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L'Eni e la finanza

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Esimi, preparate i pomodori perche' non sono convinto.

Allora, punto a favore B&B (Bisin & Brusco): un'azione e' un perpetual quindi andrebbe valutata contro un titolo a lunga. Il BTP 4.75% 09/2044 rende oggi il 4.94%. Su questo 4.94% si paga il 12.5% di tasse che quindi rientrano in tasca allo Stato, ma siccome un terzo e' detenuto all'estero il costo effettivo e' 4.94%*(1-12.5%*66%)=4.53%.

Dal lato dividendi percepiti, non vorrei dire una minchiata, ma la tassazione non conta, tanto rientra comunque allo Stato. Che la CDP o il Tesoro paghino il 20% o il 30% di tasse cosa importa visto che gli torna in tasca dal Ministero delle Entrate? Quindi il 5.9% sarebbe da considerare lordo. Aggiungo, il dividendo previsto per febbraio e' di 55 centesimi, con ENI che vale 18 EUR fa 6.11% invece che 5.9% (ENI paga due dividendi l'anno).

Punto premio al rischio: ENI opera per lo piu' un mercato oligopolistico con barriere all'ingresso piuttosto alte (parlo dell'upstream che conta il 50%), mentre per la raffinazione e vendita (che contano il 25%) fattura per lo piu' in Italia dove e' i suoi utili sono assicurati da bassa concorrenza nel settore. Quindi i cittadini italiani sono tassati dell x% per aumentare di x-c l'utile di ENI che poi ne gira una parte allo Stato italiano. Se si mettono sul mercato quote di ENI si trasferisce ricchezze dai cittadini italiani a chi investe. Ragion per cui PRIMA si dovrebbe liberalizzare la distribuzione e POI vendere la societa'. Oddio, il vero colpo gobbo sarebbe PRIMA vendere (a tanto) e il secondo dopo liberalizzare... Ma non credo che questo sia nei piani di Letta.

Punto finale: quello che vale per una societa' cosi' e' il pacchetto di controllo. Ricordo che ci sono studi empirici in base ai quali il premio per il controllo tende ad aumentare con la quota di societa' che si vende, quindi: se si vende vale la pena vendere TUTTO assieme, vendere il 3% oggi, il 5% l'anno prossimo per arrivare a vendere tutto tra qualche anno non e' razionale. Molto meglio vendere tutto OGGI (il 30% di ENI vale 20 miliardi) e domani cominciare a liberalizzare come degli ossessi.

Molto meglio vendere tutto OGGI (il 30% di ENI vale 20 miliardi) e domani cominciare a liberalizzare come degli ossessi.

Perfettamente d'accordo, e l'ho anche scritto sopra, tuttavia Seminerio si è attaccato a questa frase di Bisin e Brusco (non B&B perché quella sigla ormai è di Bagnai e Borghi,  se ho capito bene)

Eni paga un dividend yield del 5,9% perché è percepita come più rischiosa

Questa è da chiarire. Per me un rendimento azionario alto puo' essere dovuto anche ad un buon rendimento in fatto di utili, di investimenti, di gestione aziendale (o anche di posizioni dominanti). Poi puo' anche darsi che nel concreto ENI dia dividendi leggermente piu' alti di altri concorrenti perché altrimenti non attirerebbe abbastanza.  Ma va dimostrato. Potrebbe anche essere il dividendo corretto per i risultati ottenuti.  Seminerio ha fornito numeri che sembrano indicare che il 5.9% è un dato oggettivo ma naturalmente anche questo andrebbe verificato.

Per quanto mi riguarda si e' attaccato a quella frase in maniera abbastanza pretestuosa. E' il rendimento atteso (che in un contesto di agenti razionali, no asimmetrie informative e altre ipotesi che Alberto e Sandro conoscono a menadito e' pari al rendimento richiesto dal mercato) che e' proporzionale al rischio del titolo. 

Ora, ENI e' un'utility, titolo value se ce n'e' uno, il prezzo post crisi viaggia tra 15 e 19 (media in area 17) fatta eccezioni per dei periodi di volatilita' elevata. Diciamo quindi che il rendimento atteso e' parente stretto del dividend yield - poi per carita' sei fortunato e te la compri a 14 per rivenderla a 19, sei sfigato e fai il deal a rovescio, tant'e', diciamo che il mercato oggi non sconta un apprezzamento del 50% in due anni. Quindi Sandro e Alberto, se volete correggete pure la frase incriminata

Eni paga un dividend yield del 5,9% perché è percepita come più rischiosa del debito sovrano italiano

Con

Se approssimiamo il rendimento atteso di ENI col suo dividend yield (ipotesi non del tutto irrealistica viste le caratteristiche del titolo), vediamo che il mercato percepisce il suo capitale come piu' rischioso del debito italiano.

Poi vabbe', tra gli errori da matita blu io continuo a mettere il paragone tra rendimento del debito e dell'equity senza prevedere un adeguato premio al rischio, cosi' come il punto fatto notare da Silvio qua sopra che il dividend yield dovrebbe essere reale (se il corso ENI sale del 5% per via dell'inflazione, il dividendo dovrebbe salire in maniera corrispondente) mentre i tassi pagati sul debito sono nominali.