lato e dall'altro oramai, questi non son più giornalisti ma gli adetti al MinCulPop della banda a cui sono affiliati.

Ah, ma spetta a te - martedì sera - deludere le aspettative di coloro che si sono vieppiù confermati intellettualmente disonesti, nel tentar di utilizzare a fini elettorali - contando sul fatto che vivi altrove e potresti non essere al corrente di tutto ciò che qui avviene - il libro e te medesimo ..... :-) 

Per chi non ci avesse fatto caso, infatti, l'organizzazione è a cura di un istituto culturale di chiaro e riconosciuto orientamento poltico - si vedano i componenti del CdA - intitolato ad un importante esponente del PCI locale, il dibattito prevede la sola presenza - con Michele - del candidato governatore del Veneto per la sinistra - Giuseppe Bortolussi - ed il ruolo di moderazione è affidato ad una giornalista - Alessandra Carini - di quel gruppo Repubblica/L'Espresso che ha pubblicato la recensione che avete giustamente stigmatizzato.

Io, comunque, ci sarò con piacere - anche se, probabilmente, arriverò un poco in ritardo - e conto sulla tua consueta verve, Michele, nonché sul tuo implacabile fastidio per chi ti vuol tirare la giacchetta ..... :-)

Fammi solo aggiungere, nel caso la cosa non sia chiara, che noi il libro siamo disposti a presentarlo a chiunque abbia voglia di ascoltarci. Comprese le fondazioni e i circoli della Lega e del PdL.

E fate benissimo, Sandro: le occasioni per fare chiarezza vanno sfruttate tutte.

Il problema è la bassezza delle motivazioni altrui, da smascherare, e l'opportunità di non compiacere un'informazione di parte, da cogliere ....... :-)

No, il problema e' che questi non si sono resi conto di che razza di rompib ingrato dissidente si sono tirati in casa, capace che gli dimostri che destra e sinistra pari (nello schifo) sono e che ci restino parecchio male.

You're right .... è su quello che conto infatti!

Vorrai mica negarmi un po' di sano ed innocuo divertimento ..... :-)

Scusate, ma mi sembrano affermazioni esagerate. La recensione è estremamente sintetica. Il fatto che il ministro dell'Economia venga connotato, in estrema sintesi, dalla sua gestione del vincolo di bilancio pubblico, è tutt'altro che improponibile. Soprattutto dopo che costui ha detto - correttamente - che la sx è stata schiava del deficit spending. Peccato che anche a quei tempi GT stesse dalla parte sbagliata, rispetto al bersaglio delle sue invettive odierne. Il fatto che GT parli (e soprattutto scriva) a vanvera lo avete ampiamente dimostrato con il vostro libello. Così come l'anomalia di stampa e televisione che pretenderebbero di essere obiettive ma non osano dire il ministro è nudo, nonchè piuttosto bruttino. Tranne quelli che criticano perchè sono di parte. In realtà anche qs affermazione è quasi sempre condivisibile, e non ci sono dubbi che L'Espresso sia partigiano però in qs caso non ne vedo l'evidenza. Guardiamo il dito o la luna ? 

Grazie per la segnalazione. Siamo però in completo disaccordo sull'analisi che fai e le conclusioni che ne trai nel tuo blog.

Il punto del mio remark sulla "recensione" dell'Espresso NON era che il fatto da loro riportato fosse falso (è vero, lo riportiamo anche noi ed è stato documentato su questo sito svariate volte)  ma che dimostrasse la loro partigianeria riportare solo quello e non, per esempio, il nostro qualificare sia Visco che Padoa Schioppa come “peggiori” (qua ministri del Tesoro/Finanze) che Tremonti.

Per quanto riguarda la tua analisi, permettimi di osservare che non solo è almeno tanto partigiana quanto quella di Repubblica ma anche che, al contrario della loro, si basa su supposizioni gratuite, mentre loro, almeno, in questo caso hanno dei fatti. No, anzi, ora che ci penso: la tua analisi si basa su affermazioni dimostrabilmente false. E lo provo, sperando di non doverci tornar sopra di nuovo.

Questa storia secondo cui BS&Soci non hanno potuto tagliare le spese perche’ “schiacciati” dal debito pregresso è una panzana che gira nella destra italiana per pure ragioni di polemica politica. Non solo perche’ BS&accoliti sono gli eredi sia politici che, letteralmente, personali di coloro i quali quel debito avevano creato (ti sei mai fatto la domandina: ma Tremonti, Cicchito, Brunetta e Sacconi, nella Prima Repubblica DOVE e CON CHI stavano?) ma anche per ragioni inerenti alle loro azioni di politica economica.

Questi signori hanno governato in anni in cui il tasso reale d’interesse sul debito pubblico crollava per raggiungere livelli storicamente bassissimi. Come hanno usato questo gigantesco dividendo pari a svariati punti di PIL? Se lo sono speso! Chi li ha costretti a spenderselo? I comunisti? La Prima Repubblica? Occhetto? Ma per favore! Inoltre, altra domandina chiave che la destra militante italiana sembra non farsi mai: BS&Co hanno tagliato la spesa pubblica, in percentuale del PIL, al netto degli interessi sul debito, o no? NO! L’hanno aumentata! Fine della discussione.

I pannicelli ideologici, almeno qui su nFA, sono unreceivable. A Porta a Porta o nelle sezioni del PdL, si possono raccontare panzane d'ogni sorta per far felici sia i gonzi che i militanti (assumendo che fra i due insiemi non vi sia relazione biunivoca). Qui no.

P.S. Lo stesso vale per l’altro commento che leggo sul tuo blog, ossia il grande successo dell’operazione scudo fiscale! Ma a questa ci ha già pensato Sandro in altri commenti, quindi non mi ripeto.

Fa comunque specie leggere certe cose spacciate come vere.

 

Magari sono stato partigiano. Nel mio post, non ho sostenuto che B non ha potuto tagliare le spese perché schiacciato dal debito; volevo soltanto contestare il giudizio di Repubblica che B&T sono stati gli unici fabbricatori del debito pubblico italiano. Ho riconosciuto che il servizio era “molto bene documentato”, ma i grafici che ho mostrato io sono falsi?

Io non sono un esperto d’economia e i blog non sono aule universitarie. Credo che tutti abbiamo la libertà d’esprimere la nostra opinione e, chi ne sa di più, di correggerla: le lezioni sono bene accette.

Deve, però, essere concessa almeno la buona fede.

Con chi stavano Tremonti, Cicchitto, Brunetta, Sacconi e, aggiungo, Frattini lo so benissimo: una mattina ad Omnibus De Michelis ne ha addirittura rivendicato la paternità.

So anche che Prodi e Padoa Schioppa sono stati più bravi a conseguire avanzi primari.

Mi resta oscuro soltanto come una diminuzione del tasso reale d’interesse sul debito pubblico possa creare giganteschi “tesoretti”: se hai meno interessi da pagare, rinnovi meno titoli di stato.

Non sono mai stato iscritto a nessun partito e non frequento le sezioni del Pdl.

In quanto allo scudo fiscale, ho riportato due titoli del Rapporto di Repubblica, essendomi ricordato che questo giornale, a suo tempo, aveva scritto che l’Italia avrebbe dovuto copiare Sarkozy.

Posso continuare a seguirvi come lettore? Posso continuare a linkarvi?

Una minuscola osservazione di linguaggio e, forse, di metodo. L'opinione non e' una cosa che si corregge. Ognuno ha la propria, e magari la cambia se, per esempio, fatti che non si conoscevano vengono alla luce. Temo, e vorrei sbagliarmi, che in troppi nel Bel Paese guardino ai fatti come se fossero opinioni e alle opinioni come se fossero fatti.

Ho riconosciuto che il servizio era “molto bene documentato”, ma i grafici che ho mostrato io sono falsi? Io non sono un esperto d’economia e i blog non sono aule universitarie. Credo che tutti abbiamo la libertà d’esprimere la nostra opinione e, chi ne sa di più, di correggerla: le lezioni sono bene accette. Deve, però, essere concessa almeno la buona fede.

Non ho approfondito i tuoi grafici, e non sono il proprietario del sito ma solo un collaboratore.  Non mi sembra che tu abbia mostrato bene l'erroneita' della tesi che SB e GT sono responsabili della maggior parte del debito pubblico di oggi o comunque molto piu' responsabili del centro-sinistra.

Tuttavia anche io ritengo che la tesi che tu contesti sia sostenuta in modo non soddisfacente e specificamente abbia il difetto di non tener conto che SB e GT hanno operato prevalentemente in periodi di crisi al contrario di Prodi, Visco e Padoa Schioppa.  Ti suggerisco un metodo che ritengo onesto e corretto per sottrarre l'effetto della crisi.  Non so quale e' il risultato, sicuramente pero' ti propongo un calcolo piu' onesto su chi ha le maggiori responsabilita' del debito pubblico di oggi.

Prendi i dati Eurostat, che esistono, sul deficit pubblico di Italia, Francia e Germania. Sottrai anno per anno dal deficit italiano la media del deficit francese e tedesco. Fai la media dei deficit sottratti dell'Italia per ogni anno di governo del CD e del CS, dal 1994 ad oggi, e dovresti scoprire con migliore approssimazione chi dei due ha fatto piu' debito per anno di governo.  Il deficit di un governo dovrebbe essere conteggiato per ogni anno in cui il governo ha sia approvato la finanziaria sia gestito lo Stato nell'anno seguente al fine di evitare gli anni elettorali.

Scusate la domanda del piffero, ma "L'Ancora del Mediterraneo", editore in Napoli, non ha previsto niente in terronia?

Terronia

Marco Boleo 22/2/2010 - 09:14

Caro Marco in Terronia vi sarà una presentazione ad Avezzano (L'Aquila) sabato 17 aprile alle ore 16.00 con Sandro Brusco

Grazie Marco, ma per me terronia comincia a sud del garigliano...

Ma la presentazione a Venezia non era per Martedì 23 alle ore 18,30?

E' martedì, il testo del post è corretto ma il banner è sbagliato. Solo che il grande timoniere latita e lui è l'unico che sa come cambiarlo.

Il timoniere è uno, ed il mozzo non sapeva come provvedere :)

Che orario disgraziato e che sala piccola a Mestre. Perché non fate una replica alla sera?

Io vengo invitato e ringrazio la Fondazione Pellicani per aver organizzato la cosa. Tu capisci che a caval donato ...

Chiunque voglia organizzare presentazioni da qualche parte, ci faccia sapere. Specialmente da Maggio in poi, siamo in parecchi in giro. Ora, comunque, Giulio e Sandro sono in Italia. Io solo di passaggio nei prossimi due giorni.

 

Ci vediamo domani in aula 31. Ma quanto dura? Alle 2 ho ricevimento studenti.

 

durata: dovremmo farcela, ci sarà qualche lezione subito dopo...

aula: a breve vi potrei dover avvertire di un cambiamento nell'aula prevista, per ragioni che per uno studente non è igienico spiegare in uno spazio pubblico.

E' un po' che nel PdL siciliano è in atto una guerra intestina senza esclusione di colpi. Oggi, anche se lateralmente, siamo entrati nella contesa. Sul blog di Gianfranco Micciché è apparsa una recensione del libro, con toni antitremontiani  abbastanza compiaciuti. L'autore è Francesco Armetta dell'uffico stampa del PdL Sicilia.

Update. In un commento al post Francesco Armetta precisa la sua carica ''mi occupo dell’ufficio stampa del gruppo pdl-sicilia all’ars'', dove ars sta per assemblea regionale siciliana. Non che capisca bene la differenza, ma la situazione del pdl in sicilia è assai fluida, quindi meglio esser precisi.

Se non lo vedessi non lo credessi dicesse la mia versione congiuntivata!

Incredibile, siamo diventati un'arma di lotta intestina al PdL!

Diomiocomesiamocadutiinbassoragazzi!

sono le contraddizioni in seno al popolo (delle libertà). Urge Grande Timoniere.

Urge Grande Timoniere.

Perchè ? La barca affonda ?

da un giornale di quindici anni fa

E intanto, nell' auditorium dei congressi i pasdaran di Publitalia, segnatamente i vicedirettori Momigliano e Brugola volano altissimi con parole roboanti. Confalonieri e Berlusconi hanno parlato dei poteri forti come di montagne inespugnabili? Momigliano estrae da una borsa un testo di Mao Tse-Tung che racconta di come le montagne si possano spianare eccome. Publitalia non fa altro da quando è nata, spiega Momigliano, perché fermarsi ora? E come viatico mostra ai seicento presenti una enorme, terrificante diapositiva in cui Mao Tse-Tung è diventato Marcello-Tse-Tung (Marcello come Dell' Utri) e le edizioni "Servire il popolo" trasformate in "Servire il cliente".

la cosa piú divertente sono i commenti dei lettori. Stile

"finalmente sono arrivati dei veri sostenitori della questione meridionale contro quel nordista di Tremonti."

Bellissima...

la vera domanda è: ci saranno delle copie per potermi gratificare di copia autografata da almeno uno di questi "magnifici"?

ps: così la rivendo fra un po' su ebay a prezzo maggiorato!!:-)

Non so dove mettere questo commento...

Siccome si sta approssimando la una notte buia nella repubblica, le nottole di Minerva si alzano in volo a cose fatte, anzi sfatte e decrepite...ecco che si comincia: prima a dire che non è Tangentopoli (ricordate? "è solo un mariuolo" disse il ladro Craxi  di Chiesa); poi si cominciano a sentire questi giochi di distinguo per cui la colpa è sempre degli altri, e i massimi responsabili del paese se ne chiamano fuori. Troppo forti in Italia: non c'è mai un responsabile!

Teniamocelo bene a mente: adesso diranno che a rubare sono in pochi e dunque...non bisogna preoccuparsi; fra qualche mese quando la slavina di corruzione ci seppellira tutti si dirà che no, rubano tutti e quindi è il sistema che non funziona. Prima nessuno, poi qualcuno, alla fine tutti.

Quel cerimoniere ovattato e insonorizzato di Paolo Mieli ha detto che "il tappo sta per saltare"...se anche questo sismografo del pensiero del potere italiano, coccolato e vezzeggiato dai salotti buoni della finanza e della cultura italiota (che qualcosa avranno pure a che vedere con O' Sistema, o no?) si accorge di queste vibrazioni, beh forse ci siamo...i tombini stanno per saltare davvero. E del resto di liquami ne percolano davvero parecchi! In Italia per festeggiare non stappiamo spumanti ma ci tocca di stappare tombini.

Io ho pronte le monetine...

Ps: avete notato che Voltremont è oltremodo silenzioso in questo periodo? Secondo me è a casa che studia il libro vostro e prepara l'offensiva di primavera....più che Voltremont direi Silente.

Ci sarà una presentazione in Piemonte, zona Torino?

Stasera, martedì 23 febbraio, a Venezia-Mestre è andata in scena la prima puntata di questo road show. Michele è stato ironico ed efficace - non avevo dubbi in merito - ancorché non particolarmente "cattivo" e persino generoso in modo inconsueto - sarà l'aria di casa od il desiderio di non mortificar troppo gli organizzatori :-) - nei confronti di alcune straordinarie corbellerie che sono state pronunciate.

Il colpevole, però, non era il buon Bortolussi, che condivideva sostanzialmente le analisi. Oddio, egli tentava tragicomicamente di farsi bello sostenendo che il nostro amato Julius Decimosettimo gli telefona per abbeverarsi al suo sapere - salvo, poi, non seguire i consigli e, dunque, sbagliare strada ...... - oppure sbandava, talvolta, come quando si è lanciato in un apprezzamanto per la serietà di Geminello Alvi (che, per la cronaca, scrive cose tremendamente altezzose come questa). Eventualmente, il problema del candidato PD alla poltrona presidenziale veneta è come conciliare le sue posizioni di difensore dell'imprenditoria diffusa con quelle di non pochi dei suoi attuali compagni di viaggio - che definiremmo, eufemisticamente, non esattamente favorevoli al privato in economia ...... - evidenziato, tanto per dire, nella tentennante difesa d'ufficio del vampiro Visco che ...... insomma ..... in fondo ..... qualche cosa di buono l'ha pure fatto e non gli viene riconosciuto (poverello, vien da dire .....).

No, il colpevole non era lui ma - come dubitarne? - il maggiordomo, ovvero la giornalista de "La nuova Venezia" (gruppo Repubblica-L'Espresso) Alessandra Carini, che fingeva fungeva da moderatrice. La signora avrebbe fatto meglio a rimanere nei salotti buoni romani radical-chic dai quali proviene, dal momento che scrive d'economia ma ne capisce - con tutta evidenza - com'io m'intendo di allevamento del licantropo maculato del Borneo ..... ma - si sa - evidenziare le pecche dell'informazione economica italiota - che ragiona (?) sempre in funzione degli interessi del proprio ambito di riferimento - è facile come picchiare un tizio seduto sulla tazza del bagno ....... Basti pensare che negava l'evidenza della preponderanza del Sud nei tassi di evasione fiscale, ovviamente senza citare un dato che sia uno, ma "riservandosi" di farlo in seguito: com'era quello slogan ...... "una risata vi seppellirà" ..... :-)

Comunque, frizzi e lazzi a parte, la conferenza di presentazione è stata seguita con interesse da un davvero soddisfacente numero di persone, e le (troppo poche) copie del libro in vendita all'ingresso della sala sono sparite in un battibaleno, anche per l'occasione di averne una firmata da Michele ......

E domani, in Bocconi, si annunciano i fuochi d'artificio!

Dok, vedo che sei felicemente arrivato a casa!

Grazie per essere venuto e tutto il resto.

Ora ci facciamo una siesta, che domani la sveglia è alle 8meno10, un'ora antelucana per me ...

Basti pensare che negava l'evidenza della preponderanza del Sud nei tassi di evasione fiscale, ovviamente senza citare un dato che sia uno, ma "riservandosi" di farlo in seguito

Io credo che il problema sulla quantizzazione dei tassi di evasione meridionali sia dovuto al fatto che a fronte di notizie come questa non esista notizia comparabile in terronia, quindi non si applica il principio che 1+1+1+1+1+1+1+1 fa 8, ma si vede solo l'otto che avviene in polentonia.

L'altro problema è che il "sommerso" include anche la criminalità, per cui ad alti tassi di criminalità corrisponde, inevitabilmente, un alto tasso di nero.

Credo, ma non ne sono sicuro, che al Nord vi sia un più alto valore assoluto di evasione/elusione legato a fenomeni societari (e non è la stessa cosa del tasso di evasione, che comunque rimane basso), mentre al Sud l'assoluto riguarda più la criminalità e i singoli individui, mentre, per assurdo, il tasso di evasione/elusione societario è abbastanza alto, anche se povero in termini assoluti.

Da qui la confusione, anche mediatica. La "giornalaia", se ci legge, dovrebbe innanzitutto riflettere sui termini che usa, su cosa sta comparando, sugli strumenti statistici utilizzati. In parole povere si dovrebbe informare....

P.s.

Hai portato Michele a mangiare il guazzetto, o lo hai portato da Mc Donalds ?

Per un lettore di nFA, i momenti come quello in cui si é parlato dell'evasione fiscale al Nord vs. Sud sono stati forse i più spassosi. Quando la giornalista partiva a rivelare certe sue personalissime verità - che cozzano con i dati che qui conosciamo - la sensazione era quella del volerla fermare prima che fosse troppo tardi. Punte di comicità (volontaria o meno) a parte, é stato davvero un incontro divertente.

Io non potevo assolutamente venire, e quindi ho invitato a partecipare ...il mio papà (!) il quale, pur provenendo da esperienze politiche non strettamente liberali mi sembra contento di questa presa di posizione.

Questo per dire che il portare il dibattito su problemi e dati reali è stata davvero  un'operazione interessante.

Ha toccato le corde di una società, quella veneta, che nei prossimi anni sarà costretta a studiare per innovare.

Bell'incontro e Michele grandissimo! Sarebbe cosa buona e giusta averlo in giro più spesso. Nell'intervento si percepiva in generale la libertà di poter dire quello che si pensa, senza troppi retropensieri, cosa a cui non siamo più abituati.

Bortolussi (forse stanco, forse con il pensiero già al dopo elezioni) inseguiva ed annuiva: che non fantastichi anche lui a spostarsi in amerika...

il primo botto è stato l'elenco dei professori veneziani che bocciarono Michele nell'88. Un brivido sulla schiena di qualcuno che l'università cafoscarina ancora la frequenta....

lo spione greco

ne'elam 24/2/2010 - 13:38

(ANSA) 24 FEB - L'Italia ha mascherato più della Grecia la situazione delle proprie finanze per assicurarsi l'ingresso nell'eurozona. Lo ha detto il vicepremier greco Theodoros Pangalos in una intervista alla BBC.  ''Semplicemente - ha spiegato Pangalos - metti alcune somme di denaro nell'anno successivo. E' quello che hanno fatto tutti e la Grecia ha fatto in misura minore, per esempio, dell'Italia''.


Quindi dopo il collettivo nFa ci si mette pure lo spione greco ad attaccare Voltremont. Una congiura internazionale?

Re: lo spione greco

24/2/2010 - 13:48

In questo caso più che Voltremont si parla di Ciappi&Dracula.

(ANSA) 24 FEB - L'Italia ha mascherato più della Grecia la situazione delle proprie finanze per assicurarsi l'ingresso nell'eurozona. Lo ha detto il vicepremier grecoTheodoros Pangalos in una intervista alla BBC.  ''Semplicemente - ha spiegato Pangalos - metti alcune somme di denaro nell'anno successivo. E' quello che hanno fatto tutti e la Grecia ha fatto in misura minore, per esempio, dell'Italia''.

Quindi dopo il collettivo nFa ci si mette pure lo spione greco ad attaccare Voltremont. Una congiura internazionale?

Qui si tratta di Prodi non di Tremonti, che ha fatto esplodere il deficit l'anno precedente a quello del controllo per l'ingresso nell'Euro, per ridurre quest'ultimo deficit.  Un imbroglio, ma direi meno grave del falso in bilancio sostanziale con l'aiuto di Goldman Sachs che avrebbero fatto i Greci.


Ma perche' nessuno si chiede dove fosse Draghi? Immagino cosa succederebbe se fosse stato Tremonti a Goldman Sachs in quegli anni...

Draghi è stato direttore generale del Ministero del Tesoro dal 1991 al 2001 POI dal 2002 al 2005 a Goldman Sachs.

Non c'è bisogno di faticare particolarmente per scoprirlo, è di dominio pubblico.

Io non conosco nessuno che organizzi certe cose ma...una presentazioncina in quel di Parma, (prosciutto, anolini, tortelli, culatello e bolliti come se piovesse passando per un tocco di parmigiano), sempre per ottenere l'autografo con il quale rivendere il libro...;-)

"Tremonti, istruzioni per il disuso" è stato il libro più venduto di febbraio:

http://www.egeaonline.it/ITA/Catalogo/I_pi_venduti_di_febbraio.aspx

Dati i titoli, immagino sia riferito alle sole vendite Egea.

Utile come informazione comunque, magari la prossima volta si preoccupano di mandarci una hostess invece di spendere soldi in gigantesche bodyguard (che fuori da una libreria fanno ridere).

Si credo anch'io che sia solo Egea. Mi son fatto prendere dall'entusiasmo. Comunque molti che lo distribuiscono alle librerie lo hanno esaurito

Il tono oracolare è lo stesso, e il leit motiv (mi par di capire, ammetto di aver letto l'articolo una sola volta senza particolare attenzione, è sabato mattina in fondo! ;P) è sempre la regia pubblica dell'economia...

Farnetica, come sempre. Queste due frasi, ad esempio:

Nel campo dell'economia va ripensato il modello di sviluppo. Oggi il modello economico europeo è basato soprattutto sul mercato. 

Il Trattato di Roma, sul mercato ... ha funzionato magnificamente.

Sono a una (una!) riga di distanza eppure sono in macroscopica contraddizione: se il modello di sviluppo europeo basato sull'ideale del mercato unico ha funzionato magnificamente, cosa c'e' da ripensare?

E che dire di questa:

Per spingere sullo sviluppo non bastano più solo i consumi privati. Per lo sviluppo bisogna aggiungere domanda pubblica addizionale

A parte il disegno da "soluzione greca" (col debito pubblico piu' alto d'Europa come pensa Voltremont di pagare questa domanda pubblica addizionale? Come pensa di convincere chi fa credito al governo italiano che prestargli ancora piu' denari sia una buona idea?) dove l'avra' letto che lo sviluppo era trainato dai consumi privati? I consumi privati trainano o sono trainati dallo sviluppo? Se gli abitanti del Burkina Faso volessero, ma molto intensamente eh!, consumare come forsennati il loro paese uscirebbe dalla poverta'?

E il Corriere della Sera e' ancora li' a pubblicare 'sta roba?

Se gli abitanti del Burkina Faso volessero, ma molto intensamente eh!, consumare come forsennati il loro paese uscirebbe dalla povertà?

Da incorniciare, assolutamente geniale!

Al massimo arricchirebbero un paio di villaggi della Cina Meridionale e due o tre "stilisti" lombardi

Da quello che si può capire, Tremonti vuol dire che, se la Comunità Economica Europea ha funzionato (magari non proprio "magnificamente") nell'aprire i confini nazionali verso un mercato unico di persone, merci, capitali, servizi (beh, meno), non così è successo per la cooperazione, o regia, politico-economica, lasciando la (ora) Unione Europea scoperta sul lato dell'azione comune, che originariamente era stata in qualche modo "concretizzata" nelle due "Comunità-progetto" in materia energetica.

La necessità di "più" politica economica comune, a cui evidentemente Tremonti non associa la Strategia di Lisbona, e la sua prosecuzione attualmente in discussione - che invece è il "possibile", per quanto riusciamo a concepire ed adottare - è un leit-motiv di tutti gli Europeisti (tra i quali non c'era Tremonti, una volta, ma se entra nel circolo non è che lo mandiamo via a pedate, casomai gli dobbiamo chiedere conto di tutte le altre "cappellate" che ha fatto o continua a fare).

RR

Un'incredibile sequenza di boiate da bar parrocchiale. Sembra sempre di più Armando Verdiglione.

De Bortoli, l'uomo di pongo in tweed con occhialini e catenella, pubblica ossequioso ed oliato.

Gli aspiranti ciarlatani di regime applaudono la grande mente e votano il suo capocosca.

È l'Italia? No, oramai è il mondo: le cazzate virulente sono ovunque, unchecked. Una valanga di puttanate demenziali ci sta travolgendo. L'Italia indica solo la via!

 

Ho letto l'editoriale sul NYT ed è effettivamente inquietante, stop al libero commercio, and all. Però non sono sicuro di avere capito bene. La produttività aumenta del 40% perché sposto la produzione all'estero e i salari a casa mia non crescono e fin qui mi pare normale. Però se cresce la produttività dovrebbe anche diminuire il costo marginale e quindi anche il prezzo, ergo i salariati americani avrebbero dovuto guadagnarci non rimetterci. Un altro adepto del modello superfisso?

L'aspetto allucinante dell'articolo sul NYT non sono tanto le conclusioni di politica economica, che possono anche essere "accettabili" nella loro pur scarsa sensatezza. C'è, dopotutto, libertà di parola ed il NYTimes, si sa, è sempre molto tentato da posizioni anti-globalizzazione.

L'aspetto allucinante è che l'autore NON capisce la contabilità nazionale e dice cazzate invereconde! Letteralmente, non capisce la nozione di Valore Aggiunto, sulla base della quale si calcola il PIL, ed il fatto che la produttività del lavoro si calcola dividendo VA prodotto nel paese per ore lavorate nel paese! Era a questa ignoranza delle regole elementari della contabilità nazionale che reagivo: sembra Voltremont!

Sulla questione, leggermente più delicata e tecnica, dei prezzi dei beni importati, intermedi in particolare, vedi comunque BEA.

Mi sa che non è solo l'autore a NON capire la contabilità nazionale, ma pure il sottoscritto :-( Grazie per il link che direi abbastanza al di sopra dei miei mezzi. Al massimo posso permettermi la definizione di wiki.

Chiedo scusa, davvero. A volte faccio la stupida ipotesi che chiunque legga nFA abbia studiato economia all'università.

La tua osservazione è giusta, quindi mi scuso e spiego.

Il PIL di un paese non è uguale al valore totale di tutte le merci/servizi prodotti in quel paese durante l'unità di tempo. È, invece, uguale al Valore Aggiunto contenuto in quelle merci e prodotto in quel paese. Il tipico esempio è il pane: se ogni anno produci e vendi 100 di pane e, di quei 100, 30 è il valore della farina (facciamo conto esistesse già dall'anno precedente), 10 dell'acqua, lievito e sale e 10 il valore della legna che bruci nel forno, allora il PIL del paese non è 100 ma 50, perché quello è il Valore Aggiunto (VA). Tutto il resto esisteva prima. Se per produrre questo VA di 50 usi 10 ore di lavoro, la produttività oraria del lavoro è 5.

Ora, per chiarire cosa sia erroneo nell'articolo usando l'esempio, fai conto che la parte iniziale della produzione del pane (diciamo l'impasto) venga trasferito offshore. Ora il "bene intermedio" comprato nel paese per produrre il pane sarà "la pasta del pane", magari già lievitata. Il resto, ossia la cottura, si continua a fare qui. Facciamo anche conto che la pasta di pane venga ora acquistata per 60 e che la legna che brucia nel forno continui a costare 10 (la cottura si fa nel paese). I costi sono ora 70. Se si produce la stessa quantità di pane e lo si vende allo stesso prezzo totale di 100, il valore aggiunto è 30. Se le ore di lavoro necessarie alla cottura sono ora, diciamo, 5 la produttività del lavoro è ora 6, ossia è aumentata del 20%. Le altre 5 ore di lavoro nazionale faranno un'altra cosa, per cui la produttività complessiva sarà probabilmente aumentata di più. Ma vorrei evitare di fare l'esempio troppo complicato, fermiamoci qui.

L'autore dell'articolo fa confusione e sostiene che dovremmo dividere 100 per il "totale" di ore necessarie, direttamente ed indirettamente, a livello mondiale per produrre il pane. A parte che la parola "totale" ha un significato solo teorico e richiede un'operazione praticamente impossibile, il punto di fondo è che non capisce proprio la nozione di VA e PIL in un paese e di produttività del lavoro in un paese.

Se questo è chiaro, siccome immagino apra la porta ad altre domande, magari poi si continua.

Grazie, davvero. So quanto può essere frustrante rispondere alle domande degli autodidatti, quindi grazie ancora.

Se ho capito bene l'affermazione dell'autore che il calo di numero di ore lavorate non tiene conto di quelle all'estero è priva di senso, per come viene definito il GDP, che non a caso è Domestic.

But there’s a problem: labor productivity figures, which are calculated by the Labor Department, count only worker hours in America, even though American-owned factories and labs have been steadily transplanted overseas, and foreign workers have contributed significantly to the final products counted in productivity measures.

The result is an apparent drop in the number of worker hours required to produce goods — and thus increased productivity. But actually, the total number of worker hours does not necessarily change.

La questione della comparazione dei prezzi dell'import con lo stesso bene prodotto da un domestic supplier, mi pare piuttosto complicata. Ho capito però che se quei prezzi vengono sottostimati, la stesso errore dovrebbe ripetersi anche con i produttori domestic, quindi pari e patta.

if real imports are understated because shifts to foreign suppliers are not being adequately captured in the price data, it is also likely that domestic production is understated because of shifts to more efficient domestic suppliers.

Right! Mi fa piacere che ci si sia capiti!

Approfitto per chiarire anche una questione che a questo punto sorge spontanea: ma visto che ora lavoriamo 5 ore anziché 10, ossia lavorano solo 5 di noi, gli altri 5 son rimasti disoccupati. La globalizzazione crea disoccupazione.

A questa osservazione si può rispondere scuotendo la testa e puntando il dito alla realtà (la disoccupazione, nei due decenni della globalizzazione è diminuita ovunque, non cresciuta) o si può fare un ragionamento logico. Il ragionamento logico è anch'esso banale ma più interessante, perché permette di capire come sia possibile che la produttività media del lavoro non cresca anche di fronte ad innovazioni ed outsourcing.

Questi si cercheranno un altro lavoro, ma potrebbe essere che (per incapacità personale, per incapacità del sistema economico di generare ulteriore innovazione o di semplicemente generare domanda di lavoro maggiormente produttivo, per sfiga, eccetera) finiscano per fare lavori in cui producono MENO di 6 unità a testa. O magari anche meno di 5.

Tieni conto che, in genere, in questi processi di outsourcing è il lavoro meno qualificato che viene sostituito con lavoro estero, almeno negli USA (nei paesi meno sviluppati avviene l'opposto, è il lavoro qualificato che viene sostituito: le aziende latino americane cercano consulenze ad alto livello negli USA ed i ricchi del posto prendono l'aereo e vanno a curarsi a Miami o a Houston).

È perfettamente possibile, dunque, che i 5 che non servono più a fare pane si mettano a produrre insaccati (importando la carne di maiale dall'estero) con un valore aggiunto di 20. A quel punto il valore aggiunto del paese è di nuovo 50 e la produttività del lavoro non è cresciuta. Se il VA degli insaccati è 18 è addirittura diminuita. A mio avviso questo è il caso dell'Italia e (ma in maniera diversa) della Spagna. Ma questo è un altro discorso (quello sulla Spagna lo pubblico qui fra qualche giorno, appena finisce l'ansia sull'ennesima truffa della casta).

 

 

A mio avviso questo è il caso dell'Italia e (ma in maniera diversa) della Spagna. Ma questo è un altro discorso (quello sulla Spagna lo pubblico qui fra qualche giorno, appena finisce l'ansia sull'ennesima truffa della casta).

Nel frattempo ho letto su segnalazione di phastidio, gli articoli di Edward Harrison su Naked Capitalism e di Martin Wolf su FT. Come al solito ho capito poco, ma gli scenari non sono tranquillizzanti, pensavi di scrivere su questo?

If Spain is forced to run austerity measures as seems likely, in stage two, this shifts their government deficit markedly down. Given Spain’s poor labour competitiveness, sticky wage prices and inability to depreciate the currency, all of the adjustment falls onto the private sector in the form of reduced net savings (which could include larger debt burdens). But, the thing to realize is that total GDP in Spain is lower in this scenario, which means total imports are lower, which means Germany’s total export volume is lower. This is a deflationary scenario.

Acch!!!, quando ho visto quell'articolo sul NYT subito ho pensato di citarlo su Una chiappa ciascuno.

Vedi che ho perso il momento, la prossima volta agiro' piu' fulmineo

Troppo export fa male, giacché espone ai capricci altrui (i soliti Cinesi, piccoli gialli e cattivi, vien da pensare ....) le fragili economie della vecchia Europa, che hanno invece bisogno di potenti stimoli ai consumi interni, ovviamente a totale discrezione dei governi e da pagare con imposizioni fiscali buone e giuste, se non con la bacchetta magica del debito.

Attendiamo di sentire che anche le importazioni vadano frenate, per evitare gli squilibri dei conti con l'estero che inevitabilmente conseguirebbero ad azioni in linea con affermazioni di quel tipo.

Infine, non resterà che crogiolarsi nella polverosa nostalgia di un piccolo mondo antico, autarchico e timorato di Dio. Il bello è che qualcuno ascolta simili amenità, e non gli viene neanche da ridere …....

Interessante. Dice: siccome se esporto e c'e' una po' po' di crisi globale come questa la domanda dall'estero si riduce e quindi vendo meno, allora l'economia dei paesi esportatori e' fragile.

Chissa' se qualche giornalista oltre a prendere nota di questa perla gli ha chiesto: "Ma scusi, se si riduce la domanda da parte di tutti i paesi importatori dev'essere perche' la crisi e', appunto, globale. Ma allora si riduce anche la domanda interna. Quindi se invece di esportare vendessi all'interno avrei non solo un mercato molto piu' ridotto ma sarei fragile esattamente allo stesso modo"

 

Una domanda di quelle ingenue.

Ma i giornalisti del "Primo Quotidiano Economico Finanziario D'Italia" hanno specifiche competenze di economia, in GENERE, o sono assunti come si assume, per dire, la redazione giornalistica di giornali come, poniamo, Donna Moderna?

Voglio dire. Io lo leggo ogni tanto il Sole, ma forse mi è sfuggito. Ma è mai successo che, alla luce del Sole, un'enunciazione di un politico riportata da un giornalista del Sole 24 Ore sia stata, nello stesso articolo smontata con considerazioni tecniche non immediatamente accessibili a un lettore medio?

Non ricordo le esatte parole, ma ieri sera, a Parla con me, dalla Dandini, Riotta ha detto che vuole trasformare il Sole 24 Ore in un quotidiano più comprensibile alla gente comune.

Praticamete : DONNA MODERNA, e c' è già riuscito!!

e io che mi illudevo che il sole volevasi quotidiano che aiutava la gente comune a comprendere economia e finanza. se l'uva e acerba, abbassiamo le ambizioni... comuqnue riotta resta un mito, alla Rai riusciva a fare le interviste migliori, Hardball della BBC ce lo invidiava, scommetto.

Chissa' se qualche giornalista oltre a prendere nota di questa perla gli ha chiesto: ......

Chi, Riotta? Quello che ha eletto il nostro eroe "uomo economico dell'anno", ad insindacabile giudizio della prestigiosa giuria unipersonale, dall'alto della nota - e per sua stessa ammissione al CdR del quotidiano, all'atto della presentazione in redazione - incompetenza nel ramo?

Ma per favore ........

@ Marco: tanto per metterci un altro bel "carico da undici" - che il dentino avvelenato ce l'ho da un po' - la radio del "Primo Quotidiano Economico Finanziario D'Italia", quella che si propone – correttamente – di concentrare l'attenzione su quanto avviene di rilevante per l'economia del Paese, di discuterne e di analizzarne professionalmente tutti gli aspetti ........ ha recentemente dedicato un corposo approfondimento al processo per il delitto di via Poma .....

Tema senza dubbio in grado d'incidere profondamente sul PIL nazionale: viva la coerenza, ça va sans dire …..

 

L'intera cosa sta diventando tanto patetica quanto grave per il paese, e tutti stanno zitti. Perché, alla fine, i maggiori responsabili sono forse giornalisti e commentatori che continuano a "far finta" (a questo punto occorre ammettere che la vedono nella medesima maniera di Voltremont) che tutto questo sia sensato.

Prendi per esempio questo pezzo dell'articolo che linki

Ma, ha riconosciuto Tremonti, questi cambiamenti «hanno tragitti lunghi. Non possiamo aspettarci che l'industria dell'auto tedesca cambi di colpo. Ogni paese sceglie il suo modello economico». È già tanto se si parla ora dei Delors bond e se intanto è nato il primo fondo di private equity europeo Marguerite per investire in infrastrutture, energia e ambiente.

Nota dove finiscono le virgolette. Tralasciamo anche il fatto che la chiusura della citazione tremontiana è altamente dibattibile (i paesi non si scelgono di certo se avere il sole o il petrolio o di essere un'isola ... certo si "scelgono" i loro governanti, forse è questo che 3M vuol dire ...). Concentriamoci su ciò che viene dopo le virgolette, tutta farina del sacco di Isabella Bufacchi. Bene: che c'entra? Nulla! Aria fritta, propaganda, tentativo maldestro di dare l'impressione che Delors bond ed investimenti nel settore energetico siano in qualche modo alternativi a ... a cosa? A costruire BMW? O che siano, come dire, frutto del sacco del grande Voltremont. Pura e semplice propaganda.

A mio avviso il problema è tutto lì. Voltremont ha fatto una chiara scelta politica, e di vita quasi: vendere fumo fanfanian-peronista al popolo italiano, sperando che timorosi, confusi e spaventati come sono, lo votino e lo facciano "capo" appena salta il suo attuale capo ufficio. Ma a tirare la volata a Voltremont in questa missione contro il paese sono coloro i quali nel libro abbiamo chiamato i "Mangiamorte".

Info vendite

17/3/2010 - 18:09

Come sta vendendo? Aggiungo che io per trovarlo in libreria sono diventato scemo (alla fine l'ho trovato alla Edison di Pescara, dopo averlo chiesto in mezza dozzina di librerie tra BL, BO e PC...).

Tremonti respinge al mittente le critiche di immobilismo. Ecco la sua difesa 

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=QJYWH

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