Referendum elettorali: l'iniziativa del 18 maggio a Roma.

7 maggio 2008 redattori noiseFromAmeriKa
Riceviamo una e-mail da Giovanni Guzzetta, presidente del comitato per i referendum elettorali e pubblichiamo. Le attività riprendono con una iniziativa a Roma il 18 maggio prossimo presso il Park Hotel Torre Rossa Domus Pacis – via di Torre Rossa n. 94 – dalle 10 alle 14 (sala Bernini).


La lettera è la seguente.

Prima del voto avevamo fatto circolare la seguente email:

"Ci hanno insegnato che la democrazia è il potere di scelta dei cittadini. Alle prossime elezioni però i cittadini potranno votare ma non scegliere. A scegliere saranno solo i partiti, con liste preconfezionate "prendere o lasciare" e con il giochetto delle candidature multiple che trasferisce ai plurieletti – dopo le elezioni! – il potere di scelta dei parlamentari, sottraendolo ai cittadini.

Abbiamo fatto una simulazione per difetto da cui emerge che – grazie alle liste "prendere o lasciare" – vengono decisi a tavolino, prima del voto, i nomi degli eletti "sicuri", pari ai tre quarti (75%) dell'intero Parlamento; e che – grazie al giochetto delle candidature multiple (ben 242, considerando solo Popolo della Libertà, Movimento per le Autonomie, Lega Nord, Partito Democratico, Italia dei Valori e, solo alla Camera, Unione di Centro e Sinistra Arcobaleno) – vengono decisi, subito dopo il voto, i nomi degli eletti "ripescati", pari ad un quarto (25%) dell'intero Parlamento.

Insomma, incrociando questi dati, emerge che il margine dei candidati incerti (decisi realmente dagli elettori) viene di fatto ridotto ad una misura irrisoria rispetto al totale dei parlamentari eleggibili.

Una democrazia senza volti.

E i cittadini?

Non possono scegliere direttamente NEANCHE UNA PERSONA: né il Presidente della Repubblica, né il Presidente del Consiglio, né (con l'attuale legge) i loro rappresentanti in Parlamento.

Che questo stato di cose abbia generato disaffezione, rabbia e disillusione è purtroppo una tangibile realtà. E se ci sarà un incremento degli astenuti, non si dica che fosse inaspettato.

Tuttavia è importante sapere, e far sapere, che la frattura tra i cittadini e i loro rappresentanti non può andare oltre: deve essere ricucita immediatamente a partire dal giorno dopo il voto. Per farlo abbiamo deciso di promuovere un movimento di "vigilanza civile" a presidio delle riforme istituzionali (tra cui i nostri referendum così brutalmente accantonati) e di tutte le altre azioni politiche necessarie a cambiare il nostro amato paese; per renderlo più competitivo, più capace di valorizzare il merito, più aperto alla circolazione delle idee e delle persone, più capace di dare opportunità a tutte e a tutti coloro che vogliano scommettere sulle proprie capacità; insomma più moderno.

Nella competizione globale ogni paese si contenderà sempre di più imigliori cittadini. E dovrà meritarseli…

Ti chiediamo di inoltrare questa email ad amici e conoscenti, perché tutti possano sapere dello stato di allarme della nostra democrazia, ma anche che c'è chi vuole poter cambiare davvero ed è pronto a rimboccarsi le maniche.

Grazie di cuore.".

 

Ora vi confermiamo che le cose sono andate davvero così (l'eliminazione della Sinistra Arcobaleno dall'arco parlamentare, ai fini della nostra simulazione, è risultata infatti neutrale). Abbiamo bisogno di capitale civile, di ricostruire un rapporto sano tra cittadini e istituzioni, di pianificare insieme il nostro futuro.

Ci vediamo il 18 maggio a Roma.

Grazie di cuore.

Giovanni Guzzetta

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Quella giornata è il prossimo 18 maggio: raggiungici a Roma – info: politichiamo@gmail.com

Potete trovare altre informazioni sul sito del comitato referendario. Siccome siamo professori un po' rompiscatole, facciamo notare che non è del tutto vero che gli elettori non possono scegliere nemmeno una persona; per esempio, gli elettori possono scegliere i propri sindaci. Ma questo serve solo a rafforzare il punto del comitato referendario. Se possiamo fare leggi elettorali decenti per gli enti locali, perché non dovremmo riuscire a farlo per il Parlamento?

10 commenti (espandi tutti)

Perchè il referendum dovrebbe migliorare le cose ?

Quando c'era la DC con le preferenze le cose andavano meglio ? il controllo attraverso la sequenza delle preferenze lo avete dimenticato ?

Per favore risparmiatemi la favola della democrazia diretta  o degli ideali. Soluzioni concrete per problemi reali, questo è quello che serve all'italia 

6 gruppi parlamentari ed una maggioranza chiara per governare : siamo sicuri che questa legge elettorale faccia così schifo ?

Non ho evidenza empirica ma faccio un ragionamento di senso comune: negli ultimi 10 anni l'accesso all'informazione e' decisamente migiorato, ergo credo sia piu' facile per chi ne ha voglia farsi un'idea sulle persone che manda in Parlamento. Ad esempio sono oggi disponibili informazioni sui tassi di presenza, sulle proposte di legge presentate, sulla fedina penale. Credo il trend procedera' in maniera uniforme, quindi sarebbe logico aumentare il potere decisionale in capo agli elettori; moreover, direi che la riduzione di questo potere non sia del tutto casuale rispetto alla maggiore informazione disponibile: la casta e' furba, mica no.

la mia ignoranza sui sistemi elettorali nel mondo mi spinge a fare la seguente domanda :

Esiste un sistema di elezione demcratica dove non sono previste le preferenze ? o siamo gli unici al mondo come vogliono farci credere ? 

Esiste un sistema di elezione demcratica dove non sono previste le
preferenze ? o siamo gli unici al mondo come vogliono farci credere?

Esistono sistemi proporzionali senza preferenze ma con liste bloccate, se ricordo bene anche nei civilissimi paesi scandinavi.  Ora non ho tempo ma quando ce l'ho ricerco le informazioni. 

Ho fatto una piccola ricerca e da questo articolo risulta che:

"Austria, Belgium, Czech Republic, the Netherlands, Lithuania and Norway fit the category of closed rigid lists."

("closed rigid lists" significa liste bloccate dai partiti in systemi elettorali quindi dove i partiti fanno le liste di candidati e gli elettori votano i partiti. L'articolo cita lavori del 2002 quindi e' posteriore a questa data.). 

A me personalmente non sembra proprio che il maggior problema dell'Italia, e nemmeno un problema rilevante sia l'assenza del voto di preferenza nelle elezioni politiche. Quando si propone un referendum o una qualsiasi modifica all'ordinamento vigente sarebbe necessario oltre a descrivere i difetti dell'ordinamento vigente elencare anche i vantaggi delle riforme proposte.

Quali sarebbero i vantaggi delle preferenze?

In via puramente teorica, maggiore democrazia, in pratica aumenta il costo della propaganda politica, perche' ogni candidato ha interesse a spendere nella circoscrizione in cui e' candidato (e le circoscrizioni italiane sono grandi rispetto ad es. a quelle spagnole) per guadagnare preferenze contro i suoi colleghi di partito/ coalizione, oltre che contro gli altri partiti. Inoltre e' noto che solo una minoranza degli elettori italiani storicamente esprime le preferenze (credo sia il 15%) per cui in pratica le scelte venivano fatte, quando le preferenze esistevano, da un minoranza, spesso pesantemente inquinata dalle clientele elettorali. Inoltre in tutti i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, un segno inconfondibile era la proporzione anomala dell'espressione del voto di preferenza (credo intorno al 30%). Poi c'e' quanto gia' scritto da Raf sulle preferenze multiple per controllare il voto di scambio. Riassumendo, preferenze significa piu' spesa elettorale per propaganda, piu' clientele, maggiore facilita' di condizionamenti dalla criminalita' organizzata e di voto di scambio. Non per caso tra i referendum coronati da maggiore successo in Italia ci sono quello sull'abolizione della preferenza multipla, e quello che ha abolito preferenze e sistema proporzionale forzando i seggi uninominali al Senato.

La differenza tra il sistema attuale e quello con preferenze e' che col sistema attuale i candidati vengono ordinati nelle liste dai partiti, con le preferenze col voto di fatto di una minoranza degli elettori. Personalmente preferisco che i candidati in lista siano ordinati dai partiti, per quanto schifosi siano i partiti italiani e specialmente alcuni dove non c'e' alcuna democrazia effettiva, perche' ritengo (solo relativamente beninteso) piu' pulito e trasparente il voto degli iscritti gestito all'interno dei partiti rispetto al voto anonimo di un 15% di elettori condizionato storicamente dalle clientele elettorali e dalla criminalita' organizzata.

Chiaramente il sistema elettorale vigente e' ben meno che ottimale, e, pur non esistendo un sistema perfetto ovviamente, io preferirei riformarlo o con seggi uninominali (dove il candidato oltre che il partito conta, anche se il parco buoi elettorale ittaliano spesso ha il brutto vizio di votare qualunque pregiudicato o portaborse piazzato dai partiti), oppure eventualmente col modello tedesco-spagnolo proposto in passato (Vassallo), con liste bloccate proporzionali ma su circoscrizioni piccole, in modo da favorire i partiti maggiori, ma in maniera attenuata rispetto ai seggi uninominali. Quello di cui proprio non sento il bisogno, anzi cui mi opporrei, sarebbe il ritorno delle preferenze.

La lettera inviata da Guzzetta a mio avviso è poco chiara ed ha indotto questo dibattito sulle preferenze che in realtà è off-topìc. Il comitato referendario lamenta che questa legge elettorale dia agli elettori scarsa possibilità di scelta ma I REFERENDUM NON RIGUARDANO LA POSSIBILITÀ DI USARE LE PREFERENZE.

I testi dei tre quesiti referendari li trovate qui. In sintesi, due sono simili (uno per la Camera e uno per il Senato) e riguardano l'abolizione della possibilità di formare coalizioni per ottenere i premi di maggioranza nazionale, alla Camera, e regionali, al Senato. Il terzo riguarda l'abolizione delle candidature multiple, che consentono alle oligarchie di partito di decidere ex post chi viene eletto.

Il terzo referendum credo riguardi una norma di decenza minima. Non stiamo parlando di preferenze. Stiamo parlando del fatto che il cittadino della circoscrizione X non solo deve votare una lista preconfezionata con stretto ordine di precedenza, ma non sa nemmeno ex post esattamente chi lo rappresenterà perché questo dipenderà dalle scelte degli eletti in multiple circoscrizioni. Faccio fatica a pensare a un qualunque argomento in sostegno della pratica delle candidature multiple

Per i primi due, ho sentito da varie parti sostenere che il porcellum alla fine non è così male perché in questa elezione una qualche opera di semplificazione degli schieramenti lo ha indotto. È a mio avviso un ragionamento sbagliato per due ragioni.

La prima, di carattere metodologico, è che un sistema elettorale non va giudicato per l'outcome in ina singola elezione. Il porcellum è un pessimo sistema perché incoraggia la frammentazione e la creazione di coalizioni rissose e perché con il sistema dei premi regionali al Senato introduce elementi di incertezza sul risultato elettorale senza alcun chiaro beneficio in termini di governabilità e di rappresentanza. Tutte queste caratteristiche restano in piedi e si riproporranno intatte alla prossima elezione. In questo caso Veltroni ha deciso di correr da solo, probabilmente perché era rassegnato a perdere comunque, e questo ha indotto la semplificazione del quadro politico. Berlusconi invece, che anelava alla vittoria, era più che pronto a imbarcarsi l'UDC. In una prossima elezione dall'esito meno scontato rivedremo di nuovo coalizioni eterogenee e rissose.

La seconda, di carattere empirico, è che la presunta semplificazione del quadro politico è largamente illusoria. Si, è vero, si sono formati solo sei gruppi. Però già i radicali hanno chiesto lo status di delegazione autonoma nel PD (whatever that means) e, di maggior importanza, AN e FI continuano ad agire come partiti separati, anche se formalmente nello stesso gruppo, come dimostrano le attuali discussioni sulla formazione del governo. Aspettate qualche mese, qualche incazzatura di deputato o senatore al quale non è stato dato il sottosegretariato o la presidenza di commissione e vedrete che i socialisti di Caldoro, i democristiani di Rotondi e tutti gli altri tipi di buffi animali rialzeranno la testa e cercheranno di formare nuovi gruppi.

È vero che l'eliminazione della possibilità di coalizzarsi, proposta dai referendum, non è risolutiva. In fondo i partiti possono fare come hanno fatto FI e AN, o il PD e i radicali, unirsi per finta in una singola lista e poi andare per i fatti propri. La risposta qui è che, essendo il referendum solo abrogativo, questo era il meglio che si poteva fare. Il referendum è sul tavolo e va sostenuto per dare al parlamento gli incentivi a cambiare il sistema elettorale, fermando la reintroduzione strisciante del proporzionalismo. Se il parlamento non riuscisse a cambiare la legge, come non c'è riuscito nella precedente legislatura, e si andasse al referendum allora una vittoria dei SI sarebbe una chiara indicazione a favore di un sistema elettorale che garantisca la governabilità e dia maggiore possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti.

Ricevo e trasmetto.

Carissima,
Carissimo,



alcuni di coloro che hanno ricevuto la precedente lettera, mi chiedono quali
siano gli obiettivi ulteriori di questo nuovo movimento. Alcuni si chiedono se
sarà un partito politico, altri da che parte si collocherà, altri infine se ha
già una piattaforma di proposte concrete.



Il discorso è molto semplice. Il problema non è fondare o meno un partito. Il
problema è avere delle cose da dire ed avere la determinazione perché siano
fatte.



La nostra sta diventando una democrazia puramente retorica. Non se ne può
francamente più. Ci vengono promessi paradisi artificiali e gira gira i
discorsi sono sempre gli stessi. Sono vent'anni che si parla di Alitalia, sono
vent'anni che si parla dell'alta velocità, sono vent'anni che si parla
dell'emergenza energetica, sono trent'anni che si parla delle riforme
istituzionali, ecc. ecc.



Dietro questa parvenza di dibattito si cela la conservazione trasversale di
equilibri che danneggiano il paese e premiano solo pochi. Anche le tante
personalità riformatrici sono spesso emarginate e divengono insignificanti.



Il costo per l'Italia è altissimo. Siamo il fanalino di coda d'Europa. Tutti
gli indicatori principali ci danno segnali allarmanti. Siamo sempre di più
periferici. E non saranno certo un po' di reality o ballerine in più a poterci
salvare dal baratro.



L'alternativa di fondo a me pare molto chiara. L'Italia come tutti fronteggia
le sfide di cambiamenti epocali che non riguardano aspetti marginali, ma
investono il cuore della distribuzione del benessere e della ricchezza.



C'è chi reagisce con il riflesso condizionato dell'autoprotezione.
Corporazioni, consorterie, caste, ordini, cercano di chiudersi nelle proprie
rendite spesso erette su relazioni familistiche e assistenzialistiche. E il
motto è: chi ha avuto ha avuto…



L'altra possibilità è quella di aprire la società alla competizione, alla
concorrenza, alle capacità, al merito, al dinamismo, alla qualità.



Oggi una proposta veramente innovativa e di progresso non consiste nel
promettere protezione, ma nel promettere opportunità. Opportunità è il vero
nome della solidarietà.



Questo movimento nasce con l'intento di allargare la società delle opportunità
e combattere quella delle rendite. Nell'interesse nostro ed in quello dei
nostri figli. Nessun buonismo dunque.



C'è una primissima piattaforma programmatica che illustrerò il 18 maggio a
Roma. Una piattaforma liberale e fortemente riformatrice, perché ad ognuno sia
data la possibilità di mettere in gioco il proprio valore.





Giovanni Guzzetta




Oggi una proposta veramente innovativa e di progresso non consiste nel
promettere protezione, ma nel promettere opportunità. Opportunità è il vero
nome della solidarietà.



Questo movimento nasce con l'intento di allargare la società delle opportunità
e combattere quella delle rendite. Nell'interesse nostro ed in quello dei
nostri figli. Nessun buonismo dunque.



C'è una primissima piattaforma programmatica che illustrerò il 18 maggio a
Roma. Una piattaforma liberale e fortemente riformatrice, perché ad ognuno sia
data la possibilità di mettere in gioco il proprio valore.

Questo mi piace.

Personalmente.. penso che le preferenze siano una cosa fondamentale perchè la democrazia in fondo si basa sulla scelta dei singoli componenti oltre che del partito.

Il fatto che poi in via pratica non si rispettasse fino in fondo la scelta popolare anche in precedenza non significa che togliere le preferenze sia giusto..

Detto questo il tono della mail mi sembra esattamente identico a quello di tutti gli altri politici.. il fatto di portare avanti una battaglia giusta mi sembra nasconda anche un progetto politico..

L'essere d'accordo sulla prima parte non penso debba comportare l'adesione anche a questo.

In ultima analisi non penso che le preferenze siano il problema piu grave che ci troviamo ad affrontare in questo momento.

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