Presidente Boldrini, davvero?

1 gennaio 2014 alberto bisin

Il presidente della Camera, Laura Boldrini, replica stizzita, attraverso il portavoce Roberto Natale, ad un mio pezzo su Repubblica a commento del ritiro da parte del governo del "decreto salva Roma". Qui la mia controreplica in forma estesa.

Su Repubblica il 27 dicembre scrivevo:

Sbalorditivo che solo l’intervento del Presidente della Repubblica abbia indotto…la presidenza della Camera a immaginare le modifiche dei regolamenti parlamentari auspicate dal Presidente nella sua lettera.

Attraverso il portavoce Roberto Natale, che scrive a Repubblica con preghiera di pubblicazione (il 31 dicembre), la presidenza della Camera replica stizzita come segue: 

Sarebbe sbalorditivo, se soltanto fosse vero. Il professor Bisin nulla sa, evidentemente, del fatto che il tema delle riforme regolamentari è stato posto in cima all’agenda della Camera fin dall’inizio della legislatura; che la Giunta per il regolamento ha cominciato a lavorare da maggio alle modifiche regolamentari; che un comitato costituito in seno alla Giunta è stato incaricato di predisporre un testo e si è riunito per 20 sedute; che il 12 dicembre è stata ufficializzata l’ipotesi di riforma nella quale sono state recepite proposte di tutti i gruppi parlamentari. A riprova del fatto che non si è atteso l’autorevole richiamo del presidente Napolitano per mettersi all’opera, il corposo testo è già disponibile sul sito della Camera (in allegato al resoconto della seduta della Giunta per il regolamento del 12 dicembre), aperto dunque a commenti e suggerimenti. A gennaio, alla ripresa dei lavori, la Giunta concluderà la discussione generale e poi passerà all’esame dei singoli articoli del testo, che verrà quindi portato all’esame dell’aula di Montecitorio. Ci auguriamo che il professor Bisin voglia prestare alla prossima fase dei lavori una maggiore attenzione.

Una mia necessariamente brevissima contro-replica appare su Repubblica oggi: 

Spero che la presidenza della Camera abbia risposto con lo stesso tono al presidente della Repubblica, cui anche deve essere sfuggito il duro lavoro della Camere riguardo al proprio regolamento se lo ha sollecitato. Desidero inoltre notare che "corposo" non è sinonimo di "rigoroso" e che l'invito che il presidente ha voluto rinnovare (sottolineo "rinnovare") a nome del paese  è appunto al "massimo rigore" non al numero di pagine. 

Aggiungevo inoltre (ma questa frase non sarà pubblicata per limiti di spazio):

La stessa presidenza della Camera, dopo l'intervento del presidente, si è augurata di poter "riuscire a finalizzare" a breve un testo. Noto con piacere e interesse che in questa nota l'incertezza è magicamente trasformata in certezza. 

Vorrei soffermarmi in questo post in maggior dettaglio sulla nota della presidenza della Camera, perché mi pare sia un buon esempio di quanto profondamente distorti siano i meccanismi di pensiero delle più alte cariche dello stato, di come davvero non comprendano di essere retroguardia intellettualmente fallimentare del paese. 

La risposta di Roberto Natale equivale quasi letteralmente al classico lamento dello studente

"ma perché una insufficienza nel tema, signora maestra, o (sic) scritto dieci pagine".

L'intera nota infatti riguarda il lavoro fatto, non un cenno sui risultati. Non un cenno soprattutto sulla qualità del lavoro fatto, solo sul fatto che sia "corposo", vocabolo su cui scarico ironia nella mia risposta. Avendo più spazio, qui, provo a spiegarmi meglio. 

I fatti innanzitutto: il Governo produce un decreto legge (il "salva Roma") che il Parlamento assalta con emendamenti selvaggi, sotto gli occhi del Governo e del Parlamento stesso; il presidente della Repubblica lamenta la situazione, e il Governo lo ritira. La presidenza della Camera osserva e la presidente in persona invita la Camera, dopo l'intervento del presidente Napolitano, a lavorare celermente ed approvare le modifiche al regolamento.

Come dicevo, e questo è il punto cruciale della diatriba: la presidente Boldrini si "augura" che la Camera riesca ad approvare in fretta il regolamento, non lo dà  per scontato come invece fa il (o, fa fare al) suo portavoce. È questo augurio cui io mi riferivo nel mio pezzo su Repubblica, un invito arrivato troppo tardi, a mio parere. 

Ed ora il punto sostanziale, al di là della diatriba che poco importa: il lavoro della Camera sulla modifica del regolamento pur avendo prodotto un "corposo" progetto, è risultato inutile, perché non ha fermato l'assalto del Parlamento stesso al decreto legge. La nota del dott. Natali non cita NULLA di effettivo e reale, nessun risultato utile, solo buone intenzioni. Le buone intenzioni sono in ritardo alla meta del "salva Roma" e del  "milleproroghe" in quanto non riescono a fermare l'arrembaggio del Parlamento a questi decreti legge. 

Onorevole presidente della Camera, chiarissimo (mi scusi, non so se chiarissimo sia l'appellativo corretto; non so come ci si rivolga ad un portavoce della presidenza della Camera) portavoce dott. Natale, permettetemi di rivolgermi a Voi direttamente, mi risulta più facile. 

Il paese ha bisogno di azioni reali che limitino le tentazioni di spesa clientelare del Parlamento e della politica in generale.  Le avete prodotte? Evidentemente no, se è dovuto intervenire il presidente della Repubblica. Il regolamento non ha permesso alla presidenza della Camera di intervenire (il presidente, a dire la verità adombra una mancanza di volontà di intervenire; non voglio nemmeno immaginare che questo sia il caso). Le dieci pagine di tema sono INUTILI! Ripeto INUTILI! La produttività della pubblica amministrazione, mettetevelo bene in testa (e scusate il tono forse oltraggioso, ma rispondo al vostro certo non piacevole) non si misura in pagine, in buona volontà, ma in risultati. Il paese ha bisogno di risultati. Spetta al paese, incluso noi commentatori, giudicare il vostro operato sulla base dei risultati. Non è vostro diritto essere giudicati sulla base della buona volontà.  Il tono stizzito della nota spedita a Repubblica è il tono di chi non accetta di essere giudicato dalla società civile, di chi si ritiene superiore ed inattaccabile, di chi pretende di scegliere con quali parametri essere giudicato. Per questo dico che i vostri meccanismi di pensiero sono distorti.

Non sembrate comprendere che questi meccanismi vi portano ineluttabilmente ad allungare il collo davanti alla forca dell'anti-politica, di Beppe Grillo e altri che verranno dopo di lui. Non lo auguro a voi, né soprattutto al paese, ma il Vostro fallimento intellettuale consiste nel non comprendere questo semplice argomento auto-evidente: la politica non ha ormai nessuna carta da giocare oltre ai risultati. La presidente Boldrini ha alle spalle una carriera onorabilissima ed estranea alla politica attiva italiana che io stimo e rispetto molto. Ma questo è purtroppo irrilevante: nel momento in cui ha accettato di rappresentare la terza carica dello stato ha accettato la sfida politica e la sfida si gioca sui risultati, non sulla buona volontà. (Le informazioni raccolte su wikipedia riguardo al dott. Natale non parlano invece di una carriera staccata dalla politica attiva in Italia - "not that there is anything wrong with that" direbbe Jerry Seinfeld; riassumo: giornalista RAI, segretario del sindacato Usigrai, presidente della FNSI - il sindacato nazionale dei giornalisti, candidato non eletto di SEL al Senato nelle ultime elezioni, portavoce del Presidenza della Camera dei Deputati.)

Per quanto mi riguarda questa nota è un altro passo verso la disfatta politica di questa classe dirigente. Un consiglio spassionato, presidente Boldrini (non ci crederà ma sono stato uno dei pochi a difenderLa sui social network dopo la questione del volo in Sudafrica): utilizzi le critiche per disfarsi di chi le rema contro, non si arrochi in una difesa personale e della politica praticata come se nulla fosse. L'intervento del presidente della Repubblica ha evidenziato un comportamento delle camere che in questo momento in Italia è assolutamente inaccettabile. Accetti il monito del presidente, non l'inaccettabile comportamento delle camere. 

P.S. Una nota cattiva: l'ultimo a chiedere una replica ad un mio articolo su Repubblica è stato Giuseppe Mussari, ai tempi presidente ABI. Spero nessuno sia superstizioso. 

19 commenti (espandi tutti)

la nota del portavoce è la migliore definizione immaginabile del termine autoreferenziale. Costoro pensano di essere l'ombelico del mondo, però almeno nell'antichità respirando l'aria che fuorisciva dall'omphalos si facevano le predizioni. Delle loro predizioni non sappiamo che farcene e se pure ci fossero è elevata la probabilità che sia una presa per i fondelli. la mia previsione si basa sulla serie storica disponibile, sono troppo irrilevante per avvicinarmi all'omphalos

Ho deciso, d'ora in poi, a chi mi ruba il parcheggio o mi passa davanti in fila, darò dell'autoreferenziale. Così mia moglie, che ultimamente mi rimprovera il linguaggio scurrile, sarà contenta. Effettivamente "autoreferenziale" è un sinonimo quasi perfetto della parolaccia che (ahimè) uso solitamente.

ps

Nota per Alberto Bisin  l'uso di "auto-evidente"invece di "self-evident"è quello che io definisco "classe". Qualità che io non possiedo ma so riconoscere, ad esempio non ne ho trovato tracce nella replica del portavoce.

Sì, ... autoreferenziale come le risposte della politica a chi non arriva a fine mese. Una forte limitazione dell'uso del contante, con la scusa dell'evasione. E considerate che ogni anno dallo stato escono 820 miliardi come pensioni, stipendi, sussidi, pagamenti, interessi. La metà del PIL è spesa pubblica. Prima potevi andare in posta e ritirare in contanti la pensione o lo stipendio. Ora devi avere un conto e ritiri al Bancomat (con i massimali giornalieri e mensuili che sappiamo e sempre che funzioni ... praticamente quasi mai).  Il che mi ricorda quella frase, diventata famosa poco prima della rivoluzione francese: " Il popolo ha fame e non ha pane? Dategli le Brioches".  I cittadini non arrivano a fine mese, dategli bancomat e carte di credito.  Autoreferenziale. Di quel genere che fa inc#@§§are.

e naturalmente, se vuoi usare assegni, ci sono queste spettacolari disposizioni, che ho scoperto proprio oggi:

In base al Decreto Legislativo 21/11/2007 n.231 in materia di antiriciclaggio, la richiesta di carnet di assegni bancari privi della clausola di non trasferibilità è soggetta ad una imposta di bollo di 15,00 Euro per ciascun libretto di 10 assegni liberi. 

Scusa l'OT ma non uso assegni da quando mi sono trasferito all'estero, 26 anni fa. A dire la verità la settimana dopo il trasloco aprii un conto in banca per il deposito dello stipendio e per pagare affitto e spese ricorrenti e visto che c'ero chiesi il libretto degli assegni, come di rito in suolo italico.  Mi sembrava di essere nudo, senza. L'impiegato mi guardo' come se fossi un demente. E mi spiego' come funzionano i pagamenti nei paesi normali. Ho dimenticato subito il temine "assegno". Me lo fai rivivere tu ora spiegando questa cosa (grottesca) dei 15 euri di bollo.  Immagino che anche in USA non serva firmare assegni per fare normali pagamenti.

Gli Stati Uniti sono un paese che vive sugli assegni. Praticamente appena apri un conto in banca ti viene rifilato un libretto di assegni e praticamente qualsiasi pagamento avviene con assegni anche se questo è talvolta nascosto. Da questo punto di vista il sistema bancario americano è molto antiquato ed anche a livello di eBanking è molto indietro rispetto a quello europeo. Pensa che per pagare l'affitto invece di un RID o un bonifico periodico come si farebbe in italia io ho la banca che manda l'assegno alla società di leasing una volta al mese.

Dipende molto dalle usanze locali. In Minnesota ho visto, in coda alla cassa del supermercato, staccare assegni sull'ordine di cifre di un paio di dollari, molto frequentemente. Va detto che le cose oramai cominciano a cambiare, oramai le bollette non si pagano piu' per posta tramite assegno, si usano e-bill (che pero' usano l'antiquato sistema dell'ECH, o, peggio, mandano un'assegno fisico alla utility per posta - dopo averlo generato automaticamente sulla base della bolletta inviata elettronicamente). 

Sull'arretratezza del sistema dei pagamenti bancari americani, segnalo questo interessantissimo episodio di planet money

quelli che leggono i decreti legislativi dopo sei anni e quelli che ne hanno già subito le conseguenze.

nei sei anni scorsi ho vissuto in un paese dove gli assegni te li regalavano, 200 al colpo

Premetto che non conosco il tema "Salva-Roma" ne intendo approfondirlo per sanità mentale. Mi limito solo a dire che ogni qualvolta in un attimo di follia mi sono immerso nel panorama normativo italiano ho trovato commi di modifica a leggi in vigore all'interno di leggi che parlano d'altro. Modifiche in materia di affitti in norme di diritto societario (scorrelate totalmente), norme per la sovvenzione in ambito ristrutturazioni in leggi sullo sport etc etc. Ammetto che potrei essere stato io sfortunato e che l'annedottica non sia scientifica ma la mia impressione è che raramente ci sia coerenza tra titolo della legge e suo contenuto (e dunque il Salva Roma è una regola, non l'eccezione).
Perdonatemi quindi se sono naive ma mi viene da dire che i casi siano due. O non vi è una regola che imponga coerenza tra titolo della legge e contenuto, ed in tal caso non è necessario un corposo lavoro ma due righe di regolamento, oppure la regola esiste ma viene disattesa, ed in tal caso la presidenza della camera dovrebbe semplicemente far rispettare il regolamento in modo più severo. Ora, capisco che le cose possano essere più complesse in generale, ma non vedo perché non si possa procedere con piccoli passi facendo correzioni in corsa piuttosto che istituire commissioni che si radunano 20 volte per scrivere un corposo regolamento.

Nessuna sfortuna, l'incomprensibilità e la complessità del contenuto delle leggi da emanare sono puramente volute dai legislatori e burocrati vari.
L'inserimento di commi che trattano argomenti diversi dalla legge non è un'eccezione. E' la prassi quotidiana.
Il cittadino non è importante che comprenda. Non è sovrano. E' suddito, e il tono (come giustamente evidenziato da Bisin in questo articolo citando la replica della presidenza della Camera) di risposta a qualsiasi obiezione, anche se corretta e legittima, è sfacciato ed altezzoso. 

la disposizione specifica non c'è; ogni nuova legge - soprattutto se di conversione di un decreto-legge - è l'occasione per inserire commi che toccano le materie più disparate.La risposta del portavoce è, a mio avviso, emblematica di una sostanziale rassegnazione della presidenza della camera rispetto ad una prassi inveterata (risalente alla prima repubblica).

Scusami se sono di coccio ma non capisco. La norma che dico io non esiste dunque? In tal caso perché non si può aggiungere anche se contraria elle consuetudini?

Se invece esiste ed è disattesa per consuetudine, una maggiore rigidezza (con chiunque, sia chiaro) nel farla applicare non sarebbe un segnale per cambiare le consuetudini?

So di essere naive, e capisco i motivi per cui non si faccia, però non capisco perché se come in questo caso si può facilmente far notare che il re è nudo, non lo si faccia (nessuna critica, ben inteso, però voglio capire meglio).

di essere stato chiaro: hanno fatto sempre così.

Chiaro, mi aveva confuso l'entrambi del titolo.

Resto del parere che iniziare un cambiamento non richieda mesi ma una semplice decisione  ma mi sembra ovvio il motivo per cui non venga presa (immagino, anzi son certo avendo letto qualcosa in più nel frattempo). Ovvero che ogni schieramento ha usato questa consuetudine a suo vantaggio e se ne sia lamentata più o meno pubblicamente quando questa era a suo svantaggio (o meglio, quando avesse tratto vantaggio dal lamentarsene).

Sostanziale rassegnazione? A me pare più compiacenza, dato che sono dietro da quasi un anno per scrivere al massimo una ventina di norme di regolamento e, fino al recente richiamo, non sembravano preoccuparsi di redigerle in tempo.

Per poter ovviare a questi problemi si potrebbe istituire una commissione che decide quali emendamenti sono pertinenti e quali no.

Il problema di una commissione interna di deputati è che finisca per valutare gli emendamenti non per la loro pertinenza, ma in base ai contenuti politici: gli emendamenti delle minoranze rischierebbero di non arrivare mai al voto del plenum.

Una commissione esterna, scelta dai deputati, sarebbe politicamente lottizzata ed andrebbe a finire allo stesso modo.

Una commissione esterna indipendente verrebbe tacciata di attivismo politico...

Un'idea che potrebbe funzionare sarebbe una commissione mista camera/senato, sul modello di quelle che già esistono in altri paesi per "mettere d'accordo" le due camere.
In questo modo una camera controllerebbe l'attività dell'altra (almeno a metà), riducendo il numero di emendamenti insulsi.

Neoeletta in parlamento in un partitino minuscolo e ideologicamente estremista, si è ritrovata paracadutata alla Presidenza della Camera in funzione anti-cinquestelle. Pretendere che sappia quello che fa mi pare eccessivo...

Parlamento

EnrB2007 2/1/2014 - 10:04

Il prof. Bisin ha perfettamente ragione. La risposta del dott. Natale (e quindi del presidente della Camera dei Deputati) è la dimostrazione evidente del pensiero e del modo di concepire il lavoro della stragrande maggioranza dei politici e dei funzionari pubblici. Il lavoro intellettuale (ovvero la produzione di documenti ecc..) si misura a kg, non a risultati. Ebbi occasione una volta di chiedere a un valutatore di un progetto, che criticava la snellezza (pochi kg) del documento, se a suo parere il risultato del lavoro di Einstein : E=mc2 era quindi da ritenere una schifezza. Troppi legulei e pochi scienziati e persone che hanno dimestichezza con il rigore di numeri

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