La produttività: un esempio.

28 agosto 2010 giulio zanella

Un estemporaneo appunto di viaggio, un insignificante episodio che però significa molto.

Ieri sera io e Alberto abbiamo presentato il libro alla Festa del PD ad Alessandria. Ad ascoltarci è venuto anche (appositamente, da Milano!) un coraggioso collaboratore di nFA. Sono ripartito con due pesanti scatoloni pieni di copie del libro. No, non era la differenza tra le vendite attese e le vendite effettive (abbiamo venduto tre copie, come ci aspettavamo).

Dovete sapere che da due mesi circolano per l'Italia questi scatoloni, che contengono le copie destinate ai sostenitori della Fondazione. Per metterci sopra almeno tre firme (la mia, quella di Alberto e quella di Michele) i pesanti pacchi hanno viaggiato da Napoli alle Dolomiti, poi a Venezia, poi ad Alessandria (dove hanno rischiato di arrivare in moto) e adesso me le sono riportate a Bologna.

Stamattina, tornando da Alessandria, sono sceso dal treno con questi due pesanti pacconi, al binario 6. Sapete com'è fatta la stazione di Bologna: devi prendere il sottopassaggio per arrivare all'uscita se non sei già sul primo binario. Quindi ho fatto la cosa normale: ho cercato l'ascensore sul binario per scendere giù, dove avrei trovato l'ascensore corrispondente per risalire su e non farmi venire l'ernia al disco. Trovato l'ascensore mi accosto e premo il pulsante: mi riprende una dipendente di Trenitalia: "No! Deve usare quello dietro, questo è per i disabili soltanto". Ah, ok, procedo tre metri sul binario, dove trovo l'ascensore per tutti. Premo il pulsante. Mi ri-riprende la dipendente: "No! Deve aspettare l'addetto, che ha visto e sta arrivando dal binario 8." Ok, aspetto (e penso che meno male non c'era un treno in sosta al binario 7 se no l'addetto non mi avrebbe visto!).

Mentre aspetto l'addetto chiedo alla dipendente: "Perché non posso usare l'ascensore da solo?" Non mi risponde e se ne va. La domanda era in buona fede, dev'esserci qualche motivo di sicurezza, avevo pensato. Dopo tre minuti si aprono finalmente le porte dell'ascensore, con l'addetto dentro. Saluto, salgo sopra, ringrazio. Mentre il lento ascensore scende chiedo all'addetto: "Perché non posso usare l'ascensore da solo?". "Non lo so", risponde. Provo a dare un input: "È per motivi di sicurezza?". "Non lo so", risponde. Ho capito, ma non glielo dico che non è mica colpa sua.

Che cosa ho capito? Questa è la morale. Non posso usarlo da solo quell'ascensore (come invece si può fare in altre stazioni e in tutti gli aeroporti) perché se no lui non ha niente da fare. Badate che non sto dicendo che questo è un lavoratore inutile che deve rimanere disoccupato. Sto dicendo che questa è una risorsa umana impiegata in modo pessimo.

Cosa c'entra questo con la produttività? C'entra perché ieri sera durante la presentazione del libro io e Alberto ci siamo resi conto che c'è una fondamentale confusione in Italia (o nella sinistra, per lo meno) su questo tema. Noi dicevamo "il problema è la produttivita' che non cresce da 15 anni, bisogna fa crescere la produttivita'", loro capivano "il problema è la produttività che non cresce da 15 anni, bisogna spremere i lavoratori." Abbiamo provato a spiegare che in un paese inefficiente come l'Italia la produttività si fa crescere migliorando l'organizzazione della produzione, la pubblica amministrazione (scuola, università, giustizia, servizi amministrativi, burocrazia), gli incentivi, la concorrenza, eccetera. Tutto quello che chiamiamo TFP (total factor productivity), insomma.

L'addetto all'ascensore può essere impiegato in maniera molto più produttiva e molto piu' gratificante per lui (che è una cosa molto importante), magari in un'altra occupazione, e gli ascensori possono essere operati dagli utenti più rapidamente e più convenientemente (ne scenderà di gente con pacchi pesanti dai treni a Bologna!). Mettete insieme centinaia di migliaia di casi come questi et voila': la produttività che in Italia non cresce.

E non ditemi che queste "altre occupazioni" non esistono e che questo è il male minore: il modello superfisso è bandito su nFA.

Conclusione: il libro arriverà.

43 commenti (espandi tutti)

e che dire di chi ti fa il pieno di benzina?

penso che la produttività di un paese sia proporzionale alla diffusione di self service

Qui in Amerika c'e' il self service per la benzina, ma poi nei supermercati c'e' l'addetto a imbustare la spesa e quello che riporta i carelli. Saranno piu' produttivi di quelli che fanno funzionare l'ascensore a Bologna?

Qui in Amerika c'e' il self service per la benzina, ma poi nei supermercati c'e' l'addetto a imbustare la spesa e quello che riporta i carelli.

Se vai a vedere quanto prendono quegli addetti, avrai una visione molto chiara delle difficolta economiche della fascia bassa della popolazione amerikana, quelli che non hanno skillz per fare un lavoro piu remunerativo. (Alcuni lo fanno come secondo lavoro o per avere 4 soldi in piu mentre studiano o cercano, ma gli altri che faranno ? Un grosso problema per l'amerika).

 

la produttività ( almeno Eurostat ) prescinde dalla remunerazione essendo definita come :

PIL/ore lavorate

pertanto se le ore di tali lavoratori sono conteggiate , realizzando un V.A. praticamente zero , abbattono la produttività.

 

Buona osservazione. I baggers, pero', snelliscono di parecchio le file e ti fanno risparmiare tempo. A me l'addetto all'ascensore, invece, ha fatto perdere tempo: prima ho dovuto aspettarlo, poi mi ha dovuto accompagnare a prendere l'altro ascensore cinque binari piu' avanti, a passo di lumaca. Quando siamo arrivati su c'erano, sorpresa, due vecchiette con tre valigioni che aspettavano da chissa' quanto.

Produttività del supermercato:

 

Ci puoi giurare: nei supermercati sono molto più efficienti che non da noi. La mia non è una provocazione gratuita. Il criterio asssoluto è il tempo passato per servire ogni cliente. Ci scommetti che da noi i gestori se ne infischiano totalmente del tempo passato dalla gente ad aspettare in coda?

Poi, altro motivo inconfutabile: la stazione è gestita con i schei del contribuente, mentre il supermercato deve fare profitti...

Ci puoi giurare: nei supermercati sono molto più efficienti che non da noi.

In alcuni supermercati della mia zona si sta sperimentando da più di un anno qualcosa che secondo me è molto efficiente.

Il tempo risparmiato è molto, si arriva alle casse con la spesa nel carrello già imbustata e si deve solamente pagare, per cui le file sono veramente brevi ( e gli imbustatori inutili...).

 

La cosa immagino funzioni perchè la clientela "associata" in queste zone avrà bassa attitudine al furto. Il che mi dà da pensare al rapporto fra propensione al crimine ed efficienza generale, detto in poche parole l' immoralità costa, ed anche trovato un sistema di incentivi che riesce a renderla sconveniente lo stesso resterà sempre un peso.

Hai certamente ragione Floris, però porta pazienza. La storia dell'aiutante imbustatore alla cassa nel supermercato negli USA è roba di ... 30 anni fa.

La sperimentazione di cui parli nel tuo quartiere arriva necessariamente da conoscenze esterne (ed estere).

Non limitiamoci alle eccezzioni: prendiamo i casi abituali. L'attesa alla cassa, che devi anche aggiungere a quella del bancone dei prodotti freschi, ti fa capire quanto poco sia valutato il fattore tempo da parte dei gestori, quando invece, più tempo passa nel tuo negozio il cliente, più ti costa!

Ma non vorrei rovinarvi la festa ...

Tranquillo, non rovini nessuna festa, la mia voleva essere la testimonianza di un' eccezione...

Per quanto possa contare, la pratica visto che dura da più di un anno penso che sia ormai definitiva, e non coinvolge il mio quartiere ma supermercati e ipermercati sparsi in  mezza Toscana (per quanto ne so io, ma magari anche in altre regioni) e non solo di quella catena.

Detto questo, parli di derivazione estera, quindi una curiosità da parte di chi il mondo lo ha visto poco: è così anche in altri paesi? Se si, da quanto tempo?

L'attesa alla cassa, che devi anche aggiungere a quella del bancone dei prodotti freschi, ti fa capire quanto poco sia valutato il fattore tempo da parte dei gestori

Mah... e se fossero i clienti a non rendersi conto di quanto vale il loro tempo?

...I direttori dei supermercati devono affrontare la concorrenza, non credo abbiano bisogno di me o te per sapere come si ottiene il migliore risultato :-)

Allora devo proprio insistere sul concetto: io, quando sono costretto a perdere tempo inutilmente in coda sono il primo a cercare un sistema per non farmi più incastrare in quella maniera e quindi, non credere, a parte l'inevitabile percentuale di fancazz...sti, gli altri, stragrande maggioranza, si dispera di dover perdere tutto sto tempo...

 

Per quanto riguarda la capacità manageriale dei direttori dei supermercati, hai ragione, lasciamo perdere. Non sanno che pesce pigliare!

 

NB: perchè ho lasciato perdere le altre questioni di rotazioni delle scorte, della gestione della frutta/verdura ecc....

 

 

 

Sottoscrivo il discorso in pieno ma faccio anche due osservazioni.

La prima è (falsamente) ottimista: probabilmente l'ascensore non può essere usato senza l'operatore perché altrimenti sarebbe in balia di potenziali vandali.  La situazione vista così risulta meno kafkiana, ma non cambia di una virgola il discorso: la produttività di un operatore che deve manovrare un ascensore per fare un paio di piani al massimo è veramente molto bassa.  Il problema a questo punto è che non basta un po' di buona volontà gestionale per risolvere questa inefficienza (riallocare la risorsa dove può essere più produttiva), ma ci vogliono un po' più di neuroni per capire che la soluzione al problema non è quella ottimale e per trovarne una migliore.

La seconda è che una parte di mondo italiano non capisce, come pare evidente, il concetto di "produttività".  Ho l'impressione, fra l'altro, che questo equivoco non sia appannaggio di una ben determinata parte sociale, ma che sia condiviso.  L'equivoco in questione è quello di cui parli: produttività = più produzione.  Non passa assolutamente (e qui sarò pure cattivo ma credo che le ragioni siano un quasi analfabetismo diffuso) il concetto che la produttività abbia più a che fare con il valore aggiunto generato dal lavoro che non con il numero di pezzi usciti dalla fabbrica.

Questa potrebbe essere una lotta sindacale per il futuro: non lavorare meno per lavorare tutti (toh, il modello superfisso!) ma lavorare meno/meglio per produrre di più, per generare più ricchezza.  Non chiedere i dieci minuti per andare al bagno, ma chiedere che i lavoratori vengano messi in grado di fare lavori a più alto valore aggiunto possibile.  Questo dovrebbe essere il diritto fondamentale da garantire ai lavoratori; non che gli altri siano poco importanti (sempre che si parli di diritti e non di rendite acquisite), ma verranno di conseguenza, oppure spariranno di conseguenza (come stiamo purtroppo vedendo) se quel diritto fondamentale alla produttività non è tutelato.

per quanto riguarda la prima osservazione la situazione è quella kafkiana: so per conoscenza diretta di un ascensore in una stazione della costa toscana che è stato fermo per anni in quanto tale tipo di ascensore è considerato "mezzo pubblico" e le ferrovie e l'amministrazione comunale non riuscivano a mettersi d'accordo su chi si dovesse accollare la responsabilità in caso di incidenti se non fosse stato operato da apposito personale (l'ascensore serve per accedere sia ai binari che ad un parcheggio di proprietà del comune).

quanto all'ipotesi vandalismo, in italia del vandalismo non frega a nessuno, se quello fosse stato il problema l'ascensore sarebbe stato lasciato al suo destino e una volta fuori servizio mai più riparato; tanto per utiizzare lo stesso esempio, negli anni in cui l'ascensore è stato fermo a causa della bega burocratica, detto ascensore è stato vandalizzato e reso inutilizzabile, tanto che quando i due enti si sono messi d'accordo sulla responsabilità civile, hanno cominciato lo scaricabarile su chi dovesse pagare le spese di riparazione, lasciando gli utenti sulle scale per ulteriore tempo.

tanto per parlare di produttività...

 

p.s. l'ascensore in questione si trova nella stazione di san vincenzo, in provincia di livorno

Una cosa piuttosto banale, ma che interessa milioni di persone, sono le prese della corrente. Ci sono altri paesi "avanzati" dove si trovano spine da 10 A, 16A, Schuko, ecc? Ogni volta e' una perdita di tempo incredibile, e bisogna comprare gli adattatori. Perche' non ci puo' essere una presa unica come in UK, USA, ecc?

Temo non ci sia da meravigliarsi. l'antimercatismo di tremonti, neppure troppo nascostamente è condiviso ed apprezzato dai ruderi obsoleti del PD che esercitano il ruolo di cattivi maestri verso il loro popolo come fa tremonti con il suo

L'esempio è illuminante. Ma oltre che ai un po' duri d'orcchio esponenti della sinistra, andrebbe spiegato anche ai non pochi imprenditori e manager che pensano che la produttività del lavoro aumenti solo aumentando le ore lavorate. O, come ha già detto Marco M., aumentano il numero di pezzi che escono dalla fabbrica. Un po' come il fatto che la concorrenza internazionale si regge solo riducendo i salari inseguendo la Cina e non facendo più innovazione e investimenti in tecnologia e riorganizzazione del lavoro, prendendo esempio dalla Germania, per capirci.

Un caro saluto

C.

 

Un po' come il fatto che la concorrenza internazionale si regge solo riducendo i salari inseguendo la Cina e non facendo più innovazione e investimenti in tecnologia e riorganizzazione del lavoro, prendendo esempio dalla Germania

riducendo i salari e facendo a meno di quei lussi tipo la sicurezza sul lavoro, Voltremont dixit

C'è da dire una cosa, chiunque conosca il DLgs 626 sa bene che è stato un passo avanti rispetto al precedente D.P.R. 547.

Non solo dal punto di vista della prevenzione degli infortuni i sè, ma per il fatto che ha introdotto elementi di responsabilità personale di TUTTI, lavoratori compresi ( art 5 ).

Se poi Tremonti considera un inutile lusso il D.Lgs.626 potrebbe anche rivolgere le sue lamentele a chi quel decreto ha emanato e firmato ovvero il sig. Silvio Berlusconi......

No, la 626 non era male e responsabilizzava effettivamente un po' tutti gli attori. Aveva bisogno, però, di sfrondare una certa farraginosità burocratica, di semplificare documentazione ed adempimenti, di puntare ancor piú sull'aspetto formativo a largo raggio.

Invece, il blitz di tipo vetero-sindacal-rifondarolo, messo in atto in extremis dal governucolo Prodi II, è andato nella direzione di complicare ancora, e di puntare sulle punizioni esemplari - in alcuni casi tragicamente non correlate con le reali colpe - in ossequio all'obiettivo di punire il padrone grasso e cattivo.

In effetti ho potuto confrontare varie situazioni e sono convinto che la riduzione del rischio REALE di infortuni passi molto di più dalla responsabilizzazione e dalla certezza del diritto che dal voluminosi documenti di valutazione e commissioni di RLS.

Anche perchè, per esempio,nessuno potrà mai convincermi che nel caso di un impianto sottoposto alla legge 334 ( direttiva Seveso ) i comitati tecnici regionali leggano effettivamente le centinaia di migliaia di pagine di relazioni tecniche che si debbono consegnare.

 

Senza dubbio analfabetismo. Da dove arriva questo analfabetismo?

Poi io credo che molti posti siano proprio rendite di posizione. Infatti li trovi solo su a) grandi fabbriche fortemente sindacalizzate; b) impiego pubblico o ex pubblico.

Da dove arriva questo analfabetismo?

L'analfabetismo delle masse italiane deriva dalla religione cattolica, dalla Controriforma, dalla presenza di elites di scadente qualita'.  Forse anche dalla congestione umana nel territorio italiano (storicamente molto piu' densamente popolato in rapporto alla terra arabile rispetto al resto d'Europa fin dai tempi dell'impero romano) che ha condotto ad una bassa considerazione del valore del singolo elemento umano appartenente alle masse.

Non è una spiegazione troppo generica?

Stiamo parlando di analfabetismo in materia economica, se non m'inganno. Allora, piuttosto che imputare la cosa al Cattolicesimo e alla Controriforma - dimenticando il contributo della scolastica spagnola del secolo XVII al pensiero economico - o alla sovrappopolazione, non sarebbe il caso di indagare sulla scarsa presenza delle materie economiche e sociali nella scuola superiore (fatta eccezione, ovviamente, per gli istituti tecnici commerciali)?

Quanto alla mediocrità delle élites, argomento ricorrente in codesto blog, avrei delle riserve: non sarebbe il caso di distinguere? non c'è dubbio che l'insegnamento di Croce, che sostanzialmente disprezzava l'economia, ha pesato a lungo; ma il crocianesimo è morto da un pezzo, anche se lo ha sostituito un marxismo idealistico che non ha fatto meglio ma, credo, è pure esso finito nella pattumiera della storia.

Com'è avvenuto che le élites intellettuali hanno scelto altri "cattivi maestri", a partire da Nietzsche, Heidegger, Schmitt, Adorno, Foucault, Said, ecc. (con tutto il rispetto che ciascuno di essi merita) per prospettare "narrazioni" - magari alternative - del mondo piuttosto che studiarlo in maniera pragmatica?

Da dove viene una tendenza esasperata a porsi come censori del mondo reale, aedi di un suo superamento, quale che sia il modello intellettuale accolto, pur che permetta di disprezzare il mostro capitalista?

Ovvio che se il capitalismo è il male, non interessa la produttività, ma si deve operare per il suo superamento ...

 

 

 

Non è una spiegazione troppo generica?

Non faccio il difensore di Alberto Lusiani che peraltro non ne ha bisogno alcuno ma i commenti sono di necessità sintetici. Credo che insieme ad una serie di fattori che affondano le radici nel tempo e nella storia, l'ignoranza economica continua anche se dall'inizio dela crisi l'informazione ne parla quotidianamente. Non so le TV che non seguo. Difficilmente ho trovato articoli esaustivi o che si preocupassero di spiegare il significato dei termini che usavano. L'episodio che Giulio ha raccontato nel post, mi pare risponda alla mia ipotesi. Come elemento ulteriore, credo pesi anche una sorta di pigrizia verso la conscenza. Dopotutto, googlando produttività vengono fuori risultati tali da chiarirne i signiicati.

Non è una spiegazione troppo generica?

Stiamo parlando di analfabetismo in materia economica, se non m'inganno. Allora, piuttosto che imputare la cosa al Cattolicesimo e alla Controriforma - dimenticando il contributo della scolastica spagnola del secolo XVII al pensiero economico - o alla sovrappopolazione, non sarebbe il caso di indagare sulla scarsa presenza delle materie economiche e sociali nella scuola superiore (fatta eccezione, ovviamente, per gli istituti tecnici commerciali)?

Si' ci vuole una spiegazione piu' specifica per l'analfabetismo economico.  Il mio commento era generico perche' ho risposto solo al testo del commento precedente senza approfondirne le premesse.

Ritengo che in Italia ci sia un grave analfabetismo economico perche' per tradizione storica hanno preminenza gli azzeccagarbugli e i chierici rispetto agli imprenditori. Questa peraltro e' una condizione abbastanza comune nel mondo, che le elites italiane peggiorano ulteriormente con loro specifici  elementi di nepotismo, scarsa onesta' e senso civico, scarsa competenza scientifica e pratica.  La scarsa competenza scientifica e pratica secondo me e' collegata con la preminenza storica della religione cattolica.

Nei Paesi anglosassoni c'e' maggiore competenza economica perche le classi dirigenti, piu' o meno dai tempi del Navigation Act, tendono ad essere dominate dagli imprenditori.  In altri Paesi come Francia, Spagna e Germania mi sembra che gli imprenditori siano subordinati e minoritari come in Italia, ma le competenze economiche sono superiori a quelle italiane per la migliore qualita' delle classi dirigenti e per la migliore istruzione della popolazione, particolarmente in Francia e Germania.

Infine l'importanza a livello di massa di cattolicesimo e comunismo in Italia tende ad anteporrre l'importanza delle norme religiose ed ideologiche rispetto all'interesse materiale e ai ragionamenti economici.

Mi rendo conto che tutte queste tesi rimangono non compiutamente dimostrate, bisognerebbe scriverci un libro, fare dei confronti quantitativi, purtroppo il tempo libero a mia disposizione e' limitato, prendile come mie opinioni personali.

Scusate ma qui si parla di analfabetismo manageriale, non culturale.

E poi come al solito si ragiona per luoghi comuni, tipo colpa della chiesa cattolica. Prima di sparare luoghi comuni sarebbe meglio informarsi su chi ha fondato la maggior parte delle università italiane, così come chi ha finanziato la maggior parte delle opere d'arte che abbiamo, e che rappresentano 2/3 del patrimonio culturale dell'umanità e che hanno a che fare con la cultura e non con l'ignoranza.

Il problema, a mio modesto parere, è molto più recente. Se pensate che fino ai primi decenni del '900 l'Italia era uno dei pionieri sia nel settore dell'auto che nell'aeronautica (ma ci sono altri settori), vuol dire che si faceva innovazione, e questo ha poco a che fare con l'ignoranza. Negli ultimi 30 anni non so cosa sia successo per cui questa ignoranza manageriale si è diffusa fino a radicarsi in modo quasi totale.

Sottoscrivo!

Credo che Alberto si riferisce alle cause delle ragioni dell'arretratezza italiana chiamiamole storiche o di partenza (comunque discutibili, chè controriforma e cattolicesimo ci sono stati anche in Francia Austria e Baviera) ma in questo caso stiamo parlando, per restare in metafora, dell' "analfabetismo di ritorno" insomma della decadenza italica.

Uno sviluppo italiano con alcune eccellenze c'era stato innegabilmente negli anni dal dopoguerra fino a poco dopo il boom economico (quindi non 30 ma quasi 50 anni fa). Il mondo girava in Vespa, l'Eni era protagonista internazionale, la cinematografia italiana esportava in tutto il mondo. Ora alcuni settori industriali sono praticamente scomparsi !

Ovviamente l'Italia aveva problemi anche ai tempi ma, paragonandoci alla situazione attuale in cui le riviste internazionali parlano di Italia solo per quanto riguarda la cucina, la mafia e le amanti di Berlusconi quello che dice Miguel salta subito all'occhio con l'aggravante che le cause della decadenza non sono oggetto di dibattito in Italia (tranne che su nfa, Phastidio e per qualche intellettuale isolato) e, sembrerebbe, che pochi se ne rendano realmente conto continuando a parlare di eccellenze italiane che il mondo ci invidia e di PIL che non considerano come si vive bene da noi.

Prima di sparare luoghi comuni sarebbe meglio informarsi su chi ha fondato la maggior parte delle università italiane, così come chi ha finanziato la maggior parte delle opere d'arte che abbiamo, e che rappresentano 2/3 del patrimonio culturale dell'umanità e che hanno a che fare con la cultura e non con l'ignoranza.

Finchè si rimane in campo artistico-umanistico (ed in economia medioevale...) si può riconoscere meriti alla chiesa cattolica. Però stiamo parlando dell' istituzione che obbligava i fedeli a farsi leggere il vangelo dai preti per evitare che il popolo si rendesse minimamente indipendente, e che ha riabilitato Galileo, ossia ha fatto pace col concetto di metodo scientifico, nel 1992, con l' uomo sulla luna da 23 anni. E infatti il problema culturale in Italia, delle élites come del popolo, è sopratutto nel campo e nell' approccio scientifico, cui appartengono i concetti economici così sconosciuti anche ai dirigenti.

Per quanto riguarda gli ultimi 50 anni, secondo me, ha influito anche la guerra fredda, che ha impedito di fatto una reale concorrenza in campo politico che avrebbe costretto i vari partiti (quindi anche le élites) a rimodernarsi per competere, e che ha invece contribuito al formarsi di potentati e sistemi clientelari con annessa mancanza di meritocrazia e quindi scarsa domanda di (o scarso incentivo alla) competenza.

E poi come al solito si ragiona per luoghi comuni, tipo colpa della chiesa cattolica. Prima di sparare luoghi comuni sarebbe meglio informarsi su chi ha fondato la maggior parte delle università italiane, così come chi ha finanziato la maggior parte delle opere d'arte che abbiamo, e che rappresentano 2/3 del patrimonio culturale dell'umanità e che hanno a che fare con la cultura e non con l'ignoranza.

La Chiesa ha anche dei meriti, ma e' un dato quantitativo e oggettivo che le masse italiane sono state storicamente piu' analfabete rispetto agli Stati europei in cui si e' affermata la Riforma. Tullio De Mauro parla di un ritardo di 4-500 anni di alfabetizzazione rispetto all'Olanda, per esempio.  Non vedo cosa c'entri poi la produzione di opere d'arte al fine di promuovere una migliore alfabetizzazione economica.

Il problema, a mio modesto parere, è molto più recente. Se pensate che fino ai primi decenni del '900 l'Italia era uno dei pionieri sia nel settore dell'auto che nell'aeronautica (ma ci sono altri settori), vuol dire che si faceva innovazione, e questo ha poco a che fare con l'ignoranza. Negli ultimi 30 anni non so cosa sia successo per cui questa ignoranza manageriale si è diffusa fino a radicarsi in modo quasi totale.

In Italia ci sono state spesso eccellenze isolate ma in media e su grande scala c'e' direi dal 1500 circa un notevole ritardo rispetto all'Europa oltre le Alpi.  Se conti gli aerei militari prodotti dalla Francia, dalla Germania, dall'Inghilterra e dall'Italia per la 2a guerra mondiale puo' constatare che dal punto di vista quantitativo l'Italia del primi decenni del 1900 era una Potenza del tutto marginale ed arretrata in confronto alle altre menzionate. Il fallimento dell'Italia risale secondo me piu' o meno dal 1500, c'e' stato un certo recupero nel 2o dopoguerra fino al ~1968, poi c'e' stato complessivamente regresso relativamente ai Paesi avanzati.

Non mi sembra peraltro che 30 anni fa ci fosse maggiore  competenza manageriale, 30 anni fa piuttosto esistevano direi alcune grandi imprese pesantemente sussidiate dallo Stato che vendevano beni di dubbia qualita' a bassi prezzi in assenza di effettiva libera e onesta concorrenza a livello europeo. Man mano che si e' affermato il libero mercato in Europa, imponendo un limite agli aiuti di Stato, praticamente tutte le grandi imprese italiane hanno avuto seri problemi.

Sono sorpreso che uno scienziato se ne esca con sparate simili senza neanche provare a spiegare. Fa molto caldo in Italia?

In tema di ferrovie segnalo un interessante articolo su il fatto http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/27/fs-a-chi-serve-la-concorrenza...

Qui uno studio interessante sul declino della PTF in Italia nel periodo 1997-2005.

La cosa interessante è che comunque la si giri e la si volti il settore manifatturiero perde produttività, quindi è proprio un problema di sistema.

Sull'omino dell'ascensore: ne trovai uno anche io, addetto solo all'ascensore. Dove ? Sul traghetto Tirrenia della linea Napoli-Capri. Faceva solo quello, e in navigazione l'uso dell'ascensore era pure proibito...

Ho letto il paper. Conferma quanto già noto, peraltro, a chi opera nel mondo manifatturiero avendo cura di guardare anche a ciò che avviene al di fuori dei propri cancelli, che è cosa non scontata ....

Le conclusioni sono, infatti, perfettamente in linea con quanto si deduce osservando la realtà da simili osservatori: occorre intervenire sui fattori interni alle imprese di tipo tecnologico/organizzativo e su fattori esterni di tipo infrastrutturale, intendendo il termine in un'accezione che non si limiti al dato materiale.

Per quanto riguarda il primo punto, il compito è tipicamente da assegnarsi alle imprese stesse, che debbono - però - essere adeguatamente supportate da un'azione pubblica lungimirante e non tesa solo a rattoppare l'esistente "a pioggia". L'altro ambito rimane esclusivamente assegnato a capacità di governo che paiono alquanto latitare, e non da oggi, anche in considerazione del fatto che - come descrive il paper, e prima di questo analoghi studi, ad esempio confindustriali - la parte migliore del nostro sistema manifatturiero ha acquisito quote di mercato compiendo passi importanti nella direzione giusta, pur tra le mille difficoltà che il cosiddetto "sistema Paese" ha frapposto.

Certo che se, a lungo (?) andare, la politica non capisce questa banalità e non opera di conseguenza, il destino è uno solo: siamo fottuti ......

Io difatti non ho commentato il paper, anche se è il primo settoriale che vedo (non significa che ce ne siano altri) quello che mi ha lasciato molto perplesso è il fatto che il settore chimico arretra, mentre in Germania, a quel che vedo, è quello trainante.

Ci sto pensando su e poi mi esprimo più compiutamente.

Segnalazione molto interessante. Se avete altro materiale del genere per me è sempre graditissimo.

Dovete sapere che da due mesi circolano per l'Italia questi scatoloni [...] i pesanti pacchi hanno viaggiato da Napoli alle Dolomiti, poi a Venezia, poi ad Alessandria (dove hanno rischiato di arrivare in moto) e adesso me le sono riportate a Bologna.

...non male per i paladini della produttività a tutti i costi! ;-P

dici bene: a tutti i costi.  noi li trattiamo bene i donors (non come voi altri a graz) :-D

BTW, io di copie ne ho acquistate 4 e prima ancora di contribuire. La firma a questo punto la prenoto la prossima volta che farete scalo a Roma, fate sapere quando :D

Visto che si parla di persone messe a scavare e riempire le buche, direi che questo esempio si riferisce più al concetto “intuitivo di buon senso” di produttività che a quello quantitativo.

Difatti, se il nostro addetto all’ascensore fosse pagato 300.000 euro al mese il suo contributo al PIL (e quindi la sua produttività) sarebbe altissima.

Viceversa, un cardiochirurgo che effettuasse due operazioni al giorno a titolo gratuito sarebbe sommamente improduttivo.

Be', no, non c'entra la remunerazione, non a livello disaggregato almeno: per produttivita' si intende valore aggiunto per ora lavorata. Se uno non produce nulla e lo paghi mille euro all'ora, comunque ha una produttivita' pari a zero.

C'entra pero' nell'aggregato, perche' il reddito da lavoro e' un pezzo del prodotto. Per cui se la produttivita' non cresce non crescono neanche i salari. Che guardacaso e' quello che sta succedendo in Italia.

non sono sicuro ma mi pare che se qualcuno ( A ) dà una cifra ad un altro ( B ) senza una contropartita ( esempio un lavoro di para VA ) questo non comporta un aumento del PIL.

Infatti B userà la cifra per consumi o investimenti come avrebbe fatto ( e non può più fare ) A

Pertanto è invariante.

Diverso se A avesse acquisito un VA pari alla somma.

Nel caso specifico :

L'addetto agli ascensori realizzerà consumi e risparmi pari allo stipendio

La capacità di spesa o di utile o di investimento di Trenitalia diminuirà nella stessa misura.

In questo caso , poi , il VA è nullo se non addirittura negativo perché l'attività dell'"ascensorista"  fa perdere tempo agli utenti dell'ascensore.

 

 

 

Mi pare di capire che il PIL si possa calcolare secondo 3 diversi approcci.

Adottando l’ “Income Approach” bisogna fare la somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese più altri addendi non pertinenti all’esempio in questione.

In questa chiave mi pare di poter dire che:

1)     se una azienda X paga un dipendente la retribuzione Y, questa retribuzione contribuisce al PIL indipendentemente dall’effettiva utilità del lavoro di quel dipendente;

2)     d’altro canto, i profitti dell’azienda X contribuiscono al PIL, e poiché ai profitti va detratta la retribuzione di Y, ecco che le due cose si elidono;

3)     se il lavoro di Y è stato anche solo minimamente utile, il profitto dell’azienda X  risulterà superiore a quello che avrebbe conseguito pagando Y per non lavorare (ma non necessariamente a quello che avrebbe conseguito licenziando Y).

l'ignoranza economica tocca purtroppo anche le "elites"

Un esempio :

anni fa , ai tempi del disfacimento dell'Olivetti , in un talk show se ne parlava

Tronchetti Provera , che vi partecipava , osservò che non era carino affrontare il problema in assenza del "padrone" ( alludeva a CDB )

Fu interrotto dal rappresentante di un Fondo che lo contraddisse affermando che il Fondo deteneva la maggioranza relativa delle azioni Olivetti.

Tronchetti non capì la figuraccia e continuò a considerare solo CDB il padrone.

oggi a bologna e' stato inaugurato un sistema di ascensori nuovo di zecca, e senza addetto :-D

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