Della proposta politica di nFA

6 dicembre 2010 sandro brusco

Un lettore ci chiede gentilmente qual è la nostra proposta politica. Colgo l'occasione per rispondere e per chiarire alcune cose.

Il lettore Lilo, in calce a uno dei vari post su Vendola che ultimamente sono comparsi nel sito, pone la seguente domanda.

Vorrei chiedervi, e scusate se non ho già individuato l'eventuale sezione già presente sul sito (ho pochissimo tempo libero e vi leggo parecchio volentieri ma saltuariamente), quale sia la vostra proposta politica?

Dite: vendola no, bersani no, tremonti no, berlusca no...ecc.

Qual è la vostra idea di politica economica (e sociale) vincente, quella che dovrebbe adottare il politico italiano che votereste ?

Grazie, Emilio

Si tratta di una domanda che, sospetto, si pongono anche altri lettori, e che risorge con maggiore virulenza in tempi elettorali o giù di lì. Può quindi essere utile provare a fornire una risposta. La risposta, si noti, è a mio nome, non a nome dei redattori. Un po' è per la pigrizia di non stare a limare le frasi con il resto del ''collettivo''. E un po' anche per rimarcare che nFA non ha una ''linea'', ma è un luogo di discussione in cui il più delle volte ci esprimiamo individualmente. Allora, per punti.

1. Non siamo political consultants. Non son sicuro che in italiano esista una traduzione di questo termine (consulente politico non mi suona, ma magari esiste). In breve, un political consultant è uno che scruta gli umori della pubblica opinione, è esperto nell'arte di impacchettare messaggi politici in modo che risultino attraenti, o meno ripugnanti, all'elettorato e fornisce i propri servizi al politico per aiutarlo a vincere le elezioni e catturare consenso. Nel processo, il political consultant spiega anche quali siano le politiche da evitare o da adottare al fine di ottenere consenso. Quando ci si chiede qual è la ''idea di politica economica (e sociale) vincente [enfasi mia], quella che dovrebbe adottare il politico italiano che votereste'' ci si chiede in sostanza questo, ossia di mettere assieme una proposta complessiva che sia al tempo stesso a noi gradita e in grado di catturare il consenso dell'elettorato.

Io questo lavoro non sono proprio capace di farlo. Non ne ho gli strumenti analitici, non sapendo e capendo nulla di comunicazione, né ho voglia di acquisirli, ammesso e non concesso di averne la capacità. Il mio lavoro è diverso, faccio l'economista e il meglio che posso fare è valutare l'effetto di certe politiche economiche. Su certi temi credo di sapere abbastanza da poter formulare proposte, e quando posso lo faccio. Se queste proposte piacciono a qualcuno bene, altrimenti pazienza. L'elaborazione di una linea complessiva di politica economica e sociale, come dicono da queste parti, is above my pay grade.

2. Non siamo un partito, non abbiamo partito, e va bene così. Nella politica italiana è abituale dividere più o meno tutto quanto per fazioni, e a questa regola non si sottraggono i think tanks, o centri studi, o blogs di analisi politico-economica o come altro si voglia chiamarli. Ci sono ragioni storiche per cui è così, che adesso sarebbe troppo lungo analizzare. Il punto è che non deve essere così. E' perfettamente possibile e legittimo fare proposte di politica economica chiedendosi unicamente qual è l'impatto economico e sociale, senza chiedersi a chi giova dal punto di vista politico. Le valutazioni politiche le faranno altri, a cominciare dai politici stessi. In Italia è da poco tempo che si sono creati centri (più o meno) indipendenti di analisi. Noi speriamo che la cosa si propaghi ancora di più nel futuro. Nel frattempo, facciamo la nostra parte con gusto.

La scelta ha un costo. Dato che è ancora diffusa l'idea che le forze politiche dovrebbero ascoltare ed elaborare solo le proposte degli intellettuali ''di area'' (quando ero giovane si diceva ''organici'') rifiutarsi di appartenere a un'area implica immediatamente venir presi meno sul serio ed essere ascoltati meno. A nostro avviso i benefici superano i costi. Inoltre, per quel che mi riguarda e come già ribadito, è l'unica cosa che so fare.

3. I redattori di nFA non sono omogenei. Non completamente almeno. Tendiamo a essere d'accordo quando parliamo di politica economica (''tendiamo'', non sempre). Su altre questioni magari la pensiamo in modo diverso, oppure alcuni non hanno opinioni e altri sì. Per dire il grado di eterogeneità, tra i redattori c'è addirittura una piccola minoranza di fede non nerazzurra (ma niente milanisti o juventini, anche all'eterogenità c'è un limite).

Quando si sceglie per chi votare o quale politico appoggiare si fa la somma di tutto e si cerca di trovare il meno peggio, ma le conclusioni a cui si giunge possono essere differenti. Direi che Marcello ha ragione a dire che al momento il consenso unanime è che Berlusconi deve essere mandato a casa il prima possibile e, si spera, definitivamente. Al di là di questo, non saprei. Per quel che mi riguarda io sto aspettando di vedere come si sviluppa la situazione e al momento non so bene cosa farò in caso di elezioni, eccetto che piuttosto che votare Berlusconi o Bossi mi taglio le mani.

4. Le proposte le facciamo. Siamo, alla fine della fiera, un gruppo di persone che ha un altro lavoro e scrive su questo blog nel tempo libero. Non riusciamo quindi a commentare e fare proposte su tutto quello che vorremmo. Fare proposte in modo ragionato, evitando di sparacchiare slogan ideologici e numeri a caso, richiede tempo e risorse che al momento non abbiamo. La situazione migliorerà un poco con la costituenda fondazione ma è chiaro che per un lungo periodo non riusciremo a intervenire su tutti i temi che ci interessano in modo tempestivo e organico.

Detto questo, proposte individuali o di gruppo le abbiamo fatte e continueremo a farle. Per quel che mi riguarda, per esempio, ho fatto dettagliate proposte riguardo la riforma federalista e la riforma  elettorale. Altri colleghi hanno scritto su altri aspetti. Abbiamo anche fatto proposte, individuali o collettive, su altri aspetti puntuali, come ad esempio Alitalia e Rai (magari gli altri redattori possono fare altre segnalazioni nei commenti, io sto diventando senile e comincio ad avere vuoti di memoria). Chi voglia perdere un po' di tempo a guardarle, quelle proposte, si accorgerà che non sono facilmente classificabili come ''di destra'' o ''di sinistra''. La cosa non è sorprendente. Sono semplicemente proposte elaborate in modo indipendente, usando nel modo migliore (condizionale ai nostri limiti individuali) la teoria economica e i dati a nostra disposizione.

Il fatto che non siano immediatamente incasellabili non significa però che le proposte non siano organiche, coerenti e ben ragionate. A nostro avviso lo sono. Il fatto che nessun partito le faccia proprie (anche se qualcosina ogni tanto percola) ci spiace ma non ci induce certo a cambiare la nostra modalità operativa.

5. Conclusione. Non chiedeteci quello che non siamo in grado di fornire. Non possiamo essere capi partito, non possiamo essere intellettuali d'area, non possiamo commentare su tutte le cose rilevanti che accadono quotidianamente nell'economia e nella politica nazionale. Possiamo costruire e mantenere un luogo di discussione diverso e migliore dei tanti urlatoi nazionali. Possiamo elaborare proposte puntuali quando troviamo il tempo e le risorse. Forse è poco, ma forse no.

89 commenti (espandi tutti)

Possiamo elaborare proposte puntuali quando troviamo il tempo e le risorse. Forse è poco, ma forse no.

No, e' sicuramente tanto, per il semplice motivo che in Italia il "dibattito" politico non esiste, e qualsiasi tensione anticonformista 
- come la vostra - e' una pepita d'oro. Sul fatto che si possa essere presi meno sul serio, beh, meglio essere nel giusto che parte
della solita cricca perfettamente stereotipabile.
E magari chissa', tra qualche articolo sul Fatto Quotidiano qualcuno comincera' a intendere cosa significa la parola "indipendente"?
Smetto qui con le perfette ovvieta', ma in questo frangente mi sembrava doveroso dire la mia.

Sandro, il riassunto del tuo post mi pare sia

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato [...]

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti [...]

Codesto solo oggi possiamo dirti

Ciò che non siamo ciò che non vogliamo

 

 

Sì e no. Sì se la questione è in termini di ''quale schieramento politico tra quelli attuali ha la proposta migliore''. Qui veramente possiamo solo dire che vediamo da tutte le parti proposte gravemente insufficienti, per cui al massimo possiamo solo dire ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. Se invece la domanda è ''quali provvedimenti concreti vorreste attuare'' allora la risposta è no. Nel senso che in quel campo possiamo dire chiaramente cosa siamo e cosa vogliamo.

Dovendo per forza riassumere la nostra posizione con le parole di un sommo poeta, io sceglierei un verso tratto da un poema che dà il titolo a una delle nostre rubriche:

vendere o no non passa tra i miei rischi

non comprate i miei dischi

e sputatemi addosso

Quanto a essere sputazzati, anche i Radicali sono degli specialisti. Sono gravemente insufficienti anche le loro proposte economiche?

Sono assolutamente d'accordo con Aldo, vorrei aggiungere solo un suggerimento.

Per quel che mi riguarda, per esempio, ho fatto dettagliate proposte riguardo la riforma federalista e la riforma  elettorale. Altri colleghi hanno scritto su altri aspetti. Abbiamo anche fatto proposte, individuali o collettive, su altri aspetti puntuali, come ad esempio Alitalia e Rai 

Visto che mi sembra anche dai commenti più recenti che "riemergano" spesso vecchi post che alla fine mi sembrano molto indicativi e forse "di riferimento", perché non mettere sulla home page una sezione degli "evergreen", che possa fornire anche ai newcomers un idea dei temi trattati (che personalmente solo da poco mi sono accorto essere davvero tanti e trattati con argomentazioni interessanti)?

Penso aumenterebbe non di poco la leggibilità complessiva del vostro lavoro (che rispetto molto) e forse aiuterebbe non poco i nuovi lettori.

 

Concordo.

Avevo suggerito a suo tempo a Michele di istituire una sezione best of nFA (magari depurata dei commenti): oramai il sito è cresciuto e i nuovi lettori rischiano di perdere la memoria storica.

Quanto al post, è una sintesi perfetta delle ragioni per le quali mi piace nFA

concordo in pieno. è vero, secondo me, che un certo tasso di ripetitività nelle discussioni aiuta tutti, però la misura è colma: quasi sempre ripesco i miei concetti in post di tre anni fa, scritti molto meglio da autori che non conosco. :-)

Sergio mi sembra un'ottima proposta questa di dedicare una sezione del sito ai tutti i più significativi post "propositivi" di nFA, dove ad esempio fare confluire i due articoli (questo e questo) linkati da Marcello nella risposta a Lilo.

Una sezione "pars construens", senza ovviamente dimenticare tutti i distinguo e i caveat ben indicati da Sandro nel suo articolo (che potrebbe ben costituire l'intro della sezione)

A dire la verità questo (una risposta articolata "ufficiale", la riapertura della discussione, questa stessa proposta) era proprio ciò che avevo sperato che accadesse quando avevo letto il commento di Lilo.

Anche io credo sia una buona idea. Stiamo studiando il ridisegno del sito (è tutto nelle mani del Grande Timoniere) e questa sarà senz'altro una cosa da considerare.

Un'altra proposta potrebbe essere una funzione di browse che in certi casi è più efficace di GoogleSite, tipo (l'esempio è da Gartner.com)

L'esempio punta ad una login page. Puoi spiegare cosa intendi per funzione di browse? 

Non capisco nemmeno il riferimento a Google Sites, che e' il servizio di web hosting di google. Una ricerga per "googlesite" non produce nient'altro. 

Mi dispiace, mi rendo conto di avere un account su Gartner e quindi il link per me funziona. Se vuoi prova a creare un account su www.gartner.com e dopo usa il link: dovresti trovarti sul browser. Essenzialmente si tratta di una tassonomia a più livelli che permette di accedere a liste di documenti appartenenti allo stesso argomento.

GoogleSite (noi la chiamiamo così ma magari non è il nome "ufficiale") è una normale search su Google premettendo la keyword "site:" seguita dal sito su cui vuoi fare la search. Se fai google di "site:noisefromamerika.org andrea moro" dovresti trovare tutte le pagine che contengono il tuo nome.

Se vai alla pagina dell'archivio puoi selezionare per data ed in fondo alla pagina per tipo di articolo. Si può migliorare, per esempio combinando le due cose o permettendo ricerca per multiple keywords, ne terremo conto nel prossimo restyling. Poi puoi cercare per keywords specifiche. 

Quanto a search, quello che chiami tu si chiama infatti "Google site search". Se vai sulla pagina di ricerca avanzata, c'è l'opzione di usare google per fare ricerca su nfa (il primo campo che trovi). Graficamente è un po' fatto male, ma anche questo migliorerà. 

Andrea, il browser cui mi riferisco potrebbe essere strutturato più o meno così:

 

+ by topic

+ by focus area

+ by author

+ by date

 

Aprendo "by focus area" potremmo avere:

 

 

+ by topic

- by focus area

-+ Education

-+ Industry

-+ Government

-+ Finance

-+ Healthcare

+ by author

+ by date


 

e così via fino alle "foglie" della tassonomia le quali aperte danno la lista degli articoli corrispondenti con una breve descrizione. Ovviamente il problema è definire una tassonomia flessibile che supporti adeguatamente la distribuzione dei contenuti nei vari argomenti, ma penso che analizzando l'esistente e i tag già inseriti non dovrebbe essere difficile. Per esempio si può arrivare ad una foglia "crisi economica", o ad un'altra "riforma universitaria" e da lì avere tutto quando è stato scritto sul sito in materia.

Non so se sia una buona idea, è comunque uno dei modi di KM più diffusi per organizzare i contenuti sui siti o sulle app (anche su iTunes...).

Andrea: mi pare importante se fattibile.

L'ultima cosa (contate fino a dieci prima di sputarmi in un occhio...): ma una "app" per iPhone? :-)))

Dieci e' troppo per me... non ce lo ma se volessi entrare in quel mercato mi comprerei questo. Comunque la risposta e' si, il sito sara' ottimizzato anche per smartphones. 

Le apps (anche le web apps) non corrispondono esattamente all'ottimizzazione di un sito per i terminali mobili, ma è meglio di niente... Diciamo che mentre l'ottimizzazione del sito è realizzata "lato server", le apps sono ovviamente "lato client". Grazie comunque per l'attenzione.

Mah, per come la penso io e giusto per fare polemica gratuita :) la "app" di noisefromamerika si chiama "web browser". Se il browser iphone non riesce a visualizzare un sito ottimizzato per smartphone, o c'e' qualcosa di sbagliato con il browser, o con il phone, o entrambi. 

ma no, Andrea, scusami. A parte il fatto che la app di nFA non esiste (e' sbagliato dire che il browser lo sia), c'e' un errore in quello che dici. Se il sito e' "ottimizzato per smartphone" e poi non si visualizza appropriatamente su uno smartphone che ha una fetta consistente di mercato (quasi il 20% se non erro), allora esiste anche la possibilita' che l'ottimizzazione non sia stata proprio tale, non credi?

In effetti una app (per iPhone, per Android, per quel che si vuole,...) non sarebbe male averla.

Scusa, mi hai frainteso, l'ottimizzazione per smartphone e' nella todo list, non e' certo presente attualmente. Per ora non e' ottimizzato per niente. Quanto alla fetta del mercato, per ora le visite da iphone sono 1.5% (certo, questo e' endogeno, se migliora la visualizzazione la percentuale aumenta).

Chiedo venia :-)

Ad ogni modo, se oggi e' 1.5%, domani le visite da smartphone qualsiasi sono destinate a moltiplicarsi. Il mondo si sta lentamente muovendo verso le app, dovrebbe farlo anche nFA. (Non ho idea dei costi, la mia e' solo un'idea di principio.)

Senti Andrea, come già in un altro thread, ripeto che io non ho nessuna voglia di fare polemica di nessun tipo ma le cose mi piace chiamarle con il loro nome.

Questo spazio è vostro e rispetto molto le vostre opinioni ed il vostro lavoro, ma il web IMHO è fatto per condividere e per contribuire, e nel mio piccolo cerco di farlo, soprattutto dove penso sia più pertinente. Mi sembra che stiate mettendo insieme qualcosa di interessante e che ne valga la pena.

Davvero, andate avanti così che siete forti ma - se vi va e vi riesce - provate a non chiudere la porta ad altre idee e a contributi di ogni tipo... soprattutto "a gratis" ;-)

i redattori c'è addirittura una piccola minoranza di fede non nerazzurra (ma niente milanisti o juventini, anche all'eterogenità c'è un limite).

E' possibile riavere il contributo da me sconsideratamente mandato ad un branco di interisti fanatici e razzisti? :-)

ops, di nuovo! anche la possibilità di cancellare i post, pur non fondamentale, sarebbe gradita.

Hanno già risposto (tre anni fa circa ;-) ). Se esistono commenti in risposta al tuo finirebbero cancellati anche loro o comunque slegati dal contesto. Esiste comunque la possibilità di cancellare il contenuto del commento lasciandolo vuoto

un political consultant è uno che scruta gli umori della pubblica opinione, è esperto nell'arte di impacchettare messaggi politici in modo che risultino attraenti, o meno ripugnanti, all'elettorato e fornisce i propri servizi al politico per aiutarlo a vincere le elezioni e catturare consenso.

 

temo che i Italia , divisa su tutto , lo sia anche sulla origine che dovrebbero avere i programmi elettorali :

--- una parte ritiene che il programma debba essere la somma dei desiderata degli elettori.

mi pare una visione da follower che se i programmi fossero veramente attuati ci porterebbe velocemente al fallimento.

( volete zero tasse? volete raddoppiare lo stipendio ? ...

 

--- l'altra parte ritiene di avere la scienza infusa e propone ciò che suggeriscono i think thank di riferimento : convinta della propria superiorità non ha dubbi che ciò che essa propone sia il massimo per i cittadini.

E' una visione da pseudo leader perchè la leadership è assunta per definizione senza riscontri.

Per nostra fortuna poi , una volta al governo , né l'una né l'altra parte mette in pratica il programma.

 

 

Ciò che manca è la capacità di elaborare un programma con ciò che serve al paese ( gradito o sgradito nella singola articolazione agli elettori ) da cui scaturisca però un obiettivo finale forte , positivo per i cittadini ,  che possa addirittura entusiasmare gli elettori.E questa sarebbe leadership. 

Un political consultant dovrebbe costruire questo.

A mia memoria forse ci siamo avvicinati a questa situazione solo nel 1996 in cui l'obiettivo trascinante era l'euro.

In realtà le ultime 4 tornate elettorali non hanno avuto praticamente nessun dibattito sul programma. Intendo fuori dagli ambienti universitari o intellettuali.

Quando il dibattito si spostava sulle piazze o sui mezzi di comunicazione diventava pro o contro BS, pro o contro "i comunisti" e gli accenni al programma ricordavano che il programma prevedeva meno tasse, libertà, ricerca, lavoro insomma: la pace nel mondo.

I vari schieramenti, una volta eletti, varavano riforme delle pensioni e indulti di cui non avevano parlato fino al giorno prima e che non erano parte del programma (almeno non in maniera chiara ed esplicita), dimostrando in quanta considerazione tengano lo stesso e l'opinione dei propri elettori.

L'italiano medio tende a votare "contro" piuttosto che a favore e spesso su basi istintive. BS ha inizialmente sfruttato a suo favore questa mentalità, soffiando sul fuoco, ed ora ne è a sua volta vittima.

Il risultato finale è che la politica in Italia è sparita, esiste il pro e contro BS** basterebbe questo per auspicare, come i redattori di nfa, che il suddetto si ritiri a vita privata.

** al riguardo è divertente come alcuni nuovi arrivati su nfa (che lo immaginavano come uno dei tanti siti anti-BS) si trovano spiazzati dal fatto che qui si tenti di ragionare e portare avanti delle idee a prescindere da faziosità politiche.

non vedo differenza fra dichiararsi contro Berlusconi o contro i "comunisti" ed elencare :

--- ciò che non si condivide della sua / loro storia

--- ciò che non si condivide della sua / loro visione culturale prepolitica

--- ciò che non piace di ciò che finora ha / hanno fatto come governanti

l'unica differenza è che si risparmia tempo e fiato

il problema sorge quando si è anti entrambi

Il programma di un movimento o di un partito dice cosa si vuole fare e soprattutto come (magari anche perchè ma in Italia si chiederebbe troppo).

Tutto questo è sparito dal dibattito politico. Le ultime campagne elettorali si è parlato di conflitto di interessi e di comunisti che mangiano i bambini !

A questo si è ridotto il dibattito politico nelle ultime tornate elettorali, non c'entra nulla con quel che evidenzi tu, e quel che evidenzi tu, legittimo in generale, sarebbe comunque sbagliato se il dibattito si limitasse solo a quello.

Quello è il passato ca**o ! Sento dibattiti in televisione o per radio di senatori della repubblica che parlano di Mussolini o della resistenza. Sono cose (importanti per carità) ma di 65 anni fa!

In quale paese occidentale civile il dibattito elettorale è rimasto così indietro (Austria esclusa) ?

Il programma non serve a dire quanto fan di male gli altri ma cosa faresti di buono tu***!

Ecco, questa cosa, agli italiani sembra non importante, vanno a votare comunque però "contro l'altro" salvo poi scoprire che il "loro" non è quello che si erano immaginati.

***Ad esempio chiarimenti sul programma economico dell'IDV sono stati chiesti esplicitamente dai redattori di nfa perchè che fossero contro BS si era capito, per fare cosa no.

Aggiunta:

Questa polarizzazione rende impossibile posizioni terze (che Fini e Casini tali non sono al momento). Bisogna prima eliminare il macigno (come disse con una azzeccata metafora Montanelli) poi il dibattito potrà (forse) evolversi.

Il programma non serve a dire quanto fan di male gli altri ma cosa faresti di buono tu***! Ecco, questa cosa, agli italiani sembra non importante,

Io penso che se un politico offrisse qualcosa per cui votare, gli italiani apprezzerebbero. Io penso che i politici non sanno cosa offrire in positivo, perche' 1) i programmi di partito spesso non riescono ad essere "bold" (scusate l'anglicismo) perche' devono gia' in partenza essere un compromesso tra tante parti che vogliono cose diverse, 2) i politici (o i loro consultants, se ne hanno) non hanno idea di cosa proporre in positivo (o se lo hanno, non lo sanno esprimere (vedi PD)).

L'ultima campagna elettorale qui in Albione e' stata fenomenale. Ha vinto (ok, non con la maggioranza assoluta) il partito che ha promesso di fare tagli al bilancio statale (e' vero che con Brown i laburisti avrebbero perso contro qualsiasi partito). Ve lo vedete un partito in Italia che si offre promettendo di tagliare le spese pubbliche?

Giusta osservazione. Però bisogna tenere presenti le differenze:

1 - il sistema elettorale britannico produce maggioranze vere, di solito; adesso c'è un interessante esperimento di coalizione che sembra funzionare;

2 - c'è stata una cura Thatcher che in qualche misura è stata accettata dal New Labor;

3 - il governo Tory-Lib Dem sta attuando le promesse.

In Italia, chi aveva promesso la riduzione delle imposte s'è limitato a ridurre l'ICI e non ha neppure reiterato l'abolizione dell'imposta di successione. In compenso, la spesa pubblica è cresciuta.

Appunto. Fa una bella differenza promettere la riduzione delle tasse e avere il coraggio di promettere la riduzione della spesa pubblica.

Non è un paragone azzeccato perchè i Tories-Lib hanno un programma di tagli alle spese pubbliche, il PDL ha invece scritto che avrebbe ridotto le tasse non specificando come, ovvio che noi si supponga da un taglio alle spese pubbliche ma quali/quanto non è (quasi) indicato. Non è un programma è un'indicazione di massima infatti se rileggete la parte relativa ai tagli alle tasse viene da ridere (o anche da piangere).

Ad esempio chiarimenti sul programma economico dell'IDV sono stati chiesti esplicitamente dai redattori di nfa perchè che fossero contro BS si era capito, per fare cosa no

Temo che nessuna forza politica abbia davvero interesse a divulgare un programma economico articolato e - soprattutto - ad esporlo a critiche e discussioni come quelle che qui avvengono con approfondimento ed irriverenza. In primis perché sarebbe necessario avere la capacità di scriverlo con coerenza e competenza, senza limitarsi a slogans, ma ancor più perché si corre il grave rischio di scontentare una fetta di possibile elettorato, almeno tra coloro che non sono del tutto digiuni di cultura economica ....... quindi direi che su quest'aspetto potremmo rassicurarli: i numeri sono trascurabili .... :-)

Ecco allora che la preferenza va ad argomenti "di pancia", siano essi ad/contra personam oppure identitari od, ancora, fortemente ideologici. Debbo anche dire che qualche tentativo è stato fatto: ricordo in particolare Antonio Borghesi per Idv (qui e quo), il cui intervento è stato anche apprezzabile per alcuni versi - pur se a mio avviso ampiamente criticabile per altri - ma clamorosamente poco in sintonia con le dichiarazioni pubbliche del suo leader. Il che fa il paio, tra l'altro, con le posizioni abbastanza disperanti emerse qua.

Aggiungo che - come Sandro Brusco sa - abbiamo anche provato a dialogare in tal senso con la Lega. Inutilmente, non ostante la promessa ottenuta da un parlamentare della mia città - che ho incontrato, ed al quale ho consegnato una lista di domande - di coinvolgere il responsabile economico del suo partito: gli ho ricordato l'impegno via email alcune volte, infine ho rinunciato.

Purtroppo ciò è sintomatico di comuni approcci che non guardano ai problemi, ma solo ai consensi. Ovunque.

"L'italiano medio tende a votare "contro" piuttosto che a favore".

Mi domando se in altri paesi il comportamento sia diverso, almeno come tendenza. In ogni caso, non mi sembra di per sé sbagliato: se non si è fideisticamente legati ad una posizione politica, la scelta razionale è votare in modo da evitare, per quanto possibile, il male peggiore. Non sempre si riesce, perché magari - ex post - il voto della maggioranza va a chi produce proprio il peggio (Hitler rispetto a Thalmann, forse..).

Che BS si ritiri a vita privata è auspicabile: ma sarebbe opportuno sapere se non si cada dalla padella nella brace.

 

bisognerebbe chiedersi :

se una lista contenesse due candidati con visione agli antipodi ( è successo a Milano nel 2006 con la Binetti e Grillini ) vince l'attrazione o la repulsione?

Secondo me per un elettore estremista vince la repulsione mentre un elettore normale guarda gli altri candidati, la storia e il programma della lista.

Non sto dicendo che sia sbagliato a priori votare per il male minore (anche se io non approvo). Dico che negli ultimi 16 anni questo atteggiamento è arrivato all'esasperazione, forse perchè trovava il terreno fertile di chi votava comunque PCI o di chi si "turava il naso" per non avere il PCI.

Il dibattito elettorale parlava di dittature totalitarie comuniste o di grandi fratelli orwelliani mentre nella realtà parliamo di Prodi/Veltroni o di Berlusconi.

In questa sottospecie di dibattito, del programma degli schieramenti, si è parlato poco, molto poco e vagamente.

Immagina che nfa metta giù un programma politico, scommetto che la prima domanda sarebbe:

ma siete di destra o di sinistra ? Vi alleerete con BS o con il PD?

Poi domande sull'orecchino di Boldrin sul fatto che son Veneti e su cosa ne pensano dei valori della vita e della famiglia (questa solo se l'intervistatore è cattolico)

Le domande che contano tipo "ci esporreste brevemente il vostro programma economico o sociale" o "ritenete che degli interisti abbiano i requisiti morali per guidare una nazione" verrebbero poste ben dopo.

 

"ritenete che degli interisti abbiano i requisiti morali per guidare una nazione"

che domande. è ovvio che le abbiamo! specie se come capo mettiamo Mou :)

Devo ammettere che anch'io penso che Mou a capo, chessò, della Grecia avrebbe ottenuto più aiuti a fronte di seru tagli ed avrebbe pure obbligato il resto della UE a dirgli grazie !

In compenso credo che in capo a due anni i Greci diverrebbero il popolo più odiato del globo :-)

Mi domando se in altri paesi il comportamento sia diverso, almeno come tendenza. ......

Non so se altrove gli elettori siano più attenti ed informati ma il voto "contro" che oramai qui è la regola è divenuto il sentiero o l'autostrada attraverso la quale il dibattito politico è divenuto slogan, cicaleccio, chiacchiera, litigio e polemica inutile. Insomma manca quel livello minimo di pretesa utile a migliorare elettori e candidati, cittadini e politici.

Sono anni che seguo nFA e cerco di riportare i redattori sulla giusta strada, ma niente, hanno sempre quelle idee strambe... e comunque non è vero che non sono una setta politica: parlategli di Mourinho e vedete.

RIchiediamo indietro i soldi per la Fondazione - così imparano a tifare la squadra a strisce sbagliata

PS la retta via è http://www.juventus.it/site/ita/index.asp

7anni grassi-7anni magri....in stile Inter

3 anni grassi....12 anni magri....

ritorno al futuro 2020....

ihihihihi...

Tutto sommato dai post che ciascun redattore scrive, si comprendono almeno alcune delle loro posizioni. Ma tutto sommato sono relativamente irrilevanti dal momento che i contenuti sono stimolanti e di qualità  di modo che la eventuale diversità di opinioni e posizioni non è mai ostacolo a scambi utili, interessanti e non pregiudizialmente prevenuti. E credo che sia questo ad essere importante.

 

Eppure, una sintesi delle posizioni espresse in molti articoli sul sito e in altri richiamati (per es., i due di Sandro Brusco) non sarebbe una cattiva idea.

Questo articolo accende l'interesse, ma se poi si deve seguire links a testi di varie decine di pagine, la discussione è frenata ... 

Da un certo punto di vista è vero, ma le posizioni espresse negli articoli sono soggette ad una evoluzione dettata dalla discussione.

Si tratterebbe di scegliere tra una sintesi "statica" e l'evoluzione "dinamica" delle discussioni e dei thread multipli. Poi toccherebbe manutenere la sintesi, che probabilmente potrebbe avere in alcuni casi evoluzioni significative anche mensili, se non settimanali. E questo toglierebbe energie alla discussione in diretta... Non so, questione di scelte editoriali.

Mah sai per fare una sintesi seria il formato giusto e' quello del libro. Ci stiamo pensando infatti, stay tuned...

Solo 14° (su 19) secondo il FT il miglior ministro dell'economia degli ultimi 100 anni, uomo dell'anno secondo Gianni Riotta, che Dio ce lo conservi secondo i lacchè del PDL, etc. etc.

Ma non dovevamo premiare il merito ? E ce lo meritiamo uno del genere ? Ah, comunque il Financial Times è stato comprato dai comunisti, sicuramente...

Trovo interessante come la notizia sia stata data sui giornali italiani (parlo di Sole, Corriere e Repubblica): pochissimo risalto, il nome "Tremonti" non è citato nei titoli (Repubblica scrive "via XX Settembre" !!!). Immaginando la diversa enfasi se fosse stata redatta un'analoga classifica dei primi ministri, mi lascio andare al complottismo, per me il Voltremont se lo tengono tutti buono come futuro PM di transizione o tecnico post BS.

Il sole 24 ore? quello che pubblica questa dichiarazione di B. senza batter ciglio?

E soprattutto perché «siamo dentro ancora una crisi che riguarda tutto il mondo e le agenzie di rating che hanno confermato per ora - a seguito della rigorosa politica dei conti pubblici che il governo ha saputo attuare - le tre A. Hanno legato questa conferma di qualità al fatto che si mantenesse la stabilità del governo».

Per la forma questo è il rating a fine novembre. Quanto al succo tralascio ogni commento.

AA2 è il rating di Moody's

la tripla A è di S&P relativamente al rischio di convertibilità e trasferibilità fondi

la stessa S&P assegna però al debito italiano a lungo A+ e a breve A-1+

il ranking di Fitch è invece AA-

Ho visto la Santanchè spacciare la tripla A almeno in tre dibattiti televisivi con vari convenuti.

Ora se ad un articolo è difficile replicare , nei dibattiti di cui sopra nessuno di destra , sinistra , sbieco , alto o basso ha sollevato obiezioni.

La realtà è che i nostri politici , passando da uno studio ad un altro , da una sala trucco ad un altra non hanno tempo per informarsi.

Per me resta emblematico il cartello del 3% da Vespa già citato in questo blog , passato inosservato a Vespa , Bersani , Napoletano , Feltri , Mannheimer e Massimo Franco. Tutta gente abituata a pontificare sui giornali.

 

# 8 per political skill ( nei sottoparametri : Lucidity score 4 , International star rating score 9 , 

Domestic effectiveness score 10 )

per il political skill  ( che influiva per il 50% sull'overall ranking di 14 , i giudici erano 7 fra i quali uno italiano ( Annunziata di UNICREDIT )

QUI i dettagli

 

 

Sul numero in edicola da oggi di  Micromega viene riportato il dibattito Boldrin - Brancaccio dal titolo "Controversia su Marchionne, il liberismo e il centro-sinistra che verrà". Sul sito di Brancaccio viene riportata questa  sintesi.

Qualcuno ha idea di come possa fare a leggerlo se vivo in Spagna?

altrimenti me lo regalerò per Natale quando torno in Italia :-)

Prova a chiedere qui: servizio clienti numero 02.69789447.

Se hai fretta potrei inviarti la scannerizzazione.

Pazienta. Da qualche parte ho un qualche accordo per metterlo sul sito. Dopo un po' di tempo. Non mi ricordo quanto :-)

In ogni caso, niente su cui stare in ansia. Banalità ben note sia da un lato che dall'altro. Solo che almeno le mie erano banalità corrispondenti a dei fatti, quelle dell'interlocutore erano fantasie personali. Ma a parte questa piccola differenza, il dibattito non rappresenta di certo una svolta epocale nel dibattito italiano di politica economica :-)

Letto. La parte forse meno banale è quella sulla organizzazione del capitalismo italiano. Ma non ho capito la differenza tra 'concentrazione' e 'centralizzazione'.
 
Inquietante Brancaccio sul protezionismo. Qualcuno ha il rapporto UE che lui cita? non lo trovo. Comunque la discussione generale non è male.  
 
Sugli indici di protezione del lavoro, li avevo già visti dopo il dibattito tra Roccella e Boeri. Mi sembra di capire che Brancaccio usi l'indice generale epl1 mentre Boldrin usi alcuni indici specifici come quello sui contratti collettivi.  
 

Concentrazione e centralizzazione e' una cosa boh? A memoria direi del Libro I del Capitale. In tale testo sarebbe come segue (sempre a memoria, potrei errare).

La prima e' SOLO una delle (2) con-cause  dell'effetto di quanto oggi in economia si chiama Concentrazione (che oggi misureresti coi vari indici che si usano in Industrial Organisation, quello che vuoi, ma ciascuno con dei bias); sarebbe la compinente derivata dalla crescita differenziale delle imprese: aumenta se crescono di più le prime della top 10 del settore (negli indici rozzi: top 3, top 10), o le già grandi in genere (in un indice log di Theil, o di Gini).

Il secondo effetto, catturato dal 2° termine, sempre in Marx (e poi per inerzia nella letteratura da  lui ispirata sino a Brancaccio), deriva invece da M&A, in buona sostanza. Movimenti "centripeti" nella proprietà: di qui credo la attribuzione di QUESTI 2 significati a quelle parole li. 

grazie!
 
Intanto credo di avere trovato il rapporto UE sul protezionismo citato da Brancaccio nella intervista. Dovrebbe essere questo:
 
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2010/october/tradoc_146796.pdf

 

 

Sono curioso... ma mi tocca dare soldi a Flores D'Arcais?!? ooo... ma non è che io scendo in edicola, sgancio 14 (dico 14!) euro e subito dopo mettete la versione integrale su internet? ;-)))

Micromega mi rifiuto di comprarlo anche se viene riportato l'incontro con Michele. Non sopporto Brancaccio tra l'altro il cui volto tetro fa supporre che abbia litigato con la contentezza. Non capisco a quale indice di protezione dei lavoratori si riferisca costui e non riesco (di certo mia disattenzione) a rintracciarlo sul sito OCSE. Rintraccio invece la prodttività manifatturiera che in Germania è cresciuta del 19% tra il 2001 ed il 2007 senza esplosioni di salari (Se la locomotiva va nella direzione sbagliata). Questi hanno il vizio di andare sempre a parare per massimi sistemi e se ne fottono che o FIAT segue la strada che ha intrapreso o rischia di saltare. Mi aguro che Marchionne capisca l'aria che tira e decida di portar via l'Azienda.

Avevo dimenticato. Le statistiche dei padroni del Worlda Economic Forum vanno buttate nel cesso ed ovviamente non serve perdere tempo per dimostrare che sono sballate.

Ad un certo punto gli ho fatto notare che si stava inventando gli indici OCSE e che i numeri veri dicono il contrario di quanto dice lui. Se vai su OCSE e cerchi "labor protection index" o qualcosa del genere li trovi.

Ce n'è uno, quello sul lavoro temporaneo, dove ovviamente l'Italia fa "peggio" (meglio?) di molti altri paesi perché è vero che quella fetta di mercato che in Italia chiamano del lavoro precario è molto meno protetta che nel resto d'Europa. Ma l'uomo da un lato è ossessionato da un punto di vista "sindacale" (praticamente ha parlato solo di FIAT, "diritti" sindacali e ... del fatto che l'industria italiana non è concentrata abbastanza e che se la concentriamo di più tutto funziona) dall'altro l'uomo confonde completamente (a livello analitico, proprio) il dover essere determinato dalle sue fantasie con la reltà dei fatti.

Anyhow, ripeto, no big deal. A me sembrano francamente banalità ... in Italia a discutere di questioni serie sembra che non ci si riesca mai!

I riferimenti sono questi:

http://www.oecd.org/dataoecd/62/38/42773608.xls

Francamente non mi sembra che Brancaccio si sia inventato dati. Ha usato la serie più lunga del general index (version 1). Boldrin ha usato la protection per collective dismissal, che è parte del general index.

Invece mi sembra esagerata questa cosa che dice Brancaccio sulle misure protezionistiche. Cita 332 nuove misure negli ultimi due anni. Continuo a non trovare il riferimento. Ma possibile che uno spende 14 euro e micromega non si preoccupi di fare citare precisamente le fonti a i suoi autori? Se qualcuno trova il rapporto della commissione UE citato da Brancaccio per favore me lo gira? grazie.  

 

Micromega non è male e fino a qualche tempo fa non era nemmeno tanto schierato sui temi economici. Ospitava un ottimo Boeri sul contratto unico per esempio. Ora devo dire che noto una virata pro-fiom. Comunque io il numero l'ho preso come sempre ma non è l'ora questa per leggere il corposo BvsB. Se ne riparla nei prossimi giorni.  

Eh? Sulla "ottimità" del contratto unico, vedi qui.

Ho letto. Interessante. Ma la discussione forse era un po' pilotata dal giornalista intervistatore che ho scoperto essere autore guarda un po' di un libro dal titolo ''Liberista sarà lei'', a favore dell'interventismo statale.

P.S. Passi Kruggy ma non sapevo che Samuelson avesse parlato dei limiti del libero scambio. Comunque non capisco come si faccia a dire che il protezionismo fa bene. In teoria anche se gli altri fanno 332 misure protettive a noi non dovrebbe comunque convenire l'apertura commerciale?

 

Non so se ti riferisci all'articolo sul JEconPerspectives uscito attorno al 2003-4. Quell'articolo di samuelson è un po' una vergogna.

Un sunto e qualche considerazione sulla seconda parte del dialogo tra Boldrin e Brancaccio, laddove si parla di Italia, mercato del lavoro, università....

http://pensatoio.ilcannocchiale.it/2011/03/08/brancaccio_e_boldrin_un_rutto.html

Qui invece la proposta di Emiliano Brancaccio su uno standard retributivo per l'Europa

http://www.economiaepolitica.it/index.php/distribuzione-e-poverta/uno-standard-retributivo-per-tenere-unita-leuropa/

bandb

palma 8/12/2010 - 01:19

che era una poltrona? ma dove stato sto celebre dibbattitto di boldraccio e brandrin?

in your mail, se la controlli :-)

 

Questa settimana il “Premio  Polena " per l’articolo più interessante va a Michele Boldrin con "Cari studenti, cosa volete davvero?" pubblicato sul Fatto Quotidiano di venerdì 3 dicembre.

 

Per il Nobel io ho già preparato il tait per presiedere alla cerimonia ed una richiesta a Michele per avere in dono il 5x1000 del premio in denaro

4.           La Giuria valuta gli articoli sulla base dei seguenti parametri:

(a)      chiarezza, semplicità e linearità dell’esposizione;

(b)      originalità dell’idea;

(c)       efficacia e capacità di cogliere il “cuore della questione”;

(d)      carattere empirico, ricchezza e verificabilità dei dati contenuti;

(e)      utilità per il lettore, ovvero vicinanza ai problemi concreti e all’esperienza quotidiana.

Per ogni parametro è attribuito un punteggio da uno a cinque.

 

Allora Alberto Bisin ne prende due di Nobel, visto che l'ha vinto ben due volte prima di me quel premio :-)

Il ché andrebbe anche bene ... devo dire!

La cosa preoccupante son le volte che l'ha vinto il mangiamorte per eccellenza, il signor Marco Fortis. Quello che sul Sole di due giorni fa spiega che in Italia va tutto bene, madama la marchesa, e ci dà dieci ragioni per convincerci. Vi consiglio di leggerle, è esilarante.

...

...il signor Marco Fortis. Quello che sul Sole di due giorni fa spiega che in Italia va tutto bene, madama la marchesa, e ci dà dieci ragioni per convincerci. Vi consiglio di leggerle, è esilarante.

già fatto e per tempo.

ma secondo te, perchè ha generato un interesse così anomalo, visto che nemmeno odora di coerenza logica e attendibilità personale? è questa la cosa interessante, in realtà.

nel mio piccolissimo, ho ricevuto due telefonate che, traccheggiando all'inizio, chiedevano cosa fare dei risparmi, disposti a soluzioni drastiche; su qualche forum molto popolare, son partiti fuochi artificiali; qua anche tu lo hai notato e segnalato...c'è forse qualcosa che non sappiamo, un polline nell'aria? perchè fortis provoca rituali apotropaici? :-)

suppongo perché a) è amico di 3monti and does his bidding; se dice qualcosa che implicitamente suggerisce una imposta patrimoniale, la gente tende a pensare che sia il prodromo di qualcosa di serio b) è scritto sul Sole 24 Ore, che in qualche modo fornisce un crisma di ufficialità e accettabilità.

Certo la ragione non può essere che Fortis scrive cose sensate.

Oggi lo troviamo su   Il Messaggero: sull'Europa che ha gestito male la crisi.

ancora, ne scrive mario seminerio... insomma, domenica non si è letto altro!

a margine, il corriere di oggi (articolo solo cartaceo, per ora) ci ricorda che, nel caso della liquidazione di banca MB, anche i depositi titoli sono stati bloccati. non finiranno certo nelle passività da rimborsare parzialmente, come i c/c oltre i 100k, ma per il momento son fermi anche quelli, forse per mesi. è come se ti impedissero l'accesso alla tua cassetta di sicurezza.

come ipotesi fine-di-mondo, l'insolvenza di un intero sistema bancario rivaleggia con la patrimoniale o con un default del debito pubblico. gli stranamore, appassionati dell'una o dell'altra, sanno che non sono realistici, ma non ci giocherei lo stesso.

 

nomen omen? non si sa con certezza ma pare che chiunque usi il termine "bieco" e' danneggiato da caduta dal vasetto.

Notisi che il bieco laissez faire e' appunto lasciar fare ai mercati quel che i mercati fan meglio.

Le critiche di questo individuo sono il segno degli eccessi del bromuro nell'acquedotto (come qualcuno mi fece notare io son colpevole di bieco [sic] materialismo)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/boldrin-co-cattivi-maestri/

Palma, dimmi (mi dica) che l'avete scritto tu (lei) e Boldrin, a quattro mani, così provo a smettere di ridere...

o di piangere.

0_0'

No, ha fatto tutto Adriano da solo ... è poliedrico e con il cravattino viene benissimo!

Cravattino se lo metta LEI, caro lei con capello di Ligabue (??) e l'orecchino, fautore della chitarra nelle chiese, sin da tenera eta' il sottoscritto fu ammiratore della politica di FAI in Catalunya.

dedicato a federica montseny

 

 

 

 

per quel che mi riguarda anni che non ho il cravattino...

 

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=464676897986&set=a.402868082986.183293.790782986

Accidenti che sbroccata. Oltre all'attacco personale, sostanza ne vedo poca e quella che vedo mi spaventa. Ma il tono dell'articolo mostra un livore che non riesco a comprendere. Michele, tu "ex sgnoccolona francese", diventato "simil coatto di periferia" "parcheggiato a W.U. di Saint Louis", cosa gli hai fatto a questo qui? Gli hai rotto il giochino della teoria fissista? Lo spingi pure a dichiarare che ritenere gli odierni genitori in grado di esprimere un giudizio sulle qualita' della scuola frequentata dai lorofigli sia "demenziale", in spregio a milioni di genitori che se sono cosi' coglioni da non saper giudicare una cosa cosi' palese non si capisce perche' possano poi votare e decidere la composizione del parlamento. Roba che mi fa girare immediatamente i coglioni, che di presuntuosi che si arrogano il diritto di decidere per gli altri, perche' li ritengono dei menomati, cosi' come ritengono dementi chi gli permette di esprimere il loro parere ne ho gia' visti anche troppi.

Confessa, gli hai fatto delle angherie al gatto? Perche' una sbroccata che gli fa partorire una simile serie di puttanate furibonde, per di piu' da uno che si definisce liberale, deve avere una profonda motivazione personale.

 

 

Mi ha convinto: Inclusione a sinistra, Ordine a destra. Boldrin, lei è parcheggiato in divieto di sosta e arreca disturbo alla convergenza coalizionabile, patente e libretto!

 

Abbiamo replicato a Pellizzetti, in merito ad alcune delle tante inesattezze che ha detto nell'articolo. Sfortunatamente, i commenti che è possibile lasciare sul sito dell'espresso sono piuttosto limitati. Li riportiamo qua.

Pierfranco Pellizzetti,

ci permetta di iniziare questo breve commento dicendo che troviamo il suo articolo fallace, fazioso e scritto male. Insomma, un lavoro degno di cattivi scolaretti.

Tra le varie assurdità presenti nell’articolo, molte delle quali coinvolgono Boldrin, improbabili complotti liberisti di Bush (Bush e liberismo? Un ossimoro!) e altre stupidaggini (solo cosi possono essere definite ) di questo tipo, riteniamo necessario replicare (in italiano, una lingua che lei dimostra di padroneggiare poco e male) su alcune delle idiozie proferite.

Decidiamo di non parlare delle accuse a Boldrin, per non essere tacciati di essere Suoi scagnozzi (Boldrin con la maiuscola, perché  è un professore con un curriculum impressionante, “parcheggiato” alla Washington University, la stessa  dove era parcheggiata  una certa Rita Levi Montalcini qualche decennio fa , impegnata a condurre le ricerche che anni dopo le sono valse il Nobel, caro il nostro pessimo interlocutore) e anche perché Boldrin si difende benissimo da solo. Ci preme solo ricordare che l’espressione “economista mercatista” è di Tremonti, non certo di Boldrin.

Lei dice “… Infatti il nostro eroe si è subito intruppato nella schiera degli ottocento economisti anti statalisti, con alla testa il ben noto James Buchanan (fondatore della scuola Public Choice dedita al gioco delle tre tavolette, per cui i ricorrenti “fallimenti del mercato” sarebbero imputabili solo e soltanto a “fallimenti del governo”), che nel gennaio 2009 denunciarono il neokeynesianesimo (socialista?) del presidente Obama (un islamico? Un comunista?).” Ora, indipendentemente dalla NON-appartenenza di Boldrin alla scuola del Public Choice, occorre far chiarezza per quei suoi lettori , ci auguriamo molto pochi, che potrebbero credere alle cose che scrive.

Si capisce benissimo che lei non ha la più pallida idea di cosa sia il programma di ricerca della public choice e di quale sia il suo contributo alla comprensione dell’apporto che può dare la mano pubblica nell’attività economica. Nonostante ciò, si permette di fare dei commenti, anche ironici, che, a un occhio attento, appaiono raccapriccianti e ignobili.

James Buchanan, insieme con Gordon Tullock, ha dato vita al programma di ricerca della Public Choice partendo dall’idea che non si potessero contrapporre gli esiti inefficienti a cui il mercato poteva talvolta condurre (e che a partire dagli anni trenta/quaranta erano stati ben enfatizzati dalla letteratura sui fallimenti del mercato) con una soluzione pubblica che è scevra di errori e di inefficienze. In particolare dell’economia del benessere, Buchanan critica la dicotomia comportamentale: gli individui perseguono il loro interesse egoistico quando operano nel mercato e sono invece puramente attenti al soddisfacimento di un “bene collettivo” mai appropriatamente definito, quando agiscono come policy maker. Questa è in brevissima sintesi, la motivazione di carattere pratico che spinge alcuni economisti a riflettere sulle implicazioni dei fallimenti del mercato.  Se si ritiene che gli individui non cambiano quando agiscono come burocrati, politici, imprenditori, la prospettiva cambia radicalmente e potrebbe non essere desiderabile coinvolgere il governo nell’attività economica. Quindi, non stiamo di certo di fronte al gioco delle tre tavolette e urge ricordare che molte posizioni di monopolio sono IMPOSTE dal governo (che potendo esercitare potere coercitivo, può per esempio chiedere il rispetto di brevetti!).

Per quanto riguarda la sua scelta di definire “malfamata” l’idea del buono – scuola di paternità friedmaniana, capiamo la sua perplessità. Lei sembra appartenere ad una certa specie italiota la quale pensa che la scuola sia un affare dello stato (un affare deciso in alto e dall’alto, dal governo) e non delle famiglie e degli studenti (dal basso). Il buono darebbe la possibilità a tutti di pagarsi le scuole che meritano con la conseguenza di eliminare quelle dove mal si insegna (private o pubbliche che siano) e quelle da dove escono molte delle capre che oggi vediamo in giro. Ne guadagnerebbero tutti! Ma immaginiamo che per lei il finanziamento pubblico ad un istituto privato sia un’eresia. Forse perché per lei “il pubblico” è un valore. Per noi lo è il merito, soprattutto se si parla di istruzione. Inoltre, se il compito (e l’interesse) dello stato è quello di “…rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”, allora la distinzione tra pubblico e privato diventa irrilevante ai fini del perseguimento di tale obiettivo.

Un’ultima considerazione che mette in luce la sua ignoranza e costante incoerenza: a un certo punto afferma che i Mercati (dove agiscono gli individui che effettuano scambi mutuamente vantaggiosi, perché per effettuare una transazione ci  vuole l’unanimità dei consensi delle parti coinvolte …. lo saprebbe se avesse letto un po’ dei lavori di Buchanan invece di limitarsi a parlare a vanvera di Lui) non devono fissare le priorità collettive (che cosa sono, queste priorità collettive??). D’altra parte, sostiene che quando le priorità collettive vengono fissate dal volgo, politicamente, tramite referendum, il risultato è anche peggiore come per la proposition 13 californiana (per lei, pure  i genitori sono dei rincoglioniti incapaci anche di prendere una decisione che vada a vantaggio dei propri figli - vedi paragrafo precedente –. Noi riteniamo possa essere verosimile, nel caso dei suoi figli) . Quindi se i suoi vaghi interessi collettivi non li devono determinare i cittadini né nelle loro attività private né in quelle pubbliche, ci indica chi dovrebbe avere il compito di fissarli? L’alternativa che rimane (quella dittatoriale, ma se ne aveva in mente un’altra che si è ingiustamente dimenticato di menzionare ce lo faccia sapere) ci fa venire il mal di stomaco e ci fa interrogare su come possa definirsi liberale uno che abbia certe confuse opinioni (chiamarle idee sarebbe eccessivo).

Alessandro De Chiara

Tommaso Aquilante

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