Servizio traduzioni: l'intervista a Veltroni

22 aprile 2008 sandro brusco
Con colpevole ritardo traduco dal politichese all'italiano l'intervista che Walter Veltroni ha rilasciato a Repubblica dopo la sconfitta elettorale.

ROMA - Segretario, in questo amaro day-after elettorale c'è una parola chiave che lei non ha ancora pronunciato.

"Qual è?"




È la parola "sconfitta".

"Io non ho alcuna difficoltà a parlare di sconfitta. Ma attenzione. La
sconfitta c'è stata nella sfida per il governo: ero il primo a sapere
che questa era una missione difficilissima, che non era certo facile
vincere in soli quattro mesi invertendo una tendenza negativa
consolidata in due anni. Ma se guardiamo alla costruzione di una grande
forza riformista, allora non si può proprio parlare di sconfitta: è
stato un miracolo, perché oggi quella forza ha recuperato più di 10
punti, esiste ed è finalmente una realtà del Paese".


Trad. Dai, non mi dire che ci credevi veramente quando dicevo che potevo vincere. Abbiamo evitato il tracollo e mi considero contento di questo.

 


Ma è una "realtà" che Berlusconi ha oscurato, nonostante l'ottima
campagna elettorale che ha fatto lei. Si ricorda la lezione di Nenni
sulle "piazze piene e le urne vuote"?

"Piazze piene ne ho avute, eccome. Ma ho avuto piene anche le urne: ora
il Pd ha una forza impensabile fino a sei mesi fa...".



Ma il Pdl ha ottenuto alla Camera oltre 17 milioni di voti, circa 3,5
milioni in più del Pd e dell'Idv.

"Dal voto è confermata la forza della destra, con un radicamento in
molti strati dell'opinione pubblica. Ma mi faccia dire che è emerso
anche il Pd, che ha ottenuto oltre 12 milioni di voti, il livello più
alto dal '96, e una percentuale che per un partito del centrosinistra è
la più alta nella storia repubblicana".



D'accordo. Ma non si può accontentare di aver ottenuto 160 mila voti in
più. Il Nord si conferma off limits, e anche al Sud voi guadagnate solo
1 punto, e il Pdl ne guadagna 15. Come mai?

"Il Pd è andato molto bene nelle zone
urbane e nei capoluoghi di provincia. A Torino siamo cresciuti del
6,6%, a Milano del 9,1%, a Venezia del 6,9, a Genova del 6,3%, a
Bologna del 6,8%, nelle aree del Nord-Est siamo il primo partito. Anche
al Sud a Napoli il Pd è cresciuto del 5,4%, a Palermo del 7%. Al
contrario, abbiamo sofferto nelle aree più diffuse e periferiche, e qui
pesano fattori sociali e politici".


Trad. Come percentuale il PD vale meno del PCI nel 1976. Ci andiamo sopra solo se aggiungiamo Di Pietro. In più nel 1976 c'era un robusto PSI che si poteva ancora definire forza riformista, adesso c'è il vuoto. Prima di tornare a quei livelli dovremo piangere in cinese, ma cosa ci posso fare?


Dica la verità: non hanno pesato anche le candidature imposte da Roma?
Non è stata un'illusione pensare che con Calearo si risolveva la
Questione Settentrionale?

"No, sulle candidature non abbiamo proprio nulla da rimproverarci.
Finalmente competenze ed esperienze sociali, e abbiamo raddoppiato il
numero delle donne e dei giovani".

Trad. Cosa c'entrano le candidature? La gente vota i partiti, mica i candidati.

Allora perché, da questo voto, il centrosinistra esce di nuovo
minoranza in Italia?


"Abbiamo perso per due ragioni di fondo. La prima ragione riguarda il
Paese. La società italiana è fortemente attraversata da un sentimento
di insicurezza, per esempio rispetto al fenomeno dell'immigrazione, e
di paura per un possibile peggioramento delle condizioni di vita. Il
voto riflette questo bisogno di protezione, che non a caso ha premiato
soprattutto la Lega. Noi, in quattro mesi di campagna elettorale,
abbiamo capovolto i ruoli, presentandoci come una grande forza di
modernizzazione. Ma nel Paese, evidentemente, ha prevalso un istinto di
difesa e di conservazione, di cui la destra si è fatta interprete.
Dobbiamo aprire una grande riflessione sui mutamenti della società
italiana, chiamando a raccolta le energie e le competenze migliori. È
uno dei nostri primi impegni".

Trad. Non lo so. Anzi, lo so ma la risposta mi fa paura. Quindi meglio far finta di non saperla e rimandare. Questo vuol dire "aprire una grande riflessione".


Vuol dire che non avete sbagliato voi, ma hanno sbagliato gli elettori?

"Non ho detto questo. Ma certo non posso nascondere una certa
inquietudine per il fatto che un candidato premier che attacca il Capo
dello Stato, sostiene che i magistrati devono fare un test di sanità
mentale, dice che Mangano è un eroe, definisce grulli tutti quelli che
non votano per lui, ottiene un consenso così vasto. Ci sono alcuni
punti fermi, senza i quali una democrazia non è più tale. E allora mi
chiedo: dov'erano i liberali, quando Berlusconi diceva che Mangano è un
eroe? Dov'erano tutti i pensatori illuminati, che continuano
giustamente ad occuparsi del '56, quando Berlusconi strappava il
programma del Pd?".

Trad. Si.


Toccava a voi convincerli. Come toccava a voi convincere i moderati,
senza rinnegare i valori della laicità.

"Su questo, con tutto il rispetto, vorrei dire una parola anche sulla
Chiesa: mi sta benissimo che si intervenga con passione su temi come il
testamento biologico, ma forse la battaglia su certi valori fondanti
della democrazia andrebbe fatta con la stessa intensità con la quale si
combatte quella per i temi etici. Noi, ora, quella battaglia vogliamo
farla fino in fondo, anche a costo di ritrovarci al nostro fianco solo
un terzo del Paese".

Trad. Lo so che toccava a noi ma non ci siamo riusciti.


Mi permetta di dirglielo: lei così non ripete l'errore del vecchio Pci
berlingueriano, rinchiuso nel mito della diversità come valore in sé?
Invece che la critica sul voto, non è più utile l'autocritica?

"No, guardi, semmai noi ormai abbiamo il vizio opposto, che è quello di
dare sempre e prima di tutto la colpa a noi stessi. Dovremmo, solo su
questo, prendere esempio da Berlusconi, che ha già perso due volte,
senza mai fare lo straccio di un'autocritica, ed è sempre andato avanti
per la sua strada".

Trad. Se comincio con l'autocritica poi c'è sempre qualcuno che salta su a parlare della casta, dell'urgenza di abbandonare i privilegi, dell'invadenza della poltica, dell'eccessiva spesa pubblica, delle tasse altissime... Mica si può finir lì. Io tiro dritto.


Mi spieghi la seconda ragione per la quale avete perso.

"La seconda ragione riguarda noi stessi. Il nuovo centrosinistra, che
noi abbiamo rilanciato con un atto fondativo senza ritorno, la
creazione di un grande partito riformista che ha rotto con le vecchie
alleanze e si è presentato da solo agli elettori, ha dovuto combattere
con l'immagine negativa del vecchio centrosinistra. Negli strati
profondi della popolazione i lasciti della vecchia maggioranza hanno
finito per essere solo due: troppe tasse, troppi veti incrociati.
Questo pregiudizio, alimentato ad arte dalla tv e appesantito dal
disastro dei rifiuti e dalla crisi dell'Alitalia, ci ha impedito di
coronare con successo la rimonta. In campagna elettorale abbiamo fatto
scelte dirompenti, e pronunciato parole di innovazione mai ascoltate
prima a sinistra: sul fisco, sulla sicurezza, sulla certezza della
pena, sulla fine della cultura dei veti. Ma in soli quattro mesi,
evidentemente, i nostri messaggi non hanno prodotto un accumulo
sufficiente presso l'elettorato. Avremmo avuto bisogno di più
tempo...".

Trad. Perché il governo Prodi ha fatto cagare. Hai voglia poi di raccontare alla gente che io rappresento il nuovo.

Lei sta dicendo quindi che avete perso per colpa dell'eredità del
governo Prodi?

"Io su Prodi continuo a distinguere. C'è un Prodi uomo di Stato, uno
dei più grandi che la storia repubblicana abbia conosciuto. E c'è la
vecchia maggioranza, che in questi due anni ha scontato, suo malgrado,
una caduta oggettiva di consensi, dall'indulto alla prima Legge
Finanziaria. Prodi, e noi con lui, abbiamo pagato una conflittualità
permanente dentro una coalizione paralizzata dalla cultura dei no. Ecco
perché i partiti della ex Unione hanno ottenuto risultati pessimi. Ma
guarda caso, tutti tranne uno: il Pd. È questo, oggi, che mi fa dire
che la nostra scelta di discontinuità è stata giusta, e che il nostro
coraggio è stato premiato. Se domenica scorsa ci fossimo ripresentati
agli elettori con l'assetto del 2006, oggi saremmo stati travolti da
uno tsunami dal quale il centrosinistra non si sarebbe mai più
ripreso".

Trad. Sì. Ti dirò di più, se ci fossimo presentati con la stessa coalizione che Prodi aveva messo assieme nel 2006 avremmo preso una botta sui denti ancora peggiore. Abbiamo limitato le perdite solo perché abbiamo cercato di distinguerci, con qualche successo, dal governo Prodi e dalla coalizione che lo ha sostenuto.

Giusto. Ma uno tsunami c'è stato lo stesso. La Sinistra Arcobaleno non esiste più. Colpa vostra, dicono da quelle parti.

"La tragedia elettorale che ha portato la Sinistra Arcobaleno fuori dal
Parlamento non è una buona cosa per la nostra democrazia. Ma loro
scontano due errori, e fingere di non vederli mi sembra quasi
altrettanto grave che addossare al Pd le colpe per la loro scomparsa.
Il primo errore è stato quello di aver bombardato fin dal primo giorno
il governo Prodi: la prova sta già in quegli oltre 100 tra ministri e
sottosegretari con i quali è nato quell'esecutivo. Il secondo errore è
riassunto nelle parole di Bertinotti al suo giornale, quando il 4
dicembre 2007 dichiarò testualmente "è fallito il progetto del governo"
e definì Prodi, con le parole di Flaiano su Cardarelli, "il più grande
poeta morente"...".

Trad. E ben gli sta, così imparano a fare i furbetti che io-sto-al-governo-e-poi-gli manifesto-contro. Se lo son meritato e io sto godendo come un riccio.

Solo questo? La Sinistra Arcobaleno non ha pagato anche la campagna sul
voto utile, la cannibalizzazione del Pd?


"Ma quale cannibalizzazione? La Sinistra Arcobaleno non ha capito la
società moderna. Vuole una prova? Quando lanciai la mia campagna sulla
sicurezza, e dissi che non è né di destra né di sinistra, l'estremismo
di "Liberazione" li portò ad accusarmi di fascismo. Ecco cosa hanno
pagato. Il non aver capito che soprattutto negli strati più popolari
c'era un bisogno crescente di protezione. Il non aver capito che
occorrevano decisioni forti sul Welfare, sui rifiuti, sulla Tav, e che
la cultura del no ci avrebbe portati alla rovina".

Trad.
Io alle elezioni i voti cerco di fregarli a tutti. Ovvio che è più facile fregarli a chi è più vicino. Si aggiunga che i dirigenti della Sinistra Arcobaleno mi hanno facilitato il compito, dicendo una quantità enorme di bestialità.

E adesso che succede? Riaprirete il dialogo con la sinistra ormai extraparlamentare?

"Al dialogo siamo sempre pronti. Le dirò di più: in Parlamento, come
forza riformista, cercheremo di rappresentare anche le culture presenti
alla nostra sinistra. Ma indietro non si torna. Discuteremo con loro,
ma non saremo mai loro".

Trad. Adesso che loro sono fuori dal Parlamento e noi siamo all'opposizione cercheremo di sfruttare la nostra maggiore visibilità mediatica per succhiare quel che resta; tra l'altro stando all'opposizione è più facile fare "quelli di sinistra" e attirarsi le simpatie dei sinistrorsi romantici. Quindi per i prossimi 5 anni noi in Parlamento (e in tivù) a combattere Berlusconi, loro a farsi le seghe mentali su "Liberazione" interrogandosi sulle ragioni della sconfitta e sul ruolo del comunismo nel ventunesimo secolo. Ammesso che gli duri, "Liberazione", senza i soldi del gruppo parlamentare. Con un po' di fortuna alla fine della legislatura ce li saremo tolti per sempre dalle balle.

Che mi dice di Casini? Ieri vi siete visti: farete l'opposizione a
Berlusconi insieme?


"La rottura dell'Udc con Berlusconi è stata tardiva, purtroppo. Se dopo
la caduta di Prodi avessero detto sì a un governo Marini per le
riforme, oggi la storia sarebbe diversa. Anche loro portano una grande
responsabilità, per quello che è accaduto. Nonostante questo, il
dialogo con Casini sarà molto serrato. Dovrà essere un nostro sforzo
nei prossimi mesi, a partire dalla condivisione dell'opposizione".

Trad. E come fai a fidarti di quelli lì, che fino a ieri stavano con Berlusconi? Finché dura faremo insieme opposizione, ma chissà dove sarà Casini tra sei mesi.


Ancora una volta vi aspetta la lunga traversata nel deserto. Siete
preparati?

"Faremo un'opposizione molto forte. Berlusconi non si illuda: non gli
faremo sconti, e il nostro fair play in campagna elettorale non ci
impedirà di alzare la voce, ogni volta che vedremo violati o messi a
rischio i valori costituzionali che ho indicato nella lettera-appello
lanciata prima del voto. Faremo un'opposizione riformista, dura ma non
ideologica. Vigileremo sul rispetto delle regole. Incalzeremo il futuro
premier sulla montagna di promesse che ha seminato in campagna
elettorale, dall'abolizione dell'Ici a quella dell'Irap. E stavolta non
finirà come ai tempi del contratto con gli italiani, che il Cavaliere
ha disatteso all'85%. Il governo-ombra servirà anche a questo. Non so
quanto durerà Berlusconi, ma so che la crisi economica morderà in modo
drammatico, e vedo già che le prime crepe stanno uscendo fuori. Faremo
in modo di far esplodere le contraddizioni, che ci saranno, su questo
non ho dubbi. La Lega avanza già pretese esorbitanti. Questo creerà
grandi tensioni, anche a Nord".

Trad. No che non siamo preparati. Siamo ridotti a sperare che la coalizione di destra, un'armata Brancaleone che cerca di mettere insieme interessi diversissimi, esploda da sola. Se succederà non sarà certo perché noi li abbiamo incalzati con le nostre proposte.

Insomma, il Veltrusconi è morto e sepolto?
"Non è mai esistito. Faremo una battaglia senza quartiere, sui valori e
sulle politiche, La nostra idea di società resta radicalmente diversa
dalla loro".

Trad. Mi pigli in giro? Ma li hai visti i risultati elettorali? Il veltrusconi c'era solo in caso di pareggio al Senato.

In questo clima che fine fanno le riforme? Per ora il Cavaliere sembra
disponibile al dialogo...

"Finora non l'ho visto né sentito. Se il futuro premier ritiene utile e
opportuno parlare con il leader dell'opposizione, la linea del mio
telefono è sempre libera. Ma se invece fa eleggere Schifani presidente
del Senato, Fini presidente della Camera e Tajani commissario Ue,
allora comincerà un altro film. L'Italia ha bisogno di ritrovare
equilibrio istituzionale e serenità".


Trad. Riforme? Ma se è dai tempi della bicamerale che non si fa nulla. Figuriamoci.


La sfida di Rutelli a Roma può essere la prima occasione di rivincita,
secondo lei?


"Roma è cambiata enormemente in questi 15 anni. E' una città che cresce
in economia e occupazione molto più del resto del Paese. È una città
che ha in corso una trasformazione paragonabile a quella delle altre
metropoli europee. È un bene che questa ispirazione continui. Ed è un
bene che ci sia un sindaco, come era capitato a me, di un colore
politico diverso da quello del premier, perché questo è utile alla
dialettica democratica del Paese".

Trad. Son qua che mi tocco le balle.

17 commenti (espandi tutti)

Ma perchè Veltroni non ha risposto come te? Avrebbe fatto una figura migliore.

The horror, the horror.

Heart of darkness

 

 

 

 

 

Eh sì, una ottima traduzione dal politichese all'italiano!

la cosa fenomenale poi che non ho sentito dai dirigenti Pd uno straccio di critica su come è stata condotta la campagna elettorale e sul fatto che forse le proposte fatte non erano abbastanza incisive per gli italiani. Mi sembra ci sia di mezzo un po' una visione manichea della società, io sono il bene e gli altri il male: come è possibile che non abbiano votato per me?
Cioè si è perso del 10% di stacco e qui si parla di una rimonta del 10%?Sono pazzo io o questi le sparano senza pensarci?

 

Per quel che capisco io la presunta "rimonta del 10%" viene calcolata facendo la differenza tra il risultato elettorale e i sondaggi fatti nel periodo ottobre 2007-gennaio 2008. È una sciocchezza, visto che quei sondaggi venivano fatti senza elezioni in prospettiva; mi piacerebbe tra l'altro vedere quale era la percentuale di non-risposte. Francamente a me non interessa tanto un'autocritica della campagna elettorale. Mi interessa un'autocritica dell'esperienza di governo. Ma non ci conto affatto.

Eh, volendo si potrebbe partire anche dal 1994 con l'autocritica, dato che la classe dirigente è sempre la stessa e non mi pare ottenga risultati eccezionali,anzi.
Sai, non mi attendevo cotanto slancio dalla dirigenza Pd(benchè abbia vent'anni già sono abbastanza disilluso da questi qua) ma almeno ammettere che qualcosa si è sbagliata in campagna elettorale sarebbe un inizio. 

Se poi questi signori conoscessero cosa significa la parola autocritca probabilmente molti di loro se ne sarebbero andati da tempo.
Quando parlano del Governo Prodi sembra quasi che in quel governo c'erano solo rifo,verdi e il Pdci(che pure i loro danni hanno fatto), e poi sembra che il governo sia finito sul più bello che loro chissà quali riforme stessero per fare, ma quali riforme si fanno a due anni dall'inizio del governo? Quando cominciano tutte le scadenze elettorali? E poi con 2 senatori di vantaggio credevano davvero di governare per tutta la legislatura?(o ci fanno o ci sono due sono le cose...)
La cosa triste per me che politicamente mi sento vicino a quello schieramento (perciò ne sono molto critico) e li ho votati pure(!), ma solo perchè l'alternativa era votare un candidato francamente invotabile(a mio parere ovviamente).

Nota regionale. Veltroni promise prima delle elezioni un grande cambiamento in Campania e lo stesso bassolino promise di dimettersi e di andare ad elezioni nel 2009. Pare che non sarà più così. Se si partisse dalla Campania con l'autocritica?Si può parlare di cambiamento quando un partito non caccia a pedate uno dei "complici" di uno dei disastri più grossi della storia della Repubblica?

Traduzione semplicemente meravigliosa.

Dovrebbe nascere una rubrica apposita con le "traduzioni" delle interviste piu' interessanti. "Ipse dixit" o "Cosi' parlo'..." due possibili nomi!!

Cosi' parlo' ... mi piace molto. Io butto li' anche Sostiene Pereira.

Non ricordo se su Cuore o Il Male c'era una rubrica di questo tipo intitolata "Parla come mangi". Semplicemente eccezionale.

Complimenti Calvin, hai beccato in pieno i miei riferimenti culturali. La rubrica di chiamava appunto "Parla come mangi" era pubblicata su "Cuore" e l'autore era Piergiorgio Paterlini. Una luce che ha guidato la mia esistenza per gli anni a venire.

Complimenti, un gran bel lavoro di traduzione. Mi sembra possa essere iscritto a pieno titolo nell'ambito dell'ermeneutica (da Hermes, il messaggero divino il cui lavoro consisteva nel tradurre i messagi degli dei agli uomini).

Concordo con la proposta di Lillarello.

 

PS: lungi da me l'intenzione di attribuire alcuna qualità divina ai politici!

 

 

 

 

V. sopra (cancellare pure)

Mi pare che abbiamo il titolo della nuova sezione, Parla come mangi (se non ci sono vincoli legali all'uso)

è da poco che vi leggo e mi piacete, ma con questa traduzione ora guadagnate 10 punti (veri, non come quelli di Uolter)

Ricevo da una gentile lettrice, e metto qui per mancanza di post "corrente" sulla casta. Dovremmo averlo un post permanente sulla casta, se non altro come sfogatoio quotidiano per i tassati e vituperati da questa banda di squallidi ladri. Guardate le cifre: i topi, bianchi o rossi che siano, son ben forniti di formaggio e rispunteranno al prossimo giro. Chi aveva detto che le barriere all'entrata in politica in Italia non ci sono?

Giorgio Napolitano ha ragione: << Colore che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono
compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del
disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di
dialogo con le nuove generazioni ». Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e
i cittadini, necessaria come l'ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe più
facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell'emendamento indecente
infilato nell'ultimo decreto «milleproroghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla
destra berlusconiana, ma apprezzato dalla sinistra. Emendamento in base al quale
«in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera
dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è
comunque effettuato». Col risultato che nel 2008, 2009 e 2010 i soldi del
finanziamento pubblico ai partiti per la legislatura defunta si sommeranno ai
soldi del finanziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la
legislatura entrante. Così che l'Udeur di Clemente Mastella incasserà
complessivamente 2 milioni e 699.701 euro anche se non si è neppure ripresentata
alle elezioni. E con l'Udeur continueranno a batter cassa, come se fossero
ancora in Parlamento, Rifondazione comunista (20 milioni e 731.171 euro), i
Comunisti italiani (3 milioni e 565.470), i Verdi (3 milioni e 164.920).
(...)
--

Sia chiaro che la predica di Napolitano l'ho lasciata per sottolinearne l'ipocrisia. Come giustamente ha commentato un altro gentile (si fa per dire) lettore, partecipe all'email della suddetta lettrice:

naturalmente il richiamo da Napolitano non vale nulla. Perché non
si rifiutano questi clowns al Quirinale di firmare decreti del genere?

Secondo voi, perché?

Lo stesso articolo continua cosi:

 

E sarebbe più facile se i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai
partiti
sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50
milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (anche quando non ci sono), più
50 per le Europee (anche quando non ci sono), più 50 per le Politiche alla
Camera (anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione) e più 50 per le
Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormità in confronto ai
contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. (...) Certo che ha
ragione Napolitano, a mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica. Ma cosa
dicono i numeri? Che la legge attuale, che nessuno ha voluto cambiare, spinge i
partiti a spendere sempre di più, di più, di più. Per la campagna elettorale
del ’96 An investì un milione di euro e fu rimborsata con 4, in quella del 2006 ne
investì 8 e ne ricevette 64. E così tutti gli altri, dai diessini ai forzisti.
Con qualche caso limite come quello di Rifondazione: 2 milioni di spese
dichiarate, 34 incassati. Rimborsi per il 2008? C’è da toccar ferro. (...) «Un
fantastilione di triliardi di sonanti dollaroni». Ecco a parole cos’hanno
tagliato, se vogliamo usare l’unità di misura di Paperon de’ Paperoni, dei
costi della politica. A parole, però. Solo a parole. Nella realtà è andata infatti
molto diversamente.

Ed ora che "er popolo dé roma" gli ha rifilato un bel calcio sui denti (e lui, subdolo furbetto di sempre s'è scostato in tempo così che il calcio arrivasse, in prima battuta, sulla bocca a Rutelli) si dimetterà per dedicarsi all'Africa, o no, il mentitore nazionale?

Perché, in questo caso, la scusa "avevamo appena iniziato" non esiste. Roma l'ha sgovernata lui da far schifo per parecchi anni, o no? Guarda caso, in provincia di Roma, dove il mentitore nazionale non aveva sgovernato a suon di balle e festivals degli amichetti suoi, la sinistra vince ... Non solo, il candidato del PD a presidente della provincia prende, nella città di Roma, più voti di Rutelli: VW, questo è un voto di sfiducia su come hai amministrato Roma. La gente seria, in questo caso, si dimette ed abbandona la politica.

P.S. L'età e la troppa frequentazione di lofts, salotti e patriarcati creano attaccamento alle poltrone anche per i più svegli. Il sindaco di Venezia mi dà (ma forse non lo sa: credo Cacciari non legga nFA, mentre dovrebbe!) del pazzo:

Secondo Cacciari «soltanto un pazzo potrebbe chiedere a Veltroni di
dimettersi. Ma neanche la benché minima autocritica. È una cosa che
razionalmente si poteva mettere in conto».

Quasi quasi, anzi: senza quasi quasi, mi fa piacere. Perché, o l'hanno citato male o straparla ... perdere a Roma dopo averla governata per anni ed averla sbandierata come prova delle proprie capacità amministrative e di governo "si poteva mettere in conto"! Massimo, ma ke kasso ti disi?

Chi, quello che non è mai stato comunista?

Oppure quello che rappresenta il nuovo nella politica italiana?

Ah, no ...... parliamo del signor Maanche?

Campa cavallo ............

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