Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

27 novembre 2016 gilberto bonaga e michele boldrin

Il nostro paese ha una politica di rimborso dei danni delle calamità naturali che premia la deresponsabilizzazione di proprietari, costruttori, progettisti ed amministratori e penalizza chi, fra i precedenti, investe nella sicurezza del proprio patrimonio e fa il proprio dovere. È sensata questa politica? L'approvazione del decreto di ricostruzione per il terremoto di Agosto ci offre l'occasione per una riflessione a nostro avviso utile, anche se forse sgradita ad alcuni. 

Negli ultimi anni si ha l'impressione che i terremoti abbiano ripreso a colpire il nostro paese con una frequenza a cui non eravamo più abituati. Nulla di eccezionale, anzi era eccezionale il periodo di (apparente) tranquillità di cui avevamo goduto dalla Seconda Guerra mondiale in avanti. Di fatto, e contrariamente all'impressione diffusa, in Italia terremoti che causano danni sostanziali avvengono, mediamente, ogni due/tre anni. La tregua di cui abbiamo goduto ha fatto dimenticare che gran parte dell'Italia è soggetta a terremoti, in alcune aree più distruttivi che in altre, e che le eccezioni sono molto poche.

Dopo il terremoto del 2012 in Emilia si diffuse la leggenda metropolitana che il territorio devastato fosse classificato a bassa pericolosità sismica. Basta guardare le carte di pericolosità dell'INGV per rendersi conto che il terremoto che si è manifestato non era della massima intensità prevista per quelle aree. La mancanza di consapevolezza dei pericoli di un terremoto ha fatto scendere in secondo piano la necessità di costruire case con struttura adeguata a resistere al massimo sisma previsto e di dover rinforzare la struttura di case costruite in modo non adeguato.

Se gli edifici sono costruiti a norma non crollano a meno che l'evento sismico non sia sostanzialmente superiore al massimo previsto. Basta guardare al Giappone o alla Nuova Zelanda per rendersene conto. Se qualcuno, al momento della costruzione, ha risparmiato oltre la decenza in indagini, progettazione, struttura e materiali, non è chiaro perché la ricostruzione e l'adeguamento sismico debbano essere pagati da altri. Altri che non hanno lesinato nella costruzione degli edifici e non hanno avuto danni sostanziali.

Uno di noi due, che fa il geologo, è fiero del suo ultimo lavoro di consulenza per un edificio a Galliera, paese che è stato semidistrutto. Ma il proprietario non aveva lesinato, si sono date le infomazioni corrette al progettista che le ha utilizzate davvero, così che la casa non ha avuto danni. In seguito al terremoto il comune ha chiesto di simulare l'azione del sisma sulla struttura per vedere se la casa avrebbe resistito. Gli sono state inviate le foto della casa senza una crepa dicendo che non c'era bisogno di simulare nulla, il sisma c'era stato veramente e la casa aveva retto benissimo. 

Chi ha ereditato una catapecchia e non ha investito per tutelare il proprio patrimonio immobiliare, che diritto ha di farsi ricostruire una casa antisismica a spese della collettività? Gli si vuole dare una casa? Si costruiscano edifici sicuri e gli si fornisca un tetto. Ma regalargli una casa migliore di quella che aveva è assurdo. A maggior ragione è assurdo se a pagare il conto sono i soldi presi a cittadini, professionisti ed imprese che lavorano seriamente e che si fanno pagare per la qualità del proprio operato o pagano per aver richiesto un servizio adeguato. Questi soggetti subiscono una concorrenza sleale da parte di cialtroni che svendono pezzi di carta il cui unico valore è il timbro che li sporca o che costruiscono in violazione delle norme in essere. 

Il decreto approvato dal Senato e che, una volta passata la Camera diventerà legge, è quindi una delle tante forme in cui il populismo dilagante danneggia il complesso del paese. Per svariate ragioni che elenchiamo brevemente, tanto sono ovvie. 

1) Erano o non erano state violate delle norme edilizie nella zona colpita dal terremoto dell'agosto 2016? Sappiamo tutti che la risposta è sì. Sono state attribuite responsabilità? Qualcuno ha pagato o ha il governo preso i provvedimenti necessari perché i responsabili paghino? Non ci risulta. Chi ha dato ha dato ... populismo, appunto.

2) Ognuno ha diritto di vivere dove vuole, certo. Ma non a spese degli altri. Ognuno di noi desidererebbe vivere in posti ameni e non congestionati: peccato che nella maggioranza dei casi sia costoso farlo. Se la collettività si assumesse i costi dei desideri abitativi d'ognuno vivremmo nel paese di Bengodi, e così non è. Perché in questo (e simili casi) facciamo eccezione? La risposta sembra essere: per una forma di malinteso pietismo che dipende dal livello di "rumore" mediatico creato attorno a certi casi e per la tendenza della classe politica di "accontentare" chi del rumore mediatico si approfitta. Di nuovo populismo, appunto.

3) Come abbiamo osservato quasi tutto il territorio italiano è classificato "sismico" ma vi è livello e livello. Alcune aree sono a basso rischio, altre ad alto rischio. Perché mai è buona politica fornire incentivi pubblici per costruire e vivere in zone ad alto e comprovato rischio sismico? Quale sarebbe la logica di tale politica? Forse che il fatto d'aver vissuto in zone ad alto rischio in passato, senza assumersene i costi, genera il diritto di continuare a viverci a carico di chi vive altrove? Siccome si è fatto un errore in passato e lo si è ripetuto per decenni diventa forse legittimo spendere altri soldi (di altri) per continuare nell'errore? A noi questa sembra solo un pessima gestione sia del territorio che delle risorse fiscali. Ovvero, populismo una volta ancora.

4) Utilizzare il gettito fiscale per creare incentivi a continuare a vivere, senza pagarne i costi, in luoghi ad alto rischio genera spese che qualcuno deve pagare. Queste spese, che diventano o ben tasse o minori spese in beni pubblici, spingeranno altre persone (quelli che quelle spese pagano) a dover per forza abbandonare i luoghi della loro vita ed emigrare per lavorare. Spesso all'estero, come i dati di questi ultimi anni ci ricordano. Queste scelte tendono a vittimizzare i giovani i quali, solo perché non sono politicamente organizzati, non controllano voti, non vanno in TV a far tragedie, non sono proni allo scambio clientelare, finiscono per pagare i costi senza ricevere i benefici. È bene rendersi conto che finanziare la ricostruzione d'un edificio di valore 100 per chi ne ha perso uno di valore 20 ha questo effetto. Anche da questo punto di vista: populismo.

5) Molti dei paesi che si intende ricostruire là dove erano, sono comunità socio-economicamente non autosufficienti. Essi sono equivalenti ad un'azienda in fallimento, incapace di essere produttiva e stare in piedi da sola: andrebbe chiusa ed i dipendenti occupati altrove. Non si capisce perché dovremmo essere contro il sussidio di imprese inefficienti ed a favore del sussidio collettivo di soluzioni abitative inefficienti e pericolose! Siamo di nuovo al "pietismo selettivo" a seconda dell'impatto mediatico ed elettorale. Populismo di nuovo.

Lo stato dovrebbe mettere in chiaro che non rimborserà più le case crollate a causa della violazione delle norme in essere per la costruzione e l'adeguamento. Se uno vuole rischiare di vedere la propria proprietà immobiliare crollare per non averci voluto investire, è una sua libera scelta di cui deve assumersi la responsabilità. Non è possibile che ad ogni terremoto si applichi la regola del "poveretti, bisogna aiutarli" come se, dopo un secolo di distruzioni e ricostruzioni e sprechi, tutti cadessero dal pero per la prima volta, senza coscienza della situazione. Siamo di fronte ad un gigantesco moral hazard su scala nazionale che genera costi giganteschi e danni immani sia diretti che indiretti. È già molto tardi per incominciare a fare la cosa giusta: l'approvazione di questo decreto è l'ennesima e gravissima occasione perduta.

A rendere ancora più intollerabile la situazione pare che nell'articolo approvato ieri dal senato, sia previsto il rimborso al 100% dei costi per la riparazione e la ricostruzione degli edifici danneggiati nei comuni indicati come facenti parte del "cratere" (ma che "cratere" non è), senza discriminare tra prime e seconde case, del 100% nei centri storici fuori da quell'area e del 50% per gli edifici fuori dai centri storici sempre senza fare distinzioni tra prime e seconde case. Vale la pena notare che nei primi giorni dopo il terremoto pare ci sia stata un'impennata delle richieste di trasferimento di residenza nelle aree maggiormente danneggiate, facendo così aumentare il numero delle prime case. Anche questo (che in altrove si chiamerebbe truffa) è un altro, dannoso e prevedibile, effetto di ripetute scelte populistiche che generano moral hazard. 

 Ed infine, per concludere, una considerazione tanto generale quanto lapidaria. Prima che un problema politico questo è chiaramente un problema culturale. C'è dentro, come abbiamo evidenziato, il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico, l'ignoranza diffusa che non comprende né cosa siano i terremoti né come se ne possano limitare i danni, il nativismo tribale delle "radici" e, last but not the least, l'eterna subcultura italiota del "fare qualcosa" per mostrare che si fa "qualcosa", anche se dannoso. La quale subcultura, se ci pensate un attimo, ha la stessa matrice di quell'altra colonna del declino italiano: il meno peggio. Perché, anche questo pezzo di legislazione, viene accettata dall'opinione pubblica con la giustificazione d'essere "qualcosa" e "il meno peggio". 

74 commenti (espandi tutti)

Ho un'osservazione su questa frase: 

Se uno vuole rischiare di vedere la propria proprietà immobiliare crollare per non averci voluto investire, è una sua libera scelta di cui deve assumersi la responsabilità.

Capisco il concetto ma va chiarito che in un nucleo storico come quelli dei paesini appenninici le case sono costruite una di fianco all'altra e quindi di fatto è come un'unica costruzione. Il crollo di una implica danni agli edifici adiacenti e l'ingombro della strada con materiale edile. Inoltre c'è il rischio di vittime nella casa, c'è il costo del soccorso e durante le operazioni di soccorso c'è pericolo per gli stessi operatori.  Io quindi, date queste esternalità, imporrei l'obbligo di ristrutturazione antisismica dove le costruzioni sono legate le une alle altre. Ci sono anche palazzi isolati di diversi piani, il cui crollo puo' danneggiare le abitazioni vicine. C'è stato il caso, riportato dalla stampa, di una casa costruita con le norme antisismiche che è stata colpita dal crollo del campanile della chiesa vicina, causando vittime. Credo che nei nuclei si debbano trovare soluzioni complessive. Non so quali ... a voi la linea.  

 

 

È bene rendersi conto che finanziare la ricostruzione d'un edificio di valore 100 per chi ne ha perso uno di valore 20 ha questo effetto. Anche da questo punto di vista: populismo

C'è anche un sottostante ideologico, non solo populista: l'idea (in)fondata sulla ricostruzione strumentale alla crescita, allo sviluppo e al bla bla bla.

L'articolo implica che i proprietari debbano prendersi in carica il rischio sismico. Questo può avvenire in due modi - o stipulando assicurazioni ad hoc o ristrutturando le abitazioni

 Si pensa di rendere l'assicurazione obbligatoria o si lascia libertà di decisione? L'assicurazione obbligatoria è stata discussa più volte ma verrebbe vista come una nuova tassa come la RCA (e con tutti i problemi di controllo, evasione etc.).  L' assicurazione volontaria sarebbe fonte di dispute fra condomini  (e qui ci sono regole dell'assemblea) e vicini (mancano del tutto le regole).

Quali sarebbero le regole per la ristrutturazione  delle case non costruite con criteri antisismici? Rimarrebbero i vincoli attuali sugli edifici storici? Sarebbe accettabile che il proprietario  di una casa ottocentesca di non eccezionale valore artistico, ma comunque parte del tessuto urbanistico, la distruggesse e la ricostruisse con criteri antismici magari aggiungendo un paio di stanze?

Etc. Etc.

Dopo il terremoto in Emilia e nel Mantovano mi ero informato presso l'agente di una primaria compagnia: mi è stato risposto che non offrivano copertura alcuna.

...forse non basta un agente solo, o forse la compagnia non era così primaria, ma Generali copre il terremoto già dall' agosto del 2015, almeno.

al quale mi riferivo avvenne prima.

Come qualcuno ricorderà, nFA ha già pubblicato un articolo su questo argomento, scritto da Costantino De Blasi.  Evidentemente per una svista, non è stato inserito l'opportuno link in quello appena pubblicato.

Grazie

michele boldrin 28/11/2016 - 00:44

Costantino ha infatti promesso un altro articolo sul tema, che mi auguro trovi il tempo di fare.

Un chiarimento è d'obbligo e credo possa anche rispondere ad (alcune) delle domande sollevate da Giovanni Federico.

Credo sia cruciale distinguere fra (i) costruire gli edifici in rispetto delle norme antisismiche in essere per la zona in cui si costruisce (o adeguare) e (ii) acquisto di assicurazione per la copertura di eventuali danni non previsti, per esempio perché arriva un terremoto di forza maggiore a quella prevista dalle norme o perché vengono compiuti errori nella costruzione, eccetera.

La relazione fra (i) e (ii) è banale: le case automobilistiche sono tenute a rispettare certe norme di sicurezza nella costruzione delle automobili ed i conducenti delle medesime le norme del codice nel condurle. Nondimeno esiste un'obbligo di assicurazione per danni a terzi e similia. Vale lo stesso qui.

L'obiezione secondo cui verrebbe percepita come "ulteriore tassa" mi sembra risibile oltre che prodotto d'una subcultura tutta italiota secondo cui il free riding è la regola e se ci son problemi paga lo stato ladro, ossia i fessi che non sanno evadere. Se di fronte ad ogni riforma che provi a modernizzare il paese si oppone l'obiezione "ma il paese è medievale" non c'e' scampo.

Questo nostro articolo si occupa di (i), non di (ii). Il decreto in questione non si preoccupa proprio di discriminare fra chi le norme le aveva rispettate e chi no, né di fornire assicurazione basata sul valore di mercato dell'immobile distrutto. Semplicemente distribuisce soldi a pioggia a chiunque possa dimostrare, in un modo o nell'altro, di aver subito un danno e/o di risiedere nei comuni in questione.

 Infine, L'articolo di Costa sottolineava, in particolare, le difficolta' di costruire, in Italia, un mercato dove il rischio sismico venga assicurato. La mia lettura dell'evidenza da lui ed altri riportata e' che questo si deve a:

(i) Siccome tutti si aspettano che paghi Pantalone anche chi vive in zone ad alto rischio non e' disposto a pagare il giusto (questa e' ovviamente un'altra faccia del moral hazard che abbiamo evidenziato. Ti fai la casa violando le norme E non ti compri l'assicurazione contro il terremoto. Sino a che la ricostruzione si fara' come questo decreto prevede nessuno sara' mai disposto a pagare per l'assicurazione.

(ii) Poiche' le norme sono sistematicamente violate e c'e' omerta al riguardo - e ad ogni livello come abbiamo visto: ad Amatriciana gli e' venuta su la scuola appena fatta ed il sindaco e' ancora li' che blatera invece d'essere in galera assediato dai sui concittadini, a Roma il governo non si e' proprio posto il problema di metterlo in galera - nessuna compagnia privata ha alcuna voglia d'infilarsi in un vespaio del genere. La self-selection sarabbe spaventosa.

La morale e' sempre la stessa: far rispettare le regole e stabilirne di chiare  e ragionevoli permette la creazione dei mercati i quali, contrariamente alle panzane libertarie, non nascono "spontaneamente" ma solo quando ve ne siano le condizioni legali e di contorno. 

è medioevale e lo dimostrerà votando no domenica

?

amadeus 28/11/2016 - 16:18

Non credo che il coefficiente di medioevalismo sia maggiore tra quelli che votano No rispetto a quelli che votano SI. Per rimanere in tema Renzi, pur di vincere, si sta ipotecando la casa (la nostra non la sua...), e misure come quella discussa qui vanno proprio in tale direzione a braccetto con la Legge di Bilancio.   Renzi vuole rimanere al potere a tutti i costi, quindi delle due: a) perchè pensa che se vince il SI poi comanderà lui e farà ciò che gli pare (in tal caso penso sia più che opportuno votare NO), oppure b) anche se vince il SI, non avrà il potere per fare ciò che gli pare, ma allora dovrà saldare tutti i debiti politici ed elettorali che sta contraendo adesso (in tal caso meglio votare NO, per evitare che i debiti di Renzi diventino i nostri debiti).

"far rispettare le regole e stabilirne di chiare e ragionevoli permette la creazione dei mercati i quali, contrariamente alle panzane libertarie, non nascono "spontaneamente" ma solo quando ve ne siano le condizioni legali e di contorno. "

chiedo scusa, ma il punto qui non e' che e' l'aspettativa di free riding, e quindi di intervento statale salvatutti, ad impedire la nascita del mercato relativo? in assenza di tale aspettativa il mercato nascerebbe proprio spontaneamente, magari non ottimale, ma nascerebbe.
sbaglio?

degli autori in merito a: tutti gli edifci civili costruiti durante il periodo del cosiddetto "boom edilzio(anni 50-60)" e quindi antecedenti la legge Bosetti. tutti gli edifici "condonati" integralmente e\o parzialmente e per i quali è stato rilasciato "il certificato di abitabilità o agibilità, anche in deroga ai requisiti fissati da norme regolamentari, qualora le opere sanate non contrastino con le disposizioni vigenti in materia di sicurezza statica, attestata dal certificato di idoneità di cui alla lettera b), terzo comma e di prevenzione degli incendi e degli infortuni”. tutti gli edifici "storici(generico)" e\o con vincolo delle belle arti In soldoni, facendo un esempio concreto, a Roma cosa facciamo? Siamo sicuri che Pantalone non debba pagare "tout court"?

Grazie per l'eventuale risposta.

venezia

bonghi 27/11/2016 - 18:39

speriamo sospendano la costruzione del mose , se venezia non e' a norma , bene .... che affondi pure

troll

bonghi 28/11/2016 - 10:01

caro michele , mi farebbe piacere sapere dove ho sbagliato nell'applicare al caso veneziano il ragionamento che contraddistingue l'articolo qui sopra . l'ignoranza che lei consiglia come  ben sa non e'  cosa di cui andare fieri

Te lo dico io dove hai sbagliato: quella battutina è più da twitter che non da nFA. Se non argomenti finisce che viene meno il privilegio di parlare con dei prof (non proprio gli ultimi) o con professionisti in maniera informale e magari imparare qualcosa aggratis. La mia impressione è che il cazzeggio è tollerato, il rumore di fondo meno.

mea culpa

bonghi 28/11/2016 - 16:55

caro antonio , grazie della cortese risposta , mi pare di capire che il mio problema sia di forma , credevo di fare bene sintetizzando il mio pensiero in un unica frase.

concludo l'incipit dichiarandomi felice di poter inparare qualcosa aggratis , e con un po di presunzione mi auguro di poter anche insegnare qualcosa .... semrpe aggratis si intende .... in sintesi mi auguro che lo scambio di opinioni e prospettive giovi a me e agli altri.

come immagino tu possa aver capito il mio intervento , ora lo argomento brevemente , era volto a far notare come una politica di assoluta e totale responsabilita' dei privati nei confronti delle proprie abitazioni , quale quella che mi pare aver inteso dalla lettura dell'articolo qui sopra , porti a conclusioni paradossali come quella di venezia e del mose ( parafrasando l'articolo mi chiedo perche' la tutela delle case dei veneziani debba esssere accollata dalla collettivita' ) .... e come il caso veneziano ce ne sono altri che mi sembra superfluo elencare

infine mi scuso se sono stato eccessivamente provocatorio , non era mia intenzione l'esserlo eccessivamente

come immagino tu possa aver capito il mio intervento

Con l'ausilio di un tutor posso dirti che il MOSE non tutela "le case dei veneziani", bensì un patrimonio dell'umanità.

tutor

bonghi 28/11/2016 - 21:12

mi spiace tu ti ostini a non capire il mio intervento ...... usavo la parola paradosso apposta .... continuero' sulla sulla stessa strada .... devo dedurre , sempre paradosssalmente intendo , che dal tuo punto di vista venezia prima dell ' 87 poteva benissimo finire sott'acqua tanto ancora non era patrimonio dell'umanita' .... viceversa sappi che pur non essendo nella lista unesco amatrice e' tra i 14 borghi piu' belli d'italia ed ha un buon patrimonio artistico.

mi concedo una battuta sul mose , non credo assolutamente sia fatto con il fine di preservare venezia , ma con quello di arricchire i "soliti noti" ..... se si avesse a cuore la citta' di venezia si inizierebbe col vietare il passaggio delle grandi navi

Una caratteristica dei troll e' che - essendo al contempo convinti d'essere astuti/arguti e di connessioni sinaptiche rade - scrivono ovvie cazzate e non se ne rendono conto. Pensano di essere divertenti, di provocare o che altro. Invece l'unico effetto e' di rattristare davanti all'esibizione continua di pochezza intellettuale ed in certi casi umana.

Nel caso di specie il troll non si rende conto della banale differenza che esiste fra, per dire, gestione idrogeologica del territorio (fognature, dighe, canali, eccetera) e urbanizzazione del medesimo (classici beni pubblici) da un lato e, dall'altro, costruzione di edifici privati sul territorio preservato ed opportunamente urbanizzato. Non si rende nemmeno conto della differenza fra "prevedibile ed annunciato" ed "imprevedibile e non annunciato" ...

E' sempre cosi',  per questo non vale la pena dargli retta. E' una perdita di tempo, come anche questo caso dimostra.

grazie michele

bonghi 29/11/2016 - 10:37

caro michele , la ringrazio subito per la visibilta' regalatami con i suoi commenti .... credo sia inutile spiegarle l'effetto che si ottiene scrivendo su una scatola "NON APRIRE"

puntualizzo un paio do cose : non sono convinto d'essere di connessioni sinaptiche rade , questo e' quello che ha scritto , non so se fosse cio' che voleva significare , ma sa com'e' io capisco cio' che la gente scrive , non cio' che pensa

inoltre affinacare la parola ovvio e cazzata , forse voleva essere un ossimoro , ma non ha senso , una coso o e' ovvia , o e' una cazzata .... forse voleva dire "ovviamente cazzate" , ma come le ho gia' scritto io capisco cio' che viene scritto , non cio' che e' nella testa dello scrivente

perdonati questi piccoli vizi formali , capisco benissimo come la distanza dalla terra natale possa portare difficolta' con la lingua madre , le rammento che gli insulti rivoltimi , oltre a non sortire alcun effeto sulla mia persona denotano piuttosto mancanza di argomenti .... ma non se ne abbia a male , perdonero' anche le offese

poi , circa l'essere "divertente , provocatorio o altro" direi che l'utilizzo del paradosso ha funzionato vista l'attenzione per il mio commento , come lei ben sa il paradosso e' una figura retorica che si pone proprio lo scopo di attirare attenzione

ultima , solo in ordine di analisi , e' la considerazione circa l'utilizzo della parola"troll" a sproposito , sembra quasi la usi a sinonimo di chiunque abbia pensiero diverso dal suo , sappia che cosi' non e'

approfitto della visibilita' ottenuta per spiegare la pericolosita' del mose : quando dovesse rompersi durante una marea , si otterrebbe l'effetto di un piccolo tsunami che spazzerebbe via la citta' ... ecco il motivo per cui sono contrario a tale opera , offre una buona portezione , ma ad un alto rischio .... un po come la diga del vajont

cosa dire per non risultare stucchevole ..... tralasciamo il mose , ipotizziamo un terremoto a venezia ( vi pèrego non scrivetemi ceh venezia non e' a rischio sismico )  devo dedurre dalla vostra posizione che non si dovrebbe aiutare venezia non essendo piu' un caso di "gestione idrogeologica" ( fognature , dighe , canali , eccetera )

infine la voglio stupire : la differenza tra "prevedibile ed annunciato" ed "imprevedibile e non annunciato" e' che la seconda affermazione  e' la negazione della prima

scusatemi se sono prolisso , ma dopo l'attenzione catturata penso di potermelo permettere .... vi consiglio maggior apertura verso chi ha pensieri diversi dai vostri , solo cosi' c'e' dialogo e arricchimento , viceversa e' solo sterile ( nel senso che non porta nuova conoscienza ) conversazione 

pierpaolo

Un sistema assicurativo privato in splendida solitudine non funziona, non sta in piedi. Non solo è solo questione di selezione avversa (che comunque c'è ed è l'elefante nella cristalleria), ma anche che l'evento non si verifica per un singolo (e quindi l'assicurazione può spalmare i rischi) ma si tratta di un "o tutti o nessuno". Si può pensare all'assicurazione, ma come minimo ci vuole un sistema misto pubblico-privato (forse una riassicurazione statale o un fondo che mette in pool tutte le risorse delle assicurazioni?), naturalmente sostegno economico per chi non può pagare il premio (guardando l'ISEE) e obbligo di assicurazione come per l'RC Auto. Infine il rischio che comunque ne esca fuori un enorme cartello tra gli assicuratori (com'è appunto oggi per l'RCA) è immenso. Cartello che in pratica sarebbe un trasferimento di extra-profitti dai cittadini alle assicurazoni private.

In conclusione, sono molto scettico che un sistema di assicurazione privato possa funzionare. Sia in generale, sia e sopratutto per quelle che sono le condizioni nel nostro paese. Forse è più semplice - ed è questa la mia proposta - vincolare una quota ad hoc della tassazione sulla casa per creare un fondo pubblico a copertura del rischio sismico (la cosa politicamente più indolore potrebbe essere un'addizionale sulla TARI). Questo andrebbe associato con incentivi per l'adeguamento sismico (inclusi tassi di prestito agevolati e garanzia pubblica sul prestito stesso se si tratta di prima casa) e penalizzazioni (in termini dell'addizionale TARI discussa sopra) per chi sceglie di non fare l'adeguamento sismico, con l'eccezione di chi è sotto una certa soglia ISEE. Questa mi sembra una proposta politicamente fattibile, economicamente ragionevole e socialmente equa.

Se invece la mettiamo sull'ideologia del pubblico sbagliato e privato bello, allora chiudo qua la discussione.

D' accordissimo: estendendo il ragionamento non ci si dovrebbe chiedere perché la sanità pubblica si dovrebbe accollare le spese di infarto e cancro ai polmoni di chi ha fumato e continua a fumare sigarette ? Grazie.

Uhm...

Matteo 28/11/2016 - 14:02

Uhm... tralasciando il paragone non proprio centrato tra diritto alla salute e diritto a vivere dove si vuole, sulle sigarette ci sono fior fiore di accise che vanno appunto nella direzioe del bilanciamento del 'moral hazard' derivante dal fumo (se vogliamo proprio fare un parallelo con cio` che scrive l'articolo).

Il confronto non è tra diritto alla salute e diritto a vivere dove si vuole, ma tra diritto a condotte potenzialmente mortali (vivere in area sismicamente ribollente/fumare) e diritto/dovere dello Stato a minimizzare le spese che politicamente gli competono. Mi pare, inoltre (attendo conferme) che le accise, l' IVA e l' IRPeF dei tabaccai non bastino a pagare le spese mediche provocate dal tabacco: ed in questo caso un aumento dell' imposizione sarebbe quasi solo una pacchia per i contrabbandieri.

Mi conforta leggere questo post perchè ho sempre ascoltato e letto gli appelli accorati alla ricostruzione con una certa irritazione. Se uno perde la casa a seguito di un evento naturale, mi dicevo, finita l'emergenza, o se la ricostruirà o andrà a vivere in affitto, come fanno molti (pure io) senza accampare pretese. Ho sempre avuto una certa ritrosia a discuterne pubblicamente perchè sono posizioni che provocano reazioni indignate e emotive, quasi mai argomentazioni razionali.

Non so se le assicurazioni private siano la soluzione, se sarebbero in grado di farsi carico di tutti i costi della ricostruzione. Non credo neanche che sia giusto imporre una assicurazione pubblica obbligatoria per tutti i proprietari di case, indistintamente -che a quel punto si configurerebbe come una tassa- senza che venga modulata per la rischiosità della zona in cui si abita. Sarebbe ancora più assurdo se la dovesse pagare con la fiscalità generale anche chi non è proprietario di immobili.

di questo intervento che sostanzialmente condivido. Serve anche qualcuno che assuma queste posizioni un po' da battaglia e facilmente attaccabili, ma che vanno nella direzione di denunciare un sistema ed una mentalità di fondo che sono senza dubbio da correggere.
Trattengo quindi la mia vena polemica evitando di fare le tante obiezioni che facilmente si potrebbero portare. In particolare una, la principale (che è una famiglia di obiezioni) è già stata già portata in altri commenti: l'articolo sembra presupporre che gli edifici crollati in seguito al sisma siano stai costruiti dagli attuali proprietari, i quali sarebbero colpevoli di aver "lesinato" sulle misure antisismiche al momento della costruzione.
Ma la maggior parte di questi edifici non è nemmeno figlio del boom edilizio degli anni '50-60, è ancora precedente. Le costruzioni del paese vecchio di Amatrice, di Norcia, di Castelluccio, di Ussita, di Preci, hanno 100-200-300 anni o più, e non è facile nemmeno sapere cosa ci sia dentro a quei muri, o giù nelle fondamenta.
Si dirà che in questo caso responsabilità dei proprietari è ristrutturare secondo disciplina antisismica le vecchie abitazioni, e renderle sicure. Ma ovviamente - a parte la possibilità che ciò non sia alla portata delle tasche di quelle persone che sono nate in quelle vecchie abitazioni - ci sono molte circostanze in cui ciò è materialmente impossibile, a meno di non abbatere e ricostruire ex-novo interi paesi. E anche questo è già stato fatto notare.
Si dovrebbero dunque abbandonare interi paesi al loro destino, e deportare (ops, "trasferire") tutti i loro abitanti in neo-costruiti palazzoni antisismici, collocati strategicamente in prossimità di plessi industriali, dei porti o dei crocevia commerciali, dove sia più facile produrre ed essere "economicamente auto-sufficienti"?
Una visione un po' a la Breznev, che fa immaginare la popolazione ammassata in nuove città sul modello di Ufa, Kazan, Kirov o Vologda; mentre Assisi, Norcia e Montecassino, disabitate, invase da sterpaglie e mutate in un covo di serpenti restano a far da monito spettrale per le generazioni future.

Ma so che gli autori non indendono questo, e passo a fare l'obiezione che più mi interessa (che già era stata portata da qualcuno al prof. Boldrin nella pagina fb).
Le comunità non hanno valore zero.
Non si tratta solo di vacuo sentimentalismo, di desiderio di vivere nel borgo natìo, di nostalgia, di pigrizia, di arretratezza, di stupidità, di incapacità di muoversi; soliti eterni insoffribili e incurabili vizi italioti. Vizi che generano un costo, che perdipiù il sedentario ozioso maramaldo che si ostina a voler vivere nel suo stupido paese mette in conto a Pantalone.
Non sono vizi! Ciò ha un significato, che si può anche facilmente razionalizzare.
La comunità non ha solo valore etico, sociale, religioso. Ha anche valore economico.
La signora Rossi di Amatrice che sopravvive sola con una pensione di 600€/mese può farcela perché vive lì, in quella sua vecchia casa di proprietà dove non ha affitto da pagare, ed in quel paese dove tutti si conoscono da generazioni e tutti si aiutano. Il vicino le porta a casa le buste della spesa, il medico condotto allunga il suo giro e le porta le medicine, le frutta degli alberi del dirimpettaio sono a sua disposizione, quello che vive in fondo alla via fa l'orto le porta le verdure, l'infermiere in pensione che vive al piano di sopra scende ogni giorno e le pratica l'iniezione quotidiana di cui ha bisogno. Trasferita altrove avrebbe bisogno di una pensione doppia.
La comunità fornisce gratuitamente dei servizi essenziali, che in mancanza di essa dovrebbero essere erogati dalle strutture assistenziali della pubblica amministrazione.
Quindi il favorire o solo il consentire la disgregazione delle comunità produce anche un danno economico, che certo è difficile quantificare, ma non per questo è meno reale.

dopo aspre polemiche su ciò che distingue la Modernità dal Medioevo, vedo che si è convertito. Ad maiora!

Caro Pontiroli

Nasissimo 30/11/2016 - 16:15

Il tema della Modernità è sempre presente in background, in verità, quasi in ogni discussione.
Qui ero intervenuto solo per rammentare che le comunità non hanno valore zero. Parlavo proprio di valore economico, qui, non di "valore" in senso esteso, e la ragione è quella che avevo sintetizzata nel grassetto.
A margine di ciò, si potrebbe tornare alla osservazione che facevo a Giorgio Arfaras nella sua recente "avvelenata" su liberalismo e socialismo. Mi autocito:

La civiltà borghese ha abbandonato (e tradito) la "comunità" per concentrarsi solo su "individuo".  Ha istituzionalizzato il suo individualismo in modo tanto profondo da essere visibile anche nell'evoluzione dei sistemi giuridici. Nella civiltà borghese il comunitario è divenuto un pària. C'è spazio solo per una destra "illuminata" cioè liberale (borghese) e per una sinistra "moderna", cioè liberal-socialista (borghese).  [...]
E del comunitario, quindi, che cosa facciamo? Non c'è posto per lui, è un arretrato, un ignorante, un troglodita, una scimmia. Deve essere spazzato via, scomparire dalla faccia della terra.

e porre la domanda in questi termini:
Nella Modernità c'è spazio anche per il sentire comunitario?
Questo continuo tacciare di "arretrato" e "medievale" quello che lo invoca, questo ritornello che riecheggia ovunque nei campioni della smania borghese, di qualunque coloritura siano, ogni volta che ci si richiama alle comunità, da dove si origina? Forse dalla circostanza che con la fusione di Stato e Comunità si costruì il concetto di Nazione, con tutto quello che ne seguì?

Ma io rammento che il Motto Repubblicano della grande Rivoluzione, che sintetizza il manifesto dei Valori Borghesi, era tripartito, come tripartita è la Bandiera Francese.
La Liberté ha dato le mosse ai partiti liberali e neoliberali, liberisti e neoliberisti; l'Egalitè è la base comune della grande tradizione socialista, in tutte le sue declinazioni.
E la Fraternité?
Ce la siamo un po' persa per strada. Ma ha titolo di dirsi Moderna tanto quanto le altre due.

nel terremoto del 1976 furono distrutti paesi di montagna paragonabili a quelli delle zone di Amatrice.

Ora si utilizza il modello "Friuli"  per sperare di veder ricostruite le cittadine del centroitalia.

I Friulani a suo tempo chiesero che prima di tutto fossero ricostruiti i posti di lavoro, poi le case e per ultime le chiese.

Forse la regione autonoma Friuli Venezia Giulia era allora più ricca di quanto sia oggigiorno la regione colpita dal terremoto di agosto; oppure l'essere regione autonoma fu la vera differenza?

Perche  quella del Friuli è una storia a lieto fine e gli altri no?

di una visione "à la Breznev" quanto piuttosto di una sindrome "dell'originale" che impedisce qualsiasi intervento. Purtroppo (a mio modesto avviso) nella filosofia della conservazione e del restauro in versione italiana la funzione/funzionalità dell'oggetto è sempre secondaria rispetto alla "forma".

Sposo molto la posizione dell'articolo.

Mi stupisce assai vedere commenti di una genericita' abbastanza deludente, paragoni campati in aria, pochissimi fatti/numeri o opinioni sostanziate.

Cerchiamo di essere realistici e di non fare di ogni erba uno strawman

E' evidente che e' impossibile far divenire completamente immune una cittadina, tuttavia come in ogni cosa si possono individuare precise responsabilita', differenze sostanziali e punti di miglioramento effettivo smettendola con la retorica della comunita' medievale intoccabile, dei poveretti che ci vivevano gia' da prima, dei paragoni con la Salute e cosi via.

E' un fatto che ci siano differenze sostanziali di resistenza tra paesi ancorche' vicini :

imputabili alla geologia ? E perche' in decenni di mappe non si e' adatta la normativa ?

forse non solo alla geologia ? Come mai vengon giu' molto meglio certi tipi di costruzioni e non altre ? Certi paesi e non altri ? Avra' fatto differenza la severita' nell'applicazione delle norme (si confronti Norcia con Castelluccio ad esempio) ?

Ho letto un commento particolarmente nonsense che chiedeva conto della rimessa in discussione di case condonate a casaccio nei decenni passati. Che schifo la realta', commento io, nonostante il fiammante certificato di condono la casa vien giu' lo stesso. Sbagliato era sbagliato rimane.

Dagli anni 70 si e' provveduto a rimettere mano a tutti codesti edifici imponendo un progressivo rientro nella legalita' ?

Si e' provveduto nei DECENNI a chiedere uno sforzo anche piccolo di miglioramento continuo di queste fantomatiche comunita' medioevali ? Ci sono gli strumenti per migliorare, e di molto.

Altro commento inesplicabile quello sul MOSE. E' evidente che non c'entra assolutamente nulla. Venezia e' una citta' esposta complessivamente ad un fenomeno, non c'e' possibilita' di intervenire singolarmente NE' ILLEGALITA' nelle costruzioni.

Su questo ad esempio non sposo la tesi dell'articolo e potrei pensare ad una qualche forma di compenso per tutti quelli che fossero nella legalita' SOSTANZIALE (fiammanti certificati di condono del 1982 esclusi ad esempio)

Mi fermo chiosando che in macchina allaccio la cintura di sicurezza(non la maglietta con la striscia) ed in moto metto un casco OMOLOGATO. Cio' non annulla le mie possibilita' di rimanere secco in un incidente ma le riduce grandemente.

Certo potrei indossare un caschetto da pilota del 1936 magari ancora omologato da qualche leggina sbagliata o addirittura un casco falso ma sarei un cretino 

 

che provo a spegarle. Se per acquisire un diritto paghi dei soldi allo Stato, lo Stato non può, in seguito, modificare e\o alterare il diritto che ti ha, effettivamente, venduto (a meno di infrazioni successive) Ripeto la domanda: a Roma(esempio) che si fa? Si è in grado di fare un esempio concreto o si prosegue nel populismo idealista condito da rigurgti complottisti(ah! I Trolls! Questi strani esseri immuni alla glossite,pensanti e non  sempre e solo d'accordo!

Siamo alla follia

Marco 29/11/2016 - 14:20

Non credo di capire neanch'io la difesa ad oltranza del condono come regola di vita, addirittura un diritto.
Quale mitologico "diritto" si acquista dallo Stato con un condono? Si "patteggia" la sanzione per aver costruito fuori dalle norme vigenti.
Non è un diritto e non ci somiglia nemmeno.
Se l'immobile condonato crolla perchè costruito MALE sono affari suoi, la prossima volta si costruisca bene e non si chiedano condoni, non mi sembra difficile neanche da capire.
Regards

abusi edilizi di varia e grave natura, anche con conseguenze ambientali , ma quasi mai sono problemi che hanno aggravato i danni di un terremoto. di un'alluvione o di una frana sì, di un terremoto no.

le normative antisismiche sono sostanzialmente idonee e rispettate, o cmq è piuttosto facile perseguire ora chi non lo ha fatto, ma per forza di cose hanno riguardato solo il costruito o ristrutturato dopo la loro entrata in vigore. adeguare il patrimonio preesistente in meno di un secolo è semplicemente impossibile, non ci sono le risorse. l'articolo su questo è piuttosto impreciso, quando parla di "illegalità". 'ste cose lasciamole a travaglio.

è invece concretissimo e urgente il problema di responsabilizzare la proprietà, in modo che debba preoccuparsi prima di quanto rischio si può permettere di correre. è qui che casca il decreto attuale e anche tutti i decreti precedenti: sono ad hoc, ognuno diverso dagli altri. a volte viene pagata una parte della prima casa, adesso anche le seconde, per non citare poi le varie agevolazioni alle attività produttive o gli "aiuti al territorio". in un momento di calma sismica, si dovrebbero chiarire in modo credibile questi punti, stabilire cioè quanto lo stato, come assicuratore di ultima istanza, rimborserà nei terremoti futuri. e prepararsi a tenere fermo  il proposito, davanti al primo sindaco/masaniello che capiterà di sicuro.

Dragonfly

Sig.Ernesto 29/11/2016 - 18:32

Nessuno potrà mai contraddire una sola virgola del suo post . Importante è non cadere in quello che possiamo chiamare populismo d'elite. Si professa una linea di principio certamente condivisibile ma inapplicabile. Siam tutti d'accordo..ma finisce li. Roma fa 4milioni di abitanti lordi. 1300km quadrati, 4ta per estensione in Europa. Gran parte di queste 1300km quadrati(periferie) è nato col boom edilizio, case tirate su in economia(sono morbido). 2300 persone per Km quadrato. Capisce cosa intendo? Che si fa? Si può programmare il futuro,si deve... ma le colpe di un passato equivoco sono innanzitutto di Pantalone..che è giusto paghi. Pantalone siamo noi.. "Storie di case. Abitare l’Italia del boom” (Donzelli)"

Saluti,

Vorrei puntualizzare alcuni passaggi di questo articolo che contengono delle imprecisioni tecniche.

Dopo il terremoto del 2012 in Emilia si diffuse la leggenda metropolitana che il territorio devastato fosse classificato a bassa pericolosità sismica. Basta guardare le carte di pericolosità dell'INGV per rendersi conto che il terremoto che si è manifestato non era della massima intensità prevista per quelle aree.

Questo non e' esatto. Gran parte dell'Emilia Romagna venne dichiarata zona sismica solo con l'ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile OPCM 3274 del 20/03/2003. Cio' significa che tutti gli edifici costruiti prima di quella data erano progettati per una zona non sismica. Il link riportato nell'articolo mette a confronto le zone sismiche del 2006 con quelle attuali.

Un parallelo grafico delle zone precedenti non e' nemmeno possibile perche' una mappa completa della zonazione sismica ante 2003 nemmeno c'era (nella forma cui siamo ora abituati). Questo e' ad esempio il motivo per cui molte strutture prefabbricate non avevano connessioni trave-pilastro (non prescritte in zona non sismica). Per chi fosse interessato e' possibile consultare un documento interno della Regione con l'elenco dei comuni Emiliani e Romagnoli con evidenziata la data di entrata in vigore della prima norma sismica.

Questo cosa significa? Che in molti casi, e direi in tutti i casi dove si sono avute vittime in ER per il terremoto del 2012, gli edifici progettati entro il 2004 (c'era un tempo di entrata in vigore) erano costruiti rispettando tutte le norme allora vigenti.

Lo stesso problema esiste per tutto il patrimonio edilizio storico esistente: la Basilica di Assisi era conforme alle norme antisismiche al tempo del terremoto? Il Colosseo, la Torre di Pisa, il cascinale di Amatrice o di Accumuli...?


Chiarito questo passaggio, alcuni dei punti seguenti andrebbero rivisti

1) Erano o non erano state violate delle norme edilizie nella zona colpita dal terremoto dell'agosto 2016? Sappiamo tutti che la risposta è sì.

Niente affatto. Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

1 bis). Sono state attribuite responsabilità? Qualcuno ha pagato o ha il governo preso i provvedimenti necessari perché i responsabili paghino? Non ci risulta.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini. Sono a conoscenza di diversi casi in cui persone sono iscritte nei registri degli indagati per queste ragioni. Che poi nessuno abbia ancora pagato per questo non e' un problema tecnico, rientra nella amministrazione della giustizia italiana (non dell'esecutivo).

 

Il vero cuore del problema a mio avviso e' questo: in alcune zone del nostro paese granparte del patrimonio immobiliare e' inadatto ad affrontare le sollecitazioni indotte dai terremoti che in quelle zone sono previsti, secondo le piu' moderne conoscenze. Come si affronta un (gigantesco) problema simile?

Come ho anticipato nell'altro post (dove si discuteva di assicurazioni obbligatorie) le soluzioni tecniche sono disponibili, sia per identificare gli edifici che possono creare problemi, sia per risolvere questi problemi.

I veri ostacoli sono -a mio avviso- strettamente economici:

  1. - Con quali risorse affrontare questo problema?
  2. - Quali implicazioni economiche di sistema avrebbe una generale svalutazione del patrimonio immobiliare conseguente alla analisi svolta?

Qui l'ingegnere smette di blaterare e lascia spazio agli economisti.

applauso

Sig.Ernesto 29/11/2016 - 19:10

e fine della storia. Sono felice di spendere l'ultimo commento disponibile per un plauso sincero.

questo tuo intervento

1) Erano o non erano state violate delle norme edilizie nella zona colpita dal terremoto dell'agosto 2016? Sappiamo tutti che la risposta è sì.

Niente affatto. Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

1 bis). Sono state attribuite responsabilità? Qualcuno ha pagato o ha il governo preso i provvedimenti necessari perché i responsabili paghino? Non ci risulta.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini....

nel frattempo ho provato a dire io la stessa cosa, con molta minor precisione ed autorevolezza.

plauso

giovanni federico 29/11/2016 - 21:33

Mi unisco. Era quanto volevo dire nel mio commento precedente - ovviamente da non addetto ai lavori. Cosa facciamo dei centri storici? Li radiamo al suolo e ricostruiamo con criteri antisismici (magari con falso antico)? Obblighiamo i proprietari a ristrutturare? E' tecnicamente possibile in tutti i casi (ed a che costo)? Mettiamo una polizza obbligatoria - e necessariamente molto costosa?  E se il proprietario non ha soldi, lo espropriamo?

Il post precedente, per brevità, è stato focalizzato solo su questioni tecniche, senza spazio per altri ragionamenti.

Vorrei precisare che condivido lo spirito dell'Avvelenata di Boldrin e Bonaga, mi associo e sottoscrivo in gran parte le conclusioni:

Prima che un problema politico questo è chiaramente un problema culturale. C'è dentro, come abbiamo evidenziato, il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico, l'ignoranza diffusa che non comprende né cosa siano i terremoti né come se ne possano limitare i danni, {...}, se ci pensate un attimo, ha la stessa matrice di quell'altra colonna del declino italiano: il meno peggio.

In sintesi, qui in Italia c'è un problema e a questo punto non possiamo più fingere di ignorarlo o accontatarci solo misure palliative (il boldriniano meno peggio).

Ritengo però che limitarsi ad abbandonare quelle regioni solo perché la loro pericolosità sismica è più elevata sia solo una forma più sofisticata di questo meno peggio. I giapponesi continuano a vivere su Honshū, anche se le altre isole hanno terremoti meno intensi e meno frequenti ed i neozelandesi non si sono trasferiti in massa in Australia che è quasi asismica.

Sono tuttavia d'accordo nel ritenere che:

finanziare la ricostruzione d'un edificio di valore 100 per chi ne ha perso uno di valore 20 ha questo effetto [generare spese che qualcuno deve pagare, n.d.a.]

Come detto però non ho le competenze giuste per rispondere, largo agli economisti.

Se ne parla da anni, sicuramente da dopo il terremoto dell'Emilia. Io, da studente, la sentii per la prima volta al SAIE 2012.
Cosa sarebbe? Brutale sintesi: classificazione del livello di rischio della propria abitazione, da 'A' ad 'F', come per le classi energetiche.
Il giorno dopo ogni terremoto viene annunciata in pompa magna, poi sparisce dalle notizie a lungo? Capisco che gli interessi economici in gioco siano grandiosi, ma per ora su questo fronte non si sono visti nemmeno piccoli passi.
Certo è molto forte incolpare il cittadino:

"il piagnisteo plebeo, il pietismo deresponsabilizzante, il populismo politico"

se lo stato, il governo, la politica non hanno la forza di creare una informazione che possa supportare i processi decisionali

E' il principio che viene usato dal governo che Bonaga e Boldrin criticano, ad esempio si poteva benissimo escludere dal risarcimento costruzioni realizzate dopo il 2004 o un qualcosa di simile.

tentativo

bonghi 30/11/2016 - 11:19

mi permetto da non economista di suggerire dove prelevare i fondi per affrntare il problema che e' stato posto;

soluzione semplice mi sembra sia quella di drenare denari dalle spese piu' inutile e dannose , penso soprratutto alle spese militari e a quelle per le infrastrutture , opere gia' definite "inutili e dannose" quali sono a mio modesto parere la tav , il mose e il redivivo ponte sullo stretto.tra le spese militari annovero anche lo sforzo fatto dall'italia per la segregazione forzata dei migranti...

forse i fondi cosi' raccolti non basteranno , ma sicuramente aiuteranno popolazione e pil nazionale maggiormente

Aggiungerei l' immancabile lotta all' evasione fiscale e poi abbiamo un perfetta copertura... a deficit!

assolutamente si'

bonghi 30/11/2016 - 12:06

certo , bisogna evitare , piu' che l'evasione fiscale , purche' tale evaso resti all'interno dei patrii confini , l'elusione fiscale che le grandi aziende attuano in italia , se si fattura in italia, li si paghi la tassazione , almeno per la parte di fatturata in italia appunto

sicuramente le spese sono a deficit , ma anche quelle militari ed ifrastrutturali lo sono

con grande modestia la mia proposta parafrasa il programma di donald trump , so che a certi "sinistri" certe idee non piacciono , ma esiste forte in italia uan componente per cosi' dire "repubblicana" che sostiene le idee del nuovo presidente usa 

make italy great again

No guardi il mio commento era ironico... 

da treccani il significato di ironia Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire

l'avevo intuito , tanto da essere d'accordo con lei sul fatto che l'evasione non e' un grande problema , lo e' piu' l'elusione di giganti tipo amazon che fanno evidentemente una concorrenza sleale alla attivita' che per dimensione devono mantenere sede in italia

il tutto e' in linea con le politiche a favore delle aziende usa previste dal nuovo presidente trump

Fare l'italia grande di nuovo .... sarebbe un ottimo motto anche qui in italia


Zone Sismiche Emilia.  

Di questo aspetto si è occupato questo documento del'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia https://ingvterremoti.files.wordpress.com/2013/03/2012_03_05_stucchi_et_al.pdf

"Dal 2003 l’area è classificata, mediante Decreti Regionali, prevalentemente nella zona sismica 3, convenzionalmente chiamata “terza categoria” (Figura 2; DGR Emilia-Romagna n.1435 del 21/07/2003, DGR Lombardia n.14964 del 7/11/2003, DGR Veneto n.7 del 3/12/2003). Si noti che le aree classificate nel 2003 sono le stesse che un apposito Gruppo di Lavoro aveva proposto per essere classificate fin dal 1998, in un documento pubblicato nel 1999 (Gruppo di Lavoro, 1999). Le informazioni di cui sopra sono pubblicate e pubbliche, contenute in Atti ufficiali di Stato e Regioni; pertanto, devono essere ritenute conosciute da tutti e, in particolare, da chi ha competenze amministrative o si trova comunque a operare nel settore della gestione del territorio e della progettazione."

Se è noto, tra gli addetti ai lavori, che una certa intensità sismica e' attesa, il fatto che le leggi ancora non obblighino ad adeguare gli edifici, non implica (specialmente in un paese dove la PA reagisce con l'inefficienza ed i ritardi irresponsabili a tutti noti)  che si possa comunque ignorare questa informazione quando si redige un progetto.

Un professionista, in ogni campo, non dovrebbe limitarsi ad assolvere gli obblighi di legge: questo è il minimo obbligatorio. Per questo tipo di progettazione basta un elaboratore elettronico che applichi senza ragionare, quanto stabilito dalle norme. Ed a quel punto, un professionista vale l'altro. La differenza la fa chi studia il problema, non limitandosi eclusivamente ad eseguire quanto prescritto, ma redigendo un progetto che sfruttando la competenza e l'esperienza dell'autore, esaudisca le richieste del committente, ovviamente rispettando le leggi e le norme in vigore.

In Emilia sono crollati capannoni in cui le travi erano semplicemente appoggiate ai pilastri, senza alcun ancoraggio. Mentre altri capannoni costruiti nelle stesse aree hanno visto crepe nei muri, ma la loro struttura portante non è risultata danneggiata. Eppure erano tutti stati costruiti rispettando le stesse norme.

È importante notare che molti danni sono stati provocati dal fenomeno della "liquefazione di terreni sciolti in falda" A prescindere dalla massima accelerazione prevista, la possibilità della presenza di questo problema era facilmente verificabile con una prova (spt) che costa meno di 500 euro. Evidentemente un gran numero di consulenti, progettisti, committenti e così via non se ne era preoccupato. Il problema, invece, si e' manifestato ed ha provocato danni. Per dire, sul Cestelli Guidi (1987) su cui ho (GB) studiato a suo tempo, c'era la fotografia degli edifici ribaltati di Nijgiata del 1964. Ed è spiegato di che si tratta. Se mi trovavo terreni granulari in falda, io una verifica la facevo anche se non era imposto dalle norme, e la passavo al progettista.

Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Cosa implica l'osservazione con abbiamo chiuso il paragrafo anteriore? Implica che esiste una responsabilità civile (del consulente, progettista, costruttore) ad offrire servizi adeguati agli standard professionali attesi. Esiste una nozione di negligenza ed esiste una nozione di adegauta professionalità che va applicata in queste come in altre istanze. Basta fare l'esercizio piuttosto banale di provare ad applicare un tale criterio formalistico e bizantino (in questo paese sembra non esserci proprio scampo ...) ad altre professioni: quella dell'avvocato, del medico, del commercialista ... A meno di richiedere la creazione del super grande fratello che non solo controlla ma anche stabilisce ogni singolo atto si debba compiere è ovvio che limitarsi alla pura lettera di ciò che la legge prescrive(va) per stabilire la negligenza è semplicemente suicida. Anche perché in Italia la legge arriva sempre dopo e tutti lo sanno.

Sul paradosso "Colosseo, monumenti e centri storici" che sembra divertire ed eccitare tanti ma che è, invece, banale torneremo in commento ad hoc. 

Se un edificio strategico (tipo quelli crollati in Agosto, vedi sotto) deve mantenere la sua funzionalità anche in caso di sisma, i danni che può subire sono forzatamente limitati. Non è quindi una impossibilità tecnica, quella che forza a decidere se costruire o meno un edificio in grado di subire danni minimi (è possibile farlo ed è stato fatto, lo si fa perfino in Italia, non solo in Cile, Giappone e Nuova Zelanda). Sono scelte di correre o meno un rischio, scelta personale del proprietario dell'immobile, le cui conseguenze non possono ricadere sulla collettività.

Bisogna quindi intendersi su cosa siano i "danni minimi a cui potrebbe provvedere una copertura assicurativa": secondo me (GB) non devono interessare le strutture portanti che non devono perdere la loro resistenza e non devono provocare crolli di muri e solai.

Una ulteriore considerazione: Se viene pubblicata una nuova normativa che identifica meglio il pericolo sismico di un'area, il non rinforzare il patrimonio immobiliare non e' giustificabile invocando il fatto che non era in vigore una legislazione che lo imponesse al momento della costruzione. Perché in questo caso si giustificherebbe la mancanza di investimenti sulla sicurezza del patrimonio immobiliare storico o antico. Che invece si ritengono appropriati e dovuti (rimandiamo di nuovo al commento specifico ma ci sembra serva solo un minimo di senso comune e pragmatismo al posto della battuta ebete per cogliere il punto). E si scaricherebbero, ancora, le conseguenze della decisione di non adeguare gli edifici sulle spalle della collettività e si parla di più della meta' degli edifici in Italia.

Sulla bufala "Ad Amatrice e paraggi le norme erano state rispettate"

Impressiona leggere certe affermazioni su nFA. Ma tant'è. In ogni caso, basta cercare:
 
http://www.lastampa.it/2016/08/29/italia/cronache/ospedali-scuole-e-caserme-gli-edifici-che-dovevano-resistere-VSF4PSMbtB6o2Kab0GI8zM/pagina.html

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-08-28/crolli-sospetti-inchiesta-anche-ad-ascoli-104928.shtml?uuid=ADKEVABB

http://www.iltempo.it/cronache/2016/09/03/news/lavori-fatti-male-pioggia-di-esposti-anonimi-1018661/

http://video.repubblica.it/dossier/terremoto-26-ottobre/giu-il-palazzo-rosso-di-amatrice-mio-padre-lo-costrui-bene-allora-non-c-era-antisismica/257016/257270

 www.google.com/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8#q=istat%20giorgio%20alleva%20terremoto%20rischio%20integrazione

Si può ovviamente continuare ad libitum ma è sufficiente l'uso del senso comune. Quindi, please, lasciamo stare.

La grande questione economica nazionale 

La risposta qui è forse non soddisfacente perché non siamo certi di comprendere cosa KFH abbia precisamente in mente.

Condividiamo che la funzione dell'assicurazione privata sia quella di coprire le spese che descrivi: o ben le "minori" che comunque un terremoto causa anche se l'edificio è a norma e l'intensità del terremoto uguale o minore alla prevista o ben quelle dovute all'evento eccezionale di un terremoto
superiore al max previsto.

Cosa succede, chiede KFH , quando si prova ad introdurre l'assicurazione privata "obbligatoria" (fra virgolette, perché si puo' obbligare ad un'assicurazione irrisoria che non copre niente come ad un'assicurazione che copre anche l'impossibile ...) viene introdotta in un contesto in cui quasi tutte o la grande maggioranza delle case sono a rischio perché violano la normativa (nel senso proprio da noi sopra descritto) in essere?

Buona domanda, e la risposta è parzialmente ovvia: SE il numero di compagnie assicurative che possono offrire assicurazione è piccolo non ci sarà mercato perché si trovano ad assicurare rischi correlati: se crolla una crollano tutte. In questi casi si paga lo scotto di decenni di violazione delle regole eccetera. Questo non implica, però, che sia obbligatorio lasciar stare tanto non c'è soluzione.

Le soluzioni pratiche ci sono, per imperfette che siano. Nello specifico italiano, ecco alcune idee non impossibili da realizzare, se c'è la volontà politica ovviamente.

a) Aprire mercato assicurativo cercando di far entrare altre compagnie che hanno rischi non correlati (assicurano case in Olanda da inondazioni o in Francia da esplosioni centrali nucleari, per dire)

b) Notare che se il terremoto è nelle marche forse non è in veneto o sicilia, quindi se ogni compagnia differenzia il rischio territorialmente forse il tempo per recuperare, via premi, il rischio di ogni località esiste perché non tutti i terremoti accadono sempre su tutto il territorio nazionale

c) Imporre, e questo è chiave, processi di adeguamento del patrimonio. Questo lo stato dovrebbe fare. Quando hai fatto disastri per decenni ovviamente devi pagare un periodo di transizione costosa, non c'è dubbio. Usassero incentivi calibrati per questo, ci starebbero tutti.

d) I premi assicurativi iniziali sarebbero di certo maggiori di quelli che ci si potrebbe attendere in una situazione normale, dove gli edifici sono in gran parte adeguati a norme. Da questo temo non si possa sfuggire, e con questo si torna alla situazione di partenza: gli errori del passato si pagano.

e) Aggiungerei che, nella situazione che descrivi, sarebbe economicamente ragionevole che lo stato facesse da ri-assicuratore per le compagnie. Come ad esempio in Giappone ... Complicato, perché apre la porta a ogni tipo di moral hazard e "capture" del riassicuratore pubblico ma, almeno in teoria, la cosa ci sta: per 10, 15, 20 anni sino a quando non stabiliamo di aver raggiunto una situazione di
normalità lo stato funziona da riassicuratore delle compagnie private che assicurano un rischio che è maggiormemente correlato, quindi difficilmente sostenibile da compagnie private con capitale illimitato.

Nessuno di questi aggiustamenti è, di per se, finale e perfetto. Tutti assieme possono permettere di uscire dall'assurda situazione attuale.

Gibbo e Michele

P.S. È tardi ed anche noi due dobbiamo lavorare talvolta. Sulle altre osservazioni, francamente meno cogenti, torneremo domani ignorando, ovviamente, quelle del tutto facete.

Se lo stato deve fare da riassicuratore, dov'è l'efficienza di questo sistema rispetto ad un fondo pubblico finanziato tramite tassazione immobiliare ad hoc eventualmente calibrata sul grado di rischio sismico?

In un sistema privato con garanzia pubblica:

- se l'assicurazione è facoltativa c'è un problema di selezione avversa enorme, a cui si somma l'azzardo morale

- se l'assicurazione è obbligatoria - vedi RCA - il sistema assicurativo italiano è più che portato a creare un cartello (e questo non lo dico io ma l'antitrust). E se fanno un cartello per l'RCA, pensate cosa possono fare in un mercato a zero rischi per l'assicurazione (visto che lo stato riassicura).

Un sistema unicamente privato invece molto difficilmente sta in piedi: se un terremoto distrugge una media città di 100.000 abitanti (e non qualche paese di montagna) nessuna assicurazione ha le spalle abbastanza larghe per pagare i danni, indipendentemente dal grado di diversificazione territoriale che riesce ad avere. Questo più quanto sopra su selezione avversa.

Ah, l'Europa non è un territorio normalmente sismico - noi siamo l'eccezione. Non è che le assicurazioni francesi o tedesche (ovviamente dobbiamo restare dentro l'UE) hanno expertise o capacità nel settore. E comunque un terremoto normalmente fa danni nell'ordine di miliardi o decine di miliardi di euro: dubito che anche una o più grandi assicurazioni europee resterebbero in piedi senza riassicurazione statale.

Insomma, se non è questo un fallimento di mercato!

Nota: divido la risposta in due diversi post. Questo contenente i punti in cui sono in disaccordo ed il successivo con i punti di accordo da sviluppare.

 

Zone Sismiche Emilia & Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Scusate se in prima lettura forse non ho colto il punto dell'intervento. Mi sembra che il cuore del Vs. ragionamento possa essere da questo paragrafo (correggetemi se ho frainteso):

Se viene pubblicata una nuova normativa che identifica meglio il pericolo sismico di un'area, il non rinforzare il patrimonio immobiliare non e' giustificabile invocando il fatto che non era in vigore una legislazione che lo imponesse al momento della costruzione. Perché in questo caso si giustificherebbe la mancanza di investimenti sulla sicurezza del patrimonio immobiliare storico o antico. Che invece si ritengono appropriati e dovuti (omissis). E si scaricherebbero, ancora, le conseguenze della decisione di non adeguare gli edifici sulle spalle della collettività e si parla di più della meta' degli edifici in Italia.

Nonostante sul caso Emilia Romagna ritengo siate in parte in errore, non voglio annoiarvi ribattendo i singoli punti. Ritengo piuttosto che sia più proficuo per tutti trovare un modo per uscire da questo problema. Cerco di rappresentarvi come può essere complicata la faccenda con una storiella che vorrebbe chiarire quanto l'inadeguatezza del corpus normativo tecnico, non solo pregiudica il proprietario/committente ma di fatto può essere all'origine della situazione che voi stessi denunciate.


Un imprenditore vuole realizzare alcuni immobili da vendere, chiede ad un professionista un progetto strutturale. Il professionista redige il progetto secondo i migliori criteri di cui è a conoscenza, lo presenta al committente il quale nota un poderoso aumento dei costi, chiede spiegazioni e gli viene risposto che, ritenendo il rischio sismico probabile per quella zona, nonostante la norma lo neghi, si è proceduto il quel modo.
– Cosa succede ora? Mi è facile continuare, perché mi è capitato.– Il committente si rivolge ad altri, tanto prima o poi si troverà qualcuno che ritenga che per questo tipo di progettazione basta un elaboratore elettronico che applichi senza ragionare, quanto stabilito dalle norme. (Sassolino nella scarpa!)
La mia storia (di progettista) finisce qui, quella dell'immobile invece continua: lo costruiscono, lo collaudano ed il Comune concede l'abitabilità. Con queste garanzie lo acquista una famiglia che per farlo accende un mutuo.
Cambiano le norme ed il capo famiglia, con l'avvedutezza che gli assegna il codice civile, si interessa per procedere se non all'adeguamento almeno al miglioramento di casa sua. Magari tornando proprio dall'ingegnere cui era stato rifiutato il progetto. – Mi piace romanticamente pensarlo.–

L'importo dei lavori è di gran lunga superiore a quanto sarebbe costato farlo in costruzione, un ordine di grandezza almeno. Il buon padre di famiglia vorrebbe farlo, ne avverte l'importanza, ma non ha sufficiente disponibilità economica; non ha accesso ad altro credito (ha già un mutuo da pagare!) e non può nemmeno alienare l'immobile: chi glielo compra in quelle condizioni? Si informa per avere almeno una assicurazione, ma nessuno assicura casa sua.

La storia sembra già drammatica così, ma il destino – cinico e baro – non si accontenta. Arriva un terremoto. Fortunatamente la famiglia è altrove: sono tutti salvi, ma la casa no, è distrutta con tutto quel che contiene.

La famiglia si trova ora senza più nulla e con un debito da pagare. Cosa può fare? Pensano di prendere un avvocato e fare causa: al costruttore, al progettista, al direttore dei lavori, al collaudatore e perfino al dirigente comunale che ha dato l'abitabilità. Qualcuno dovrà rispondere!Sono decisi, a costo di fare altri debiti. Un amico avveduto gli però fa notare che nessuna delle figure sopra ha violato alcuna norma. Ai tempi della costruzione la casa era perfettamente in regola.

La storiella potrebbe essere adattata ad altri mille casi, dall'immobile ricevuto in eredità e ristrutturato con norme che poi si sono addirittura rivelate dannose per l'edificio, all'edificio vincolato dalla Sopraindendenza. In quest'ultimo caso e in particolare vorrei tornare su un Vs. passaggio

Sul paradosso "Colosseo, monumenti e centri storici" che sembra divertire ed eccitare tanti ma che è, invece, banale torneremo in commento ad hoc.

La questione dal punto di vista tecnico non e' affatto banale, credetemi. Parliamone volentieri in un commento ad hoc.

Sulla bufala "Ad Amatrice e paraggi le norme erano state rispettate"

Impressiona leggere certe affermazioni su nFA. Ma tant'è. In ogni caso, basta cercare 

Preciso che non ho mai pensato, ne scritto una cosa del genere e riporto quanto scritto a riguardo

Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini. Sono a conoscenza di diversi casi in cui persone sono iscritte nei registri degli indagati per queste ragioni. Che poi nessuno abbia ancora pagato per questo non e' un problema tecnico, rientra nella amministrazione della giustizia italiana (non dell'esecutivo).

Grazie per la pazienza ed il tempo che mi avete dedicato nelle Vs. risposte

è prob. anche assicurato.. E una delle possibili soluzioni è proprio questa (una di quelle concrete...) Mutuo con assicurazione contro eventi sismici per le zone interessate( o tutte, cn premio agganciato alle probablità come sempre..) obbligatoria. Ad ogni passaggio di proprietà chi compra è cmq. obbligato(o tramite finanziamento o privatamente) ad assicurare l'immobile. E gradualmente risolvi.

Lei mi piace molto Ing., le invidio una pazienza che io ho perso da tempo.

Ciao KFH,

Mi interessava capire come secondo te finisce la vicenda della famiglia, narrata nel tuo commento.

Mi spiego meglio: nell'Italia di oggi, la casa gliela ricostruisce lo Stato o si dovranno arrangiare altrimenti (magari solo con un modesto contributo pubblico)?

In pratica ciò che viene paventato nel post (lo Stato che paga tutto e tutti) è quello che accade nella realtà?

Grazie per l'eventuale risposta,

Alessandro

ribadisco

B. Sandrone 1/12/2016 - 17:43

Colgo l'opportunità dell'aneddoto per ribadire il concetto espresso nel mio precedente commento:

"La mia storia (di progettista) finisce qui, quella dell'immobile invece continua: lo costruiscono, lo collaudano ed il Comune concede l'abitabilità. Con queste garanzie lo acquista una famiglia che per farlo accende un mutuo."  

Se il buon padre di famiglia fosse stato informato in modo semplice e comprensibile del rischio al quale era sottoposto l'immobile probabilmente avrebbe avuto modo ex-ante di investire meglio i suoi soldi. Una mancanza di informazioni gliela ha negata. Tutti questi soldi per una casa 'in classe sismica B'?!

Riprendendo la sua storiella che trovo sensata, ho una visione po' diversa:

A causa della mancanza d' informazione e in parte per il moral hazard, il mercato non prezza il rischio terremoto, quindi il committente non vede il valore aggiunto nel costruire una casa antisismica, poiché si troverebbe o con minor margine o con la casa invenduta, il padre di famiglia invece o non sa ancora che è una zona sismica di un certo grado o se ne frega, quindi quando acquista la casa non rappresenta un  valore aggiunto per lui: è lui il mercato. Il progettista e il committente fanno il loro dovere se rispettano la legge vigente al momento.Ad un certo punto veniamo conoscenza che ci sono dei rischi che prima non consideravamo, ma che erano presenti, sarò cinico ma:

-il padre di famiglia ha comprato un asset che ha perso valore.

-non ha capitale per mettere mano all' immobile.

-può vendere l' immobile a qualcuno con capitale, prima che il suo valore diventi 0 perderà dei soldi ma al meno non tutti.

 

Non credo possiamo farci carico delle scelte individuali di ognuno, a nessuno piace aver comprato qualcosa che perde valore, ma succede e bisogna essere consapevoli di questa possibilità, pensiamo alle subordinate o anche al lamento dei nimby. Comunque la mettiamo il valore di questi immobili costruiti in zone a rischio non è più quello di una volta. Non ho intenzione di sminuire il dramma, nessun sta dicendo di abbandonarli a se stessi, però iniziamo a venirci incontro e trovare una soluzione che non richieda troppo supporto economico da chi questi rischi, per fortuna o per raziocinio, non li ha presi, certo il problema è molto grande non lo metto indubbio e rimane fondamentale passare anche attraverso il punto c) del commento di Boldrin.

d'accordo

B. Sandrone 2/12/2016 - 12:56

D'accordo con te.

Anzi, grazie per avere trovato il tempo di esprimere con il linguaggio dell'economia ciò che intendevo. Ribadisco ulteriormente:

  1.  Il padre di famiglia può sapere che il suo territorio è 'zona sismica' ma siamo sicuri che vi sia la reale percezione del rischio? Un indicatore sintetico di rischio sismico dell'immobile è fondamentale per il decisore non tecnico.
  2. Che la casa sia 'in classe sismica' A,B,C,D... G lo capiscono tutti
  3. * cioè è un passo sostanziale verso la prevenzione, incentivando l'attore economico ad agire in modo desiderabile: perchè comprare una edificio che costa di più?
  4. Perchè
  5. a) protegge maggiormente la mia vita ed il l'investimento
  6. b) conserverà un valore nel tempo
  7. c) assicurazioni e riparazioni costeranno meno
  8.  * l'effetto collaterale è - si può immaginare - un deprezzamento dei valori degli immobili esistenti  rispetto ai nuovi.
  9. In questo senso tutti i proprietari di immobili hanno da perdere qualcosa. Rendere un indicatore di rischio obbligatorio, anche solo per edifici di nuova costruzione però è un primo passo verso il cambiamento della mentalità e potrebbe, al prossimo terremoto, tra 10,20,50 anni, contribuire a salvare vite
  10. http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/descrizione_sismico.wp?pagtab=2

Nota: in meno di un giorno 5 interventi sulla “Pars Destruens” e nessuno sulla “Pars Construens”, sapevo che la narrativa ha più successo della saggistica, ma non immaginavo che la storiella calamitasse tutta l'attenzione. Che debba provare a scrivere una storiella ambientata nel futuro?

@ ">Sig.Ernesto: A quanto capisco, conviene anche lei sulla necessità di una assicurazione obbligatoria, poco importa se legata ad un mutuo o stipulata in prima persona dai proprietari. Attenzione però! A mia conoscenza fino a poco tempo fa gran parte delle polizze escludevano esplicitamente il rischio sismico, sia quelle dei mutui che le Polizze Globali Fabbricato. Ma su questo è meglio interpellare qualcuno esperto di assicurazioni.

@ ">Alessandro: Per finire la storia narrata posso basarmi sui fatti di cui sono a conoscenza (senza giudicarli). Per il terremoto del 24 agosto, come hanno scritto Boldrin e Bonaga in questo articolo: si prevede un contributo del 100% nelle aree colpite per le prime e le seconde case.

Quanto al passato, la ricostruzione all'Aquila (2009) non è mai decollata veramente finché il decreto Barca non sbloccò i fondi alle seconde case. Dell'Emilia (2012) non ho conoscenza diretta di come è andata, mentre ricordo che per Salò (2004) c'era una distinzione più articolata di livelli di finanziamento.

Posso anche dirti cosa sarebbe successo in Giappone. Alcune persone, soprattutto anziani nelle zone rurali, non riescono ad assicurare la loro abitazione perché risulta non conforme alle norma vigente, e probabilmente ritengono che l'investimento per metterla a norma sia oneroso rapportato alla loro aspettativa di vita. - Sì, succede anche lì!

Quando arriva il terremoto che la distrugge il governo fornisce una abitazione pubblica più un rimborso forfettario pari a circa 10'000 EUR (se non ricordo male). Solitamente riescono a vendere il terreno e a ricavarne un fondo che accantonano.

Ripeto, solo fatti, nessun giudizio.

@B. Sandrone @ottoking

La storiella del buon padre di famiglia parla del passato che non vorremmo si ripetesse. Se là non c'era nemmeno una norma che definiva le zone sismiche, figuratevi se era pensabile fare una classificazione sismica.

Ricordo che solo di recente le ristrutturazioni antisismiche sono state ammesse agli sgravi fiscali (tipo 65%), mentre da oltre dieci anni esistono per il risparmio energetico. Risultato: case crollate ma con cappotti, serramenti, caldaie e pannelli solari nuovi di zecca.

Per il futuro (vedi Pars Construens) sono d'accordo: è necessario introdurre un sistema di classificazione oggettivo e chiaro, forse affiancandolo con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie.

Tutte le ciance sin qui spese non sono che un tentativo di capire quali ostacoli hanno finora impedito che questo avvenisse con l'intento, se possibile, di raccogliere idee affinché tali ostacoli vengano finalmente rimossi.

La grande questione economica nazionale

Su questi punti [a) - e)] sono d'accordo al 100%.

Mi spingerei oltre azzardando una proposta, con la consapevolezza di poter dire baggianate, visto che esco dal mio campo.

 

Il passaggio in toto ad un sistema assicurativo obbligatorio sul rischio sismico potrebbe generare problemi in fase di avvio. D'altro canto, l'introduzione progressiva di un regime assicurativo privato potrebbe aiutare a rendere più rapido ed efficiente il processo di ricostruzione, favorendo altresì una suddivisione del rischio che non ricadrebbe più solo sui cittadini e sullo Stato.

Se a questo si aggiunge l'intenzione del Governo di dare avvio ad un progetto poliennale di ampia scala per la messa in sicurezza del territorio [c.d. Casa Italia], viene spontaneo pensare che questo è il momento giusto anche per pianificare una possibile soluzione per la assicurazione privata dei danni da sisma, sul modello di altri paesi (U.S.A., NZ, Giappone). Non voglio entrare nel merito assicurativo delle soluzioni usate all'estero e mi limito a porre la questione della modalità con cui passare ad un ipotetico nuovo sistema.

Poniamo che il Governo dia avvio (come promesso) al rinnovamento delle aree più a rischio offrendo ai cittadini interessati incentivi sotto forma di sgravi fiscali o altre agevolazioni. Questa fase potrebbe essere cruciale anche per il cambio di sistema di assicurazione del rischio.

Mi spiego. Se dal momento che un nuovo edificio viene ultimato, o uno esistente viene adeguato si procedesse a renderne obbligatoria l'assicurazione (privata), verrebbero molti degli ostacoli che questo passaggio comporta. Ricordo infatti che anche gli edifici a prova di sisma più moderni subiscono danni che devono essere riparati e possono persino essere completamente compromessi, a patto che non mettano in pericolo le persone che vi abitano. Per questo tali soluzioni assicurative sono comuni  anche il California, NZ, Chile e Giappone. Allo Stato resterebbe solo la copertura del rischio ultimo, ovvero un terremoto che supera le prescrizioni normativa che lo Stato medesimo fissa - e che le assicurazioni private normalmente escludono.
Gli edifici che hanno subito solo un miglioramento meriterebbero una discussione a parte.

Per non introdurre sperequazioni tra un cittadino con una casa nuova (o adeguata) e assicurata ed uno il cui rischio è ancora in capo allo Stato, il premio dovrebbe essere completamente detraibile e la polizza esentata da imposte per l'assicurato. Chi paga una assicurazione di tasca sua non “grava” sullo Stato per i rimborsi, quindi non è corretto che su questo venga tassato. Tale regime fiscale dovrebbe essere garantito sino alla messa in regime del nuovo sistema (uno-due decenni) per tutti gli immobili di qualunque zona sismica.

Non saprei valutare i costi ed i benefici per lo Stato, suppongo però che la ripartizione del rischio, oltre ad una maggiore tempestività dei finanziamenti e allo snellimento delle procedure sarebbero un vantaggio per i cittadini colpiti da calamità e per tutti i contribuenti in generale.

Le assicurazioni godrebbero invece di una platea di assicurati crescente e con livelli di rischio da "paese avanzato" ed i cittadini non avrebbero ragione per evitarne il pagamento delle polizze vista la detraibilità, salvo colpose omissioni.

 

Il lavoro chiama anche me. ;-)

Una qualche tipologia di copertura assicurativa è sicuramente necessaria. Trovo però che se ne sottovalutino i costi per il cittadino, almeno nel breve termine.

Anche la sola valutazione del rischio, se fatta 'su misura' del fabbricato e non su base statistica (tipo RC auto) è relativamente onerosa. Diverse cmpagnie potrebbero inoltre stimare la vulnerabilità in modo sostanzialmente diverso, vista l'arbitrarietà di alcune valutazioni. Cosa ne pensa?

Sarebbe auspicabile l'introduzione di una classificazione oggettiva e chiara degli edifici esistenti; affiancandola con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie. Realizzare il secondo punto senza il primo risulterebbe oltremodo difficile. Questa soluzione potrebbe coprire l'intero spettro di casi sia di edifici nuovi che esistenti.

Più nello specifico, il primo passo potrebbe partire dagli edifici nuovi o adeguati, gli standard da rispettare in questo caso sono quelli già fissati per legge, quindi:

  1. A1) non vi sarebbe (quasi) nessun onere nella valutazione dei danni attesi per i livelli di rischio associati ai diversi tempi di ritorno attesi per eventi catastrofici (tra ingegneri si direbbe: per ciascuno Stato Limite), perché questi sono un dati di uscita del progetto di costruzione o di ristrutturazione;
  2. A2) non si pone il problema di costruzioni con performance scadenti, dato che questi interventi devono essere realizzati secondo gli standard correnti e la catena di responsabilità è chiaramente identificata (progettista, esecutore, collaudatore...);
  3. A3) a partire dai danni attesi per ciascuno Stato Limite è possibile valutarne il costo associato (expected loss), che immagino possa servire all'assicurazione per valutare il premio della polizza, - correggetemi se sbaglio.

 

  1. Allargando la valutazione della vulnerabilità a tutto il patrimonio edilizio esistente:
  2. B1) le procedure di analisi e di valutazione devono essere oggettive e condivise, attraverso apposite specifiche tecniche;
  3. B2) le valutazioni dovranno essere eseguite per ciascun edificio, al limite su tipologie omogenee in quartieri urbani costruiti in serie (con limitate verifiche puntuali);
  4. B3) nel caso di aggregati complessi, come i centri storici, tali valutazioni debbono essere estese all'intero aggregato.

e poi?

giovanni federico 5/12/2016 - 23:46

Ipotizziamo che si accerti che un edificio del Cinquecento è altamente vulnerabile. Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?

Any idea?

Il mio pensiero: Classificazione di rischio sismico (vulnerabilità per esposizione) da rendere progressivamente obbligatoria per tutti gli immobili.

E' uno strumento conoscitivo fondamentale per il cittadino e per il decisore in generale, quale può essere il caso di una assicurazione.

Detta classificazione può essere condotta in due modi.

a) con valutazioni speditive per immobili di 'recente' costruzione. Questa deve essere molto a favore di sicurezza e mai permettere di superare un certo indicatore di performance o rischio* (i.e. al massimo classe 'B', pure se edificio di nuova costruzione perfettamente conforme alla norma)

b) con indagini approfondite. Ricadono in questa fattispecie immobili esistenti di non recente costruzione oppure immobili nuovi che vogliano aumentare il loro valore di mercato certificando un rischio sismico sostanzialmente inferiore i requisiti di legge o una performance sostanzialmente migliore (p.e. progettato per non danneggiarsi sotto l'azione di un sisma pari a quello di legge).

In questa sede, per edifici che mostrino alta vulnerabilità è importante che vengano indicati e giustificati interventi con alto rapporto benefici costi, anche con una prima quantificazione degli stessi, per permettere almeno di salvaguardare la vita degli occupanti.

 

Ricadute della classificazione sull'assicurazione

Gli immobili -poniamo- della classe sismica 'B' o migliori, devono poter vedere assicurata una somma necessaria ad eventuale ricostruzione totale (assai improbabile) o ripristino totale. Qui si può apprezzare la differenza in termini di premio assicurativo per ha deciso -liberamente- di costruire e certificare performance superiori alla norma.

Per il patrimonio esistente per il quale si constati una alta ed altissima vulnerabilità** si può vedere assicurato un controvalore figurativo o d'uso, magari non sufficiente alle spese di riparazione nè di ricostruzione, ma commisurato a necessità abitative post sisma. Gli abitanti di questi immobili sismicamente insicuri, si trovano quindi un valore di mercato sostanzialmente inferiore a prima. Suppongo questo sia il vero motivo politico che ha sempre bloccato normative di questo tipo. In cambio però:

1) possono accedere a suddette polizze assicurative che coprono necessità materiali ed abitative a prezzi calmierati o con corpose detrazioni fiscali. I.e. in caso di sisma non bisogna aspettare l'intervento dello stato, se e quando arriva.

2) se l'immobile vulnerabile non è di interesse storico-artistico elevato vengono rilassati vincoli di qualsiasi natura per abbattimento e ricostruzione, anche con bonus volumetrico che possa fornire incentivo (da lasciare ai comuni, sempre e comunque senza occupare nuovo suolo). Penso alle città con prezzi al metro quadrato molto elevati e patrimonio immobiliare post WWII.

3) Lo stato può concorrere al miglioramento sismico con contributi a parziale copertura di immobili privati che ritiene di forte\fortissimo interesse storico-artistico, purchè vengano almeno in parte resi accessibili al pubblico. Per questo si potrebbe pensare anche all'impiego di fondi europei.

Ogni punto meriterebbe volumi di approfondita discussione, io metto solo un po' di carne al fuoco.

Mi rendo conto che in tutto questo è di importanza sostanziale la quantificazione di contributi, entità delle polizze e del rischio, che richiede competenze assai multidisciplinari.

 

In sintesi: se sei stato informato correttamente ed in modo comprensibile di avere un immobile altamente vulnerabile non hai voluto procedere a valutazioni più approfondite E  hai deciso di non stipulare una assicurazione agevolata e di importo modesto, allora si può iniiare a parlare di moral hazard, rimanendo comunque la questione assai complicata e ricca di specificità che purtroppo si concretizzano sulla pelle delle persone.

 

 

* ci sarebbe da discutere anche di questo ma per ora concedetemi di confondere i concetti e legare strettamente performance -qualunque cosa significhi- e rischio. Ovvero 'performance' o prestazione elevata corrispondono a rischio basso.

** se abitassi in un edificio di classe sismica 'G', qualche domanda me la farei, pur senza creare inutili allarmi

C'è una questione di fondo da risolvere prima di entrare nel dettaglio delle proposte, alcune delle quali sono molto interessanti.

Classificazione di rischio sismico (vulnerabilità per esposizione) da rendere progressivamente obbligatoria per tutti gli immobili.

Nel momento stesso in cui lo Stato obbliga ad accertare che un immobile è intrinsecamente insicuro, quali strumenti mette in campo per gestire le conseguenze che questo comporta?

Mi spiego. Se l'edificio è insicuro il Comune dovrebbe togliere immediatamente l'agibilità, succede dopo un terremoto oppure dopo un incendio o una fuga di gas, quando i VVF accertano che l'immobile è privo dei requisiti minimi di sicurezza.

Questa operazione non è priva di conseguenze: le utenze debbono essere interrotte, sicuramente quella del metano (riscaldamento) [Decr. n. 37 22 gennaio 2008]. Solitamente i Sindaci procedono con una ordinanza di sgombero.

Anche allentando vincoli normativi, e supponendo che poi qualcuno si assuma queste responsabilità, l'introduzione di un obbligo di questa portata (classificazione o assicurazione) deve essere accuramente pianificato.

Al contrario, se queste iniziative fossero lasciate alla buona volontà di ciascuno, sarei dubbioso circa la loro efficacia. Sarebbe un po' come certe persone che non vanno dal medico per paura che gli possa dire di mettersi a dieta o di smettere di fumare. Fin qui nessun problema, ma se la casa di uno che "non vuole smettere di fumare" crolla su quella del vicino che l'ha appena adeguata sismicamente?

P.S. Era un esempio, non se la prendano i fumatori!

Nel momento stesso in cui lo Stato obbliga ad accertare che un immobile è intrinsecamente insicuro, quali strumenti mette in campo per gestire le conseguenze che questo comporta?

 Le questioni qui sono sottili e spinose. Non sono d'accordo che l'alternativa sia tra fare finta di non vedere e pagare l'adeguamento a tutti (mi perdoni la sintesi brutale)

'Sismicamente insicuro' non significa di per sè crollo incipiente, come 'di classe energetica G' non significa che stai al freddo d'inverno.

Il paragone è forzato ma è fisologico che il confronto tra tecnologie (e risorse) di oggi e di 40 anni fa possa risultare impietoso, soprattutto per certi tipi di edilizia.

Il risultato è però relativo: oggi sappiamo fare molto meglio, non ti sta per cadere la casa in testa. Magari speriamo che non si verifichino terremoti.

Nuovo paragone, ancora legato al mondo dell'auto, io la vedo così:

https://www.youtube.com/watch?v=joMK1WZjP7g

Non è che per tranquillizzare i possessori di Chevrolet Bel Air 1959 evitiamo di fare crash test.

Dal punto di vista tecnico dirò una cosa che molti colleghi (ingegneri) potrebbero considerare eterodossa: un edificio del 1500 che non abbia subito nel tempo interventi di trasformazione eccessivi o non sia stato privato a lungo della necessaria manutenzione, probabilmente non sarà (altamente) vulnerabile, come si è sovente portati a credere.

Non sto' ad annoiarvi con le questioni tecniche, vi faccio solo notare che, nelle condizioni citate sopra, la storia ha già messo quella costruzione a confronto con diversi eventi sismici: quindi se è arrivato intatto sin qui probabilmente non sarà messo così male. Un caso evidente ed estremo sono gli acquedotti romani.
- Questo vuol dire che una volta costruivano meglio che oggi? No, semplicemente che le le strutture peggio costruite sono già state eliminate dalla selezione naturale.

Questa considerazione purtroppo non è valida per l'edilizia minore, i borghi di cui si è detto, ove la stratificazione costruttiva (abusi edilizi compresi) rende difficile sia la diagnostica che un eventuale intervento di adeguamento. Agli ostacoli tecnici si devono inoltre aggiungere: l'interazione con altri vincoli di tipo storico ed artistico e – soprattutto – la frammentazione della proprietà.

Purtroppo, le soluzioni elencate esulano dalle mie competenze e per questo sono curioso di sentire quali altre idee possano nascere.

Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?

noto , senza nascondere un po di amarezza , l'assenza di interesse per capire dove trovare i fondi per finanziare un miglioramento del parco immobiliare italiano , pubblico e privato

chiedo ora all'ingegnere se condivide le mie paure circa la pericolosita' del mose ( in caso di rottura di paratie durante una marea ) per la sua possibilita' di creare onde anomale dall'alta capacita' distruttiva

infine vi chiedo circa l'obbligatorieta' dell'assicurazione :

i)non credete che questa venga vissuta dai cittadini tanto ingiusta quanto la ricostruzione tramite la fiscalita' generale ..... nello specifico  perche' mai un abitante in zona non sismica dovrebbe pagare un assicurazione i cui vantaggi saranno solo per chi subisce danni da terremoto

ii)quante e quali assicurazioni dovrebbero essere obbligatorie per gli edifici , mi spiego : oltre ai terremoti ci sono altri eventi molto distruttivi , bisognerebbe quindi imporre l'obbligo di assicurare le abitazione contro i terremoti , contro le alluvioni , contro le frane , contro eruzioni di vulcaniche etc etc , non credete che sarebbe eccessivamente dispendioso per il cittadino?

In realtà trovo l'idea stessa di nuove tasse perversa di per sè, quindi mi sono d'accordo con lei. Io non propugno l'obbligatorietà dell'assicurazione, quando la consapevolezza del rischio. Se lei conosce cosa succederà alla sua casa in caso di terremoto e dispone della possibilità di accedere a polizze a copertura di un rischio ragionevole, sul premio delle quali lo stato le riconosce una tassazione agevolata -visto che non dovrà fornirle assistenza\contributi in caso di sisma- per me risulta sufficiente.

Se abita vicino a un fiume lei sa che in passato questo è uscito dagli argini, sa che il rischio esiste e lo percepisce, quantomeno fa attenzione tutte le volte che piove per molti giorni di seguito e non pretende che qualcuno paghi per il fango che le può portare in casa (a meno che, p.e., non ci sia dolo nella gestione e manutenzione dell'argine, altra storia però).

 

Con il sisma questo rischio è meno percepibile, ma potenzialmente fatale per le persone e distruttivo per il sistema economico.

Così, per ricordare perchè lo stato dovrebbe avere 'a cuore' questo problema, ricordo alcuni eventi geologicamente recentissimi (comunque: https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Italia_nel_XXI_secolo)

 

Terremoto Messina, 1908, più di 10000 (centomila) vittime stimate

Terremoto Friuli 1976, 990 vittime

Terremoto Irpinia 1980, 2914 vittime

Terremoto Umbria 1997, 11 vittime

Terremoto Aquila, 2009, 309 vittime

Terremoto Emilia, 2012, 20 vittime

Terremoto Accumoli, agosto 2016, 299 vittime

 

Ho inserito solo quelli che mi venivano in mente e fatto affidamento a wikipedia per le cifre. Non ho riportato nè feriti nè edifici danneggiati.

In quanto a:

"perche' mai un abitante in zona non sismica dovrebbe pagare un assicurazione i cui vantaggi saranno solo per chi subisce danni da terremoto" 

Mi permetto di risponderle provocatoriamente: perchè mai se sono sano dovrei fare visite di controllo?

Rilancio: perchè se compra una macchina ha le informazioni sul crash test http://www.euroncap.com/it e se compra una abitazione per 10 volte la stessa cifra no?

caro sandrone , mi permetto la seconda persona .... del resto il "lei" e' femminile.

mi apre di capire che siamo entrambi contrari ad imporre lobbligatorieta' di un assicurazione ..... gia' l'obbligo di installare le valvole termostatiche lo trovo una truffa , ma scusa se divago.

potrei essere favorevole alle tua affermazione : "visto che non dovrà fornirle assistenza\contributi in caso di sisma"

tuttavia spesso le assicurazioni cercano di non pagare quanto dovuto

questo ci porta al titolo del commento , che altro non e' che l'ampliamento della problematica sollevata gia' nell'articolo principale :

"Perché mai è buona politica fornire incentivi pubblici per costruire e vivere in zone ad alto e comprovato rischio sismico? Quale sarebbe la logica di tale politica? Forse che il fatto d'aver vissuto in zone ad alto rischio in passato, senza assumersene i costi, genera il diritto di continuare a viverci a carico di chi vive altrove?"

in sintesi concludo che atteggiamente prettamente razionali , che pur sono condivisibili hanno difficile , se non impossibilie applicazione in democrazia ..... immagina le proteste , forse le violenze che seguirebbero ad atteggiamenti come quelli auspicati gia' nell articolo di boldrin "Lo stato dovrebbe mettere in chiaro che non rimborserà più le case crollate a causa della violazione delle norme in essere per la costruzione e l'adeguamento"

che porterebbero come minima conseguenza alla caduta del governo che si facesse alfiere di tali posizioni.

piccola puntualizzazione sulle provocazioni , che pur apprezzo : 

i paragoni mi sembrano un po uori misura .... mi spiego : non esistono persono che non hanno possibilita' di ammalarsi .... mentre esistono territori a rischio sismico nullo

ugualmente per le macchine non esistono macchine che abbiano garanzia di non fare incidenti .... mentre esistono zone libere dal rischio di allagamento 

di qui la necessita' , non l'obbligo almeno per le persone , di fare controlli sulla propria salute e ( questa volta' si' l'obligo ) di fornire certificati di sicurezza per le automobili

in risposta

B. Sandrone 8/12/2016 - 09:17

Gentile Bonghi,

Il 'lei' è in questo caso usato come allocutivo, trova tutti i riferimenti del caso su vari dizionari online. Trovo il tema di estremo interesse, anche se mi sembra che questa specifica discussione tra lei e me stia scadendo nell'accanimento più che nella comprensione.

I paragoni sono utili per fornire una immagine e una concrettezza al pensiero astratto, ma possono limitare, giocoforza, la generalità della discussione. Per l'ultima volta non vi rinuncerò, che non mi si accusi di lanciare il sasso e ritrarre la mano.

Per punti, particolarissimi, i miei pensieri:

... gia' l'obbligo di installare le valvole termostatiche lo trovo una truffa [...] spesso le assicurazioni cercano di non pagare quanto dovuto

 

I tempi sono difficili, non rinunciamo a quello che si può fare, all'ordinarietà dei rapporti onesti, in favore di una relativa minoranza di disonesti che rendono il mondo un posto peggiore e vengono propagandati come 'lo schifo generale'. I meccanismi assicurativi di norma funzionano, le disonestà vanno individuate e punite, non guardate solo con rassegnazione.

in sintesi concludo che atteggiamente prettamente razionali , che pur sono condivisibili hanno difficile , se non impossibilie applicazione in democrazia .....

Ancora, rinunciare alla razionalità e ad una idea giusta (ideale, si direbbe in altri contesti) è purtroppo espressione dei tempi. Le cose che riguardano la vita delle persone vanno trattate con estrema delicatezza e trovo questo tono da 'moral hazard' presente nell'articolo pesante e ingiustificato. Le mie proposte altro non sono che materiale di discussione, un 'come' del tutto imperfetto al quale, come fa notare lei, non è indifferente il 'quanto' (quanto costa? Quanto ce n'è davvero bisogno nella zona in cui vivo...).

Rinunciare alla cultura della prevenzione, a migliorare il paese in cui viviamo, a spiegare il perchè di ciò in cui si crede perchè 'non vende' è avvilente.

 

i paragoni mi sembrano un po uori misura .... mi spiego : non esistono persono che non hanno possibilita' di ammalarsi .... mentre esistono territori a rischio sismico nullo

In Italia esistono territori a rischio sismico più basso di altri, come l'Emilia. Per farsene una idea cerchi su google immagini 'seismic hazard map europe'. In ogni caso una eventuale classificazione sismica degli edifici terrebbe conto di

1. probabilità che si veririfichi un sisma di una certa intensità nella sua zona (poniamo bassissima)

2. caratteristiche dell'edificio (poniamo 'medie')

Il risultato sarebbe una 'classe sismica' elevata (i.e. basso rischio), di cui lei sarà informato e che saprà qualificare, per confronto, in una compravendita o in qualsiasi altra occasione.  Poi potrà decidere se pagare o meno un premio assicurativo proporzionato, se dare più o meno valore a quell'immobile, se farci vivere o meno la sua famiglia, se pagare la stessa cifra un immobile più piccolo ma più sicuro, se ignorare completamente la cosa.

In conclusione, se ritene il 'rischio sismico nullo', potrà valutre  consapevolemente di essere 'libero dal rischio'.

Se è giovane e si sente in salute potrà ritenere, a suo rischio e pericolo, di non potersi ammalare. la statistica le\ci darà, probabilmente, ragione.

 

 

sotterro

bonghi 9/12/2016 - 16:26

l'ascia di guerra , pur inconsapevole di averla estratta...

mi scuso per la seconda persona

mi propongo di farla consapevole che le mie intenzioni non erano allo scontro

ho sbagliato nel darle l'impressione di esprimere giudizi , escluso quello sulle valvole che continuo a ritenere inutile nella misura in cui sottrae risorse ad interveti piu' utili per l'efficientamento energetico dei fabbricati.

per le assicurazioni credo abbiano il diritto di minimizzare i risarcimenti pagati

risarcimenti , per tornare al tema che all'interessante aggiungerei il macchivelliano , che potrebbero essere non "democraticamente" accettati 

sul quale tema peraltro non voglio esprimere giudizi , e come per gli altri , solo constatazioni.mi spiego , non ho voluto dire di rinunciare alla razionalita' , osservavo solo come questa talvolta non riesca a convivere con la democrazia

ugualmente non volevo sostenere l'inutilita'  della prevenzione quanto piu' la sua attuabilita' ... in un sistema democratico , e quindi intrinso del populismo cui l'articolo fa costante riferimento , certe scelte pur razionali non sono accettate .... lo scontento come gia' e' , sarebbe bacino uleriore di voti per una forza appunto "populista", ne abbiamo gia' conferma ampia e diffusa in tuto l'occidente e piu' oltre non mi esprimo per ignoranza

mi scuso se ho puntualizzato troppo sui paragoni contestati , la critica era prettamente sulla forma , non per il contenuto

capisco che il problema sia forse non propriamente in linea con l'articolo e che forse vengano maggiorrmenteapprezzati interventi piu' tecnici purtroppo fuori dalla mia portata 

mi spingo in chiusura ancora oltre , piu' che democrazia e razionalita' bisognerebbe valutare il problema : umanita' e razionalita' , c'e' insita nell'uomo un componente irrazionale , componente che ritengo addirittura preponderante che rende impossiblie all'umanita' il seguire scelte razionali

cordialmente bonghi

confusione

dragonfly 2/12/2016 - 15:29

Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Cosa implica l'osservazione con abbiamo chiuso il paragrafo anteriore? Implica che esiste una responsabilità civile (del consulente, progettista, costruttore) ad offrire servizi adeguati agli standard professionali attesi. Esiste una nozione di negligenza ed esiste una nozione di adegauta professionalità che va applicata in queste come in altre istanze.

occhei, imperizia, imprudenza, negligenza però sono primariamente responsabilità penale, oltre che civile. e penalmente, vale il rispetto della legge e della normativa che è specifica. e cosa senno?

riporto una notizia odierna, su un caso, dei più gravi.

http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/terremoto-bbg-archiviazio...

 

scuse dovute

bonghi 3/12/2016 - 10:03

mi scuso con la redazione , gli autori e l'utenza di nfa per il tono di disputa che pervadeva i miei commenti precedenti , su richiesta li cancellero' , viceversa li lascero' a memoria dell'errore commesso.

resto pero' dello stesso avviso per i contenuti espressi che cercher' di esporre in maniera piu' consona all'ambiente.

a tal proposito riporto i seguenti : 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/17/missioni-militari-stanziati-1...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/14/mose-le-dighe-sinceppano-di-n...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/17/tav-i-costi-esplodono-83-119-...

mi perdonerete la fonte ( il fatto quotidiano )...

tutto per rispondere a chi si domandava dove prelevare i denari necessari alla tutela del patrimonio storico , artistico e territoriale

faccio modestamente presente che se correttmnte un cittadino si indegna peche' la sua tassazione va a ricostruire case non a norma , altrettanto si indignera' sapendo che le sue tasse vanno in una guerra lontana di cui lui non sente l'esigenza.

per il mose , che pure una minima utilita' teorica la mantiene si contesta 

i)la pericolisita' per la citta di venezia in caso di rottura paratie durante uan mare ( con conseguente "tsunami" verso venezia .... mi perdonereta la parola tsunami ma volevo dare idea della pericolosita' dell'onda )

ii)oltre i costi per la costruzione , gli elevatissimi costi di gestione , necessari per evitare quanto affermato al punto i) che andranno a sicuro discapito della salvaguardia della citta stessa

per la tav , di nuovo , oltre i costi per la costruzione ( che so in molti additate alla corruzione italiana ) si vuole contestare il fatto che l'unica utilita' che avra' , sempre a mio modesto parere , sara' quella di agevolare l' "invasione" dell'agroalimentare francese in italia con conseguente sofferenza delle poche azeinde agricole ancora nel territorio

spero si riesca ad apprezzare se non i contenuti , almeno lo sforzo fatto nel rtentativo di essere all'altezza di nfa

Vediamo di affrontare il tema "prevenzione terremoti" dal punto di vista del diritto naturale.

Partirei dai "diritti alla vita ed alla salute", che significano che il nostro diritto alla salvaguardia di noi stessi va difeso dai soprusi, ma soprattutto che non va ostacolato.

In questo caso, il sistema italiano è in difetto, nei seguenti termini :

- l'Autorità Pubblica, anziché agevolare i consolidamenti da parte del cittadino, ne ostacola il cammino con iter sia burocratici che tecnici complessi (e, perciò, costosi). Per capirci, il complesso iter burocratico-urbanistico per costruire il ponte di messina è lo stesso che per piantare il cartello di un agriturismo. E non sto scherzando.

- le difficoltà aumentano in quanto le norme tecniche sono purtroppo molto criticabili e spesso errate. Ad esempio, l'irrigidimento di un solaio, che permette alle sollecitazioni orizzontali di trasferirsi alle pareti parallele al sisma, risultano erroneamente in un peggioramento utilizzando le attuali norme tecniche. Altre misure di sicuro miglioramento, come le catene, per le norme tecniche non hanno invece un'influenza misurabile. L'errore non è solo tecnico, ma di principio: sostituire la responsabilità individuale del progettista e del suo sorvegliante pubblico con la compatibilità a norme, per definizione interpretabili, limitate e, come nel caso di fattispecie, sbagliate.

- la sorveglianza del merito strutturale delle costruzioni e dei consolidamenti non c'è, sostituita con sorveglianza di tipo formale.

- Più in generale, lo Stato giustifica alte imposizioni fiscali (anche sulla semplice proprietà immobiliare) con l'assunzione di responsabilità nella sicurezza dei cittadini, trasferendo insieme alle risorse economiche (ad esempio non sono deducibili le spese per vivere e per curarsi), anche le specifiche responsabilità, dall'individuo alla comunità.

 

Passiamo ora da un diritto dell'individuo ad uno del cittadino (anche se in italia non c'è questa differenza), ovvero quello all'assistenza sociale.

Questo post pretenderebbe una specie di obbligo dell'individuo ad adeguare il proprio immobile contro il sisma. Scordandosi che trattasi di sforzo economico non sostenibile dalla maggior parte dei proprietari immobiliari (non scordiamoci che fino al 2005, le norme tecniche informavano gli ingegneri che i territori soggetti a sisma erano pochissimi. E fino al 1974, semplicemente nessuno). Ora, quando un cittadino (non un individuo qualunque che passa per il paese) non ce la fa a tutelare la propria salute e sopravvivenza, la comunità dovrebbe aiutarlo (istinto di solidarietà, chiamato "assistenza sociale"). E qui abbiamo un altro problema:

- l'assistenza sociale, in questo paese, è impostata sul contributo a perdere (a chiunque) anziché sul finanziamento agevolato (tipo prestiti d'onore). Perciò, è soggetta, oltre che a ruberie, abusi e sprechi, anche ad insufficienza di fondi.

 

Penso che tutte le proposte dibattute in questo post siano del tutto inutili se prescindono dalle condizioni giuridico-istituzionali di questo paese, che ho qui descritto.

condivido molti aspetti e in particolare alcune osservazioni preliminari, come il virgolettato seguente:

"La mancanza di consapevolezza dei pericoli di un terremoto ha fatto scendere in secondo piano la necessità di costruire case con struttura adeguata a resistere al massimo sisma previsto e di dover rinforzare la struttura di case costruite in modo non adeguato."

cionondimeno molti borghi antichi (es. il mio caro "Arquata del Tronto") dell'appeninno esistono da secoli e magari sono dei vecchi genitori scomparsi o rimasti soli , che non sono in grado di accollarsi un adeguamento sismico (ultime norme 2008). 

Inoltre non condivido le conclusioni che si possono trarre. es. l'obbligo di assicurazione, che ha accennato il governo Monti e poi quasi ventilato il governo Renzi; 2 esempi neo-liberisti disposti a far entrare i grandi gruppi privati come la soluzione al problema.

Quanto piuttosto fare dei controlli capillari sulle ristrutturazioni e costruzioni delle zone sismiche (zone 1 e 2), onde verificare a campione che le norme siano rispettate e nuove migliori tecnologie siano utilizzate e/o favorite.
In una palazzina residenziale di L'Aquila, a seguito del sisma dl 2009 classificato  cat. E, abbiamo ricostruito le tamponature e rafforzato la struttura in ca dei primi 2 piani, incluso il mio app.to, utilizzando anche nuovi materiali. Come 2.a casa ho ricevuto l'80% di contributi, ottenendo un edificio più sicuro con spese oculate e controllate.

Difronte ad un disastro immane, non basta farne una questione di mero vantaggio e lasciare l'iniziatia solo al singolo. Non avremmo mai ricostruito il paese dopo la 2.a guerra mondiale

Saluti

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