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L'Eni e la finanza

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non capisco le seguenti cose citate nell'articolo:

 

1. Eni paga 5.9% all'anno - il che non mi sembra affatto poco per un investimento azionario ben poco rischioso (trattandosi della maggiore società italiana per capitalizzazione, tradizionalmente in utile per diversi miliardi di euro all'anno e attiva da una vita) - se fai una media tra tutte le aziende private italiane, poi francesi, poi inglesi, poi amerikane, poi le metti assieme tutte, vedrai che difficilmente arriverai a 5.9% (ma ripeto, Eni paga spesso anche di più del 5.9% se prendi i dati di Eni e di borsa italiana (http://www.eni.com/it_IT/investor-relations/eni-borsa/dividendo/dividend...). E sarà che Eni è più rischiosa della società media  italiana, o francese, o amerikana? Direi proprio di no. Eni è semplicemente una ottima società dal punto di vista finanziario.

 

2. Lo stato paga il 4.5% sul debito - visto che bisin usa il 2012 per il div yield Eni, mi aspetterei che usasse il 2012 anche per il costo del debito di stato - che è più basso, circa 3.1%, e che si trova qui. e poi dovrebbe pure mettere una fonte per dirci da dove prende i suoi dati - perchè come chiunque sa citare numeri senza fonte ed usarli per argomentare si presta a giochini non proprio regolari. 

(http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_...)

 

3. il tema di Eni più rischiosa dello Stato è spiegato male - perchè difatti il rendimento Eni è su azioni, che si chiamano anche, anzi si chiamavano un tempo, capitale di rischio, mentre lo stato paga contrattualmente il 4.5%. quindi se Eni ti rende il 4.3% tu puoi semmai disinvestire, mentre se lo fa lo stato puoi citarlo in giudizio x default. qui sta il rischio, non nel modo in cui lo descrive bisin, che è un non modo di descrivere i fatti. infatti Eni potrebbe anche avere un div yield storico del 2%, ma in ogni caso avere azioni Eni sarebbe più rischioso di avere titoli di stato italiani perchè la discrezionalità x eni sul 2 o 4 o 6% di div yield è maggiore che per lo stato sul debito. In sostanza, il dividendo è un residuo sugli interessi pagati da Eni, x definizione quindi più rischioso. Ma non per questo, se su un orizzonte di 50 anni lo Stato ha incassato da Eni più di quanto gli è costato il debito pubblico emesso in quegli anni, si potrebbe dire che l'investimento sia stato sconveniente.

 

4. chiunque parli di convenienza o meno a tenere vs. vendere Eni o le altre partecipate dal MEF, oltre che su margini di 1-2% tra costo funding e rendimento, fa riferimento a occupazione, logiche industriali, ecc. , mentre Bisin se ne frega. gli basta dire due cose, c'è un delta inferiore al 2% tra i due tassi in questione, e che questo è giustificato dalla diversa rischiosità dei due investimenti. fine.

questo è quello che ha da dire bisin x giustificare la vendita di Eni che è una delle più rilevanti società industriali italiane ed europee. 

per me questa è un analisi assurda

chiunque parli di convenienza o meno a tenere vs. vendere Eni o le altre partecipate dal MEF, oltre che su margini di 1-2% tra costo funding e rendimento, fa riferimento a occupazione, logiche industriali, ecc.

Mi spieghi "l'occupazione e le logiche industriali" per favore? Mentre ci sei, mi spieghi quanti posti di lavoro di BP sono stati persi in UK da quando BP non e' piu' pubblica, e com'e' andata la societa' nello stesso periodo? Obrigado.

Lo scopo dell'utilissimo paper e' - come segnalato- quello di evidenziare errori logici (parlerei di inversione logica di fondo), impostazioni distorsive ed altro dell' 'ortodossia' (state capitalism?) romana.

Non certo quello di fare 'benchmarking' tra Stato/societa' private, analisi di redditivita o ''DCF''. (quoto: ''Come abbiamo detto, comparazioni di rendimenti tra attività con un differente livello di rischio non si dovrebbero fare. Ma se proprio si vogliono fare (anche se non si dovrebbe) allora ci sentiamo di offrire un paio di suggerimenti...)

Mentre il tema qui solo accennato e' proprio quello toccato dal suo punto 4: ossia, logica industriale, efficienza, produttivita' (eventualmente totale dei fattori di tutto il Paese....).

Sono un po' di corsa, ma ad esempio, cfr. ''il Paese meno concorrenziale d'Europa. L'ultimo, fra i 15 analizzati, dopo la Grecia. In una scala da zero a 100, il voto dell'Italia è 28. Lo dice l'Indice delle liberalizzazioni 2013 dell'Istituto Bruno Leoni, mentre si pensa alle privatizzazioni. L'insufficienza è in otto settori su nove: i più chiusi tv, poste, carburanti'' -  See more at: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=14708#sthash.GAAtwnMS.dpuf

Sembra che l'Italia sia una repubblica vetero-socialista...

Analisi AD absurdum, quindi, eventualmente, a tutto concedere, direi...