Siamo tutti solidali. Paghi tu.

26 gennaio 2009 franco bocchini (DoktorFranz)

Si sarebbe potuto titolare anche con un classico “armiamoci e partite …..”, oppure utilizzare un irriverente “son tutti finocchi, col culo degli altri”, frase salace resa celebre in una trasmissione televisiva di carattere umoristico. Senza alcuna offesa per le preferenze sessuali di chiunque - perfettamente legittime - in questo modo la provocazione sarebbe stata più evidente. Il significato non cambia: eticamente corretta ed umanamente doverosa, la solidarietà è un compito della collettività, da espletare tramite risorse generali, non da imporre solo ad alcuni, rigorosamente lasciandone ad essi l'onere economico.

Uno strano argomento, si dirà. In un momento delicato, tra l'altro. Eppure, proprio ora è il caso di parlarne, in relazione alla scadenza del 31 gennaio che, da lunga data, costituisce il limite temporale per l'invio all'organo competente, da parte delle aziende (quest'anno, per la prima volta, in modalità esclusivamente telematica), dei prospetti informativi relativi all'obbligo di assunzione che riguarda le persone disabili …..... oops, le “categorie protette” (come resistere alla consueta, e peraltro doverosa, polemica in merito al linguaggio “politically correct”, così prodigo di neologismi atti ad intorbidare le acque …....?)

Dunque, la normativa vigente – un grazioso omaggio alle da tutti, a parole, tanto amate piccole imprese del governo D'Alema nel marzo 1999, per mano dell'allora ministro del lavoro Antonio Bassolino, un nome una garanzia ….. - affronta un problema reale, relativo all'avviamento al lavoro di persone non più in condizioni di normalità, ma che conservino capacità lavorative residuali. Uno scopo nobile, peccato che sia perseguito nel solito modo dirigista e demagogico, scegliendo a chi imporre doveri e costi. Tale norma, la legge 68/99 che modifica la precedente legge 482/68, allarga infatti alle PI l'obbligo di assunzione, proporzionato al numero degli addetti - a prescindere dal fatto che siano disponibili o meno mansioni eseguibili – e lo rafforza con sanzioni pecuniarie piuttosto consistenti, che si applicano (travestite da contributo di solidarietà) anche quando si ottenga un esonero per evidente impossibilità di applicazione.

Sebbene le micro-aziende sotto i 15 dipendenti rimangano esenti, dovrebbe essere ovvio che la piccola dimensione costituisce un grosso ostacolo ad un simile percorso di solidarietà, dal momento che può rivelarsi davvero complicato reperire un ruolo ricopribile quando gli spazi sono ristretti ed il ridotto ambito impiegatizio di una PI manifatturiera (decisamente meglio sfruttabile di quello operaio) vede solitamente l'assenza di mono-mansioni semplici, contrariamente a quanto avviene nelle realtà dimensionalmente superiori e negli enti pubblici. Un esempio chiarirà meglio la situazione. Poniamo che una PI con 16 addetti voglia aumentare le sue potenzialità produttive e decida, perciò, di avvalersi dell'opera di un nuovo addetto: nel caso in cui già non abbia in organico un appartenente a categoria protetta, può operare una scelta nelle apposite liste ed assolvere, così, all'obbligo. Poniamo però – è il caso assolutamente normale – che in quell'ambito non sia possibile trovare un nominativo in grado di svolgere il compito per il quale si sta cercando un collaboratore e, quindi, sia necessario reperirlo al di fuori di esso: la legge stabilisce che, entro un anno (60 giorni in caso di seconda assunzione) dall'inserimento del nuovo addetto, si debba procedere …..... ad una assunzione aggiuntiva, pescando nelle predette liste, anche se non si abbia la minima idea di che nuovo compito inventarsi. Oh, naturalmente si offrono agevolazioni di varia entità, relative ai contributi assistenziali e previdenziali, ma certamente in tal modo non si compensa l'inutile onere economico – e spesso anche logistico - aggiuntivo: ancora una volta, dunque, è il caso di denunciare l'approccio anti-industriale del legislatore italiano. Demenziale? Peggio, frutto della mentalità cattocomunista secondo la quale le imprese sono un male e si devono accontentare di essere sopportate solo se accettano di vestire i panni della gallina da spennare.

Prima di arrivare al rivelatore punto finale, sarà opportuno prevenire un'immancabile obiezione, relativa al fatto che una legislazione protettiva delle categorie svantaggiate non è prerogativa specifica dello Stivale. Certo, è così. Con alcune fondamentali differenze: anche dove previste, le quote riservate sono più basse (nel nord Europa sono contrattate, non stabilite per legge), quasi ovunque l'obbligo non riguarda aziende così piccole e, soprattutto, le politiche agevolative sono mirate a favorire l'inserimento anziché ad imporre nuovi costi alle aziende, secondo l'ottica corretta che un incentivo è più efficace di un obbligo.

Eccoci ora, però, a quell'aspetto della normativa che taluni potrebbero considerare curioso, una sorta di scappatoia apparentemente offerta alle aziende, che rivela invece il vero obiettivo da raggiungere. Anche un minus habens (ogni riferimento a persone reali è puramente voluto …..) non poteva non prevedere i gravi problemi attuativi e, quindi, tutto il severo impianto doveva puntare alla consueta introduzione dell'ennesima tassa occulta, del tipo mai contemplato nei confronti statistici internazionali, che solo gli addetti ai lavori conoscono e che contribuisce a rendere così favorevole l'ambiente nel quale gli imprenditori italiani si trovano ad operare. Infatti, non manca un'alternativa. Si tratta di una modalità di azione, concretamente attuabile, che consente di ottemperare al dettato legislativo tramite la stipula di convenzioni – rigorosamente temporanee, al fine di mantenere in essere una comoda spada di Damocle sul capo degli imprenditori – con cooperative sociali ed organizzazioni di volontariato. In pratica il lavoratore disabile viene distaccato presso l'ente convenzionato, che paga stipendio e contributi, ma l'azienda soggetta all'obbligo affida ad esso commesse di lavoro per un importo sufficiente a coprire i costi, siano tali prestazioni efficaci e concorrenziali o meno: siamo in presenza, insomma, di una sorta di beneficienza obbligatoria, sempre nel solco della tradizione che vuole a carico del sistema produttivo un compito che spetterebbe alla collettività. In altri luoghi le somme destinate alla solidarietà vengono fiscalmente incentivate, qui imposte. Magari con un occhio di riguardo alle organizzazioni cattoliche …....

Tiriamo le somme. La legge Giugni (“Statuto dei lavoratori”), con tutti i suoi vincoli e costi, si applica solo a partire dai 15 dipendenti.

Anche la normativa qui in esame.

E c'è ancora qualche verginella che si chiede per quale strano motivo le PI evitano di crescere …....

 

35 commenti (espandi tutti)

Credo che la frase fosse "fare i froci con i culi degli altri" e che la fonte fosse Ricucci.

Talvolta sono stupito dalla fantasia del legislatore italiano, a cui io ho sempre preferito svicolare, piuttosto che affrontare di petto. Non avendo più di quindici dipendenti non conoscevo la normativa, mi viene solo da pensare che se dovessi raggiungere tale soglia farei un'altra società e comincerei ad assumere con quella, con interessanti possibilità elusive. Ho letto su un giornale nei giorni scorsi una frase di qualche politico di questo genere: "ormai il manifatturiero in Italia è meno del 20% del PIL, per cui i suoi problemi non sono grande cosa". Non ho più nemmeno voglia di commentare questo atteggiamento, Einaudi diceva: "Le aziende vengono viste come mucche da mungere, invece sono dei carri trainati a fatica". Quando i politici (dx e sx non fa nessuna differenza) capiranno questo, avremo già fatto un bel salto. A seconda di cosa capiscono il salto può essere in avanti, nel vuoto, o nel buio.

Non avendo più di quindici dipendenti non conoscevo la normativa

Marco, questo è esattamente il motivo per il quale il consueto mal di pancia che mi coglie, nel momento di valutare l'impatto sulle PI di qualunque normativa, stavolta mi ha spinto a scriverne. Purtroppo, la maggior parte delle persone che discettano di economia "reale" non hanno idea dei perversi meccanismi che il tipico legislatore italiota, dall'incredibile fantasia malata, mette in atto.

Ho letto una frase di qualche politico di questo genere: "ormai il manifatturiero in Italia è meno del 20% del PIL, per cui i suoi problemi non sono grande cosa" [......] A seconda di cosa capiscono il salto può essere in avanti, nel vuoto, o nel buio

 ..... e spingere il politico che profferisce tali emerite sciocchezze ad emulare Thelma & Louise, no eh?

Tiriamo le somme. La legge Giugni (“Statuto dei lavoratori”), con tutti i suoi vincoli e costi, si applica solo a partire dai 15 dipendenti.

Anche la normativa qui in esame.

Hai ragione da vendere, e la constatazione che si tratti di alcune delle normative più eluse e disattese non migliora il quadro.

Non mi pare siano eluse ne disattese, semplicemente non si applicano a ditte troppo piccole.Mi pare si tratti di semplice buonsenso.

Che io sappia, l' unico "abuso" che se ne fa è di suddividere una ditta più grande in n ditte piccole, stratagemma perfettamente legale (e costoso) per aggirare delle norme troppo gravose.

 

Che io sappia, l' unico "abuso" che se ne fa è di suddividere una ditta più grande in n ditte piccole, stratagemma perfettamente legale (e costoso) per aggirare delle norme troppo gravose.

Proprio a questo mi riferivo, ed è una situazione quasi paradossale.

Che le aziende siano 'incentivate' a moltiplicarsi (o disincentivate a crescere) per non ricadere nell'ambito di applicazione di una norma (e se ne potrebbero citare altre) mi sembra contrario al buon senso ancor prima delle sue implicazioni economiche.

 

Sarebbe possibile calcolare il costo di questa ed altrre legislazione e correggere di conseguenza il valore della pressione fiscale sul PIL?

Voglio dire che le misure descritte da DoktorFranz sono grosso modo equivalenti, dal punto di vista delle aziende ad esse soggette, ad una "tassa di solidarietà verso i disabili", che pero' non risulta nei conti pubblici. E questo senza considerare che se la tassa fosse esplicita il perseguimento dell'obbiettivo di sostegno alle "categorie protette" sarebbe raggiunto in maniera più efficiente.

Sarebbe possibile calcolare il costo di questa ed altrre legislazione e correggere di conseguenza il valore della pressione fiscale sul PIL?

Credo che calcolare il costo delle conseguenze delle norme cervellotiche, se non assurde e contraddittorie che affliggono chi vuole lavorare in proprio, se fosse possibile, del che dubito, farebbe esplodere la pressione discale a livelli incredibili e giustificabili solo da una fiorente economia sommersa.

Giusto per dare un'idea delle assurdita' che ci sono in circolazione, a Bologna il regolamento comunale sulla pubblicita prevede che si paghi una tassa apposita se lo stuoino fuori dal negozio riporta il nome del negozio stesso, o se i baristi espongono il cartello con i gelati confezionati in vendita con indicazione della marca o della casa produttrice.

Quantificare tutte queste gabelle fantasiose e' praticamente impossibile, anche perche' molte sono veramente incredibili.

ps sulla faccenda delle liste di lavoratori di categorie protette, un sistema usato dai delinquenti per venirne a capo e' trovare un iscritto alle liste che si faccia pagare per stare a casa restituendo in nero parte del salario. Pero' questo gioco funziona solo se il dipendente sa che a denunciare il datore di lavoro rischierebbe grosso, per cui e' applicato solo da malavitosi.

 

Va anche detto che i costi sono variabilissimi ed imprevedibili:giusto per fare un esempio un ingegnere disabile puo' avere una produttività ottima, ma magari un' azienda deve installare un' ascensore per farlo arrivare in ufficio,un'altra ogni tanto avrebbe bisogno di mandarlo in cantiere o farlo viaggiare,...

Con la stessa persona,a seconda dei casi puoi andare da un costo negativo (l'azienda incasa degli incentivi per un lavoratore efficiente) a pagare per non ottenere nessun lavoro utile.

Con la stessa persona,a seconda dei casi puoi andare da un costo negativo (l'azienda incasa degli incentivi per un lavoratore efficiente) a pagare per non ottenere nessun lavoro utile.

Osservazione alquanto sensata. Infatti nemmeno sarebbe il caso di dire che l'innalzamento della soglia di applicazione si configurerebbe solo come misura minima - volta a limitare gli effetti della cieca burocrazia nei riguardi di chi potrebbe patirne più probabili complicazioni - ma logica vorrebbe che si valutassero concretamente le situazioni reali. In realtà, il fulcro del problema è sempre lo stesso: largo ad una mentalità assistenzial-dirigista, fondata su regolamenti e sanzioni. Tanto il "ricco & cattivo" può pagare ......

un sistema usato dai delinquenti per venirne a capo e' trovare un iscritto alle liste che si faccia pagare per stare a casa restituendo in nero parte del salario. Pero' questo gioco funziona solo se il dipendente sa che a denunciare il datore di lavoro rischierebbe grosso, per cui e' applicato solo da malavitosi.

Certo, qui siamo in presenza di un caso limite. Che però offre lo spunto per ragionare sul fatto che la strutturale complessità di qualunque normativa italiana lascia alcune possibilità di "aggiustamenti" ed accordi. Sarebbe interessante capire se certi eccessi son dovuti ad incompetenza, stupidità, ideologia, pressapochismo, menefreghismo (..... barrare la casella a piacere, sono ammesse risposte multiple ....) oppure se si tratta di una precisa volontà. Pur non escludendo le possibilità elencate, forse è vero che a pensar male .........

Sarebbe interessante capire se certi eccessi son dovuti ad incompetenza, stupidità, ideologia, pressapochismo, menefreghismo (..... barrare la casella a piacere, sono ammesse risposte multiple ....) oppure se si tratta di una precisa volontà

Sono, secondo me, voluti. Una serie di regole inapplicabili (perche' contraddittorie o la cui applicazione sia assurdamente antieconomica) lascia spazio ad arbitrio nell'applicazione delle sanzioni per chi non le rispetta, permettendo cosi' di favorire gli amici e di rendere piu' difficile la vita a chi non gode dei favori del potente di turno, fornendo cosi' uno strumento potentissimo per creare clientele e tacitare chi ostacola la gestione del potere.

Inoltre permette ai vari organismi di controllo di figurare come efficientissimi, in quanto possono trovare infinite infrazioni alle regole, il che, per esempio, permette di fare conferenze stampa come quella publicizzata oggi, in cui ci si vanta dei brillanti risultati compiuti dai carabinieri dei NAS.

 

Inoltre permette ai vari organismi di controllo di figurare come efficientissimi, in quanto possono trovare infinite infrazioni alle regole, il che, per esempio, permette di fare conferenze stampa come quella publicizzata oggi, in cui ci si vanta dei brillanti risultati compiuti dai carabinieri dei NAS.

Of course. Io non riesco a non incazzarmi quando, con immancabile solenne regolarità, gli organismi di controllo fiscale sciorinano mirabolanti imprese anti-evasione ed incassi secondi solo alla scoperta del tesoro di Barbanera ...... regolarmente smentiti (senza alcuna comunicazione ufficiale, ci mancherebbe ....) alla conclusione dell'iter davanti alle commisioni tributarie.

Anche la terminologia utilizzata è truffaldina, dire "accertato" anziché "contestato" genera l'illusione che l'opera dei funzionari sia senza fallo: chiunque sia stato oggetto di verifica sa, invece, come sia meglio stendere un pietoso velo su alcune modalità di tipo ricattatorio, comunemente utilizzate per ottenere un risultato basato talvolta sulla pura invenzione.

Già, come in questo caso in cui si danno i valori delle merci sequestrate e non di quelle avariate.

Così se sequestrano un capannone perchè c'erano un paio di violazioni secondarie sparano il valore di tutta la merce contenuta.Nell' ultimo articolo che ho letto parmigiano farlocco, pasta scaduta e merci infestate dai topi erano nello stesso calderone.

Una serie di regole inapplicabili (perche' contraddittorie o la cui applicazione sia assurdamente antieconomica) lascia spazio ad arbitrio nell'applicazione delle sanzioni per chi non le rispetta, permettendo cosi' di favorire gli amici e di rendere piu' difficile la vita a chi non gode dei favori del potente di turno, fornendo cosi' uno strumento potentissimo per creare clientele e tacitare chi ostacola la gestione del potere.

Ecco un esempio pratico a sostegno della mia opinione

Non avevo dubbi che sarebbe avvenuto.

Francamente, nemmeno mi stupirebbe che qualcuno s'inventasse fantomatici reati commessi dai responsabili della clinica, magari anche con costruzione di prove false.

Io invece sarei curioso di sapere quanto costa tutta l'infrastruttura (progetti finalizzati, commissioni, riunioni, persone addette alla verifica, carta varia...). 

Link

dino 27/1/2009 - 16:48

Interessante analisi dell'effeto della normativa sulla crescita delle PI:

http://digilander.libero.it/fschivardi/images/sizeEPL.pdf

Pur prendendo dati ed elaborazioni con le dovute pinze, lo studio parrebbe confermare quanto la mia diretta conoscenza di non pochi casi reali mi dice: la valutazione della convenienza a crescere oltre la soglia dei 15 addetti, piuttosto che scorporare un ramo d'azienda non è infrequente.

Sei sicuro? Da che ho capito dall'abstract il risultato dello studio è che la soglia dei 15 dipendenti è pressochè irrilevante (incide per l' 1% circa sulle probabilità di crescita).

Un risultato che fa a pugni sia col buonsenso che con la conoscenza aneddotica di diverse società che son cresciute da 2 a 15 dipendenti in un paio di lustri e poi si son fermate li per decenni.

Non ho ne la competenza ne il tempo per far le pulci al modello, ma quando un modello fa a pugni con quello che vedo divento estremamente scettico.

Per la verifica del modello - ed in particolare del tipo di dati scelti, delle sempificazioni accettate e delle modalità di elaborazione - sarebbe interessante avere l'opinione "professionale" degli amici amerikani. Francamente, nemmeno io sono in grado di sguazzare in formule di quel tipo .....

Ciò che intendevo semplicemente dire, avendo inizialmente solo dato una rapida occhiata ai grafici, era che si nota un effetto soglia. Leggendo tutto con calma, poi, vedo che gli autori dello studio lo quantificano ed ottengono un risultato modesto: sono d'accordo con te che sia strano e mi piacerebbe sapere che cosa non funziona, dal momento che la banale osservazione della realtà - sul territorio, anziché sulla carta - dà un'impressione alquanto differente.

C'è un altra cosa da notare, che normalmente un lavoratore efficente e capace non utilizza la legge 68/99 per trovare lavoro, conosco più di un caso di disabili che lavorano tranquillamente come semplici dipendenti, da quel che capisco poi l'assurdità è che i disabili che già lavorano se non sono stati assunti attraverso la legge in questione non vengono contati come tali.

Come dire che la solidarietà è tale SOLO se frutto dell'imposizione dello stato, se vuoi assumere un disabile che già lavora per le sue capacità questo deve prima rimanere un po di tempo disoccupato in attesa di tutti gli adempimenti burocratici. 

In previsione del confronto, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, intervenendo questa mattina a Milano all'assemblea nazionale quadri e delegati Fillea Cgil, ha lanciato un monito al governo affinché "apra gli occhi e decida". "Bisogna che il governo - ha detto Epifani - si convinca che non può affrontare la crisi con qualche misura-tampone come ha fatto finora. Serve un intervento su più settori che hanno problemi, avere un'idea e una politica industriale".

Epifani ha ricordato quindi che l'auto è oggetto di politiche di sostegno da parte dei governi in tutta Europa e riguardo all'allarme sui 60 mila posti a rischio lanciato da Marchionne, ha detto: "Corrisponde a quello che abbiamo detto noi". Ai cronisti che gli chiedevano un parere sulla posizione della Lega, contraria agli aiuti per il settore automobilistico, il leader sindacale ha risposto: "La Lega pensa che non bisogna aiutare le grandi aziende, ma solo le piccole. È una discussione di cui capisco il senso, ma che non tocca il cuore del problema. Se tu aiuti in maniera intelligente i settori in difficoltà, poi a cascata aiuti tutta la filiera".

Ma una volta, la FIAT non era il peggior padrone?

Non era quella le cui fabbriche andavano occupate (per quale ragione non mi ricordo ...)?

Ora invece la CGIL fa da lobbista per Lapo (O è John? Questo o quello ...) Elkan?

La quinta colonna di Tremonti? La ruota di scorta degli Agnelli? È questo che fa la CGIL di Epifani?

Ma si può essere più nemici dei lavoratori di così?

Comincio a dubitarlo!

Da che ricordo la CGIL ha sempre fatto da ruota di scorta al PCI/(P)DS/PD (o viceversa, a seconda dei rapporti di forza al momento).

Non sono troppo esperto di manovredi sottobosco, ma da che mi risulta la Fiat è culo e camicia col PD, per questo gli "ecoincentivi" li fa prodi e non BS, che tra l' altro con gli Agnelli ha un conto aperto visto che per decenni l'han trattato da parvenu e tenuto fuori dal "salotto buono".

Certo, quando gli agnelli stavan con la DC la fiat era brutta, sporca e cattiva, ma le cose cambiano.

Per altro i lavoratori iscritti alla CGIL sono in gran parte quelli di FIAT & c., gli interessi degli altri sono sostanzialmente indifferenti ai loro.

Per altro i lavoratori iscritti alla CGIL sono in gran parte quelli di FIAT & c., gli interessi degli altri sono sostanzialmente indifferenti ai loro

Esattamente Marcello, più naturalmente i lavoratori pubblici e soprattutto i pensionati, ormai circa il 50% degli iscritti. Trattasi, dunque, di normalissima attività di lobby e non mi pare il caso di travestirla da difesa dei lavoratori tutti (ammesso e non concesso che lo sia mai stata, Michele .... :-))

Lo è stata, Doktor, lo è stata. Il mondo, una volta, non era uguale a quello di oggi ...

L'oggi e la storia, son due cose diverse. Bon giorno a ti, e bona note a mi!

Attento, Michele, che potrebbe essere solo nostalgia della tua gioventù ....... :-D

Sogni d'oro.

Per altro i lavoratori iscritti alla CGIL sono in gran parte quelli di FIAT & c., gli interessi degli altri sono sostanzialmente indifferenti ai loro.

Non sapevo che la Fiat desse lavoro a quasi sei milioni di lavoratori (ma anche pensionati), mi devo essere perso qualcosa.

Ad esempio mi sono perso gli aiuti del 2003, forse Prodi governava in silienzio, o c'era qualcun altro con la memoria corta, molto corta.

Secondo me la verità da fastidio: nel 2009 l'economia italiana è ancora molto FIAT-dipendente, che comunque la si giri e la si volti è una delle poche aziende che compete veramente a livello globale, ma soprattutto ha un management, inteso in senso di guida, che sa dove vuole andare (via dall'Italia il prima possibile). E comunque, dal mio infimo punto di vista, è giusto che la politica paghi le cambiali, e non si nasconda: due cose semplici, semplici: Termini Imerese e Pomigliano d'Arco (per tacer di Arese).

Termini Imerese, vicino Palermo, fin dalla sua nascita, ad oggi, non ha mai prodotto una lira/euro di utile per la FIAT, se quello stabilimento rimane aperto (14.000 dipendenti) è solo, soltanto e solamente perchè c'è un patto politico, non perchè la FIAT è un ente di beneficenza.

Pomigliano d'Arco è nato come il più immondo, scellerato, sporco, patto fra politica e industria (alfa romeo, Fiat non c'entrava niente). Per farlo arrivare all'utile la Fiat ha dovuto investire cifre pazzesche, dell'originario stabilimento credo sia rimasto solo l'ingresso, per tacer degli "operai".

Quello che manca nel dibattito sulle imprese, e che riguarda ancor di più un player globale come la FIAT, è la visione: spostare una produzione comincia a diventare convenientissimo, se la FIAT sposta la produzione, gli altri la seguono, e nel Bel Paese rimangono i politici e i leghisti, la CGIL fa solo una battaglia (temo di retroguardia, perchè non è solo una questione di incentivi, ma anche di disincentivi, come mostra il post di Doktor Franz) per evitare una ritorsione, che ai piani alti FIAT pensano oramai inevitabile.

Infine, quello che mi fa molto ridere, è il dito che guarda la luna: 60.000 cassaintegrati quanto costano allo Stato Italiano ? Conviene pagare le persone per stare a casa a non far niente, piuttosto che studiare un sistema per rimettere in moto la domanda ? (meccanismo Keynesiano, of course..).

 

 

 

Non sapevo che la Fiat desse lavoro a quasi sei milioni di lavoratori (ma anche pensionati), mi devo essere perso qualcosa.

No, però facciamo i conti, sulla base del tuo link al sito della CGIL. Il 52,50% sono pensionati. Tra i lavoratori attivi, il 15,00% appartengono alla "funzione pubblica", ma in realtà gli iscritti che fanno parte del grande mondo pubblico sono ben di più, dal momento che occorre aggiungere comparti che sono in grande maggioranza hanno la stessa caratteristica, cioè scuola, polizia, trasporti: manca il dato (rilevante?) di questi ultimi, ma possiamo azzardare che il totale si aggiri intorno al 30,00%.

Di tutti quelli rimanenti, detratta un'altra quota per categorie che poco dovrebbero aver a che fare con un sindacato (come ad esempio gli edicolanti ed i piccoli produttori agricoli), i metalmeccanici - circa 360.000 - rappresentano una fetta importante e, probabilmente, molto legata ai destini automobilistici.

Oltre a tutto, ben sappiamo quanto potere abbia la Fiom all'interno della CGIL e quanti problemi ciò ponga ad Epifani ....... dunque, azione di lobby - legittima, s'intende - e null'altro.

A mio avviso, però, il problema non sta qui e tu stesso l'hai accennato: si tratta dello strettissimo rapporto tra Fiat e mondo politico e sindacale, fatto da sempiterni "do ut des". Quanto ai 60.000 cassa-integrati, è vero che il costo sarebbe imponente, ma continuo a non capire (va beh, fingo di non capire .....) perché la stessa considerazione non si ha per le moltissime situazioni difficili che riguardano piccole aziende che, messe insieme, reggiungono numeri ragguardevoli.

So di essere fuori tema, ma sciorino meglio il mio pensiero: la FIAT ha sempre fatto do ut des con la politica italiana, il mio link al 2003 dimostra che anche i verginelli di oggi ieri hanno fatto accordi con la Fiat.

Quindi niente di male, oltretutto il do ut des è sempre stato alla luce del sole, meglio di certi recenti "affarucci del quartierino" . Però mi da molto fastidio quando si parla de "l'ennesimo regalo alla Fiat" (do) senza guardare il des, tutte le volte che ho avuto modo di relazionarmi con Fiat (le mie relazioni si fermano ai quadri intermedi) ho avuto modo di avere piacevoli conversazioni e dimostrazioni nel mio interlocutore di avere un quadro molto preciso, una professionalità  quasi sconvolgente, una serietà impeccabile, insomma se tutte le aziende fossero così...

Tra l'altro, ricordo una delle mie prime visite in cui portai personalmente delle cose che mi avevano ordinato, il Responsabile (un dirigente, quindi) della progettazione in persona mi accolse, e con mio sommo stupore si tolse la giacca, si tirò su le maniche e scese con me e i tecnici a montare personalmente il pezzo. Non ho mai più visto in alcun altra azienda una simile passione per il proprio lavoro da parte di un dirigente, un entusiasmo contagioso anche per gli operai presenti. Ecco, se i miei soldi devono essere usati per far sì che un'azienda simile rimanga in Italia, io sono contento. Incipit sul ricordo personale: arrivò di corsa il capo officina, responsabile della 626, a portarci il casco, rimarcando il fatto che io non ero autorizzato, sprovvisto di cartellino identificativo, e che mai e poi mai sarei dovuto stare là. La risposta fu: "non dire idiozie, e portati via 'sti caschi, che qui può solo crollare il tetto, non certo caderci un auto sulla testa". Risate e finì lì. Certo che se crollava il tetto...

Mai avuta intenzione di difendere (o far passare da verginello) nessuno, ricordo solo di aver letto da qualche parte che avevano già dato un due di picche a Fiat poco prima che arrivasse Marchionne ed ora (minacciano di) darne un' altro.Ti ringrazio per la precisazione, non cambia il fatto che si tratti di lotte di potere e le alleanze in campo oggi mi sembrano più o meno quelle descritte.

E finchè mi dici che gli aiuti a Fiat fan meno schifo di quelli CAI perchè ha un' indotto significativo e perchè in cambio si accolla tutta una serie di oneri impropri sono d' accordo.Credo restino un pessimo affare per chi non ne è toccato direttamente.Inoltre Fiat è stata sul mercato con successo per decenni senza questi giochetti, non è detto che sul lungo periodo abbia fatto un buon affare sposandosi allo stato.

Infine, sui numeri di CGIL ringrazio te e DF per i chiarimenti, preciso solo che con FIAT & c. intendevo il blocco della grande impresa italiana da "salotto buono" e dintorni.Non son pratico di sindacati, ma dalle mie parti praticamente esistono solo nelle aziende più grandi e non sono per nulla popolari tra gli operai delle piccole.

Ad esempio mi sono perso gli aiuti del 2003, forse Prodi governava in silienzio

AL link sopra io vedo solo una serie di proposte di risoluzioni parlamentari, apparentemente tutte respinte o ritirate. Puoi far comprendere meglio quali risorse pubbliche sono state erogate alla FIAT nel 2003?

Puoi far comprendere meglio quali risorse pubbliche sono state erogate alla FIAT nel 2003?

 

Questi ne erano una parte. Il resto si trova facilmente.

invece di obbligare ogni azienda ad assumere non si potrebbe semplicemente stabilire un diverso livello di tasse sul lavoro in base al grado di disabilità della persona (e al lavoro che va a fare)? così le aziende si potrebbero specializzare e il disabile sarebbe trattato più da risorsa che da palla al piede.

Buon giorno avrei bisogno di farle delle domande inerenti a questo articolo potrebbe essere cosi' gentile da darmi la sua e-mail io sono raggiungibile via giuliana.mez@gmail.com

grazie in anticipo

giuliana allen

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