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L'Eni e la finanza

1 commento (espandi tutti)

E comunque non puoi di certo definire "espansiva" la politica della BCE negli anni precedenti (o successivi, se è per questo) alla crisi.

Dal 2001 il tasso di sconto scende anche in Europa, dopodiché viene innalzato e così anche negli USA, ma ormai è tardi perché intanto la bolla immobiliare è scoppiata e i prezzi delle case iniziano a scendere con la conseguenza che i mutui non vengono ripagati, le case pignorate e le banche sull'orlo del fallimento.

Infatti parlavo di tassi di crescita (che sono divergenti, a dimostrazione del fondamentale disconnect, in Europa, tra tasso di crescita della base monetaria e tasso di crescita della massa monetaria, sia prima che dopo la crisi, soprattutto dopo), non di valori assoluti.

M3 comprende anche titoli di Stato ed obbligazioni, quindi non c'è una stretta correlazione con gli altri aggregati.

meno sul fatto che le autorità monetarie e politiche avrebbero favorito politiche troppo "generose" nei confronti dei bisognosi

Nessuno ha parlato di bisognosi, si parla di banche commerciali e d'investimento che fanno girare miliardi di dollari/euro per lucrare sempre di più. Per questo le banche centrali sono pericolose.

la necessità di una maggiore regolamentazione per porre fine al problema del too-big-to-fail.

E' stata la regolamentazione stessa ad incrementare lo stato di imprese e banche too big to fail. Se lo Stato liberalizzasse i mercati e non proteggesse certe società o interi mercati attraverso dei sussidi (vedi salvataggio banche, protezionismi vari, brevetti esclusivi approvati, ecc.), il fenomeno sarebbe molto più limitato.

Poi, rispondendo a un tuo commento sopra:

A proposito di mercati che si "auto-regolamentano"...

Tralasciando il fatto che non si può parlare di libero mercato quando c'è un'autorità arbitraria sul sistema monetario che influenza enormemente le scelte degli operatori sui mercati vari (azionario, obbligazionario, valutario, ecc.); quando si parla di mercati che secondo la teoria classica si autoregolamentano, non significa affatto che nessuno debba fallire e pagarne le conseguenze. E' questo il libero mercato: chi lavora e sta al passo coi tempi va avanti, gli altri o si adeguano o falliscono; e comunque possono sempre entrare nuovi operatori nei mercati liberalizzati. Invece che cosa abbiamo? Che gli azionisti delle banche o delle multinazionali prendono i profitti e fanno pagare le loro magagne alla comunità. E' questo il modello che il neo-post-vetero-keynesianesimo propone?

 

Rispondo a Costantino su questo:

io ho i miei dubbi sul fatto che le banche continuerebbero ad erogare mutui,(o a favorire i meno abbienti )senza l'assicurazione da parte degli stati

Difficile a credersi, dovrebbero cambiare lavoro allora. Potrebbero alzare i costi dei mutui alzando i tassi d'interesse o aumentando le commissioni, ma il problema potrebbe essere meno accentuato se lo Stato intervenisse a sostenere coloro che accendono i prestiti oppure incentivando le banche a non prendere certi provvedimenti magari detassando alcuni investimenti o altre simili soluzioni. Certo a parole sembra tutto facile, me ne rendo conto.