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L'Eni e la finanza

6 commenti (espandi tutti)

carissimi!

dragonfly 24/11/2013 - 19:57

non mi par vero di poter criticare  i miei due commentatori preferiti (tranquilli, lo dico a tutti :-) )

1) a me non garba che si mettano a confronto il rendimento di una obbligazione, cioè il costo medio del debito sovrano italiano, col dividendo atteso di eni. l'azione eni non ha durata, cioè non viene mai rimborsata e non contiene alcuna promessa riguardo i dividendi, mentre le cedole sono promesse eccome!  è il motivo per cui la volatilità del prezzo delle azioni è parecchio superiore essendo il dividendo percentuale molto incerto anche a un anno (si dovrebbe poi guardare all'utile per azione, non al dividendo che sconta altre logiche). casomai il confronto si potrebbe fare col rendimento del debito eni di pari durata , che è molto più basso. queste cose lo so che le sapete e nelle note avete cercato di aggiustarle, ma intanto siete partiti col piede sbagliato.

2) ma siamo poi sicuri che l'elevato dividendo di eni sia cosa sana per la collettività? cioè frutto di buona gestione e non di posizione quasi-monopolistica? a mio avviso è questa la questione centrale, anzi centralissima se si considerano le immediate analogie. sto pensando alle società di servizi partecipate da comuni, province, regioni: quando si chiede loro di mollare l'osso per favorire la concorrenza nel settore, con vantaggio per tutti, si risponde che verrebbero meno grassi dividendi che la mano pubblica poi spende con la sagacia che conosciamo.

qua non ci si può permettere di sbagliare, le privatizzazioni si fanno per aumentare l'efficienza, indipendentemente dallo stato patrimoniale. anche il fondo sovrano dell'emiro dovrebbe farle, e lì certo non devono traquillizzare i creditori.

 

 

 

Esatto

Andrea Grenti 24/11/2013 - 20:01

Le privatizzazioni e le liberalizzazioni non dovrebbero servire per fare cassa. Servono per permettere maggiore concorrenza, maggiore produttività e quindi maggiore crescita.

Ma questo i vari giornalai non lo sanno (non mi riferisco a Seminerio, che seguo spesso), e così appunto i nostri cari rappresentanti continuano indisturbati a perpetrare le solite nefandezze economiche.

Tutta la stampa confronta il 6% divident yield di Eni con 4.5 return dei bond. Questo e' il punto. Forse avremmo dovuto mettere in evidenza che c'e' un altro errore....la confusione tra dividend yield e retur. Ma noi partiamo dal presupposto che chi fa il confronto consideri il dividend yield una forma di return, visto che lo confronta coi return. E questa ci pare la stupidaggine piu' grossa

" la volatilità del prezzo delle azioni è parecchio superiore"


è esattamente quello che dicono gli autori.  Non puoi confrontare due securities con profili di rischio diversi - e la volatilità è IL  rischio. Se ho capito (forse) la fonte della tua confusione, è che tu vuoi una misura del rischio di ENI che sia comparabile con quello dell'Italia. Il punto è che per prezzare il titolo non ti serve il rischio di ENI, ma il rischio implicito in quella particolare security. Che sarà probabilmente maggiore di quello del BTP Italiano.

Always blame the coauthor, è il mio motto :-)

Guido, in realtà siamo assolutamente d'accordo con te su entrambi i punti. Il dividend yield è ovviamente solo una parte della storia. In una versione iniziale avevamo pure messo il grafico del prezzo dell'azione, ma poi lo abbiamo tolto perché il pezzo diventava troppo lungo. Eccolo qua.

È chiaro che chi investe in Eni non si prende solo il rischio sul dividendo.  Ci siamo concentrati su quello per rispondere alle posizioni apparse sulla stampa e nella blogosfera, che proprio al dividend yield (lordo) guardavano.  Quello che dici tu lo abbiamo detto nella parte sulla durata dell'investimento, ma ci rendiamo conto che siamo stati troppo obliqui e poco chiari. Comunque, il punto principale che volevamo fare è che non si compara il rendimento medio di attività con rischio diverso suggerendo di comprare quelle con rendimento più alto. Poi, in più, il dividend yield è una misura lacunosa del rendimento ma quello ci pareva un punto minore.

Siamo anche perfettamente d'accordo sul fatto che è sbagliato massimizzare il valore degli assets pubblici mediante monopolizzazione, per poi magari vendere a prezzi più alti (in parte questo è stato fatto con Alitalia e la monopolizzazione di Milano-Roma, anche se ''prezzi più alti'' qua va letto con ''perdite più basse''). Per esempio, sarebbe assurdo privatizzare Trenitalia senza prima fare un grosso sforzo di liberalizzazione del trasporto ferroviario.

Vabbe', pero' e' vero che a me la bestialita' pare sia comparare rendimenti - se poi si sbaglia anche la misura del rendimento e' una aggravante, ma di minor conto.