Spesa pubblica e tributi pagati nelle Regioni d'Italia

29 agosto 2008 alberto lusiani

Uno Stato serio, specie se composto da Regioni che hanno differenze socioeconomiche drammatiche, specie se paga col denaro dei contribuenti un istituto nazionale di statistica, dovrebbe pubblicare di sua iniziativa i dati disaggregati della spesa pubblica e delle imposte riscosse nelle Regioni, anno per anno. Solo sulla base di dati del genere si può discutere seriamente di Federalismo e di molte altre materie. Ringrazio pertanto LiberoMercato che, nell'edizione del 26 luglio 2008, ha pubblicato di sua iniziativa tali dati per il 2005 supplendo all'usuale inefficienza dello Stato, e ci ha anche gentilmente fornito una copia elettronica.

Riporto nel seguito i dati relativi alla spesa pubblica ed ai tributi pagati nelle Regioni italiane nel 2005, in termini assoluti e pro-capite. La spesa nelle Regioni è stata disaggregata in spesa statale (determinata dallo Stato centrale) e spesa delle Regioni (determinata dai governi regionali). Alcune delle principali voci di spesa sono ulteriormente disaggregate. Per una volta devo complimentarmi con un giornale italiano per aver riportato i dati correttamente e per aver intitolato il resoconto con una sintesi appropriata:

Neanche il Trentino è “autonomo”.
Solo 8 Regioni stanno in piedi da sole.

Nel rapporto tra gettito e spesa emerge che dal Lazio in giù i Governatori non sono autosufficienti

Le cifre disaggregate delle tasse pagate e della spesa pubblica nelle Regioni confermano

[questo commento e' stato aggiunto in seguito, anche per soddisfare alcuni commenti - inizio]
Le cifre disaggregate delle tasse pagate e della spesa pubblica nelle Regioni confermano il quadro generale, stabile nel tempo, che vede una spesa pubblica approssimativamente uguale in tutte le Regioni, e contemporaneamente entrate fiscali fortemente differenziate da Regioni diverse. Le entrate fiscali differiscono perche' nel Sud i redditi reali sono piu' bassi che al Centro-Nord (il PIL pro-capite e' ~60%), inoltre sulla parte privata di questi redditi al Sud c'e' un'evasione del ~65% che si confronta con quella "europea" del Nord (Lombardia 13%, altre regioni 20-25%) e con quella "mediterranea" del Centro (30-40%). Quindi procedendo da Nord a Sud vengono pagate meno tasse sia perche' diminuisce il reddito pro-capite sia perche' aumenta l'evasione fiscale. Dentro questo quadro generale, la spesa statale tende ad essere piu' elevata nelle regioni a statuto speciale e nelle regioni piu' piccole.
[fine]

Spesa totale (1) e tributi (2) nelle Regioni, dati 2005
  dati assoluti in milioni di euro dati pro-capite in euro
Regioni spesa tributi differenza spesa tributi differenza
REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Abruzzo 5.942 3.845 -2.097 4.573 2.959 -1.614
Basilicata 3.428 1.205 -2.223 5.747 2.020 -3.727
Calabria 9.500 3.235 -6.265 4.728 1.610 -3.118
Campania 22.788 11.370 -11.417 3.936 1.964 -1.972
Emilia Romagna 14.362 21.730 7.367 3.460 5.234 1.775
Lazio 26.304 42.173 15.870 4.991 8.003 3.011
Liguria 6.583 7.795 1.212 4.135 4.895 761
Lombardia 24.972 74.141 49.169 2.659 7.893 5.235
Marche 5.166 5.604 438 3.401 3.690 288
Molise 1.752 661 -1.092 5.443 2.053 -3.390
Piemonte 12.665 22.951 10.285 2.925 5.300 2.375
Puglia 14.021 8.068 -5.953 3.447 1.983 -1.463
Toscana 11.243 15.592 4.348 3.125 4.333 1.208
Umbria 3.742 3.078 -664 4.356 3.583 -773
Veneto 14.375 23.876 9.501 3.059 5.080 2.021
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Friuli Venezia Giulia 5.513 6.033 520 4.576 5.008 432
Trentino Alto Adige 7.109 5.438 -1.671 7.294 5.580 -1.714
Sardegna 7.328 4.120 -3.209 4.441 2.497 -1.945
Sicilia 27.641 10.020 -17.621 5.514 1.999 -3.515
Valle d'Aosta 1.346 736 -609 10.953 5.994 -4.959
TOTALE 225.779 271.670 45.891 3.862 4.647 785

(1) Le spese delle Stato sono di cassa mentre quelle delle Regioni di competenza
(2) Irpef, Ires, Irap e addizionale regionale Irpef.
Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ministero delle Finanze

 

Spesa dello Stato nelle Regioni, dati di cassa 2005
  dati assoluti in milioni di euro dati pro-capite in euro
Regioni spesa statale (1) istruzione Difesa Sicurezza spesa statale (1) istruzione Difesa Sicurezza
REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Abruzzo 2.277 937 219 475 1.752 722 168 365
Basilicata 1.031 468 56 172 1.728 785 94 288
Calabria 3.542 1.721 220 787 1.763 856 109 392
Campania 9.696 4.440 1.122 1.716 1.675 767 194 296
Emilia Romagna 4.893 2.386 664 924 1.179 575 160 223
Lazio 12.542 4.697 2.414 2.891 2.380 891 458 549
Liguria 2.599 894 515 529 1.633 562 323 332
Lombardia 9.705 4.770 1.280 1.990 1.033 508 136 212
Marche 1.850 957 196 386 1.218 630 129 254
Molise 512 242 37 115 1.592 751 116 356
Piemonte 4.938 2.277 679 1.073 1.140 526 157 248
Puglia 6.520 2.834 1.445 1.115 1.603 697 355 274
Toscana 4.519 2.337 803 970 1.256 650 223 269
Umbria 1.120 604 108 228 1.303 704 126 266
Veneto 5.504 2.475 1.107 940 1.171 527 235 200
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Friuli Venezia Giulia 2.025 763 654 372 1.681 633 543 308
Bolzano 313 22 61 81 656 45 128 169
Trento 312 95 67 91 627 190 134 184
Sardegna 2.865 1.281 390 533 1.736 776 236 323
Sicilia 7.755 3.834 1.132 1.794 1.547 765 226 358
Valle d'Aosta 180 8 19 35 1.463 63 151 282
SPESA REGIONALIZZATA 84.699 38.041 13.186 17.215 1.449 651 226 294

(1) Al netto delle spese per debito pubblico e dei trasferimenti ad altre amministrazioni pubbliche.
Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ragioneria Generale dello Stato

 

Spesa regionale nelle Regioni, dati di competenza 2005
  dati assoluti in milioni di euro dati pro-capite in euro
Regioni Spesa (1) Sanita' Trasporti Assistenza Istruzione Spesa (1) Sanita' Trasporti Assistenza Istruzione
REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Abruzzo 3.665 1.705 248 24 49 2.821 1.312 191 18 38
Basilicata 2.397 969 385 61 68 4.018 1.624 645 102 114
Calabria 5.958 3.311 678 83 159 2.965 1.648 337 41 79
Campania 13.092 7.951 1.273 405 453 2.262 1.373 220 70 78
Emilia Romagna 9.469 6.968 1.064 189 120 2.281 1.678 256 46 29
Lazio 13.762 9.965 1.959 330 471 2.611 1.891 372 63 89
Liguria 3.984 3.026 263 65 32 2.502 1.900 165 41 20
Lombardia 15.267 12.512 819 1.395 245 1.625 1.332 87 149 26
Marche 3.316 2.602 227 37 33 2.183 1.713 149 24 22
Molise 1.240 471 73 13 9 3.851 1.463 227 40 28
Piemonte 7.727 6.103 747 139 139 1.784 1.409 173 32 32
Puglia 7.501 5.138 961 21 160 1.844 1.263 236 5 39
Toscana 6.724 5.254 667 62 152 1.869 1.460 185 17 42
Umbria 2.622 1.733 325 89 55 3.053 2.018 378 104 64
Veneto 8.871 6.375 638 663 166 1.887 1.356 136 141 35
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Friuli Venezia Giulia 3.488 1.985 227 173 182 2.895 1.648 188 144 151
Bolzano 3.873 1.051 261 235 211 8.118 2.203 547 493 442
Trento 2.611 887 238 276 330 5.248 1.783 478 555 663
Sardegna 4.463 2.463 200 142 299 2.705 1.493 121 86 181
Sicilia 19.886 7.055 511 179 448 3.967 1.407 102 36 89
Valle d 'Aosta 1.166 239 54 72 78 9.490 1.945 439 586 635
TOTALE SPESA 141.080 87.764 11.817 4.653 3.857 2.413 1.501 202 80 66
(1) La spesa delle Regioni è al netto delle spese per rimborso prestiti e dei trasferimenti ad altri enti pubblici.
Elaborazione Centro Studi Sìntesi su dati ISSIRFA

 

Aggiungo in un secondo tempo, copiandolo da un mio commento nel seguito, i dati pubblicati dal Sole 24 Ore del 4 agosto 2008, Federalismo, solo sette Regioni «autosufficienti» (nulla di nuovo, solo conferme):

Dati sulla spesa pubblica e tributi pagati nelle Regioni italiane, media pro-capite nel periodo 2002-2006, elaborazione del Sole 24 Ore su dati di Confindustria.

regione spese tributi spese - tributi
valle d'aosta 12050 9050 3000
piemonte 9600 11500 -1900
lombardia 8850 13700 -4850
bolzano 12500 12250 350
trento 13000 11800 1200
veneto 7950 11250 -2900
friuli - vg 10950 11250 -300
liguria 11300 10700 -600
emilia romagna 9300 12750 -3450
toscana 9600 11100 -1500
marche 8600 9750 -1150
umbria 10350 9350 1000
lazio 10750 12250 -1500
abruzzo 8250 7500 750
molise 8450 6600 1850
sardegna 9700 7050 2650
campania 6600 5300 1300
puglia 7650 6000 1650
basilicata 8300 5750 2550
calabria 8000 5250 2750
sicilia 7850 5450 2400

42 commenti (espandi tutti)

...i numeri parlano da soli...

I numeri parlano da soli se e solo se si conosce bene la materia e si è in grado di interpretare al volo queste tabelle. Dando per scontato che il 90% dei lettori di NoiseFromAmerika sia istruito in materie economiche (per professione o per passione) non è che si potrebbe aggiungere due righe di commento per chi di economia è proprio a digiuno e (nonostante questa deficenza) cerca di capirci qualcosa?

Ad esempio: com'è che la basilicata ha una spesa pro-capite per l'istruzione che è 4,5 volte quella della lombardia?

Grazie :-)

si potrebbe aggiungere due righe di commento per chi di economia è proprio a digiuno e (nonostante questa deficenza) cerca di capirci qualcosa?

Cerco di farlo, purtroppo non e' facile trovare il tempo.

Inizio con un premessa sul bilancio dello Stato italiano disaggregato per Regioni che ha validita' generale, indipendentemente da questi ultimi dati presentati. La spesa statale in Italia e' in prima approssimazione uguale in tutte le Regioni, mentre molto diverse sono le tasse incassate, perche' nel Sud i redditi reali sono piu' bassi che al Centro-Nord (il PIL pro-capite e' ~60%), inoltre sulla parte privata di questi redditi al Sud c'e' un'evasione del ~65% che si confronta con quella "europea" del Nord (Lombardia 13%, altre regioni 20-25%) e con quella mediterranea del Centro (30-40%). Quindi procedendo da Nord a Sud vengono pagate meno tasse sia perche' diminuisce il reddito pro-capite sia perche' aumenta l'evasione fiscale. Dentro questo quadro generale, la spesa statale tende ad essere piu' elevata nelle regioni a statuto speciale e nelle regioni piu' piccole

In questo quadro generale, c'e' una minoranza di italiani che in media da' allo Stato piu' di quanto riceve, ed una maggioranza che riceve piu' di quanto da'. Dati i numeri, alla maggioranza conviene aumentare la spesa pubblica, cui contribuisce meno di quanto riceve. La maggioranza che beneficia di spesa pubblica crescente include ampi segmenti delle classi dirigenti del Nord Italia che ricevono dalla spesa pubblica benefici superiori a quanto pagano in tasse: si tratta per esempio di dirigenti pubblici, di grandi imprenditori assistiti e collusi in vario modo con lo Stato che garantisce loro sussidi, protezione, extra-profitti oligopolistici, commesse pubbliche schermate dalla concorrenza europea e a prezzi gonfiati.

La maggioranza che beneficia della spesa pubblica crescente tende a gonfiarla all'infinito, o meglio fino al collasso dello Stato. I limiti sono posti dalla credibilita' dell'Italia come pagatrice del debito, dai vincoli europei su debito e deficit, e dalla protesta (male organizzata perche' quasi priva di classe dirigente) dei cittadini, primariamente imprenditori e dipendenti di piccole e medie aziende private, specie del Nord, che pagano per tutti e dallo Stato ricevono servizi statali spesso miserabili, per esempio una giustizia civile di qualita' e velocita' africana.

"In questo quadro generale, c'e' una minoranza di italiani che in media
da' allo Stato piu' di quanto riceve, ed una maggioranza che riceve
piu' di quanto da'."


Ho ricavato gli abitanti regione per regione dal rapporto fra spesa totale e spesa pro-capite della prima tabella, mediandolo con quello fra tributi totali e tributi pro-capite perché registravo delle differenze nei due risultati, derivanti sicuramente dagli arrotondamenti presenti nei dati presentati. Ho anche verificato, per sicurezza, il risultato da me ottenuto coi valori dell'ultimo Calendario Atlante De Agostini a mia disposizione, che guarda caso è del 2006 e contiene i dati della popolazione residente stimata al dicembre 2004: tornano praticamente alla perfezione.

Ebbene: le otto regioni con i "conti" in nero rappresentano il 61,16% della popolazione, quelle coi conti in rosso il 38,84% (35.757.278 abitanti contro 22.703.855).

Non riesco ad inserire la tabella dallo spreadsheet (chiedo scusa, ma non son mai intervenuto su alcun blog in precedenza). Penso non sia difficile per alcuno ripetere i calcoli che ho descritto, tanto più che la tabella dell'articolo è perfettamente copiabile. Se qualcuno può spiegarmi come fare, posso tranquillamente riportare i miei conteggi.

 

Ebbene: le otto regioni con i "conti" in nero rappresentano il 61,16%
della popolazione, quelle coi conti in rosso il 38,84% (35.757.278
abitanti contro 22.703.855).

Grazie per il contributo, i tuoi calcoli mi sembrano corretti. Tuttiavia intepretare i dati e' impresa difficile e quanto ho scritto (che la maggioranza riceve dallo Stato piu' di quanto contribuisce) e' vero - secondo me - quando si considera la spesa totale dello Stato, che e' superiore a quella totale indicata nelle tabelle sopra. Infatti secondo il totale riportato nelle tabelle pubblicate, lo Stato incasserebbe il 20% piu' di quanto spende, e siccome la pressione fiscale corrisponde in Italia a circa 40% del PIL questo corriponderebbe ad un avanzo dell'8%, mentre sappiamo che negli ultimi anni invece i conti dello Stato sono in deficit del 3% circa ogni anno. Quindi le spese indicate non possono essere tutte le spese dello Stato (bisognerebbe leggere la relazione del Centro Studi Sintesi che non posseggo), probabilmente la maggiore omissione e' la spesa per gli interessi (comprensibilmente).  Includendo la spesa per interessi, lo Stato spende piu' di quanto incassa e questo gia' indica che probabilmente la maggioranza dei cittadini prende piu' di quanto paga.

Facendo una correzione di massima ai dati scritti, possiamo aumentare le spese statali riportate in modo tale che il totale passi da un avanzo del 8% ad un deficit del 3% del PIL: questo corrisponde ad un aumento generalizzato delle spese del (8+3)%/40% = 27.5%.  Dopo questa correzione Liguria, Marche e Friuli VG vanno sotto, e l'attivo della Toscana si riduce drasticamente da 1200 a 350 Euro pro-capite, e probabilmente gli abitanti in attivo e quelli in passivo si equivalgono. Se poi aggiungiamo che l'attivo del Lazio e' fittizio perche' "drogato" dalla spesa pubblica concentrata nella capitale e alimentata primariamente dalle tasse riscosse altrove, arriviamo ad avere il 55% delle Regioni che hanno dallo Stato piu' di quanto contribuiscono. Questa conclusione era piu' netta in passato (fine anni '80) quando anche a causa della maggiore spesa per interessi, risultava che le uniche Regioni in attivo erano quattro (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) corrispondenti a circa il 40% degli italiani, anzi credo qualche percento in meno. Va detto che in ogni caso questi conti per Regione sono solo una prima superficiale approssimazione, sarebbe piu' accurato fare i conti per Provincia, e anche all'interno di ogni Provincia differenziare tra categorie di contribuenti, visto che ad es. i lavoratori dipendenti pagano ovunque livelli relativamente superiori di tasse.

 

...non è che si potrebbe aggiungere due righe di commento...

Sì, vegnì senza paura,
numm ve slungarem la man:
tutt el mond l'è on gran paes
- e semm d'accord! -
ma Milan l'è on gran Milan!

:o)))))))))))

Impressionante, grazie mille. Non avevo assolutamente di quanto la mia regione (la Campania) riuscisse a sperperare, anche perchè il bilnacio della Regione Campania non è comparato sul sito ufficiale della Regione stessa.

Mi pongo solo una domanda: ma questa valanga di soldi dove è inghiottita ? perchè io da cittadino non ne vedo assolutamente i benefici, anzi...

Da meridionale dico solo: ben venga il federalismo fiscale, così un pò di nodi verranno al pettine anche qua, e ci sarà da divertirsi.

Il primo che dice: così imparate a votare Bassolino non vince nulla, perchè gli altri (e li conosco bene) non sono meglio, anzi. Ci mandate Calderoli ?

Il primo che dice: così imparate a votare Bassolino non vince nulla, perchè gli altri (e li conosco bene) non sono meglio, anzi.

Non credo ci siano dubbi in merito alla pochezza (e disonestà) generale della classe politica italiana - ed in particolare meridionale - ma il problema rimane quello che anche tu evidenzi: se non si fa in modo che ciascun amministratore pubblico risponda dei suoi sprechi all'elettorato specifico, senza potersi attaccare alla mammella romana, non ne verremo mai fuori.

Certo che Bassolino ......... :-)

 

Ci mandate Calderoli ?

Volentieri, ma niente cambi mi raccomando .....

Bassolino (quello attuale) è l'esatto epigono di una classe politica che ha avuto la fortuna di annoverare fra gli altri: Gava (padre e figlio), Scotti, Cirino Pomicino, De Mita, De Lorenzo, socialisti vari di cui ho anche dimenticato il nome, insomma fior di politici.

Se ci mandate Calderoli noi vi potremmo dare: una Iervolino, un Bocchino (Italo...), e l'immarcescibile Mastella, dovunque lo mettiate riuscirà a far qualcosa. Ci state ?

Se ci mandate Calderoli noi vi potremmo dare: una Iervolino, un
Bocchino (Italo...), e l'immarcescibile Mastella, dovunque lo mettiate
riuscirà a far qualcosa. Ci state ?

Mi ricorda Beppe Grillo che proponeva di far collassare l'economia cinese inviando la' i segretari di CGIL, CISL e UIL..

Io comunque credo che al Sud non ci sia alcun bisogno di importare persone intelligenti, e credo anche che nessuna importazione di classe dirigente puo' essere risolutiva, c'e' invece disperato bisogno di costruire una societa' ed un sistema di incentivi che premi chi produce e chi spende efficientemente il denaro pubblico, e punisca chi vive da parassita o fuori dalla legge e chi spreca il denaro pubblico. Nel contesto dello Stato italiano centralista invece esistono mostruosi incentivi al parassitismo e allo spreco, particolarmente in tutte le Regioni piu' povere della media, per cui a questi obiettivi si sono specializzate le elites del Sud. Va detto comunque che anche esse hanno contribuito a creare il meccanismi infernali del Belpaese con le proprie attitudini culturali tradizionali, che corrispondono a quelle dei possidenti assenteisti del Regno delle Due Sicilie.

Da ignorante, sono abbastanza stupito del dato relativo al Lazio:
almeno a livello di vulgata, la regione non brilla come modello di
produttività. E' corretto ipotizzare che le pubbliche amministrazioni
diano un grosso contributo a questi importi?

Certo. E grazie per ricordarlo, volevo infatti metterci una nota sulla distorsione statistica del Lazio, ossia Roma.

Alla medesima viene attribuito il valore aggiunto di tutte le grandi aziende (soprattutto pubbliche) che in essa hanno la sede legale o direzione (e.g. Alitalia, Enel, Eni, ...) oltre ai redditi di tutti gli altri funzionari della pubblica amministrazione e dei politici, dal principe di Napoli sino all'ultimo portaborse dell'ultimo deputato. Tutti questi soggetti pagano tasse che appaiono come prodotte a Roma e nel Lazio. Nel caso dei dipendenti pubblici e dei politici, ovviamente, l'ironia è doppia visto che si tratta di una partita di giro. Sia le loro tasse che i loro redditi netti vengono pagati attraverso la tassazione degli agenti economici privati.

La mappa giusta, insomma, sarebbe quella del solo settore privato, per quanto riguarda la tassazione. Ma purtroppo non c'è e che io sappia l'ISTAT non si è mai premurato di cominciare a produrla. Chissà perché ... (Ah, anche l'ISTAT ovviamente sta a Roma). 

Grazie della precisazione.

Peccato, come fai notare, non avere
i dati relativi al solo settore privato. Nei prossimi giorni vado in
ferie, magari dedicherò una giornata a cercare qualche dato. ;)

infatti metterci una nota sulla distorsione statistica del Lazio, ossia Roma

Credo che la distorsione (sia pure in misura minore) vada considerata anche dal lato della spesa, dato che probabilmente molte spese risultano accentrate su Roma perchè qui ci sono i centri decisionali ad esse inerenti.

Prendiamo le spese per difesa, che incide per €. 2.414 milioni (€. 458 pro-capite ossia quasi record italiano) e sicurezza (€. 2.891 milioni - €. 549 pro capite)

Data l'assenza di basi nucleari sul Tevere o una pervasiva presenza della mafia da contrastare, è da presumere che tale dato abnorme sia dovuto alla presenza a Roma dello stato maggiore e degli uffici connessi (difesa - carabinieri e polizia) oltre che dalla necessità di garantire la sicurezza ad ambasciate, capi di stato in visita ecc. il tutto moltiplicato per due, considerando anche il Vaticano.

Una conferma indiretta è data dalle spese per la difesa in Puglia e Liguria, che ammontano a €. 355 e 323 pro capite (n. 3 e 4 nella classifica nazionale) evidentemente dovute alla presenza delle basi navali di Taranto e La Spezia, per non parlare dei 543 euro pro-capite del Friuli (record nazionale), noto baluardo difensivo dell'Italia all'epoca della guerra fredda e sede di numerose caserme e basi.

Quello che invece vorrei capire è cosa si intende con spesa per "assistenza", dato che in questa voce ci sono disparità incomprensibili, visto che si va dai cinque euro pro-capite della Puglia ai 149 della Lombardia o i 102 della Basilicata, che con la Puglia ci confina

Alla medesima viene attribuito il valore aggiunto di tutte le grandi
aziende (soprattutto pubbliche) che in essa hanno la sede legale o
direzione (e.g. Alitalia, Enel, Eni, ...)

E' bene sottolineare che i mezzi per correggere questa distorsione sono disponibili perche' ad esempio l'IRAP pagata dalle imprese viene suddivisa tra le regioni di attivita' in base ai dipendenti, basterebbe usare lo stesso algoritmo IRAP (deducibile anche dai versamenti IRAP Regione per Regione) per ripartire anche IRPEG e IVA. Non escludo che per alcuni studi e alcuni dati disaggregati questo sia stato fatto.  In questo caso particolare e' probabile che non sia stato fatto, ma bisognerebbe investigare con i redattori.

Come gia' detto comunque i versamenti IRPEF di parlamentari e alti dirigenti dello Stato beneficiano la Regione Lazio piu' di altre. [Tra gli alti dirigenti dello Stato menzionerei anche anche (per l'importo degli appannaggi) uscieri, barbieri, giornalisti, intrattenitori e dirigenti vari della RAI].  Inoltre la presenza di vari Enti e strutture direttive centrali dello Stato origina un numero relativamente maggiore di appalti e forniture pubbliche spesso gonfiate da pratiche collusive e/o monopolistiche che contribuiscono a generare gettito fiscale non esattamente proporzionale ad una reale produzione, ma comunque dichiarato e pagato a causa della natura statale delle commesse.

 

Non mi dilungo sullo scambio di elites politiche, era solo una battuta, però volevo porre una domanda:

visto che la Campania è 3° nella spesa, non distante da Lombardia e Lazio, al di là delle distorsioni statistiche, si dovrebbe avere un effetto moltiplicatore sul PIL della regione nel breve-medio termine, almeno secondo la teoria Keynesiana, invece questo effetto moltiplicatore non c'è, allora o Keynes aveva torto sul deficit spending (tutto è possibile..) o da qualche parte questi soldi vanno a finire. Dove ?

Poi non parliamo della Sicilia, pazzesco, io la Sicilia la staccherei dall'Italia e vedrei che effetto fa....

Beh, da profano di economia non mi meraviglia che la Campania spenda tanto in termini assoluti (è pur sempre la seconda regione per popolazione dopo la Lombardia ).

Tanto è vero che, pro capite, la spesa non mi sembra esageratamente elevata: tanto per fare un esempio, la tristemente famosa sanità campana, costa meno di quelle, meno note, di Liguria e Piemonte.

Quello che scandalizza (anzi, da napoletano, non mi scandalizza più...) sono il livello delle entrate e, anche se questo non emerge dai dati dell'articolo, la qualità delle spese.

Insomma, non è che la Campania spende "troppo", ma spende "male" (e ricava "poco")

Sul fatto che questo possa essere risolto col federalismo fiscale esprimo i miei dubbi, ma è a causa della poca fiducia che nutro nelle qualità intellettuali, culturali e morali dei miei conterranei, ma questo è un altro discorso...

Caro conterraneo, nella spesa sanitaria pro-capite, eliminando le regioni più piccole, non ci batte nessuno, a parte le Regioni Autonome, ma quelle le lascio da parte.

Il mio interrogativo rimane: se la spesa (in termini assoluti, senza differenziare) è così elevata, ed abbiamo un deficit spending pazzesco, perchè il PIL non cresce ? Dove vanno a finire i 10 MLD di euro di deficit ?

Marco, provo a rispondere alla tua domanda sull'economia "keynesiana" che fallisce in Campania. La risposta è semplice: l'economia keynesiana fallisce ovunque, perché basata su baggianate incoerenti. Tu chiedi:

visto che la Campania è 3° nella spesa, non distante da Lombardia e
Lazio, al di là delle distorsioni statistiche, si dovrebbe avere un
effetto moltiplicatore sul PIL della regione nel breve-medio termine,
almeno secondo la teoria Keynesiana, invece questo effetto
moltiplicatore non c'è, allora o Keynes aveva torto sul deficit
spending (tutto è possibile..) o da qualche parte questi soldi vanno a
finire.

[...]

Il mio interrogativo rimane: se la spesa (in termini assoluti, senza
differenziare) è così elevata, ed abbiamo un deficit spending pazzesco,
perchè il PIL non cresce ? Dove vanno a finire i 10 MLD di euro di
deficit?

Queste sono, in realtà, due domande separate (corrispondenti ai due punti interrogativi nella seconda parte). Procediamo per ordine.

A) Perché la spesa pubblica alta non fa crescere il PIL, ossia perché il famoso "moltiplicatore keynesiano" non funziona? Non funziona perché non esiste, non è mai esistito, non può esistere. Dovrebbero smettere di insegnarlo ai ragazzi, infatti in tutti i posti dove io ho lavorato non si insegna, o si insegna che trattasi di una cretinata. Perché? Semplice. La "teoria" in questione dice che vi sono delle forme di spesa "autonome", ossia che vengono fatte indipendentemente sia dal livello del reddito, che dei tassi d'interesse, che di tutto il resto (prezzi relativi, condizioni finanziarie della famiglia e dell'impresa, tassazione, eccetera). Già questa è una baggianata, ma non importa, facciamo finta sia vero. Fra di esse vi è la spesa pubblica (G, nel simbolismo comune) ma anche parte della spesa per investimenti e consumi. Chiamiamo A l'insieme di queste spese "autonome", ossia indipendenti da tutto e dal reddito prodotto e ricevuto dalle persone/aziende in particolare. Poi vi è una parte della domanda che dipende invece dal reddito, l'esempio più classico essendo i consumi: il consumo al tempo t, chiamalo Ct, ha una parte fissa (che è inclusa nella A di cui sopra) ed una parte variabile che dipende dal reddito, diciamo θYt, dove Yt è il reddito al tempo t, e θ è un numero compreso fra zero ed uno. Quest'ultimo viene chiamato la "propensione a consumare", mentre (1-θ) è la propensione a risparmiare. Anche parte dell'investimento dipende dal reddito, ovviamente, ma nella versione più semplice ci si sofferma solo sul consumo (dopo dovrebbe diventare chiaro il perché). Ad ogni modo, scriviamo ξYt per quella parte d'investimento che dipende dal reddito "percepito, o atteso". In questo caso il parametro ξ è assunto essere positivo, ma non deve essere minore di 1, può essere un qualsiasi numero.

Mettiamo insieme tutte queste belle assunzioni e il vincolo di contabilità nazionale secondo cui il reddito prodotto deve essere uguale a quello domandato (una tautologia contabile che è sempre vera) ossia

Yt =A+θYt +ξYt

Risolviamo per il valore di Yt di "equilibrio", che sarebbe il reddito nazionale nel periodo. Otteniamo

Yt =A/(1-θ-ξ).

Questa formula ha la proprietà "keynesiana" desiderata, che tu (Marco) hai in mente: quanto più alta è la spesa autonoma (in particolare, la pubblica che è parte di A), tanto più alto è il reddito. Insomma, la spesa pubblica crea reddito, quindi occorre che il governo spenda per far crescere l'economia. Boiata pazzesca, come dovrebbe risultar chiaro a chiunque osservi la formula finale con attenzione: essa contiene svariate assurdità:

1) Tutto è determinato dalla domanda, l'offerta non fa che adattarsi immediatamente alla domanda. Infatti, l'offerta non appare, il livello dell'occupazione nemmeno, la capacità produttiva installata è assunta essere sempre "in eccesso" (ossia, ce n'è sempre abbastanza da soddisfare qualsiasi livello di domanda a prezzi costanti) ed i prezzi non cambiano mai. Se la domanda cresce (magari perché qualcuno trova miliardi di Euro in biglietti da 500 per la strada, lanciati da un elicottero del BS) l'offerta ed il reddito reale aumentano di conseguenza, senza che vi sia nessuna variazione nei prezzi, ossia nessuna inflazione. Fantasie? Esattamente, fantasie.

2) Risparmiare fa male, anzi meno si risparmia e più si consuma più ricchi si diventa. Facciamo finta, per il momento, che ξ=0, ossia che la domanda di investimenti sia autonoma. Allora è chiaro che quando θ si avvicina a 1 ( si consuma una percentuale maggiore del proprio reddito, risparmiandone una minore) il reddito diventa altissimo per una data spesa autonoma. Detto altrimenti, il moltiplicatore keynesiano diventa infinito e con 100 euro di G otteniamo un reddito nazionale infinito. Folle? Esattamente, folle.

3) Ora mettiamoci dentro anche ξ>0. Qui i problemi sono ancora più seri. Anzitutto, se ξ≥1-θ, siamo al ridicolo. Il reddito diventa o infinito (quando ξ=1-θ) oppure ... negativo un attimo dopo!! Stupidata? Esattamente, una stupidata.

4) Nota che, prendendo sul serio questa "teoria", il valore "ragionevole per ξ è esattamente ξ=1-θ. Alla fin fine, 1-θ è la quota di reddito corrente che la gente risparmia e viene naturale pensare che i soldi risparmiati vengano investiti in qualche maniera, quindi la parte variabile dell'investimento dovrebbe essere (almeno in un'economia chiusa ed in prima approssimazione) uguale a (1-θ)Yt. Ma questo, ovviamente, ci dà un reddito infinito in qualsiasi periodo, indipendentemente dal livello di spesa autonoma! A questo punto la teoria si contraddice, visto che indipendentemente da cosa faccia il governo con la spesa pubblica, siamo sempre tutti infinitamente ricchi! Cretinata? Esattamente, una cretinata.

5) Consapevoli, ma solo in parte, di queste interessanti caratteristiche del modello, generazioni di keynesiani hanno fatto il possibile per metterci pezze. Una di queste consiste nel rendere l'investimento non funzione del reddito corrente ma della variazione rispetto al periodo precedente (cosidetto "acceleratore" ... ci feci la tesi a Ca' Foscari nel 1981-82, e lì cominciai a capire le assurdità dell'intero baraccone). In versioni più sofisticate si definisce uno "stock di capitale desiderato", di nuovo in funzione delle variazioni del reddito, e si introducono costi di aggiustamento e vincoli finanziari o di rendimento per spiegare l'investimento e "liberarlo" della sua sciocca dipendenza dal reddito. Ma non fa una grande differenza: rimane comunque il consumo ed il moltiplicatore del consumo (o spesa pubblica) autonomo/a a rendere la teoria insensata.

Vi sono, in omaggio a Kuhn, svariati altri liveli di complicazione barocca della cosa; elucubrazioni più o meno sofisticate che cercano di salvare il nucleo della religione keynesiana eliminandone le assurdità più evidenti. La sostanza non cambia. Se qualcuno vuole discutere le diecimila varianti del modellino keynesiano son ben felice di farlo e di dimostrare che, comunque, il vizio fondamentale rimane: il modello è incoerente. Tu dirai: ma sei pazzo? Ma se tutti lo usano? Da MIT a Harvard alla BCE, tutti i grandi economisti e macroeconomisti usano varianti del modello keynesiano. Come fai a sostenere che è incoerente? Beh, da un lato non sono il solo a pensarlo (francamente, credo che la maggioranza degli economisti accademici ritenga le teorie keynesiane delle baggianate incoerenti) e comunque ci provo. Se qualcuno ha argomenti migliori dei miei, si accomodi. Sul "consenso" che da qualche parte si sostiene esistere attorno ad una specie di ibrido fra modello "keynesiano" super rivisto e un pezzo di modello RBC con qualche prezzo rigido, io ho abbondanti dubbi. Ma questo è tema per un lungo, e difficoltoso, Ex-K da AngloNoise.

B) Dove va a finire il deficit? Questa domanda ha una risposta più semplice: va a finire che lo pagano i lombardi, o i veneti o i romagnoli. I 10 miliardi di deficit dicono semplicemente che i campani vivono (in termini di spesa pubblica) al di sopra di quanto potrebbero permettersi e che qualcuno li finanzia. Consumano più servizi e spesa pubblica di quanto potrebbero permettersi con le tasse che pagano, insomma sono sussidiati. Ovviamente ci guadagnano quei 10 miliardi. Infatti, ci guadagnano molto di più, perché il conto andrebbe fatto solo sulle tasse pagate dal settore privato, non sulle tasse pagate dai dipendenti pubblici: quelle tasse sono finanziate da tasse pagate da qualche produttore privato da qualche parte del paese.

 

Ufff! Ho praticamente scritto un post! Anyhow, spero d'essermi spiegato.

Se la domanda cresce (magari perché qualcuno trova miliardi di Euro in
biglietti da 500 per la strada, lanciati da un elicottero del BS)

Ci viene ora offerta l'occasione di un test del framework Keynesiano -- pero' in Libia: BS di miliardi (non suoi, ovviamente) ne ha appena generosamente lanciati svariati a Gheddafi... 

Ti ringrazio per il post, avendo studiato all'università Economia Politica su testi Keynesiani, anzi di sinistra, (Hunt e Sherman) ho difficoltà a scrostarmi, non entro in dettagli, ma non credo che Keynes avesse del tutto torto sul mitico moltiplicatore (anche se, come tu ricordi, io ho studiato l'acceleratore ).

Interessante è dire, ed hai perfettamente ragione, chi lo paga il deficit: gli altri. Quello che nessuno dice, ma che in varie associazioni imprenditoriali di cui faccio parte risulta abbastanza chiaro, è che noi dal Nord "importiamo" praticamente tutto: eccetto il settore turistico-alberghiero non c'è settore autonomo, manifatturiero o dei servizi, che non dipenda dal nord per gli acquisti, poi le merci colà acquistate vengono poi "immesse" sul mercato locale, finanziato da una spesa pubblica inefficiente e clientelare.

Non dico che conosco la risposta alla mia domanda, dico che questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi, uno studio interessante (dell'Unicredit credo, ma era in un convegno di due anni fa) sui flussi finanziari dimostrava che la Campania "esportava" capitali, di cui una buona parte di provenienza illecita, ma un'atra parte molto significativa era verso il Nord Italia, ed erano flussi fra aziende.

L'ingresso di flussi finanziari era invece in massima parte di parte statale o comunitaria, addirittura praticamente pari a ZERO quello di multinazionali non italiane.

Il discorso ci porterebbe troppo lontano, forse pur venendo da considerazioni di base diverse, giungeremmo alla medesima conclusione: basta con sussidi e prebende varie, niente "fondo di perequazione" calderoliano, solo così si potrebbe spezzare il circolo vizioso dell'assistenzialismo, (che, ti ripeto, conviene anche al Nord) e dalle macerie venire qualcosa di nuovo. Altrimenti Bassolino, o chi per esso, vincerà sempre (e ci credo, gestire 10 mld di euro di sussidi...).

questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi

Questo è un discorso che sento spesso e non mi ha mai convinto.Da un lato perchè se i produttori (ovunque risiedano: se paghi le tasse in questo discorso sei "lombardo" anche tu) non dovessero sussidiare i compratori del sud sarebbero più competitivi su altri mercati, dall' altro perchè se/quando gli assistiti lo trovano conveniente si riforniscono altrove.Per non parlare della fetta di sussidio che rimane appiccicata alle dita di politici e burocrati vari.

questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi

Questo è un discorso che sento spesso e non mi ha mai convinto.Da un
lato perchè se i produttori (ovunque risiedano: se paghi le tasse in
questo discorso sei "lombardo" anche tu) non dovessero sussidiare i
compratori del sud sarebbero più competitivi su altri mercati, dall'
altro perchè se/quando gli assistiti lo trovano conveniente si
riforniscono altrove.Per non parlare della fetta di sussidio che rimane
appiccicata alle dita di politici e burocrati vari.

Non c'é alcun dubbio, Marcello, ma è un discorso che - a latere di un'ipostazione giustificazionista ben diffusa in tutto lo stivale - sembra risentire di una certa cultura del vittimismo tipica di alcuni territori, che persone come Marco Esposito (ed altri che personalmente conosco nella stessa zona), capaci di ragionare in termini di mercato, potrebbero contribuire a debellare.

Credo sia necessario provarci - Marco, mi rivolgo a te - anziché sostenere che "la Confindustria campana è in mano agli edili", lasciando intendere che non ci sia niente da fare: se vuoi, sono disponibile a parlarne - fammi sapere come - per vedere se sia possibile intraprendere azioni comuni.

Tanto, il Don Chisciotte (ed anche il rompicoglioni, per la verità) lo faccio sempre ...... :-)

Non sono vittimista, molti, anzi quasi tutti quelli che conosco nel settore imprenditoriale, non lo sono, ma i flussi finanziari non sono vittimisti, sono chiari: se non fosse per il settore pubblico la Campania avrebbe un saldo negativo, anche abbstanza pesante, nei confronti del Nord Italia.

Vado oltre quello che ho detto, una "Santa Alleanza" nel settore piccolo e medio sarebbe dovuta e sacrosanta, innanzitutto in nome del libero, vero, mercato, inoltre io preferisco di gran lunga un taglio netto al deficit spending, basta vivere alle spalle degli altri, così che si elimini ogni alibi al fare, o al non fare, tipicamente meridionale.

Anche perchè, impegnato in un settore ad altissima tecnologia e bassissima intensità di manodopera, sono stanco di sentire le solite litanie: non è più come una volta, i cinesi, lo Stato, le tasse e via parlando, non è vero, e che siamo al bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

 

Non dico che conosco la risposta alla mia domanda, dico che questi sussidi ritornano là dove sono stati prodotti sotto forma di acquisto di beni e servizi

Mi sembra un'affermazione un po' troppo categorica. In primis sottovaluti il flypaper effect, per cui nel passare dal soggetto A (la Regione) al soggetto B (l'Ente X) un po' di soldi rimangono "appiccicati" ad A. Sui modi, the sky is the limit, se la Regione Campania ha aperto un ufficio di rappresentanza a NY tutto si può fare. In aggiunta, direi che le migliaia di assunti in enti inutili o le consulenze agli amici degli amici sono difficilmente soldi che "tornano al Nord". Infine, credo che la tipica PMI della provincia di Bergamo, quella che non ha appoggi politici che le permettano di fornire beni e servizi alla Regione Campania, preferirebbe di gran lunga pagare meno tasse che finanziare con le proprie tasse la propria produzione.

credo che la tipica PMI della provincia di Bergamo, quella che non ha
appoggi politici che le permettano di fornire beni e servizi alla
Regione Campania, preferirebbe di gran lunga pagare meno tasse che
finanziare con le proprie tasse la propria produzione.

Al di là di ogni ragionevole dubbio!

Ribadisco, la richiesta delle (piccole) aziende manifatturiere che competono sui mercati è molto semplice ed univoca: vogliamo le stesse condizioni di partenza dei nostri concorrenti di Innsbruck o di Grenoble, non di Guangzhou.

assistenzialismo, (che, ti ripeto, conviene anche al Nord)

L'assistenzialismo che finanzia i consumi meridionali non conviene al cittadino medio del Nord, e nemmeno a quello del Sud, conviene invece, oltre che alla Casta che rapina quanto puo' del flusso finanziario che amministra, alle grandi imprese del Nord, particolarmente quelle che hanno una insana sovraesposizione para-monopolistica sul mercato italiano, come la Fiat in primo luogo, poi le grandi banche e cosi' via. Infatti i piu strenui difensori dell'assistenzialismo, che include anche i prepensionamenti e gli aiuti alle imprese, sono proprio le grandi imprese del Nord assistite e colluse con lo Stato.

L'effetto netto dell'assistenzialismo e' quello di trasferire ricchezza dalle tasche del contribuente medio a favore della Casta statale e delle grandi imprese, che poi sono prevalentemente del Nord, senza minimamente migliorare l'economia del Sud.  Senza assistenzialismo, secondo me il Sud avrebbe un reddito pro-capite pari all'80% del Nord, con margini di miglioramento e probabile convergenza futura.  Con l'assistenzialismo il reddito pro-capite del Sud e' il 60% di quello del Centro-Nord, e l'assistenzialismo sostiene i consumi fino ad avvicinarsi all'80%.  Allo stesso tempo e' una vera e propria droga per l'economia meridionale ed orienta i meridionali verso l'impiego statale e il parassitismo.

quoto il tuo intervento al 99 %, ne tengo fuori la Fiat (almeno quella attuale), perchè è un ottimo cliente ( e quindi ci tengo a una parte della pagnotta), e poi perchè, almeno con il settore con cui ho a che fare, non ha comportamenti assistenzialisti, ma da vero leader di mercato. Poi va a vedere...ma rimane il mio 99 %.

Domanda da studente.

Michele, premesso che le mie conoscenze macroeconomiche si fermano al corso di macroeconomia del secondo anno, era parso anche a me che il modello presentatoci era per forza una banalizzazione di un qualcosa di più complesso e che quindi parecchie cose sembrassero incoerenti. Però in somma il modello presentatoci sembrava avesse la sua logica, certo semplificatrice, però ce l'aveva.Al di là dei limiti derivanti dall'algebra del semplice modello studiato (conto che gli economisti di MIT,Harvard,BCE etc. abbiano fatto cose più sofisticate) quali sono i limiti di fondo (proprio come ipotesi di base) del modello? E soprattutto nel tuo modello alternativo, che sicuramente avrai da proporre, con che cosa sostituisci le ipotesi che ritieni errate? Potresti anche consgliarmi qualche materiale su cui approfondire.

Grazie mille per la disponibilità.


PS. Sarebbe interessante vedere la risposta di un keynesiano.Speriamo che leggano nFA.

Dibattere la questione sino in fondo potrebbe durare anni, ma alcune cose vorrei chiarire.

- Quello che io ho raccontato è il cosidetto "multiplier-accelerator model" che NON è una semplificazione di nulla ma esattamente il tipo di strumento che sino all'inizio degli anni '60 gli economisti keynesiani hanno utilizzato per i loro ragionamenti quando questi richiedevano l'introduzione di un settore monetario e del tasso nominale dell'interesse. Se entri le parole "keynesian cross" in Google ti puoi fare un'idea di quanto sia ancora usato ed insegnato. Il fatto che sia così tanto insegnato crea evidentemente una certa predisposizione a ritenerlo corretto, anche se solo approssimativamente. Invece non è corretto neanche approssimativamente. 

- Anche se provi a rendere le cose più "sofisticate", ossia introduci criteri di scelta intertemporale ed un mercato monetario con banca centrale e tutto il resto, la sostanza non cambia. Al cuore delle mille varianti del modello IS-LM (incluse le versioni "microfondate" che vanno di moda ai giorni nostri) siedono due ipotesi fondamentali: i prezzi sono rigidi e la domanda determina la propria offerta via un meccanismo del tipo moltiplicatore. 

- Come ho cercato di chiarire in precedenti occasioni, esistono svariati modelli "alternativi" al pastrocchio keynesiano e non ho, personalmente, alcuna predilezione fra le 3 o 4 teorie del ciclo economico e della crescita che mi sembrano minimamente coerenti. Ritengo, fondamentalmente, che i macroeconomisti "ufficiali" sappiano molto poco di come funzionano i sistemi economici nel loro complesso e che lo nascondano facendo finta di averlo capito. Sono sempre più convinto che, praticamente da sempre (ossia, dagli anni 30), il cosidetto programma di ricerca "macroeconomico" sia radicalmente confuso. Se davvero la cosa ti interessa ti posso inviare una specie di "prospettiva personale" sul problema che ho scritto recentemente per un volume miscellaneo sulla questione "crescita e ciclo economico" (è in inglese). 

Grazie Michele,

Ti invio una mail così mi puoi inviare il tuoi lavoro,ok?

 

pasinetti

Marco Boleo 2/9/2008 - 14:13

Caro Michele anch'io sono interessato al tuo scritto. Ai keynesiani convinti consiglio invece l'ultimo libro di Pasinetti Luigi - Keynes and the Cambridge Keynesian. A "Revolution in Economics" to be Accomplished - Cambridge University Press - pag. 408, £ 50. Salvati lo ha recensito sul Corrierone qualche giorno fa. 

http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/09/keynesiano_che_Italia_ignora_co_9_080809088.shtml

Io ci ho messo molti anni per disintossicarmi dal keynesismo. Su nFA ho trovato un utile pronto soccorso per le ricadute

 

Buongiorno,

cortesemente posso disturbarti via mail per ricevere anch'io la tua "prospettiva personale"?

Grazie, saluti

E' sempre meglio fare i conti pro-capite: lo Stato italiano ogni anno spende 2000 Euro per ogni Campano in piu' di quanto riscosso come tasse. Per ogni famiglia italiana tipo di 3 persone, sono 6000 euro all'anno. Una spesa del genere potrebbe essere produttiva se fosse una spesa per investimenti produttivi, cioe' orientata a finanziare ad esempio ricerca tecnologica, attivita' produttive innovative e competitive, o magari anche solo istruzione sottoposta pero' a valutazioni reali dei risultati. In questo modo investimenti UE infinitamente inferiori a quelli di cui stiamo parlando hanno indotto sviluppo in Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo.

Il problema dello Stato italiano e' che questi ingenti finanziamenti al Sud non vanno a finire in investimenti produttivi ma vanno a finire nella spesa corrente, che include a sua volta una elevata componente clientelare finalizzata all'acquisto di consenso politico. L'Italia finanzia specificamente gli stipendi dei dipendenti statali, regionali, del comparto sanitario, inclusi tutti gli sprechi come i famosi spazzini di Bassolino che non fanno nulla "perche' mancano i mezzi".

Questa spesa non solo non induce sviluppo, ma fa ancora peggio: distorce l'economia campana con effetti nocivi. Nel contesto dell'economia Campana, che ha PIL pro-capite pari a circa il 60% del PIL pro-capite medio del Centro-Nord, gli stipendi statali sono eccessivi nel senso che sono smisurati rispetto ai compensi per paragonabili attivita' nel settore privato.  Oltre a questo, l'attivita' statale e' organizzata in modo da consentire a molti di svolgere un doppio lavoro assentandosi in vario modo, parecchi perfino legalmente come i famosi spazzini pagati ma che non possono lavorare. Salari migliori e possibilita' di fare un doppio lavoro rendono l'impiego statale estremamente vantaggioso per i Campani, che lo preferiranno alle attivita' private. Questa non e' una "colpa" dei Campani, e' una risposta razionale a determinate condizioni al contorno, la cui responsabilita' e' dello Stato Italiano, del modo in cui la Casta politica ha organizzato lo Stato (con la collaborazione dei Campani, peraltro, le proteste contro questi errori vengono primariamente da altrove).

Sia per la concorrenza dei salari pubblici, sia per l'effetto dei contratti nazionali per i salari delle imprese private, le attivita' produttive private Campane sono messe fuori mercato.  La produttivita' delle attivita' private Campane e' l'80% circa di quelle del Centro-Nord, approssimativamente, se ricordo bene (potrebbe anche essere l'80% della media italiana, se qualcuno ha dati piu' accurati mi corregga). Se la Campania fosse indipendente, ci si potrebbe aspettare che il suo PIL pro-capite sia l'80% di quello del Centro-Nord, invece del 60% come e' ora, fra l'altro.  I salari privati Campani dovrebbero essere l'80% di quelli del Centro-Nord, invece vengono pompati verso l'alto dalla concorrenza sleale del settore pubblico-statale e dai contratti nazionali. In fin dei conti l'intervento statal-sindacale nell'economia Campana produce questi effetti, tutti misurabili:

  • aumento della disoccupazione rispetto alla media italiana: le imprese private non hanno convenienza ad assumere e non e' competitivo produrre in Campania perche' i salari indotti dal resto del sistema sono troppo elevati rispetto alla produttivita'. [Qui ci vorrebbe una nota a margine: quello che viene depresso e' l'occupazione legale.  L'occupazione reale in Campania e' elevatissima, probabilmente piu' elevata di USA, Singapore e Hong Kong, studi condotti sul campo dall'Universita' di Napoli hanno mostrato come su 200 disoccupati napoletani, tutti lavoravano in nero, non ce n'era uno che fosse realmente disoccupato. Nel contesto Italiano e Campano in particolare non esistono sussidi generalizzati ai disoccupati, e non esistono validi controlli contro l'economia sommersa, per cui includendo l'economia sommersa il mercato del lavoro Italiano non ha alcuna rigidita' e per l'assenza dei sussidi generalizzati ai disoccupati induce elevatissimi tassi di occupazione]
  • pressione sociale, anche a causa della disoccupazione, per ottenere posti di lavoro statali, quindi dipendenti statali in esubero, assunti con logiche clientelari, sotto-utilizzati, complessivamente improduttivi
  • le imprese private Campane sono spinte verso l'evasione fiscale piu' che nel resto della Penisola (la carenza di tradizioni civiche locali poi amplifica ancora piu' il fenomeno).

I problemi derivano dal fatto che lo Stato italiano finanzia in Campania come nel resto del Sud la spesa corrente in termini di salari pubblici, e la gestione clientelare del consenso, invece di commisurare la spesa pubblica corrente al PIL e alle entrate locali e investire il surplus di spesa pubblica in modo produttivo. A fondamento ideologico di questo modello sbagliato e storicamente fallimentare, e' stata elaborata dall'Ulivo (e ora sta venendo implementata da Calderoli) una Costituzione "federale" dove tutte queste pratiche sbagliate sono state costituzionalizzate dietro il paravento della perequazione. Perche' la Casta vuole continuare, con la scusa della perequazione, a comperare voti al Sud con la spesa pubblica, garantendosi' cosi' la permanenza al potere.

Perequare significa continuare, diabolicamente, a sbagliare. Nella UE i fondi comunitari sono amministrati non certo per perequare ma per lo sviluppo delle aree povere, e storicamente hanno dimostrato, combinati con buone regole sul libero commercio, di funzionare bene. La perequazione, cioe' avere salari e spesa pubblica uguali e indipendenti dal contesto, dal costo della vita e dalle entrate fiscali locali, ha invece dimostrato di essere sbagliata e fallimentare nella maniera peggiore immaginabile, perche' ha indotto solo sottosviluppo ed economia drogata dall'intervento e dalla corruzione pubblica nelle aree sottosviluppate, a fronte di costi che sono enormemente superiori a quelli dei finanziamenti UE allo sviluppo.

Alberto, da una rapida ricerca fatta sul sito dell'Istat mi sembra che l'istituto non faccia male il suo lavoro di diffusione dei dati. In particolare, per quanto riguarda la pubblicazione di dati abbastanza dettagliati su entrate e uscite delle varie regioni ti segnalo ad esempio i dati sul conto economico di comuni e province divisi per regioni:

http://www.istat.it/istituzioni/

Sono aggiornati al 2006 e piu' dettagliati di quelli di LiberoMercato.

Si puo' anche fare un raffronto con il conto economico trimestrale complessivo delle amministrazioni

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/contoPA/20080108...

Non ho mai utilizzato direttamente questo tipo di dati ma sarei curioso di sapere se c'e' qualche lettore che lo ha fatto e se ha potuto riscontrare anomalie o incongruenze con dati provenienti da altre fonti.

Francesco

In questi ultimi giorni ho avuto troppo poco tempo disponibile, comunque volevo ringraziare per il messagio e le informazioni sugli studi dell' ISTAT che esaminero' appena possibile.

Altri dati, con interessanti disaggregazioni per soggetti finali beneficiari, settore e altro, sono disponibili sul sito dell'ex Dipartimento per le Politiche di Sviluppo. Per accedere ai dati e' necessario registrarsi. Sul sito, oltre alla metodologia, sono presenti anche elaborazioni (in particolare relative alle regioni meridionali).

http://www.dps.mef.gov.it/cpt/sistema_informativo.asp

Saluti e complimenti per il blog

Antonio

Un saluto a tutti voi! Premetto che sono un profano molto ignorante. Sono nato e cresciuto a Bari e da meridionale mi vergogno del fatto che il Sud viva sulle spalle del Nord! Condivido il federalismo fiscale anche se non ho ben capito come si intenda attuarlo. Lo condivido perché penso che possa indurre un cambio di mentalità e arginare il clientelismo politico. Non capisco perché non sia al primo posto nel dibattito politico. L'attuale governo è velocissimo quando vuole. Non capisco perché la Lega non s'impunta, forte com'è. Potrebbe benissimo far cadere il governo con i numeri che ha. Non capisco perché non lo faccia il PD. Potrebbe davvero mettere Berlusconi alle corde dando man forte alla Lega su questa riforma.

Sbaglio a pensare che questa riforma non si farà perché potrebbe ridurre il clientelismo cioè la linfa vitale degli attuali partiti?!

Saluto tutti e ringrazio chi mi vorrà rispondere!

http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11dd-a3dd-00144f02aabc.shtml

 

Una chicca:

Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre ... superare ... l'esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d'Appello ....

Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l'esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.

Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l'«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d'anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell'esame

Aggiungo alla discussione i dati pubblicati dal Sole 24 Ore del 4 agosto 2008, Federalismo, solo sette Regioni «autosufficienti» (nulla di nuovo, solo conferme):

spesa pubblica e tributi pagati nelle regioni italiane, media pro-capite nel periodo 2002-2006, elaborazione del Sole 24 Ore su dati di Confindustria

regione spese tributi spese - tributi
valle d'aosta 12050 9050 3000
piemonte 9600 11500 -1900
lombardia 8850 13700 -4850
bolzano 12500 12250 350
trento 13000 11800 1200
veneto 7950 11250 -2900
friuli - vg 10950 11250 -300
liguria 11300 10700 -600
emilia romagna 9300 12750 -3450
toscana 9600 11100 -1500
marche 8600 9750 -1150
umbria 10350 9350 1000
lazio 10750 12250 -1500
abruzzo 8250 7500 750
molise 8450 6600 1850
sardegna 9700 7050 2650
campania 6600 5300 1300
puglia 7650 6000 1650
basilicata 8300 5750 2550
calabria 8000 5250 2750
sicilia 7850 5450 2400

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