Il voto 2008 (1): analisi a livello aggregato.

8 maggio 2008 sandro brusco

Ora che le acque si sono calmate e i dati sono arrivati in forma abbastanza completa possiamo iniziare l'analisi del voto 2008. In questo primo post analizzo le tendenze a livello nazionale, basandomi principalmente sui dati della Camera.

In questa analisi a livello aggregato cercherò di affrontare e offrire spunti di analisi per le seguenti domande.

Primo, come e perché è cambiata la partecipazione al voto tra il 2006 e il 2008? Secondo, se cerchiamo di aggregare il voto in modo un po' brutale tra due componenti identitarie di "destra" e "sinistra", quali movimenti si sono verificati? Infine, farò un'analisi più tradizionale del voto ai differenti partiti.

I dati li ho scaricati inizialmente da Repubblica e integrati con quelli del Ministero dell'Interno, e sono stati da me riorganizzati in un foglio di calcolo che potete scaricare liberamente (e se trovate errori e magagne per favore fatemi un fischio). In particolare nel foglio troverete una riaggregazione dei dati del 2006 in base alle alleanze del 2008, al fine di facilitare la comparazione tra le due elezioni. Ci sono alcune lievi discrepanze tra i dati di Repubblica e quelli del Ministero, nell'ordine di poche centinaia di voti. Siccome tali discrepanze non influenzano l'analisi per il momento non ho fatto correzioni, quando ho tempo sostituirò i dati di Repubblica con quelli del ministero.

Prima di iniziare l'analisi vera e propria segnalo alcuni studi che sono stati fatti sui flussi elettorali. Quello più soddisfacente, a mio avviso, è stato prodotto da Chris Hanretty (e lo potete scaricare qui) e combina i dati elettorali a livello dei comuni con gli exit poll. Riporto parte del sommario:

Newly formed arties (PdL, PD) were successful in retaining former voters; parties which looked as if they would be penalized by the electoral system (Sinistra Arcobaleno, UDC) were deserted by voters. The relative success of the Lega Nord and Italia dei Valori results from strong performance in retaining their own voters and marginal transfers of votes from their coalition partners.

[I partiti di recente formazione (PdL, PD) sono riusciti a mantenere i propri elettori; i partiti che rischiavano di essere penalizzati dal sistema elettorale (SA, UDC) sono stati abbandonati dagli elettori. Il successo relativo di Lega e IdV risulta dalla forte capacità di mantenere i propri elettori e da trasferimenti marginali di voti da parte dei partners di coalizione].

Hanretty è uno dei pochi che chiarisce onestamente la metodologia usata e i limiti della stessa. Altre analisi le trovate qui, qui e qui. In tutti questi casi non sono riuscito a trovare né spiegazioni della metodologia né i numeri originari su cui sono basate le stime. Studi fatti meglio vengono di solito prodotti dall'Istituto Cattaneo, ma credo ci vorrà un po' di tempo (io perlomeno non ho ancora visto nulla).

''La partecipazione al voto ''

Iniziamo quindi l'analisi guardando alla partecipazione al voto. Usando i dati su partecipazione al voto e voti validi forniti dal Ministero dell'Interno possiamo aggiornare la tabella sulla tendenza storica della partecipazione al voto che abbiamo inizialmente discusso in un post precedente come segue.

anno 1983 1987 1992 1994 1996 2001 2006 2008
Percentuale votanti 88,01 88,83 87,29 86,14 82,88 81,38 83,62 80,51
Percentuale voti validi 82,89 84,42 82,73 80,43 76,90 75,37 81,18 77,35

Guardando ai voti validi, che sono la variabile che più interessa, osserviamo che vi è stato un calo rispetto al 2006, ma la percentuale resta sopra quella del 1996 e del 2001. La storia più plausibile sembra essere che il calo dei voti validi del 1996 e 2001 sia dovuto alla maturazione degli effetti del cambiamento in senso maggioritario del sistema elettorale, dato che la partecipazione al voto è normalmente più alta con i sistemi proporzionali. Infatti i sistemi proporzionali tendono a stimolare la partecipazione al voto perché accrescono il numero di partiti con possibilità di accedere al Parlamento tra cui gli elettori possono scegliere. Nel 2006 venne reintrodotto un sistema con forti elementi proporzionali. Inoltre, la particolare struttura della competizione politica in quella elezione, con due coalizioni contrapposte in lotta per la maggioranza ma al tempo stesso una moltitudine di partiti all'interno di ogni coalizione, ha probabilmente fortemente stimolato la partecipazione al voto.

Nel 2008 il sistema elettorale è stato lo stesso ma la struttura della competizione politica molto differente, dato che le due coalizioni principali contenevano un numero assai minore di partiti. Il sistema elettorale prevede che le soglie per l'accesso alla ripartizione dei seggi siano più alte quando i partiti si presentano fuori da coalizioni (4% invece del 2% su base nazionale alla Camera e 8% invece del 3% su base regionale al Senato). Questi risultati sono compatibili con una situazione in cui gli elettori che si sentono più vicini ai piccoli partiti (o, per metterla in altri termini, sono insoddisfatti dei partiti più grandi) decidono di votare con maggiore probabilità quando ritengono che il loro voto non vada "sprecato" e quando i loro partiti preferiti sono sulla scheda. Il 2006 presentò la situazione più favorevole possibile per questi elettori, il ché spiega il picco nella partecipazione al voto. Tale effetto è scomparso nel 2008 e la partecipazione al voto è tornata su livelli intermedi tra il periodo proporzionale e il periodo del "mattarellum"; questo ha senso, dato che il "porcellum" è intermedio, come grado di proporzionalità, tra questi due sistemi.

Per vedere se questa congettura ha senso e capire meglio cosa è successo risulta utile guardare al numero assoluto di voti guadagnato o perso dai partiti tra il 2006 e il 2008 (dato che le due elezioni sono state così vicine l'elettorato è rimasto stazionario, intorno ai 47 milioni). Nel 2006 i voti validi furono 38.153.343 mentre nel 2008 sono stati 36.452.286, con un calo di 1.701.057 unità. Chi ha perso voti?

Ho aggregato per il 2006 sotto la sigla "PD e alleati" i voti di Ulivo, Rosa nel Pugno e IDV, e sotto la sigla "PdL e alleati" i voti di AN, FI, DC-Nuovo PSI, Lega e MpA. Il risultato è il seguente.

2006 2008 differenza
PD e alleati 13.798.729 13.686.501 -112.228
PdL e alleati 15.789.306 17.063.314 1.274.008
Altri 8.565.308 5.702.471 -2.862.837

La storia che appare da questi dati sembra semplice. Le due coalizioni principali hanno "tenuto botta". La coalizione PD ha sostanzialmente portato a casa quasi tutti i voti del 2006, compresi quelli della Rosa nel Pugno, perdendo molto poco. I partiti minori hanno invece perso quasi 3 milioni di voti, che sono andati da un lato alla coalizione di centrodestra e dall'altro alla non partecipazione. Non possiamo sapere, finché non appariranno indagini più dettagliate sui flussi di voti, se questi effetti netti sono il risultato di più complessi flussi tra i partiti (per esempio gli elettori di SA potrebbero aver votato PD, compensando una perdita del PD verso il centrodestra e la non partecipazione). Sono state pubblicate varie analisi subito dopo le elezioni, con risultati divergenti (questo articolo ne riporta un breve sommario) e di cui non riesco a valutare appieno l'affidabilità. Al momento direi che la congettura in base alla quale la diminuzione dei voti validi deriva da un effetto scoraggiamento degli elettori dei piccoli partiti, nel quadro di una propensione al voto tra la popolazione sostanzialmente stazionaria, non può essere rigettata.

Parziale conferma di una propensione stazionaria al voto si ottiene guardando al voto estero. Gli italiani all'estero si comportano elettoralmente in modo differente, in particolare partecipano al voto in misura molto minore dei residenti in Italia. Sono però un caso interessante perché, dato il differente sistema elettorale, il numero di partiti sulla scheda per questi elettori non è cambiato molto tra il 2006 e il 2008. Con una propensione stazionaria al voto ci aspetteremmo quindi una variazione nulla nella partecipazione al voto degli italiani all'estero, che è esattamente ciò che è successo. I voti validi sono stati 971.152 nel 2006 e 1.013.086 nel 2008, un leggero aumento probabilmente dovuto alla maggiore informazione riguardo al voto (il 2006 è stato il primo anno in cui si è votato all'estero).

Se però scaviamo ancora un po' e guardiamo ai voti persi e guadagnati dai singoli partiti si ottengono ulteriori interessanti risultati, che riassumo nella seguente tabella.

2006 2008 Differenza
PD 12.921.677 12.092.969 -831.269
IdV 877.052 1.593.532 716.516
PdL 14.041.576 13.629.069 -388.141
Lega 1.567.556 3.024.758 1.439.017
MpA 182.076 410.487 228.411
UDC 2.580.190 2.050.309 -529.632
SA 3.898.394 1.124.428 -2.773.966
Destra 485.860 885.226 368.679
Altri 1.600.864 1.642.508 41.644

Per la comparazione con il 2006 i voti PD 2006 includono Ulivo e RNP, quelli del PdL includono FI, AN e DC-NuovoPSi, quelli di SA includono Rifondazione, Verdi e PdCI, quelli de La Destra includono i partiti neofascisti alleati di Berlusconi. La Lega si presentò nel 2006 unita a MpA con lo stesso simbolo su tutto il territorio nazionale. Ho quindi attribuito i voti al MpA per i collegi da Lazio 1 in giù e alla Lega per i collegi nel Nord.

I risultati della tabella complementano quelli della tabella precedente basata su un livello maggiore di aggregazione. Primo, si osserva che il "porcellum" ha un effetto duale sulla polarizzazione: mentre da un lato favorisce le coalizioni più grandi, dall'altro tende a favorire i partiti minori all'interno delle coalizioni grandi. Il risultato decente della coalizione Veltroni è infatti il risultato di uno spettacolare aumento del partner minore, e di una secca sconfitta del partito principale. Il PD perde più di 800.000 voti rispetto alla somma di Ulivo e RNP (discuterò più sotto, parlando del partito socialista, perché credo sia giusto confrontare il dato PD del 2008 con la somma di Ulivo e RNP).

La storia è simile sul lato destro dello schieramento. Il PdL ha perso quasi 400.000 voti, e la vittoria della coalizione Berlusconi è dovuta interamente alla grande affermazione dei partner minori, in particolare la Lega. Ovviamente non è solo il sistema elettorale che determina il risultato, le scelte politiche effettuate negli ultimi due anni hanno avuto un impatto (per esempio è a mio avviso palese che l'opposizione all'indulto ha premiato Lega e IdV), ma credo che questa elezione confermi, anche se in misura inferiore al 2006, la tendenza del porcellum a creare coalizioni eterogenee e potenzialmente rissose.

L'emorragia di voti "altri" si rivela essere quasi interamente dovuta agli elettori della Sinistra Arcobaleno. L'UDC ha perso ma molto meno, mentre Destra e altri hanno guadagnato qualcosina.

Come ultimo elemento di riflessione abbiamo calcolato il coefficiente di correlazione tra la variazione percentuale dei voti validi nei 26 collegi che usano il porcellum (escludendo quindi il collegio della Val d'Aosta) e le variazioni percentuali delle liste. I risultati sono raccolti nella seguente tabella.

Coal. PD Coal. PdL Sin. A. UDC
Coeff. corr. -0.57 0.31 0.43 0.1

Il coefficiente di correlazione è un indice che varia tra -1 e 1. Un valore positivo indica che un partito tende ad avere un risultato percentuale al di sopra della media in una circoscrizione quando in quella circoscrizione la variazione percentuale dei voti validi è superiore alla media. In soldoni, un valore positivo del coefficiente indica che il partito tende a perdere più voti quando la partecipazione al voto è particolarmente bassa. Anche se bisogna essere sempre molto cauti nell'interpretare i coefficienti di correlazione, l'alto valore ottenuto per la Sinistra Arcobaleno indica che molto probabilmente gli elettori di questo partito hanno contribuito in modo sproporzionato alla diminuzione dei voti validi. Per dare un'idea, i tre collegi in cui la partecipazione al voto è calata di più sono Liguria (-6,77), Sardegna (-5,63) e Basilicata (-5,52). In questi tre collegi SA ha perso rispettivamente 8,17%, 7,62% e 8,26%; la media della perdita nei 26 collegi è -6,95% (questo differisce dalla perdita nazionale del 7,13% perché la media dei collegi non è pesata per la popolazione dei collegi). Quindi, dove la partecipazione al voto è diminuita di più sono diminuiti di più i voti della Sinistra Arcobaleno. Forse questo è il risultato di complessi flussi e alchimie, ma in assenza di altre informazioni per il momento congetturo che una buona fetta dell'elettorato di SA ha scelto il non-voto.

''I risultati dei blocchi identitari
''

Veniamo ora all'andamento del voto per componenti identitarie lungo l'asse destra-sinistra. Aggiornando la tabella discussa in un post precedente otteniamo le seguenti tabelle.

Proporzionale Camera
anno 1994 1996 2001 2006 2008
Centrodestra 42,84 53,06 49,95 49,69 55,82
Centrosinistra 36,26 45,17 46,66 49,91 43,63
Centro 17,95   2,39    

Maggioritario Camera
anno 1994 1996 2001 2006 2008
Centrodestra   52,79 45,75 49,69 55,82
Centrosinistra   45,19 49,44 49,91 43,63
Centro     3,52    

I dettagli di come ho aggregato "destra" e "sinistra" per il 2008 si trovano sempre nel foglio di calcolo, nella cartella DxSx. In breve, per la destra ho aggiunto ai voti della coalizione berlusconiana quelli di Storace, Casini e altre frattaglie tipo Ferrara. Per la sinistra ho aggiunto alla coalizione veltroniana la Sinistra Arcobaleno e i vari partitini comunistini. Si tratta in entrambi i casi di partiti che appartenevano alle due coalizioni principali nel 2006. Lo swing appare evidente, il centrodestra aumenta di 6 punti mentre il centrosinistra ne perde 6. Da questo punto di vista quindi l'elezione del 2006 è stata effettivamente diversa dalle altre. L'elezione più simile è quella del 1996. Questo suggerisce che la parte più mobile dell'elettorato, quella che effettivamente cambia di schieramento, è al Nord e ruota intorno alla Lega. Quando la Lega fa il pieno, la destra raggiunge i suoi massimi storici. Questa però non è tutta la storia. Il risultato della Lega nel 2008 è stato inferiore a quello del 1996, per cui l'aumento del centrodestra è stato aiutato in modo robusto da una espansione del PdL al Sud. Analizzerò la cosa in maggiore dettaglio in un secondo post in cui farò un'analisi a livello regionale, ma una cosa che si può anticipare è che in molte regioni meridionali la destra ha chiaramente assorbito i voti di Mastella, che nel 2006 erano assegnati al centrosinistra.

''I risultati dei singoli partiti
''

Passiamo infine all'ultimo punto, la performance aggregata dei singoli partiti. La seguente tabella riporta le percentuali del voto valido ottenute dai partiti nel 2006 e 2008, con i voti del 2006 aggregati come spiegato precedentemente.

2006 2008 Differenza
PD 33,87 33,17 -0.69
IdV 2,30 4,37 +2,07
PdL 36,80 37,39 +0.59
Lega 4,11 8,30 +4,19
MpA 0,48 1,13 +0,65
UDC 6,76 5,62 -1,14
SA 10,22 3,08 -7,13
Destra 1,27 2,43 +1,16
Altri 4,20 4,51 +0,31

Prima di discutere la tabella vale la pena fare un paio di osservazioni sul Partito Socialista, che abbiamo sbrigativamente messo tra gli "altri". La prima osservazione, ampiamente notata dai commentatori, è che la performance di questo partito è stata chiaramente fallimentare: il PS ha preso 355.575 voti, pari allo 0,98% del totale. Ma c'è un secondo fatto che invece ha attratto meno attenzione: i voti del PS sono principalmente concentrati al Sud e derivano in buona misura non dai voti di RNP ma dai voti presi dalla listarella di Bobo Craxi, soprattutto in Calabria e Puglia. Craxi prese 115 mila voti, pari allo 0,3%, nel 2006. Si tratta probabilmente di clientele residue dei tempi d'oro del pentapartito. Anche alla luce di questi risultati credo sia corretto ritenere che il "voto d'opinione" di RNP abbia seguito quasi interamente i radicali, e sia quindi giusto comparare il dato PD nel 2008 con la somma Ulivo e RNP nel 2006.

Una volta assodato questo, diventa a mio avviso più chiara l'entità della sconfitta del Partito Democratico. La maggor parte dei commentatori ha comparato il risultato del PD con quello dell'Ulivo. In realtà, come ho cercato di argomentare, la comparazione corretta è con la somma di Ulivo e RNP. In tal caso il PD fa peggio che nel 2006, perdendo lo 0,69% dei voti. La cosa veramente sorprendente è che il PD non è riuscito a beneficiare per nulla della massa di voti in fuga dalla Sinistra Arcobaleno; gli elettori di SA, quando hanno scelto la coalizione Veltroni (e sembrano averlo fatto, come discuteremo successivamente), hanno apparentemente preferito Di Pietro. A una prima impressione il PD non ha preso nulla al centro, non ha preso nulla a sinistra, e ha perso qualcosa di quello che aveva, probabilmente verso Di Pietro. Una parola definitiva potrà essere detta solo quando saranno disponibili analisi più dettagliate sui flussi di voti, ma per il momento direi che la leadership veltroniana non ha portato molti vantaggi al partito. Come già osservato, l'IdV ha fatto invece assai bene e ha consentito alla coalizione di superare il dato 2006. L'aumento è stato abbastanza omogeneo sul territorio nazionale (il Molise è un outlier, ma le ragioni sono ovvie).

Commentiamo brevemente sul centrodestra, poiché le considerazioni più interessanti sono legate alla distribuzione territoriale del voto e sono rimandate al post successivo. Abbiamo già osservato che il PdL non ha brillato. Perde quasi 400.000 voti anche se, dato il calo dei voti validi, guadagna lo 0,59% in termini percentuali. Il MpA ha fatto molto bene in Sicilia, dove ha aumentato di più del 3% la sua percentuale, e in Campania, dove probabilmente ha sfruttato mediante una sapiente campagna acquisti la scomparsa politica di Mastella. La Lega ha fatto molto bene nelle roccaforti tradizionali di Veneto e Lombardia e ha iniziato a raggiungere percentuali rispettabili nelle altre regioni del Nord, dove però resta un fenomeno largamente minoritario.

L'UDC ha limitato le perdite cui era destinata dalla natura del sistema elettorale. Anche per questo partito le considerazioni più interessanti riguardano la distribuzione territoriale, per cui le rimandiamo al post successivo.

Per quanto riguarda la Sinistra Arcobaleno, si discuterà a lungo su dove siano finiti i 2,7 milioni di voti persi da questa formazione, una sconfitta di dimensioni raramente viste nella storia elettorale italiana. Una tesi abbastanza accreditata è che almeno parte di quei voti, al Nord, siano passati alla Lega. Non mi sembra però che vi sia evidenza chiara a favore della tesi. Ho provato a calcolare il coefficiente di correlazione tra la variazione dei voti SA e la variazione dei voti Lega per le 14 circoscrizioni del Nord, e risulta pari a 0,70. Restringendo l'attenzione alle 9 circoscrizioni sopra il Po (Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino AA e Friuli VG) il coefficiente è 0,38. Se veramente SA avesse perso voti verso la Lega avremmo dovuto vedere coefficienti negativi. Quindi, almeno in assenza di altre informazioni, non mi sembra che la tesi del "rifondarolo diventato leghista" possa essere supportata. Al contrario, SA tende a far meglio (più precisamente, meno peggio) proprio dove la Lega tende a far meglio. Ho calcolato anche i coefficienti di correlazione tra SA e le due coalizioni principali per le 26 circoscrizioni del porcellum. Per la coalizione Veltroni il coefficiente è -0,50, compatibile quindi con il fatto che una buona fetta dell'elettorato di SA abbia scelto questa coalizione. Come abbiamo già visto, il principale beneficiario sembra essere stato Di Pietro più che il PD. Il coefficiente per la coalizione di Berlusconi è invece 0,09. Si tratta di un valore molto vicino a zero, che suggerisce mancanza di correlazione. Almeno stando a questi dati quindi ben poco dell'elettorato di SA è andato al centrodestra.

Che fine hanno dunque fatto quei voti? Aspettando gli studi sui flussi di voti credo si possano trarre le seguenti indicazioni provvisorie. Un po' di voti sono chiaramente finiti verso i partititini comunistini, risultato di scissioni di Rifondazione. La somma di Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori è 375.837, pari all'1,03 dell'elettorato, sono tutti voti che vengono da SA. Interessante notare che se questi voti fossero andati a SA tale partito avrebbe almeno superato la soglia del 4%, ottenendo rappresentanza parlamentare alla Camera. Quindi Turigliatto, oltre ad aver aiutato il centrodestra a riconquistare il governo, è anche il principale responsabile dell'assenza dei comunisti dal parlamento italiano, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana. Probabilmente la fetta principale dei voti persi da SA è andata al non-voto. Si tratta di un fenomeno comune per le coalizione raccogliticce. Gli elettori dei Verdi, Rifondazione e PdCI chiaramente tengono alle proprie identità e ai propri simboli e non hanno gradito l'operazione di fusione a freddo. Il dibattito post-elettorale in questi partiti, in particolare Rifondazione, ha messo l'accento su questo fatto, proponendo un ritorno alla separazione e alla linea "pura e dura". Quello che il dibattito ignora è che la fusione a freddo era obbligata dal sistema elettorale. Nessuno dei tre partiti, presi separatamente, aveva speranza di passare la soglia dell'8% per il Senato in alcuna regione, e a questo punto anche il superamento del 4% nazionale è problematico. Siccome è assai probabile che il porcellum rimanga la legge elettorale in uso, una scelta di separazione delle varie componenti della sinistra radicale probabilmente garantirà la loro esclusione permanente dal parlamento e, nel medio periodo, la loro riduzione a irrilevanza. Infine, una fetta dell'elettorato ha semplicemente deciso che la proposta politica di SA risulta essere inadatta e obsoleta e si è orientata altrove. Il principale beneficiario sembra essere stato Di Pietro, ma probabilmente la dispersione di voti è stata abbastanza ampia.

L'operazione de La Destra si è anch'essa rivelata fallimentare. Il partito ha ottenuto il 2,43%, aumentando dell'1,16% la percentuale ottenuta dai partitini fascisti alleati di Berlusconi nel 2006. La candidatura di Pagliarini al Nord non ha portato vantaggi, l'incremento in Lombardia e Veneto è stato inferiore alla media nazionale. Il partito però ha raggiunto buone percentuali, intorno al 3,5%, nelle regioni centrali, in particolare il Lazio. Può quindi essere determinante nelle prossime elezioni regionali, e c'è da aspettarsi che di Storace sentiremo parlare di nuovo.

10 commenti (espandi tutti)

Un risultato di cui secondo me si dovrebbe tener conto.. è l'effetto traino di cui ha beneficiato l'Idv dal posizionamento con il Pd.

Infatti parcecchi miei amici hanno pensato voto Idv tanto poi i voti confluiscono  nel Pd.. in realtà poi ad elezioni finite il partito tergiversa sulla confluizione ed anzi mi sembra di aver capito che non entrerà mai.

è il mio primo commento su NfA: grazie per questo blog che è un utile strumento di comprensione e di discussione.

grazie inoltre per l'analisi dei dati.

Vorrei riportare alcune impressioni ricavate dall'analisi dei dati e delle reazioni politiche di una cittadina della provincia di Torino. Lo faccio perchè sono molto in linea con i risultati riportati nell'articolo, ma permettono conclusioni più sicure: il vantaggio di avere dati micro e conoscenze personali fa sì che
un'analisi dei flussi non sia necessaria - i volti si conoscono, i
numeri pure, dopo poco si sa chi ha votato chi.

microstoria: ventimila abitanti, cittadina democristiana ma con una componente comunista storicamente molto attiva, solo sfiorata dal fenomeno lega in passato, come gran parte del piemonte, decisamente di centrosinistra ai tempi del Mattarellum (qui si eleggeva uno dei principali esponenti del PDS-Ulivo-PD). Tra le élite politiche della cittadina si è da sempre sostenuto "quello che succede qui è lo specchio esatto della situazione nazionale", tesi che non sposo ma che riporto - probabilmente in ogni altra media cittadina si sentono simili congetture.

I risultati sono questi:

- Il PdL non ha sfondato; ha in realtà perso voti. AN non ha digerito la fusione.

- Gli elettori di AN hanno votato Lega. tutti, meno le briciole di duri e puri andate a La destra (che sul territorio non ha rappresentanti). I dirigenti di AN locali sono addirittura passati alla lega subito prima delle elezioni, non digerendo la mossa di FI di passare al PdL. La lega ha raddoppiato i voti, incamerando gli elettori di AN. I dirigenti locali non erano affatto stupiti di questo. Oltre a ciò, la lega non ha sfondato: i suoi voti sono, seggio per seggio, il fedele risultato di lega2006+an2006-ladestra2008, con scarti di uno-due voti.

- L'IdV ha triplicato i voti, pur non avendo alcun esponente locale. Alla riunione in casa PD mentre i voti affluivano ci si guardava in faccia e si chiedeva "chi è il rappresentante di Di Pietro?", ma non c'era nessun rappresentante in tutta la zona. IdV ha preso voti da SA; ciononostante, IdV in zona non esiste e tutti scommettono che non capitalizzerà il risultato, sparendo alla prossima tornata.

- SA ha avuto percentuali identiche a quelle nazionali, perdendo molti voti verso IdV, un pò verso PD, molti verso l'astensione. Ha avuto meno voti delle bianche+nulle. Non ha perso voti verso i partitini di sinstra, che nessuno ha votato (i vari simboli comunisti + partito socialista sonoallo 0.5%)

- tutti - vincitori e vinti - sanno che questi risultati sono transitori, e che alle prossime comunali/provinciali/regionali tutto sarà diverso. In realtà, non ci sono stati movimenti di votanti destra-sinistra; ciascuno ha votato come prima, a parte i movimenti sopra segnalati; non ci sono stati voti a RC passati alla lega e tutte le altre cose di cui si è parlato sui giornali nazionali. E' successo invece tanto di quello riportato nei numeri dell'articolo. Prednete la micro-evidence riportata come un piccolo sassolino posto a sostegno delle vostre argomentazioni.

Bell'analisi, Sandro, complimenti. Solo un'osservazione. Mi pare trascuri il seguente, plausibile flusso di voti: da SA a PD (oltre che ad astensione + altri di estrema sinistra), da PD a UDC (ex margherita, ovvero clientele dei vari de Mita, Pezzotta e c.), da UDC a PdL (giovanardi e c.). Se fai due conti e consideri la maggiore astensione, vedrai che tutto torna.

Questo flusso mi pare: 1) riscontrabile confrontando i dati delle politiche con quelli delle comunali & provinciali (p.e. in Toscana SA ha fatto MOLTO meglio alle amministrative) & 2) cruciale per il futuro del PD, perché se non recupera il flusso "da PD a UDC" Veltroni rischia un'ulteriore batosta alle elezioni europee, quando quasi certamente perderà i voti "da SA a PD" ottenuti grazie al richiamo del voto utile, voti che torneranno "a casa" dato che per eleggere un parlamentare europeo basta l'1% e non c'è un preciso nemico da battere.

Bella e ricca panoramica, però io direi che bisogna stare attenti a non trarre conclusioni puramente numeriche che alla fine stridono col buon senso. Come questa:

Abbiamo già osservato che il PdL non ha brillato. Perde quasi 400.000 voti anche se, dato il calo dei voti validi, guadagna lo 0,59% in termini percentuali.

Si potrebbe obbiettare che proprio il risultato in termini percentuali è il dato più significativo, ma anche tralasciando quest'aspetto, come non sottolineare invece la performance di una formazione politica abborracciata all'ultimo minuto, che è riuscita sostanzialmente a confermare la somma dei due ex partiti che la compongono nonostante gli sfracelli di una Lega Nord che pesca consensi in gran parte nel suo stesso bacino elettorale? E' ovvio, inoltre, che se la Lega Nord fosse andata da sola alle elezioni - dico a naso, ma non credo proprio di sbagliare, anche perché abito in una roccaforte leghista - metà dei voti appena conquistati sarebbero tracimati nel PDL. Allora forse ci troveremmo qui a parlare di una maggioranza di governo zoppicante però di un grande successo del PDL.

Sarebbe curioso che degli economisti - in politica, nel giudizio politico - cadessero nello stesso errore che loro stessi rimproverano spesso ai politici in economia: una concezione "statica" che per questi ultimi prende sempre la forma della torta da suddividere; per i primi rischia di prendere la forma di un gioco di compensazioni nell'analisi dei flussi elettorali. In ambedue i casi si sottovaluta l'individuo.

Lo dico perché come ho scritto nel mio blog "...sia con l'esperienza dell'Unione prodiana sia col nuovo progetto del Partito Democratico veltroniano la mentalità che informa l'azione politica dei postcomunisti-democratici è sempre quella della torta da suddividere o da okkupare. Essi continuano ad avere in testa categorie, classi, organizzazioni, poteri da avvicinare ed in ultima analisi possibilmente da assorbire ed egemonizzare, nel tentativo di raggranellare il democratico 51 per cento. Così si spiegano la corte serrata al voto cosiddetto cattolico, le ottime e cercate relazioni diplomatiche coi vertici confindustriali di qualche tempo fa, le ottime e cercate relazioni diplomatiche coi vertici delle grandi banche, il rapporto sempre osmotico con le confederazioni sindacali. Il risultato? L'indefessa ricerca del consenso dei poteri, e la diluizione contraddittoria in mille direzioni del messaggio politico; non già un'idea attraente, ma realistica e moderna, da ciondolare davanti agli occhi del singolo individuo potenziale elettore di sinistra. Perché conquistato l'imprimatur dei vari Sant'Uffizi, alla fine però i conti - nel mondo degli uomini in carne ed ossa, e non in quello delle marionette ancora caro ai postmarxisti - non tornano: l'intendance n'a pas suivi."

Scusa, "faccio un fischio per errore o magagna":

Il risultato della Lega nel 2008 è stato inferiore a quello del 2006, per cui l'aumento del centrodestra è stato aiutato in modo robusto da una espansione del PdL al Sud.

Probabilmente volevi dire "inferiore a quello del 1996"...

Grazie mille Zamax, ho corretto.

"La storia è simile sul lato destro dello schieramento. Il PdL ha perso quasi 400.000 voti, e la vittoria della coalizione Berlusconi è dovuta interamente alla grande affermazione dei partner minori, in particolare la Lega."

Stando cosi' le cose andrebbe riesaminata la tesi dell'influenza determinante della televisione sulla politica: la TV parla poco della Lega, e quando lo fa é per criticarla.

Ringrazio anzitutto Paolo Crosetto per il suo contributo. Il "case study" è sempre un utile complemento delle analisi quantitative che, necessariamente, oscurano molti dettagli. Al momento non sappiamo per certo in che misura i voti che si sono massicciamente spostati dal PdL alla Lega al Nord sono quelli di AN, ma l'evidenza anedottica punta chiaramente in questa direzione.

Nicola Giocoli fa un punto importante, l'analisi sarebbe stata più completa se avessi considerato contemporaneamente anche il voto locale (oltre, aggiungo io, quello del Senato, dove qualcosa di interessante è successo per esempio in Trentino). Non ho scuse da addurre se non la mia pigrizia. Resta però vero che, a sistema elettorale invariato, gli incentivi rimarranno diversi per le elezioni del parlamento che per quelle locali. Quindi il voto locale fornisce solo indicazioni parziali riguardo al voto politico (che è una scusa appena un po' migliore della pigrizia).

Zamax, non era mia intenzione suggerire che il PdL abbia fatto male ad allearsi con la Lega. Io però non ho veramente idea di cosa sarebbe successo con una offerta politica differente. Nel 1996, quando la Lega si presentò sola, fece parecchio meglio che in questa elezione nonostante un sistema elettorale (parte maggioritaria) che la penalizzava, non mi pare scontato che non avrebbe comunque drenato voti dal PdL anche in questa elezione. L'unica cosa che posso osservare sono i numeri, e i numeri dicono in modo inequivocabile che al Nord il PdL ha perso molti voti. Il misero aumento percentuale ottenuto è dovuto a una enorme espansione al Sud che ha compensato la sconfitta al Nord.

Infine sono d'accordo con Massimo che la televisione, alla fine, risulta avere molta meno influenza di quella che i politici tendono ad attribuirle. A mio avviso la ragione, assai semplice, è che l'informazione che offre è così faziosa e di bassa qualità che alla fine ben pochi basano il proprio voto su tale informazione. È un fatto che si riverbera sulla qualità della democrazia: pessima informazione genera elettori poco informati che non sono capaci di cacciare i politici più corrotti e incompetenti.

Mi accorgo solo oggi che l'Istituto Cattaneo ha pubblicato la sua analisi dei flussi elettorali, che trovate qua. Si tratta di uno studio limitato ad alcune province del Nord e non l'ho letto con attenzione. Il sommario però sembra confermare la mia analisi: il travaso da sinistra arcobaleno a Lega non c'è stato, i voti di SA sono finiti principalmente in astensione e PD-IDV.

Complimenti per il sito e le vostre analisi.

Vorrei qui però uscire, diciamo così, fuori tema. Vorrei andare più nel merito delle motivazioni che hanno dato il risultato elettorale del 13 e 14 aprile.

Non l'ho letto o sentito da nessuna altra parte. Ma io credo che la motivazione principale della vittoria del PdL sia tutta da ricondurre allo spavento che la stragrande maggioranza del popolo italiano delle partite IVA ha provato allorché, per la prima volta nella storia della Repubblica, un governo ha tentato di fare una seria lotta all'evasione fiscale. Frotte di italiani adusi a evadere/eludere le imposte si sono precipitati alle urne per ripristinare lo status ante Prodi. E' questa purtroppo l'amara sintesi.

Vedasi al proposito le dichiarazioni dei redditi che Visco proditoriamente ha messo on line l'ultimo giorno del suo mandato.

E non ditemi che non è così.

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