Romanzo o storia criminale? Dibattito famigliare

8 aprile 2007 michele boldrin
Mia moglie ed io siamo andati a vedere un film intitolato "Romanzo criminale", regia di Michele Placido. Il film e' bruttino, noioso, troppo lungo, poco avvincente. Pero: quanto vi e' di vero e quanto d'inventato nei fatti che vengono raccontati o allusi nel film medesimo?

Il film racconta in maniera romanzata le parti più salienti della storia della cosidetta Banda della Magliana. Secondo il film, la banda è stata al centro della storia d'Italia dal 1975 al 1992, anzi la storia d'Italia durante quegli anni è stata fatta dalla banda medesima: intenzionalmente o per conto terzi, fa poca differenza. Hanno fatto quasi tutto loro, a colpi di pistola, fucile, coltello, bombe.

Il quale tutto mi rende alquanto perplesso, mentre alla mia signora sembra coerente con l'idea alquanto negativa che ella mantiene da tempo della società italiana. Un'idea così negativa che le fa spesso chiedere, con sguardo onestamente sorpreso ed anche commiserante, perchè mai dopo tanto tempo e tanto penare io possa ancora sprecare le mie energie a discutere d'un tal paese per il quale, a suo umile ma pertinente avviso, non v'è speranza alcuna. Pur incapace di dare delle risposte ragionevoli alle osservazioni in questione, io persevero ... e lei si diverte a leggermi e poi a darmi dell'ingenuo. Stiamo bene assieme, insomma. Ma torniamo alla pellicola.

Come ho detto, trattasi di film alquanto mediocre, con ingredienti tanto scontati quanto ridicoli visto l'intento di denuncia che intende avere. Sesso di pessima qualità che appare e scompare ogni quarto d'ora (il film dura due ore e mezzo) senza mai arrivare al dunque; un commissario di polizia tanto eterno quanto sfigato - sempre in quell'ufficio senza far carriera alcuna per 16 anni, poi all'improvviso viene nominato capo della polizia tutta - che s'innamora (ricambiato) della più grande puttana della Roma moderna, la quale gli "salva" la vita nel modo in cui solo una puttana può farlo, ossia concedendosi eternamente al grande assassino (che comunque finisce male e lei finisce sola, ma ricca); un super criminale sanguinario innamorato dell'intelletuale fanciulla acqua e sapone che lo porta a vedere i premonitori quadri del Caravaggio nelle chiese di Roma e lo ama nonostante tutto (finendo ammazzata dalla vendetta trasversale dei nemici interni del criminale); amicizie demenziali tra improbabili dementi che passano il tempo a dire frasi da pseudo grandi uomini; una quantità industriale di morti ammazzati con le tecniche più brutali; e financo il sogno finale del criminale innamorato che (in punto di morte) immagina se stesso ed i mitici amici della Magliana che, da bravi ragazzini, corrono ridenti al tramonto su di un'idilliaca spiaggia tirrenica inseguiti da ridicoli poliziotti ridicolmente vestiti.

Insomma, un film che non raccomando. Ma non è questa la sorpresa celata nell'ovetto pasquale (siccome anche domani qualcuno di voi verrà a visitarci ci siam sentiti in obbligo di farvi trovare qualcosa, ed il film è venuto a fagiolo). Il punto è un altro.

Se visitate le decine di siti che raccontano le avventure e le vicissitudini della banda (basta entrare "banda magliana" in Google) ne esce un quadro terrificante. Erano al centro di tutto ed hanno lavorato per tutti i poteri occulti d'Italia, amazzando mezzo mondo: a volte per il Vaticano e Marcinkus, a volte per i servizi segreti, a volte per Andreotti, Vitalone o la mafia, a volte anche in conto proprio, a volte per Gelli, a volte per ragioni misteriose che non si capiscono ma che altamente gravi devono essere (sparizione mai risolta di Emanuela Orlandi), a volte per i terroristi di destra e forse anche per le Brigate Rosse ...

Insomma, un'organizzazione criminale potentissima ed al centro del potere romano che in queste storie appare (tra Vaticano, palazzi ministeriali, loggie massoniche, servizi segreti, banchieri e mafiosi) ancor peggio di quanto persino uno come me possa immaginarsi. Un protagonismo folle ch'è durato circa 15 anni, praticato alla luce del sole, nel centro e nel mezzo della capitale d'Italia (deposito d'armi negli scantinati del ministero della Sanità!), e rimasto praticamente impunito: a parte i morti ammazzati, ben pochi anni di galera ai protagonisti, tanti collaboratori di polizia e tante "condannucole" seguite da rapide libertà.

Soprattutto: NESSUN MISTERO RISOLTO. Allusioni ovunque ed a quasi tutto, ma fatti provati (in positivo o in negativo) mai! Una sola eccezione: il tentato omicidio del vice-presidente del Banco Ambrosiano ai tempi di Calvi, condotto da uno degli esponenti di punta della banda, che fallì e venne ammazzato da una guardia giurata. Poi mezze confessioni, tracce, indizi, ma mai nulla di concreto e definitivo. Lavoravano per Vitalone? Chissa'. Per Marcinkus ed il Vaticano? Forse. Per Andreotti e la mafia? Non si può escludere. Per i servizi segreti che mettevano le bombe sui treni e che nessuno ha mai messo in galera o capito chi fossero e per chi, a loro volta, lavorassero? Sembra che forse così fosse, ma chissà ...

Da qui la discussione famigliare: alla mia signora tutto questo sembra normale, molto probabilmente vero e, senza dubbio alcuno, consistente con quanto sappiamo essere vero dell'Italia e di Roma in particolare. Faccio fatica a darle torto, ma nella mia infinita ingenuità rimango perplesso e mi chiedo dove sono le prove di un tale ed infernale casotto. Che non ci sono, però nemmeno le "disprove" ci sono ... Soprattutto mi chiedo, a fronte di tanta incertezza, come fanno gli italiani a dormire la notte ed a
far finta che Andreotti, tanto per menzionarne uno che ancora
risulta esser vivo, sia un padre della patria che distribuisce consigli in TV e sui giornali, oltre che tenere in piedi e far cadere
governi?

... ecco, in questo consiste il mio mistero odierno. Qualcuno ha dei lumi da accendere?

5 commenti (espandi tutti)

Io il film l'ho visto un po' di tempo fa dopo aver letto il libro. Vero, non e' un capolavoro, e come spesso accade e' nettamente inferiore al libro--soprattutto in questo caso, visto che il libro e' molto lungo e Placido ha per forza di cose dovuto omettere molte parti e particolari. Pero' a me non e' dispiaciuto. Nel contesto delle produzioni italiane, poi, direi che non sfigura.

Quanto alle questioni di sostanza, e' vero: nella maggior parte dei casi abbiamo tante teorie e poche prove. Ma questo, ahime', non lo scopriamo io e te oggi: PPP--che era sempre avanti a tutti di almeno vent'anni e non a caso e' stato eliminato anche lui--lo aveva scritto gia' nel '74 nel suo "Il romanzo delle stragi". E la mia impressione e' che se non e' cambiato niente nei trent'anni passati da allora probabilmente non cambiera' niente nemmeno nei prossimi trent'anni o piu'.

Ma la cosa triste e' anche anche quando prove e sentenze ci sono non cambia molto: tu citi Andreotti, di cui e' stata riconosciuta con una sentenza passata IN GIUDICATO la collaborazione con Cosa nostra fino al 1980. Quante persone lo sanno? Probabilmente poche e quelle poche se lo saranno anche scordato, se non altro per l'omissione sistematica di queste cose dai maggiori mezzi d'informazione.

p

Non avendo visto il film, ho zero pareri in merito.

Tuttavia, un commento.

La situazione che scandalizza Boldrin e', probabilmente, complicatissima da descrivere,  e -certamente- irriducibile a qualsiasi semplice soluzione sanatoria.

 

Cio' detto, come molti altri hanno gia' notato, gli italiani rifiutano di punire i colpevoli di qualsiasi cosa, dal furto di bicicletta ai responsabili del Vajont.

Non sto a esporre le mie (poco formate) opinioni in merito.

Invece propongo un commento comparativo. 

E se il baseline non fossero le societa' "decenti" in cui la giustizia funziona e i colpevoli stanno in carcere, ma le societa' semi criminali che si vedono in azione, con dovute differenze di grado, da Grozny a Sanremo?

Tutte queste societa' hanno un dato in comune: una popolazione carceraria minuscola (gli Usa ne hanno una enorme, un dato raccolto quasi a caso e' il seguente, nel 2006 sembra siano un po' di piu' di 7.000.000 i colpiti da provvedimenti repressivi.)

Va benissimo concordare con Boldrin (sig.ra) sull'Italia perduta, corrotta, criminale, etc. Non son affatto convinto che gli italiani non siano razionalmente decisi ad accettare di vivere nell'ambiente in cui prosperano le bande della Magliana, pur di non dover subire le angherie del 'sorvegliare e punire' diretto da A. Gonzales. 

Ti sembrano queste le due uniche alternative? L'Austria, o la Svizzera, per non parlare della solita Spagna, a quale dei due gruppi appartengono? A quello del sorvegliare e punire che mette "tutti" (si fa per dire, a me non è mai successo) in galera o a quello che fa governare il paese agli adepti della banda della Magliana? Che io sappia, a Madrid non governano "los de Vallecas" ...

Claro que no.

Quel che mi sembra i dati suggeriscano e' che vi e' un continuo di possibilita'.

L'Italia (o gli italiani) si collocano nell'arco di coloro che preferiscono il non punire a misure repressive.

Nel breve periodo, proprio per ragioni di apprendimento, le varie mafie italiane sono, purtroppo, sconfiggibili solo con la repressione.

Di sicuro in Islanda, in Svezia, in Canada, e in Danimarca c'e' meno repressione e meno crimine. L'Italia si colloca (in) gloriosamente molto piu' vicina a Brazil o a Thailand.

Come in tutti questi casi, meta' e' percezione del problema e meta' e' problema di per se stesso.

 

 

Ma, come per altro e' stato notato anche su NfA, non si vede nessuna pressione ad esempio per non nominare Andreotti senatore a vita dati i trascorsi penali.

 

Andro' a cercar qualche numero per vedere se esistano dati comparativi.

 

just in passing

palma 9/4/2007 - 05:20

La domanda che mi ponevo non e' affatto se tutti siano in prigione. E' semplicemente l'osservazione che (di certo negli Usa) vi sono tendenze a incarcerare che in Italia non vedo da nessuna parte. I numeri lo mostrano.

Per altro ( e la domanda qui e' davvero statistica)

e' la citazione seguente accurata?

 /beg/quote

L'Italia, con i suoi 93 detenuti ogni 10.000 abitanti, è il terzo Paese europeo per tasso di detenzione. Ad aprire la non lusinghiera classifica sono Inghilterra e Spagna, rispettivamente con 124 e 114 detenuti ogni 10.000 abitanti. A chiuderla Danimarca e Finlandia (61 e 52 detenuti su 10.000 abitanti), Paesi in cui le politiche della pena sono da decenni fortemente orientate sui percorsi alternativi al carcere.

 

/end/quote

 

 

??

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti