Titolo

Valutazione nella scuola: davvero il governo vuole smontare l'INVALSI?

5 commenti (espandi tutti)

Io pero' onestamente non capisco il ragionamento  "pero' la matematica e' un'altra cosa".

Le obiezioni a questo tipo di argomentazione sono due.

1) miglioriamo i test,

A questa obiezione  qualcuno risponde che no, certe cose sono intestabili. Viene il sospetto che il vero scopo sia quello di sottrarsi alla valutazione, anche perche' se sono intestabili come faranno mai i prof a dare i voti a fine anno?

2) siamo sicuri che per formare a conoscere queste "altre cose" non bisogni prima sapere fare 2+2, imparare l'aritmetica, l'algebra, a risolvere i "problemi-invalsi"? O anche se non prima, che non sia altrettanto importante e da fare in parallelo?

Io lo dico a tutti i critici: leggeteveli questi test, e chiedetevi se non volete che i vostri figli imparino COME MINIMO a risolverli in modo decente. Nei miei post aggiungo sempre qualche esempio di domanda proprio per spezzare una lancia nei confronti di questi test, per far capire che possiamo anche farci tutte le seghe mentali che vogliamo sulla matematica ideale che vorremmo si insegnasse e imparasse, ma che almeno alcune carenze gravi i test riescono a rilevarle, carenze su cui, se c'e' volonta' politica, si puo' e si deve intervenire. Se invece non si vuole, basta dire che i test non servono, o che sono sbagliati

Io sono con te su tutta linea e ci tengo a dirlo perchè sono un diplomato del classico e laureato in giurisprudenza che, fino a quando non è entrato nel mondo del lavoro, disprezzava il sapere scientifico... poi mi sono ritrovato a saper fare solo l'avvocato, che in Italia significa essere sostanzialmente un burocrate e mi mangio le mani perchè adesso che sono un po' più grande (ed anche grazie ad NFA devo dire) ho cominciato a sentire la necessità di un approccio al sapere (ed alla vita) più scientifico ed anche perchè se avessi fatto una scelta diversa avrei avuto più possibilità di andare a lavorare fuori.

La cosa bella è che fin tanto che ho frequentato le elementari sembravo predestinato alle scienze ed ero molto bravo, poi alle medie ho trovato una professoressa di matematica un po' anziana e troppo "buona" che intendeva il ruolo di insegnante come quello di nonna... da quel momento non ho praticamente più studiato matematica (tanto nemmeno interrogava nè si accertava che si facessero i compiti per casa) e da li poi la scelta del liceo classico e soprattutto l'idea che si possa vivere di latino e greco ed anzi sia più figo...

Io ho seguito mio figlio per la preparazione ai test invalsi di seconda elementare lo scorso anno; personalmente ho trovato un abisso tra quelli di matematica (secondo me ben fatti e soprattutto utili) e quelli di italiano, che invece a mio parere erano strutturati veramente male.

La discussione qui mi pare si concentri solo sui test di matematica, ma così trascura una parte importante dei test sulla quale ci sarebbe forse da parlare molto di più. Considerando entrambi i test mi sembra molto più difficile decidere se essere o meno critico nel complesso.

Rispondo dall'alto della mia competenza acquistata per sentito dire. Nulla so dei test invalsi, ma i test PISA non costituiscono certamente certamente l'unico possibile modo di valutare le competenze matematiche, all'impostazione di questi test, che privilegia l'uso della matematica per risolvere problemi pratici si è arrivati dopo molte discussioni, prendendo in esame altre alternatie. Uno degli argomenti a favore di questa impostazione è che ben si adatta ad una valutazione di giovani della stessa età che appartenendo a stati diversi hanno seguito programmi di matematica diversi. Certamente è possibile disegnare test a risposta multipla che verifichino conoscenze anche molto teoriche (ricordo un test a risposta multipla per l'insegnamento di Analisi Reale preparato dal prof. Ambrose allo MIT ). E' ovvio che l'adozione di un certo tipo di verifica dà luogo ad un adeguamento dell'insegnamento alle verifiche richieste. Ne segue che se si dà importanza a test che privilegiano gli aspetti pratici della matematica, se ne influenza l'insegnamento. Alcuni matematici (non io) ritengono dannosa l'influenza dei test del tipo PISA nell'insegnamento della matematica. I loro argomenti sono degni di attenzione e non ha senso indicarli come nemici della valutazione. Io, invece, come ho già detto ritengo che un po' di "teaching to the test" nella direzione dei test PISA non farebbe male all'insegnamento della matematica in Italia.

Sono d'accordo con le cautele che rilevi, e anche con la tua ultima affermazione.

Non conosco personalmente le posizioni delle persone criticate da Ichino, noto pero' che esiste da parte di qualcuno una notevole avversione alle valutazioni in quanto tali, con punte che arrivano al boicottaggio delle prove stesse. Spetterebbe ad Ichino (ed agli interessati) chiarire, purtroppo il prof. ci informa che essendo impegnato su molti fronti non riuscira' a seguire il dibattito sui commenti.