Titolo

L'Eni e la finanza

1 commento (espandi tutti)

Per quanto mi riguarda si e' attaccato a quella frase in maniera abbastanza pretestuosa. E' il rendimento atteso (che in un contesto di agenti razionali, no asimmetrie informative e altre ipotesi che Alberto e Sandro conoscono a menadito e' pari al rendimento richiesto dal mercato) che e' proporzionale al rischio del titolo. 

Ora, ENI e' un'utility, titolo value se ce n'e' uno, il prezzo post crisi viaggia tra 15 e 19 (media in area 17) fatta eccezioni per dei periodi di volatilita' elevata. Diciamo quindi che il rendimento atteso e' parente stretto del dividend yield - poi per carita' sei fortunato e te la compri a 14 per rivenderla a 19, sei sfigato e fai il deal a rovescio, tant'e', diciamo che il mercato oggi non sconta un apprezzamento del 50% in due anni. Quindi Sandro e Alberto, se volete correggete pure la frase incriminata

Eni paga un dividend yield del 5,9% perché è percepita come più rischiosa del debito sovrano italiano

Con

Se approssimiamo il rendimento atteso di ENI col suo dividend yield (ipotesi non del tutto irrealistica viste le caratteristiche del titolo), vediamo che il mercato percepisce il suo capitale come piu' rischioso del debito italiano.

Poi vabbe', tra gli errori da matita blu io continuo a mettere il paragone tra rendimento del debito e dell'equity senza prevedere un adeguato premio al rischio, cosi' come il punto fatto notare da Silvio qua sopra che il dividend yield dovrebbe essere reale (se il corso ENI sale del 5% per via dell'inflazione, il dividendo dovrebbe salire in maniera corrispondente) mentre i tassi pagati sul debito sono nominali.