Quando la musica trascende le frontiere

7 maggio 2007 giorgio topa
Siccome mi sono appena espresso a favore di Sarkozy, e non voglio dare l'impressione di sostenere le sue tentazioni anti-immigratorie, segnalo una pregevole iniziativa musicale a cui ho avuto occasione di assistere l'altro giorno: l'Orchestra di Piazza Vittorio.

Una meravigliosa serata di primavera a New York, su indicazione della nostra maestra di cerimonie Giovanna, siamo andati alla Pace University a sentire un concerto dell'Orchestra di Piazza Vittorio. Sapevamo solo che l'Orchestra raccoglieva musicisti da diversi paesi, il cui unico elemento comune era l'essersi ritrovati a Roma come immigrati.

Il colpo d'occhio e' stato notevole: gli strumenti - dalle viole e violoncelli classici, alle conga cubane, alla kora e djembe senegalesi, all'oud tunisino, al cavaquinho brasiliano, ai pinquillos andini; i costumi, anch'essi provenienti da tre continenti; i musicisti, ognuno con la sua tradizione musicale. Il risultato, una fusione musicale di diversi stili direi molto ben riuscita. Il rischio, in questi esperimenti, e' sempre quello di scendere al minimo comun denominatore e di produrre una cosa indistinta, senza personalita', magari vicina alla cacofonia. Tanto di cappello invece all'Orchestra per aver creato un qualcosa che e' chiaramente superiore alla somma delle singole sue parti.

La storia dell'Orchestra la trovate sul suo sito, insieme al link per comprare i suoi dischi e il dvd del film documentario che e' stato fatto su di essa. Un particolare interessante e' che una delle difficolta' che l'Orchestra ha dovuto superare (a parte quelle linguistiche, economiche, burocratiche, giudiziario-immigratorie, ecc) e' stata quella di mettersi d'accordo su come misurare il tempo musicale. Nella tradizione occidentale, si sa, si misura in quarti ottavi e sedicesimi, mentre nella tradizione classica indiana (tanto per dirne una) il tempo e' regolato dalle Tala, strutture metrico-ritmiche molto complesse e mutevoli: alcuni ritmi - ad esempio - sono misurati in ventottesimi, altri addirittura in quarantanovesimi.

Giustamente il fondatore e direttore artistico dell'Orchestra, Mario Tronco (un simpatico signore di Caserta), sottolinea che scopo dell'Orchestra non e' assolutamente quello di legarsi al'attualita' o di avere una voce attiva nel dibattito sull'immigrazione in Italia. Due righe piu' sotto, pero', non resiste alla tentazione di dedicare l'ultimo album dell'Orchestra "Al Presidente del Senato Pera che qualche mese fa ha parlato di ‘rischio
meticciato’ in Italia."

Comunque la si pensi sull'immigrazione, sul concetto di nazione, sul multiculturalismo e sull'apertura delle frontiere, l'Orchestra di Piazza Vittorio e' un'iniziativa assolutamente pregevole e degna di nota. Se avete occasione, andate senz'altro a sentirla, e godetevi dell'ottima musica.

4 commenti (espandi tutti)

Non c`entra molto, ma volevo segnalarvi questo sito che ho trovato su repubblica o il corriere non ricordo

http://www.sellaband.com/

praticamente ti compri una "quota" di un artista per 10$ e quando l`artista arriva a 50000$ va in studio e registra un cd.

Si guadagna dalla pubblicita` sul sito, i downloads sono gratuiti. Non so quanta concorrenza possa fare alle majors, ma non mi sembra un`idea malvagia.  

Carina l'idea. Diventi partner e promoter dell'artista, e dividi con lui/lei/loro le revenues. Grazie della segnalazione.

anch'io ero alla Pace University sabato sera. ne sono uscito ubriacato dalla travolgente vitalita' dell'orchestra e stordito dal miracoloso connubio di 20 strumenti che sulla carta non c'entrano assolutamente nulla l'uno con l'altro eppure....

il simpatico signore di caserta pero' non e' nuovo a miracoli di questo tipo. e' difatti tastierista ed autore della piccola orchestra avion travel, che da anni continua ad essere "in divenire" procedendo per spostamenti succesivi da un genere all'altro senza mai perdere pero' la matrice popolare ("facciamo canzoni. non facciamo jazz o avanguardia. ma musica e spettacolo, conditi con un po' di sana ironia").

ma dai, non sapevo che fosse il tastierista di avion travel. interessante. mi piacciono molto.

peccato, ci saremmo potuti incontrare 

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