I referendum subito

25 gennaio 2008 redattori noiseFromAmeriKa
A fronte della minaccia di scioglimento del Parlamento, la redazione di noiseFromamerika, assieme a iMille lancia un appello anzitutto ai cittadini italiani, ed inoltre al Presidente della Repubblica, affinché i referendum elettorali si svolgano, e si svolgano alla prima data utile permessa dalla legge, il 20 aprile 2008. Questo appello fa seguito alla lettera inviata dal comitato referendario al Presidente della Repubblica.

I referendum elettorali subito!

Questo appello è rivolto
anzitutto ai cittadini italiani, e inoltre al Presidente della Repubblica, al
governo e a tutte forze politiche. Chiediamo che i referendum elettorali si
svolgano, e si svolgano alla prima data utile permessa dalla legge, il 20
aprile 2008.

I referendum sono uno strumento per forzare la classe politica al cambiamento.
Anche se di cambiamento solo parziale si tratta, una vittoria del SI
impedirebbe il raggruppamento dei partiti in coalizioni, diminuendo il potere
di ricatto degli interessi particolari. Una vittoria del SI costringerebbe
i candidati a presentarsi in un solo collegio, evitando la farsa dei
capi-partito che, vincendo in molti collegi, scelgono chi viene eletto in
svariati posti. Il SI ai referendum produrrebbe una riforma del sistema
elettorale in senso maggioritario di cui il paese ha grande bisogno.

Ci diranno: i cittadini sono stanchi di essere chiamati a votare ad ogni piè
sospinto! Non spetta ai parlamentari scegliere la legge elettorale? Perché
molti cittadini non esperti della materia dovrebbero decidere?

Per
quanto ragionevoli queste obiezioni siano, l'esperienza dimostra che il
Parlamento, in assenza di pressione esterna, non è in grado di giungere a
un buon accordo sulla riforma elettorale. Solo il referendum è in grado di
sbloccare la situazione. La difficoltà di raggiungere un accordo è ovvia: se
cambiando il sistema un partito ottiene più seggi, deve essercene un altro che
ne ottiene meno. Per questo, qualunque accordo risulta difficile da
raggiungere. A maggior ragione, senza la pressione esterna del referendum, un
cambiamento delle regole in senso fortemente maggioritario appare
particolarmente improbabile. Entrambe le coalizioni infatti includono grandi,
medi e piccoli partiti, con interessi divergenti. Anche la via di un accordo
trasversale fra i partiti maggiori, tentata in varia forma nelle ultime
settimane, appare impraticabile: a fronte di un ipotetico accordo il governo
verrebbe fatto cadere per impedirne l'attuazione e procedere alle elezioni.
Senza i referendum il gioco dei veti incrociati blocca qualunque tentativo di
riforma, come è accaduto fino ad ora.

Attendere avrebbe senso se
la riforma elettorale si potesse accompagnare ad altre riforme istituzionali,
quali l'eliminazione del bicameralismo perfetto. Ma tali riforme costituzionali
richiedono un processo lungo che non è possibile portare a compimento entro il
15 giugno. Meglio celebrare i referendum il prima possibile e poi mettersi
all'opera per portare a compimento le riforme istituzionali.

Celebrare i referendum il prima
possibile non danneggerà né la possibilità di raggiungere accordi più ampi di
riforma istituzionale né la possibilità di approvare una buona legge
elettorale. Servirà invece a togliere più rapidamente il paese dalla paralisi
decisionale in cui attualmente si trova. Esiste ora il concreto rischio che lo
scioglimento del Parlamento porti al rinvio della consultazione. In tal caso si
finirebbe per votare nuovamente con l'attuale legge elettorale, rimandando
nuovamente sine die l'avvio delle riforme istituzionali di cui il paese
ha disperatamente bisogno. Per quelle forze politiche che temono il risultato
della consultazione referendaria, forte sarà la tentazione di evitarla
provocando lo scioglimento del Parlamento. Quanto prima si vota tanto minori
saranno tali rischi.

È il Presidente della Repubblica
che, in ultima istanza e in accordo con la Costituzione, prende la decisione di
sciogliere le camere. Chiediamo che, qualora si presenti una situazione di
crisi, il Presidente esplori tutte le vie possibili affinché lo scioglimento
delle camere, se tale evento dovesse effettivamente accadere, avvenga solo dopo
la celebrazione del referendum.

Esiste il rischio serio che si
formi in Parlamento un accordo anti-referendum e che la legge elettorale
venga cambiata in senso proporzionale anziché in senso maggioritario. Questo
stravolgerebbe l'intento referendario burlandosi ancora una volta della volontà
di milioni di cittadini. Anche per evitare che tale accordo-truffa si
materializzi chiediamo che i referendum si svolgano al piu' presto possibile.

L'Italia ha bisogno di una
radicale riforma istituzionale. Modificare la legge elettorale è il primo
passo. Facciamo in modo che questo passo si possa compiere. Celebriamo i
referendum il 20 di aprile.

''Cosa puoi fare
''

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''Per capire meglio ''

Se vuoi comprendere meglio le motivazioni che ci hanno spinto a promuovere questo appello, puoi leggere questo articolo.

 

9 commenti (espandi tutti)

Mi sembra che ormai il referendum sia una prospettiva che non esiste più. O si vota (ipotesi di gran lunga più probabile) o si fa un governo con il solo scopo di modificare la legge elettorale. In entrambi i casi, non ci saranno i referendum nella primavera 2008.

Che sia difficile si, che sia impossibile no. La decisione di sciogliere le camere spetta a Napolitano. Se il consiglio dei ministri indice il referendum il 20 di aprile e le camere vengono sciolte subito dopo, il referendum si fa.

"se il Consiglio dei Ministri". Dici niente. La legge lo richiede, perche' il DPdR possa venir firmato. A parte che e' dimissionario, meta' e' contro i referendum, l'altra meta' ha altro per la testa. E non ce lo vedo un funzionario come Napolitano a fare moral suasion.

Bèh, gli appelli si fanno esattamente quando è improbabile che il politico faccia comunque senza sollecitazione la cosa che si desidera. Lo so che è difficile che Napolitano faccia moral suasion, ma perché non chiederglielo? Il fatto che il consiglio dei ministri sia dimissionario può paradossalmente essere un vantaggio; se c'è una maggioranza che vuole il referendum non si sentirà obbligata a venire a patti con chi lo avversa "per il bene della tenuta governativa". Qundi, battiamo sulle pentole e facciamo casino, che forse il referendum lo acchiappiamo per i capelli sull'orlo del burrone.

Il fatto che il consiglio dei ministri sia dimissionario può
paradossalmente essere un vantaggio; se c'è una maggioranza che vuole
il referendum non si sentirà obbligata a venire a patti con chi lo
avversa "per il bene della tenuta governativa". Qundi, battiamo sulle
pentole e facciamo casino, che forse il referendum lo acchiappiamo per
i capelli sull'orlo del burrone.

 Non e' questione se ci sia o no una maggioranza che vuole il referendum, e' questione di se ci sia una maggioranza di ministri che ritengono di dover approvarlo. Il che non e' proprio scontato, anche lo approvasse solo la meta' di ministri del PD, considerato che anche mezzo PD e' contro il referendum. Detto questo, buona fortuna.

Si, parlavo proprio di una maggioranza di ministri, scusa se non mi sono spiegato. Il PD fa la parte del leone nel governo, con (credo) 17 ministri su 24; più TPS e la Bonino che probabilmente sono a favore. Anche se c'è qualche dissidente secondo me la maggioranza c'è.

 1. Se hai un sito o blog, ti invitiamo a copiare il testo dell'appello
e/o a linkare l'URL originale:
http://www.noisefromamerika.org/index.php/docs/I_referendum_subito .
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Il link indicato non funziona. Dovrebbe essere

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/I_referendum_subito#body 

 

Grazie mille Alessio, ho aggiustato.

non concordo col pessimismo. un economista sa che conta tanto il breve che il medio-lungo termine, quindi questo appello (come tanti altri) non è affatto velleitario.

può darsi che non si riesca a far arrivare il referendum, ma si tratta di un segnale che gente stanca dello status quo DEVE cominciare ad inviare alle Istituzioni. occorre creare un tam tam continuo, un assedio mediatico continuo, per fare capire alla gente che non ci si può rassegnare all'indecenza della politica.

nulla è velleitario, dunque, se l'obiettivo è risvegliare le coscienze di chi va a votare informandoli.

complimenti ad nFA per l'iniziativa (io ho fatto la mia parte, e se necessario la petizione gliela porto anche a mano al Presidente!).

 

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