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Valutazione nella scuola: davvero il governo vuole smontare l'INVALSI?

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Lo INVALSI è un organo tecnico e non politico. Il suo presidente dovrebbe essere scelto per la sua competenza e sulla base degli stessi criteri dovrebbe essere scelto il gruppo di esperti incaricato di designarlo. Questi esperti, di cui Ichino non fa i nomi, sono competenti o no? Se hanno criticato l'operato dello INVALSI lo hanno fatto per ragioni tecniche o per assecondare i sindacati?  

I nomi sono qui. Mi par che l'opinione di Ichino sia abbastanza chiara: queste persone non credono nell'uso di test standardizzati.

Ma Ichino parla di tre nomine e poi della maggioranza del comitato incaricato della selezione. Chi sarebbero i tre? E la loro opinione sui test è frutto di un'analisi tecnica o di un pregiudizio politico?

Tullio De Mauro non credo abbia bisogno di presentazioni: nato nel 1932 è stato professore di linguistica generale (filosofia) alla Sapienza di Roma, ministro della pubblica istruzione nel 2000, governo Amato. Benedetto Vertecchi, pedagogista, è professore di pedagogia sperimentale presso Roma Tre, è sicuramente un esperto di valutazione, ma in senso strettamente pedagogico e inerente esclusivamente la didattica, lontana mille miglia dalla valutazione di sistema praticata al momento dall'INVALSI. Clotilde Pontecorvo è docente di Psicologia dell'educazione alla Sapienza, il suo lavoro ha fortemente influenzato la nuova pedagogia, la didattica e le indicazioni nazionali (ex programmi) della scuola dell'infanzia e della scuola primaria.

Sono tutti e tre di area più o meno stretta ex pci, ds ecc. qui non è questione di competenze ma di sostanziale estraneità, di età, culturale, accademica, alla cultura della valutazione di origine economicista che ha portato avanti negli ultimi dieci anni l'INVALSI, proseguendo e perfezionando il modello proposto dall'OCSE con le rilevazioni PISA.

Il prof. Giorgio Israel, matematico e storico della scienza, è docente di questa disciplina alla Sapienza di Roma, è intervenuto molte volte sia con editoriali sulla stampa e sul suo blog sulla questione delle valutazioni PISA e INVALSI, esprimendo il suo totale dissenso riguardo alle stesse, giudicate non solo inutili ma anche dannose, in quanto indurrebbero i docenti a una didattica sbagliata per preparare gli studenti ai test stessi.

Che dire...mi pare che Andrea Ichino abbia ragione da vendere....

Non sono un esperto e conosco solo parzialmente le posizioni del prof. Giorgio Israel sui test PISA (ai quali forse si ispirano quelli dello INVALSI) per quanto riguarda la matematica. Non credo di essere completamente d'accordo con le sue posizioni molto forti. Mi sembra però che la sua critica ai test PISA in matematica abbia un valido fondamento. Non ha senso ridurre la matematica a strumento per risolvere problemi. Tutti i grandi progressi della matematica e con essa della scienza sono legati al superamento del valore strumentale di tecniche particolari. Il salto in avanti si è manifestato quando si è passati da un trucco per tracciare segmenti ortogonali, al teorema di Pitagora, o quando si è passati da un trucco per trovare le radici (reali) di un polinomio, ai numeri complessi. Per fare un esempio più moderno solo un teorema generale come quello di Radon (circa 1910) consente di modellizzare la TAC ed anche un modo più efficiente di misurare la temperatura di un oceano. Io non sono completamente d'accordo con Israel perché la mia impressione (da non esperto) è che una certa dose di enfasi sugli aspetti pratici della matematica, e quindi una certa dose di "teaching to the test PISA" non faccia male alla scuola italiana. Penso però che i pericoli contro i quali Israel ci mette in guardia siano reali e penso che i futuri membri dello INVALSI dovrebbero leggere le critiche (riportate da Giorgio Israel) che i docenti universitari di ingegneria della Finlandia fanno all'insegnamento della matematica nel loro paese, super vincitore dei test PISA. In ogni caso è assolutamente ridicolo pensare che Giorgio Israel risponda alle sollecitazioni del sindacato, come sembra insinuare l'articolo di Ichino. Non conosco sufficientemente le opinioni degli altri esperti, ma non mi sembra che ad essi manchino le competenze per il compito loro assegnato, o che siano condizionabili dalle oscure manovre dei sindacati. Certamente il problema della valutazione della scuola è difficile. Ma proprio per questo non sembra ragionevole partire da una immaginaria divisione del campo tra i virtuosi sostenitori della valutazione e la bieca reazione in agguato. Specialmente quando questa rozza distinzione è applicata ad esperti della statura di quelli designati dal Ministro.

israel

giovanni federico 10/12/2013 - 19:17

é un convinto avversario della valutazione 'oggettiva' anche in ambito universitario, voglio sperare per motivi puramente ideali.

Francamente trovo ridicola l'idea che una preparazione ai test PISA danneggi i progressi della ricerca matematica avanzata ottundendo le menti dei giovani quindicenni.

La questione purtroppo è questa. Le rilevazioni PISA prima, ma anche TIMS, PIRLS e poi INVALSI hanno introdotto nella scuola italiana, ferma come sistema, per organizzazione e modalità di funzionamento all'800 (come tanti altri sistemi educativi, es. Francia) una novità fondamentale data dalla possibilità di affrontare con metodo scientifico il problema della valutazione dell'efficacia (e quindi dell'efficienza in relazione ai costi) del sistema educativo. Valutazione che dovrebbe avere il preciso scopo di sperimentare e controllare gli interventi necessari per migliorare significativamente la quantità e la qualità del servizio scolastico offerto alla popolazione. Questa possibilità proviene dall'applicazione ai sistemi educativi di teorie e competenze elaborate dalla scienza economica. L'INVALSI ha raggiunto l'ottimo livello attuale grazie all'opera di Pietro Cipollone, che ha sostituito alla guida dell'istituto di Frascati proprio Benedetto Vertecchi (inizio 2000) e negli ultimi anni grazie a Paolo Sestito. Entrambi economisti di provenienza Banca d'Italia, sotto la cui direzione l'istituto ha raggiunto gli attuali standard.

Gli esperti nominati provengono invece da una cultura tutta pedagogica che per motivi culturali, politici, e anche di età non è assolutamente compatibile con gli indirizzi attuali della ricerca sulla valutazione a livello internazionale.

 Per quanto riguarda la questione della Finlandia e della matematica, faccio osservare che in Finlandia non si insegna più la matematica in modo tradizionale, forse non si insegna più la matematica come tale, ma questo è avvenuto molto prima che uscisse fuori PISA, la riforma risale alla fine degli anni '80 e quindi la dietrologia che si siano messi a insegnarla in quel modo per far bella figura, lascia il tempo che trova.

Oggi la ricerca internazionale a livello di sistemi educativi non prescinde assolutamente dagli assessment che vengono effettuati a tutti i livelli. Per avere un'idea di come possa essere proficuamente utilizzata la ricerca di questo tipo consiglio le opere di Andy Hargraves e in particolare The global fourth way: the quest for educational excellence.

La ringrazio per avermi finalmente spiegato il senso dell'intervento di Andrea Ichino. Apprendo da lei che a partire dal 2000 l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione non è più diretto da pedagogisti ma da economisti e il Prof. Ichino, che è un economista teme che le nomine ministeriali facciano tornare la direzione dello INALSI nelle mani di pedagogisti. Sarebbe stato meglio se queste informazioni fossero state incluse nell'articolo di Ichino sul Corriere, magari con una breve argomentazione sul perché si ritiene che gli economisti siano meglio in grado di dirigere lo INVALSI. Io ne so troppo poco per avere una opinione precisa, a occhio e croce direi che la competenza principale che dovrebbe avere chi dirige lo INVALSI è la statistica, o, direi, la sensibilità statistica. I test standardizzati richiedono analisi statistiche al tempo stesso estremamente caute e molto raffinate, ad esempio nell'uso dei cosiddetti "Value added models". Ma ripeto, io sono ignorante e conosco i test solo per sentito dire. Se il senso dell'articolo di Ichino mi fosse stato chiaro fin dall'inizio non sarei certo intervenuto in questa discussione.

Ma dai, non è così. Il concetto di value added è stato introdotto da pedagogisti innanzitutto, gli economisti hanno poi il vizio di colonizzare le altre scienze sociali, ma se guardi le references dei rapporti ocse, la stragrande maggioranza dei riferimenti e degli studi sono poi pubblicati su riviste di pedagogia. 

Per esempio, a pag. 259 del seguente documento (che descrive cosa viene testato e la procedura) c'è l'elenco degli esperti consultati: Pisa 2012 assessment and analytical framework 

Io non trovo nessun economista, tranne che nella sezione "financial literacy", una sezione specifica testata nel 2012. 

Qui la battaglia non è fra economisti e non-economisti; è fra chi vuole provare a misurare e valutare i risultati, e chi vuole completo arbitrio. 

I testi invalsi sono disponibili. Dagli un'occhiata e fatti un'idea.

L'ultima volta che Giorgio Israel ha lanciato i suoi strali contro l'Invalsi e i suoi test, accusandoli di soffocare le capacità di analisi dei ragazzi, è risultato che non li aveva consultati davvero e che parlava per sentito dire. Ha avuto l'onestà intellettuale di ammettere l'errore, peraltro.

http://www.ateniesi.it/ancora-sui-test-invalsi-in-risposta-a-giorgio-isr...

Io pero' onestamente non capisco il ragionamento  "pero' la matematica e' un'altra cosa".

Le obiezioni a questo tipo di argomentazione sono due.

1) miglioriamo i test,

A questa obiezione  qualcuno risponde che no, certe cose sono intestabili. Viene il sospetto che il vero scopo sia quello di sottrarsi alla valutazione, anche perche' se sono intestabili come faranno mai i prof a dare i voti a fine anno?

2) siamo sicuri che per formare a conoscere queste "altre cose" non bisogni prima sapere fare 2+2, imparare l'aritmetica, l'algebra, a risolvere i "problemi-invalsi"? O anche se non prima, che non sia altrettanto importante e da fare in parallelo?

Io lo dico a tutti i critici: leggeteveli questi test, e chiedetevi se non volete che i vostri figli imparino COME MINIMO a risolverli in modo decente. Nei miei post aggiungo sempre qualche esempio di domanda proprio per spezzare una lancia nei confronti di questi test, per far capire che possiamo anche farci tutte le seghe mentali che vogliamo sulla matematica ideale che vorremmo si insegnasse e imparasse, ma che almeno alcune carenze gravi i test riescono a rilevarle, carenze su cui, se c'e' volonta' politica, si puo' e si deve intervenire. Se invece non si vuole, basta dire che i test non servono, o che sono sbagliati

Io sono con te su tutta linea e ci tengo a dirlo perchè sono un diplomato del classico e laureato in giurisprudenza che, fino a quando non è entrato nel mondo del lavoro, disprezzava il sapere scientifico... poi mi sono ritrovato a saper fare solo l'avvocato, che in Italia significa essere sostanzialmente un burocrate e mi mangio le mani perchè adesso che sono un po' più grande (ed anche grazie ad NFA devo dire) ho cominciato a sentire la necessità di un approccio al sapere (ed alla vita) più scientifico ed anche perchè se avessi fatto una scelta diversa avrei avuto più possibilità di andare a lavorare fuori.

La cosa bella è che fin tanto che ho frequentato le elementari sembravo predestinato alle scienze ed ero molto bravo, poi alle medie ho trovato una professoressa di matematica un po' anziana e troppo "buona" che intendeva il ruolo di insegnante come quello di nonna... da quel momento non ho praticamente più studiato matematica (tanto nemmeno interrogava nè si accertava che si facessero i compiti per casa) e da li poi la scelta del liceo classico e soprattutto l'idea che si possa vivere di latino e greco ed anzi sia più figo...

Io ho seguito mio figlio per la preparazione ai test invalsi di seconda elementare lo scorso anno; personalmente ho trovato un abisso tra quelli di matematica (secondo me ben fatti e soprattutto utili) e quelli di italiano, che invece a mio parere erano strutturati veramente male.

La discussione qui mi pare si concentri solo sui test di matematica, ma così trascura una parte importante dei test sulla quale ci sarebbe forse da parlare molto di più. Considerando entrambi i test mi sembra molto più difficile decidere se essere o meno critico nel complesso.

Rispondo dall'alto della mia competenza acquistata per sentito dire. Nulla so dei test invalsi, ma i test PISA non costituiscono certamente certamente l'unico possibile modo di valutare le competenze matematiche, all'impostazione di questi test, che privilegia l'uso della matematica per risolvere problemi pratici si è arrivati dopo molte discussioni, prendendo in esame altre alternatie. Uno degli argomenti a favore di questa impostazione è che ben si adatta ad una valutazione di giovani della stessa età che appartenendo a stati diversi hanno seguito programmi di matematica diversi. Certamente è possibile disegnare test a risposta multipla che verifichino conoscenze anche molto teoriche (ricordo un test a risposta multipla per l'insegnamento di Analisi Reale preparato dal prof. Ambrose allo MIT ). E' ovvio che l'adozione di un certo tipo di verifica dà luogo ad un adeguamento dell'insegnamento alle verifiche richieste. Ne segue che se si dà importanza a test che privilegiano gli aspetti pratici della matematica, se ne influenza l'insegnamento. Alcuni matematici (non io) ritengono dannosa l'influenza dei test del tipo PISA nell'insegnamento della matematica. I loro argomenti sono degni di attenzione e non ha senso indicarli come nemici della valutazione. Io, invece, come ho già detto ritengo che un po' di "teaching to the test" nella direzione dei test PISA non farebbe male all'insegnamento della matematica in Italia.

Sono d'accordo con le cautele che rilevi, e anche con la tua ultima affermazione.

Non conosco personalmente le posizioni delle persone criticate da Ichino, noto pero' che esiste da parte di qualcuno una notevole avversione alle valutazioni in quanto tali, con punte che arrivano al boicottaggio delle prove stesse. Spetterebbe ad Ichino (ed agli interessati) chiarire, purtroppo il prof. ci informa che essendo impegnato su molti fronti non riuscira' a seguire il dibattito sui commenti.