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Cambiamento climatico: un aggiornamento

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Complimenti per l’articolo Giorgio. Non sono un “catastrofista”, ma un appassionato di energia ed invito chi è ancora dubbioso sulle cause del riscaldamento globale a leggere il “riassunto per policy makers” del report IPCC. “It is extremely likely (probability of 95-100%) that human influence has been the dominant cause of the observed warming since the mid-20th century”. In particolare dei gas serra emessi dall’uomo circa il 70% provengono da combustione di gas, petrolio e carbone (dato del World Energy Ooutlook 2011). Combattere il global warming vuol dire quindi quasi unicamente agire sulle scelte energetiche. Certo, come dicevate, mettere d’accordo 7 miliardi di teste non è facile e si rischia che anche alla prossima conferenza sul clima del 2015 non si cavi un ragno dal buco. Faccio un esempio che può sembrare strambo ma è a mio parere calzante. Nei Paesi sviluppati e informati (come il nostro) la gente continua imperterrita con il tabacco pur conoscendo molto bene i potenziali rischi a cui va incontro. Secondo voi cosa risponderebbero le stesse persone alla domanda “sei disposto a pagare oggi una tassa per l’ambiente (perché al momento di questo si tratta, visto l’innegabile vantaggio economico delle fonti fossili) visto che fra circa un secolo, forse, la temperatura del pianeta potrebbe aumentare di 3°, con conseguenze ancora non stimabili?

Cavalcando il paragone con le sigarette, mi azzardo ad una previsione: piu' persone smetteranno di fumare grazie all'avvento di e-cigarettes che non con le campagne di terrore o con l'aumento delle tasse sulle sigarette. In sostanza, l'alternativa tecnologica risolve sempre meglio il problema della persuasione sociale o l'imposta dissuasiva. 

E infatti, visto in quest'ottica, non capisco l'ostilita' verso le politiche che favoriscono l'uso e la ricerca delle energie rinnovabili. Semplicemente mettendo carbon tax non si va da nessuna parte: bisogna fornire un'alternativa.

ostilità?

energisauro 14/1/2014 - 22:27

Giorgio, sono d’accordo con te, sarà la tecnologia vincente (rinnovabile si spera) a cambiare il trend. Non sono d’accordo però quando dici che oggi “ci si oppone all’uso o alla ricerca delle rinnovabili”. La ricerca è attiva ed in fermento in tutto il mondo per trovare nuove soluzioni… il problema semmai è in Italia, ma, come sai, riguarda la ricerca in generale (spendiamo solo l’1% del PIL contro il 2,5% della Germania). Sull’uso non si oppone nessuno; ci sono però evidenti problemi di costo e di intermittenza (ti invito a vedere post specifici sul blog de iMille su cui scrivo o sul mio blog (http://www.imille.org/2014/01/fonti-rinnovabili-crisi-climatica-globale/ , http://www.energisauro.it/fotovoltaico-esauriti-gli-incentivi-e-ora/)

Non sono d’accordo però quando dici che oggi “ci si oppone all’uso o alla ricerca delle rinnovabili”. La ricerca è attiva ed in fermento in tutto il mondo per trovare nuove soluzioni…

Mi riferivo alla politica conservativa, soprattutto i "fiscal conservative". Quando sentono parlare di verde, vedono rosso - all'estero come in Italia.

Sono uno di quelli che vede rosso quando si parla di verde. Non ho assolutamente alcun problema ai finanziamenti alla ricerca, compresi quelli a centrali sperimentali medio grandi.

Credo invece che stiamo buttando valanghe di soldi in sussidi alla produzione. Per dire un caso limite,tempo fa leggevo che negli USA per produrre un litro di biocarburante con il granturco ne bruciano 0.95 di petrolio. Verissimo che questi stimolano ricerca, soprattutto quella industriale che ha abbattuto i costi e le universita' non sanno fare, ma mi pare un approccio sbagliato: investi nella tecnologia quando esiste, prima meglio investire nella ricerca.

Il problema e' il solito: quando usi sussidi diretti diventa una faccenda politica, e la scienza viene usata come una clava quando fa comodo o ignorata quando non e' cosi'.

Sarebbe molto meglio tassare i produttori in base alle emissioni: poi si arrangiano loro a trovare il modo piu' conveniente per produrre.

Ma questa impostazione non lascia margini discrezionali a politici e burocrati, e non favorisce nessuna lobby immediatamente riconoscibile