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L'Eni e la finanza

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Si tratta della distinzione fra preferenze politiche da un lato, e ragionamenti solidi sia dal punto di vista logico che empirico. Sarebbe importante smettere di fare confusione fra le due cose.

Il segno della differenza fra il rendimento di due asset diversi, calcolati in un breve periodo di tempo, non dice assolutamente nulla sul fatto se convenga comprare o vendere un certo titolo. Questa non è una questione da liberali, da socialdemocratici o da comunisti. Si tratta di qualcosa che mi aspetto sappia il consulente finanziario della filiale sotto casa mia (sì, non lo sa, me ne sono accorto, ma anche loro alla fine cercano di campare come possono). Son cose, queste, che si insegnano al corso base di finanza all'università, e sono nozioni che ci si aspetta sappia padroneggiare in automatico chiunque faccia almeno un master in finanza. Ci sono le medie, ci sono le COvarianze. Tutta roba necessaria per far qualsiasi ragionamento di convenienza. Si tratta di ABC della logica, e di osservazioni empiriche quali "equity premium" o "yield curve" dei tassi. Nessuno, con un minimo di cognizione di causa, si metterebbe a fare differenze fra rendimenti e poi dire "compra" se la differenza è positiva, o "vendi" se è negativa. Oddio, lo fanno, basta andare in internet e vedere i pop-up di finanza fai-da-te-profitti-e-arbitraggio-sicuri con cui si è regolarmente bombardi. Ma quella è truffa. E' proprio per evitare che persone inconsapevoli di ciò che fanno finiscano a gestire i propri soldi in modo assurdo che qualcuno si spinge addirittura a proporre corsi di educazione finanziaria per tutti!

La politica non c'entra nulla, quindi, ed è bene rimarcarlo.