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L'Eni e la finanza

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 “Puoi fare un esempio pratico? Non capisco come fai a calcolare il rapporto tra prezzo e utili attesi per un bond e nemmeno che senso abbia (visto che al bondholder non vanno gli utili), ma magari hai saltato un passaggio” Gli utili (e non il dividendo, vedi in seguito) sono la metrica rilevante per il capitale investito in azioni, non in obbligazioni.

“Mica vero, su tutti i manuali di finanza che ho letto c'e' scritto il contrario, il rischio derivante dalla volatilità aumenta in base all'orizzonte di tempo considerato (radice quadrata del tempo), altrimenti non si capirebbe ad esempio perché le curve dei rendimenti sono normalmente inclinate positivamente. Ma magari anche qui parliamo di due cose diverse.”

Esatto, due cose diverse: le sta parlando del reddito fisso. Va bene wikipedia?

“Se si considerano titoli RISK FREE, la volatilità può essere intesa come un indice che indica la variazione del prezzo al variare dei tassi d'interesse, ovvero per meglio dire come Duration Finanziaria. Quest'ultima indica quanto il tempo medio residuo di un portafoglio di titoli obbligazionari ponderato per il valore dei flussi di cassa. Da notare che, all'aumentare della Duration, aumenta la volatilità del prezzo in relazione all'andamento dei tassi d'interesse.”

Per il lungo periodo è generalmente raccomandato l’investimento azionario. Le risulta? In questo pianeta è così. Legga meno manuali e più listini, non scolliamoci dalla realtà. Cominci subito: si chiama metodo scientifico.

Vediamo l’intervento di quello intelligente.Mi piacciono queste due frasi, evidentemente la memoria a breve termine non è il punto forte della sua intelligenza:

L'articolo stesso critica l'uso del Dividend Yield come parametro e sono coloro che sostengono di non privatizzare che dicono di usarlo.”Dunque è corretto usare il Dividend Yield e questo da una misura relativamente corretta dei rischi relativi”

No comment. Anche nella stessa frase: “Ora, dato che il guadagno che ho dal possedere un asset è la crescita del suo prezzo nel tempo più quanto paga ogni anno (ovviamente scontando i flussi)

Il guadagno è la crescita nel tempo scontando il flusso? Non è che confonde il valore attualizzato con il guadagno? Bei pasticci.

Quello che è spaventoso in questa discussione è l’ingoranza del fatto elementare che il cosidetto premio al rischio è segnalato NON nel dividendo, ma nel P/E o metriche simili. Il mercato prezza il P/E, il management decide il dividendo. Il mercato NON decide il dividendo (dividend yeld, ovviamente, per rispondere all’altro soggetto:  come se potesse interessare a qualcuno il valore assoluto del dividendo e non in percentuale.)

più alto significa maggiore rischio tiri in ballo il fatto che società in settori commodified non hanno attese di crescita future (come avrebbe la startup di cui fa l'esempio Seminerio) e dunque devono pagare dividendi più elevati.”

No , “non devono”: semplicemente non sanno dove mettere i soldi. Non c’è nessuna ragione al mondo per cui una società “dovrebbe” pagare dividendi elevati se non l’interesse di grandi azionisti. Eni potrebbe benissimo depositarli in banca e attendere che il mercato rifletta il valore del cash per share contenuto, ma erogarli mette al riparo da distorsioni su questo punto. Gioisca pure il P/e di Eni comporta un rendimento ben superiore al dividend yeld, mi pare il 12%, (p/e 8 circa)Lei sta scoprendo, come del resto i docenti universitari (!!!) di NFA che le azioni sono a sconto rispetto alle obbligazioni (per quale ragione? se trovatela risposta, postatela qua: http://it.wikipedia.org/wiki/Equity_premium_puzzle.) Ne consegue, sempre secondo questa interessante linea di ragionamento, che bisogna vendere le azioni. N.B. spero che non si utilizzino pedanterie sulle limitazioni del P/e rispetto ad altri indicatori, che comunque fanno sempre riferimento ai flussi di cassa complessivi.

“ci sono degli ottimi articoli sull'impatto dei Keiretsu nella crisi Giapponese e sul fatto che rappresentino di fatto una forma di integrazione verticale particolarmente svantaggiosa dal punto di vista strategico”

Le risulta che detenere azioni di un’altra società corrisponda al concetto di integrazione verticale? mandi una mail al suo professore di strategia e mi faccia sapere. Ci tengo. Inoltre uno stato non è una corporation. Deve rispondere a esigenze molto più diversificate e quindi non ha problemi di flessibilità. Certo: se la fusione nucleare fredda rimpiazzasse il petrolio potrebbe essere stato stupido non vendere. O forse no, visto che in questo caso potremmo aspettarci un maggiore benessere generale. Le pare una buona scommessa? Attenzione nell’applicare a pappagallo ciò che si ricorda male.

Corallox:

“perché non comprano tutti azioni eni?”

Bene molto diversamente da quanto affermato nell’articolo il mercato esiste proprio per trovare valori di equilibrio tra diversi rischi, quindi in un’ipotesi di mercato efficiente (il che non è), è del tutto indifferente detenere azioni Eni o qualsiasi altro asset, se correttamente prezzato. Tuttavia i market participants non sono una schiera di asini di Buridano, perché? Schiariamoci nuovamente le idee: il rischio è soggettivo. Se sono in affitto posso comprare una casa anche se penso che il mercato immobiliare sia in un trend leggermente discendente. Se devo affrontare spese a breve, non posso permettermi di investire in btp a 30 anni, potenzialmente volatili, ma sceglierò fondi monetari e/o BOT. Se il mio problema è pagare gli interessi su un debito posso investire in un asset che mi dà una cedola superiore all’interesse pagato, ad esempio un titolo DIFENSIVO, come un energetico, ciò perché il dividendo erogato non dipende direttamente dalle condizioni generali di mercato, ma dai fondamentali del business. Non posso invece acquistare azioni growth, senza dividendo, e trovarmi nella necessita di liquidarne un po’ ogni anno per pagare gli interessi.( indebitarsi per investire non è speculazione “immorale”, è il capitalismo stesso.). Ritornando sul discorso della volatilità e del suo rapporto col rischio dobbiamo capire che cosa effettivamente prezza il mercato. Il mercato prezza come rischio il rischio medio tra i rischi soggettivi, se posso a mio completo arbitrio, aspettare un punto qualsiasi del ciclo economico per vendere, e sono quindi un investitore di lungo termine, il rischio derivante dalla volatilità del ciclo è per me un premio gratutito.  Anche lì si vede che ci sono troppi manuali e pochi lisitni nella testa di chi scrive: qualsiasi assunzione sul management piuttosto che sulla solidità dello stato emittente è prezzata secondo la stessa razionalità le ipotesi forti per il suo stomaco sono ipotesi come qualsiasi altre. Rafforzi lo stomaco, consiglio questo:http://bitcoinwisdom.com/markets/mtgox/btcusd   Infine: se consumo molta energia (sì lo stato consuma energia, meglio ripassare la termodinamica) il mio investimento in un energetico ha una funzione di riduzione del rischio, si chiama hedging. In genere gli stati si assicurano forniture di petrolio tramite diplomazia(corruzione?) o guerre. Lo stato italiano ha scelto la prima strada con l’Eni.