La visione politico-filosofica di un ex-brain-dead liberal

9 giugno 2011 aldo rustichini

E’ uscito il 2 Giugno il nuovo libro di David Mamet. Leggere e meditare.

David Mamet e’ lo scrittore e sceneggiatore di classici noti (credo e spero) anche in Italia. Per esempio The Untouchables, per cui basterebbe questa scena. O di Wag the Dog (in italiano, Sesso e Potere) con Dustin Hoffman e Robert De Niro, una satira del potere negli USA dove il presidente e i suoi consiglieri si inventano una guerra finta in Albania per affrontare, come e’ sempre di attualità, lo scandalo di un presidente che fa avances a una minorenne. O Glengarry Glen Ros (Al Pacino, Jack Lemmon), la versione moderna di Morte di un commesso viaggiatore, dove poveri diavoli si scontrano e si mangiano vivi per i premi di vendita o forse la sopravvivenza, primo premio una cadillac, secondo premio un set di coltelli da tavola, terzo premio il licenziamento. Una critica spietata del capitalismo che spinge uomini comuni al cannibalismo morale. O almeno pareva allora, una critica spietata del capitalismo.

Il nuovo libro era atteso perché doveva essere la difesa ed esposizione ragionata della sua recente conversione ad una visione conservatrice della societa’. Qualche anno fa (Marzo 2008) Mamet aveva scritto su Village Voice un pezzo dal titolo (redazionale) provocante: ``Perche’ non sono piu’ un buonista scemo’’ (traduzione italiana mia, libera, titolo reale Why I am no longer a brain-dead liberal). A sinistra la conversione era stata accolta con cinismo (sulla linea ``Ecco a voi un anziano, bianco, ricco, che si scopre repubblicano’’). Una accusa ingiusta, povero Mamet: magari e’ anche ricco ma se vuole rimanere ricco dichiararsi un conservatore non e’ avveduto. Tutti sanno (e tutti lo dicono) che a Hollywood ci sono due partiti, i democratici con forte tendenza liberale e quelli che stanno zitti. A destra invece era stato salutato come l’arrivo di un altro convertito, come lo era Midnight Cowboy alias Oscar "Manny" Manheim, nella vita Jon Voight. Io vorrei prendere il libro per quello che dice, perche’ uno che scrive House of games ha qualcosa di interessante da dire, molto probabilmente.  

La ``conversione’’ di Mamet pare un sintomo interessante politicamente, perche’ e’ una riflessione di un esponente di un gruppo di influenza fondamentale negli USA e quindi nel mondo (quello di Hollywood) . E' quindi un sintomo piccolo a significativo di una trasformazione che sta avvenendo in quel mondo in particolare dopo l’ 11 settenbre.

Ma anche, se posso usare il termine, filosoficamente. L’intuizione politica di Mamet non e’ quella di un politologo o di un economista, ma quella di uno scrittore, di un abile regista, di un conoscitore dei processi inconsci. Ed e’ per questo che e’ interessante. Prendete per esempio la sua analisi del multiculturalismo. La sua e’ l'analisi di un processo mentale:

The grave error of multiculturalism is the assumption that reason can modify a process which has taken place without reason, and with inputs astronomically greater than those reason might provide.

Ma questa e’ una intuizione generale:

The actual operations of a culture are deeply mysterious. … The choices of the audience, of napoleon’s army, of the folks in an elevator, are the working out of a mystery. It may be glimpsed, it cannot be understood, and to tinker with its processes is to court a great risk.

Per riassumere, ecco la prima tesi: la modifica da parte di ben intenzionati individui di una societa’ secondo criteri di ragionevolezza e di giustizia non funziona e non funzionera’ mai perche’ il comportamento degli individui e’ dettato da ragioni che si accumulano negli anni o nei secoli, che sfuggono alla ragione analitica, che magari ha il compito, quei processi e quelle motivazioni, di oscurarli.

La seconda tesi e’ che questo processo (di modifica lenta, molecolare, della coscienza) e’ andato avanti da anni, nelle scuole e  nei colleges. Crudele la sua ricostruzione della educazione dell’undergraduate americano nelle discipline ``soffici’’, paragonato all’addestramento dei piccioni e conigli negli esperimenti dei behaviorists:

A student recites some bit of received and unexamined wisdom—“Thomas Jefferson: slave owner, adulterer, pull the lever”—and is rewarded with his pellet: a grade, a degree, and ultimately a lifelong membership in a tribe of people educated to see the world in the same way.

La terza tesi e’ che i responsabili sono i soliti noti, e Mamet non e’ gentile con la propria generazione:

We were self-taught in the sixties to award ourselves merit for membership in a superior group – irrespective of our group’s accomplishments. We continue to do so, irrespective of accomplishments, individual or communal, having told each other we were special. We learned that all one need do is refrain from trusting anybody over thirty; that all people are alike, and to judge their behavior was “judgmental”; that property is theft. As we did not investigate these assertions or their implications, we could not act upon them and felt no need to do so. For we were the culmination of history, superior to all those misguided who had come before, which is to say all humanity.

Questo e’ il libro di un conservatore intelligente. E quindi utile per che ha voglia di capire. A Gramsci nel carcere sarebbe piaciuto, e se lo sarebbe letto e commentato. Se la sinistra ha voglia di ripensare le proprie premesse intellettuali, il libro di Mamet e’ una delle tante occasioni. Io ci penserei.

 

49 commenti (espandi tutti)

la modifica da parte di ben intenzionati individui di una societa’ secondo criteri di ragionevolezza e di giustizia non funziona e non funzionera’ mai perche’ il comportamento degli individui e’ dettato da ragioni che si accumulano negli anni o nei secoli, che sfuggono alla ragione analitica, che magari ha il compito, quei processi e quelle motivazioni, di oscurarli.

Anche se sono OT (ma neanche tanto), se fosse vero (e certamente lo è almeno in parte) questo implica che per l'Italia non c'è speranza alcuna.

 

Esatto.

Non siamo (te incluso) scappati per caso :-)

Allora aveva ragione "er puzzone" ? "Governare gli italiani non è difficile: è inutile"

n1 io non avrei scelto quella scena dal film intoccabili, ma quella dell'ascensore che si apre e sul muro c è scritto ,col sangue,THE TOUCHABLES  :-)

 

la modifica da parte di ben intenzionati individui di una societa’ secondo criteri di ragionevolezza e di giustizia non funziona e non funzionera’ mai perche’ il comportamento degli individui e’ dettato da ragioni che si accumulano negli anni o nei secoli, che sfuggono alla ragione analitica, che magari ha il compito, quei processi e quelle motivazioni, di oscurarli.

Anche se sono OT (ma neanche tanto), se fosse vero (e certamente lo è almeno in parte) questo implica che per l'Italia non c'è speranza alcuna.

non sono particolarmente d'accordo con questa affermazione.

mi viene in mente la teoria delle catastrofi:se da un muro togli il primo mattone, il secondo,  il terzo, il muro non cade ma se contiunui a toglierli alla fine il muro cadrà e non sarà stato l'ultimo mattone a determinarne il crollo ma l'energia venuta a mancare a causa di tutti i mattoni tolti in precedenza.

recentemente ho letto qui un articolo su peppino impastato nel quale si faceva riferimento anche a giovanni falcone.il merito piu grande di questi personaggi è stato quello di risvegliare la coscienza dei siciliani ,certo tante morti è costato ma la mafia oramai non può contare sull'omertà e sulla paura dei cittadini come succedeva prima di quelle stragi.

stessa cosa dicasi per la politica ,a mio avviso il movimento 5 stelle che è all'inizio e a bologna ha ottenuto un ottimo risultato  ne è un esempio,può piacere o meno ,io personalmente concordo su alcune parti del loro programma ma non c è dubbio alcuno che si pone completamente in una posizione di discontinuità rispetto agli schemi della vecchia politica,della vecchia casta tanto per citare un articolo che ieri ho letto del prof boldrin.

mi viene in mente la teoria delle catastrofi:se da un muro togli il primo mattone, il secondo,  il terzo, il muro non cade ma se contiunui a toglierli alla fine il muro cadrà e non sarà stato l'ultimo mattone a determinarne il crollo ma l'energia venuta a mancare a causa di tutti i mattoni tolti in precedenza.

questa metafora mi sembra, oltre che povera, anche sbagliata da cima a fondo: il muro è proprio un sistema lineare, la perturbazione indotta progressiva e tale da condurre ad un esito ben prevedibile, l'energia "venuta a mancare" è un necrologio, non un concetto scientifico ecc

i sistemi complessi offrono molto di più; coraggio, cerca meglio.

questa tua replica francamente mi fa sorridere,la mia metafora ti sembra piu o meno povera o sbagliata di una congiunzione in luogo di un verbo essere,coraggio cerca ,ce la puoi fare.

se avessi letto attentamenente penso che avresti capito che intendevo dire che non concordo sull'immutabilità dello 'stato del mondo' qui in italia e determinati avvenimenti penso lo dimostrino.

è vero l'esito è imprevedibile ma sempre maggiormente soddisfacente rispetto alla situazione d'inizio.per quanto riguarda il fenomeno mafia non c è paragone tra ora e allora

Glengarry Glen Ros

In Italia il titolo era stato tradotto con "Americani". Mai capito perchè. Gran film comunque.

We learned that all one need do is refrain from trusting anybody over thirty.

Bob Dylan ha appena compiuto i settanta; forse questa frase, che magari avrà anche lui pronunciato qualche volta, andrebbe modificata, come per l'età pensionistica.


a modifica da parte di ben intenzionati individui di una societa’ secondo criteri di ragionevolezza e di giustizia non funziona e non funzionera’ mai perche’ il comportamento degli individui e’ dettato da ragioni che si accumulano negli anni o nei secoli, che sfuggono alla ragione analitica, che magari ha il compito, quei processi e quelle motivazioni, di oscurarli.

Ripensandoci...non è una maniera politically correct per dire:

son terroni/negri/indios/interisti non impareranno mai?

Aldo sopra fa l'esempio dell'Italia, ma qui si parla di individui non di società. Invece del sangue (o DNA come va di moda dire adesso) si parla di "ragioni culturali" ma l'assunto finale non cambia.

Poi, per me, si può anche essere razzisti se lo si documenta** ma bisognerebbe chiamar la cosa con il suo nome.

O non ho capito qualcosa?

PS

**se affermi che i giapponesi c'è l'han più piccolo dei Nigeriani, nessuno ti darebbe del razzista: si può misurare. Se uno afferma che misurando il QI gli africani sono meno intelligenti dei giapponesi diventa razzista. Certo può essere che il sistema del QI non sia corretto, ma allora bisognerebbe contestare quello non la tesi tratta dal dato. (e' una "provocazione" non sto dicendo che i neri siano meno intelligenti dei bianchi e....neanche che ce l'abbiano piu lungo:-) )

Ragionando come nella frase riportata sopra, ne consegue che non sono mai le leggi o le istituzioni a far "funzionare" gli individui, ma sempre gli "individui" a far funzionare le leggi e le istituzioni (il chè è ovviamente, in parte, assolutamente vero).

In sostanza: lo stato tedesco con cittadini italiani finirebbe male e viceversa, con buona pace di riforme legislative, fiscali, sociali, pedagogiche.

Quindi i marxisti possono riprovarci finche non trovano un popolo il cui dna la cui cultura secolare farà funzionare il socialismo!

Mmmm secondo me è meglio togliere dalla frase quel "non funzionerà mai".

Watson ha detto un sacco di parole in liberta', e un sacco di chiacchiere da bar che sarebbero rimaste chiacchiere da bar se non le avesse pronunciate un premio Nobel.

Lui ha detto (secondo il link che citi):

"[I am] inherently gloomy about the prospect of Africa [because] all our social policies are based on the fact that their intelligence is the same as ours—whereas all the testing says not really."

Nel momento in cui pronunci una frase del genere stai implicando che secondo te il test del QI e' una misura affidabile dell'intelligenza, e che questa misura ha un'impatto significativo sulla possibilita' che le 'our (sic) social policies' abbiano effetto o meno sul futuro dell'Africa. Queste sono chiacchiere da bar.

Ci aggiungi anche 'same as ours'. 'Ours' chi? A me questa frase mi sa proprio di razzista.

Non ho detto che Watson non sia razzista (lo è).

E' un esempio completamente off topic rispetto a quel che voglio dire. Puoi anche ignorarlo.

Comunque lo spiego meglio:

JW basa le sue affermazioni sui risultati dei test del QI  che mostrano come "i neri" hanno risultati inferiori ai bianchi. Perchè sarebbe un'affermazione razzista se i risultati dei QI sono ritenuti validi? Se io dico che i bianchi sono meno veloci dei neri basandomi sui risultati dei 100 metri sono forse razzista ?

Io sto solo dicendo che per me uno può anche avere pregiudizi etnici o razziali se cerca dei dati che confermino questi suoi pregiudizi. JW era un esempio di uno che ci aveva provato a "portar dati". Giusti o sbagliati che fossero, non son stati presi in considerazione a prescindere. Infatti: si fanno ancora i test QI o no? Non vengono spesso citati anche su questo sito?

Specifico: non ho detto che abbia ragione; non credo e soprattutto non mi interessa! Non mi interessa il livello dell'intelligenza dei comaschi figurati quello degli africani :-) Una volta che lo so cosa mi cambia? L'intelligenza che ha costruito l'Icmesa a 4 km da casa mia non veniva dalla Nigeria.

Scusate, signori, dal basso della mia extra-accademica ignoranza: razzismo è presumere per una specifica persona la caratteristiche tipiche (vere o presunte) di un gruppo di cui fa parte.

Es.: è italiano, quindi dev'essere un pressapochista, un po' ignorante che mangia pastasciutta e suona la chitarra o il mandolino. E' tedesco, perciò dev'essere un rompicoglioni, pignolo, gonfio di patate e birra.

Atteggiamento non razzista: vediamo di che pasta è fatta questa persona, poi se mai costateremo se assomiglia o no allo stereotipo del suo paese, o alle rilevazioni statistiche effettuate dai vari studiosi.

Vietare tali rilevazioni parrebbe alquanto autoritario, anche se resta il dubbio di fondo: a cosa ci serve saperlo? (Oltre a tutte le cautele che mi insegnate sulla scelta del campione e del metodo di rilevazione dei dati)

Quello però che ci fa considerare "razzismo" un'ingiustizia e un ostacolo allo sviluppo umano è proprio questo aspetto: attribuire arbitrariamente a ogni singolo caratteristiche che potrebbero, al più, appartenere alla "media" di un qualche gruppo di cui esso è parte.

Anch'io sono "extra-accademico" quindi non ti scusare (e non dovresti scusarti nemmeno se io lo fossi).

Per il resto non credo d'aver capito il tuo appunto. Non stavamo parlando di vietare rilevazioni o "ripensando" il concetto di razzismo.

razzismo è presumere per una specifica persona la caratteristiche tipiche (vere o presunte) di un gruppo di cui fa parte.

Mhm, interessante. Ero completamente ignorante sulla definizione di razzismo. Perdonate questa ulteriore divagazione, ma secondo questa definizione, e data questa situazione:

E' razzista affermare che un individuo della popolazione A possiede pochi peli sul petto (carattere arbitrario) rispetto alla popolazione B?

Io avevo in mente una definizione di razzismo completamente diversa, ed evidentemente era un film tutto mio.

E' razzista affermare che un individuo della popolazione A possiede pochi peli sul petto (carattere arbitrario) rispetto alla popolazione B?

No, perche' le due distribuzioni hanno supporti disgiunti.

Pero' sarebbe comunque razzista usare il numero di peli sul corpo (o altra variabile irrilevante a scelta) per decidere chi assumere, promuovere, far votare, etc.

Mi sembra che si dilati il concetto di razzismo a comprendere ogni discriminazione possibile: o sbaglio?

Stavo assumendo implicitamente che le popolazioni A e B dell'esempio fossero definite su basi "razziali" (whatever that means), quindi discriminare su di una variabile (e.g., "peli del corpo") irrilevante, ma che identifica una delle due popolazioni sarebbe "razzista".

Certo, se le popolazioni fossero definite su altre basi (e.g., sesso) allora non sarebbe razzismo (e.g., sarebbe sessismo).

Se la "Popolazione" coincide con il campione "misurato" nel test statistico e i risultati sono rappresentati con precisione nel grafico, allora ognuno degli appartenenti alla Pop.A ha meno peli sul petto di ciascuno degli appartenti alla Pop.B. Una volta dichiarato il metodo di "conta" dei peli suddetti, questo è un dato di fatto e parlarne non ha nulla a che fare col razzismo.

Se però di ognuna delle due popolazioni abbiamo preso solo un ristretto campione per il nostro test statistico, allora non possiamo dire che Caio Sempronio, di Pop.A, ha meno peli di Primo Tizio, di Pop.B. Non possiamo nemmeno dire che ha meno peli della media di Pop.B del nostro campione. Questi fatti sono molto probabili, se l'indagine statistica era fatta bene, ma non sono assolutamente certi (se ho capito cosa significa Probabilità=1 in statistica, oltre alle incertezze tipiche delle indagini nel campo umano e sociale); non possono quindi considerarsi "provati" o misurati (e dunque usati, ad es., per concedere un rasoio all'uno e negarlo all'altro). L'unica cosa che posso fare per avere delle certezze è contare i peli a Caio e a Primo personalmente (con lo stesso metodo utilizzato in precedenza).

Sarà pignoleria, ma nella vita di tutti i giorni e nella politica questa verità banale può spesso essere disattesa e causare anche gravi problemi, specie se gli shortcuts fra la Popolazione e l'individuo singolo vengono applicati in ambiti diversi da quello dei peli sul petto (magari non riferendosi neppure a rigorose indagini statistiche, ma solo a luoghi comuni pompati dai mass-media).

Ci tengo comunque a dire che la definizione da me sciorinata, forse con troppa supponenza, non nasce da profondi studi ma solo da personali e utopistiche riflessioni: se riteniamo tutte le persone a priori eguali e valutiamo poi ciascuno solo sulla base delle sue personali azioni e comportamenti, saniamo all'istante un mondo di storture ed ingiustizie, fra cui tutte quelle relative alle discriminazioni di razza, genere, etc. etc.

Per questo mi sembra buon senso, nei Post come nell'attività quotidiana, porre l'accento sulla differenza fra la "statistica" e l'individuo, e proporla anche come sintesi degli errori da evitare.

Scusate la logorrea su un aspetto tutto sommato marginale del problema originariamente in discussione.

Dai siamo seri, JW e' razzista perche' prende dei dati (le misure di IQ) e ne trae delle conclusioni totalmente arbitrarie che, temo, coincidono con i suoi preconcetti.

I vari test del QI, al massimo, misurano l'attitudine logica o logico matematica di un individuo. Inferire a partire dai risultati medi di questi test l'incapacita' dei popoli africani di migliorare le proprie condizioni di vita mi sembra una minchiata di proporzioni colossali.

Senza poi contare che il QI e' ovviamente e' una combinazione di fattori ereditari e sociali. Naturalmente nessuno sa quantificare le proporzioni, ma vari indizi fanno supporre agli essere ragionevoli che la componente ereditaria sia abbastanza ridotta.

Ah, anche il paragone con la recezione dei test PISA e' fuori luogo. I test PISA valutano una cosa molto precisa, ovvero il grado di preparazione fornito dal sistema scolastico. Qui si parla di tizi che pretendono di dedurre la componente genetica di una generica "intelligenza" (che vuol dire un sacco di cose differenti) a partire dalla tua capacita' di indovinare sequenze di numeri e/o figurine geometriche.

Mi ripeto: 

Sì, JW è razzista, non avrei dubbi.

No, non ha usato arbitrariamente i risultati dei test IQ.  O questi non misurano quello che dicono di misurare (allora che li fanno a fare, in quella forma, in Africa?) oppure la sua tesi ha ragione d'essere (attenzione: "ha ragione d'essere" non significa affatto "è giusta").

Il paragone con i test PISA non è fuori luogo, perchè non lo faccio io. Io ci "faccio sopra" del sarcasmo. Che qualcuno per giustificare degli scarsi risultati invochi le diverse condizioni sociali e culturali tra Italia e UE, come si fa per gli IQ tra USA e Burkina Faso, è un fatto che si può ritrovare anche in alcuni commenti qui su nfa nei post relativi all'argomento

Che qualcuno per giustificare degli scarsi risultati invochi le diverse condizioni sociali e culturali tra Italia e UE

Ehi ma l'Italia non fa schifo nei test PISA perché HA deiverse condizioni sociali e culturali?

Nello specifico condizioni sociali e culturali tali per cui la scuola (e generalmente lo Stato) fa schifo, ingossa e rabbia?

E' un modo un po' contorto di vedere la cosa ;-)

No, non ha usato arbitrariamente i risultati dei test IQ.  O questi non misurano quello che dicono di misurare (allora che li fanno a fare, in quella forma, in Africa?) oppure la sua tesi ha ragione d'essere (attenzione: "ha ragione d'essere" non significa affatto "è giusta").

La prima che hai detto. Non so cosa sostenga chi va in giro a somministrate i test di QI, ma ogni estrapolazione delle quantita' misurate al di fuori di "stima spannometrica delle capacita' logico matematiche di un individuo" mi sembra priva di valore scientifico.

Dai siamo seri, tu pensi davvero che le ipotesi a) quello che misurano i test di QI sia un intelligenza funzionale allo sviluppo sociale ed economico di un continente. b) le differenze medie riscontrate siano significative di uno scarto dovuto a fattori innati e non ambientali siano scientificamente solide?

Il paragone con i test PISA non è fuori luogo, perchè non lo faccio io. Io ci "faccio sopra" del sarcasmo. Che qualcuno per giustificare degli scarsi risultati invochi le diverse condizioni sociali e culturali tra Italia e UE, come si fa per gli IQ tra USA e Burkina Faso, è un fatto che si può ritrovare anche in alcuni commenti qui su nfa nei post relativi all'argomento

Beh, ma dipende per cosa vuoi usare i risultati dei test PISA. Se vuoi usarli per valutare l'insegnamento di una singola scuola non puoi fare altro che tararli sulle condizioni socio-culturali in cui opera la scuola in questione o comunque valutare il differenziale tra la preparazione degli studenti in ingresso e quelli in uscita. Altrimenti arriverai all'ovvia conclusione che gli studenti di Milano centro sono mediamente piu' preparati di quelli di Scampia. Incontestabile, ma abbastanza ovvia.

Dai siamo seri, tu pensi davvero che le ipotesi....

Ai fini dell'esempio non è importante cosa penso io ma cosa pensava chi aveva deciso di fare quei test. Dal mio punto di vista organizzare un test di intelligenza in Burkina Faso (con tutti i c**i che hanno lì) non è intelligente :-)

Beh, ma dipende per cosa vuoi usare i risultati dei test PISA. Se vuoi usarli per valutare l'insegnamento di una singola scuola non puoi fare altro che tararli sulle condizioni socio-culturali in cui opera la scuola in questione o comunque valutare il differenziale tra la preparazione degli studenti in ingresso e quelli in uscita. Altrimenti arriverai all'ovvia conclusione che gli studenti di Milano centro sono mediamente piu' preparati di quelli di Scampia. Incontestabile, ma abbastanza ovvia.

Eh?

Il test PISA non è "tarato" perchè serve per avere un coefficiente della preparazione raggiunta con i diversi sistemi educativi in modo da confrontare i risultati. Perchè, se è ovvio il confronto tra Milano e Scampia, non lo è altrettanto tra Finlandia, Giappone e Belgio (per dire). Dire che gli italiani "sottoperformano" perchè il test non è tarato per la nostra peculiare cultura è una scusa puerile, sotto performiamo perchè il nostro sistema educativo sta a quello finnico come Scampia sta a Milano centro.

Se posso fornire my two cents (riguardo a una disciplina che non conosco a fondo ma solo a grandi linee, qual'è la psicologia)

A me risulta che il test del QI non dice molto sulla intelligenza "genetica" di un popolo o di un individuo, perchè il QI è un osservabile "indiretto". Al risultato di un test del QI contribuiscono due tipi di cause: quelle genetiche, di cui si diceva prima, per cui se uno è nato tardo non può fare un risultato alto, ma anche e soprattutto le condizioni ambientali in cui il soggetto sottoposto a test si è sviluppato findalla prima infanzia. Insomma both nature and nurture. E non contribuiscono solo le condizioni "intellettuali" in cui è cresciuto, per esempio la presenza di scuole, la disponibilità di libri e mezzi di comunicazione, ma anche le condizioni "materiali": fare la fame da bambini ritarda leggermente lo sviluppo cerebrale, così come avviene per la statura (questo mi pare è stato dimostrato con dati sperimentali).

Quindi il QI in media più basso degli africani, che è un dato di fatto, non ci permette di fare dei ragionamenti sulle abilità logico-verbali potenziali di un popolo, ma solo su quelle attuali. Questo dato di fatto non dimostra in nessuna maniera che, se gli africani crescessero in media in un clima salubre e stimolante intellettualmente, avrebbero un Qi medio in linea con quello dei popoli più avanzati dal punto di vista del benessere materiale.

Un ottimo test di controllo sarebbe paragonare il QI medio dei laureati africani, o comunque di quello che sono cresciuti in ambienti simili a quello medio "occidentale", e sarei anche pronto a scommettere che questi test dimostrerebbero come il QI medio è uguale per tutti gli aggregati di umani a parità di condizioni di sviluppo.

Purtroppo non sono mai riuscito a trovare nulla in merito a uno studio del genere (anzi se qualcuno ne sa di più e me lo vuole spiegare/segnalare gli sono infinitamente grato).

Giuro che non farò più esempi, chè faccio solo partire OT infiniti :-) Mea culpa.

Purtroppo non sono mai riuscito a trovare nulla in merito a uno studio del genere

In realtà qualcosa del genere è stato fatto (the Bell Curve). La tesi finale degli autori è che l'intelligenza sia una combinazione di fattori genetici e ambientali. Tuttavia i dati raccolti mostrano che latino e afro americani hanno risultati inferiori e questo ha dato il via a speculazioni su quanto vi sia di  "genetico" o di "ambientale". Quindi è sorta una discussione tuttora aperta (credo) , su quanto sia biased il test IQ o su quanto siano biased i risultati, eccetera.

PS

Divertente notare che alcune obiezioni sono le stesse, che si usano da noi, per giustificare gli scarsi risultati italiani ai test PISA.

Quindi il QI in media più basso degli africani, che è un dato di fatto

Sarei curioso di vedere il link ai dati di prima mano? La cosa mi interessa.

Al risultato di un test del QI contribuiscono due tipi di cause: quelle genetiche [...], ma anche e soprattutto le condizioni ambientali [...]

Con un disegno sperimentale appropriato le due cose sono separabili. Non so quanto un disegno sperimentale del genere posso essere condotto sugli umani.

Nemmeno io ho visto studi del genere. Da una rapida occhiata ho trovato questo:

Sternberg, Robert J., Elena L. Grigorenko, and Kenneth K. Kidd. 2005. “Intelligence, Race, and Genetics.” American Psychologist 60 (1): 46-59. doi:10.1037/0003-066X.60.1.46.

Ma non ho accesso al full text. La lista di referenze dovrebbe essere utile. L'abstract dice:

Abstract In this article, the authors argue that the overwhelming portion of the literature on intelligence, race, and genetics is based on folk taxonomies rather than scientific analysis. They suggest that because theorists of intelligence disagree as to what it is, any consideration of its relationships to other constructs must be tentative at best. They further argue that race is a social construction with no scientific definition. Thus, studies of the relationship between race and other constructs may serve social ends but cannot serve scientific ends. No gene has yet been conclusively linked to intelligence, so attempts to provide a compelling genetic link of race to intelligence are not feasible at this time. The authors also show that heritability, a behaviorgenetic concept, is inadequate in regard to providing such a link. (PsycINFO Database Record (c) 2010 APA, all rights reserved)

Chissa' che argomenti usano per supportare l'ultima affermazione.

They further argue that race is a social construction with no scientific definition

Che, come si suol dire, "taglia la testa al toro" :-) e fa la felicità di Cavalli-Sforza

Ps

ma il grafico dei peli del petto dove l'hai trovato?:-0

Il grafico l'ho fatto io in quattro e quattr'otto. Oggi non ho proprio voglia di lavorare =). E con questo mi ritiro dall'OT. Pero' e' un argomento interessante per un articolo, credo. Ci sara' pure qualche antropologo su nFA?

Commento nel post sbagliato. Riposizionato sorry

vabbè, secondo me è flatline brain dead adesso... solite vecchie cavolate sui cattivi multicultural-femminist-postcolonial-progressivi enemy within per i quali tutta la cultura occidentale è fatta di dead white males, roba che i miei netfriends che votano la Sarah ripetono from time immemorable.

allora:

Per riassumere, ecco la prima tesi: la modifica da parte di ben intenzionati individui di una societa’ secondo criteri di ragionevolezza e di giustizia non funziona e non funzionera’ mai perche’ il comportamento degli individui e’ dettato da ragioni che si accumulano negli anni o nei secoli, che sfuggono alla ragione analitica, che magari ha il compito, quei processi e quelle motivazioni, di oscurarli. 

l'aveva già detto Burke... (sono buono e non aggiungo de Maistre). Detto da un americano il cui paese nasce proprio dalla "modifica" (per due volte se calcoliamo anche la guerra civile) di una società preesistente "secondo criteri di ragionevolezza e giustizia", è paradossale. Direi perfino "un-American", per citare il vecchio  Tailgunner Joe :-)

in quanto a

A student recites some bit of received and unexamined wisdom—“Thomas Jefferson: slave owner, adulterer, pull the lever”—and is rewarded with his pellet: a grade, a degree, and ultimately a lifelong membership in a tribe of people educated to see the world in the same way

is different from "George Washington, first in peace first in war, first in the heart of his countrymen, pull the lever, get the pellet in reward" exactly how?

Dogmatica l'una e dogmatica l'altra. Se non ricordo male, nel vecchio libro di Garosci sul Federalista avevo letto pure che Hamilton era favorevole al lavoro minorile (così facciamo par condicio con TH l'utilizzatore finale di Sally Hemings).

E ALLORA? Cambia qualcosa del valore della laicità sostenuto da Jefferson o dell " 'interpretazione autentica" della costituzione nei Federalist Papers? Insomma, mi sa che questa è una fallaciata/pansata a stelle e strisce. E manco valida dal punto di vista del mercato, visto che tanto agli inarrivabili livelli di Ann Coulter e Glenn Beck (come si dice in amerikano "Olindo e Rosa" ?) il Mamet non ci arriverà mai...

PS: 

A Gramsci nel carcere sarebbe piaciuto, e se lo sarebbe letto e commentato.

cruel & unusual? Non bastava doversi leggere Papini e Giuliotti e Loria e ....

Ho idea che il commento sarebbe stato sul tipo di quello deidcato ai  futuristi "scappati dal collegio dei gesuiti, andati in giro per un pò a far casino e riportati indietro sotto la ferula della guardia campestre"...


 

 

Sinceramente, a giudicare da questi estratti, non mi pare una visione nè originale, nè geniale, nè particolarmente profonda.

Se dev'essere considerato per Mamet coraggioso prendersela con i clichè più vieti del multiculturalismo relativista liberal (praticamente uno straw man, solo che di carne ed ossa), vuol dire che i comunisti cinesi hanno conquistato la California e nessuno ha detto niente.

Sul drammone del multiculturalismo ho dibattuto e litigato tantissimo in internet e nella vita reale per cui mi fa fatica ribadire certi concetti; non avendo il libro di Mamet, non posso assumere che prenda per vero il mito di Eurabia ma mi preme ricordare che è nato tra intellettuali americani che dell'Europa non hanno capito niente, che si sono basati su stime sballate della demografia relativa di immigrati e nativi, e che hanno totalmente cannato l'interpretazioni di eventi come le rivolte delle banlieues a Parigi (se fate un giro per i blog conservatori US, vi accorgerete che tutti sono straconvinti che si sia trattato di sommosse a carattere religioso). Nel frattempo, negli USA c'è una consistenze minoranza musulmana che non ha mai rotto le scatole a nessuno e che by the way nel 2000 hanno votato in massa George W. Bush.

La sua motivazione del fallimento del multiculturalismo è anche interessante, ma mi pare smentita dai fatti. Sessant'anni fa in Germania la schiacciante maggioranza della popolazione era nazista. Poco più di un secolo fa gli antenati degli attuali abitanti di NY erano italiani semi-analfabeti ed ebrei che conoscevano solo la vita dello shtetl. Credere che gli stranieri che abitano nei nostri paesi non possano acquisire gli aspetti più vantaggiosi e competitivi della nostra cultura, e che lo stesso non possa valere per i paesi musulmani, o per quelli africani, è una dichiarazione di pessimismo cosmico che sembra ignorare la storia e il buon senso. Il modello "occidentale" smetterà di essere concorrenziale proprio se chi chiuderemo a riccio, tra protezionismo commerciale e xenofobia.

Io penso che più che a un fallimento del multiculturalismo ci troviamo di fronte a una crisi economica e sociale che trova nel multiculturalismo un capro espiatorio. Io solidarizzo con chi, ad esempio in Olanda, desidera tutelare la propria civiltà e prova indignazione quando un immigrato musulmano insulta un ebreo o una coppia gay (in Italia chi insulta i gay e chi ce l'ha con i musulmani spesso coincide però), ma mi risulta difficile credere che ci troviamo di fronte a problemi insormontabili e a gravi pericoli, e considero un po' patologico il modo in cui queste tematiche abbiano monopolizzato il dibattito pubblico (penso ad esempio alla campagna elettorale a Milano).

La sua motivazione del fallimento del multiculturalismo è anche interessante, ma mi pare smentita dai fatti. Sessant'anni fa in Germania la schiacciante maggioranza della popolazione era nazista. Poco più di un secolo fa gli antenati degli attuali abitanti di NY erano italiani semi-analfabeti ed ebrei che conoscevano solo la vita dello shtetl. Credere che gli stranieri che abitano nei nostri paesi non possano acquisire gli aspetti più vantaggiosi e competitivi della nostra cultura, e che lo stesso non possa valere per i paesi musulmani, o per quelli africani, è una dichiarazione di pessimismo cosmico che sembra ignorare la storia e il buon senso. Il modello "occidentale" smetterà di essere concorrenziale proprio se chi chiuderemo a riccio, tra protezionismo commerciale e xenofobia.

 

Condivido al 100% questo intervento, e mi stupisco di come in giro si trovino sedicenti liberali nonchè ultimi crociati dell'occidentalismo, che ripongono così poca fiducia nei valori della società che difendono, da aver paura che questi possano scomparire a causa di una paventata "invasione islamica", come se l'unica "legge" che modella il mondo sia quella demografica. Non tengono nemmeno in considerazione il fatto che se fino a un paio di secoli fa, anche le altre due religioni monoteiste potevano dirsi incompatibili con quella che è oggi la moderna democrazia liberale e pluralista, queste si siano dovute adattare ai cambiamenti della società civile, e non viceversa. Invece per quanto concerne il mondo dell'Islam, tale processo di adattamento viene considerato "impossibile". 

Poco più di un secolo fa gli antenati degli attuali abitanti di NY erano italiani semi-analfabeti ed ebrei che conoscevano solo la vita dello shtetl.

Stai riassumendo dei dati demografici che conosci?  Io ritengo che che italiani ed ebrei fossero una minoranza degli abitanti di NY un secolo fa, e la maggioranza degli abitanti di NY ora abbia origine diversa.

Poi ho l'impressione che relativamente alla media la minoranza ebrea sia stata storicamente piu' alfabetizzata e piu' istruita.  Hai dei dati statistici che indicano qualcosa di diverso?

Ho scritto "gli antenati" intendendo "gli antenati di un gran numero di abitanti di NY".

Comunque, se proprio vogliamo fare i numeri, gli ebrei costituiscono il 9,1% della popolazione dello stato di NY (così ad occhio, saranno di più nella città). Mi sono ben guardato di dare a loro dei "semi-analfabeti" (qualifica che ho attribuito agli italiani), visto che (parlo ora per luoghi comuni ma credo risponda a verità) tra gli ebrei anche i meno abbienti davano un'istruzione ai figli, però si tratta comunque di masse di immigrati dall'Europa orientale e dalla Russia per cui lo shock culturale non dev'essere stato tanto diverso da quello che subisce un pakistano o un bengalese quando arriva a Milano (tuttora a NY ci sono strade in cui gli abitanti si vestono come in uno shtetl polacco di fine '800...).

Il rapporto tra tradizione ebraica e la cultura americana dell'epoca è stato sicuramente meno traumatico che quello tra Islam e cultura occidentale. Sicuramente ai pater familias non faceva piacere che i figli andassero a ballare il rag-time, si mettessero con ragazze shitske o si facessero coinvolgere in movimenti comunisti (improvviso a casaccio in base ai libri di ebrei a NY che ho letto) ma probabilmente erano abbastanza civilizzati da non accoppare i figli trasgressori; e non esisteva la pervasiva ideologia anti-modernista e anti-occidentale rappresentata dall'islamismo odierno, ma quanti immigrati musulmani abbracciano veramente questa ideologia? L'esempio britannico dimostra che l'islamismo non è tanto un problema dell'immigrazione musulmana tout court, ma di compenetrazione in alcune fascie sociali relativamente acculturate e frustrate: i pakistani di prima e di seconda generazione si limitano a mandare avanti i loro taxi o i loro negozi 24/7 (scusate gli stereotipi), sono quelli di terza generazione che sono attratti dal radicalismo, che ha precise origini storiche e sociali e non è connaturato all'islam per se.

Bella recensione, Aldo. Sul primo punto,

grave error of multiculturalism is the assumption that reason can modify a process which has taken place without reason, and with inputs astronomically greater than those reason might provide

fin dove spingiamo questa impossibilita'? L'evoluzione, che certamente e' una forza astronomicamente piu' forte di quasi tutte le altre che ci governano, ci ha programmato per sopravvivere e, quindi, riprodurre i nostri geni. Dopodiche' noi usiamo la ragione e le istituzioni per limitare alcune implicazioni di questi istinti. Per impedire, ad esempio, che uno ammazzi a bastonate chi minaccia la sicurezza sua e della sua prole o che un trentenne salti addosso a una quattordicenne.

In questo caso siamo ben capaci di modificare (o limitare, per lo meno) un processo avvenuto senza la nostra ragione e lo riteniamo anzi desiderabile. Dev'essere quindi qualcos'altro che determina cosa si puo' e cosa no.

A me sembra - sulla base di quanto riportato nell'articolo - che si tratti della testimonianza di una personale riflessione sulla propria esperienza culturale e di un suo radicale ripensamento, nel corso del quale Mamet ha, verosimilmente, incontrato il pensiero di Popper e quello di Hayek. Credo che in molti abbiano compiuto lo stesso percorso, senza che ciò significhi necessariamente diventare brain-dead-conservatives.

Invece per quanto concerne il mondo dell'Islam, tale processo di adattamento viene considerato "impossibile".

Come lo giudichiamo chi ne considera gli aspetti problematici? Magari

per un paio di secoli

?

 

Invece per quanto concerne il mondo dell'Islam, tale processo di adattamento viene considerato "impossibile".

Come lo giudichiamo chi ne considera gli aspetti problematici? Magari

per un paio di secoli

?

Scusa non ho capito cosa intendi. Se volevi intendere che occorre anche considerarne gli aspetti critici , allora si, sono d'accordo. Il che non sta a significare che dobbiamo alzare le bariere e chiuderci a riccio.

 

 

 

Intendevo dire che c'è una relazione tra eventuali aspetti critici ed eventuali gradi di "chiusura" all'adattamento reciproco.

memet afferma in un passo che condivido al 100% (a parte un piccolo distinguo terminologico finale)

a free-market understanding of the world meshes more perfectly with my experience than that idealistic vision I called liberalism.

Per la mia personale esperienza sostituisco al liberalism americano una montagna di simpatiche ancorchè pericolose illusioni di gioventù che hanno svariate denominazioni....

 

 

Mah

Tommaso Gennari 9/6/2011 - 21:24

Mah..

The actual operations of a culture are deeply mysterious. … The choices of the audience, of napoleon’s army, of the folks in an elevator, are the working out of a mystery. It may be glimpsed, it cannot be understood, and to tinker with its processes is to court a great risk.

Non e' una banalita' al limite del falso?

E' vero che certi comportamenti sociali non possono essere previsti come Marx o gli utopisti francesi ingenuamente pensavano, ma e' vero che gran parte del mondo culturale e sociale e' inerziale, e, studiandolo e conoscendolo con gli strumenti appropriati, e' ampiamente comprensibile. Prevedibile magari solo a volte, e magari solo statisticamente. O mi sbaglio?

Re: Mah

maitre Aliboron 10/6/2011 - 07:46

e' vero che gran parte del mondo culturale e sociale e' inerziale, e, studiandolo e conoscendolo con gli strumenti appropriati, e' ampiamente comprensibile. Prevedibile magari solo a volte, e magari solo statisticamente.

Un noto autore di Science Fiction ha fatto la sua fortuna con questo concetto.

Ma noi siamo scienza, non fantascienza.. :)

http://www.youtube.com/watch?v=S3RuTgdhk3A

Re: Mah

roccog 10/6/2011 - 12:10

Credo che i comportamenti e le attitudini possano essere descritte e nel breve periodo possono anche essere ragionevolmente predetti. Forse Mamet ha in mente i destini dell'umanità e la possibilità che culture diverse abbiano di deviare il proprio destino. Penso allo scontro di civilizzazione che "noi" sosteniamo contro "loro" e che produce disastri anziché miglioramenti... Ma se la prospettiva è quella secolare non può certo un uomo pontificare sulla base della propria esperienza (ad un certo punto il Mamet si sarà reso conto che il suo pensiero liberal proprio no, non funziona...).

Ogni tanto mi viene in mente che SE qualcuno leggesse.. non solo novella2000, forse avrebbe notato che

Oakeshott aveva detto (meglio) le stesse cose decenni prima...

in second'ordine, nulla segue dal fatto che l'uguaglianza sia "falsa" (anche, ammesso e non concesso, che esistano inferiorita' naturali, nulla segue per un liberale, essendo esso stesso un concetto normativo)

per altro e' discutibile se i tempi d modificazione di una "cultura' (un'altra nozione fasulla) siano di secoli....

Lo stesso David Mamet che e' "crazy about Sarah Palin"? Mi sembra che sia passato da brain-dead liberal a brain-dead conservative.

Qui una recentissima intervista a David Mamet.

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