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L'Eni e la finanza

31 commenti (espandi tutti)

Malafede

thomas fazi 25/11/2013 - 20:50

Scusa ma come si fa a non definire cosmetica una "soluzione" che nella migliore delle ipotesi ci farà risparmiare qualche milione l'anno di interessi su un totale di quasi 90 miliardi? Anzi, come si fa a definirla una "soluzione"? Forse sarebbe il caso di fare un paragone tra i soldi risparmiati dalla vendita delle quote ENI e l'ammontare per il quale è costretto a indebitarsi lo stato annualmente solo per ripagare gli interessi (siamo sui 60 miliardi se non sbaglio).

A mio avviso, qualunque strategia che non affronti di petto la questione degli interessi rischia di essere semplicemente l'ennesimo gioco dello scarico barile ai danni delle generazioni future (per la mia, forse, è già troppo tardi).

È certamente vero che vendere Eni per un paio di miliardi è una misura di poco conto, comunque la si voglia vedere. Dire che è la soluzione al problema del debito pubblico è ridicolo; non ho letto le dichiarazioni di Letta al riguardo, ma se veramente lo ha detto ha fatto solo propaganda, come quando Brunetta progandava l'abolizione dell'IMU prima casa come un enorme iniezione di domanda che ci avrebbe portato fuori dalla crisi.

Ma detto questo, qual è l'alternativa? Secondo me il problema non è che si vende Eni ma che si vende troppo poco. Eni va venduta tutta, cercando di lucrare il valore del controllo. Lo stesso vale per Enel e per tante altre aziende, e lo stesso vale per tanti immobili.

Alternative

thomas fazi 26/11/2013 - 14:38

"Qual è l'alternativa?", forse, dovrebbe essere la domanda alla quale dovremmo tutti sforzarci di dare una risposta piuttosto che spendere fiumi di parole su misure che per tua stessa ammissione sono "di poco conto". Io ovviamente non penso di avere la risposta in tasca, ma non credo neanche che di opzioni ce ne siano poi così tante. Escludendo soluzioni estreme (default, ecc.) o politicamente irrealizzabili a breve-medio termine (eurobonds, ecc.) - e dando per scontato che la insistere sulla strada attuale (ulteriori privatizzazioni e avanzo primario del 3-4-5... 6%?!) sia autolesionista - direi che sarebbe il caso di cominciare a prendere in considerazioni soluzioni più "creative". La proposta più convincente  finora mi sembra quella di una monetizzazione parziale del debito di tutti o di alcuni degli stati dell'eurozona, avanzata di recente da Pierre Paris e  Charles Wyplosz: http://www.voxeu.org/article/end-eurozone-crisis-bury-debt-forever.

So che molti gridano al grillismo o al bilderberghismo alla semplice menzione del termine "monetizzazione", ma forse sarebbe il caso di avere un confronto ragionato e ragionevole anche su questo tema?

Un ritorno al passato, sai che soluzione...

E allora?

thomas fazi 28/11/2013 - 19:45

Ce ne sarebbero di cose buone da recuperare dal passato: regolamentazione dei mercati finanziari, controlli di capitale, tassazione progressiva, politiche industriali, ecc. A volte essere progressisti vuol dire anche saper guardare al passato. A meno che uno non abbia una visione teleologico-materialistica della storia, per cui il nuovo è sempre meglio del vecchio.

regolamentazione dei mercati finanziari, controlli di capitale, tassazione progressiva, politiche industriali, ecc.

E cosa ti fa pensare che non ci siano già queste cose in Italia?
Non necessariamente sono cose buone, anzi. 

A volte essere progressisti vuol dire anche saper guardare al passato.

Nulla contro l'essere progressisti, resta il fatto che il presente per alcuni che si sentono "progressisti" è molto lontano, così come la realtà (parecchio confusa)...

Più che guardare, bisognerebbe imparare dal passato. Senza offesa, ma nel tuo commento c'è molta confusione sui temi economici odierni. Questo non è colpa tua, è l'informazione italiana (e non solo) che non fa adeguatamente il suo lavoro in questo ambito, e quindi i cittadini non sono preparati. Poi beh, ci sarebbero tante cose da dire anche sugli italiani, ma meglio non divagare troppo.

Confusione

thomas fazi 28/11/2013 - 20:19

Io facevo un discorso più generale, non riferito semplicemente all'Italia. Detto questo, direi che il tuo commento - "Non necessariamente sono cose buone, anzi" - tradisce benissimo quale sia la tua visione dell'economia, ossia quella che ci ha trascinato nel disastro in cui ci troviamo (e ripeto: non sto solo parlando dell'Italia). Forse a essere confusi sono quelli che si ostinano a difendere l'attuale stato delle cose (o, ancora peggio, a sostenere che il problema è proprio che abbiamo troppi controlli, troppo stato, ecc.). Comunque, se hai voglia di specificare i punti su cui mi trovi "confuso", sono felice di starti a sentire.

La tassazione E' progressiva oggi, a meno che non rimpiangi l'aliquota al 99.5% proposta da Roosvelt durante la Grande Depressione.

I mercati finanziari sono MOLTO piu' regolamentati che 50 anni fa, e' un dato di fatto, e' solo aumentato il tasso di innovazione finanziaria. 

I controlli ai movimenti di capitale non mi risulta abbiano mai portato a qualcosa di buono, ma se si tratta di vincolare i fattori produttivi allora perche' non vincolare anche le persone? Molti su questo blog sono stati formati dall'eccellentissimo sistema educativo italiano e lavoriamo all'estero con grande soddisfazione dei paesi in cui paghiamo le tasse, cosi' come i capitali formatisi in Italia hanno beneficiato di un ambiente business friendly e non dovrebbero permettersi di espatriare. :)

Grazie

thomas fazi 28/11/2013 - 21:50

Per un attimo ho pensato che c'aveste delle argomentazioni serie. Poi ho letto il tuo commento (e, come ulteriore conferma, ho dato un'occhiata al tuo profilo). A quel punto ho tratto un sospiro di sollievo.

Comunque 'sta cosa di sbandierare a destra e a manca il fatto che lavorate all'estero fa un  po' tristezza. Anch'io lavoro regolarmente con l'estero (pur vivendo in Italia) ma non è che me ne vanto.

tradisce benissimo quale sia la tua visione dell'economia, ossia quella che ci ha trascinato nel disastro in cui ci troviamo (e ripeto: non sto solo parlando dell'Italia).

Quale sarebbe la mia visione dell'economia? Abbiamo per caso mai parlato assieme? E quella che ci ha "trascinato nel disastro" quale sarebbe?

Forse a essere confusi sono quelli che si ostinano a difendere l'attuale stato delle cose

Vediamo di argomentare, non capisco quale sia l'attuale stato delle cose. 

Chicago

thomas fazi 30/11/2013 - 15:01

Ciao Andrea. Non capisco perché ti scaldi tanto. E' vero, non ci siamo mai parlati (ma questo non ti ha impedito di darmi del "confuso", della povera vittima della disinformazione italiana, ecc.). Ma direi che il tuo commento qualche indizio lo dava. Se ho capito bene, sei contro la regolamentazione dei mercati finanziari, i controlli di capitale, la tassazione progressiva, le politiche macroeconomiche keynesiane, ecc. - tutte cose, a tuo dire, "non necessariamente buone". Bè, alla luce di ciò, non mi sembra azzardato direi che questo fa di te un (neo)liberista, per usare un termine sempreverde; uno che probabilmente si riconosce nelle teorie della scuola di Chicago: mercati efficienti, aspettative razionali, politiche fiscali trickle-down, politiche monetarie "freshwater", ecc. Ma ovviamente potrei sbagliarmi, e in questo caso mi scuso. Sul fatto che ci siano proprio gli effetti di questa visione dell'economia - nella fattispecie: disugaglianze senza precedenti, mercati finanziari fuori controllo, allocazione disastrosa delle forze produttive, boom speculativi, ecc. - all'origine della crisi del 2008 pensavo che ci fossero pochi dubbi. Ma ovviamente mi sbagliavo, visto che c'è ancora gente come Vincenzo che sostiene che i mercati sono "più regolamentati che mai" (forse troppo?) e che la tassazione è "già" (forse troppo?) progressiva. Non si finisce mai di imparare. Fortuna che negli Usa almeno sembra che le cose stiano lentamente cambiando, almeno a livello di politica monetaria (il fatto di avere una neo-keynesiana come la Yellen a capo della Fed deve mettere strizza a molti). Peccato che non si possa dire lo stesso dell'Europa, dove - parlando di "disastro" -  troppo ci sarebbe da dire sugli effetti provocati dalla rispost iper-liberista data alla crisi nel nostro continente.

Il ns. Andrea Grenti, dunque, è un neo-liberista - ovviamente "selvaggio" - che dovrebbe essere spaventato e civilizzato dell'avvento di Ms. Yellen alla Fed. Poi, magari, scaduto Obama, un presidente repubblicano la sostituisce e tutto cambia ... Facili battute a parte, mi permetto di osservare che l'ipotesi dei mercati efficienti ha fruttato a E. Fama il premio "Nobel" e forse questa scelta le attribuisce una certa dignità, Le piaccia o meno. La crisi del 2008 forse ha un'origine un po' più complessa di quella da Lei ipotizzata, riconducibile - almeno in parte - alla scelta "politica" di favorire il credito all'acquisto di immobili, senza la quale nessun greedy banker avrebbe disseminato pacchetti di MBA ecc.

Quanto alla regolazione dei mercati finanziari: Le piaccia o no, fino ai primi anni '90 l'UE non se ne è occupata. In Italia sia andava avanti con le vecchie leggi sulla borsa ed alcuni interventi normativi parziali risalenti agli anni compresi tra il 1970 e il 1984 (se ben ricordo): poi, il 2 gennaio 1991, fu promulgata una prima legge di ampia portata sul mercato finanziario. L'anno successivo fu emanata la Investment Services Directive  intesa ad armonizzare la disciplina dei servizi finanziari e porre le basi normative per il  mercato unico nel settore (direttiva trasposta in Italia nel 1995); da allora in poi, la regolazione del mercato finanziario nell'UE è andata progressivamente crescendo: nel 2003 la Market Abuse Directive, recepita in Italia nel 2005; nel 2004 la Markets in Financial Investments Directive di primo livello, seguita da provvedimenti di secondo livello e trasposta in Italia nel 2007;negli anni immediatamente successivi le direttive sul prospetto e sulla trasparenza, poi aggiornate; negli ultimi anni il regolamento EMIR  riguardante i mercati dei derivati ed altre direttive sui fondi comuni e gli altri organismi collettivi d'investimento.

La regolamentazione dei mercati finanziari, nell'UE, è estesa, massiccia e pervasiva: è neo-liberista, come Lei crede? A mio avviso, lo è solo se si crede che il compito del legislatore europeo fosse quello di dirigere i mercati finanziari in vista di obiettivi "politici" e che, di conseguenza, si dovesse negare qualsiasi autonomia organizzativa e gestionale alle imprese d'investimento, trasformandole in qualcosa di molto simile alle utilities. Questo non è avvenuto: ma l'attribuzione di penetranti compiti di vigilanza ad autorità di settore - comunitarie e nazionali - smentisce l'idea che le imprese d'investimento operino senza vincoli e senza controlli.  Consideri anche l'orientamento investors friendly delle corti italiche, felici di condannare le imprese d'investimento a restituzioni e risarcimenti anche in maniera alquanto fantasiosa, poi mediti su quanto da Lei sostenuto.

Fortuna che negli Usa almeno sembra che le cose stiano lentamente cambiando, almeno a livello di politica monetaria

suppongo ti riferisca all'intenzione di proseguire con le politiche monetarie ultra espansive.sono proprio quelle politiche ad aver causato-o ad aver contribuito in maniera determinante a causare-le crisi finanziarie,attraverso un abbassamento del tasso d'interesse da parte della fed

Lo storico dei dati

M1-M3

thomas fazi 30/11/2013 - 17:14

Ciao Costantino. Ecco un altro mito che pensavo fosse morto e sepolto, e invece. Sostenere che oggi la massa monetaria sia determinata dai tassi delle banche centrali (e dunque dalla base monetaria) - e dunque che all'origine della crisi del 2008 ci sia la politica "troppo espansiva" della Fed - vuol dire ignorare completamente il ruolo del moltiplicatore (anche se forse oggi sarebbe meglio parlare di iper-moltiplicatore), che permette alle banche private, per mezzo delle cartolarizzazioni (CDOs, ecc.), di "creare" una quantità di denaro virtualmente infinita (alimentando relative bolle speculative), come aveva intuito Minsky già negli anni ottanta. E infatti, come puoi vedere in questo grafico, non c'è quasi nessuna connessione tra l'andamento della base monetaria e quello della massa monetaria nel periodo antecedente alla crisi del 2008. Ed è lo stesso motivo per cui le politiche espansive perseguite dalla Fed in seguito alla crisi (che hanno portato a un aumento enorme della base monetaria) hanno determinato un aumento della massa monetaria molto marginale (proprio perché le banche ora sono in deleveraging). Ed è questo il motivo per cui il problema è l'eccessivo potere delle banche di creare credito, e non la politica "eccesivamente espansiva" della Fed, o di qualunque altra banca centrale.

è chiaro che la moneta non dipende ''solo''dal tasso d'interesse applicato dalla fed. 

il fatto è che avere abbassato il tasso di 4 punti ed averlo mantenuto a quel livello per anni  segnala una precisa volontà da parte del regolatore di favorire l'indebitamento e la spesa.per quale motivo avrebbe dovuto intervenire controllando e/o frenando l'attività degli istituiti finanziari non mi è chiaro,dato che l'obiettivo era proprio quello

Lo storico dei dati

Lo storico dei dati

Lo storico dei dati

in questo senso,non dimentichiamo,inoltre,il ruolo giocato da fannie mae e freddie mac garantite dal governo e la loro leva finanziaria.

 

è in calo da 30 anni?negli ultimi 16 è rimasta stabile 1996 59% 2012 57,9%

 

La politica monetaria espansiva attuata delle banche centrali dal 2001 è considerata la principale responsabile della bolla immobiliare americana (ed anche inglese, spagnola, irlandese, estone, ucraina,etc.): (http://www.nber.org/papers/w14631.pdf). Le cartolarizzazioni e gli MBS non sono la causa del boom dei prezzi delle abitazioni, ma rappresentano il canale di trasmissione della crisi finanziaria, generatasi quando la bolla ha iniziato a sgonfiarsi ed i mutuatari più indebitati sono andati in default (perché non potevano e/o non volevano pagare rate crescenti per immobili che perdevano valore). L'alta leva finanziaria degli istituti creditizi, le opacità sulle reali esposizioni ai mutui subprime e le asimmetrie informative hanno fatto il resto, portando il settore bancario al collasso.

Io dal grafico, su due piedi, ci vedo una bella relazione positiva, anche se non lineare. Il che non sorprende dato che verosimilmente il tasso di interesse non sarà l'unico fattore ad entrare in gioco nella determinazione di M3 (Le aspettative degli agenti economici? Il livello di sviluppo del settore finanziario?). Sarebbe magari il caso di controllare su un set più ampio di variabili quando si cerca di trovare relazioni causali fra variabili. 

Premesso che questi non sono né il luogo né la modalità giusti per affrontare una questione così complessa (questo è l'ultimo commento che ho a disposizione per le prossime 24 ore!) - e comunque vi posso assicurare che fuori da noisefromamerika la politica monetaria della Fed non è considerata "la principale responsabile della bolla immobiliare americana" (nella migliore delle ipotesi, il dibattito è aperto) -, sarei curioso di sentire come spiegate allora la bolla speculativa che si è venuta a creare in Europa (dove le banche operavano - e operano ancora - con leve finanziarie nettamente superiori a quelle delle banche americane) nel periodo pre-2008, visto che dal 2006 in poi la BCE ha perseguito una politica monetaria molto restrittiva (portando i tassi da 2 a 4), e come spiegate il fatto che in quel periodo la massa monetaria abbia continuato a crescere nonostante la drastica riduzione della crescita della base monetaria (che nel 2008 era arrivata praticamente a zero). E viceversa nel periodo post-2008. Dov'è la "relazione positiva" qui? A mio avviso il caso europeo (ma in misura minore anche quello americano) dimostra che la politica monetaria è oramai perlopiù al di fuori del controllo delle banche centrali; non mi pare troppo azzardato dire che è stata effettivamente "privatizzata". Il problema sono le banche private, non le banche centrali.

The Central Bank of Ireland has overall responsibility for the authorisation, regulation and supervision of Credit Institutions operating in Ireland. Credit Institutions regulated by the Central Bank of Ireland include:

Banks

Building Societies Designated

Credit Institutions

A current list of these entities is available on our registers page.

In addition the Central Bank of Ireland is responsible for oversight of liquidity and conduct of business for branches of non-Irish licensed banks operating in Ireland.

The objectives in supervising Credit Institutions are: to foster a stable banking system to provide a degree of protection to depositors with individual credit institutions As set out in the Central Bank Act 1942 (as amended) the Bank shall perform its functions and exercise its powers in a way that is consistent with- the orderly and proper functioning of financial markets, the prudential supervision of providers of financial services, and the public interest and the interest of consumers. In relation to the prudential supervision of providers of financial services the Central Bank of Ireland operates a risk based approach to supervision

Mi correggo

thomas fazi 1/12/2013 - 18:50

Non mi hai risposto. Comunque mi correggo: il problema sono anche le banche centrali (ovviamente), nella misura in cui si sono dimostrate - e continuano a dimostrarsi, nonostante tutto quello che è successo - riluttanti a istituire un quadro regolatorio molto più ferreo in merito al funzionamento delle banche private (e in particolare alla loro capacità di creare enormi bolle speculative per merito di leve da capogiro). E visto che mi citi l'Irlanda, ti invito a leggere l'interessantissimo report della commissione di investigazione governativa irlandese sulla crisi bancaria, che afferma che una delle cause principali della crisi è stato proprio il fatto che 

for several years before the banking crisis, the authorities operated under the assumption that financial markets generally were efficient and self-regulating; this was generally considered as the modern and reasonable approach both in Ireland and abroad. 

A proposito di mercati che si "auto-regolamentano"... 

http://www.finance.gov.ie/documents/publications/reports/2011/nybergrepo...

Le banche centrali hanno perseguito politiche monetarie espansive, soprattutto la Fed, che hanno facilitato le banche commerciali nell'attivare più prestiti, più finanziamenti, più cartolarizzazioni, più investimenti rischiosi, ecc.

Le banche commerciali hanno una certa responsabilità, qui non si è mai mancato di dirlo. Alla base di tutto però sta il fatto che le banche commerciali operano in una certa maniera perché: primo, le banche centrali si fanno influenzare dall'amministrazione delle commerciali e dalla politica nel perseguire certi obiettivi (come il piano casa, finanziamenti facilitati ai meno abbienti, ecc.) e quindi hanno attuato politiche monetarie espansive in periodi di crescita sostenuta; secondo, l'assicurazione dello Stato che c'è dietro in caso di insolvenza o bancarotta degli istituti di credito permette ai medesimi di operare in maniera rischiosa in quanto coperti.

Questi sono i due mali principali che andrebbero evidenziati nei dibattiti politici.

PS. M1 indicato non è la base monetaria. Qui il grafico di M1.

nonostante la drastica riduzione della crescita della base monetaria

Questo non significa che l'offerta monetaria e la base monetaria non siano cresciute. Semplicemente il tasso di crescita annuale nel 2008 era arrivato quasi a 0.

Vero

thomas fazi 1/12/2013 - 19:39

... però il tasso di crescita di M1 è abbastanza rappresentativo del tasso di crescita della base monetaria. Infatti parlavo di tassi di crescita (che sono divergenti, a dimostrazione del fondamentale disconnect, in Europa, tra tasso di crescita della base monetaria e tasso di crescita della massa monetaria, sia prima che dopo la crisi, soprattutto dopo), non di valori assoluti. E comunque non puoi di certo definire "espansiva" la politica della BCE negli anni precedenti (o successivi, se è per questo) alla crisi. Detto questo, sul fatto che ci sia un problema di "moral hazard" siamo d'accordo (meno sul fatto che le autorità monetarie e politiche avrebbero favorito politiche troppo "generose" nei confronti dei bisognosi). Ma, a mio avviso, questo non fa che sottolineare il fatto che il problema non sono le politiche monetarie di per sé (che, ripeto, nel caso della BCE sono state tutto fuorché "espansive"), ma la necessità di una maggiore regolamentazione per porre fine al problema del too-big-to-fail.

il tuo modo di ragionare.sembri pensare che, siccome nell'area euro non c è stata nessuna politica monetaria espansiva, ma c è stata la bolla ,allora nemmeno in usa la bolla è stata determinata dalle politiche monetarie espansive.ma le politiche monetarie espansive,che hanno fatto crescere l' acquisto di abitazioni  in usa ,i prezzi e la relativa bolla sono nei fatti(calo dei tassi,crescita di M1,andamento vendita di nuove case).

per quanto riguarda l'area euro, nella maggior parte dei paesi(ger,fra,bel,aut ecc)non c è stata nessuna bolla.penso quindi che la causa vada ricercata nelle politiche interne seguite dai vari stati colpiti dalla bolla.per esempio,in irlanda ,l'ammontare degli investimenti in abitazioni è raddoppiato nel giro di qualche anno,la crescita dei prezzi delle case è stata tra le più (o la più)sostenute;il controllo e la vigilanza sul sistema finanziario nazionale spettavano alle singole banche centrali.(per questo ti ho incollato quel pezzo dal sito della banca irlandese).il governatore della banca cnetrale spagnola è stato licenziato o si è dimesso o l'hanno fatto dimettere

P.S.io ho i miei dubbi sul fatto che le banche continuerebbero ad erogare mutui con la leggerezza dimostrata in passato(o a favorire i meno abbienti )senza l'assicurazione da parte degli stati

P.P.S.se vuoi rispondere basta cliccare ''edit''sul tuo commento

@Andrea.

si,infatti l'ho corretto dopo.intendevo casi estremI,penso che il mercato si ridurrebbe

 

 

È possibile solo fino a quando qualcuno non risponde.

E comunque non puoi di certo definire "espansiva" la politica della BCE negli anni precedenti (o successivi, se è per questo) alla crisi.

Dal 2001 il tasso di sconto scende anche in Europa, dopodiché viene innalzato e così anche negli USA, ma ormai è tardi perché intanto la bolla immobiliare è scoppiata e i prezzi delle case iniziano a scendere con la conseguenza che i mutui non vengono ripagati, le case pignorate e le banche sull'orlo del fallimento.

Infatti parlavo di tassi di crescita (che sono divergenti, a dimostrazione del fondamentale disconnect, in Europa, tra tasso di crescita della base monetaria e tasso di crescita della massa monetaria, sia prima che dopo la crisi, soprattutto dopo), non di valori assoluti.

M3 comprende anche titoli di Stato ed obbligazioni, quindi non c'è una stretta correlazione con gli altri aggregati.

meno sul fatto che le autorità monetarie e politiche avrebbero favorito politiche troppo "generose" nei confronti dei bisognosi

Nessuno ha parlato di bisognosi, si parla di banche commerciali e d'investimento che fanno girare miliardi di dollari/euro per lucrare sempre di più. Per questo le banche centrali sono pericolose.

la necessità di una maggiore regolamentazione per porre fine al problema del too-big-to-fail.

E' stata la regolamentazione stessa ad incrementare lo stato di imprese e banche too big to fail. Se lo Stato liberalizzasse i mercati e non proteggesse certe società o interi mercati attraverso dei sussidi (vedi salvataggio banche, protezionismi vari, brevetti esclusivi approvati, ecc.), il fenomeno sarebbe molto più limitato.

Poi, rispondendo a un tuo commento sopra:

A proposito di mercati che si "auto-regolamentano"...

Tralasciando il fatto che non si può parlare di libero mercato quando c'è un'autorità arbitraria sul sistema monetario che influenza enormemente le scelte degli operatori sui mercati vari (azionario, obbligazionario, valutario, ecc.); quando si parla di mercati che secondo la teoria classica si autoregolamentano, non significa affatto che nessuno debba fallire e pagarne le conseguenze. E' questo il libero mercato: chi lavora e sta al passo coi tempi va avanti, gli altri o si adeguano o falliscono; e comunque possono sempre entrare nuovi operatori nei mercati liberalizzati. Invece che cosa abbiamo? Che gli azionisti delle banche o delle multinazionali prendono i profitti e fanno pagare le loro magagne alla comunità. E' questo il modello che il neo-post-vetero-keynesianesimo propone?

 

Rispondo a Costantino su questo:

io ho i miei dubbi sul fatto che le banche continuerebbero ad erogare mutui,(o a favorire i meno abbienti )senza l'assicurazione da parte degli stati

Difficile a credersi, dovrebbero cambiare lavoro allora. Potrebbero alzare i costi dei mutui alzando i tassi d'interesse o aumentando le commissioni, ma il problema potrebbe essere meno accentuato se lo Stato intervenisse a sostenere coloro che accendono i prestiti oppure incentivando le banche a non prendere certi provvedimenti magari detassando alcuni investimenti o altre simili soluzioni. Certo a parole sembra tutto facile, me ne rendo conto.

L'offerta di moneta in USA non è cresciuta come da manuale perchè il moltiplicatore monetario è crollato a causa dell'esplosione delle riserve, fenomeno che è imputabile solamente alle policy delle banche centrali, come spiegato in questa bella pubblicazione della FED.

Su tassi e bolle immobiliari guarda questo paper dell'Oecd dove trovi le correlazioni tra investimenti immobiliari in Europa e scostamento dalla Taylor rule prima della crisi.

allocazione disastrosa delle forze produttive

questo in italia avviene sicuramente(amt,atac,alitalia,ecc ecc)ma è causato,appunto, da interventi statali che tu sembri proporre come soluzione

se vai sul sito dell'ocse i salari minimi reali presentano un andamento crescente negli ultimi 20 anni. http://stats.oecd.org/#

Il dato che conta è il fatto che la fetta della ricchezza nazionale destinata al lavoro è in calo da trent'anni in tutti i paesi avanzati (nonostante un costante aumento della produttività), a favore di quella destinata ai profitti. Questo è il dato per quello che riguarda la UE.

Un problema, peraltro, che riconosce anche la stessa OCSE, in un paper dal sovversivo titolo "Labour Losing to Capital":

http://www.oecd-ilibrary.org/employment/oecd-employment-outlook-2012/lab...

Costi

Andrea Grenti 1/12/2013 - 16:06

Non sarà che sono aumentati tributi e i costi sul lavoro, compresi quelli per finanziare il welfare cosa che i "neoliberisti" come me supportano (non certamente quella "cosa" italiana)?

Cosa dovrei concludere? Che sei ancora molto ma molto confuso...

Mercati finanziari fuori controllo, Europa iperliberista, strizza dei neo-keynesiani (quale strizza? sono dei falliti perenni)...

Non avevo alcun dubbio sulle tue scarse conoscenze della realtà dei fatti e sulle scarse argomentazioni a tuo favore. Fossi rimasto più umile ti avrei capito, invece ti sei limitato ad insinuare gratuitamente su di me ed altri leggendo due frasette di un profilo.