Quid pro quo: Colaninno e Marcegaglia

31 agosto 2008 michele boldrin

Scusate se insisto, ma il tema è importante. Perché nessun iscritto alle rispettive organizzazioni (PD e Confindustria) chiede le dimissioni (dal ruolo di deputato e ministro ombra e da quello di presidente, rispettivamente) di Matteo Colaninno ed Emma Marcegaglia?

Uno degli aspetti più osceni della nuova puntata della soap opera Alitalia sta nel fatto che - come ha notato il FT ed avevamo notato anche noi chiedendo umilmente di farne parte - la composizione della cordata di imprenditori italiani che saranno i nuovi monopolisti del trasporto aereo nazionale è un inno al più crasso dei manus manum lavat (grazie a Sandro per aver riportato in auge l'espressione) fra affari e politica.

Nella cordata - composta nella sua quasi totalità da "imprenditori di stato", ossia di gente che fa soldi solo attraverso concessioni e commesse pubbliche o perché qualche politico amico loro li ha messi a dirigere banche ed aziende - sono presenti due persone che, nel modo più assoluto, non dovrebbero esserci. O che, se proprio vogliono esserci, dovrebbero dimettersi da un'altra carica che in questo momento ricoprono.

- Non dovrebbe esserci la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la quale, nello svolgimento delle sue funzioni di Presidente, è in continua attività di lobbying e contrattazione con il governo su questioni che vanno dalla politica industriale a quella fiscale, a quella dei trasporti e delle infrastrutture, del commercio estero, eccetera. Tutte attività nelle quali la detta signora potrebbe esercitare pressioni a favore della nuova compagnia aerea di cui è azionista. Non solo: in quanto Presidente la signora dovrebbe adoperarsi in tutte le forme possibili per lo sviluppo della capacità produttiva e della concorrenza nel settore dei trasporti nazionali e non. Dallo sviluppo di tali attività trarrebbero ovvio vantaggio le aziende associate a Confindustria per le quali i costi di trasporto sono, evidentemente e sempre di più, una partita di rilievo. Ma, in quanto azionista dell'azienda di trasporto aereo che detiene al momento una posizione dominante sul territorio nazionale, essa ha tutto l'interesse economico e personale a far sì che tale concorrenza non si sviluppi, che le strutture aeroportuali non vengano ampliate per permettere l'entrata di altre compagnie, che i prezzi del trasporto aereo italiano crescano invece di diminuire, che non si sviluppi un sistema integrato e funzionale di treni ad alta velocità (a meno che non sia in torta anche lì, non ho avuto modo di verificare) che competa con i voli interni, e via elencando. Un doppio conflitto d'interessi grande come una casa. Nessuno degli acuti commentaristi economici del Sole 24 Ore ha fatto una piega.

- Non dovrebbe esserci nemmeno Roberto Colaninno, il cui figlio e socio in affari, Matteo Colaninno, è deputato del PD e ministro "ombra" per lo Sviluppo Economico del medesimo. Il fatto che non si tratti della stessa persona a ricoprire i due incarichi, ma di padre e figlio, non cambia la sostanza della cosa. Non solo e perché il giovin Matteo è stato da sempre socio in affari del padre, grazie al quale ha amministrato svariate aziende e ricevuto cospicui emolumenti e, all'atto di entrare in politica, non ha costituito alcun blind trust con tutti i suoi averi affidandone la gestione ad un terzo di rinomata onestà. Ma anche e soprattutto perché egli è e rimane l'erede (del 50%) delle ricchezze paterne. Quest'ultimo incentivo - che è ovviamente suo diritto avere e mantenere - non può non influenzare il suo giudizio ed il suo agire politico. Se il padre operasse in settori economici in cui la mano pubblica italiana non entra ed in cui sono i mercati e la concorrenza internazionale a determinare il successo o il fallimento di un'azienda, uno potrebbe scordarsi le due prime magagne. Ma così non è. Il conflitto è già palese in questi giorni: dal PD e dal suo "Ministro per lo Sviluppo Economico" non è infatti arrivata alcuna critica allo scandaloso progetto. Qualche battutina all'acqua di rose di VW e Bersani, poi il silenzio più assoluto. Di ben altra fattura dovrebbe essere il comportamento del principale partito d'opposizione di fronte ad una frode politico-economica di tale portata. Ma, ovviamente, come potrebbe il giovin figliolo dichiarare che il padre è il presidente del consiglio d'amministrazione d'una società che si appresta, attraverso svariati miliardi di sussidi pubblici, ad arricchirsi diventando l'indesiderata e socialmente dannosa monopolista dei voli nazionali? Perché, alla faccia delle chiacchiere vanagloriose del "super banchiere di stato" Passera Corrado, questo è quanto si va facendo.

In sostanza: due casi di grave conflitto d'interesse. In entrambi i casi i soci delle organizzazioni in questione (Confindustria e PD) verranno danneggiati, se già non lo sono. Certamente lo sono gli iscritti e simpatizzanti del PD a fronte d'un comportamento così succube e scandaloso del loro partito; ma lo saranno presto anche le aziende associate a Confindustria che pagheranno via maggiori costi ed imposte la bolletta dell'operazione Fenice e dei futuri profitti monopolistici della CAI.

Chiedo ai molteplici lettori che votano PD e/o sono iscritti a Confindustria: perché non chiedete a gran voce le dimissioni di Emma Marcegaglia e Matteo Colaninno? Perché non bombardate di email e fax i due rispettivi quartieri generali? Cosa ci trovate di piacevole a farvi trattare sempre e comunque da sudditi e non da soci? Chiedo così, tanto per chiedere.

36 commenti (espandi tutti)

E tornai dalle vacanze, e non fu un bel vedere. 

Io ho provato svariate volte a chiedere qualcosa di simile al Colaninno figlio, ma il suo sito, al link contatti non "carica" il messaggio, poi mi dice che la pagina è scaduta, poi mi chiede di rimettere il codice anti-spam...insomma, di comunicare con gli elettori sembra non fregargliene niente!

Certamente si può scrivere per protestare, io lo faccio spessissimo per le cose più disparate...l'ultima volta, quando sono venuto da voi a Firenze, ho protestato perchè una restauratrice usava il cell. mentre restaurava una pala del '300...se non altro ho avuto una risposta scritta del direttore della Galleria dell'Accademia.

Tornando a bomba, la cosa più utile, secondo me, è che voi di NFA scriviate una lettera ai direttori di Sole 24 Ore o Corriere o Repubblica spiegando come stanno le cose, avete tutte le credenziali perchè vi prendano seriamente....devono per forza pubblicare la vostra lettera! Pubblicano lettere di gente che sul Corriere si lamenta del guano dei piccioni, ci sarà pure spazio per il vostro intervento.

Tra l'altro mi viene in mente una cosa. Una curiosità. Tu fai nomi e cognomi e dici cose abbastanza pesanti su Giannino, Marcegaglia e Colaninno. Una domanda mi sorge: ma nessuno, dico nessuno, vi ha mai contattato in questi giorni per dire "state sbagliando", "dovreste sapere questo che nell'articolo non dite" e così vià? Cioè questi sono così arroganti che se anche sono criticati personalmente, neppure rispondono alle vostre domande? La cosa mi colpisce perchè quando certe cose le dice Grillo o Pietro Ricca (si parva licet componere magnis :-), a proposito cos'è tutto questo latinorum? come direbbe Renzo Tramaglino), si dice sempre che la sede, i toni, le domande, il momento non sono mai opportuni...e invece se le fate voi le domande, che ripeto, non inseguite nessuno con il microfono e la telecamera, non insultate, ecco anche a voi non rispondono? Anche a voi non dicono niente? Se è così, se anche le critiche documentate e serie sono ignorate c'è poco da stare allegri.

 

avete tutte le credenziali perchè vi prendano seriamente....devono per forza pubblicare la vostra lettera!

Ti vedo molto ottimista. Il Sole non ci pubblicò nemmeno per intero la risposta che scrivemmo all'articolo che ci attaccava lo scorso febbraio, la qual cosa sarebbe stata più o meno un atto dovuto. Se gli scriviamo proponendo di dimissionare la Marcegaglia ci cestinano prima di arrivare alla fine della lettera. Non abbiamo altre esperienze di pubblicazione di lettere. Ah sì, una volta ho scritto a Liberazione. Cestinata, come prevedibile.

Per quanto riguarda Giannino, Marcegaglia, Colaninno o altri io non ho notizia di alcuna comunicazione, né loro personale né di gente del loro entourage. Anche questo non mi stupisce. Quando hai sotto controllo tutti i canali televisivi nazionali e i principali quotidiani, che te ne impippa se ti attaccano su un blog di professorini incazzosi? Meglio ignorare e tirar dritto.

Vabbè...passi per Sansonetti, ma non sono i Sansonetti che mi fanno paura ma i filistei del Corriere!

I primi stanno sublimando, in senso fisico, gli altri vogliono fare opinione! Cmque non può essere che al corriere non vi pubblichino un intervento, ci scrivono tutti, andiamo.

Le pagine della cultura in particolare sono un cesso. Ieri c'era claudio magris che discuteva del fatto che a Trieste pisciano in strada e non c'è più rispetto per nessuno.. dico almeno uno spazietto dove si dice che non si può pisciare nemmeno nemmeno in testa ai contribuenti dovrebbero trovarlo. Sopratutto dopo quel pensosissimo intervento della psico-tuttologa-omniscientologa Silvia Veggetti Finzi che diceva che i giovani ora non vogliono cambiare più il mondo ma il cellulare, che poi per lei sarebbe il grammofono. Il Corriere è veramente scadente, le pagine culturali sono il tritume più stantio dello storicismo italico: ancora stanno a discutere dei romanzi di moravia, e dell'omicidio pasolini e poi ancora quelle tirate anti-industriale, contro la scienza e la tecnica...è illegibile, con in più quella rubrica "il calendario" dove ogni giorno ormai da anni i nostri accademici smaniano per dirci cosa pensano loro di tutto quello che succede. Ecco forse non essere ammessi a un club del genere è un titolo di merito.

A me quello che mi fa incazzare di questi del Corriere è che sono dei provinciali! Appena se ne è andato in pensione hanno preso, chissà con quali costi, Bill Emmott a fare editoriali, pensavano evidentemente che un poco dell'autorevolezza dell'Economist arrivasse per induzione, ancora fisica, al corriere. E invece con du sordi potrebbero prendere l'intervento tuo o di michele pubblicarlo e farci pure un figurone.

Poi non so se avete mai notato l'inserto economia del corriere. Devono essere malati di autoritarismo. Stanno sempre intervistando i nostri super-manager delle nostre super-aziende su questioni "tecniche" tipo: come reagire alla Cina? oppure vanno in giro a fare interviste a rettori, tipo Luiss, allo scopo di concedre spazi e visibilità alle Business School nostrane. Voglio dire, anche quando leggi un articolo di quell'inserto, ci sono sempre interviste virgolettate nel corpo del testo. Niente a che vedere, tanto per citare l'Economist che tanto sembra loro piacere, con i surveys periodici del settimale inglese.

Arriva qualche critichina su Repubblica, ma non proviene dai loro entourage, e svicola in modo davvero ridicolo su Colaninno, indovina chi parla:
"Il loro atteggiamento non mi stupisce. Conosco bene gli industriali italiani. In quella cordata c'e'... pure chi lo fa visibilmente per altri fini (penso ai costruttori o agli assicuratori) e chi ancora con qualche conflitto di interesse (Benetton tra tutti)"
"Colpisce la disinvoltura della Confindustria rispetto al tema dei conflitti di interesse, delle leggi ad hoc. Mi pare piu' 'adattabile', meno ferma sui principi di fondo rispetto a poco tempo fa".

 

 Oh, e poi c'é anche un commento di qualcuno sulla Stampa:

"...Data la qualità del dibattito su Stato e mercato in Italia, non è poi sorprendente che la politica economica sia caratterizzata da una mancanza di rispetto (ma vorrei dire di comprensione) per il funzionamento dell’economia di mercato. Il caso Alitalia è oggi ovviamente sintomatico (ma lo stesso si potrebbe dire del caso Telecom in passato). Alitalia ha perso più di due miliardi di euro in quattro anni (dai dati di bilancio 2004-2007) offrendo ai propri dipendenti (incluso il management) condizioni notevolmente favorevoli rispetto a quelle di mercato. In questo contesto il governo si adopera per un piano di salvataggio che prevede la copertura a carico del bilancio dello Stato delle perdite passate e di quelle che sono in effetti perdite future (il costo degli esuberi) e l’elargizione di eventuali profitti futuri a imprenditori privati, scelti secondo procedure non certo degne di un mercato dei capitali trasparente.
Sarà anche colbertismo, ma non è diverso dal buon vecchio statalismo. Non solo, ma i profitti futuri agli imprenditori privati sono in qualche forma garantiti da rendite monopolistiche; cioè a scapito dei consumatori che pagheranno tariffe aeree più elevate. Si annulla infatti la concorrenza tra Alitalia e AirOne e si parla della chiusura dell’aeroporto di Milano-Linate per blindare la rotta Milano-Roma dalle compagnie straniere. Tutto questo è per giunta realizzato modificando con grave precedente la disciplina antitrust e in disprezzo della normativa europea. È davvero «fondamentalismo di mercato» sostenere una trasparente liquidazione fallimentare di un’azienda quotata in Borsa?"

Se è così, se anche le critiche documentate e serie sono ignorate c'è poco da stare allegri.

Dai via, non buttiamoci giù per così poco!

Da un lato il Milan oggi ha perso mentre Juve e Roma hanno pareggiato, compensando il nostro pareggio di ieri (Sandro poi dice che l'Inter ha pure giocato bene, quindi ...). Dall'altro lato, noi l'abbiamo sempre detto che nFA lo facciamo per soddisfazione puramente personale, per divertirci in buona compagnia chiamando le cose con il loro nome per chi le vuole sentire e discutere. Nient'altro.

Mai avuta neanche la men minima speranza che i poteri, mediatici e non, del Bel Paese potessero anche solo prenderci in considerazione finché documentiamo le loro nequizie, suggerendo antidoti al virus che le elites italiane sono e saranno per il resto del paese. Certo, se ci mettessimo a scrivere liquorosi e vaghi editoriali in cui parliamo del niente elogiando lor signori, il loro senso dello stato, la loro cultura, la loro sagacia imprenditoriale, allora avremmo ben altra ricezione. Insomma, basterebbe che ci dimostrassimo, come si dice nei salotti buoni italiani, un po' più ragionevoli e svolgessimo argomenti "seri, pacati" e, soprattutto, "professionali", ossia cerchiobottisti, allora si verremmo citati e magari anche pubblicati. Ma con questi toni e questi argomenti, mio caro, il silenzio su di noi regnerà sempre sovrano nei media che contano ... ma non rabbuiamoci per questo, anzi consideriamolo un onore, perché come tale va interpretato!

Però la voglia me l'hai fatta venire, se questa sera ho un attimo la scrivo a nome mio la letterina (spero si possano inviare missive elettroniche ai direttori dei quotidiani che menzioni). Poi chi la vuole firmare metta il nome qui sotto, usando i commenti ...

Però la voglia me l'hai fatta venire, se questa sera ho un
attimo la scrivo a nome mio la letterina (spero si possano inviare
missive elettroniche ai direttori dei quotidiani che menzioni). Poi chi
la vuole firmare metta il nome qui sotto, usando i commenti ...

Mi raccomando, pubblicala anche in nFA.

(N.B. Ferruccio DOT Debortoli AT ilsole24ore DOT com)

Vai Michele ...... :-)

Nel mio piccolo, non essendo un iscritto, ma un semplice elettore del PD, una prima letterina l'ho inviata (rileggendola, vedo che manca un po' di lucidità, ma penso che esprima bene il mio sentire).

Navigando nei vari articoli di PDNetwork, ho anche scoperto questo : non so se può aiutarti a vedere il bicchiere mezzo pieno o se, invece, sia motivo di scoramento (o di rabbia, per i diritti d'autore...). Spero la prima che ho detto.

Per quanto mi riguarda, non mi sento più sollevato dopo aver chiesto a Colaninno di andarsene. So che non lo farà: è evidente che lui e Marcegaglia (v. post di Monica D'Ascenzo del 2-9-08) si sentono nel giusto.

A proposito del blog di Grillo: qualche tempo fa parlava di questo indice prodotto da Foreign Policy:

http://www.foreignpolicy.com/story/cms.php?story_id=4350&print=1

 

Sembra interessante; secondo voi e' affidabile?

iscritti a Confindustria: perché non chiedete a gran voce le dimissioni di Emma Marcegaglia

Semplicemente, Michele, perché non credo siano utili.

Siamo
certamente d'accordo (l'ho ribadito anche all'interno
dell'organizzazione nella quale, peraltro, io conto poco più - o poco
meno - di nulla ...) che non avrebbe dovuto partecipare alla cordata,
ma bisogna vedere quali sono le condizioni complessive che hanno
portato a tale decisione. Butto là, quasi a caso: se la
richiesta di coinvolgimento nell'operazione, dal forte valore
simbolico, contemplasse un maggior impegno governativo verso l'uscita
dal tunnel di una strutturazione da socialismo reale tipica di questo
Paese, forse il gioco varrebbe la candela ...

Il metodo sarebbe
sbagliato? Sì, certamente. Però, qualche volta, una strada un po'
tortuosa (ed indubbiamente criticabile per la scarsa trasparenza) può
esser l'unica a fornire un risultato positivo.

Alcuni personaggi
non convincono? No doubt! Però questo passa il convento e penso sia il
caso di fare i conti con la realtà: gli ideali sono importanti - sai
che la penso esattamente come te in merito e che anch'io mi arrabbio
non poco - ma serve pragmatismo per puntare agli obiettivi con qualche
possibilità di centrarli.

in quanto Presidente la signora dovrebbe adoperarsi in tutte le forme
possibili per lo sviluppo della capacità produttiva e della concorrenza
nel settore dei trasporti nazionali e non. Dallo sviluppo di tali
attività trarrebbero ovvio vantaggio le aziende associate a
Confindustria per le quali i costi di trasporto sono, evidentemente e
sempre di più, una partita di rilievo.

Infatti, ecco ciò che dobbiamo chiedere con forza a Mrs. President, anziché dimissioni che non sposterebbero di un millimetro la situazione
attuale: non dimentichiamo - è fondamentale capirlo - che il Berlusca
aveva puntato elettoralmente su questo tipo di soluzione e, quindi, non
poteva essere disponibile a rinunciarvi. Sgombrato il campo - con
un'operazione che rimane una porcata, ok - da questo tipo di
condizionamenti, vediamo di ripartire per costruire una rete di
trasporti efficace ed efficiente, lavorando soprattutto sulle infrastrutture e sulla riorganizzazione di un sistema parcellizzato a causa di un campanilismo francamente ridicolo.

in quanto azionista
dell'azienda di trasporto aereo che detiene al momento una posizione
dominante sul territorio nazionale, essa ha tutto l'interesse economico
e personale a far sì che tale concorrenza non si sviluppi

Boh, sai, un socio di minoranza, con una quota piccola in partenza
ed ancor più in prospettiva, con il ruolo che occupa ed al quale
sicuramente tiene molto (anche rispetto ai possibili utili derivanti da
quest'investimento), l'irritata attenzione al problema da parte di
migliaia di associati ed i riflettori puntati quotidianamente ...... tu
che cosa sceglieresti?

Se io fossi in her shoes, onestamente,
sarei entrato nella faccenda solo se non avessi potuto farne a meno e
giudicherei, comunque, non conveniente barattare un simile provento
(non così importante nel complesso delle mie attività) con un chiaro
rischio di perdere l'attuale popolarità in ambito associativo.

Posso sbagliare, ci mancherebbe, ma a naso ......

Se io fossi in her shoes, onestamente,
sarei entrato nella faccenda solo se non avessi potuto farne a meno e
giudicherei, comunque, non conveniente barattare un simile provento
(non così importante nel complesso delle mie attività) con un chiaro
rischio di perdere l'attuale popolarità in ambito associativo.

Ma questo e' proprio il punto: gli imprenditori italiani dovrebbero chiarire alla signora che la collusione col governo di turno non fa parte dei job requirements per un presidente della loro associazione. E siccome non e' una questione personale, ma di strategia, andrebbe fatto apertamente con una richiesta di dimissioni anziche' sussurrandoglielo nell'orecchio. A meno, ovviamente, che la strategia scelta dall'associazione sia proprio la collusione e la susservienza al potere politico, nel qual caso se operassi come imprenditore in Italia me ne andrei immediatamente (da Confindustria prima, e dall'Italia poi).

la seconda che hai detto. E comunque

se la collusione e la susservienza al potere politico

genera profitti maggiori di quelli che otterrei facendo le valigie, beh allora, non così difficile spiegare perché preferiscono restare a casa.

Dire queste cose è fare un torto all'intelligenza di tutti a meno di prensentare fatti e dichiarazioni che al momento non ci sono.
Se ci atteniamo al principio del rasoio di Occam la conclusione è solo una: si sono venduti tutti e tutte - Emma la santa compresa - all'affarone senza rischi dell'anno dimostrando ancora una volta di essere capitalisti straccioni.

La morale della storia è sempre la stessa:

1) non basta rapire i figli (Colaninno jr e tutti gli altri) per controllare i padri. perchè i padri vanno dove c'è l'euro e si sa che pecunia non olet (giustamente). Con una sola mossa SB si è comprato la fedeltà di tutto il baraccone imprenditoriale italiano assicurandosi anche il Sole24Ore e il Corrierone.
2) come sempre l'originale è sempre meglio della brutta copia. un posto nell'affarone alitalia è infinitamente meglio del ministero ombra di non ho capito bene cosa.
3) inizia ad intravedersi il programma condiviso governo-confindustria: dura concorrenza e merito sempre al primo posto (che poi tradotto fa più o meno così: profitti privati e perdite pubbliche).

A questo punto molto meglio le statalizzazioni sovietiche.

Aggiornamento: eccolo!

 

Beh, fammi vedere il bicchiere mezzo pieno. Per una volta tanto qualcuno che chiede ''ma cosa c'entra questa
operazione con il libero mercato'', piuttosto che qualcuno che chiede
''ma cosa succede ai poveri dipendenti'' oppure ''ma le pare giusto
vendere un gioiello nazionale agli stranieri''.

Almeno il giornalista de La Stampa (tal Stefano Lepri, cui vanno i miei più sinceri complimenti) ha fatto un'intervista vera, con domande ficcanti che hanno messo in chiara difficoltà l'intervistato. Infatti Brunetta ci fa una figura veramente pessima.

E' vero, l'intervista è fatta abbastanza bene.
Il bicchiere è mezzo pieno solo per la faccenda libero mercato. Invece l'italianità mi pare sia sempre stato usato come argomento.

Visto che ultimamente si è parlato molto di travaglio ecco qui la sua opinione. Così molti si divertiranno.
http://it.youtube.com/watch?v=2RRNWHTNa_c
La sua conclusione è: "berlusconi è l'ultimo vero comunista"

Ciao DoktorFranz.

Sembri proporre una lettura diversa, ma non ho capito cosa intendi quando dici:

 

Siamo certamente d'accordo (l'ho ribadito anche all'interno dell'organizzazione nella quale, peraltro, io conto poco più - o poco meno - di nulla ...) che non avrebbe dovuto partecipare alla cordata, ma bisogna vedere quali sono le condizioni complessive che hanno portato a tale decisione. Butto là, quasi a caso: se la richiesta di coinvolgimento nell'operazione, dal forte valore simbolico, contemplasse un maggior impegno governativo verso l'uscita dal tunnel di una strutturazione da socialismo reale tipica di questo Paese, forse il gioco varrebbe la candela ...

Quali sono "le condizioni complessive che hanno portato a tale decisione"? E per impegno governativo verso l'uscita dal tunnel cosa intendi esattamente?

A occhio e croce direi che su questi aspetti, che tu adombri, se ci fossero stati, li avrebbero sbandierati tutti i protagonisti della vicenda. In più, da non esperto, anzi da inesperto, noto un unanimismo, sia nella solita compagnia di giro che ha preso parte alla greppia, che nei commenti alla vicenda riportati sui giornali che mi insospettisce assai.

Poi dici anche:

Infatti, ecco ciò che dobbiamo chiedere con forza a Mrs. President, anziché dimissioni che non sposterebbero di un millimetro la situazione attuale: non dimentichiamo - è fondamentale capirlo - che il Berlusca aveva puntato elettoralmente su questo tipo di soluzione e, quindi, non poteva essere disponibile a rinunciarvi

 

 

Ecco, qui mi sembri chiaro. Da come tu scrivi, tu che sei un associato di Confindustria, e quindi dentro alla notizia, ma fuori dal coro (perchè è chiaro che sei critico di tutta la vicenda), ecco dicevo, da quello che scrivi la Confindustria si è fatta carico, anzi ha consentito che i contribuenti si facessero carico dei costi del mancato sputtanamento del presidente del consiglio: siccome BS aveva promesso la cordata italiana e ci teneva molto, per non perderci la faccia, allora un'associazione di parte si è accodata al governo. Quando BS, esaltando la signora Marcegaglia in un assise di Confindustria, disse che il suo programma di governo sarebbe stato il programma pocanzi presentato dal neo presidente, non pensavo si sarebbe spinto a tanto. (vedi: http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/23/mano_tesa_del_premier_tuo_co_9_080523061.shtml).

Una battuta. A proposito di dirigismo socialista, dal cui tunnel ci dovrebbe fare uscire questa bella minestra di lenticchie al cui desco la tua presidentessa si è seduta entusiasta, dimmi, non ne senti l'odore in quella proposta di addossare migliaia di esuberi alitalia alle Poste?

non ho capito cosa intendi quando dici:

Siamo certamente d'accordo (l'ho ribadito
anche all'interno dell'organizzazione nella quale, peraltro, io conto
poco più - o poco meno - di nulla ...) che non avrebbe dovuto
partecipare alla cordata, ma bisogna vedere quali sono le condizioni
complessive che hanno portato a tale decisione. Butto là, quasi
a caso: se la richiesta di coinvolgimento nell'operazione, dal forte
valore simbolico, contemplasse un maggior impegno governativo verso
l'uscita dal tunnel di una strutturazione da socialismo reale tipica di
questo Paese, forse il gioco varrebbe la candela ...

Quali sono "le condizioni complessive che hanno portato a tale
decisione"? E per impegno governativo verso l'uscita dal tunnel cosa
intendi esattamente?

A occhio e croce direi che su questi aspetti, che tu adombri, se ci
fossero stati, li avrebbero sbandierati tutti i protagonisti della
vicenda. In più, da non esperto, anzi da inesperto, noto un unanimismo,
sia nella solita compagnia di giro che ha preso parte alla greppia, che
nei commenti alla vicenda riportati sui giornali che mi insospettisce
assai

Intendo esattamente quel che sembra (ma ricorda che vado a naso, non avendo notizie inequivocabili), cioé che potrebbe esserci stata una valutazione di convenienza ad accettare una forte sollecitazione all'entrata in gioco di un personaggio portatore di un importante valore simbolico, come la Presidente di Confindustria.

Ribadendo ancora una volta, a scanso d'equivoci, la mia totale contrarietà ad una tale connivenza, l'ipotesi che quindi mi pare immaginabile - considerando i non trascurabili rischi che la decisione porta con sé, in tema di possibile impopolarità presso la base associativa - riguarda un impegno governativo, non solo formale ma sostanziale, ad un reale spostamento dell'asse normativo in direzione di un minore controllo dell'economia da parte della mano pubblica.

La cosa sarebbe, ovviamente, auspicabile e mi auguro vivamente che il mio non sia solo un ragionamento dettato dalla speranza. In ogni caso, presto si potrà capire se l'ipotesi sta in piedi, valutando i provvedimenti che saranno presi e, quindi, l'eventuale spostamento di peso dall'attualmente predominante componente statalista all'attualmente esigua quota liberale della maggioranza politica

By the way, va da sé che non sia il caso di pubblicizzare in modo eclatante - hic et nunc - una simile prospettiva, onde evitare reazioni incontrollabili da parte sindacale: anzi, la discussione sulla sorte degli esuberi, con l'ipotesi di strumenti di sostegno al reddito (non più, pare, quella di assunzione nella PA, evitando così un bel mal di fegato a Brunetta), potrebbe - per quanto sbagliata - servire allo scopo di tacitare alcuni bollenti spiriti, assieme al ventilato - e platealmente iniquo - "paracadute" per i cosiddetti "piccoli azionisti".

DoktorFranz, se non ti conoscessi direi che ti stai arrampicando sugli specchi. Mi spiego. 1) Se anche avessi ragione nella tua interpretazione, mi pari concordi che Marcegaglia entra (e le e' stato chiesto di farlo) in quanto presidente di Confindustria, non in quando AD (o quello che  e') della Marcegaglia. Questo gia' rende la cosa spaventosamente inopportuna. 2) E poi, perche' assumere che le chiacchere dietro le quinte comportino una promessa del governo di comportamenti pro-mercato e non invece una minaccia di limitazione delle rendite monopolistiche da cui questi grandi imprenditori succhiano? Questa interpretazione e' molto piu' coerente con la storia, e il carattere di Tremonti e di Colannino, Benetton, Marcegaglia,...

DoktorFranz, se non ti conoscessi direi
che ti stai arrampicando sugli specchi. Mi spiego. 1) Se anche avessi
ragione nella tua interpretazione, mi pari concordi che Marcegaglia
entra (e le e' stato chiesto di farlo) in quanto presidente di
Confindustria, non in quando AD (o quello che e') della Marcegaglia.

 

Mi pare evidente, Alberto, e mi
stupirei moltissimo del contrario.

 

Questo gia' rende la cosa
spaventosamente inopportuna.

 

Absolutely! Il mio giudizio rimane,
infatti, fortemente critico e, come ho già scritto, questa
cosa mi ha fatto venire un diavolo per capello, inducendomi ad
esprimere opinioni – in altra sede – con un linguaggio che
definirei (come altri hanno fatto) “molto poco confindustriale”.
Sai anche, giacché ne abbiamo parlato a Firenze – mi pare –
che ritengo sia necessario un cambiamento, in Confindustria, a
partire dalle istanze delle aziende che realmente competono su
mercati veri (contrapposte ai posizionamenti di tipo monopolistico
tipici di alcuni tradizionali detentori del potere economico) e che
valuto positivamente alcuni importanti segnali in quella direzione,
pur tra le contraddizioni legate all'ovvio rifiuto di cedere il passo
da parte di quanti non hanno alcun interesse a farlo. Ciò non
toglie che, da un punto di vista strategico, una richiesta di
dimissioni – rispondo così anche ad Enzo - non mi sembra
utile quanto una forte spinta - se si riuscirà a coagularla,
facendo realmente fronte comune tra le PMI - al perseguimento
dell'interesse generale del mondo produttivo (che poi,
volontariamente o meno, coincide con l'interesse generale del Paese).

 

 

2) E poi, perche' assumere che le
chiacchere dietro le quinte comportino una promessa del governo di
comportamenti pro-mercato e non invece una minaccia di limitazione
delle rendite monopolistiche da cui questi grandi imprenditori
succhiano? Questa interpretazione e' molto piu' coerente con la
storia, e il carattere di Tremonti e di Colannino, Benetton,
Marcegaglia,...

Il fatto è che ho troppo
rispetto per l'intelligenza delle persone – sia alcune di quelle
coinvolte (forse, oso sperare, con qualche mal di pancia)
nell'operazione, sia quelle che leggono queste righe - per
accontentarmi di semplicistiche spiegazioni basate sulla connivenza
con il governo di turno. Il che significa che, considerate le
evidenti controindicazioni, il puro e semplice tentativo di capire mi
spinge ad analizzare le alternative, sebbene non sia possibile,
naturalmente, escludere l'interpretazione peggiore che, del resto,
raccoglie sempre i favori degli astanti (in parte razionalmente, ma
in parte anche istintivamente).

By the way, va da sé che non sia il caso di pubblicizzare in modo
eclatante - hic et nunc - una simile prospettiva, onde evitare reazioni
incontrollabili da parte sindacale

Ma chissenefrega delle reazioni incontrollabili da parte sindacale! Anzi, prima ci sono, prima viene l'occasione di liberarsi dal loro strapotere di casta, cosa assolutamente preliminare all'arresto del declino del paese. Confronta due esperienze storiche di governi entrambi classificabili come "di centro-destra": quello di Margaret Thatcher, che prese di petto i sindacati, e quello di Juan Domingo Peron, che li uso' come supporters. Il primo rimise il suo paese in sesto, is secondo lo avvio' sul viale del tramonto. Fatevi due conti in Confindustria, e decidete in che tipo di paese volete far vivere i vostri figli.

Ma chissenefrega delle reazioni
incontrollabili da parte sindacale! Anzi, prima ci sono, prima viene
l'occasione di liberarsi dal loro strapotere di casta, cosa
assolutamente preliminare all'arresto del declino del paese

Enzo, ma con me sfondi una porta
aperta!

Io sono sempre stato tra quelli che
sostengono la necessità dello scontro con il sindacato, se
rimane quello attuale, considerando che sia molto meglio una stagione
aspramente conflittuale – con le inevitabili ricadute
sull'operatività e sui conti delle imprese – rispetto al
mantenimento di un'ingessato status quo che non lascia speranze per
il futuro.

Nel dibattito interno, però, ci
si confronta – inutile negarlo – con una posizione morbida che
confida in una ragionevole possibilità di coinvolgimento del
sindacato in una visione generale non più corporativa,
dirigista e statalista: non è, come parrebbe ovvio, solo la
posizione di chi occupa spazi legati ai rapporti con il potere
politico, ma anche quella di chi teme un elevato rischio di danni
economici rilevanti al sistema produttivo.

Eppure, a mio parere, qualche volta
servono le palle (excuse my French) ...... :-)

l'eventuale spostamento di peso dall'attualmente predominante componente statalista all'attualmente esigua quota liberale della maggioranza politica

Perché un imprenditore dovrebbe avere tutto questo reale interesse allo spostamento? Grande o medio che sia, o si adopererà per (continuare a) ricevere sussidi, o sarà preoccupato di far sapere che "ea concorensa dei cinesi me copa, porca mastea". A parole anche Veltroni si professa per una società più meritocratica (e Berlusconi è un paladino del libero mercato). Chissà perché la Marcegaglia dovrebbe essere una stratega triplogiochista col cuore più puro del loro, che accetta di arricchirsi a spese dei contribuenti adesso, con la promessa che grazie a questo piccolo furto, domani, forse tremonti si rimangerà le sue baggianate sul mercantilismo.

l'eventuale spostamento di
peso dall'attualmente predominante componente statalista
all'attualmente esigua quota liberale della maggioranza politica

Perché un imprenditore dovrebbe avere tutto questo reale
interesse allo spostamento? Grande o medio che sia, o si adopererà
per (continuare a) ricevere sussidi, o sarà preoccupato di far
sapere che "ea concorensa dei cinesi me copa, porca mastea".

Via, Filippo, non crederai davvero che questo sia il ritratto
dell'imprenditoria italiana!

C'è realmente di meglio, nelle aziende che si trovano a
competere e ad affermarsi nei mercati esteri, a prezzo di grandi
sacrifici sui margini, le quali chiedono solo – ma a gran voce –
di essere messe nelle stesse condizioni dei concorrenti europei e
non cinesi!

Io nella Confindustria campana conto molto meno del due di picche, primo perchè la Confindustria campana è in mano agli edili (iperassistiti, qualcuno si sta anche mangiando le mani per il business perso..), secondo perchè sono iscritto al settore "piccole imprese industriali", essendo uscito da Confapi, per cui non chiedo proprio niente e mi evito una pernacchia.

Per quel che conta, Michele, aggiungi la mia firma alla tua lettera.

Infine qui in Terronia il dibattito è molto più acceso sui fondi UE che Bassolino ha distribuito ai soliti noti, amici e semplici conoscenti, piuttosto che su (M)Alitalia, questo per dire che se pensate che gli imprenditori debbano contrastare questa porcata state freschi, tutt'al più cerchiamo di capire come guadagnarci, l'etica non ci riguarda.

Il libero mercato può riguardare i piccoli, ma i grossi sono solo dei piranhas alla ricerca di prede, il mercato è un ostacolo, anzi questo è il segnale che molti attendevano per capire il vento: se volete fare affari con me (BS) dovete anche seguirmi ed ogni tanto far finta di pagare.

Poi le standing ovation tributate al BS nei suoi tour nordici dovrebbe pur far capire qualcosa.

 

 

Come alcuni, forse particolarmente interessati alle proprie vacanze o alle mie strane preferenze, forse notarono mi trasferii da NC a Kzn (north Carolina and kwaZulu-Natal per la precisione.)

Mentre Boldrin inveisce contro tale Marcegaglia e tale Colanino, pere et fils (ma nessuno mai, cosi' pochi figli di industriali si buttano dal ponte? vivono cosi' felicemente la loro condizione?), vi comunico dei grandi successi.

L'attuale presidente del paese (Thabo Mbeki) e' sotto una specie di offensiva diretta da Jacob Zuma, ex VP (di ZA) e attuale presidente di Anc (il partito che dal 1994 e' al governo, attualmente in tutti gli stati/provincie del paese.) Zuma, per una serie di ragioni, davvero complicatissime a spiegare e' sotto processo per corruzione (legate a "tangenti" date e ricevute in un colossale giro di corvette, sommergibili, e altri oggettini assai costosi e non disponibili da Ikea.) Ebbene i suoi avvocati (nella corte suprema di PieterMaritzburg (Kzn) hanno giustamente invocato il parlamento italiano che ha modificato le leggi per permettere ai leader politici (le famose prime 4 o 5 cariche dello stato) di esser immunizati dalla possibile accusa in sede giudiziaria.

Persino se Zuma, non e' presidente (al momento) gli avvocati giustamente indicano che sia meglio attender un po' per risparmiare denari e tempo, da presidente non e' processabile, da "quasi" presidente non vale la pena.

Il che dimostra che, a dispetto di tutti i dementi che vedono un destino di decadenza civile e giuridica per l'Italia il paese e' invece stimolo e buon esempio per varie nazioni democratiche.

 

 

Per quanto riguarda tale Marcegaglia e Colanino, non vedo perche' ci si debba impuntare contro questi due figuri. Il capo del Governo e' in conflitto di interessi e giustamente noto' che se il popolo lo vota, egli e' esente (in caso la legge verra' modificata) e il capo della Rai e' la persona che e' l'ex-controllore della rai (val a dire il presidente della commissione parlamentare di controllo della rai, uscito dal suo mandato parlamentare, tal C. Petruccioli e' ora il presidente della Rai, al momento appare molto impegnato a esibire il ventre rigonfio in un luogo detto "ultima spiaggia", mi informa il nobile R. Dagostino su Dagospia.) Ma perche' picchiare solo un infante e una signora? Si vergogni Boldrin.

Grazie della notizia, professor Palma. Lei ci riempie d'orgoglio nazionale: i lumi della giurisprudenza romana splendono anche sulle terre dell'Africa australe.

Mi vergogno, come lei suggerisce, in congiunzione con tutti i dementi che in tutto questo vedono solo decadenza morale e sociale.

P.S. Mi saluti gli elefanti e me li tenga in fresco per le visite a venire.

La passione berlusconiana per le cordate affonda le sue radici nella sua storia imprenditoriale.

Se i lettori ricordano la vicenda SME, anche in quel caso una azienda a partecipazione statale (la SME) doveva essere venduta (alla Buitoni di De Benedetti) ed anche in quel caso il governo decise di intralciare la vendita, sollecitando una cordata alternativa composta dal trio Ferrero-Barilla-Berlusconi.

A onore del vecchio pentapartito, va detto che almeno fu aperta un asta (informale) e la SME fu poi venduta a spezzatino ricavandoci qualcosa, senza bad company per lo stato e good company per gli amici.

(ANSA) - ROMA, 2 SET - Una partecipazione 'simbolicà a nome di
tutta l'industria italiana. È questa la filosofia che ha spinto
il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a partecipare
al Progetto Fenice coordinato da Banca Intesa.
   In un'intervista all'ANSA, la Marcegaglia chiarisce il senso
dell'intervento finanziario del suo gruppo, ribatte a quanti in
questi giorni hanno criticato la scelta per 'conflitto di
interessi« e anticipa che non avrà »nessun tipo di ruolo«
nella nuova società.
- D) Presidente Marcegaglia, come si è arrivati a questa
situazione di Alitalia?
- R) »Una lunga e irresponsabile cogestione tra cattiva
politica e un numero impressionante di sigle sindacali - spiega
il presidente di Confindustria - ha portato l'Alitalia al
fallimento. Questa è la realtà e di ciò devono semplicemente
prendere atto tutti coloro che adesso sentenziano sulle vicende
della compagnia di bandiera«.

- D) Il tempo però stringe, il commissario liquidatore è al
lavoro. Quali sono le alternative che la compagnia ha davanti? 
- R) »Oggi si è di fronte a due sole alternative. Lasciare
effettivamente che l'azienda fallisca, con conseguenze
drammatiche per migliaia di lavoratori e per la gestione
immediata dei collegamenti interni ed internazionali,
fondamentali per il Paese. Può sembrare, in teoria, una
soluzione più netta e magari esteticamente più interessante.
Ma comporterebbe nel breve e forse anche nel medio termine
risvolti molto pesanti  per il sistema Italia«.

- D) E la seconda?
- R) »L'altra strada - prosegue l'imprenditrice mantovana - è
quella di individuare una soluzione che tenga conto della
situazione e delle compatibilità, sia per questo credibile e
possa tentare di avere successo in un business sempre più
difficile e competitivo. Un gruppo di imprenditori italiani,
insieme con una delle più importanti banche nazionali ed
europee - chiarisce - ha messo a punto un progetto con
l'obiettivo di costruire un futuro per Alitalia, un futuro
alternativo alla certezza della chiusura e della scomparsa.
Si tratta di nomi noti dell'industria italiana, protagonisti di
importanti successi aziendali, che hanno scelto di impegnarsi in
questa impresa«.

- D) E veniamo all'impegno del suo Gruppo. La domanda è
semplice, perchè l'ha fatto? In molti non hanno condiviso
questa scelta, soprattutto visto anche il suo impegno come
presidente di Confindustria.
- R) »Anch'io ho deciso di partecipare a questa sfida. Lo
faccio, come imprenditrice, con una quota del tutto marginale
sia rispetto al volume di business del gruppo Marcegaglia, sia
rispetto all'impegno finanziario della cordata. Anche per queste
ragioni - fa sapere - non avrò nessun tipo di ruolo nella nuova
società. Qualcuno dice che come presidente di Confindustria non
avrei dovuto far parte della cordata. Credo che ciò non sia
vero. E proprio il mio ruolo in Confindustria rafforza il
carattere puramente simbolico della mia partecipazione al fianco
di un gruppo di imprenditori che crede in un progetto difficile
e importante per il futuro del nostro paese«.

- D) Non teme che possa ripersi anche con Alitalia il copione
del passato, quando sono state impedite operazioni del genere?
- R) »Se Alitalia si trova nelle condizioni drammatiche di oggi
- conclude la Marcegaglia - è perchè troppe volte in passato
polemiche e veti di ogni tipo hanno impedito operazioni di
risanamento e di rilancio. Noi vogliamo evitare che di ripeta
questo triste copione. Per Alitalia è davvero l'ultima
opportunità per continuare ad esistere. Ed è bene che nessuno
se lo dimentichi«. (ANSA).

E proprio il mio ruolo in Confindustria rafforza il
carattere puramente simbolico della mia partecipazione al fianco
di un gruppo di imprenditori che crede in un progetto difficile
e importante per il futuro del nostro paese

Immagino abbia ricevuto un mandato dagli associati a Confindustria. A questo punto, fossi DoktorFranz, chiederei di spartire i futuri e sicuri utili derivanti dalla possibile dismissione degli asset di pregio della compagnia (terreni, immobili ecc) e dal semi monopolio che lorsignori si assicureranno per i prossimi 5 anni.

Ho letto con attenzione sia l'articolo che i commenti; personalmente sarei favorevole alla soluzione realizzata, ma capisco  le obiezioni. C'è un punto che però nessuno ha toccato. Circa 4 anni fa FIAT andò in crisi e chiese di liberarsi di circa 6.000 dipendenti (quasi tutti impiegati). L'allora governo Berlusconi non concesse gli ammortizzatori sociali. Caduto Berlusconi Prodi concesse tutto (scivolo, prepensionamenti et similia) a 6.000 persone molte delle quali non avevano neppure 50 anni. In quel caso se ne giovarono solo gli azionisti FIAT non certo l'Italia. Mi sembra invece che nel caso di Alitalia, avere una compagnia di bandiera non sia proprio negativo per un paese che punta sul turismo. Air France ci avrebbe favorito ? non penso proprio. Allora, pur conservando molti dubbi su diversi aspetti della questione, in primis la difesa dei piccoli azionisti che mi pare una vera follia, non vedo poi male la soluzione. Ricordo che nella Bad Company confluirà anche tutto il Sistema Informatico di Alitalia; penso che Fantozzi potrà trovare un compratore anche per questo asset.

Questa idea che la compagnia di bandiera sia necessaria per il turismo proprio non la capisco. Se ci sono fiotte di turisti desiderosi di venire in italia, sta tranquillo che ci sarà anche una compagnia aerea disposta a trasportarli. Come avrebbe potuto Air France sabotare il turismo? Comprando gli slots piu' profittevoli per poi tenerli occupati senza effettuare voli? Mi sembra costosetta come strategia, e immagino non sia difficile fare una legge che vieta una pratica del genere (anzi, immagino già esista).

Mi sembra invece che nel caso di Alitalia, avere una compagnia di
bandiera non sia proprio negativo per un paese che punta sul turismo.
Air France ci avrebbe favorito ? non penso proprio.

chi impedirà a colaninno e furbetti vari associati di vendere tutto dopo 5 anni ad air france oppure ai sauditi od ai cinesi? giustamente nessuno. quindi non capisco l'argomento.

Circa 4 anni fa FIAT andò in crisi e chiese di liberarsi di circa 6.000
dipendenti (quasi tutti impiegati). L'allora governo Berlusconi non
concesse gli ammortizzatori sociali. Caduto Berlusconi Prodi concesse
tutto
(scivolo, prepensionamenti et similia) a 6.000 persone molte
delle quali non avevano neppure 50 anni. In quel caso se ne giovarono
solo gli azionisti FIAT non certo l'Italia.

Chissà perché LucaLuca prese posizione a favore di Prodi, in occasione di quella campagna elettorale, in netta contrapposizione con l'evidentissima preferenza della platea imprenditoriale (do you remember Vicenza?), chissà perché ........

... perché si è deciso comprare quaresma :O

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