Le priorità di Berlusconi. Ovvero, non ci resta che piangere.

3 gennaio 2008 sandro brusco
Quando ho letto su Repubblica il nuovo programma del berlusca non ho creduto a quello che leggevo. Si tratta di un foglio ostile al nostro, mi son detto, sicuramente hanno malignamente travisato. Quindi, sono andato a cercare la vera interpretazione su Il Giornale. Che, ahimé, conferma quello che dice Repubblica.

Dunque, cosa farebbe Berlusconi se potesse domani andare al governo?

Primo, la fregnaccia d'obbligo: alleggerire la pressione fiscale. È una fregnaccia non perché non sia assolutamente necessario ridurre le tasse, ma perché la promessa di ridurre le tasse ha senso solo se si dice come ridurre contestualmente la spesa pubblica.

Quindi, uno dice, al secondo punto il berlusca ci dirà come ridurre la spesa. Magari solo per rifilarci un'altra generica fregnaccia, tipo "ridurre gli sprechi" o "aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione", a cui entrambi gli schieramenti ci hanno da tempo abituato. Ma il nostro è ormai affrancato dalla schiavitù del vincolo di bilancio. Macché ridurre la spesa, il secondo punto del programma è

il lancio di un grande piano di edilizia
popolare, per dare una casa di proprietà al 13 per cento della
popolazione che ancora non ce l’ha

Cheeeeee? E questo sarebbe un programma liberale? E, per l'amor del cielo, perché dovrebbe essere un problema se il 13% della popolazione sta in affitto? Si noti inoltre che l'unico modo per dare un minimo di coerenza a questa affermazione è che il nostro prevede di spendere una barca di soldi per poi regalare la casa a chi oggi è in affitto. Non parla infatti di dare semplicemente una casa a chi non ce l'ha, come si fa abitualmente con i piani di edilizia popolare, ma di dare una casa di proprietà a chi non ce l'ha di proprietà. Tutto questo, ovviamente, mentre il nostro riduce la pressione fiscale.

Per inciso, non so dove Berlusconi lo abbia pescato, il suo 13%. In una audizione parlamentare del luglio 2007 l'Istat forniva i seguenti numeri:

Nel 2006 il 73,3 per cento delle famiglie residenti (17,3 milioni su un totale di 23,6) e il 74,7 per cento degli individui (43,6 milioni) viveva in abitazioni di proprietà. Un ulteriore 9,1 per cento di famiglie (2,1 milioni) e l’8,7 per cento di individui beneficiava di alloggi in usufrutto o ad uso gratuito. Il rimanente 17,7 per cento di famiglie (4,2 milioni) e 16,6 per cento d’individui (9,7 milioni) era in affitto.

Se date un'occhiata alla relazione scoprirete inoltre che la percentuale degli italiani che possiedono la casa o la abitano in comodato (presumibilmente figli che stanno in case possedute dai genitori) è non solo altissima in relazione ad altri paesi, ma è pure aumentata negli ultimi anni. Mi verrebbe da dire che di tutti i problemi che ha l'Italia questo è l'ultimo che ha bisogno di alcun tipo di intervento di parte statale.

Ma sbaglierei. C'è un altro problema che ha ancor meno bisogno di intervento, ed è la privacy delle conversazioni telefoniche, in particolare dei politici. E infatti, qual è il terzo punto dell'ineffabile? Leggere per credere.

La maggioranza degli italiani - dice -
teme di non avere più privacy: si alza il telefono, poi si ritrovano le
conversazioni pubblicate sui giornali, e questo non può succedere in un
Paese democratico e liberale

Già, tutte le mattine mi sveglio angosciato pensando 'e se qualcuno mi ascolta mentre cerco di piazzare qualche pulzella in Rai?'. E con me, ovviamente, la maggioranza degli italiani, ce lo assicura Berlusconi. Tutti quanti siamo preoccupati che i nostri tentativi di trarre profitto privato dalle aziende pubbliche vengano resi noti. No, i nostri maneggi devono restare occulti. Quindi, ecco il terzo punto del suo programma: impedire ai magistrati d'ascoltare le telefonate dei sospetti delinquenti ed ai media che ne vengano in possesso di pubblicare il testo di tali malefatte. Così vanno le cose nei paesi democratici e liberali, parola del berlusca.

Fine del programma di governo del berlusca? Fine, o quasi. Perché, tanto per far finta di dire cose serie senza però spiegarci come attuarle, il nostro chiude esattamente come ha iniziato, con una generica fregnaccia: che "separerà le carriere dei magistrati". Come? Non si sa, ma non importa. Da uno che può ridurre la pressione fiscale senza ridurre la spesa e regalando al contempo la casa a chi ancora non la possiede, sembra ovvio aspettarsi miracoli di san gennaro a palate. Che son esattamente quelli di cui il paese ha bisogno, vero?

24 commenti (espandi tutti)

Io credo che il problema della casa sia veramente uno dei principali, intanto perché riguarda quasi esclusivamente la generazione under 35, quindi i più giovani, che sono i peggio collocati nel mondo del lavoro e soggetti ad una instabilità nelle entrate.

Il potere di spesa di questa generazione è basso, contrariamente al mercato immobiliare i cui prezzi (nonostante l'alta percentuale di invenduto) non si decide a scendere.

E' pertanto necessario avere accesso al credito, e per tutti coloro che sono lavoratori atipici già questo diventa problematico. Un credito molto consistente oltretutto data la scarsa liquidità di molti giovani, che pertanto viene dilazionata in un arco di tempo vastissimo con interessi elevati: insomma io chiedo 100 ma alla fine dei 35 anni avrò restituito 280. Spero converrete che, in questi termini, l'impatto economico nella vita di un individuo che acquista casa è quasi un armageddon, beati coloro che ricevendola in comodato dai parenti, aggirano questa spesa necessaria.

Il problema, volendola dire tutta, non credo affligga solo la percentuale buttata là dal berlusca. Sarebbe più interessante sapere quale fetta del 73,3% degli italiani proprietari sta pagando un mutuo superiore ai 600 euro al mese.

Quanto all'affitto che dire? Ogni mese spendere il 45% del proprio stipendio senza entrare in possesso di nulla mi pare masochistico.

Quanto all'affitto che dire? Ogni mese spendere il 45% del proprio
stipendio senza entrare in possesso di nulla mi pare masochistico.

Ma perche', scusa?  Un mutuo costa sostanzialmente di piu' di un affitto, dato che oltre al pagamento dell'interesse sul prestito del valore dell'immobile (che in un mercato perfetto, senza distorsioni di tipo fiscale etc., sarebbe circa uguale all'affitto dello stesso immobile) c'e' anche il ripagamento del capitale: che e' proprio quello che ti fa entrare in possesso di qualcosa...

Caro Alessio, a nessuno viene in mente di negare che l'acquisto della casa sia un problema importante, ed  è vero che un sistema economico ingessato e gerontocratico rende il problema particolarmente acuto per i più giovani. Il post voleva mettere in luce altro. Due cose in particolare:

1) Possibile che in Italia il primo istinto dei politici sia quello di curare tutti i problemi, veri o presunti, a base di botte di spesa pubblica? O meglio, possibile che questi trucchi demagogici funzionino sempre? Berlusconi non saprà fare niente altro, ma propaganda la sa fare benissimo. Se racconta che lui vuole regalare la casa a chi ce l'ha in affitto è perché sa che questo gli rende in termini di consenso. Ed è qui che subentra la disperazione; apparentemente tutto il debito pubblico accumulato finora, tutti gli sprechi pubblici non sono serviti a nulla. Gli italiani vanno ancora dietro ai cialtroni che promettono di curare tutti i mali distribuendo un po' di soldi pubblici.

2) Possibile che nessuno richiami i politici a un minimo di coerenza e sensatezza? Prova a fare due conti rapidi di quanto costerebbe il "grande piano di edilizia popolare". Secondo l'Istat le famiglie in affitto sono più di 4 milioni. Stiamo conservativi e prendiamo per buono il 13% di Berlusconi, e diciamo che le famiglie in oggetto sono solo tre milioni. Quanto vogliamo spendere per famiglia? Stiamo parlando di una casa, mica noccioline. Facciamo 50mila euro? Non bastano per una casa, ma mi sa che è troppo. Facciamo 40mila? Ma no va, stiamo conservativi, facciamo solo 20mila euro, diciamo che è solo un contributo. Beh, 20mila euro a tre milioni di famiglie fa, se ho fatto i conti giusti, 60 miliardi di euro. Per dare un'idea dell'enormità della cifra, l'intero fabbisogno (differenza tra entrate e uscite) del settore pubblico nel 2007 è stato di 27 miliardi. Quindi, stiamo parlando di una proposta che, anche se implementata in formato estremamente ridotto (perché, ripeto, 20mila euro per una casa sono proprio pochini) triplicherebbe il deficit pubblico. E ricordiamoci che la proposta arriva come punto 2, dove il punto 1 è...la riduzione della pressione fiscale.

Ora, simili enormità si possono passare a uno scolaretto, o al leader di qualche partitino di matti tipo il mago otelma, ma come è possibile che escano dalla bocca di uno dei principali leader politici nazionali?

E no, non è normale e non fanno tutti così. Per farti un esempio, un tema di cui si discute molto negli Stati Uniti è la riforma del sistema sanitario. Le proposte di spesa da parte dei vari candidati ci sono, ma sono tutte accompagnati da piani più o meno credibili di copertura. E quando le proposte sono poco credibili i media più autorevoli incalzano i candidati costringendoli a spiegare meglio le proprie proposte. Sia i media sia la politica sono lungi dall'esser perfetti negli Stati Uniti, ma le esibizioni di cialtrioneria come quelle discusse nel post si pagherebbero care. Lo stesso si può dire della Spagna, un altro paese dove ho vissuto vari anni.

Invece, in Italia simili idiozie scorrono come l'acqua fresca. E, per aggiungere insulto all'ingiuria, l'autore di simili folli proposte di aumento della spesa si dichiara un vero liberale e raccoglie vasti consensi. È per questo che non ci resta che piangere.

Condivido pienamente la tua indignazione/preoccupazione sul modo di fare politica in Italia. L'uomo in oggetto è colui che si propose come "uomo nuovo" nel momento in cui venne disgregandosi un sistema politico marcio e corrotto, promettendo di sostituirlo con una stagione di riforme. Con queste si sarebbe dovuto trasformare il vecchio Paese in uno stato moderno, efficente, meritocratico.

Intanto il suddetto è in sella da 15 anni, in cui ha incontrastatamente dominato sul suo curioso partito (?) monocratico e sulla coalizione intera, ha superato la settantina, guidato tre governi in due legislature diverse, ha subito due sconfitte alle politiche e si è perfettamente allineato ad un sistema politico in cui sono gli interessi personali e clientelari il vero motore.

Ha concluso l'ultima esperienza di governo cambiando la legge elettorale per contenere la sconfitta e gli è quasi riuscito il colpaccio. Invece di uscire signorilmente di scena, nell'ultimo anno e mezzo ha scelto di guidare l'opposizione: ha litigato con i principali alleati (probabilmente anche fomentando la nascita di micropartiti atti ad indebolire UdC e AN), ha sbraitato in lungo e in largo su una prossima caduta del governo Prodi (ma questi professionisti del malaffare non hanno nessun interesse in questo momento storico a perdere le loro poltrone).

Quindi mentre la maggioranza approvava l'ennesima finanziaria che non riduce la spesa pubblica e distribuisce le solite prebende che consentono a lorsignori di nutrire le lobbies che li sostengono, il suddetto dava le seguenti risposte politiche: profetizza una spallata al governo "acquisendo" le prestazioni di qualche senatore della maggiornanza come al calciomercato, per ottenere ciò viene pizzicato mentre telefona ad un dirigente RAi per raccomandare la puttanella di un senatore che cercava di corrompere. Cornuto e mazziato (nel frattempo la progettata spallata è miseramente fallita) per tornare a far parlare di sé lancia un nuovo partito che non si capisce in cosa differisca da quello precedente.

Tutto questo per dire: ma da uno così cosa ci si può aspettare?

Ed in seconda battuta: questo è il modo di fare politica in Italia. L'importante è spararle grosse e far parlare di sé, perché se non compari sui giornali e sui telegiornali sembri ai margini del dibattito politico. La casta al potere della serietà non si preoccupa. Avete sentito i discorsi di fine anno di Prodi e di Napolitano? perchè accettiamo queste prese in giro dalle massime istituzioni? Devo trarre la conclusione che se non facciamo nulla per mandarli via è perché magari inconsciamente sappiamo di meritarceli.

Già, tutte le mattine mi sveglio angosciato pensando 'e se qualcuno mi ascolta mentre cerco di piazzare qualche pulzella in Rai?'.

...ebbravo... tu fai il figo perché te ne stai a Niu Iork, ma guarda che questi so' problemi seri...:o)

... secondo me c'è stato un errore in fase di stampa...

:))

Si sa com'è Berlusconi..lui parla al gregge di pecore (la maggior parte degli italiani) come d'altra parte fanno tutti i partiti politici (ognuno con la sua fetta di gregge)..

Sono d'accordo sul fatto che la casa non può rappresentare la priorità di un governo, nella nostra attuale situazione economica. Visto che si tradurrebbe in un immane buco di bilancio, e ne fruirebbero, statene certi, solo o in prevalenza, gli amici degli amici, come sempre capita da noi.

Per dirla tutta, non sarei d'accordo neppure se la situazione fosse più florida: non capisco perché a 4 000 000 di famiglie si debbano fare dei regali, mentre il resto della truppa deve sfacchinare da mane a sera, per comprarsela senza aiuti da chicchessia, questa casa.

E' vero: gli affitti sono alti. Troppo. Ma non sono proporzionati al costo delle case. Tant'è che io ho deciso di venderlo, l'appartamento ereditato recentemente. Ed il costo d'acquisto medesimo è altissimo, se paragonato ai redditi medi degli italiani.

Entrambe queste cose dipendono dalla politica dissennata che si è fatto, in tema di casa, negli ultimi 40 anni. Perciò la domanda è: di che si lamentano, gli italiani?

Non ci siamo fatti mancare nulla: tasse stratosferiche. Diritto di proprietà praticamente annullato: cacciare un inquilino moroso è impresa titanica, costosa, di lunghissima durata.

Non puoi far quasi nulla neppure se qualcuno ti sfonda la porta e te la occupa: qualche municipio, a Roma, ha requisito abitazioni private, sfitte, per darle "ai senzatetto". Con ciò legittimando azioni palesemente illegali, e compiendo esso stesso delle illegalità.

Il potere politico trasferisce spudoratamente al singolo individuo, che magari paga le tasse onestamente, che ha comprato la casa per darla alla figliola quando si sposerà coi risparmi di una vita, i doveri cui la pubblica amministrazione non adempie, impegnata com'è a programmare notti bianche e corsi di archeologia per ROMs.

(Sì, il Buon Waltere, prossimo Nobel per la maancheologia, ha assegnato, l'altr'anno, a certi amici suoi euri 50 000 circa per, appunto, educare i ROMs all'archeologia).

Il problema degli affitti e dei prezzi delle case ormai è, a mio avviso, praticamente insolubile, se non in tempi lunghissimi (una generazione?). Ci vorrebbero una quantità di cambiamenti. Dalla definizione di nuove aree fabbricabili (piani regolatori) che non favoriscano solo la speculazione, alla riduzione delle tasse, alla riduzione dei costi di costruzione mediante l'introduzione di una concorrenza vera tra gli operatori del mercato (banche eroganti mutui incluse), e  via elencando.

Cioè una piccola rivoluzione copernicana. Cioè un sogno.

 

 

Mi sembra di ricordare che in campagna elettorale Berlusconi aveva proposto una versione ridotta del suo programma sulla casa e cioè aveva proposto di regalare le case popolari agli inquilini (forse solo a quelli in regola con l'affitto). Ci dovrebbe far piangere anche la constatazione che questo programma di regali comporterebbe un risparmio di denaro pubblico. Infatti la proprietà pubblica delle case popolari costa molto di più di quanto renda.

Nel programma elettorale depositato dalla CdL, che trovate qui, si afferma a pagina 18

2 “Piano casa”: realizzazione del piano attraverso il riscatto da parte degli inquilini delle case di proprietà pubblica e conseguente finanziamento di mutui per acquisto, affitti e costruzione di abitazioni per giovani coppie, nonché forme di “RISPARMIO CASA” sul modello tedesco e austriaco.

Come si vede si parla di "riscatto", ossia (credo) acquisto, non regalo. Per il resto si tratta della solita dose di acqua fresca generalgenerica che si trova frequentemente in questi documenti.

In realtà la vendita delle case popolari ai propri inquilini non è affatto un'idea nuova. Va avanti da parecchio tempo, anche se a rilento come quasi tutto in Italia, e viene attuata principalmente a livello locale, visto che l'edilizia popolare viene spesso gestita da enti comunali o regionali. Da parecchio tempo amministrazioni locali di destra e di sinistra si sono rese conto che gestire alloggi è complicato e costoso, e normalmente le amministrazioni pubbliche tendono a farlo assai male. Ovviamente i pasdaran della sinistra ogni tanto si lamentano, visto che pur sempre di privatizzazioni si tratta, ma la mia impressione è che la lentezza nelle dismissioni è dovuta alla solita coppia di ragioni 1) i processi decisionali nel settore pubblico sono sempre esasperatamente lenti 2) i politici di tutti gli schieramenti sono riluttanti a mollare il controllo di qualunque cosa.

Caro Sandro, poni un problema direi centrale per il miglioramento dello stato di salute del dibattito pubblico, politico ma non solo, italiano.

Hai infatti dimostrato, con calcoli peraltro assai semplici, che una proposta avanzata dal leader di quello che è il maggior partito attualmente esistente nel panorama politico italiano, è non solamente contradditoria con l'impostazione ideale liberale alla quale Forza Italia dovrebbe richiamarsi, ma anche impraticabile per via dell'aumento delle spesa pubblica che essa direttamente implicherebbe se realmente implementata.

Come tu stesso noti, la situazione che descrivi è tipica della totalità dei mestieranti dell politica che ci governano, e la situazione è così diffusa e accettata che assai di rado si chiede, a fronte di una proposta avanzata da un politico, quali siano i mezzi con i quali realizzarla e i costi che essa avrebbe.

In linea di massimo credo che se la discussione pubblica fosse maggiormente condizionata da una discussione sulle "aride" cifre sottostanti l'adozione di una scelta pubblica, inevitabilmente avremmo una discussione meno ideologica. Ovviamente non sto dicendo che non si possa imbrogliare una discussione utilizzando partigianamente dati e statistiche, ma almeno discuteremmo di qualcosa che in linea di principio può essere discussa senza richiamare le visioni del mondo dei politici. Penso che quello che sto dicendo sia chiaro: se a fronte di una proposta di un politico, quasi pavlovianamente si reagisce chiedendo se quella misura è fattibile, oltreche giusta, forse, il dibattito pubblico ne gioverebbe.

Ma lo sai cosa mi fa più piangere? Che sia Berlusconi a commettere questi errori! Ma non perchè io sia un suo elettore, ma perchè lui è sempre stato additato come il "tecnocrate", come il politico che avrebbe gestito il paese come un azienda. A ripensare a tutte queste considerazioni che venivano espresse su Berlusconi agli albori della sua carriera politica, viene davvero da piangere. E non solo perchè quelle accuse venivano da partiti culturalmente e pregiudizialmente ostili al mondo dell'impresa e del libero mercato, ma anche perchè se un poco di quell'attegiamento tecnocratico o aziendalista si fosse applicato all'Italia già da 14 anni fa, forse non saremmo ancora dove siamo.

Infine una domanda. Ho letto, non so più dove e quando, che negli US c'è un ufficio che studia la fattibilità e i costi derivanti dall'applicazione delle nuove leggi approvate del parlamento americano. E' vero? E come si chiama? Ma te la immagini qualcosa del genere in Italia? Non dovremmo più leggere di decreti d'urgenza per l'espulsione degli immigrati irregolari modificati a distanza di poche settimane perchè non si hanno i soldi per accompagnare gli stranieri alla frontiere.

In realtà le funzioni del Congressional Budget Office (se è proprio questo il nome, che non mi suona giusto; non è forse "Congressional Accounting Office"?) in Italia dovrebbero essere esercitate dalla Corte dei Conti, che non è un organo dipendente dal governo ma dovrebbe avere una connessione forte con il Parlamento, cui invia (mi sembra) una relazione annuale. Non sto sostenendo, naturalmente, che la Corte dei Conti svolge, nella realtà, lo stesso ruolo del corrispondente organo americano.

Ci sono due organismi distinti negli USA. Uno è il Government Accountability Office (questo è il suo sito, questa è la voce di wikipedia) che (mi pare) ha un ruolo simile a quello svolto dalla Corte dei Conti nel contesto  italiano, ossia controllo ex post sugli atti. Il Congressional Budget Office (questo è il sito, questa la voce di wikipedia) svolge invece un ruolo di studio e analisi, chiarendo il costo delle proposte di spesa, il loro impatto economico etc. Non mi pare esista nulla di simile nel panorama istituzionale italiano, anche se una funzione simile è svolta (in alcuni casi) dai centri studi dei ministeri e della Banca d'Italia.

Credo però che la differenza più importante tra il "Government Accountability Office" (ci credo perché non ho controllato nè sidi nè Wikipedia, mi sembrava però "General Accounting Office") e la Corte dei Conti è che il primo ha tra i suoi funzionari prevalentemente economisti esperti di finanza pubblica e la seconda è composta da giuristi che si credono addirittura "giudici".

"Si credono addirittura giudici" ??? :O

Perchè ? Non lo sono... ???

Ha senso che il controllo del parlamento sull'operato del Governo in tema di spesa sia affidato a "giudici" che dovrebbero essere in grado solo di giudicare l'osservanza delle leggi anziché ad economisti? Non credo che cent'anni fa i consiglieri della corte dei conti si fregiassero dell'appellativo di "giudice". Lo sviluppo ed il prestigio acquisito dalla "magistratura" come corporazione autonoma ha prdotto la stranezza di avere "giudici" anziché consiglieri alla Corte dei Conti. In America è il singolo giudice che è auonomo e non la corporazione dei giudici e nessuno che fa un altro mestiere (ad esempio il funzionario del Government Accountability Office o il pubblico ministero) si approprierebbe di un tale titolo. 

Un attimo, sulle storture del sistema giudiziario italiano sfondi una porta aperta :) però non credo sia questo il punto (magari mi sbaglio).

La mia "perplessità" era dovuta al fatto che la Corte ha diverse funzioni una delle quali è a tutti gli effetti una funzione giurisdizionale. Quindi la "qualifica" di giudice è corretta.

Tutto qui.

Possiamo discutere, poi, se sia corretto in termini di efficacia che la Corte eserciti tutte le funzioni che le sono attribuite attualmente ma non bisogna dimenticare che ogni sistema costituzionale ha le sue tradizioni. Per il nostro sistema quel tipo di controllo è affidato alla Corte.

Riguardo al controllo del parlamento sull'operato del Governo in tema di spesa non credo che sia "demandato" alla Corte :)

 

La corte dei conti e' principalmente un organismo di controllo (vedi art 100 della costituzione) cosi' come lo e' quella europea: lo scopo principale e' controllare che ci sia legittimita' e transparenza nell'utilizzo dei fondi: quindi, ad esempio, evitare quei casi in cui il politico e' in conflitto di interessi e con una mano da' e l'altra prende. In quest'ottica e' giusto e ragionevole che sia composta da giudici e non da economisti.

La boutade di berlusconi e' chiaramente propagandistica, come quella del "aboliremo l'ici". Queste cose esistono ovunque. Si veda Huckabee che vuole chiudere l'IRS o addiritura i libertarians che vogliono chiudere tutto, baracca e burattini. La demagogia esiste dai tempi dei greci, l'unico modo per evitarla e' istruire il popolo.

 

Ma lo sai cosa mi fa più piangere? Che sia Berlusconi a commettere
questi errori! Ma non perchè io sia un suo elettore, ma perchè lui è
sempre stato additato come il "tecnocrate", come il politico che
avrebbe gestito il paese come un azienda.

Forse pensava ad aziende come Enron o Parmalat ;-) 

Ho controllato il Government Accountability Office (GAO) si chiamava un tempo General Accounting Office e si autodefinisce come "the investigative arm of Congress". La mia esperienza dell'Amerika è a quel che pare datata...

Spero che SB si riferisse all'idea di vendere agli inquilini le case popolari dell'INPDAP. In ogni caso coombatterei a spada tratta ogni tentativo ulteriore di fare businness edili, pubblici (peggio) o privati (che in Italia significano oligarchi vari o LegaCoop). In Italia la popolazione è in calo ma il numero di case è in continuo aumento esponenziale. Bisogna dire che i primi responsabili sono i comuni rossi, con le cooperative e gli "ambientalisti" a impermeabilizzare a più non posso e declimatizzare l'ambiente (salvo poi prendersela con le auto...). Bestiale.
Comunque spero siano solo sparate raccattate al volo. Certo il liberalismo dentro il berlusconismo ha quasi sempre avuto un sapore di ricotta andata a male, tolti Della Vedova e pochi altri (tutti presi a calci, vedi Antonio Martino)... Tanto che qui sarà bene cominciare a parlare di necessità di liberismo, se il "liberalismo" è quello di Biondi, Berlusconi, Bersani, Letta, prodi & Co.

Perché dici che Martino è stato preso a calci in culo? È stato Ministro della Difesa per tutto il quinquennio berlusconiano, e poi gli è stata assicurata la rielezione. Che dovevano fare in Forza Italia per trattarlo meglio? Anche per Della Vedova, che mi sta simpatico e dice parecchie cose condivisibili, non mi pare si possa dire sia stato trattato così male. I Riformatori Liberali hanno preso lo 0,1% nei pochi collegi in cui si sono presentati, e lo stesso Forza Italia  ha assicurato che Della Vedova diventasse deputato. Che si pretende di più?

Ma che volete che vi dica Berlusconi? Che riduce la spesa  come è nel programma di qualunque (centro-)destra del mondo? ma avete un'idea quale percentuale di assistenzial-statlisti soprattutto nel Centro-Sud vota casa delle libertà? E che fa, perde metà partito per strada e regala le clientele a sinistra? Nella precedente legislatura, in cui ha avuto da quei disgraziati di Italiani il più forte mandato politico del dopoguerra, certo prima l'aveva promesso, ma che significa. Poi tra cabine di regie e segnali di discontinuità dei vari Casini e Fini, oltre a mezza FI del Sud, la spesa l'ha aumentata, ha calato le solite braghe coi dipendenti pubblici a cui ha accordato aumenti ben al di sopra del tasso di inflazione programmato, quindi è andato pacificamente da Bruno Vespa e ha detto: vedete che siamo un governo "sociale": abbiamo aumentato la spesa! Magico!

Le compagini non sono omogenee, e nemmeno i singoli partiti, non c'entra la legge elettorale. Hanno al loro stesso interno interessi contrapposti. Finchè è così riforme, o meglio la madre di tutte le riforme che è la riduzione della spesa, solo dopo la quale si può cominciare a blaterare del resto, non si farà mai.

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