Il processo e i contenuti dei futuri Bersani

6 luglio 2006 alberto bisin
In questo sito ci siamo tutti moderatamente esaltati di fronte al "Bersani 1." Ci rendiamo conto degli effetti tutto sommato molto limitati del decreto, ma ci entusiasma l'effetto segnale, l'indicazione che liberalizzazione e' quello che l'economia e anche la societa' italiane abbisognano. Vorrei invece brevemente porre la questione del "processo" da utilizzare per raggiungere i contenuti.

In questo sito ci siamo tutti moderatamente esaltati di fronte al "Bersani 1." Ci rendiamo conto degli effetti tutto sommato molto limitati del decreto, ma ci entusiasma l'effetto segnale, l'indicazione che liberalizzazione e' quello che l'economia e anche la societa' italiane abbisognano. A questo proposito io sono molto sorpreso delle reazioni dei vari commentatori/editorialisti e della classe politica: tutti positivi quelli che ho visto io, magari a denti stretti, ma positivi (beh, eccetto alcuni pazzi della sinistra di un qualche partitino comunista che giocano al gioco che giocavano da giovani, "io sono piu' marxista di te").


Michele Boldrin ha giustamente indicato/suggerito contenuti del Bersani 2, 3,..
e cosi' ha fatto Francesco Giavazzi da ben altro pulpito. Io vorrei invece brevemente porre la questione del "processo" da utilizzare per raggiungere i contenuti. Senza discutere dell'uovo e la gallina, io credo che i giusti contenuti indicati da Michele e Francesco siano difficilmente raggiungibili senza disegnare il "processo". Piu' precisamente, le prossime liberalizzazioni debbono essere fatte tutto di colpo stile Thatcher o per gradi? Il governo ha probabilmente deciso, in modo consone allo stile democristiano del suo capo, di andare per gradi. In questo senso, il Bersani 1 e' un "trial balloon" come diceva Michele. Nel lanciare il "trial balloon" il governo , ha proceduto in modo intelligente (sperando che non faccia retromarcia davanti ai taxisti). Basti confrontare il Bersani 1 col corrispondente tentativo del governo Berlusconi, cioe' l'abolizione dell'Articolo 18. Una misura giusta ma essenzialmente ideologica che ha provocato una guerra di religione che il governo ha poi perso. La guerra dei taxisti che il Bersani 1 ha provocato, al confronto, non appare affatto una guerra di religione, ma un tentativo dei taxisti di garantirsi rendite a dispetto dei "consumatori", ed e' per questo che i taxisti probabilmente la perderanno la guerra.

Ma i taxisti sono poche migliaia, probabilmente non votano a sinistra, e alla fin fine non contano molto. E' possibile davvero continuare a procedere per gradi e fare liberalizzazioni importanti senza incappare in guerre impossibili da vincere? Io credo di no, purtroppo. Cerco di argomentare con una metafora/esempio. Ieri sono stato a una riunione di condominio. C'era da rifare un ascensore, cambiare il sistema di illuminazione esterno della casa, e trasformare i 10 garages in 30 posti macchina (10 di cui da vendere sul mercato per finanziare l'operazione) su un sistema di ascensori per auto. Il processo di contrattazione e' stato complesso, ma l'amministratore lo ha gestito bene: L'anziana signora che non esce mai la sera e quindi non vuole le nuove luci ha una figlia cui il nuovo posto macchina a costo zero farebbe proprio comodo; il vecchietto che non vuole un nuovo posto macchina (perche' lui nel garage ci tiene il vino non la macchina e il vino non puo' metterlo sugli ascensori per auto) fa fatica a salire le scale e vuole un ascensore (per persone) di cui fidarsi, e la strafiga avvocato di buona borghesia che vuole che la sua casa sia la piu' bella e illuminata del reame, lei vuole tutto, anche posti macchina e ascensore nuovo. Cosi' e' stato concesso qualcosa a ciascuno, ed e' passato tutto (a me non frega nulla che tanto la casa la affitto, mica ci vivo, le spese di condominio le paga l'affittuario, e io alla riunione ci sono andato solo per capire quanto (dis)onesto fosse l'amministratore).

Fuor di metafora, quando la liberalizzazione tocchera' interessi veri e importanti, ad esempio introducendo flessibilita' nel mercato del lavoro, cosa diamo in cambio a coloro che perdono il lavoro sicuro? Un lavoro per i loro figli, e poi un serio e costoso sistema di assicurazione del lavoro e ammortizzatori sociali. Ma sara' sufficiente? E come finanziarli l'assicurazione e gli ammortizzatori? Sara' necessario finanziarli con una seria riduzione dell'impiego pubblico; ma anche questo non sara' a costo zero, anche se libera risorse, a meno di fronteggiare una guerra difficile da vincere. Io credo che sia difficile individuare/disegnare una catena di manovre di liberalizzazione in cui coloro che perdono anche guadagnano, come ha fatto l'amministratore del condominio. Io credo che alla fine la chiave, il nodo cruciale, sara' la diminuzione delle tasse. La diminuzione delle tasse e' la chiave perche' ne sono favoriti tutti o quasi e perche' richiede una appropriata riduzione dei servizi pubblici che sono comunque mal gestiti e inefficienti, limitandoli a coloro che sono davvero ai margini del sistema economico e sociale (penso ad anziani indigenti e cosi' via). Purtroppo la riduzione delle tasse richiede anche di affrontare seriamente la questione meridionale. E qui sono problemi.

Se ho ragione, allora la doccia fretta, tutto e subito, e' l'unica possibilita'. Ma spero di sbagliarmi.

11 commenti (espandi tutti)

Hai colto nel punto Alberto. Liberalizzare serve a tutti solo "nel lungo periodo", ma il lungo periodo in politica e' quello di Keynes, di cui frega poco a chiunque. Nell'immediato, ed anche per, diciamo, un quinquennio-decennio, le liberalizzazioni producono lacrime e sangue fra le loro vittime, Tatcher e Reagan docent. Poiche' liberalizzare vuol dire togliere privilegi e posizioni di monopolio o addirittura parassitismo puro e duro, io credo che qualcuno dovra' pagare il conto, e salato. Il problema e' chi, quanto, e quando. Ed il problema ancora piu' difficile e' se esiste una coalizione politico-sociale capace di resistere alla pressione, che potrebbe rasentare l'insurrezione, dei perdenti. A me non sembra ovvio che questa coalizione, certo non collettivamente ma neanche nelle sue parti piu' dinamiche, abbia fatto i conti e sia consapevole di cosa va ad affrontare. Direi di piu': credo vogliano approfittare dello stato di "emergenza" dei conti pubblici (che forse stanno esagerando ad hoc) per creare una "atmosfera da ultima spiaggia", stile 1992, e far passare misure strutturali drastiche. Non so se questo sia possibile ora, perche' ora l'opposizione di destra cavalca in maniera indecorosa il populismo insurrezionale dei gruppi sociali parassitici. Al tempo, grazie a Mani Pulite, non v'era praticamente opposizione, c'erano solo i sindacati della triplice da ammansire. Insomma, ho l'impressione che questo processo di liberalizzazione si, paradossalmente, frettoloso ed un po' gigione: vogliono stupire, ma non hanno riflettuto a fondo sul da farsi. Il che mi lascia perplesso sulle prospettive: se falliscono pesantemente, il caso e' chiuso per altri dieci anni, piu' o meno. Ad ogni buon conto, fra un po' cominceranno a far girare le bozze della finanziaria, quindi vedremo se hanno un piano di lungo raggio, e come reagiranno i sindacati. La chiave, a mio avviso, e' giocare la destra peronista contro i sindacati "socialisti", sperando si neutralizzino. Il rischio, ovviamente, e' che si coalizzino. Allora Prodi si dimette ed e' veramente il casino pre-argentino.

Non sono molto convinto. Intanto, diminuire le tasse non beneficia molto i detentori del "posto fisso", che poi proprio tanto non prendono. Poi dove ridurresti i servizi? A parte le pensioni, la parte del leone nel bilancio la fanno scuola e sanita', che al nord non sono malaccio (esperienza personale, non so negli ultimi 13 anni se siano peggiorate). Quindi a questi stai dando due lire con una mano e togliendogliele con un'altra. Non so, io la vedo dura. Certo dall'alto della tua tenure a NYU e' facile predicare docce fredde. Io non vedo niente in contrario con la politica dei piccoli passi: l'impiego pubblico si puo' prepensionare, per esempio, che se e' vero quanto dice Giavazzi sembra un Pareto improvement. Certo prima o poi bisogna fare un passetto piu' lungo. Ma non c'e' nulla di mare a preparare il terreno in modo piu' graduale. Certo, ci si mette di piu', ma d'altro canto si evitano costi di transizione, quindi non e' solo un male. Comunque possiamo star qui a discutere per ore, ma alla fin fine la tua e' una domanda empirica la cui risposta e' difficilissima da dare, e perlopiu' temo implichi confronti interpersonali di utilita'. Insomma, spazio alla politica direi, che non e' il nostro campo.

Ti sbagli. Intanto diminuire letasse beneficia soprattutto i detentori del posto fisso, che sono gli unici che le pagano. I servizi deveono essere ridotti dappertutto, anche a l nord, ma soprattutto al sud. Dall'alto della mia tenure a NYU (che ho ottenuto scappando da questo paese a mio personale rischio come ben sai; mica ci sono nato con tenure, e non l'ho nemmeno avuta presto; e mi sono strizzato il culo non poco), mio caro pirlone, io pago circa 10 mila dollari l'anno di assicurazione sanitaria e 25 mila di scuola per mio figlio. Mi pare di essere in buona posizione morale per predicare la riduzione dei servizi gratuiti, non credi?
Il mio timore per i passi graduali non e'che ci si metta di piu', ma che non ci si riesca perche' si debba passare prima o poi per un passo in cui tanti e cattivi perdano subito, senza che sia loro detto come guadagneranno in futuro.

Mica tanto gratuiti questi servizi visto che li pagano con tasse ben salate. Mi sbagliero', ma la riduzione di tasse + servizi a me sembra benefici chi questi servizi non li usa, e cioe' i ricchi che usano sanita' privata e scuole private. Le tasse le pagano anche loro, suvvia, di evasori totali non ce ne sono poi molti.

Timoniere, ti bastano dieci giorni a Vicenza e ridiventi democristiano di sinistra, tipo mio padre? O tutto e' in quel lapsus di scrittura (maRe invece di maLe) che oltre ad indicare da dove scrivi, palesa anche il rischio di forti insolazioni?
Faccio solo tre esempi di tagli dolorosi ma giusti e sani: se tagliamo un milione di pensioni d'invalidita' visto che in media si aggirano sui 800-900 euro al mese, siamo a 11 miliardi di Euro all'anno di risparmi.
Se, come suggerisco per la Bersani II, privatiziamo poste e FF.SS. probabilmente possiamo non solo ricavare qualcosa in conto capitale, ma eliminare un 70-80mila inutili che costano sui 25000 euro all'anno o piu', che fanno altri 2 Miliardi di Euro. Finalmente, se facciamo l'ovvia riforma di fare andare in pensione uomini e donne a 65 anni, concedendo in valore atteso "solo" 18/19 anni di pensione a persona, a naso risparmiamo altri 2 Miliardi di Euro all'anno. Questi sono tagli strutturali per un valore di 15 Miliardi, almeno. Come vedi, non ti ho toccato ancora scuola e sanita', ma se vuoi proviamo a farlo in modo giusto. Ed ovviamente, ci sono sempre i forestali calabresi, il comune di Napoli con piu' uscieri che porte, e via elencando. Questi son TUTTI parassiti che mangiano le tasse dei lavoratori dipendenti (Alberto ha ragione da vendere qui: guardati da dove viene il gettito IRPEF in Italia, l'ultima volta che l'ho guardato era all'80% da redditi di lavoro dipendente) e non vedo cosa ci sia d'ingiusto a fargli pagare ora i furti che perpetrano da decenni. Ma ovviamente sto sognando, se persino il Timoniere si tira indietro alla prima avvisaglia di proteste dalla Vandea, voglia abbiamo!

Per vari motivi saro' anche poco lucido di mente in questi giorni, ma mi pare che i 3 tagli di cui parli (che condivido in pieno) non corrispondano a quanto dice Alberto. Cominciare da scuola e sanita' (in cambio di tax cut) mi pare non solo impraticabile, ma anche poco consigliabile visto che si tratta di due settori in cui l'italia ancora non fa schifo. Nota che ho detto "cominciare". Anche quei settori vanno riformati, ma cerchiamo per ora di avere un po' di taxi in piu' e le aspirine anche dal tabaccaio (e non solo nei grandi supermarkets, come vorrebbe la Bersani per motivi inspiegabili). Per quanto riguarda la scuola ci sara' un motivo per cui uno dei pochi beni che esportiamo e' human capital. Un po' peggio la sanita' (specialmente al sud) ma avventurarsi in una riforma del genere senza un modello serio alternativo mi pare alquanto avventuroso e con guadagni di efficienza per niente ovvi.

Si, su questo son d'accordo. Sia scuola che sanita' hanno bisogno di riforme, ma vorrei sperare siano strutturali non nel senso di tagliare la spesa - io non credo occorra tagliarla ne' in scuola ne' in sanita', ma aumentarla - ma nel senso cambiare il sistema di produzione/erogazione del servizio. Per scuola e sanita' li' sta il problema. Sulla scuola ci ho pensato per parecchio tempo, ed appena posso metto giu' una proposta sul seriosetto (post vacanze, pero'.) I tagli vanno fatti altrove: personale ministeriale e dei serivizi pubblici (trasporti e poste, radio/TV), pensioni e traferimenti alle imprese. E vanno tagliate le tasse sul reddito, non ho dubbio alcuno. La tassazione sul reddito e' tassazione sul reddito da lavoro qualificato, che genera distorsioni mostruose e visibilissime nel mercato del lavoro italiano.

se mi si permette vorrei aggiungere una metafora usata da Friedman in un contesto diverso ma che calza a pennello; se vogliamo tagliare la coda ad un cane (magari l'immagine risulta un po' cruda) possiamo farlo in due modi: tagliarla tutta in un colpo, o tagliarla lentamente pezzo dopo pezzo. Nel primo caso un po' (o tanto) dolore che poi passa, nel secondo caso il cane muore.

Ecco, tagliamola tutta insieme questa coda; la teoria dei piccoli passi (che va tanto di moda in Europa visto che anche l'UE ci ha basato tutta la sua filosofia) non ottiene tutti i risultati che si vogliono e per ogni risultato che ottiene crea altre due distorsioni.

La ricerca qualcuno la fa usando aneddoti, qualcun altro ora attraverso le parabole ..., ma che aspettarsi da uno che ha elevato l'empiricismo a-teoretico a policy rule. I costi e benefici delle transizioni di regime vanno valutati con analisi scientifiche serie. Se ancora non sappiamo farle, parliamone pure, ma lasciamo perdere gli aforismi con i quali si dice tutto ed il contrario.

in effetti Friedman aveva torto quando diceva che l'inflazione andava "tagliata" tutta assieme invece che con piccoli interventi successivi l'uno all'altro (il suo esempio di riferiva a questo). o no?
al massimo mi si puo' dire che la metafora non calza in questo caso specifico (ma era solo una metafora non un DPEF); nessuno credo ha mai pensato di basare interventi di policy su aneddoti e simpatiche storielle. gli aneddoti servono per essere raccontati agli amici e sorridere.

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