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Valutazione nella scuola: davvero il governo vuole smontare l'INVALSI?

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La ringrazio per avermi finalmente spiegato il senso dell'intervento di Andrea Ichino. Apprendo da lei che a partire dal 2000 l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione non è più diretto da pedagogisti ma da economisti e il Prof. Ichino, che è un economista teme che le nomine ministeriali facciano tornare la direzione dello INALSI nelle mani di pedagogisti. Sarebbe stato meglio se queste informazioni fossero state incluse nell'articolo di Ichino sul Corriere, magari con una breve argomentazione sul perché si ritiene che gli economisti siano meglio in grado di dirigere lo INVALSI. Io ne so troppo poco per avere una opinione precisa, a occhio e croce direi che la competenza principale che dovrebbe avere chi dirige lo INVALSI è la statistica, o, direi, la sensibilità statistica. I test standardizzati richiedono analisi statistiche al tempo stesso estremamente caute e molto raffinate, ad esempio nell'uso dei cosiddetti "Value added models". Ma ripeto, io sono ignorante e conosco i test solo per sentito dire. Se il senso dell'articolo di Ichino mi fosse stato chiaro fin dall'inizio non sarei certo intervenuto in questa discussione.

Ma dai, non è così. Il concetto di value added è stato introdotto da pedagogisti innanzitutto, gli economisti hanno poi il vizio di colonizzare le altre scienze sociali, ma se guardi le references dei rapporti ocse, la stragrande maggioranza dei riferimenti e degli studi sono poi pubblicati su riviste di pedagogia. 

Per esempio, a pag. 259 del seguente documento (che descrive cosa viene testato e la procedura) c'è l'elenco degli esperti consultati: Pisa 2012 assessment and analytical framework 

Io non trovo nessun economista, tranne che nella sezione "financial literacy", una sezione specifica testata nel 2012. 

Qui la battaglia non è fra economisti e non-economisti; è fra chi vuole provare a misurare e valutare i risultati, e chi vuole completo arbitrio.