Il voto elettronico e' poco Amato

1 dicembre 2006 andrea moro

Tutti i giornali di ieri hanno riportato l'annuncio del ministro Amato della sospensione della sperimentazione sul voto elettronico. "E' il trionfo degli antenati e per uno della mia generazione fa anche piacere il trionfo degli antenati", ha detto con una punta d'ironia il ministro. "A volte firmare un contratto sputandosi su una mano e stringendo l'altra può dare più certezza di quella che dà una firma elettronica. E' meno facile taroccare un voto espresso manualmente." Il timing dell'annuncio sembra renderlo causato dal fiasco del caso Deaglio sui (presunti) brogli elettorali. Ma le irregolarita' fantasticate da Deaglio poco avevano a che fare con il voto elettronico.

Le presunte irregolarita' si riferivano principalmente all'altalenanza nel conteggio dei totali di sezione riportati dal Ministero dell'Interno durante la notte successiva alle elezioni (soprattutto in riferimento al conteggio delle schede bianche). Ma ne' il conteggio, ne' l'annuncio del ministero avevano valore vincolante: i conteggi dei totali di sezione e l'annuncio ufficiale dei risultati vengono fatti da organi appartenenti alla magistratura (Corti di Appello e Corte di Cassazione) sulla base di dati verificabili. Poco conta quindi che errori siano stati fatti dal software usato dal ministero (o da chi vi ha inserito i dati) durante gli annunci dei risultati preliminari. Si tratta di fatti meritevoli di indagine, ma che non avrebbero inficiato il risultato del voto. E certamente poco avevano a che fare con l'opportunita' di studiare la fattibilita' del voto elettronico. Stupisce piuttosto che ci siano volute piu' di poche ore ad archiviare il caso.

Ma voglio soffermarmi sul voto elettronico, sul quale il ministro sta prendendo un grosso granchio. Il voto elettronico infatti, se eseguito con le dovute cautele, e' piu' sicuro di quello manuale. Esistono diversi gruppi di politologi e tecnici informatici che stanno studiando a fondo il problema. Si tratta, per esempio, dell'open voting consortium e di verifiedvoting.org. Queste organizzazioni partecipano alla definizione di standards che garantiscano l'affidabilita' e la verificabilita' della votazione. Due sono le caratteristiche fondamentali di queste proposte:

  • Il software su cui si basa l'archiviazione ed il conteggio dei voti deve essere a codice aperto (open source), per poter permettere il massimo accesso del pubblico all'identificazione di possibili errori di programmazione
  • Il voto deve lasciare una traccia cartacea che ne permetta la verificabilita'.

L'idea per esempio e' di far votare l'elettore su terminale (per esempio su schermo sensibile al tatto). A votazione effettuata, il computer stampa il voto su un foglio che l'elettoredeposita in un'urna dopo averne verificata la correttezza. La versione cartacea verrebbe poi archiviata ed usata solo per effettuare controlli casuali sulla regolarita' del voto, e per le verifiche necessarie in caso di procedimento giudiziario

I vantaggi sono evidenti: il voto elettronico sarebbe piu' economico (non sarebbe necessario il conteggio manuale di tutti i voti, ma solo di quelli effettuati in un limitato numero di sezioni scelte a caso per verificarne la correttezza); i risultati sarebbero resi noti piu' velocemente; il voto stesso sarebbe piu' accessibile a portatori di handicap (per esempio il sistema potrebbe recitare su cuffia il contenuto della scheda per i non vedenti, etc...). Ma soprattutto il sistema elettronico renderebbe piu' difficile la manomissione delle schede, ed il conteggio sarebbe in ogni caso verificabile.

D'altro lato non e' vero che non sia impossibile falsificare il voto manuale: per esempio, si racconta da sempre di scrutatori intraprendenti che falsificano voti validi invalidandoli, o che esprimono preferenze su schede bianche con una punta di grafite nascosta fra le dita.

In sintesi, ritengo che la decisione del ministro vada contro l'esigenza di studiare metodi che garantiscano l'affidabilita' dei risultati delle elezioni e la trasparenza del processo di conteggio. Perlomeno, la decisione e' stata presa in un momento certamente inopportuno per permetterne una valutazione serena da parte dell'opinione pubblica.

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