Sarko c'est bon: Vive la France!

6 maggio 2007 michele boldrin
Sarkozy ha vinto ed io manifesto la mia, cauta ma sostanziale, allegria. Sarko non solo è meglio di Ségolène Royal ma, forse, è anche la prima opportunità per una destra euro-continentale altra da Aznar, Berlusconi, Chirac, Kohl, ...

Nicolas Sarkozy ha vinto le elezioni presidenziali francesi, con un margine non enorme ma solido, ed a fronte di una partecipazione elettorale molto alta se non straordinaria. Insomma - contrariamente agli ultimi tre eletti primi ministri europei, Merkel, Zapatero, Prodi - non ha vinto né per caso né per il rotto della cuffia: ha un mandato popolare chiaro e sostanziale.

La ragione per cui mi rallegro, moderatamente, della vittoria di Sarkozy non è solo (meglio, non è tanto) perché l'alternativa Royal mi sembrava pessima e vuota di contenuti - ha ripetuto una serie di manfrine vetero-socialiste condite di buonismo, ha compiuto oscillazioni tattiche sostanziali oltre che pericolose, ed ho trovato particolarmente insopportabile l'utilizzo elettorale del fatto che ad alcuni sembrasse "carina" - ma soprattutto perché, secondo me, Sarkozy ci sta provando. A fare che cosa? A fare l'innovatore "amerikano", nella società più antiamericana d'Europa.

Nonostante sia stato sostanzialmente demonizzato un pó da tutti e presentato come una specie di caudillo proto-fascista, non vi è nulla in quando ha fatto/detto sino ad ora che offra supporto alla tesi in questione. La demonizzazione di Sarkozy mi è sembrata una tattica elettorale - efficace, ma non completamente, come i risultati dimostrano - d'una sinistra che, avendo nulla di nuovo da proporre, ha pensato bene di trasformare l'avversario in una via di mezzo fra Bush, Berlusconi e Le Pen. Essendoci riuscita per due volte, prima in Spagna (dove Aznar ed i suoi hanno meritato abbondantemente il trattamento ricevuto, visto come si erano comportati negli ultimi due anni di governo e, soprattutto, visto quanto fecero dopo le bombe dell'11 Marzo) e poi in Italia (l'impresentabile destra italiana, avendo seminato vento, ha raccolto tempesta) i sinistri ci hanno provato anche in Francia. Fallendo, guarda caso, perchè il personaggio Sarkozy, al contrario di Aznar e Berlusconi, non è nulla di tutto questo.

Non è un santo e nemmeno è il mio politico ideale. Non è un liberale doc, ci mancherebbe: è un uomo che viene dall'oligarchia della destra francese, è un politico di professione ed è uno che ha perseguito il potere con determinazione per trent'anni. Senz'altro è un uomo d'ordine - si da il caso che lo sia anche io, quindi questo non mi preoccupa: mai avuta particolare simpatia per i dementi che vanno in giro a bruciare cassonetti ed assaltare negozi per fare gli alternativi, ed ancor meno per chi ammazza la gente - e senza dubbio sembra essere uno abbastanza convinto delle proprie opinioni e disposto a rischiare, anche sostanzialmente, per farle avanzare. Anche su quest'ultimo aspetto non ci trovo nulla di male, anzi è proprio la propensione al rischio politico del soggetto che mi fa sperare bene. Mi spiego.

A mio avviso ha capito che sono necessari alcuni cambi radicali per evitare la decadenza francese in primis ed europea più in generale. In particolare, mi sembra sia convinto che senza una dose massiccia di liberismo economico, tagli alla spesa pubblica ed alla tassazione, riduzione dell'intervento statale sia regolatore che paternalistico, riduzione del costo della politica e della sua onnivora presenza, ridimensionamento del ruolo della UE e, cosa a mio avviso non marginale, rivalutazione dello spirito patriottico in senso positivo (cosa la Francia può fare e fa di buono) anziché puramente negativo (la Francia non è gli USA) la decadenza continuerà e si aggraverà. Poiché sa, come sappiamo tutti, che mettendosi a parlare solo di liberismo, concorrenza, meritocrazia, mobilità, in Europa non si vince ha deciso di aggiungerci il collante ideologico che, in Francia, gli permette di andar forte: patriottismo. L'uomo non fa altro che parlare di Francia, Francia, Francia e, solo per questo, tutti a dargli del fascista. Minus habens, dico io; anzi, minus habens ipocriti. Perché?

Per una semplice ragione: non vi è nulla di male ad essere patriottici, anzi. E' da un pó di anni che ci penso e mi rendo conto che persino io lo sono. Non considero l'Italia il miglior paese del mondo, neanche il secondo, né considero la cultura italiana cosí eccelsa come alcuni finti patrioti sostengono quando non sanno cosa dire e vogliono mantenere Telecom ed Alitalia sotto il loro controllo. Trovo mille cose da imparare in altre culture, altri paesi, altri sistemi ecoomici e sociali: non sono andato via per caso ed ancor meno per caso ho scarsa o nulla voglia di ritornare. Però, puramente perché lí sono nato, cresciuto e (parzialmente ma sostanzialmente) formato come persona, sono fiero di essere italiano e vi sono decine di cose italiane di cui sono fiero. Mi piacerebbe - Oh come mi piacerebbe! - che l'Italia funzionasse come potrebbe e mostrasse al mondo cosa gli italiani sanno fare: mi son messo in questo giochetto di nFA, ed in tante altre "cause perse" (come memorabilmente le definí Sandro Brusco quindici mesi fa) anche e soprattutto per questo. Insomma, mi piacerebbe alquanto poter dire "noi italiani facciamo cosí e colà, e lo facciamo meglio degli altri", senza dovermi sempre limitare alla solita cucina, alla moda e a quell'altra attività in cui, tanti anni fa, Madonna ci riconobbe una (meritata?) supremazia ...

Quindi sono, moderatamente, contento che Sarko abbia vinto e trovo il suo patriottismo, almeno per il momento, salutare e benvenuto. Vedremo cosa farà di concreto e vedremo se riuscirà a fare del patriottismo positivo, cambiando le cose con decisione e coraggio, innovando sia nella politica che nell'economia, e facendo recuperare alla Francia un ruolo guida nel campo socio-economico ed anche culturale. Vedremo, soprattutto, se saprà produrre leadership, sia personale che francese, senza ridursi a fare dello sciovinismo, del provincialismo, del protezionismo, del razzismo a buon mercato in nome d'un supposto grande futuro che, come disse una volta Vittorio Gassman, rischia altrimenti d'essere (com'è al momento quello italiano) tutto dietro alle spalle.

Poco più di un anno fa, a fronte della risicata vittoria elettorale di Prodi, fui facile profeta e previsi che poco di buono sarebbe venuto all'Italia dal governicchio dell'Unione. Al momento sembra che, purtroppo, l'avessi azzeccata. Il riscatto italiano dovrà attendere: di ben altro che l'ipocrita Prodi ed il sempre piu' imbarazzante Berlusconi v'è bisogno per fare del positivo patriottismo italiano che guardi al futuro.

Credo di capire la politica e la società francesi molto meno di quanto capisca, e già le capisco poco, quelle italiane. In compenso ho una certa tendenza a prender rischi: Sarkozy non farà il Prodi, e nemmeno il Berlusconi. Mi arrischio a prevedere che Nicolas Sarkozy a cambiare la Francia in direzione, almeno parzialmente, "amerikana" ci proverà. Quanto successo avrà non lo so, anche perchè le immediate ed organizzate violenze dei nemici del cambiamento segnalano che avrà vita dura e che dovrà confrontarsi con una (parte della) opposizione che sembra disposta a giocar sporco ed a spingere il tasto dell'ordine pubblico e della rivolta di piazza in maniera immediata e pericolosa. Vedremo se saprà essere il patriota positivo che dichiara di voler essere

"[...] d'être généreux, d'être tolérants, d'être fraternels, de tendre la main". "Je vous demande de donner l'image d'une France réunie, rassemblée", a-t-il ajouté. "J'en
ai vu, dans ma carrière politique des victoires mais la victoire n'est
belle que si elle est généreuse, la victoire ce n'est pas la revanche,
la victoire c'est l'ouverture."
[...] "Je veux dire à tous ceux qui souffrent d'injustices (...) que je serai le président qui combattra les injustices", mais il a également rappelé qu'"il ne peut pas y avoir de droits sans la contrepartie des devoirs".

o se ricadrà anch'egli in un misto di De Gaulle e Chirac solo per mantenersi al potere mentre il paese continua nella lenta deriva della decadenza storica.

Per il momento, con il solito e dannato ottimismo della volontà (pessimismo della ragione) dichiaro che Sarko c'est bon (pas très bon).

Vive la France!

37 commenti (espandi tutti)

Trovo mille cose da imparare in altre culture, altri paesi, altri
sistemi ecoomici e sociali: non sono andato via per caso ed ancor meno
per caso ho scarsa o nulla voglia di ritornare. Però, puramente perché
lí sono nato, cresciuto e (parzialmente ma sostanzialmente) formato
come persona, sono fiero di essere italiano e vi sono decine di cose
italiane di cui sono fiero.

Come fai a essere fiero di una cosa che e' dovuta al puro caso (e che per giunta hai cambiato una volta raggiunta l'eta' della ragione ;-) )? Mi pare che uno dovrebbe esser fiero di quel che dipende dal merito individuale.

D'altra parte, son d'accordo sul fatto che un governante dovrebbe perseguire in primo luogo gli interessi dei propri cittadini. Purtroppo, nei fatti il patriottismo e' piu' spesso usato per convincere i cittadini a sacrificarsi per sostenere le mire di potere dei governanti (le canaglie di cui parlava appunto il Dr. Samuel Johnson).

Il nostro Enzo, sempre con il pelo sull'uovo e piu' veloce del fulmine!

Ad ogni modo, io sono io ed una parte non piccola di quello che sono ha a che fare con l'italianita'. Parte di tale italianita' me la son scelta (buona parte di essa l'ho rigettata e son riuscito a togliermela di mezzo) ma un'altra parte mi e' "venuta" senza che potessi decidere e so che non me la posso scrollare (fra le altre: anche perche' non voglio, tipo i miei affetti, molti gusti profondi e non ratio-analizzabili, la lingua in cui meno peggio mi esprimo, i miei ricordi ...)

Siccome, fatti i debiti conti, mi piacio piu' di quanto mi dispiacio non posso che esser (moderatamente) fiero anche di quel pezzo d'italianita' ch'e' dovuta al caso.

Mettiamola cosi': parte del mio patriottismo e' egoistico narcisismo o auto-stima? Probabilmente si, ma uno gioca a carte con la mano che gli servono, non con quella che vorrebbe avere.

Mi autocommto due minuti dopo (ma Enzo e' arrivato prima!) per riportare la battuta piu' divertente sulla vittoria di Sarko. Viene, mal me ne incolga, dal Foglio

Andrea's version

Il problema principale non è quello. Almeno qui in
Italia. Non è se Sarkozy saprà fare quel che ha promesso sulle 35 ore,
sulla riforma delle pensioni, sulla funzione pubblica, sugli ospedali,
la scuola, il lavoro o la Turchia. O se saprà dare la sferzata
culturale che a tanti piace e a tanti no. Il problema non è nemmeno se
Sarkozy sarà coerente o meno sul riavvicinamento alla politica
atlantica, sull’Europa, o sulla liberalizzazione all’anglosassone del
mercato. Magari il problema fosse quello. Lo sarà per la Francia. Ma
per noi la faccenda è un po’ più grave. E cioè. Dato che per nessuno
dev’essere piacevole cadere dalla padella nella brace. Dato che la
meravigliosa Ségolène ha perso e quella bestia di Sarkozy ha davvero
vinto. Dato che prima o poi si terranno delle elezioni anche in Italia.
E dato che non si è mai tenuta un’elezione nell’ultimo decennio senza
che Umberto Eco minacciasse: “Se vince Berlusconi emigro in Francia”,
adesso dove cazzo andrà?

[Il Foglio]: "Dato che prima o poi si terranno delle elezioni anche in Italia.
E dato che non si è mai tenuta un’elezione nell’ultimo decennio senza
che Umberto Eco minacciasse: “Se vince Berlusconi emigro in Francia”,
adesso dove cazzo andrà?"

Be', mi pare una battuta da monopolista. In realta' non e' un male avere abbondanza di offerta, soprattutto se si tratta di sistemi che incoraggiano l'assistenzialismo e scoraggiano lo spirito imprenditoriale: giurisdizioni piu' efficienti possono sempre usarli come discariche per i mangiapane a ufo, e come sorgenti di talenti e capitali in fuga... Che cento fiori fioriscano! L'importante, semmai, e' evitare l'armonizzazione...

sono d'accordo col moderato ottimismo. Magari sara' un buffone anche Sarko, ma per adesso son disposto a dargli credito. Sembra voglia davvero cambiare le cose e dare una bella scossa in senso liberale, mentre la Segolene era solo minestra riscaldata. Per adesso, bonne chance, Sarko.

Condivido quasi tutto. Ma Aznar (Atocha a parte, vabbé...) e Kohl che c'entrano con il tuo personalissimo "girone infernale" dei destri europei? A me paiono due figure con meriti storici notevolissimi: non conta mica solo e soltanto l'economia (ammesso e non concesso che anche lì abbiano davvero fatto male)! Il primo ha cancellato il franchismo dal partito popolare e reso quindi del tutto moderno (= possibilità di alternanza tra dx e sx) il sistema politico spagnolo, il secondo ha "solo" riunificato le due Germanie (a spese nostre, vabbé), e scusa se è poco....  Avercene qui da noi di politici di quel calibro... stavo per scrivere "peso", ma non sarebbe stato carino verso il gigante tedesco (il cui unico vero errore mi pare sia stato lasciare che il paese finisse poi nelle mani di quello sciagurato di Schroeder).

il secondo ha "solo" riunificato le due Germanie (a spese nostre, vabbé)

Eh, appunto. Perche' sarebbe un bene alzare ope legis (con la conversione 1 OM = 1 DM) i salari in una regione inefficiente allo stesso livello di quelle di un'altra incomparabilmente piu' efficiente? Solo perche' parlano la stessa lingua? L'unico che ci ha guadagnato e' stato Kohl, che ha fatto la figura da "padre della patria" a spese dei cittadini, suoi e dei paesi vicini.

QED. E come no? E chi lo mette in dubbio? Sulla "follia" economica della riunificazione tedesca con cambio 1:1 ci ho fatto sopra persino la tesi di laurea (la prima in Italia!). Ma, appunto, una risposta di questo tipo è proprio ciò che (blandamente, molto blandamente...) contestavo all'ottimo post di Michele: valutare un Aznar e, soprattutto, un gigante della Storia come Kohl con il solo metro della performance macroeconomica mi pare, come dire, se posso permettermi, senza voler offendere nessuno, da collega (modesto) a collega, un cincinello riduttivo. O no?  

Ok, allora vediamo un po'. Io volevo evitare, perche' mi sembra cosa assolutamente secondaria rispetto alla questione di chi sia e cosa possa/voglia fare Sarkozy, ma visto che insisti ...

Stazza a parte: quale atto politico proprio, importante decisione presa audacemente e personalmente, assumendo rischi e cose del genere, mostrando che era un leader, che era lui che guidava il cambio, rendono Kohl un "gigante della storia"? Vorrei capire. Kohl NON ha riunificato le due Germanie: si e' trovato a fare il Cancelliere mentre Gorbachev e Reagan facevano quello che facevano (loro si', giganti della storia) ed i popoli dell'est tiravano giu' il comunismo. Quale iniziativa ha preso Kohl? Nessuna. Ha preso piu' rischi Karol Wojtyla che lui! Anzi, Kohl era molto, ma molto preoccupato della cosa e non amava per nulla l'aggressivita' verso l'URSS sia di Reagan che di Wojtyla. Fece di tutto per tenere in piedi Gorbachev e l'oramai traballante comunismo dell'est. Il discorso in cui si invitava Gorbachev a tirare giu' quel muro non lo fece Kohl, lo fece Reagan ... e Kohl arrivo' dopo, parecchio dopo, a quella conclusione. Anzi, in quello stesso anno Kohl ando' a far visita a Honecker, la prima nella storia, con la dichiarata intenzione di migliorare le relazioni con il governo della DDR e nella chiara prospettiva che questo dovesse durare sine die ...

Non so quanti anni tu avessi a meta' anni 80, ma se vuoi riandiamo a leggerci i giornali assieme. Willy Brandt ebbe coraggio ai suoi tempi, Kohl si trovo' semplicemente ad essere nel mezzo quando gli altri avevano fatto tutto e, finalmente, prese la decisione ovvia. Forse che sarebbe stato possibile dire che le Germanie non si unificavano, una volta caduto il muro?

Aznar: qui veramente andiamo alla fantastoria. Aznar ha "cancellato il franchismo dal partito popolar"? Ma quando? Se qualcuno ha cancellato il franchismo da Alianza Popular (la vera spina dorsale del PP, da cui quasi tutto il gruppo dirigente viene) e' stato Fraga Iribarne (assieme al vecchio Paramo ed alcuni altri). L'operazione di creazione del PP, che Aznar non ideo' ma semplicemente porto' a compimento, e' del tutto analoga a quella della creazione di AN in Italia: questo renderebbe anche il Fini un gigante della storia? Se non Fraga, Suarez e Calvo Sotelo cancellarono il franchismo, circa 15 anni prima di Aznar, dalla destra spagnola. Mostrarono che si poteva essere anti-comunisti ed opposti al socialismo senza essere fascisti, che si poteva governare democraticamente e rimanere fedeli alla corona, che si poteva guardare in faccia ad un militare che diceva "todo el mundo al suelo" e non piegarsi e democraticamente rispedire i militari nelle caserme senza la guerra civile e tutto il resto. Suarez creo' il punto di riferimento democratico e non-franchista (sia ideologicamente che in termini di responsabilita' personali) che permise di far uscire dal limbo il popolo del centro-destra spagnolo, da sempre schiacciato sul franchismo come unica alternativa a los rojos. Scusami, ma ho la vaga impressione che le tue conoscenze della storia politico-sociale della Spagna post-franchista siano un po' vaghe.

Per quanto riguarda poi i governi Aznar: Atocha e' grave abbastanza che risolverla con un "vabbeh" proprio non si puo'. Atocha, se hai seguito gli eventi, e' borderline alto tradimento, altro che giganti della storia. Ma non solo: portare il paese in guerra contro il 90% dell'opinione pubblica ed i milioni in piazza, e' folle arroganza. Far resuscitare l'incubo della Castilla nazionalista (e franchista!) contro tutti i desideri di autonomia, da Catalunya a Euskadi, da Galicia sino persino all'Andalusia vuol dire che, forse, il franchismo ce l'hai nel DNA ... Non fare le politiche economiche che non ha fatto mostra solo che sei un pavido a cui del libero mercato frega nulla. Far tornare indietro il processo di riforma dell'universita', ridurre l'autonomia degli atenei, ridare potere ai baroni solo perche' del PP, vuol dire che dell'eccellenza nella ricerca ti frega nulla. Mettere gli amici di liceo a governare la piu' grande impresa spagnola prima di privatizzarla, per passargliela e lasciare che poi quasi la distruggano, facendoli saltare solo perche' ... mollano la moglie (amica di tua moglie) per andare con la fresca miliardaria del jet set, vuol dire stare male, ma proprio male. Non riuscire a giocare un ruolo uno in Europa, guardando solamente al momento tattico per portare a casa piu' fondi strutturali possibili, invece di capire che il progetto costituzionale era folle, che il progetto Franco-Tedesco era da "Grande Fratello Socialista" e che occorreva bloccarlo alleandosi a Blair per dare alla UE un impronta diversa (ma lui no, lui a blaterare di Gibraltar) mostra solo che grandi statisti proprio non si e', e non si sa vedere aldila' del proprio naso economicista.

Potrei continuare, per esempio descrivendo i suoi "libri" assolutamente imbarazzanti, o le sue prolusioni pubbliche sulla storia di Spagna, che piu' franchiste di cosi' non si puo' (questo e' uno che va in giro a dire che gli Arabi invasero "Espana"! nel 700 ...) sino alle recenti dichiarazioni fatte in stato di ubriachezza e delle quali l'intero paese ride a crepapelle. La mediocrita' e la pochezza dell'uomo, autentico e pusillanime caudillo, sono tali da far scompisciare dalle risate. La sua statura umana e politica si sta rivelando sempre di piu' per quella che e': ancor minore di quella fisica. E' diventato un tale imbarazzo che quelli del PP pregano i santi perche' rimanga a Washington o vada ad ubriacarsi comunque fuori del paese e non appaia in Spagna cercando di dire la sua. Invece appare, purtroppo, parla, straparla, dice cose ridicole, e fa loro perdere le elezioni ...

Michele, grazie dei chiarimenti. Su Kohl non condivido: non era affatto scontato procedere alla riunificazione in quel momento (p.e. la Francia non lo voleva, e neppure l'Italia: do you remember Andreotti?). Ti ricordo che solo un anno dopo c'è stato il tentato golpe in URSS. Cosa sarebbe successo se la Germania fosse stata ancora in mezzo al guado, come auspicavano gli Andreotti nostrani? Avrebbe vinto Eltsin? Sarà stata anche solo fortuna, ma il mio giudizio sulla grandezza di Kohl rimane (incluso il fatto di NON aver ascoltato le cassandre Bundesbank che invitavano alla cautela, applicando i loro bei modellini economici completamente miopi riguardo alle prospettive storiche). Ma, comunque, qui credo sia solo questione di grado nel giudizio.

Su Aznar, è chiaro che sei molto più informato di me, anche per aver vissuto a lungo in Spagna (i toni però sono quelli del peggior Cossiga!). Il mio giudizio è basato su quello che ho letto sulla stampa, anche internazionale. E fino al giorno prima di Atocha non ho mai letto che grandi e sperticati elogi ad Aznar, alla sua politica economica dai brillanti risultati, alla sua modernità (inclusa una specie di PACS), alla fermezza contro l'ETA, alle sue scelte di politica estera (by the way, l'alleanza con Blair lui l'ha fatta, tanto che si parlava di asse anglo-iberico contro quello franco-tedesco), alla volontà ferrea di portare subito la Spagna nella moneta unica senza accogliere le tentazioni malandrine di Prodi di coalizzarsi per rinviare (e infatti Prodi, tornato in Italia, dovette inventarsi l'eurotassa per tenere il passo della Spagna). Anche Aznar sarà stato solo fortunato a trovarsi a gestire l'eredità politica ed economica lasciata da Gonzales e dai sui predecessori del PP. Tu questo lo puoi giudicare meglio di me. Rimane però che sui media si leggeva tutt'altro. E' vero che anche le più "autorevoli" riviste sono spesso menzognere e partigiane (Economist docet), ma p.e. su TIME (che non è certo una rivista dei repubblicani USA, anzi!), nel numero della stessa settimana di Atocha, Aznar era esaltato appunto come l'artefice del rinascimento iberico.

Quanto ad Atocha, ho letto da qualche parte che davvero le prime informazioni giunte al governo Aznar facevano riferimento alla responsabilità dell'ETA, sia pure in forma dubitativa e con esplicita menzione di una pista quaedista alternativa, e quindi che più che di deliberata menzogna si sia trattato del "voler" credere (e lasciar credere) alla versione che in quel preciso momento faceva più comodo elettoralmente. Un atteggiamento deprecabile, ma, parliamoci chiaro, quale governante di questo mondo non lo avrebbe fatto a soli due giorni dal voto? E rimane il fatto che la situazione per i terroristi di Al Quaeda era di tipo win-win: se Aznar ammetteva subito che erano stati loro, vinceva il "calzolaio" e la Spagna si ritirava dall'Irak, se Aznar provava a negare, idem. Non una bella situazione per nessuno statista, non trovi? Mera sfortuna - che fa il paio con la fortuna precedente - quindi?

E rimane il fatto che la situazione per i terroristi di Al Quaeda
era di tipo win-win: se Aznar ammetteva subito che erano stati loro,
vinceva il "calzolaio" e la Spagna si ritirava dall'Irak, se Aznar
provava a negare, idem.

E allora, se entrambe le opzioni erano perdenti, perche' ha scelto la menzogna? Per coerenza con le menzogne precedenti, sulla base delle quali aveva portato il paese in guerra contro il parere della stragrande maggioranza dei cittadini?

Perché una era perdente con certezza, l'altra no: bastava che la "menzogna" (o presunta tale) non venisse scoperta per altri due-giorni-due. [In Italia, per esempio, di "balle" del genere se ne sono viste di ben più persistenti (Pinelli? Bologna? Ustica?)]. Trattasi di banale scelta razionale.

E comunque non ho detto (e se l'ho scritto mi è sfuggito...) che Aznar sia stato un gigante della storia: Kohl lo è stato, e lo ribadisco, lui no. Ma ho semplicemente notato che mi suonava strano, per gli elogi letti per anni e anni su giornali e riviste di ogni orientamento politico, che Aznar venisse accomunato ad una nullità maneggiona come Chirac o al nostro "beneamato" Silvietto. Rimane che su questo tema non ho problemi a dire che uno come Michele (sia pur con toni che mi paiono un tantino esagerati...) per me è Cassazione.

Se a mentire spudoratamente per 48 ore su un attentato di tale dimensione ti sembra "banale scelta razionale" da statista, perche' gli apparati dello stato italiano hanno mentito per decenni su Ustica o Pinelli, non so che dire. Che differenza vi e', dunque, fra la "banale scelta razionale" come da te definita, e l'alto tradimento?

In ogni caso, come in altre volte, il tutto mi sembra un arrampicarsi sugli specchi
per difendere una parte politica per la quale si ha, evidentemente,
una simpatia pre-analitica. A me piace molto il
chuleton de buey, pero' non ho molto interesse a spiegare agli altri che
questa mia preferenza segue dagli assiomi che definiscono la dieta corretta
dell'uomo moderno.

Poiche' e' comunque fuori tema, almeno a me cosi' sembra, lascerei stare. Se segui la stampa spagnola in questi giorni (il processo per Atocha e' in corso) puoi vedere i dettagli dell'inanita' non solo aznariana ma dell'intera "banda de pendejos" costituita dal suo circolo di fedeli. Il tema del mio articolo era un altro, Aznar e Kohl non
mi interessano al momento e le opinioni che i giornalisti dei quotidiani e
dei settimanali avevano ed hanno su di loro (o su qualsiasi
altro soggetto, se e' per questo) mi lasciano del tutto indifferente
in quanto basate troppo frequentemente sul nulla. Se dovessi ascoltare i giornali dovrei considerare "The Da Vinci Code" un capolavoro della letteratura mondiale invece che la spazzatura per minus habens che e' ...

Suvvia, parliamo d'altro.

 

Condivido il cauto ottimismo, ed aggiungo una considerazione a favore di Sarko: lui ha alle spalle un partito di cui si è imposto come leader, Segolene è stata imposta a furor di popolo ed accettata a denti stretti dal partito.

Sicuramente in Francia la cosa conta meno che da noi, ma credo che la Royal vincendo si sarebbe trovata in una posizione da generale senza esercito analoga a quella di Prodi.

Anch'io mi schiero - con Michele, Giorgio, e molti di questi commenti. Siamo d'accordo sul modesto ottimismo per Sarko. Mai invidiato la Francia. Non mangio formaggi, bevo soprattutto
piemontese e friulano, e ho sempre pensato che la Costa Azzurra e la
Provenza fossero sopravvalutate, che Courmayeur fosse meglio di
Chamonix e che comunque niente battesse il gruppo del Sella. Pero' devo notare l'invidia e la rabbia per il fatto che addirittura i Francesi hanno una destra eleggibile e presentabile. I miei amici francesi (quelli contro le 35 ore, gli altri lasciamo stare) erano (e sono) molto preoccupati per il suo nazionalismo. Non ne so abbastanza, ma ho l'idea che forse Michele minimizzi su questo. Sono fiero anch'io dei pochi meriti miei e di quelli, tanti, acquisiti "per caso" alla nascita, ma i politici nazionalisti mi spaventano sempre un po'. Sarko avra' gia' mezza (di piu') Francia in strada al minimo sentore delle sue riforme economiche (se le fara', come spero); se evitasse di avere anche gli immigrati in strada sarebbe meglio per lui, per gli immigrati (credo, non sono sicuro di questo), e certamente per il possibile successo delle sue riforme.

segnalo un articolo interessante di Gilles Saint-Paul su LaVoce.info:

http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&cms_pk=2703&from=index

segnalo un articolo interessante di Gilles Saint-Paul su LaVoce.info:

http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&cms_pk=2703&from=index

Temo che sia eccessivamente ottimistico. Secondo me quel che ha portato voti a Sarko e' stata la sua immagine di "uomo d'ordine" capace di fronteggiare i disordini, ostile all'immigrazione (ha accuratamente evitato di mettere l'accento sul suo provenire da una famiglia di immigranti ungheresi) e contrario all'ingresso della Turchia nell'UE: non le promesse di riforme dell'economia in senso liberale. Non a caso, stavolta al primo turno Le Pen ha preso solo il 10.44% dei voti.

La mia impressione e' che gli elettori (non solo in Francia) tendano a votare sulla base delle proprie paure immediate, piu' che in base a una razionale analisi costi/benefici. Se persino un economista come Nicola considera riduttivo l'assegnare valutazioni sulla base della performance macroeconomica, temo che con l'uomo della strada la battaglia sia persa in partenza... Forse questo stato di cose dipende dall'asimmetria emotiva che ci portiamo dietro, che assegna un peso maggiore (in valore assoluto) alle potenziali perdite che ai potenziali guadagni, ma sta di fatto che il cittadino-elettore si comporta in modo molto meno razionale del cittadino-consumatore: quando in Gran Bretagna i votanti si decisero a sfrattare l'Old Labour e a dare una chance a Margaret Thatcher, lo fecero non perche' avessero riscoperto Adam Smith, ma perche' l'economia stava andando a picco (e Maurice e Charles Saatchi su questo seppero abilmente impostare la campagna Tory). E il potere della Thatcher rimase incerto fino a che fu consolidato da un evento extra-economico: la guerra delle Falkland e il picco di fervore nazionalista che ne segui'.

Tutto questo mi rende molto scettico sulla possibilita' di cambiare le cose in direzione liberale per via puramente politica, almeno in condizioni lontane dall'emergenza e senza fare affidamento sul "dark side" dell'animo umano (paure irrazionali, xenofobia e simili).

Tutto questo mi rende molto scettico sulla possibilita' di cambiare le
cose in direzione liberale per via puramente politica, almeno in
condizioni lontane dall'emergenza e senza fare affidamento sul "dark
side" dell'animo umano (paure irrazionali, xenofobia e simili).

E anche in condizioni di emergenza le probabilita' che sia un politico liberale ad andare al potere sono piuttosto basse. Se nel '79 ci fosse stato Heath invece della Thatcher alla guida del partito conservatore (e ci manco' poco che fosse riconfermato qualche anno prima) dubito molto che ci sarebbe stata una svolta in senso liberale.

Nick and Seg

palma 8/5/2007 - 18:04

Per hobby e lunga frequentazione con la Francia, mi permetto di notare che Sarkozy (che non e' un prodotto dell'oligarchia francese, niente Ena, niente baronesse amanti, niente Norm Sup, il migliore intellettuale amico suo e' Jean Reno, e cosi' via cantando con il nostro Johnny nazionale) ha vinto molto semplicemente perche' aveva di fronte una coalizione di sinistra debolissima. E' la sinistra piu' debole dai tempi di Vichy (i numeri sono disponibili, e scoprirete che tutta la sinistra, inclusi i verdi, i gialli, i bruni, quelli che vogliono far andare gli aereoplani col vento, e quelli che fanno lo shopping da NATURALIA, ha meno voti nel 07 che in 02.)

Cio' detto, dato il ministero Fillon, si tratta di capire se

a. alle legislative (data la costituzione della V, il presidente puo' esser costretto come lo furono sia Pdt. F. Mitterand che J. Chirac alla coabitazione.)

b. se la luna di miele dura abbastanza per fare quelle riforme che saranno molto dolorose (solo ridurre il numero dei funzionari e' un problema che puo' portare alla violenza per strada, idem, en passant per la proposta, assai ragionevole di imporre livelli ragionevoli e minimi di servizi [p.es. medici e di trasporto] anche nei giorni di sciopero.)

 

 

Et une fois que tout ca est dit... allez-y M. le President

 

 

 

 

http://www.ft.com/cms/s/1079fa7a-fd8f-11db-8d62-000b5df10621.html

 una vera mossa da europeista che crede nel mercato e nell'economia per iniziare il mandato da presidente...

 

Si, esattamente lo stesso. Quanto queste siano tattiche e quanto sia sostanza nessuno lo sa. Nicholas Sarjozy e' un genio della politica come costruzione, gestione, conquista, e mantenimento del potere. Questo dai tempi di "human bomb" (cio' che lo rese famoso, niente affatto di esser parte delle elite.) Se il vento adesso e' violentemente anti-europeo, per non parlare anti-turco, Sarkozy non ci puo' far nulla. L'alternativa di Royal sarebbe stata isolazionista non semplicemente anti-europea.

Per il resto non sarebbe male far capire agli europei che il declino in questo senso particolare e' quello che deve succedere all'Europa in questo secolo, per cui sara' meglio calmarsi e imparare a parlare cinese.

Justement mais "Sarko c'est bon" est une phrase pour les anthropofages.

"Sarko c'est bien" est mieux....

Lungi da me la tentazione di discutere con superiori autorita' sull'uso proprio della lingua gallica. Solo delle curiosita'

- Il motto "Sarko c'est bon" l'ho preso da cartelli esibiti da sostenitori del medesimo, la notte della vittoria. Son davvero cosi' bestiali i suoi elettori?

- Quando qualche maschietto amico mio sussurra "Elle est bonne" indicando una giovane fanciulla, devo proprio estrarre forchetta e coltello?

- Li teneva in mano anche Fitoussi nel rispondere al giornalista che lo intervistava ieri per Le Monde, affamato di domande com'era? (Riconosco che, se la conoscenza della lingua francese da parte del signor Jean-Paul e' proporzionale alla sua conoscenza dell'economia, allora la mia curiosita' ha rapida soluzione ...)

 

sfugge il sarcasmo

e sottigliezze...

sarko, c'est bon (vuol dire una cosa)

 sarko c'est bon (un'altra)

sarko c'est bien [pour la France, pour l'economie, et ainsi de suite] un'altra ancora

 

la cosa susciterebbe discussioni infinite, a me

sarko, c'est bon

vuol dire tradotto  in Italiano

Sarko, e' fatta

 

 

 che non e' esattamente l'apprezzamento qualitativo inferenzialmente richiesto (polemiche in privato a me, perche' qui andiamo davvero sul tecnico.)

Dato il gallismo infinito dei Gallici, elle est bonne vuol dire un'altra cosa ancora (mi raccomando prima di produrre gaffe, mai con l'articolo perche' la bonne e' sempre & solo la cameriera.)

 

Sarebbe interessante in passim capire cosa sia il patriottismo: non sto esagerando ma non ho mai oltrepassato il dictum di non mi rammento piu' chi, che sosteneva che e' la bizzarra credenza che il posto X sia meglio di X1,X2,.....,Xn per il motivo specifico che mia madre mi ha partorito a X (e/o perche' sono andato a scuola a X, parlo come quelli che abitano a X, etc.)

 

Mon cher, sembra che il sarcasmo proprio non sia comunicabile via pagina scritta (da me) su nFA, per cui lasciamo stare ed attribuiamo il tutto ad una virgola di meno o di troppo ... Se di meno, o di troppo, sembra dipendere dal personale gusto (non necessariamente alimentare) che altri chiamerebbero senso dell'umorismo.

Per quanto riguarda les bonnes, non ti preoccupare: almeno al plurale ci ha salvato dalla gaffe il b(u)on JG anni orsono, mentre al singolare mi salva la lingua della terra da cui veniamo.

Passando al patriottismo: perche' deve implicare una relazione di ordine stretta (>) invece che - e piu' semplicemente, perche' richiede solo l'assioma di scelta - una relazione di appartenenza (ε, lo so e' un epsilon ma "belong to" non lo trovo)?

Cosa vi e' di male ad appartenere ad un insieme, fosse anche solo per caso? In fin dei conti, quasi tutto cio' che essenzialmente siamo, lo siamo per caso. Cio' che ci e' dato scegliere, se qualcosa da scegliere ci e' poi dato, e' effettivamente secondario ed in gran parte pre-determinato da cio' che per caso siamo ed i molti gruppi a cui per caso apparteniamo. Scriviamo qui in italiano per scelta o perche' impostoci dal caso? Propendo per la seconda: avessi potuto scegliere, avrei scritto ... in francese: piu' armonioso.

Se questo e' un presupposto da accettarsi - e son disposto ad argomentare a lungo che sia da accettarsi, pena un'incoerenza alquanto radicale - il problema del patriottismo si riduce a due problemi molto piu' banali.

1. Accettazione di se, o auto-stima se vuoi, a livelli minimi, quasi primordiali. Se non piaccio nemmeno a me stesso, se non mi piace nemmeno la lingua materna con la quale mi esprimo, eccetera, come diavolo sono definite le mie preferenze?

2. Identificazione minimale con uno degli insiemi a cui si appartiene, quello piu' frequente. Cosa relativamente meno importante per giramondo come noi, condivido, tanto che molte volte ho tifato Brasile, o Merckx, o Barça, o persino Nishimura, Chassagne Montrachet e jamon iberico de bellota de pata negra ... Ma per quelli che, forse per alti costi d'emigrazione, la volta al mondo meno la danno, e la cui "dote" (=endowment) e' quasi tutta contenuta nell'insieme primordiale, le cose son abbastanza piu' serie. La loro personale dote si valorizza/svalorizza assieme a quella degli altri membri dell'insieme primordiale: nel qual caso non mi sembra cosi' irrazionale pensare/sperare che l'insieme faccia bene. Se fa bene l'insieme cresce anche il valore della tua dote, il che mi sembra cosa forse minimale, ma buona e giusta.

Cosa vi e' di male ad appartenere ad un insieme, fosse anche solo per
caso? In fin dei conti, quasi tutto cio' che essenzialmente siamo, lo
siamo per caso.

Di male nulla, e se ne puo' anche essere contenti e pure perseguire gli interessi di quel gruppo. In un mio commento precedente, io piuttosto trovavo poco logico l'esserne fieri. Ma mi fa un po' paura quest'idea dell'appartenenza automatica, perche' incoraggia quella che sia anche irrevocabile.

E comunque, "male" e' un temine ambiguo:

- Se parliamo del punto di vista morale, la relazione di di equivalenza che induce la partizione in gruppi dell'insieme universale (in altre parole, il criterio di classificazione) dipende dalla morale che segui: il gruppo di riferimento puo' essere la famiglia, la tribu', la razza, la nazione, la classe, la religione, il club, persino la squadra di calcio: tutte entita' piuttosto vaghe da definire, e di variabile rilevanza al benessere effettivo. Secondo gli animalisti, neppure la specie e' un gruppo sufficientemente omnicomprensivo...

- Se parliamo dal punto di vista puramente utilitaristico, dobbiamo interrogarci su quanto convenga a ogni individuo decidere di appartenere a certi gruppi piuttosto che ad altri (o a nessuno in particolare); e su quanto certi criteri di classificazioni siano piu' utili di altri. Una delle poche cose a mio avviso sensate del socialismo fu quello di spostare l'attenzione dall'unita' nazionale a quella di classe; anche se poi l'"Internazionalismo Socialista" ando' in mille pezzi gia' con la Prima Guerra Mondiale, e fu poi usato dall'URSS come semplice colla ideologica per il suo impero.

Justement mais "Sarko c'est bon" est une phrase pour les anthropofages.

Ou les sarcophages, dans ce cas-ci...

al di la

palma 9/5/2007 - 17:17

delle precisioni linguistiche, per chi segua la vicenda, consiglio assai la "une" di Lemonde.fr (gratuito on the networks.)

Maitre Nicolas (e' avvocato di professione) si appresta a fare un governo con alcuni delle sinistre. L'uomo si rivela assai piu' astuto di come venne dipinto.

M'ero messo ieri notte a farlo, ma maledetto sia il wireless del vicino, che cadde giusto prima salvassi il tutto. Lo scoramento e' tale che, per fortuna vostra, vi beccate la versione Bignami delle mie opinioni su alcuni dei commenti al mio post pro-Sarko.

In ordine d'apparizione.

Non mi sembra proprio che Sarkozy abbia manifestato
un'aprioristico rigetto dell'immigrazione, e di certo non ha occultato le
origini da immigranti della sua famiglia. Anzi ne ha fatto uno dei suoi
(retorici) cavalli di battaglia, con la storia di "ripagare la Francia
per quello che la Francia ha dato a me". La mia tesi centrale e' che abbia
esagerato questo aspetto, ed altri, della dimensione patriottica del suo messaggio perche'
gli permette tirarsi dietro molti che, altrimenti, non riuscirebbero
a capire perche' mai voglia liberalizzare, per esempio, il
sistema
educativo. La qual cosa, come si puo' notare leggendo la stampa francese, gli sta gia' attirando le ire piuttosto violente di coloro che io considero, tanto per rimanere con la terminologia francese, les ennemis du peuple ...   Mi sembra anche chiaro che l'uomo, nel bene e nel male, avra' davanti mesi e probabilmente anni degni della prima Tatcher, e probabilmente peggiori vista la maggior inclinazione della sinistra francese a scendere in piazza e spaccar tutto. Ma l'analogia, a mio avviso, c'e' tutta e credo permetta di capire Sarko meglio di tanti altri discorsi. La formazione intellettuale e politica mi sembra simile: lui e' meno un outsider di quanto lei fosse (vedi sotto) ma in molte cose si assomigliano, inclusa la dotazione di un pugno di ferro che sembrano saper usare.   L'economia sta andando a picco anche in Francia,
ed in gran parte per i sindacati e per politiche folli del mercato del lavoro, quindi l'analogia con Maggie funziona anche li'. Persino la questione "immigrati ed identita' nazionale" e' simile, anche se piu' forte in questo momento Francia visto il contesto di risorgente islamismo estremista che caratterizza questo periodo e non era presente a fine anni 70. Non scordatevi, pero', che Londra e l'Inghilterra ricevettero grande immigrazione dai quattro angoli dell'ex impero ben prima del resto d'Europa. Non mi sembra il caso di scordarsi, infine, che
anche Maggie era "donna d'ordine" e non lo nascondeva proprio, anzi: molti tendono a ricordarsi solo le sue riforme pro-mercato e liberali, ma un aspetto che caratterizzo' la signora fu la persistenza con cui fece rispettare legge&ordine ... chiedere ai sindacati dei minatori, tanto per dire.   Il mix di Sarko e quello di Maggie mi sembrano molto simili, se non ci scordiamo che son passati trent'anni ed il contesto sia culturale che internazionale in cui egli si presenta e' diverso da quello dell'Inghilterra nella seconda meta' degli anni 70.   Le
spiegazioni della vittoria di Sarkozy basate quasi essenzialmente sull'irrazionalita' e la xenofobia dei francesi, quindi,
non mi sembra funzionino, e non solo perche' la Francia e' un paese
gia' strapieno di immigranti (molto xenofobi, quindi, i francesi
non devono essere.) Quello che noto e' che i francesi han provato per
anni a cercare di restare a galla senza cambiare nulla del loro sistema post-WWII e che sono arrivati, anche per effetto della martellante propaganda del loro sistema politico sindacale, ad identificare tale sistema con la , con cio' che rendeva la Francia differente e "meglio", eccetera. Ora
stanno cominciando a rendersi conto che a galla non stanno se non
cambiano e, mia ipotesi, stanno cominciando a chiedersi se per caso la francesita' non stia altrove. Questo e' quanto Sarkozy tenta di suggerire: fierezza della differenza e dell'identita' nazionale, ma spostamento di tale fierezza ed identita' su altri temi ed altre istituzioni e norme. Come tattica di accompagnamento al cambio e di mantenimento di un supporto elettorale e sociale coeso, non mi sembra una idea tanto peregrina. Se poi funzioni fino in fondo o meno, solo chi ha la sfera di cristallo lo puo' dire. Non vi e' dubbio abbia funzionato in UK dove, di nuovo, l'orgoglio nazionale ed il patriottismo giocarono un ruolo chiave nella strategia di Maggie (e.g. Falkland).

Metodologicamente, dire che il
patriottismo o cose del genere sono sentimenti irrazionali mi sembra senza
significato: i sentimenti sono "irrazionali" nel senso che non decidiamo
certo sulla base di assiomi e deduzioni logiche se le scarpe ci piacciono nere o marron, o se gli
occhi della Pina sono piu' belli di quelli della Mariuccia. La di
sentimenti quali il patriottismo, l'amicizia, la gelosia, la lussuria, l'invidia, l'orgoglio, eccetera,
si
determina ad un livello completamente differente: quello della loro funzione in un coerente
modello evolutivo, e non certo in base a teorie morali su cosa sia
apprezzabile e cosa non lo sia della natura umana.

Nicolas Sarkozy, oltre che essere d'estrazione sociale per nulla povera e parzialmente aristocratica, era anche il pupillo di Chirac a 20 anni circa, a 31 anni era sindaco, a 35 deputato ed a 38 ministro del bilancio: se uno con un CV cosi' non appartiene all'oligarchia della destra francese, allora l'oligarchia della destra francese e' un insieme quasi vuoto - ossia, contiene solo de Villepin, ora che Chirac e' in pensione .. . Non di sola ENA e' fatta l'oligarchia politica francese, anche Sciences
Po ha la sua parte (ci son passati comunque anche gli altri due e tanti altri, prima di andare ad ENA).   Piu' in generale, la popolarita' del signor Sarkozy e' evidentemente un fatto complesso che costui e' venuto freddamente e sistematicamente costruendosi per trent'anni. Attribuirla ad un singolo episodio in cui ha fatto il figo quando era gia' ministro (e, comunque, per fare il figo freddo e coraggioso come fece lui a Neuilly nel 1993 occorre avere le due doti in questione, cosa non molto diffusa) mi sembra un po' da rotocalco. Lo stesso vale quando si sostiene che "e' un genio della politica come costruzione, gestione, conquista, e mantenimento del potere." - in cos'altro consiste la politica, se non in quanto elencato? I dati, infine, non confermano ma rigettano l'affermazione secondo cui ha vinto solo per debolezza altrui: non solo Royal ha fatto molto meglio di Jospin ma, come sottolinea Gilles StP nell'articolo che Alberto ha indicato, i voti raccolti dalla sinistra in queste elezioni sono perfettamente allineati con quelli raccolti negli ultimi 15 anni. L'osservazione che Adriano fa usando i voti del primo turno, e' corretta ma vale, come il grafico mostra, sia per la destra che per la sinistra: il candidato centrista e' cresciuto di 10 punti, 6 li ha presi a sinistra e 4 a destra.   Sulla questione "europeismo e autonomia BCE", discorso lungo (che avevo messo nel commento distrutto dalla caduta della connessione) e che non ho piu' voglia di fare. Ma detto in sintesi: l'erroneo modello economico che fa dire a Sarkozy che la BCE dovrebbe inflazionare un po' di piu' per far calare la disoccupazione non mi sembra esclusivita' sua, ne' invenzione sua. E' il modellino, demenziale, che purtroppo ancora ispira la maggioranza dei governi e delle banche centrali, europee o meno. Per quanto riguarda la teoria secondo cui la BCE dev'essere assolutamente indipendente, sintetizzata dall'affermazione di Wilhelm Molterer, Austria’s finance minister “No politician
should put pressure on the ECB. The ECB is an independent bank.” e che FT ed altri sembrano approvare mi permetto di dissentire e fortemente.   Ma come? Chi dice che e' bene dare ad una banca completamente indipendente da parlamento ed esecutivo (che sono democraticamente eletti) il monopolio assoluto nell'emissione di moneta e nel controllo del credito? In base a quale fantastica teoria tutto questo ha a che fare con l'economia di mercato ed il benestare dei cittadini? Quale ragionamento sostiene l'idea che una banda di "specialisti" che non devono rendere conto a nessuno dovrebbero ricevere in regalo, e praticamente a vita, tale enorme ed importantissimo potere di monopolio, senza doverne rendere conto a nessuno? Persino la FRB USA, che pure bisognerebbe di molte riforme e molta piu' accountability, deve rispondere regolarmente al Congresso. Tralasciando lo stupido modello keynesiano che ne ispira il contenuto, la richiesta di Sarkozy e', in linea di principio, molto, ma molto piu' coerente con il libero mercato ed il sistema democratico che non il suo opposto. Le mitologie dei magichi banchieri di Francoforte o di Zurigo lasciamole a chi ha una concezione mitologica dei sistemi politici ed economici. Niente di magico in quanto questi signori fanno, anzi: parecchia immondizia e tantissimi errori.   Infine, speriamo che in economia non dia ascolto alle solite scemenze keynesian-socialiste dei professionisti del cazzeggio politico-economico, come questo ridicolo personaggio che da decenni parla a vanvera viaggiando nel sottobosco della politica economica europea e che gode - so che non vi sorprendera' - di "prestigio" anche nei circoli governativi e non del nostro bel paese.

La "razionalita'" di
sentimenti quali il patriottismo, l'amicizia, la gelosia, la lussuria, l'invidia, l'orgoglio, eccetera, si
determina ad un livello completamente differente: quello della loro funzione in un coerente
modello evolutivo, e non certo in base a teorie morali su cosa sia
apprezzabile e cosa non lo sia della natura umana.

Un momento, qui stiamo mescolando due concetti distinti: razionalita' e
utilita' effettiva.

Comnciamo dalla prima, e con una definizione: io chiamo "razionale" una
decisione basata su una cosciente e ben motivata analisi
costi/benefici. Tra persone di cultura medio-alta, forse per deformazione
professionale, c'e' l'abitudine di identificare razionalita' e "positivita'": ma
c'e' una marea di meccanismi utili che non sono razionalmente determinati, sia a
livello individuale che collettivo. In particolare, cio' che e' determinato
dall'evoluzione biologica e', per definizione, irrazionale, anche se
spesso e' giustificabile ex-post anche su basi razionali. In campo economico,
un'eccessiva idolatria della razionalita' ha portato una generazione di
intellettuali a postulare la superiorita' della pianificazione socialista sulla
cieca "mano invisibile" del mercato, con i tristi risultati che conosciamo.

Poi c'e' l'utilita' effettiva. Qui c'e' una seria questione preliminare su
cui decidere: utile a chi? E' mia radicata convinzione che la genesi
della morale negli esseri umani (e in forme piu' primitive in altri animali
sociali) vada ricercata nel conflitto tra interesse dell'individuo (o del
singolo gene, per dirla con Dawkins) e interesse collettivo; piu' precisamente,
dalla necessita' di risolvere il "dilemma del prigioniero", in cui decisioni
prese sulla base della massima utilita' percepita conducono a soluzioni
Pareto-subottimali. Robert
Axelrod
ha mostrato come equilibri cooperativi possano emergere, anche in
modelli molto semplici, da una versione iterativa del dilemma del prigioniero;
in altri termini, se le scelte sono ripetibili e i giocatori hanno memoria degli
effetti di scelte precedenti, emergono spontaneamente strategie cooperative di
cui pan-per-focaccia ("tit-for-tat") e' la piu' efficace. Anche qui abbiamo
schemi di comportamento decisi dall'evoluzione, ma si tratta di evoluzione di
modelli sociali codificati in regole morali tramandate come cultura, non di
features biologiche determinate da sequenze di basi nel DNA.

Ora, nota che le scale temporali su cui opera l'evoluzione biologica si
misurano in centinaia di migliaia di anni, e quelle dell'evoluzione culturale in
migliaia di anni: mentre il patriottismo come lo si intende correntemente non e'
piu' recente dello stato-nazione, che e' un concetto emerso solo nell'Era
Moderna (nel Medioevo si era fedeli alla gerarchia feudale e/o religiosa, non
allo stato). Quel che a mio avviso e' successo e' che modelli comportamentali
evoluti su base biologica (la difesa della propria "famiglia allargata", che in
una comunita' di hunters-gatherers garantisce le massime probabilita' di
propagare i propri geni, piu' frequenti tra i compagni di tribu' di quanto non
lo siano tra forestieri) e' stato abilmente riciclato in contesti in cui hanno
ben poco senso (una nazione quando non un intero impero), per il vantaggio
dell'elite al potere. I risultati ottenuti sono stati i massacri di massa
dell'epoca moderna, culminati nelle guerre napoleoniche e nelle due guerre
mondiali.

Oggi il bellicismo nazionalista per fortuna non e' piu' molto di moda (anche
se viene riproposto in forme leggermente modificate dai sostenitori
dell'inevitabilita' dello "scontro di civilta'"), e il nazionalismo e' per lo
piu' limitato al campo economico. Ma anche in questa forma il suo obiettivo e'
ben diverso da quello conclamato da chi e' a caccia di voti tra un elettorato
impaurito: a trar beneficio da misure protezionistiche sarebbero, come sempre,
solo i produttori inefficienti a scapito di tutti gli altri. Idem dicasi per le
paure causate dall'immigrazione, che estende la competizione anche a merci non
internazionalmente commerciabili (dato che non si puo' importare il servizio al
bar, si importa il barista).

Quindi, riassumendo: come ho gia' scritto giorni fa, io non vedo nulla di male nel fatto
che un governante faccia in primo luogo gli interessi dei propri cittadini
(anzi, lo trovo doveroso); il pericolo pero' e' che minoranze organizzate di
produttori inefficienti riescano a far passare un'interpretazione di
"patriottismo" che va a loro esclusivo beneficio. Da che parte effettivamente
Sarkozy sia schierato lo si vedra' solo nei fatti.

 

Per il sottoscritto, e la figura supra mi sembra suggerirlo, la sinistra sia come PS che come insieme delle alleanze socialiste + comunisti+ trockjisti + ecologisti, etc. e' arretrata. E' arretrata per due motivi: il delirio delle posizioni piu' estremiste (dall'uscita dall'Europa alla espropriazione di quasi tutto) e il forte successo della versione francese della Margherita, Prodi, Rutelli, Cacciari, etc., costituita come si vede bene anche nel grafico, dalla montata fortissima di F. Bayrou. Se la questione e' la mia opinione in merito, la sconfitta (al turno di Maggio) e l'arretramento di tutta la sinistra e' perfettamente meritato essendo essi la parte piu' arteriosclerotica dell'universo progressista (i francesi lo chiamano "angelisme".) Cio' detto Sarkozy va visto alla prova dei fatti. Che non sia un membro dell'oligarchia e' un dato di fatto e lo ha sospinto molto piu' di tutti gli altri candidati della destra. Questo genera il fenomeno solo apparentemente paradossale che un governo Fillon, di destra, succedera' un governo de Villepin, di destra, e siamo tutti qui a guardare alla "rivoluzione". Molte delle considerazioni di Boldrin sono corrette (essere un genio della politica e' esattamente quello che ho scritto, ergo?) Ho piu' dubbi, ma non prove, sulla reale sostanza dietro al patriottismo di M. Sarkozy. La mia illazione, di piu' non si tratta, e' che egli abbia trovato il metodo giusto per castrare l'attrazione, assai malefica, di FN su una fascia larga dell'elettorato di destra, producendo l'effetto, infinitamente commentato dai francesi, che ha fatto a J. Attali: "un uomo di destra? certo, un democratico? altrettanto certo." La mia impressione iniziale e' che l'orientamento sara' alla Fillon, vale a dire non Lady MT, vi saranno infiniti tentativi di trasbordare settori consistenti e sempre meno folli della sinistra in un tentativo di fare alcuni cambiamenti (contro le 35 ore, per alcune limitate autonomia del settore dell'educazione) in un'atmosfera di consenso. 

Eccoci qui, al nuovo governo Fillon. Aspettative (di palma) realizzate, quindici ministri, sette donne, esponenti importanti della "sinistra" al governo (come Kouchner agli Esteri - la qual cosa ha fatto incazzare la sinistra cosi' tanto che e' stato prontamente espulso dal partito socialista! "Alto tradimento!!")

Una domanda: chi e' questo Borloo, ministro dell'Economia?

 

Su Wikipedia francese ci sono diverse info per farsi un'idea:

http://fr.wikipedia.org/wiki/Jean-Louis_Borloo  .

Personaggio particolare, mi sembra.

Forse Royal avrebbe fatto di peggio (cosa?). Pero' e' stato Sarkozy a far togliere "free and undistorted competition" dagli obiettivi fondamentali del trattato europeo e, secondo il mio modesto (e biased) parere, questo ...

... n'est pas bon.

(o si dice "pas bien"?)

direi che per il momento "c'est bon" poiché:  1) ha cambiato il ministro dell'economia in pochi minuti; 2) ufficializzerà tagli fiscali a breve; e, soprattutto, pare determinato (vedi legge sui servizi minimi in caso di sciopero) sulla strada delle riforme strutturali.

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