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L'Eni e la finanza

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Ho letto ed avevo in mente anche io un'obiezione simile ma non avevo il tempo per trovare tutti i dati che Seminerio ha reperito.

A me pare tuttavia che il punto centrale sia un altro. Ora non so perché vendere solo il 3% quando la mano pubblica detiene il 30.1% e non sappiamo a che prezzo sarebbe vendibile il 3% o il 30% ma se si vende sono soldi che entrano.  Non sappiamo il prezzo di vendita ma tanto per piazzare un numero possiamo usare il 17.95 di oggi. Poi un domani al netto del costo del buyback di cui si parla potrebbe valere di piu' ma già cosi' la vendita del 30% porta ad un ricavo spannometrico di 19,635 miliardi. Facciamo 20 cosi' è piu' semplice per i riferimenti a seguire. Quale è l'impatto di questa cifra? Naturalmente dovrebbe andare a diminuzione del debito e quindi per un paio di mesi potremmo non fare aste per chiedere altri soldi, indebitandoci.  E quindi gli investitori per quei mesi invece di comprare bond italiani magari investirebbero nell'economia produttiva.
Pie illusioni?
Giusto o sbagliato il ragionamento?
Questo ha un valore che va calcolato, visto che stiamo comparando situazioni.

Ma c'è un altra possibilità da valutare. Se i 20 miliardi vengono usati per pagare le aziende che attendono soldi dallo stato è chiaro che stante come funziona la contabilità noi aumentiamo il debito di 20 ma visto che lo abbiamo appena ridotto di 20 siamo in pari. Ma mettiamo in circolazione soldi. Una delle considerazioni (forse un po' naif, direte voi) che facevo qualche mese fa è che se tutti pagassero ad un anno come fa lo stato nel migliore dei casi, tutta l'economia rallenterebbe. Se per un lavoro fatto devo aspettare 12 mesi o mi faccio scontare l'importo da una banca (non gratis) o per 12 mesi non posso fare nuovo investimenti e far fruttare il mio guadagno. Non solo ma faro' attendere i miei fornitori e quindi la cosa si moltipica (ed anche loro hanno già lavorato ed attendono soldi). Se invece tutti mi pagassero a 30 giorni,  Stato compreso, prendo la cifra incassata, pago i fornitori, compro altra merce, compro anche nuovi impianti, fatturo, dopo 30 giorni inizio di nuovo ad incassare e guadagnare. Il fatto che lo Stato trattenga dai 90 ai 120 miliardi è di fatto, mi sembra, un fattore di rallentamento dell'economia produttiva. Ergo se parte del ricavato della vendita di azioni ENI fosse dato ai creditori e si iniziasse a mantenere un ritmo di pagamenti a 30 giorni, la possibilità di vedere il PIL crescere mi pare ragionevole.Il che per il nostro rapporto debito PIL sarebbe di tutto vantaggio. Quanto non sono in grado di calcolarlo ma prima vediamo se il ragionamento sta in piedi.

 

Concordo

Giacomo Boschi 25/11/2013 - 15:29

Capisco che alcune ipotesi sono assunte come vere da Bisin e Brusco solo in quanto sono le premesse di chi vuole dimostrare che è sbagliato vendere l'eni, ma l'idea del "dividend yeld" determinato dal rischio qui è presa per vera in quanto facente parte della finanza moderna, non per amore di discussione. Mi sembra che in quel punto l'articolo debba essere rettificato...