Quel che manca nel PD, e anche negli altri

20 febbraio 2009 sandro brusco

Le dimissioni di Veltroni hanno scatenato la solita discussione sulle nomenklature nel PD. Quando va bene si fa un passo in più, e si discute delle possibili alleanze politiche. Continuiamo a non vedere discussioni sulle cose da fare e analisi serie sulla stagnazione dell'economia italiana, che sono le uniche che ci interessano. Proviamo a dare un modesto contributo.

La principale ragione per cui la crisi del PD è preoccupante è che ogni democrazia ben funzionante ha bisogno di una opposizione credibile ed efficace che controlli e limiti il potere del governo. La sola crisi del PD non implica che non esista opposizione, ma purtroppo nessuno vuole o è in grado di esercitare il ruolo che spetterebbe al partito di opposizione più votato. L'UDC sembra più interessata a tessere alleanze locali con il centrodestra per guadagnare rapidamente le poltrone perse. Rifondazione e dintorni continuano a far finta di esistere in un universo parallelo, che è l'unico in cui ci si può orgogliosamente proclamare comunisti nel 2009. Resta l'IdV, che al momento da un lato è uno strano miscuglio di tante cose con una linea poco chiara e dall'altro è una creatura ancora molto fragile e troppo dipendente dalla figura del suo leader. In questo scenario l'incapacità del PD di fare opposizione pesa, e pesa parecchio.

Di opposizione credibile ed efficace c'è disperato bisogno. Il governo sta facendo male, molto male. La debolezza del centrosinistra, che ha consentito il rapido ritorno al governo da parte dei berluscones, ha permesso di evitare una qualunque riflessione critica sul periodo 2001-2006. Nel centrodestra sembrano convinti, o vogliono far credere, che quei 5 anni siano stati un periodo di buongoverno. Sono stati invece, sicuramente dal punto di vista della politica economica, 5 anni persi in cui si sono rimandati per l'ennesima volta i problemi e si è aggravata e incancrenita la crisi dell'economia italiana. L'assenza di una riflessione critica sulla precedente esperienza ha un'implicazione molto semplice per gli attuali governanti: si può continuare a fare quello che si faceva prima, facendo finta di nulla. Al di là dell'attuale congiuntura internazionale particolarmente sfavorevole, il centrodestra sembra perfettamente intenzionato a continuare le politiche che hanno regalato all'Italia la stagnazione e la mancanza di crescita degli ultimi 10 anni.

Al momento il centrodestra non sembra desideroso di recepire alcuna critica o alcuna discussione. Sono convinti che le cose stiano andando bene (in fondo loro le elezioni le vincono) e che quindi non ci sia nulla da cambiare. Si arriva fino al punto di accusare di intelligenza con il nemico il centro studi di confindustria se si azzarda a fare previsioni men che ottimistiche sul futuro. E basta una parola del ministro Scajola perché la sciura Emma scatti sull'attenti. Se questo è lo scenario, parlare a costoro è comprensibilmente difficile. È difficile anche parlare ai dirigenti del PD, che sembrano in tutt'altre faccende affacendati, ma lo stato di crisi del partito impone un minimo di dibattito al suo interno. Proviamoci quindi, magari dalle seconde file qualcuno ci ascolta.

Limiterò il mio intervento a temi di politica economica o vicini alla politica economica. Il PD ha problemi di chiarezza di linea su molti temi, come si è ben visto nel caso Englaro, ma preferisco parlare solo di cose di cui sono minimamente competente. Il mio obiettivo è anch'esso limitato. Non pretendo di aver le idee chiare su come il PD possa recuperare consenso. Nemmeno mi interessa, francamente. Non mi interessa che il PD recuperi consenso per se, mi interessa che qualche forza politica inizi a dire e fare cose sensate. Farò semplicemente un elenco di cose pratiche che il PD avrebbe potuto dire e fare negli ultimi mesi e che invece non ha fatto. Non so quanto queste proposte e azioni alternative avrebbero generato consenso, forse si e forse no. Comunque, in omaggio a un minimo di realismo politico, lascerò fuori alcune cose da fare che sono palesemente necessarie e altrettanto palesemente impopolari, come l'aumento dell'età pensionabile.

Cominciamo dal problema di fondo, l'analisi della crisi italiana. Questo è solo un blog post, quindi procederò con l'accetta e in modo un po' apodittico. Il PD sembra continuare a rifiutarsi di vedere che la crisi italiana è conseguenza di una eccessiva e pervasiva invadenza dello stato. La crisi è ulteriormente aggravata dal fatto che l'amministrazione pubblica italiana è particolarmente inefficiente e improduttiva. La soluzione della crisi, con la ripresa della crescita della produttività, passa necessariamente da una riduzione della presenza dello stato.

Questo, a sua volta, richiede una battaglia politica molto dura contro i ceti e i gruppi che al momento beneficiano dell'invadenza statale. Non si tratta solo dei membri della mitica ''casta'', si tratta di tanti gruppi e gruppetti più o meno numerosi che campano di spesa pubblica o grazie alla protezione accordata dalla regolamentazione pubblica. Gruppi disparati e spesso potenti, come il caso dei sussidi Fiat (pardon, incentivi auto) illustra molto bene. Questo significa, per essere molto, molto chiari, che se si vuole dare un segnale di rottura non bisogna candidare Colaninno jr. Non perché il PD debba essere contro l'impresa, tutto il contrario. Perché il PD dovrebbe essere contro le imprese che fanno affari in quanto intortate con il potere politico, e a favore delle imprese che fanno affari perché competono e fanno buoni prodotti. È ovvio che una tale discorso Berlusconi non può o non vuole capirlo, essendo il prodotto più genuino di questo sistema di connubio tra grande impresa e potere statale. Ma, a quanto pare, non lo capisce nemmeno il PD e Berlusconi ha un vantaggio sul PD: lui può far finta di voler essere vicino alle imprese che competono, perché è un "imprenditore", Veltroni no.

In ogni caso, se il PD (o qualche altro partito) non è d'accordo con questa analisi di fondo e ha una spiegazione alternativa della crisi italiana che sia altrettanto chiara, semplice e coerente farebbe bene a dirlo chiaramente. Finora non lo ha fatto, e questo ha generato una linea di politica economica da un lato ondivaga e dall'altro incomprensibile. D'altra parte, ci siamo già divertiti a notare le incoerenze e i balbettii del PD su temi simili.

Le proposte concrete che sono mancate discendono, a mio avviso, da questa mancanza di chiarezza sulle cause della crisi. La mancanza di chiarezza, peraltro, non deriva solo da incapacità analitica. Deriva anche dal fatto che molti dei dirigenti del PD sanno di essere parte del problema, e che la soluzione passa (anche) per il loro pensionamento politico. Detto questo, proviamo a fare un elenco di 5 proposte o interventi che il PD avrebbe potuto fare diversamente dalla sconfitta elettorale di aprile a oggi e che avrebbero perlomeno dato un segnale di discontinuità con il passato e di volontà di rinnovamento. In verità sono cose che avrebbe dovuto fare quando era al governo, ma facciano pure finta che il PD sia una creatura nuova. Non sono cose particolarmente nuove, ne abbiamo già parlato varie volte. Ma è utile ripeterle. Forse, ora che i militanti del PD stanno vedendo l'orlo dell'abisso, qualcuno si prenderà la briga di ascoltare.

Mi limiterò a proposte con le seguenti caratteristiche: 1) sono senza costo per lo stato, e quindi non esiste alcun ostacolo di finanza pubblica alla loro attuazione; 2) non sono chiaramente impopolari, come potrebbe essere un aumento dell'età pensionabile; ovviamente scontenteranno qualcuno, ma non la maggioranza della popolazione. Lo scopo non è quello di fornire un programma organico di politica economica. È semplicemente quello di far vedere come fosse perfettamente possibile fare proposte alternative che avrebbero dato del PD un'immagine profondamente diversa.

1. Vendere la Rai e abolire il canone. L'occupazione militare dello spazio informativo e di intrattenimento da parte dello stato è una delle caratteristiche più agghiaccianti del modello di sviluppo italiano. Il canone Rai è un'imposta spudoratamente regressiva, che preleva più di cento euro l'anno alle famiglie di operai e pensionati. È difficile pensare a una cosa più di sinistra che la sua abolizione. La Rai andrebbe spezzata in tre aziende e venduta, senza indugi. Al tempo stesso bisognerebbe mettere continuamente all'ordine del giorno l'intervento dell'autorità antitrust per spezzare Mediaset, o come minimo il rispetto della sentenza su Rete 4. Infine, vanno aboliti tutti i sussidi pubblici alla stampa. Il PD invece si è fatto ingabbiare nella ridicola vicenda della commissione di vigilanza Rai ed ha assunto posizioni profondamente reazionarie sui sussidi statali alla stampa di partito.

2. Vendere Alitalia all'asta al miglior offerente, senza restrizioni. Il PD è stato gravemente complice del governo nella scandalosa vicenda Alitalia. Siccome della vicenda, e specificamente del ruolo giocato dal PD, abbiamo già parlato in dettaglio, non mi dilungo. Faccio solo presente che la soluzione più ovvia e naturale, la vendita all'asta al miglior offerente, sembra non aver sfiorato le menti del PD né quando era al governo né quando era all'opposizione. A un certo punto è parso che la ragione principale per opporsi all'operazione Alitalia fosse che CAI minacciava di non assumere tutti i precari. Roba da matti.

3. Promuovere la ricerca assegnando i fondi alle università migliori. E, beninteso, levandoli alle università che non fanno ricerca. Dopo l'uscita del rapporto CIVR, sostanzialmente nulla è successo. Apparentemente, la valutazione delle università non serve ad allocare i fondi. Nelle intenzioni (o favole) iniziali, fino al 30% dello stipendo dei professori poteva dipendere dalla ricerca. Tutto questo è stato seppellito. Il PD doveva e poteva reclamare migliori valutazioni e una ripartizione dei fondi, in particolare per stipendi e spese del personale, improntata alla promozione del merito scientifico. Si è invece accodato alle forme più retrive di protesta contro l'intervento della Gelmini.

4. Ridurre le tasse sul lavoro, non detassare gli straordinari. Il decreto di detassazione degli straordinari, peraltro per solo sei mesi, e dei premi di produzione è stato uno dei tanti interventi ''a capocchia'' del centrodestra, che sembra essersi specializzato in interventi barocchi e largamente irrilevanti che aiutano in compenso a incrostare con nuovi privilegi ed eccezioni il panorama fiscale italiano. Anziché chiedere una semplice e trasparente riduzione delle imposte sul lavoro, la reazione del PD è stata quella di chiedere l'estensione del privilegio ai dipendenti pubblici. Questo è particolarmente scoraggiante, perché veramente denota un livello di comprensione nullo. O la detassazione degli straordinari è giustificata dal fatto che può fornire incentivi all'aumento dell'offerta di lavoro, e allora ha senso solo nel settore privato, oppure no, e allora va evitata e sostituita con altre forme di riduzione delle imposte. Il PD poteva chiedere, per esempio, la riduzione di un punto per le aliquote sui redditi più bassi. Invece ha chiesto che un inutile privilegio venisse esteso al settore pubblico.

5. Reclamare un federalismo fiscale vero. Il PD ha danzato di minuetto con la Lega sulla questione del federalismo fiscale, astenendosi sulla legge delega. Al momento tutto resta molto nebuloso. Vista l'incapacità del centrodestra di fare alcunché di serio, il PD aveva ampi spazi di intervento, che poteva usare da un lato per recuperare consenso al nord e dall'altro per cercare di promuovere una seria riduzione della spesa pubblica. Siamo ancora qui che aspettiamo.

Questo è il PD che non abbiamo visto, questo è il PD che è mancato e non è stato capace di fare alcuna opposizione efficace al governo Berlusconi. È stato un PD che ha cercato di pianificare il proprio ritorno al potere sulla base della ricerca politicista di alleanze, ora con l'UDC ora con l'estrema sinistra, senza peraltro arrivare a nulla. È stato un PD che ha completamente rinunciato all'idea di espandere la propria base sociale di riferimento ed ha di fatto accettato un ruolo assolutamente minoritario nel nord del paese, ossia nell'area economicamente più sviluppata e meno dipendente dall'intervento pubblico. Ed è vero che Veltroni non è stato peggio di altri su questi temi. Abbiamo assistito ad un dibattito molto duro nel PD. Parisi che insultava tutti, D'Alema che tirava frecciatine, Rutelli che si smarcava, Bersani che si candidava e chi più ne ha più ne metta. Nessuno però che ci dicesse, che so, abbiamo sbagliato a non vendere subito Alitalia all'asta. Nessuno che dicesse chiaramente come guadagnare il consenso dei ceti produttivi.

Da quello che vediamo in questi giorni, queste questioni continuano a essere ignorate e le discussioni continuano a essere fastidiose e stucchevoli. Forse non c'è veramente alternativa alla scomparsa del PD per riattivare un serio movimento di opposizione, e d'altra parte l'attuale sistema elettorale favorisce le forze centrifughe nei partiti. Vedremo cosa sorgerà dalle sue macerie, sperando che non ci voglia troppo tempo.

116 commenti (espandi tutti)

Yeah ;D. Aggiungerei la giustizia, una lotteria che ci costa troppo... i piccoli tribunali vanno chiusi o devono specializzarsi solo su alcune questioni.

La maggior parte delle carte sono inutili, di cose che si dovrebbero sapere già, il modo più semplice per connettere informazioni sparse è mettere su database e affini. Chissà quando arriverà il censimento 2.0

Se molti vivono di rendita a che serve studiare, basta conoscere le persone giuste, o almeno dicono tutti così.

Il PD non potra' mai diventare una sinistra utile, potra' solo, forse, essere rimpiazzato da una sinistra utile. Il motivo e' semplice, e vale per quasi tutti i difetti che hai elencato nelle azioni del PD: lo statalismo.  Il PD e' statalista perche' eredita l'ideologia comunista del PCI secondo cui il bene e' rappresentato dallo Stato, tendenzialmente totalitario, e il male e' il privato, la proprieta' privata, l'impresa privata non subordinata allo Stato. Gli stessi cattolici di sinistra che si sono uniti al PCI hanno sostanzialmente abbracciato questa ideologia.

A causa dello statalismo, il PD e' contro le piccole imprese, perche' private, meno affini e meno controllabili dallo Stato, ed e' a favore delle grandi imprese, particolarmente quelle che vivono in simbiosi con lo Stato attraverso un'intricata rete di monopoli, posizioni dominanti, sussidi, aiuti, protezioni.

A causa dello statalismo, il PD e' contro ogni ipotesi di federalismo vero, competitivo, responsabilizzante perche' tutto cio' contrasterebbe col potere dello Stato e la pianificazione statale.

A causa dello statalismo, il PD non puo' che concepire piu' Stato, piu' tasse, piu' redistribuzione per migliorare la comatosa economica italiana, invece che come sarebbe necessario meno Stato, meno tasse, redistribuzione piu' efficiente sul modello inglese di efficacia come contrasto alla poverta'.

Si potrebbe andare avanti per molto.  Cio' che sconvolge del PD e del suo ceto politico e' che non sono capaci di proporre o attuare statalismo sensato e utile nemmeno dove lo Stato e' veramente necessario. Nell'istruzione difendono gli insegnanti in sovrannumero (in qualita' di dipendenti statali e amici) piuttosto che curarsi che l'istruzione statale sia diffusa e di buona qualita'. Riguardo la giustizia difendono i magistrati (in qualita' di dipendenti statali e amici) invece di promuovere una giustizia equa ed efficiente. In economia non sono nemmeno capaci di approvare una decente normativa anti-trust tanto che ci ha dovuto pensare Berlusconi... Preferiscono invece "liberalizzare" parrucchieri ed estetiste e concedere sussidi per le rottamazioni alla Fiat anche quando si vantano che vi sia una fase di ripresa economica. Nell'informazione piuttosto che promuovere la concorrenza continuano a finanziare giornali di partito e gli sprechi e la disinformazione della RAI TV.

Mi devo essere perso qualcosa. Qual è la decente normativa antitrust approvata da Berlusconi?

Farò semplicemente un elenco di cose pratiche che il PD

Pratiche e PD nella stessa frase... mumble, mumble...

credevo fosse un blog di economisti non di virtuosi dell'ossimoro.

Alberto, condividerei tutto tranne un paio di affermazioni:

non sono nemmeno capaci di approvare una decente normativa anti-trust tanto che ci ha dovuto pensare Berlusconi...

La chiave, in questo caso, e' il "decente", venendo ovviamente dall'uomo che il trust lo vuole eccome. Non e' l'unico, ma quello che ha il potere di farselo.

La differenza tra lo statalismo e il berlusconismo e' essenzialmente il numero di persone che possono prendere decisioni ed attuarle: nel primo e' un N che puo' essere grande o piccolo, nel secondo e' 1. Essenzialmente, nel PD il numero N e' troppo grande e i singoli sono in continuo disaccordo tra loro su troppi argomenti per essere effettivi.

Sugli insegnanti, concordo che siano in sovrannumero (di quanto e come, quello e' da discutere).

Sui magistrati: per rendere la giustizia equa ed efficiente ci sarebbe comunque un transitorio in cui oltre a riformarla e renderla efficiente gestendo le pratiche che interverrebbero nel frattempo, occorrerebbe smaltire il pregresso. Un periodo tutt'altro che corto, in cui meglio averne in piu' che in meno, secondo me - ovviamente, mi rimetto al giudizio di chi queste cose le vive piu' da vicino.

Sia chiaro: condivido l'inciso tra parentesi, che ritengo negativo. Pero' se devo tagliare tra medici, giudici, insegnanti e ricercatori starei bene attento a dove faccio passar la lama, e quando lo faccio.

 

Alberto, condividerei tutto tranne un paio di affermazioni:

non sono nemmeno capaci di approvare una decente normativa anti-trust tanto che ci ha dovuto pensare Berlusconi...

La chiave, in questo caso, e' il "decente", venendo ovviamente dall'uomo che il trust lo vuole eccome. Non e' l'unico, ma quello che ha il potere di farselo.

(Se capisco bene il tuo commento) hai ragione. "Decente" va cancellato, il PD non ha approvato norme anti-trust di alcun tipo credo. E Berlusconi ne ha approvata una tagliata su misura per non incidere se non per favorire sui suoi interessi, quindi non decente.

Come spiegato sul suo sito, l'autorità antitrust venne creata dalla la legge n. 287 del 10 ottobre 1990.  Durante il periodo 2001-2006 il governo di centrodestra le ha assegnato nuove competenze in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa, (Titolo III, Capo II del decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005) e in materia di conflitti di interessi, come stabilito dalla legge n. 215 del 20 luglio 2004. Quanto sia efficace la normativa sul conflitto di interessi credo non sia necessario ripetere.

Negli ultimi mesi l'attuale governo ha sospeso i poteri dell'antitrust per l'operazione CAI-Alitalia ed ha nominato commissario il signor Salvatore Rebecchini. Enuff said.

Si' Alberto, hai capito benissimo. Del resto, vista l'ora e lo stato, non potevo pretendere di essere chiaro...

Sandro, i punti che tu elenchi mi stanno benissimo, ma sei tu sinceramente convinto che su un programma che li includa si possano vincere le elezioni in Italia?

In altri termini: non vorrei apparire disfattista, ma esiste secondo te in Italia una maggioranza numerica produttiva, che abbia interesse a uno snellimento della macchina statale e a incentivi di merito? A me pare che il paese reale abbia da tempo passato il punto di non ritorno, e che al piu' si possa costruire un'opposizione che si batta per tutelare i diritti di una minoranza oppressa.

Non lo so, bella domanda. Io però almeno ci proverei. Non darei per scontato che la popolazione at large (as opposed to the elites) sia comunque contraria. Tanto per dire, sia Bersani quando ha fatto  l'alfiere delle liberalizzazioni sia Brunetta quando si è scagliato contro l'inefficienza nel pubblico impiego sembravano raccogliere parecchio consenso. A parte le sensazioni di pancia c'erano anche i sondaggi sulla popolarità dei ministri ad attestarlo. 

Ora, né Bersani né Brunetta hanno combinato un gran ché (per Brunetta aggiungiamo finora, anche se non sono ottimista), ma non è questo il punto. Il punto è che si può raccogliere consenso proponendo liberalizzazioni ed efficienza nella pubblica amministrazione.

Dei 5 punti che ho elencato, che non hanno pretesa di organicità e si riferiscono unicamente a temi emersi in questi ultimi mesi, posso solo offrire le sensazioni di pancia ma sono convinto che sarebbe stato abbastanza facile raccogliere consenso sui primi 3. Abolire il canone è sicuramente popolare, e se la vendita della Rai viene giustificata come mezzo per ottenerlo non ci dovrebbero essere problemi. La vendita Alitalia, se presentata come un modo di risparmiare denaro pubblico e ottenere prezzi più bassi, poteva tranquillamente essere popolare. Per le università non credo nessuno si opponga all'idea che chi non fa ricerca non debba essere pagato al pari di chi la ricerca scientifica la fa (a parte chi beneficia dal sistema, ma sono pochi). Su detassazione straordinari vs riduzione delle tasse non so, ma un argomento di semplicità qualche presa lo avrebbe avuto. L'unico punto veramente controverso sarebbe stato il federalismo fiscale. Lì è facile prevedere consenso al nord e opposizione al sud.

Tutto sommato, not that bad. Tieni conto che le scelte alternative fatte dal PD, difesa dei sussidi alla stampa e tutto il resto, non è che poi gli abbiano fruttato tutti sti consensi.

Mi limiterò a proposte con le seguenti caratteristiche: 1) sono senza costo per lo stato, e quindi non esiste alcun ostacolo di finanza pubblica alla loro attuazione;

 

Mi sembra che il punto della riduzione delle aliquote e il federalismo fiscale, almeno in prima battuta, costituiscano un costo significativo per lo stato in termini di riduzione delle entrate nel primo caso e aumento della spesa nel secondo caso.

Ritengo che la premessa di tutta l' azione politica riformatrice debba essere la riduzione della spesa pubblica a partire dai privilegi ormai intollerabili dei politici. Nella mia regione, il  Piemonte, stiamo iniziando la traversata del periodo economico peggiore dal dopoguerra : da circa 3-5 mesi l' economia si è fermata di colpo  con una estensione molto ampia della cassa integrazione a 800 euro al mese per migliaia di operai e impiegati. In questo contesto, per esempio,  gli stipendi dei consiglieri regionali a 16.500 euro netti mensili non sono più accettabili dall' opinione pubblica.

Potrebbe essere l' occasione buona per riformare lo stato italiano nelle sue strutture e normative e rendere un grosso servizio alle nuove generazioni.

Intendevo una riduzione delle aliquote in alternativa alla detassazione degli straordinari, in  modo da lasciare il gettito invariato. Non ho fatto i conti, quindi non so se può essere un punto o mezzo.

Un federalismo fiscale serio deve rendere lo stato piu efficiente e ridurre le spese. Il fatto che con i progetti attuali ci sia il grosso rischio di un aumento della spesa è la miglior dimostrazione che federalismo serio non è.

Sulla riforma dello stato, ovviamente hai ragione. Come ho detto non avevo la pretesa di proporrre nula di organico, semplicemente segnalare, prendendo spunto dalla cronaca politica recente, come fosse perfettamente possibile dare del PD un'immagine diversa che ha dato questo gruppo dirigente.

gli stipendi dei consiglieri regionali a 16.500 euro netti mensili non sono più accettabili dall' opinione pubblica.

Non avrebbero mai dovuto esserlo. 16.500 netti, con la tassazione italiana, li mette nel top 0,1% della distribuzione del reddito quando calcoli il lordo. E questi sono consiglieri regionali, ossia inutili analfabeti ... guadagnano tutti di più del Chairman del Federal Reserve Board! Che paese!

P.S. A far due conti, gli occupati italiani sono circa 23 milioni, per cui l'uno per mille sono circa 23mila persone. Non ho voglia di guardare i numeri, vado a spanne sia qui che nel seguito, ma credo questo corrisponda a redditi superiori ai 150mila euro lordi annui. Ci sono 20 consigli regionali, ognuno dei quali avrà circa 50 consiglieri, e sono mille persone. Abbiamo altri 1300 deputati e senatori, più i deputati europei, che sono 78 (questo me lo ricordo!). Poi ci sono i consigli provinciali, comunali e le giunte. Fra sindaci, assessori e presidenti di provincia ed alti funzionari superpagati, arriviamo probabilmente ad altri 4-5mila (le province sono circa 130, faccio conto 40-45 per provincia, che è poco). A questi vanno aggiunti direttori e superdirettori di ministeri ed agenzie, avvocati dello stato, segretari generali, capi di gabinetto, dirigenti della Banca d'Italia, della RAI, eccetera. Altri tremila parassiti? Siamo arrivati a 10mila senza battere ciglio e senza cercare nelle organizzazioni collaterali, senza contare i portaborse ed altra umanità varia ...

In altre parole, l'elite italiana del reddito è, per almeno metà, costituita da membri della casta in senso stretto ...

più i deputati europei, che sono 78 (questo me lo ricordo!).

Sono 78 adesso ma saranno 72 a partire dalle prossime elezioni. Io però vorrei capire meglio qual è la fonte dei dati. Onestamente 16.500 netti mensili per i consiglieri regionali mi sembra un po' tanto. Qualcuno ha informazioni più precise?

Grazie mille trebestie. Quindi per il consigliere semplice sono 10.000 lordi mensili più indennità varie. Forse non si arriva ai 16.500 netti, ma è comunque un bel gruzzolo.

Sono lorde le cifre, non nette. Ok, quindi il mio calcolo che li metteva nel top 0,1% del reddito nazionale non si applica. Sono solo nell'1% più alto del reddito nazionale.

Le cifre sono comunque impressionanti. Vorrei farvi notare, in particolare, cosa prende il Presidente di Circoscrizione, ossia del consiglio di quartiere. Tre volte e mezza un insegnante di scuola superiore o di un neo laureato, più le varie indennità! Folle ed insultante.

Quindi per il consigliere semplice sono 10.000 lordi mensili più indennità varie. Forse non si arriva ai 16.500 netti, ma è comunque un bel gruzzolo.

Una cifra enorme. Considera poi che possono continuare a svolgere altre attività e spesso non si devono nemmeno allontanare troppo da casa. 

Mi interesserebbe anche capire quali responsabilità hanno per meritare simili importi.

Lo confesso, parlo solo per invidia.


Inoltre, ho il vago sospetto che il Piemonte non sia esattamente il worst offender. Qualche altro gentile lettore non è che tira fuori i dati delle regioni autonome, tipo la Sicilia? Per parte mia segnalo che il Senato amerikano paga i propri membri 169300 dollari l'anno, che al cambio attuale sembra andare abbastanza vicino a quelli che prendono i consiglieri piemontesi.

Lombardia: 12.895 dal 2007

http://www.02blog.it/post/1853/stipendi-aumentati-ai-consiglieri-regionali-lombardi

(c'e' scritto di una legge che li parifica all'81% dello stipendio dei parlamentari, ma non ho tempo di controllare, sorry).

 

Proposta di tagliarli del 10%:

http://www.primoweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=837&Itemid=53

Degno punto di vista che, nei momenti di realismo, tendo a condividere, Dottor Michelangeli.

Molti anni fa cercai di mettermi a fare i conti, i conti di quanti erano i parassiti e quanti i parassitati. Rinunciai, perché per la grande maggioranza dei casi è un problema "endogeno". L'Italia è piena di "parassiti morti di fame". Quello è il vero paradosso, che trovo assolutamente affascinante perché prova che gli equilibri di Nash cattivi esistono, eccome che esistono.

Prendi gli insegnanti: non guadagnano nulla, o quasi. Ora, è vero che una buona fetta di loro non fa assolutamente niente oppure fa danno, ma non è vero per tutti. Oserei dire che la maggioranza lavora ed anche parecchio ed in condizioni disastrate. Si ribellano mai costoro chiedendo di licenziare i parassiti? No, anzi li "coprono" negandone l'esistenza o minimizzando. Perché? Non lo so. Idem con patate in quasi tutti i servizi pubblici, dalle poste, agli ospedali, ai treni. Perché? Mistero della fede italiota. Pensa alle pensioni d'invalidità: avete mai visto il sindacato dei pensionati organizzare gli invalidi VERI per protestare contro gli invalidi FALSI, che di fatto loro rubano la pensione? Io no ...

Alcuni anni fa, di ritorno da Cipro con un gruppo di colleghi europei venimmo bloccati a Fiumicino da uno dei soliti casini estivi dell'aviazione europea. Era un inferno. Al banco di Alitalia che gestiva connessioni e re-routing per tutti era una farsa: due persone, una in particolare, lavoravano come bestie, mentre il resto non faceva quasi un piffero. Una cosa allucinante. Ebbi modo di osservare la scena per quasi sette o otto ore; tanto rimanemmo bloccati e le uniche poltrone usabili erano giusto di fronte. L'intero gruppo di economisti, composto di spagnoli, svedesi, francesi, eccetera, si rese conto della cosa. Non riuscivamo a crederci. Ad un certo punto, nel tardo pomeriggio, durante un momento di pausa andai a parlottare con il signore che si faceva il mazzo più di tutti, esprimendo scherzosamente la nostra sorpresa. Praticamente non mi diede spiegazione, continuo' a ripetermi "Cosa ci vuol fare? Cosa ci vuol fare? Io mi sento responsabile dei passeggeri lasciati a terra ...". Una cosa terrificante, Fiumicino che si reggeva su una specie di Madre Teresa del trasporto aereo ...

Questo è, a mio avviso, l'aspetto più tragicamente ridicolo della cultura italiana ... da dove venga, mi sfugge.

Prendi gli insegnanti: non guadagnano nulla, o quasi. Ora, è vero che una buona fetta di loro non fa assolutamente niente oppure fa danno, ma non è vero per tutti. Oserei dire che la maggioranza lavora ed anche parecchio ed in condizioni disastrate. Si ribellano mai costoro chiedendo di licenziare i parassiti? No, anzi li "coprono" negandone l'esistenza o minimizzando. Perché? Non lo so.

Alcune idee al proposito.

Primo, nascondersi nella massa: ovvero, tutti sanno che prima o poi, per periodi piu' o meno lunghi, con questo sistema possono tirare i remi in barca. Quindi si cerca di mantenerlo perche' non si sa mai, anche a chi lavora onestamente (il che vuol dire che deve addossarsi anche il lavoro di altri, spesso) potrebbe tornare utile per quella volta che ha il problema X per cui la sua produttivita' deve calare.

Secondo, sfiducia nelle capacita' selettive dello Stato: visto che i proclami alla fine peggiorano le condizioni per tutti (Brunetta e' solo l'ultimo esempio), si ha paura che pur essendo d'accordo nel tagliare si finirebbe a far parte dei tagliati. In fin dei conti, chi (non) fa una sola cosa puo' sempre dimostrare di farla benissimo spendendoci adeguate risorse, chi tira la carretta dovra' fare molte cose tutte insieme, magari in maniera mediocre.

Terzo, i colleghi. Ho sentito direttamente di critiche portate a persone che lavoravano troppo perche' fornivano ai superiori un parametro di picco con cui tutti gli altri venivano confrontati, e ovviamente ne uscivano male. Il problema in questo caso e' che la dirigenza vede il picco, ma non considera che la media e' diversa (sia per chi il picco lo provoca, sia per gli altri).

Il sistema e' tale che si esce perdenti dimostrando proattivita' e buona volonta', perche' se per qualche motivo non si puo' continuare in queste performance ci si espone a critiche.

E' una perversione in termini lavorativi: se lavori tanto devi pure trovare il modo di difenderti, perche' sei piu' esposto - e facendo piu' cose, hai piu' possibilita' di fallire. Chi fa di meno, invece, deve difendere meno posizioni quindi lavora ancora meno.

 

Terzo, i colleghi. Ho sentito direttamente di critiche portate a persone che lavoravano troppo perche' fornivano ai superiori un parametro di picco con cui tutti gli altri venivano confrontati, e ovviamente ne uscivano male. Il problema in questo caso e' che la dirigenza vede il picco, ma non considera che la media e' diversa (sia per chi il picco lo provoca, sia per gli altri).

Se mi permetti, il problema e' semmai che colleghi di quel tipo non sono licenziati e il loro stipendio non e' devoluto alle persone che danno il parametro di picco...

Te lo permetto eccome, Enzo: preferirei avere a che fare con persone che danno il parametro di picco. Ma sono cosciente che e', appunto, un picco e non puo' avvenire sempre, cosa che non e' nota (od e' scientemente ignorata) alla dirigenza: e' li' era il problema che i colleghi evidenziavano. Lo dico perche' in quell'occasione rimasi stupito: coloro che muovevano le critiche, per come li conoscevo, non erano scansafatiche.

Devo essere onesto e dire che spesso vedo un atteggiamento del genere anche nel privato: il picco e' quello che ci si aspetta, sempre. Pero' li' il picco serve a raggiungere un risultato misurabile, e quando la misura dice che il risultato e' raggiunto il picco viene in genere premiato. Nel pubblico, questo non avviene, anzi sei invogliato ad uniformarti alla massa, verso il basso.

i miei 2 cents su questo:

non ci sono incentivi "esplicit" a good behaviour. in alcuni casi e' giusto che non ci siano perche' performance e' scarsamente misurabile e incentivi espliciti potrebbero peggiorare le cose. cosi' funzionao gli incentivi "impliciti" e funziona il modello dei motivated agents

http://econ.lse.ac.uk/staff/tbesley/papers/motivated.pdf

che secondo me spiega varie cose, tra cui il comportamento del tipo di fiumicino.

perche' gli insegnanti che lavorano non si ribellano? perche' il costo, in termini di peggior clima lavorativo sono molto piu' alti dei benefici.

il primo anno che sono andato a studiare fuori ho scoperto con sorpresa che nel mondo anglosassone e' normale denunciare al professore un compagno di classe che copia. ero sopreso perche' da noi "sei una spia", il costo in termini di stigma e' enorme. secondo me la cosa deriva anche da scarsa fiducia nell'autorita'. se un insegnante va dal preside a dire "tizio non fa un tubo", e' molto probabile che la risposta del preside sia quella di sopire lasciar perdere perche' avrebbe molti piu' casini che non benefici, visto che comuqnue non puo' licenziare e puo' fare poco per attrarre studenti.inoltre l' insegnante sarebbe additato come "spia"/"infame", etc.

la combinazione di zero incentivi ed eccessiva protezione di comportamenti non accettabili da parte di superiori e sindacato secondo me spiegano perche' da noi praticamente tutto il settore pubblico si basa esclusivamente sui motivated agents e perche' questi non denuncino chi non lavora. peraltro, sempre "comprando" l'idea del motivated agent, se tu sei motivato dal senso di missione e vedi che i tuoi vicini non fanno un tubo, la tua soddisfazione probabilmente aumenta, perche' ti senti ancora piu' investito della missione, quindi denunciare il vicino che non lavora puo' ridurre il tuo payoff.

Sandro Brusco alla segreteria del PD?

No, meglio di no, non gli vogliamo così male.

E' vero, con il programma su enunciato non si può vincere. Ma l'alternativa sarebbe? Presentare un programma farlocco, e poi una volta conquistata la maggioranza portare avanti le proprie idee? Sarò ancora l'ultimo degli idealisti, ma uno deve predicare le proprie convinzioni: se sarà premiato dalla maggioranza, meglio, se no peggio per tutti.

Ovviamente, sono contrario ai "duri e puri" che si accontentano dell'1,5%. Si deve mediare se si vuole diventare maggioranza. Però, non credo si debba rinunciare a certi punti fermi.

Anche a me questo aspetto della mentalita' italiana colpisce molto. La massimizzazione del profitto personale seppure contro quello generale che poi diventa personale comunque. Eppure davanti alle conseguenze disastrose di questo attegiamento la stragrande maggioranza non sembra collegare.

Al contrario nei paesi anglosassoni c'e' una grande consapevolezza del profitto generale.

Ossia, che non va bene nessuno e che dovrebbero andarsene tutti per poter, quel partito, avere una mezza speranza.

La mia affermazione si basa, ovviamente, su una serie di congetture. Eccole: che i lettori di La Repubblica e del Corriere della Sera che perdono tempo per votare i rispettivi sondaggi su chi dovrebbe essere il futuro leader del PD si identifichino con il medesimo partito (non a  caso il sondaggio su Repubblica ha già 120mila + votanti, mentre sono circa 44mila sul Corriere) e "ci tengano". In entrambi in sondaggi il candidato più votato, con circa il 23% delle preferenze, è il/la signore/a senza nome, quello che ancora non c'è, che non è nell'elenco, che viene da fuori del giro. E nell'elenco offerto dai due quotidiani ci sono tutti, direi proprio tutti (incluso Cuperlo, Marini e questo Renzi che deve piacere alla stampa per la sua età, perché spunta ovunque senza dire mai nulla che valga la pena leggere ... una specie di Madia al maschile, insomma ...).

Tito Boeri e/o Francesco Giavazzi dovrebbero candidarsi loro. Non scherzo.

 

Da notare anche che in entrambi i sondaggi Bersani "li liberalizzatore" è al secondo posto (19% Repubblica, 14,4 Corriere) con un discreto distacco sul terzo, Soru l' imprenditore (12 e 10), e l' unico altro candidato degno di nota è la Finocchiaro (10 e 9).D'Alema è il primo del gruppo dirigente tradizionale, intorno al 4%; gli altri han fatto peggio di Renzi, ben sotto il 2%.

Insomma, le preferenze sono:

  1. Nessuno dei suddetti
  2. Un presonaggio di seconda fila, possibilmente con tendenze da liberalizzatore
  3. Uno dei soliti, possibilmente D'Alema

Il mio pronostico è che i primi due scenari non verranno presi in considerazione, D'Alema manderà qualcun'altro  farsi bastonare alle europee e lo rimpiazzerà un mese prima della campagna elettorale per le prossime politiche.O magari comincerà subito un lungo ciclo di primarie a candidato unico per farsi eleggere tra un'annetto, lasciando Franceschini a incassar colpi nel frattempo.

>>Tito Boeri e/o Francesco Giavazzi dovrebbero candidarsi loro. Non scherzo.

 

Dove si firma?

 

Io sono abbastanza stupito che scriviate che la base "è d'accordo con noi". Faccio outing: io sono iscritto al PD, da poco e con grande fastidio, ma sono iscritto e conosco qualcuno dei militanti impegnati. Seppure ammetto che qualcuno del PD, poniamo i quadri, possa anche appoggiare candidati come Boeri e Giavazzi, sono arci certo che la base diffusa e sopratutto i dirigenti non apprezzerebbero le misure che prevedibilmete i due menzionati proporrebbero. I militanti del PD non intendono il riformismo come lo intendiamo su NFA, per chi conosca la base e i vertici mi sembra chiaro.

Sulle misure proposte da Sandro. Sono proposte, diciamo così, perfette per smarcarsi da un certo modo di affrontare i problemi tipici della burocrazia di partito e dovrebbero essere adottati nelle misure del nuovo PD; aggiungo che mi sembra abbastanza mesto sostenere che quelle misure non sono fatte proprie dai dirigenti perchè "non sono popolari": la popolarità del PD è comunque ai minimi, sia in termini di voti sia in termini di radicamento nel paese, se dunque certe posizioni di politica economica non sono nemmeno discusse è solo perchè gli iscritti del PD proprio non ci credono.

La cosa più probabile, alle condizioni attuali, è che cicciobello del potere Rutelli si allontani dal PD e confluisca in una quarta cosa con l'UDC, lasciando il PD su posizioni ancora più sinistre delle attuali.

Aggiungo che se D'Alema diventerà segretario, come qualcuno ha suggerito, beh....avete capito.

sono arci certo che la base diffusa e sopratutto i dirigenti non apprezzerebero le misure che prevedibilmete i due menzionati proporrebbero. I militanti del PD non intendono il riformismo come lo intendiamo su NFA, per chi conosca la base e i vertici mi sembra chiaro.

beh se la base non e' liberale, bisogna cambiare la base! O, ancora meglio, indottrinarla. Alle prossime feste del PD con il piatto di salsicce  bisognera' regalare una copia de il liberismo e' di sinistra a tutti i militanti e simpatizzanti. E una copia di Free to Choose, tanto per essere sicuri che abbiano capito bene ( e si sentano un po' internascional).  Poi forse dopo qualche anno di indottrinamento voteranno nel modo che i liberali ritengono giusto :)

Si, ma guarda che la base del PD non è come la base della pizza americana, su cui puoi metterci tutti gli ingredienti che ti pare... :-), loro sono fedeli alla ricetta tradizionale.

eh lo so :) ma io a volte a leggere voi liberali ho l'impressione che crediate che lo sia (lo dico scherzosamente , no offense)

Anche a me sembra un po' troppo ottimista dire che la base ''è d'accordo con noi''. La base del PD è incazzata con i dirigenti perché conducono il centrosinistra da sconfitta a sconfitta. Successe lo stesso nel 2001, con i girotondi, l'urlo di Nanni Moretti in piazza eccetera. Però, ora come allora, la contestazione ai dirigenti non si traduce in un chiaro progetto politico alternativo. Allora il collante principale era la (sacrosantissima) difesa della legalità contro l'assalto berlusconiano. L'assalto continua e il PD, che su questo tema ha completamente buttato via i suoi due anni al governo, sembra sempre più inerme.

Ma ovviamente la difesa della legalità (non chiamiamolo antiberlusconismo, per favore) non è sufficiente. Occorrono idee più chiare e nuove, soprattutto in politica economica. Purtroppo, per abusare una vecchia battuta, nel PD sembra che quelli che hanno idee chiare non le hanno nuove (vedi girotondi) e quelli che le hanno nuove non le hanno chiare.

È un bel pezzo che manco dall'Italia, quindi non ho bene il polso di cosa pensano i militanti di base del PD, ma non ho ragione per dubitare della veracità dell'osservazione di Marco. Sicuramente proposte di liberalizzazione, introduzione di una seria meritocrazia nell'amministrazione pubblica (a cominciare da scuola e università) e federalismo serio e responsabilizzante non verrebbero bene accolte da una parte cospicua della base del partito.

Però, insomma, il PD è al momento ridotto così male che a qualcuno potrebbe venire la voglia di fare le cose in modo diverso. Una svolta in direzione chiaramente liberale e antistatalista avrebbe quantomeno il vantaggio politico di sparigliare le carte, e credo che alla fine beneficerebbe il partito. Del resto, accontentare la base attuale è palesemente insufficiente. Se si vogliono vincere le elezioni bisogna cercare consensi altrove.

Quindi, anche se non sono particolarmente ottimista sulla base del partito, continuo a pensare che il vero problema siano i vertici. I quali, tanto per fare un esempio,  non si oppongono alla vendita della Rai e ai sussidi alla stampa perché non sono abbastanza liberali (anche se indubbiamente una componente culturale c'è) ma semplicemente perché in Rai e nei giornali sussidiati ci piazzano parenti e amici.

provo a dire una cosa seria sul punto. Hai certamente ragione, sandro, che la sinistra ha bisogno di una nuova politica economica. Ma tu seriamente credi che si possano vendere idee come "tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici per diminuirne la rendita cosi' che poi le migliori menti della nostra regione inizino ad  produrre seriamente in modo che il sud cresca cosi' che poi in fondo tagliare le rendite pubbliche conviene anche  a quelli che di quelle rendite usufruivano"? Possiamo discutere della necessita' di alcuni provvedimenti del genere ( e arrivare ad essere daccordo,  prendendosi  il sarcasmo di michele) ma tu credi che la base che si sente a sinistra possa ri-trovare una  identita' che si fonda su idee del genere? Perche' buona parte del problema e' che il gruppo dirigente dei DS prima e PD ora ha distrutto con animo leggero l'identita' di sinistra del partito senza essere capace di crearne una nuova. Ha scelto la strategia della colla tra  gli opposti invece della sintesi ( o della calamita, come Berlusconi). Buona parte di questo processo e' stato condotto da quelle elites con il terrore del passato comunista. Sono riusciti a cancellarlo, senza tuttavia creare nulla di nuovo.Sono le suocere dei lambertodini di turno che dicono : guarda lamberto spiegami bene l'alleanza con i comunisti se no  non ti voto.

Insomma bisogna costruire un'identita' in cui la base (quale che essa sia, la possiamo pure cambiare eh) si ritrovi. E questo, secondo te, lo possiamo fare con le parole che fino a ieri erano quelle del nemico, e che oggi sono gli stessi slogan del nemico?

 

Luigi, questo è un discorso molto lungo che non è facile fare in un commento. Però guarda che l'identità di sinistra del partito, se con questo vogliamo chiamare il corpus ideologico del vecchio PCI, non è stata distrutta da dirigenti improvvidi e irresponsabili ma è stata fatta a pezzi dalla storia. La responsabilità storica dei dirigenti è stata quella di non aver elaborato nulla di nuovo. Bisognava cogliere la caduta del muro per ripensare bene agli errori dello statalismo e costruire un nuovo blocco sociale. Invece ogni tanto hanno ingoiato a denti stretti qualche privatizzazione, senza capire bene perché e percome, e per il resto si son barcamenati. A veder quello che succede in queste ore, continueranno a farlo. E non è stato solo un problema culturale. In molti casi è stato opportunismo del peggiore, visto che dallo statalismo questi signori traevano e traggono linfa e nutrimento.

Permettimi poi di sorridere sugli ''slogan del nemico''. La destra italiana, quella vera e di massa, la DC e il MSI, è sempre stata ultrastatalista. Continua a esserlo adesso, nonostante qualche slogan pro-mercato di facciata. Anzi, con il dominio assoluto che Berlusconi ha acquisito sul PdL (e, di fatto, sulla Lega) lo è più che nel passato.

non possiamo risolvere la questione sinistra&ideologia in 3 commenti, e va bene. Pero' permettimi di ridere indietro (smile back :) ) al fatto che il muro di berlino abbia distrutto il corpus ideologico del vecchio PCI. Mi vuoi dire che dopo il 1989 non esistono piu' classi deboli (possiamo discutere se in un paese altamente sindacalizzato come l'Italia queste siano diverse dalla mitica classe operaia) e  non c'e' piu' gente a cui sta a cuore l'uguaglianza (sostanziale, non formale) ? Siamo rimasti solo col piccolo imprenditore veneto che si lamenta delle tasse? Questo e' l'unico blocco sociale di riferimento? In U.S. i democratici discutono ogni due e tre di un sistema sanitario pubblico, e Obama vince le elezioni anche promettendo piu' tasse ai ricchi (poi magari non lo fa, intanto ci siamo dovuti sorbire la irrilevante discussione sull'elasticita' dell'offerta di articoli non accademici di Mankiw) e piu' spesa pubblica stimolante. Anche Obama e' un reduce del vecchio PCI? Allora, a me sembra che dietro la retorica della modernita' ineluttabile i liberali vogliano far passare una particolare concezione della societa' e dello stato. Quello che cerco ogni volta di contestare e' che questa particolare concezione non e' necessariamente ne' vincente ne' corretta, e sicuramente non di sinistra.

Poi una cosa. Io non dico affatto che tutto va bene nella concezione ultrastatalista della societa' e dell'economia. Ma le riforme si possono fare senza necessariamente trasformarsi in una sinistra reaganiana. Tanto per fare un esempio di  approccio diverso. C'e' un ottimo libro di Zeckhauser e Schuck , Targeting in Social Programs: avoiding bad bets, removing bad apples. Ad esempio, una bad bet e' un malato di cancro al colon che riceve un trapianto di fegato. Una bad apple e' uno spacciatore che riceve public housing.  Nel libro z&s partono dall'osservazione che nei programmi sociali (public housing, unemployment insurance , medical insurance etc) questi fenomeni che derivano da cattivi incentivi e informazione asimmetrica sono particolarmente evidenti. La loro risposta pero' non e' "buttiamo tutta la tradizione sociale a mare e facciamo fare al mercato". Invece, propongono di mitigare questi problemi usando metodi di targeting (che e' il contrario di universal come filosofia) . Insomma, si sforzano di dimostrare che l'intersezione dei vincoli IC non e' necessariamente vuota. Ora paragona questo approccio a il liberismo e' di sinistra . Z&S dicono una cosa profondamente vera. Sono le persone a cui stanno a cuore gli obiettivi che questi programmi sociali intendono perseguire che dovrebbero essere i primi a sostenere politiche di riforma di questi programmi. Agli altri, quelli che non gliene frega niente se un povero muore perche' non puo' essere curato tanto se e' povero o e' sfaticato e quindi se lo sfamiamo poi tutti vogliono essere sfamati o e' stupido e quindi e' efficiente che muoia perche' e' solo un costo per la societa', va benissimo che i programmi sociali non funzionano. Allora, e' veramente  tanto chiedere uno sforzo intellettuale che vada al di la' del ricorso al mercato e che tenga tuttavia conto dei sacrosanti incentivi ?

Potresti definire "uguaglianza sostanziale"?

Potresti definire "stare a cuore" (qualsiasi sia l'oggetto X che sta a cuore) e le sue relazioni con la politica economica?

Potresti dirmi come si appartiene ad una classe (debole o forte che essa sia)?

Potresti dirmi chi e come raccoglie ex-ante (non ex-post come Z&S, che a farlo siamo capaci tutti, tanto quanto i bancari che avevano "previsto tutto questo, dati causa e pretesto, ...") le informazioni necessarie per capire cosa sia un "bad bet" e distinguerlo da quelli buoni?

Potresti spiegarmi che relazione esiste, if any, fra le politiche concrete dell'amministrazione Obama e quanto sopra o anche solo la nuova favola, ossia "targeting"?

Potresti inoltre confermarmi, perché così ti interpreto, che per te la "sinistra politica" oggi dovrebbe interessarsi anzitutto di uguaglianza e di targeting via social programs? Is THAT the new idea? Madre Teresa è diventata il sol dell'avvenire?

Potresti definire "uguaglianza sostanziale"?

U(i)=U(j) e/o W(i)=W(j)

Potresti definire "stare a cuore" (qualsiasi sia l'oggetto X che sta a cuore) e le sue relazioni con la politica economica?

 

sempre la solita cosa. SWF strettamente concava (al contrario della tua, che e' lineare, come hai detto tu stesso in passato. De gustibus)

Potresti dirmi come si appartiene ad una classe (debole o forte che essa sia)?

 

gruppo di persone che in una particolare contingenza si trova ad avere pessime(ottime) outside options

 

 

Potresti dirmi chi e come raccoglie ex-ante (non ex-post come Z&S, che a farlo siamo capaci tutti, tanto quanto i bancari che avevano "previsto tutto questo, dati causa e pretesto, ...") le informazioni necessarie per capire cosa sia un "bad bet" e distinguerlo da quelli buoni?

domanda troppo  generica. Dipende. Il mio punto voleva essere che a volte e' possibile farlo. A volte no. A volte troppo costoso. Questa voleva essere la terza via tra i liberali  che dicono che non e' mai possibile e i comunisti "classici" che non si pongono il problema.

Potresti spiegarmi che relazione esiste, if any, fra le politiche concrete dell'amministrazione Obama e quanto sopra o anche solo la nuova favola, ossia "targeting"?

le politiche concrete di Obama in termini di social programs non le so. Facevo un'osservazione semplice. Se uno identifica una sinistra moderna con l'antistatalismo e il non interneventismo, allora dobbiamo dedurre che Obama e il suo fiscal stimulus non e' una sinistra moderna. Niente di male nel pensare cio' eh.Basta pero' che non ce la prendiamo col vecchio PCI per questo.

Potresti inoltre confermarmi, perché così ti interpreto, che per te la "sinistra politica" oggi dovrebbe interessarsi anzitutto di uguaglianza e di targeting via social programs? Is THAT the new idea? Madre Teresa è diventata il sol dell'avvenire?

 

No, la sinistra moderna in italia dovrebbe, a mio avviso, impegnarsi a riformare la baracca dello stato che non funziona. Il libro di z&s l'ho utilizzato come esempio di approccio alternativo allo buttiamo a mare i social programs e tutto quanto. Che si chiami targeting o in altro modo.

At last, l'argomento contro uguaglianza e social programs e' il sarcasmo contro i "buoni sentimenti" della sinistra? Is THAT the new idea?

 

 

Luigi, ho l'impressione che se facciamo discorsi così generali non arriviamo molto lontano. Non c'è niente di male nell'essere inequality-averse, non ho problemi su questo. Io e te siamo anche d'accordo, mi pare, che quando si considerano politiche economiche e sociali vanno tenuti in considerazione i vincoli di compatibilità degli incentivi. Non son sicuro che questo sia chiaro ai politici del Pd, vedi l'assurda proposta di detassare gli straordinari dei lavoratori pubblici. Sono sicuro invece che la nozione di incentive compatibility è completamente assente dagli schemi mentali della sinistra radicale. Ho l'impressione che io e te abbiamo idee diverse su quali siamo le implicazioni a largo raggio di questi vincoli, ma questa è una questione empirica.

E siccome la questione alla fine è empirica, vorrei portare la discussione a un piano magari più basso ma forse più utile. Mi sai dire quali delle 5 proposte che io ho fatto nel pezzo implicano che io pensi che non esistano classi deboli o che porsi obiettivi di uguaglianza sostanziale sia sbagliato?

A me sembra invece che le proposte vadano esattamente nella direzione di aiutare le classi deboli e promuovere l'uguaglianza, oltre all'efficienza economica. Ci ho pensato e le ho scelte apposta.

Per esempio, la Rai attualmente è un meccanismo mediante il quale si tassano i cittadini in forma regressiva e si trasferiscono i soldi a un gruppo di privilegiati. Il servizio che la Rai offre non può essere definito ''pubblico'' sotto nessuna ragonevole definizione della parola, a parte ovviamente il caso in cui definiamo un po' tautologicamente pubblico=statale.  Abolire la tassa e vendere la Rai promuove l'uguaglianza. Promuove anche l'efficienza economica, dato che una privatizzazione e diminuzione della concentrazione (per questo ho detto che Rai e Mediaset vanno spezzate) nel settore dell'entartainment e dell'informazione aumenta la concorrenza, e quindi l'occupazione, nel settore. Esattamente lo stesso vale per i contributi statali all'editoria. Sono soldi estratti dai contribuenti e regalati a un pugno di privilegiati, siano essi i giornalisti del Manifesto o Vittorio Feltri. In che senso eliminarli fa soffrire le classi deboli e va contro l'uguaglianza, sostanziale o meno? Cominciamo da qua, e poi se vuoi possiamo discutere anche delle altre proposte. Secondo me il discorso resta sempre lo stesso, sono proposte che, in modo incentive compatible, promuovono sia l'efficienza che l'eguaglianza. Hai ragioni sostanziali per pensare che queste proposte siano sbagliate o è solo la solita reazione pavloviana per cui stato=good e privato=bad?

Sul punto più generale delle rendite da pubblico impiego. Mi vuoi spiegare perché mai dovrebbe essere una buona idea crearle? Ossia, per quale ragione dovrei far crescere il salario e dare condizioni di lavoro più favorevoli a chi lavora nel pubblico impiego rispetto a chi lavoro nel privato? Dal punto di vista della promozione dell'uguaglianza sostanziale mi sembra a prima vista una pessima idea.

Voglio dire, supponiamo che ci mettiamo d'accordo sul fatto che vogliamo fare un certo ammontare di redistribuzione tassando i ricchi e trasferendo ai poveri. Sotto quali condizioni il modo ottimo  per redistribuire è quello di pagare meglio i dipendenti pubblici e poi razionare l'accesso a tali posti di lavoro (solitamente delegando al potere politico la scelta) piuttosto che ridurre le tasse o aumentare i servizi a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro collocazione nel pubblico o nel privato? Argomenti teorici io non riesco a vederne. È un argomento empirico? E se lo è, si stanno tenendo conto le enormi distorsioni che questo crea, fornendo un potere formidabile a una classe politica ignorante e disonesta?

Marco, mi perdonerai se profitto del tuo intervento non per rispondere a te, ma per parlare, in realtà, con tutti di un argomento del quale non ero intenzionato a discutere giacché molto poco mi appassiona, contrariamente a quanto avviene per la grande maggioranza degl'italici, che son tutti CT della nazionale pedatoria e sottili politologi, salvo poi scoprire che il 90% delle persone (e sono ottimista per natura ...) ragiona (?) per simpatie e non analizza dati (che quasi sempre non conosce, se non per sentito dire dal mezzo d'informazione di riferimento, immancabilmente schierato e, perciò, inaffidabile).

Io non sono, non sono mai stato e - con grandissima probabilità - mai sarò iscritto ad alcun partito. Del PD - così come di qualunque altra associazione per delinquere chiamata partito - non mi importa un accidente. Semplicemente perché non ritengo possibile che gli attuali raggruppamenti politici siano in grado di pensare secondo schemi differenti dall'interesse personale e delle proprie consorterie, né che posseggano, al loro interno, i determinanti mezzi culturali adatti alla bisogna. Inoltre le incrostazioni stataliste, in quella landa desolata che ci ostiniamo a chiamare - io per primo - Belpaese, sono talmente diffuse da oscurare il sole della logica e ciò impedisce quel rinnovamento che è necessario, ma inattuabile senza un'estesa opera di alfabetizzazione dei cittadini-elettori.

Questo, forse, è l'unico compito che possiamo - immodestamente - tentare di assumerci, e non so con quali risultati. Non certo il cambiamento degli attuali partiti, da sempre del tutto impermeabili agli sforzi dei pochi individui dotati di qualche capacità che decidano di mettersi a disposizione, in un moto d'illusoria generosità.

L'unica via mi pare, insomma, quella di criticare nel merito le singole azioni e proposte, evidenziandone le pecche e - non di rado - le assurdità, ventilando credibili alternative ben elaborate, senza schierarsi con chicchessia, né indulgere nei consueti inutili slogans che si sentono e leggono ovunque.

Magari anche evitando le discussioni sui massimi sistemi.

Marco, forse sei un po' troppo pessimista. Boeri e Giavazzi le possibilità di vincere le primarie le avrebbero. Sul voto delle primarie il ruolo degli iscritti è marginale, vado a spanne, ma quando fu eletto Veltroni votarono 2-3 milioni di Italiani, di questi gli iscritti al PD saranno intorno al 10%. Il problema vero è che la nomenklatura si inventerà qualcosa per impedirne la candidatura (alla Pannella, Di Pietro).

PS anche se credo che Boeri possa vincere le primarie, ho dei dubbi che possa vincere le elezioni (quelle vere) contro il PdL.

La cosa più probabile, alle condizioni attuali, è che cicciobello del potere Rutelli si allontani dal PD e confluisca in una quarta cosa con l'UDC, lasciando il PD su posizioni ancora più sinistre delle attuali.

Concordo, anche io credo che arrivati a questo punto, alle prossime elezioni politiche potremmo ritrovarci uno schieramento centrista (in cui confluiranno UDC, ex-margheritini, ex-UDEUR e qualche altra cariatide democristiana che fu), ed una coalizione di sinistra (chissà se con, o senza, l'appoggio esterno di IDV...). Già si sentono volare dichiarazioni in tal senso (es. di Niki Vendola). Di sicuro, il PD è alla frutta, è un progetto nato morto: ha perso la rendita politica di eredità PCI ed attualmente è in animazione sospesa, come uno zombie.

E forse anche nel PdL hanno fiutato il cambiamento, se riprovano ad avvicinare l'UDC. Mi sembra un tentativo di divide et impera preventivo, ma magari mi sbaglio...

Ieri qui a cena ne parlavamo, in un gruppo di economisti italiani (+ uno quasi). Io credo che a Tito fischino le orecchie. Non solo, ma se va alle primarie secondo me vince. Il problema (per lui) e' che se va alle primarie e perde, si e' inimicato l'intero gruppo dirigente. Ma secondo me vince. 

Pero' secondo me, purtroppo, non andrebbe con l'agenda Brusco, e nemmeno con l'agenda Giavazzi.

Boeri che vince le primarie del PD? Ma dai Alberto...ma nn c'è storia: Rosy Bindi, Arturo Parisi, Letta Enrico, D'Alema...ma secondo te davvero questi si fanno da parte per un economista accademico? Già me li immmagino gli editoriali distopici alla Scalfari: "puntare su un economista, bocconiano poi, tradisce il fallimento di un progetto politico culturale che dinnanzi allo strapotere di Berlusconi cerca di essere vincente annullando tutta la sua identità storica consegnandosi alle mani di un economista" e giù ad attaccare l'idea di un progetto tecnocratico senz'anima...

Premesso che questi sondaggi lasciano il tempo che trovano, i numeri di Repubblica sono questi:

<!-- BODY,DIV,TABLE,THEAD,TBODY,TFOOT,TR,TH,TD,P { font-family:"Arial"; font-size:x-small } -->

Rosy Bindi 4
Massimo D'Alema 4
Piero Fassino 1
Dario Franceschini 1
Enrico Letta 3
Franco Marini 0
Arturo Parisi 0
Francesco Rutelli 1
Totale 14

Contro un 19% del solo Bersani. In altre parole la base non se li fila proprio, e con l'aria che tira gli editoriali di cui sopra potrebbero costargli altri  punti.

Boeri non potrà vincere le primarie perchè è troppo calvo, o non abbastanza, o i suoi capelli sono in numero non multiplo di 42, e quindi in base al regolamento non è candidabile, al pari di chiunque rischi di raggranellare piu di Parisi in un sondaggio analogo.L' ultima volta avevan paura perfino di Pannella!

se va alle primarie e perde, si e' inimicato l'intero gruppo dirigente.

Se dopo le prossime primarie ci sarà lo stesso gruppo dirigente attuale, il PD sarà destinato all'irrilevanza  permanente. A quel punto chi vuol fare opposizione a Berlusconi dovrà comunque cercare altrove. Inimicarsi l'attuale gruppo dirigente del PD non mi pare quindi questo grande costo.

Su quale sarebbe l'agenda di Tito, non lo so. Sull'affaire Alitalia ''La Voce.info'', che Tito dirige, ha detto cose giuste e coraggiose. Tito, nelle cose che scrive, interiorizza sempre un qualche vincolo politico, nel senso di fare proposte che siano politically feasible piuttosto che first best, quindi non è sempre facile capire quello che pensa e quello che farebbe se il decisore fosse lui. Ad ogni buon conto, io credo che sarebbe un colossale miglioramento rispetto a qualunque membro dell'attuale dirigenza PD. Chiaro però che potrebbe durare solo se l'attuale gruppo dirigente venisse piallato, altrimenti gli farebbero guerra spietata e durerebbe meno di Veltroni.

Sandro tu stai prendendo tutto quello che piacerebbe a te (*) (vendere alitalia, vendere la rai, tito boeri, etc) ci stai facendo una polpettona con le mani e le stai dando un nome che non le appartiene. Io capisco essere sognatori ma questa e' fantapolitica.

Dicono che Renzi sarebbe la ventata di aria nuova al PD, perche' e' giovane (classe 75) e fuori dagli schemi. Leggi cosa scrive sulla sua paginetta web:

L’insicurezza crescente nella quale viviamo non attenua, anzi, se possibile, esaspera, il bisogno di più politica. Ci siamo cullati nell’erronea convinzione che il mercato potesse assolvere tutte le funzioni che un tempo erano disciplinate dalla res publica e tocchiamo oggi con mano il fallimento di questo modello; ci hanno detto che era finita la storia e ci rendiamo conto che al massimo sono scomparse solo (alcune) barriere geografiche. Lavoreremo quindi perché Palazzo Medici Riccardi sia luogo anche fisico di incontro, confronto e discussione sui temi internazionali, a cominciare dalle tematiche legate al territorio africano.

Lasciamo stare il delirio sul territorio africano, il resto, il modello economico liberale che fallisce, e' la cantilena che al PD non fanno altro che ripetersi in questi mesi. Questi sono mesi e mesi che son contenti della crisi perche' pensano che sia la dimostrazione tangibile del fallimento liberale e tu gli proporresti tito boeri presidente? Ma quelli ti mangiano vivo!

 

(*) e a me e a nfa e a tutti gli uomini di buona volonta'.

Non so, nel PD c'è sicuramente gente che pensa così ma credo che Realfonzo sia più vicino a Rifondazione. È appena andato a fare l'assessore al bilancio a Napoli.

A casa mia è aperta la raccolta di firme per D'Alema perchè parta in barca in vela a fare il doppio, o triplo, giro del mondo...

Qui si discute di una futura politica del PD che è l'esatto opposto della storia personale non solo dei suoi dirigenti, ma anche dei militanti, dei semplici iscritti e perfino degli elettori.

Tutti costoro non si sposteranno da queste posizioni finchè "non avranno da perdere che le loro catene". Per svecchiare i laburisti inglesi ci sono voluti diciotto anni di Thatcherismo. Conoscendo i soggetti, per guarire la sinistra (e il centrosinistra) italiano dal male dello statalismo ci vorrebbero una quarantina d'anni di Berlusconismo. Tanti che "lo Stato" si identifichi nel loro immaginario collettico con "Berlusconi", ingenerando una sacrosanta reazione di insofferenza di stampo pavloviano.

Mosè prima di portare il suo popolo nella terra promessa li porto' a spasso appunto per quarant'anni nel deserto, perchè tutti quelli che erano cresciuti in stato di servitù in Egitto morissero di vecchiaia e di stenti, ed il nuovo stato fosse formato da gente nata libera. Egli stesso potè vedere la terra promessa dall'alto del monte Nebo, ma non ci potè mettere piede.

Il primo che trova un roveto ardente si faccia avanti. 

Benedetto uomo. Parlo di Beppino Englaro. Nel mio blog l'ho tartassato per benino. Ma non andate a leggere, sennò vi fate cattivo sangue. Ora però mi tocca elogiarlo. Ha indicato lui la strada alla sinistra. L'unica realistica per il popolo di "sinistra" "italiano" "del 2009", e non per quello partorito dai diversi wishful thinking, per quello creato dalle acrobazie intellettuali di chi più o meno inconsciamente evita la questione centrale derlla sinistra italiana, e della sua diversità da quelle europee. Io lo scrivo da due anni e passa. Oggi quasi mi diverto.

http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_21/englaro_fan_craxi_maria_grazia_mottola_9dd7c3c2-ffcf-11dd-a585-00144f02aabc.shtml

 

 

Caro il nostro filosofo veneto con i piedi per terra che, a leggere il suo blog, sembra aver già detto quasi tutto almeno due anni prima degli altri: è già rinato il PSI di Craxi. Ed ha vinto da tempo, non te ne sei accorto?

Si chiama PdL e ci militano quasi tutti i compari di Craxi, dai più alti ai più bassi. Viste le tue frequentazioni, e la notevole lungimiranza, dovresti ben saperlo, no?

P.S. Occhio a tenere troppo i piedi per terra: a guardare le scarpe che indossi, sembra terra bagnata  quella su cui tieni i piedi, ed è spesso facile illudersi che le sabbie mobili siano solo ... "un po' di fango".

In parte è vero che il PSI è rinato. Ma la storia giusta, secondo me, è questa e l'ho scritta due anni fa:

"Quando, all’inizio degli anni ‘90, Bettino Craxi presentò agli sbandati del novello PDS il progetto dell’Unità Socialista, e diede disco verde all’ingresso degli orfani comunisti nell’Internazionale Socialista, si aprì teoricamente per l’Italia una fase di nuova maturità politica, e il rientro da un’anomalia comunista che condizionava il nostro paese in modo unico all’interno del mondo occidentale. Per i profughi marxisti il prezzo da pagare, ovviamente, sarebbe stata la leadership dell’odiato cinghialone. L’odio, appunto, fu il sentimento che non seppero superare. Vinsero l’opzione giudiziaria, l’omicida istinto comunista e il freddo giacobinismo di Violante. La pulsione modernizzatrice, soffocata a sinistra dalla Reazione Comunista, come un fiume carsico, portandosi dietro un bel pezzo dello stato maggiore e dell’elettorato della diaspora socialista, spuntò fuori a destra dove trovò terreno più fertile e la più lungimirante strategia del parvenu Berlusconi. Ma per la sinistra ciò significò un ritardo culturale che si protrae ormai da vent’anni e ancor oggi ne blocca il naturale sviluppo. Il quale non può essere che l’approdo, con decenni di ritardo ma senza infingimenti e col necessario e doloroso mea culpa in quell’universo socialdemocratico che a sua volta sta subendo la pressione delle sfide della modernità. Natura non facit saltus."

Questa invece è la descrizione del Partito Democratico che ho fatto un anno fa. Si capisce perché non poteva funzionare. Non è un partito: è una forma mentis.

"Oggi la sinistra, almeno quella che il Partito Democratico intende rappresentare, avendo allevato in tutti settori della società una sua nomenklatura, sempre più somigliante alla nomenklatura tout-court, non riesce più ad esprimere, a proiettare un’idea di se stessa. La sinistra, dispensatrice di anatemi e benedizioni, per rimanere antropologicamente comunista e giacobina, e per resistere allo stesso tempo alla modernità, senza esser costretta ad abiurare con un onesto, schietto, europeo, ma doloroso sbocco socialdemocratico, doveva diventare una griffe: la griffe dei migliori. I migliori sindacalisti, come i migliori imprenditori; i migliori cattolici come i migliori laici; i migliori difensori dello stato sociale come i migliori liberali; e poi i migliori intellettuali, i migliori magistrati, i migliori banchieri, i migliori artisti, e perfino i migliori …cuochi. Ora con l’approssimarsi delle elezioni, del tutto il linea con la vulgata di un PCI baluardo della democrazia e del feticismo costituzionale, nonché sovietico partito degli onesti di berlingueriana memoria, eccoti pure l’apparentamento con l’Italia dei Valori del giustizialista Di Pietro. Ma basterà, nel 2008, il richiamo della foresta della superiorità morale e intellettuale, tipico della setta, per tenere insieme il popolo della sinistra dietro le insegne di un partito che - con Veltroni ancor più che con Prodi - è l’interfaccia patinata della rete dei poteri consolidati e conservativi del nostro paese, dalla Corte Costituzionale alle Associazioni criptosindacali dei Consumatori?"

Comunque, in omaggio a un minimo di realismo politico, lascerò fuori alcune cose da fare che sono palesemente necessarie e altrettanto palesemente impopolari, come l'aumento dell'età pensionabile.

Sandro, cosa vuol dire "impopolare"? Immagino "qualcosa che vada contro i desideri del popolo".

Ma di quale popolo? Se è il popolo dei cinquantenni è probabile (ma io ad esempio ho due figlie ed un pò preoccupato per loro lo sono, e penso con me molti altri genitori). Se è il popolo dei trentenni, che vedono ridurre il loro reddito per pagare le pensioni di coloro che oggi ci vanno a 60 anni, la misura non mi sembra cosi impopolare. Quello che purtoppo succede è che gli under 43, assumendo che la media dell'età degli elettori effettivi (non quelli che hanno diritto al voto ma quelli che vanno davvero a votare) sia 43, contano in Italia (sia a destra che a sinistra) molto, ma molto meno, degli over 43. Siamo un paese in cui comandano i vecchi.

Secondo i conti di Tito Boeri e  Vincenzo Galasso l'età dell'elettore mediano è tra i 45 e i 46 anni, e data la dinamica demografica è in crescita. Secondo questa indagine (tabella 3.6 a pagina 41) si tende a votare meno sotto i 35 anni e sopra i 75 (immagino per motivi di salute, e immagino che non siano molto numerosi), quindi l'età mediana degli elettori effettivi è probabilmente più alta di quella mediana dell'elettorato. Inoltre che per il Senato, assurdamente, non si può votare sotto i 25 anni. In un bicameralismo perfetto questo significa che una riforma delle pensioni deve essere approvata dal (più vecchio) elettore mediano del senato. Stimerei quindi intorno ai 50 anni l'età dell'elettore mediano da convincere. Questi dati fanno a mio avviso ben capire perché è impopolare l'aumento dell'età pensionabile. Due altre considerazioni:

1) È vero che i vecchi hanno più potere, essendo meglio rappresentati in tutte le organizzazioni di massa e nelle istituzioni. Non solo i vecchi sono più numerosi, occupano solitamente le posizioni di comando. Nel caso del senato addirittura de jure, visto che bisogna avere 40 anni per entrarci.

2) Se decido che mi dispiace che i miei figli vengano bastonati come dei somari per pagarmi una pensione che non ho guadagnato in senso attuariale, ho sempre la via d'uscita individuale di tenermi la pensione e passare loro i soldi. Sospetto, posso solo sospettare visto che i dati sono difficili da raccogliere, che i trasferimenti intergenerazionali a livello familiare siano la vera ragione per cui i nostri ventenni non sono in piazza a tirar molotov contro un sistema pensionistico che li penalizza enormemente. È anche la ragione per cui quella parte di vecchi non egoisti che capisce il problema non fa nulla per risolverlo.

È un dato di fatto che il primo governo berlusconi cadde per il tentativo di riformare il sistema pensionistico, e che tutti i politici sono semplicemente terrorizzati all'idea di menzionare la possibilità (lo abbiamo visto anche questa estate alle giornate nFA). Posso solo concludere che in Italia, come in tanti altri paesi, proposte di aumento dell'età pensionabile farebbero perder voti. Riforme del sistema pensionistico vengono fatte solo quando, come nel 1992, il paese raggiunge l'orlo della bancarotta.

Non vedo per quale motivo un pensionato dovrebbe essere contro l'innalzamento dell'eta' pensionabile. mica che deve tornare a lavoro, ormai per lui e' andata. Un sacco di over 60 sono gia' pensionati, quindi potrebbero essere convinti facilmente a votare per una riforma simile (ad esempio usando un po' dei maggiori introiti dai conrtibuti per aumentare leggermente la pensione). Oltretutto gli over 60 hanno piu' probabilita' di avere figli in giovane eta' nei quali potrebbero identificarsi.

Hai perfettamente ragione, ma il dato di fatto è che lo sono. Credo che in generale le riforme pensionistiche riguardino non solo l'aumento dell'età ma tanti altri aspetti: sistemi di calcolo, indicizzazione etc. Vari di questi possono incidere, direttamente o indirettamente, sulle pensioni già esistenti. Il ragionamento, credo, è: meglio non toccar nulla che stiamo bene così. Qualunque sia la ragione, non ho mai sentito un sindacato dei pensionati favorevole all'aumento dell'età pensionabile.

Quello che si può fare, ed è stato fatto, è fare riforme articolate che trattano peggio i giovani di rispetto a quelli di mezza età. Si compra il consenso di quelli in età di mezzo salvarguardando i diritti acquisiti e istituendo una lunghissimo periodo di transizione, e si paga questo scaricando il costo sui più giovani (quelli che i diritti non li hanno acquisiti) a cui vengono date condizioni peggiori sia in termini di età pensionabile sia in termini di rendimento dei contributi.

Non sono molto ferrato in materia, ma a me sembra che per lo piu' le "difese" dei pensionati vengano prese dai sindacati confederali come CGIL CILS e UIL. I pensionati di per se non hanno molto potere contrattuale, non e' che possono scioperare, e quindi i loro interessi vengono reppresentati dai sindacati che "difendono" anche i lavoratori. Se cio' e' vero, e' chiaro che non ci sara' mai un sindacato che mette gli interessi dei pensionati contro gli interessi dei pensionandi. Questo pero' non significa che, una volta che i pensionati possano rappresentarsi per conto loro, alle elelzioni, non voterebbero in modo difforme da come i sindacati vorrebbero. Soprattutto se conviene.

Poi, sul penalizzare i giovani rispetto ai lavoratori di mezza eta', forse anche questo non e' il metodo migliore per "comprare" il consenso tra la popolazione at large. Lo e' per far digerire le riforme ai sindacati, ma forse non all'insieme dell'elettorato, visto che, appunto, i lavoratori dipendenti tra i 40 e i 60 anni sono decisamente una minoranza nella popolazone, o no?

Vincenzo, in Italia i sindacati dei pensionati esistono eccome. La SPI-CGIL, l'ultima volta che ho controllato, era il sindacato di categoria più grosso della CGIL e credo che conti per quasi metà degli iscritti. Certo che non possono scioperare, però manifestano e in generale organizzano consenso, e sono potenti assai. D'altra parte, non è che in amerika la AARP conti poi molto meno.

Sulle riforme che penalizzano i giovani, certo che è un modo di acquisire consenso. Più esattamente, Amato e Dini hanno usato questo strumento per attutire l'opposizione dei lavoratori 30-50, i meglio rappresentati nel sindacato. I giovani, tanto per cambiare, non hanno avuto nessuno che li rappresentasse.

 

Sulle riforme che penalizzano i giovani, certo che è un modo di acquisire consenso. Più esattamente, Amato e Dini hanno usato questo strumento per attutire l'opposizione dei lavoratori 30-50, i meglio rappresentati nel sindacato. I giovani, tanto per cambiare, non hanno avuto nessuno che li rappresentasse.

E' proprio quello che volevo dire io. Il problema non e' che l'elettore mediano sarebbe contrario alla riforma, piuttosto, che, qualunque sia il governo, cio' che conta e' il consenso del sindacato perche' se ne possa anche solo parlare, e questo non credo avvenga solo per le pensioni. Per quanto riguarda i sindacati dei pensionati, non e' che mettevo in dubbio che esistessero, piuttosto la loro autonomia rispetto al resto della CGIL &CO.

It goes the other way. La SPI-CGIL, secondo questo articolo della rivista del sindacato, contava 3 milioni di iscritti nel 2005. La CGIL, nel 2007, ne contava 5,7 milioni. Sono numeri relativamente stabili. Più di metà degli iscritti alla CGIL sono quindi pensionati. Non sono i pensionati a non essere autonomi dal resto del sindacato. È il resto del sindacato che va dietro ai pensionati.

Ok, oltre il 50% della CGIL e' composto da pensionati, non lo sapevo. Le questione pero' e', siamo sicuri che cio' si traduca in una linea di politica sindacale che rispecchia piu' gli interessi dei pensionati che del resto dei lavoratori? te stesso dicevi che la riforma era studiata per "attutire l'opposizione dei lavoratori 30-50, i meglio rappresentati nel sindacato."

Si, ho detto che i lavoratori 30-50 sono meglio rappresentati nel sindacato, intendendo rispetto ai lavoratori under 30, che tipicamente sono precari e non sindacalizzati. Ma ovviamente i pensionati sono rappresentati anche meglio. Avrei dovuto essere più chiaro da subito, in effetti questo di avere un sindacato dei lavoratori composto per più del 50% da non-lavoratori è una delle tante bizzarrie italiche.

Però hai ragione tu che la politica del sindacato non si stabisce solo con i numeri delle categorie e qui ammetto che mi cogli impreparato. Alcune categorie contano probabilmente più di altre, ma quale sia la dinamica interna al sindacato ora non lo so proprio.

Tanto che c'ero ho spulciato un po' i dati del tesseramento per categoria. Tra gli attivi la categoria più rappresentata è la Funzione Pubblica, con più di 400.000 iscritti. Poi mi sono guardato i dati della CISL. Stessa solfa, 4,4 milioni di iscritti di cui metà pensionati, tra gli attivi la categoria principale è la funzione pubblica. Infine la UIL dice di avere 2,1 milioni di iscritti, di cui gli attivi sono 1,2 (oltre ai pensoinati c'è una categoria ''seconda affiliazione'' che non so cosa sia), la funzione pubblica è la categoria maggiore tra gli attivi con 340mila iscritti.

In tutti e tre i sindacati principali quindi i lavoratori del settore privato sono una netta minoranza.

Si sono eletti Franceschini, Dario. Chi sia non lo so (era il vice di VW), per cui sono andato a cercare in Wikipedia dove il solerte portaborse ne ha già tessuto le lodi di leader di spicco. È anche un fine intellettuale: come il suo predecessore scrive bellissimi romanzi che ricevono dozzine di premi della critica ma che non si legge nessuno. Che ci sia, qui, una metafora?

Va beh, dai, look at the bright side. La giornata ha anche buone notizie, l'Inter ha battuto il Bologna 2-1.

Premesso che sono contento per l'Inter, ma dai ragazzi (?) che cosa speravate, che d'urgenza venisse fuori la faccia nuova eletta da un'assemblea di delegati che sa benissimo di essere provvisoria ?.

Franceschini farà il suo onesto lavoro di traghettatore, dato che non credo che abbia nessuna velleità di essere lui a guidare il PD in maniera stabile.

Si faranno le primarie e lì sarà interessante vedere chi si candiderà. Il PD ha un disperato bisogno di idee, ma anche di qualcuno capace di parlare agli istinti degli elettori e che abbia la forza di reggere alla vista del sangue della politica e la capacità di turarsi il naso quando c'è da maneggiare la merda (per citare Formica richiamato da Michele)

Non potrà mai essere uno come Tito Boeri. S'è forse mai visto un economista (a parte Michele e la banda di NfA ;-)) capace di smuovere gli istinti viscerali della ggente ? Francamente, non so proprio chi possa essere oggi, certamente non D'Alema, ma neanche Bersani, che ha perso il treno alle precedenti primarie. Spero che sia qualcuno nuovo: se fatte seriamente, le primarie servono proprio a questo, a far emergere facce nuove.

 

S'è forse mai visto un economista (a parte Michele e la banda di NfA ;-)) capace di smuove gli istinti viscerali della ggente ?

Come dice la batttuta, an economist is like an accountant, only without the soul.

Normalmente un traghetto ha un posto di partenza un orario di partenza e sopratutto un porto di arrivo

"Non entreremo mai nel partito socialista europeo ma non potremo stare in un luogo dove i socialisti non ci sono, visto che qui stiamo insieme"

non mi sembra molto chiaro il porto di arrivo , ma forse il traghetto non ha neanche deciso l'orario di partenza

non mi sembra molto chiaro il porto di arrivo , ma forse il traghetto non ha neanche deciso l'orario di partenza

Non vorrei dal l'impressione di sparare sulla Croce Rossa, ma il PD mi ricorda due strofe di una vecchia canzone di Paolo Pietrangeli:

  Che io sia partito un giorno
  certo questo vuol dir molto
  anche se non è risolto
  dove noi si stia ad andar.

  Conducente, scusi tanto,
  dove andiamo, lei sa il nome?
  Non lo so, ma è una frazione
  di un comune non lontan.

Va beh, dai, look at the bright side. La giornata ha anche buone notizie, l'Inter ha battuto il Bologna 2-1.

La giornata ha quindi due buone notizie, per quanto mi riguarda! Poiché io son convinto che - a quella parte d'Italia che mi sta simpatica e che include una fetta sostanziale di coloro che votano PdL o Lega al Centro-Nord - possa fare solo tanta, ma tanta salute l'autodistruzione del PD e della sua nomenclatura, io considero una buona notizia che eleggano un tal sagrestano cassazionista come loro segretario!

Nel caso del PD si applica il "tanto peggio, tanto meglio": prima svaniscono, meglio è. La cattiva notizia arriverebbe se trovassero qualcuno che li fa sopravvivere un altro quinquennio o piu! L'augurio, quindi, è che D'Alema ora cominci a complottare per diventare "segretario ombra" spingendo Bersani, che costui ci stia e si arrivi ad un bel casino verso fine anno ... tanto gli ex DC son lì che fanno i conti se andare con Casini o meno, che oggi ha fondato il partito della nazione o qualcosa del genere ...

Michele, è come se tu avessi sfregato la lampada. Il genio d'Alema esaudirà certamente i tuoi desideri :-).

... così potremo commentare che, invece del coniglio, dal cappello è uscito ... un incrocio fra il ragno ed il pavone!

Un paio di sondaggi sul Corriere della Sera e e su la Repubblica, per quanto possano essere approssimativi, danno un'idea del seguito ridicolo che raccoglie il nuovo segretario.

Secondo me e' uno che gli e' rimasto il "cerino acceso in mano": ormai danno tutti per scontata una sconfitta bruciante del PD alle europee e nessuno dei "grossi nomi" vuole bruciarsi presentandosi come quello che ha fatto peggio di Veltroni. Quindi la batosta alle europee sara' anche piu' pesante, perche' la base non sembra gradire l'idea di andare a votare pe una nuova Democrazia Cristiana.

Magari le primarie avrebbero potuto dare un'immagine migliore del partito, ma pare che la mozione che le chiedeva abbia ottenuto solo il 20% dei voti dell'assemblea.

 

Per quello che può contare, oggi a Todi, Casini ha invitato il governo a riformare le pensioni: "Dobbiamo avere il coraggio delle impopolarità"

http://www.radioradicale.it/scheda/273235/convegno-dal-titolo-dove-sono-...

Io tra i punti ci metterei l'abolizione delle province. Provvedimento largamente popolare che il PDL aveva annunciato nei programmi elettorali e che è stato rapidamente accantonato x l'opposizione della Lega interessata a mantenere le poltrone.

La principale ragione per cui la crisi del PD è preoccupante è che ogni democrazia ben funzionante ha bisogno di una opposizione credibile ed efficace che controlli e limiti il potere del governo.

Vorrei contribuire con 10 Eurocents alla discussione.

Secondo me il brand AmeriKano del blog ha un po' messo nella penombra la realtà della società e della politica italiana ed europea. La politica italiana è penosa perchè è in simbiosi con la penosa società italiana - ma forse è anche peggio perchè la "rilevanza del potere" ne fa esaltare, in media, le gobbe e le altre caratteristiche negative.

Allora, Che fare? (diceva quel tale)

Stendere programmi, programmini, spunti di programma, ecc. è un buon esercizio, ma bisogna decidere se la politica dei grandi partiti democratici deve rappresentare i valori e gli indirizzi delle grandi masse di cittadini, o proporre idee minoritarie con il proposito di fare proselitismo, e combattere di conseguenza una battaglia di minoranza. Le idee di nFA sono fortemente minoritarie nel popolo italiano, chè la politica "AmeriKana" è già interpretata a modo suo dal Berlusconi, che ne ha storpiato parecchi sensi e significati (non c'è quasi nulla che non sia storpio, in Italia).

Nella concreta situazione italiana attuale, le cose che sono in putrefazione sono molto più profonde che qualche programmino di partito, ma attengono appunto alle definizione di base, alla comprensione dei concetti con cui parlare di politica, cosa che invece non accade - o non è corrotta alla stesso modo - altrove.

Ad esempio, su nFA si propagandano parecchi programmi liberali, giustamente - ma in Europa mantiene una sua rilevanza, un suo ruolo, anche la politica sociale, del (meglio se riformato) welfare state. Non ci sono partiti di (centro)-sinistra in Europa che abbiano solo politiche liberali. Non ha senso sociologico, non ha spazio politico. E allora, che fare?

Ovvio che, nel concreto della situazione italiana, servono politiche anti-fasciste e anti-corporative. Ma è opportuno mostrare (meglio) che queste politiche non devono necessariamente configurarsi "anti-sociali", chè le masse popolari europee non sono propriamente inclini all'"anti-socialismo". Non voglio dissertare di teoria astratta, anzi sto facendo teoria applicata vera. Sto solo ricordando che, per le cose che si dicono, bisogna decidere se si vogliono i voti di (questo) popolo itagliano o se si vuole fare quella (reputata necessaria e/o ineludibile) campagna di nicchia per la "Riforma" che comunque deve guadagnarsi la strada, la mente e i cuori di masse per il momento assenti su questo fronte.

RR

I make no apologies on that. È ovvio che un partito di centrosinistra non può prescindere dalla rappresentanza degli interessi dei più deboli. Ma, molto semplicemente, a me pare che le poche misure che io ho proposto nel post non siano affatto anti-sociali, a meno che per ''sociale'' non si voglia intendere solo e soltanto il controllo statale (ossia, della casta politica) dell'economia.

Eliminare una tassa regressiva come il canone e vendere la Rai, un carrozzone pieno di privilegiati e raccomandati, è cosa altamente sociale. Vendere senza condizioni all'asta Alitalia, evitando di accollare ulteriori oneri ai contribuenti ed evitando le concentrazioni monopolistiche che aumentano i prezzi, è cosa altamente sociale. E così via.

Non sono mica idee nuove, ci sono tanti partiti socialdemocratici che le capiscono. In Italia invece ogni volta che dici una cosa di elementare buon senso, ti guardano esterefatti e si mettono a urlare all'ultraliberista. Togliere ai politici il diritto di discettare e decidere sul festival di Sanremo? Non sia mai.

Non è certo per amore delle masse popolari che i dirigenti PD non prendono in considerazioni idee simili. Oltretutto, dal punto di vista banalmente tattico, misure come quelle proposte permetterebbero di cavalcare il sentimento populista anti-casta e frutterebbero parecchi voti. Il problema ovviamente è che se vendi la Rai poi non ci puoi più piazzare la moglie, la figlia et similia. Fair enough, ma poi non venitemi a raccontare che queste cose non si possono fare perché un partito di centrosinistra deve fare una politica ''sociale''.

l problema ovviamente è che se vendi la Rai poi non ci puoi più piazzare la moglie, la figlia et similia.

Il vero punto credo sia il non poter presidiare il video dai vari Vespa e TG.

Tutto molto bello, il post, le idee, il dibattito, ma molto, troppo tecnico. Al PD, come agli altri manca l'anima. Sotto il vestito niente. Il Pdl non ha bisogno di un anima, ha un capo, tanti yesman, e tanto basta (anche perchè se qualcuno si smarca gli sparano a palle incatenate i giornali e i TG..).

Il Pd non ha neanche un capo..

Tutto il resto sono nostre (belle) elucubrazioni mentali che fanno ancora più tristezza, in quanto sensate e attuabili. Ma rimangono aria fritta, nessuno ci darà mai retta..

Hai perfettamente ragione per quanto riguarda il PD. Ma sbagli proprio là dove dominciano a sbagliare a sinistra, illudendoti che il PDL sia solo un capo e un branco di sudditi. Questo è un retaggio della solita mentalità di sinistra, di quella che ridicolizzava una volta i democristiani, poi i socialisti, e infine gli italoforzuti. Una vecchia storia. Il PDL invece sopravviverà a Berlusconi. Il Berlusca è riuscito a costruire con tenacia il polmone di destra della politica italiana, un conglomerato che sarà anche puzzolente, ma che riesce a parlare con un linguaggio sufficientemente omogeneo. Intanto una base c'è; senza quella i miglioramenti non sarebbero neanche immaginabili. Cosa impedisca alla sinistra di fare lo stesso è chiaro, ma ci si rifiuta di vederlo.

A scanso di equivoci in non ho la tessera di alcun partito, né ho mai fatto politica in vita mia, manco a livello di consigliere comunale del paesello natio. 

Marco, a ciascuno il suo mestiere. L'anima al PD o a chiunque altro non la possiamo mica trovare noi, al massimo possiamo dire quello che ci pare giusto in politica economica. Lo so che è un po' arido e tecnico (anche se, mi permetto questa presunzione, meno arido di tanti discorsi che fanno i dirigenti del PD). Verò è che nessuno ci darà retta. Posso solo ribadire la mia ferma convinzione che le battaglie vanno combattute anche quando si sa di perderle.

Non sono invece d'accordo sul fatto che il PdL non abbia un'anima. Ce l'ha, ed è anche bella solida. Peccato che sia profondamente, irrimediabilmente, antiliberale. Se il PdL continuerà come singolo partito anche dopo la scomparsa di Berlusconi dipenderà dalla legge elettorale. Ma come area culturale e politica reggerà e reggerà bene.

Non sono invece d'accordo sul fatto che il PdL non abbia un'anima. Ce l'ha, ed è anche bella solida. Peccato che sia profondamente, irrimediabilmente, antiliberale.

A proposito, l'ha visto nessuno l'articolo su Libero di venerdi' che traccia paragoni ideali tra il Cavaliere di Ieri (quello la cui mossa "mise in salvo l'economia italiana") e il Cavaliere di Oggi?

Piu' chiaro di cosi'...

Intanto bisogna precisare che le eventuali nazionalizzazioni non riguardano le banche italiane:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/02/berlusconi-brown.shtml?uuid=1ff4e8d0-fe86-11dd-9ea7-d196493656f8&DocRulesView=Libero

In ogni caso, se anche il governo italiano intraprendesse quella strada, non farebbe altro che seguire l'esempio di altri governi di specchiato liberalismo, folgorati sulla via di quei gosplan finanziari ai quali finora Berlusca ha detto dispettosamente di no.

E sempre in ogni caso, la pagina di Libero dimostra che a destra almeno è rimasta qualche traccia d'umorismo.

Ma guarda che non sto discutendo se sa opportuno o no nazionalizzare certe banche. Quello che trovo sorprendente, e tu apparentemente no, e' che il giornale di Berlusconi faccia compiaciuto dei paralleli tra i "salvatori della patria" Berlusconi e Mussolini.

Innanzitutto non è il giornale di Berlusconi. E’ di proprietà del gruppo Angelucci, che opera nella sanità a Roma e dintorni soprattutto, ed ora ha pure qualche grana con la giustizia. Fino a poco tempo fa il gruppo possedeva oltre a Libero nientepopodimeno che ... l’Unità. Non so se totalmente o almeno in buona parte. Quando si dice l’imprenditore previdente. Il direttore è Vittorio Feltri, di cui si può dire tutto tranne che si faccia mettere sotto i piedi da qualcuno. Il giornale è sostanzialmente di destra, in parte “clerico” (by the way, ma non è un linguaggio vecchiotto, diciamo da anni ’70 e dintorni?) in parte no. Il direttore sicuramente no. Il settore economia è improntato ad una filosofia liberale se non perfino liberista. Lo stile del giornale, nei titoli e nelle immagini, è un po’ fuori le righe. Frequenti grandi vignette provocatorie. Quanto alla pagina in questione il significato grosso modo è questo: “Ci accusano di essere fascisti? E allora diventiamolo veramente!”

Zamax: Ti zé unico ... Si no ti ghe fusi bisognaria inventarte!

Ea roba pì bea zé che non ti te rendi gnanca conto de queo che te scrivi:

Secondo ea to interpretasion, la logica de to amighi fasisti che scrive su Libero saria questa: i ga dito che so recia, deso vago a farme incuar da un toro par farghe dispeto! Furbi forte, no?

Ah, me desmentegavo: anca "deinquente" ze un "linguaggio vecchiotto", però sempre utile! Ze' pien de deinquenti, romeni e no romeni, in giro.

Cosa vutu Brighea, zè una de ultime zornàe de carnevàe, bisogna pur che se divertimo un pocheto! Ti sa benisimo che a siviltà se ga fermà a Mojàn, e che sora Treviso semo tuti dureti de servèo: porta pasiensa, ch'el Signor te farà vadagnar el paradiso co tante bee fèmene come queo dei musulmani.

Sempre sc-iavo vostro,
capocomico Zamaria

Ma tu, ad Hong Kong, trovi Libero cartaceo?

Bestiale l'articolo, ma non sorprendente. E nemmeno sorprendente che i clerico-fascisti (organici o meno) ora ci spieghino che, siccome "cosi' fan tutti", loro rimangono sempre e coerentemente liberali, antistatalisti e, soprattutto, padroni del proprio cervello.

Ma tu, ad Hong Kong, trovi Libero cartaceo?

Per la verita' mi guardo bene dal cercarlo... La foto viene da un articolo su L'Unita' on line.

La cosa rimarchevole non e' tanto che Libero abbia un giornalista che traccia ammirati paragoni tra Berlusconi e Mussolini (con tanto di vignetta), ma piuttosto che e' una sorta di organo ufficioso del PdL, dove non cade foglia che Silvio non voglia. Il che indica che questo gemellaggio ideale e' considerato favorevolmente dal Caudillo in persona.

Beh, se così fosse, lui almeno (al contrario dei suoi portaborse, dipendenti ed ammiratori/imitatori vari) avrebbe il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni! Che sia per quello che è il capo?

CUT: scusate, avevo spento il rilevatore di ironia.

riesco a leggere solo l'inizio (poi mi chiede username/password). fa impressione. davvero impressione. io non ci vedo nessuna ironia. ma proprio nessuna. c'e' qualcuno che ha tutto l'articolo?

Se poi vuoi tutta la serie del giornalista, leggi il suo blog. Fra gli altri leggerai l'articolo che ti interessa e prima di quello la giustificazione delle ronde.

 

Marco, ma tu non hai niente di meglio da leggere della serie completa dei post di questo signore?

Fausto,

per poter leggere tutto l'articolo, gratis, perchè Libero prende già i miei soldi con i contributi all'editoria, ho messo su google il nome dell'autore dello stesso sicuro che avrei trovato l'articolo a-gratis.

Poi, una volta trovatolo, mi è venuto in mente anche di commentare, ma ho lasciato perdere perchè questi di Libero, e tutti i loro satelliti,  mi fanno passare la voglia di rispondere loro, tanto sono rozzi in quello che dicono.

perchè Libero prende già i miei soldi con i contributi all'editoria

In particolare, quasi 8 milioni di EUR nel 2006 in quanto giornale edito da ente morale senza fini di lucro.

Per inciso segnalo un documento doppione riferito ai punti 2 e 4 della pagina del DIE sui contributi per il 2006, che di fatto impedisce di vedere quelli relativi al punto 2. 

RR

Grazie dei links.

Tipico esempio, costui, di quelli che ho chiamato altrove "clerico-fascisti" ma che, vergognandosi delle proprie idee e delle loro radici, si sono inventati la troiata propagandistica del "conservatori liberali".

La domanda interessante è proprio questa: perché si vergognano di riconoscere che sono clerico-fascisti, se poi questo è quanto sono e sostengono ad ogni pié sospinto?

Perché vogliono far finta di essere un'altra cosa, riempendo i loro blogs di "santini" (tic squisitamente clericale) di Ronald Reagan, Friedman, Mises, Maggie, bandierine amerikane (quante seghe si fan questi sull'Amerika, son secondi solo al non-compianto VW e, come lui, sembrano essere stati al più in gita "Franco Rosso tutto incluso" a NY e DC ...), and so on?

Sono davvero curioso: perché si vergognano di se stessi? Insicurezza dovuta a pochezza culturale? Senso di colpa? Ordini di scuderia (siamo il Popolo della Libertà, perbacco!)? Ignoranza pura e dura? Sarà una fissa mia, ma quelli che si vergognano di se stessi e cercano di far finta d'essere un'altra cosa (come BS, loro datore di lavoro) mi son sempre sembrati persone di cui non fidarsi comunque, indipendentemente da quel che dicono ...

Al telegiornale è appena stata mostrata un'intervista in cui BS polemizzava con il neo-segretario del PD. Ma quello che era memorabile era la faccia di Bonaiuti dietro BS che ascoltava le parole del suo padrone. Ecco, non saprei bene come descrivere la scena, ma forse userei la parola "beatitudine" per descrivere la faccia di Bonaiuti. Quando uno si circonda di questi personaggi che si beano di tutte le parole che escono dal loro padrone, poi perde i freni inibitori e parla di gente abbronzata e di altri che si fanno dei giretti giù dall'aereo. Tanto i suoi servitori rideranno di gusto in ogni caso, per quanto stupida sia la battuta. Ecco, almeno questo manca a BS: gente intorno a lui che abbia il coraggio di dirgli che ci sono battute che non fanno ridere e affermazioni che non si possono fare senza coprirsi di ridicolo.

perché si vergognano di se stessi?

 

domanda legittima, anche perchè in fondo il governo sta facendo politiche coerentemente di destra e para-fasciste, sia pure  nella sua variante sudamericana

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PARTITI DEMOCRATICI: O DATE VOCE A NOI CITTADINI OPPURE NON BECCATE PIU' UN VOTO!
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Se mi fosse permesso esprimere una percezione, direi che i "partiti democratici" sono composti da persone che vogliono rimanere al centro dell'attenzione senza però avere alcunché da porre al centro di quell'attenzione, e quindi da offrire alla società, tranne che loro stessi.

Si tratta di gente che gioca sempre in difesa e non passa mai all'attacco. Non a caso: perché per questa gente l'espressione "progetto politico" significa non un nuovo disegno, un nuovo ideale, su cui improntare la società per ricostruirla dalle fondamenta, bensì solo il modo attraverso cui rimanere TUTTI LORO sul carrozzone del circo politico.

Per quel nulla che vale la mia percezione delle cose, per pura libertà d'espressione mi si permetta comunque di dire che un partito "per bene" avrebbe oggi solo UNA grande opportunità: aprire l'agorà politica ai semplici cittadini, alle persone qualunque fuori da ogni giro, stimolandoli con ricchi premi a fornire idee di ottima qualità per il futuro della società e dell'essere umano.

Personalmente tornerò a votare, dopo trent'anni d'astinenza, solo il giorno in cui sarà data voce a quei cittadini di cui tanto questi "democratici" dicono di voler fare gli interessi.

Già che mi avete permesso tanto, permettetemi, e non abuserò oltre della vostra cortesissima attenzione, di ripostare una lettera spedita poco più di un anno fa.

Cordialmente,

Danilo D'Antonio

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13/01/2008

Alla cortese attenzione
della Dirigenza del Partito Democratico,
ed al suo Segretario, dottor Veltroni,
per una Assemblea Popolare Permanente Premiata

Gentili Signori,

vi presento i miei migliori riguardi.

Nel congratularmi per la recente nascita del Partito Democratico, son qui a presentare l'idea di una assemblea popolare in cui i cittadini italiani che lo volessero potrebbero presentare un loro progetto di legge in una pubblica arena telematica affinché fosse discussa da altri cittadini come loro. Infine i progetti che raccogliessero i maggiori consensi verrebbero automaticamente proposti alle Camere della Repubblica per una loro trattazione ed eventuale approvazione. Al fine di favorire una partecipazione folta e di valore, quei progetti che fossero approvati procurerebbero una adeguata ricompensa ai loro autori.

In estrema sintesi in questo consiste il progetto per un "Mercato delle Innovazioni Sociali", alla cui teoria più dettagliata non posso non rimandare presso:

http://il-mercato-delle-innovazioni-sociali.hyperlinker.org/

L'arena popolare col relativo strumento di elaborazione delle proposte sarebbe concepita sul "modello patchwork", strumento dotato di particolarità innovative persino per Internet:

http://the-patchwork-model.hyperlinker.org/

Gentili Signori, non riesco ad immaginare gruppo politico più adatto del Partito Democratico per proporre l'iniziativa di una assemblea popolare telematica continua. Per il vostro partito sarebbe mettere in perfetta pratica il suo stesso nome per il tramite di una partecipazione democratica che andrebbe ben al di là della semplice apposizione di una croce a fianco di un nome su di una scheda elettorale.

Inoltre si permetterebbe che un naturale processo di selezione conducesse alla luce le migliori idee, lasciando al buio le peggiori.

Sperando che presto, da un'epoca di lamenti e proteste, si passi ad un'altra di concrete innovazioni, profondamente grato per l'attenzione, rimango a vostra disposizione per concretizzare la teoria cui rimando nei link.

Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonia
Piazza del Municipio
64010 Rocca s.m. (TE)

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Il PD ha eletto Bersani come segretario. Una scelta che conferma la vecchia classe dirigente e non porta novità.

Mi sembra da applaudire la scelta delle primarie, anche se non penso che contagerà il centro-destra, almeno a breve e anzi ho sentito che lo stesso PD vorrebbe cambiare in materia.

Gli elettori avrebbero potuto scegliere di cambiare, ma non l'hanno fatto. Brutto segno. Mi chiedo quale possa essere l'appeal di Bersani per aumentare il numero di elettori del PD. A me sembra un politico di carriera, più che un leader.

Staremo a vedere se cambierà qualcosa rispetto a Franceschini, se il PD si organizzerà diversamente e se riuscirà a ottenere risultati elettorali migliori.

 

La scelta

palma 26/10/2009 - 09:19

e' ne sbagliat ne giusta.

Il combattimento tra varie forme di potere e' semplicemente per chi sara' candidato a sfidare la corazzata Berlusconi-Bossi-La Russa-Tremonti. Il resto son chiacchere per far fumo. 

Per controllare le vostre opinioni, domandatevi se sapete chi e' il segretario del partito democratico negli Stati Uniti. Io no. La scelta del partito democratico in Italia e' di un partito che aggrega il possibile per vincere elezioni. Che Bersani non sia Nenni o Togliatti, o Olaf palme, e' affatto irrilevante. Se usa la presente piattaforma per esser lui stesso il candidato primo ministro, lo decidera' lui insieme ad un (altro) estenuante dibattito tra i vari Misiti, Di Pietro, forse uno o due Craxi, etc. 

Calmi, non e' cambiato nulla. Sarebbe interessante per la democrazia se le candidature fossero decise da primarie e non da camarille di Madie.

Mi sembra da applaudire la scelta delle primarie, anche se non penso che contagerà il centro-destra, almeno a breve e anzi ho sentito che lo stesso PD vorrebbe cambiare in materia.

Per forza! c'è gente che si prende la libertà di candidarsi senza chiedere il permesso:

Da oggi

palma 27/10/2009 - 14:24

manca pure Rutelli, che' bellissimo, intelligentissimo, e militesente. Formera' un partito a cui partecipa anche Casini, che e' bellissimo e militesente. Partecipa anche Binetti, che e' bellissima e militesente.

Re: Da oggi

dd 27/10/2009 - 14:32

ahah è quello che ho pensato anch'io: il partito dei belli!

il nuovo centro di riflessione su cambiamento e buongoverno, inaugura, ed e' una vera novita' per l'Italia, con una mano la grande riforma, con l'altra mano l'azione parallela.

Nota:  ad evitare oscurita si veda sul carattere dell'azione parallela

  • Der Mann ohne Eigenschaften1930-1933.
  • Der Mann ohne Eigenschaften, edizione critica a cura di Adolf Frisé, 1978.
Traduzioni italiane
  • L'uomo senza qualità, traduzione di Anita Rho, introduzione di Cesare Cases, Torino: Einaudi, 1956; 1962 (coll."Gli Struzzi"); 1962 (coll. "I Millenni").
  • L'uomo senza qualità, nuova edizione italiana a cura di Adolf Frisé, traduzione di Anita Rho, Gabriella Benedetti e Laura Castoldi, introduzione di Bianca Cetti Marinoni, Torino: Einaudi, 1996 (coll. "NUE"); 1997, 2005 (coll. "ET", ISBN 8806173820).

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=0wfpAiprFwM

non ostante il mio sarcasmo, vale la pena di guardare il (non troppo lungo) video qui indicato sulla

presente condizione delle formazione di opposizione.

Boh, non ho capito niente, mi pareva di guardare Qui Studio a Voi Stadio in un giorno senza campionato. Quello che parlava peraltro era Tiziano Crudeli con la barba no?

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