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L'Eni e la finanza

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E' inoltre  del tutto fuori luogo utilizzare la metrica del price/yeld per comparare i rendimenti azionari con quelli obbligazionari, occorre piuttosto fare riferimento al rapporto prezzo utili attesi

Puoi fare un esempio pratico? Non capisco come fai a calcolare il rapporto tra prezzo e utili attesi per un bond e nemmeno che senso abbia (visto che al bondholder non vanno gli utili), ma magari hai saltato un passaggio. Mi compareresti questi:

Dividendi attesi = 1 EUR
Prezzo Azione = 20 EUR
Coupon obbligazione = 4%
Prezzo obbligazione = 100 
Utili distribuiti = 100% 


il rischio derivante dalla volatilità decresce in funzione del tempo dell'investimento previsto

Mica vero, su tutti i manuali di finanza che ho letto c'e' scritto il contrario, il rischio derivante dalla volatilità aumenta in base all'orizzonte di tempo considerato (radice quadrata del tempo), altrimenti non si capirebbe ad esempio perche' le curve dei rendimenti sono normalmente inclinate positivamente. Ma magari anche qui parliamo di due cose diverse.

 Nel caso dello stato italiano, che abbisogna certamente di importanti forniture di energia, il valore strategico dell'operazione è dato proprio da questo.

Mi spieghi come fanno in Germania on in UK ad approvvigionarsi di energia senza l'equivalente di  ENI? 

il rischio derivante dalla volatilità decresce in funzione del tempo dell'investimento previsto

Mica vero, su tutti i manuali di finanza che ho letto c'e' scritto il contrario, il rischio derivante dalla volatilità aumenta in base all'orizzonte di tempo considerato (radice quadrata del tempo), altrimenti non si capirebbe ad esempio perche' le curve dei rendimenti sono normalmente inclinate positivamente. Ma magari anche qui parliamo di due cose diverse.

In realtà quanto dice è moderatamente sensato (nel senso che è corretto ma non centra). Se tu investi nel breve periodo, e.g: qualche decina di giorni o addirittura ore (sei quello che definiscono uno speculatore insomma) la volatilità di un titolo è un problema. Se sei un investitore che vuole tenere il titolo per anni il problema non sussiste, se lo hai tenuto per 20 anni, diciamo, e il titolo è sano, qualche giorno di ribasso del titolo non è un problema, senza contare che comunque la maggior parte del tuo guadagno è stata sui dividendi. Questo è un concetto abbastanza noto, non sconta comunque il rischio che in tempi lunghi le condizioni di mercato cambino, il management cambi etc etc per cui la società fallisce (che è il motivo dei rendimenti crescenti). Detto questo, non significa nulla nel contesto analizzato.

Spiacente ma le ipotesi sono un po' troppo forti per il mio debole stomaco :) Ipotizzando che (1) il titolo sia sano (2) le condizioni di mercato non cambino (3) il management non cambi (4) varie ed eventuali per cui la societa' va molto male/fallisce ALLORA la volatilita' del titolo conta poco rispetto al suo drift. Come dire "ipotizziamo che la volatilita' del titolo rimanga bassa, il drift e' piu' importante della volatilita'". Ok, direi che son d'accordo, peccato che la vol non sia solo rumuore intorno ad un trend!

Diciamo che ho semplificato un po' per fretta. Il concetto è che la volatilità nel breve periodo è principalmente rumore (o comunque evento imprevedibile) e quindi non può essere gestita. Nel lungo periodo il rumore si può cancellare e quello che è drift è più facilmente prevedibile/gestibile. Non dico sia vero, sospetto non lo sia per esperienza personale, dico che è quello che pensano molti gestori di fondi...

D'accordo

Vincenzo Pinto 2/12/2013 - 18:33

E non commento oltre che magari un mio collega del portfolio management mi legge e poi finiamo per discutere :)