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Cambiamento climatico: un aggiornamento

23 commenti (espandi tutti)

Sono perplesso riguardo due punti (e non sono il solo a giudicare dai commenti), uno riguarda le cause (con tutto il discorso sulla correlazione), l'altro la soluzione (cioè, posto che il problema sia causato dall'uomo, siamo sicuri di poterci fare qualcosa?).

Tuttavia non ho le competenze per mettermi a disquisire, leggo articoli e commenti e cerco di farmi una mia opinione. Accettando le conclusioni di chi dovrebe saperne più di me.
Tuttavia, su un aspetto della questione, gradirei delle opinioni.

In un libro sulla cucina lombarda Gianni Brera parlava, citando documenti e fonti, di come in tempi abbastanza recenti (purtroppo non ricordo esattamente ma grossomodo attorno al basso medioevo) in Brianza si coltivasse abitualmente l'ulivo! Questo mi sembra indice di una temperatura alta, sicuramente più alta di quella attuale.

Se ai tempi si campava coltivando ulivi in Brianza perchè adesso ché non ci nevica mi devo proccupare della fine del mondo? Son superficiale io oppure l'allarmismo è non voglio dire esagerato ma magari dai toni un po' troppo coloriti? 

Per quanto riguarda le cause antropogeniche riconosco che il pezzo mancava di un po' di informazioni a riguardo ma, d'altro canto, lo scopo dell'articolo era anche "esistono montagne di dati scientifici che sono riassunti qui, andate e prendetene tutti fate questo in memoria di me". Il sommario per policy makers sono 33 pagine di bullet points, si legge e si capisce in una mezz'oretta.

Per quanto riguarda l'ulivo: il clima cambia, nelle ere nei secoli e nelle stagioni. Il cambiamento attuale pero' e' repentino e artificiale e quello che preoccupa infatti non e' quanto sia caldo *ora* ma quando caldo diventera' se si continua questo trend in un *futuro prossimo*.  

Per quanto riguarda il terzo punto, cioe' "non ci possiamo fare piu' niente": una delle novita' dell'IPCC di quest'anno e' che vengono introdotti cosiddetti scenari di mitigazione. Vedi sotto i due modelli: emissioni attuali (rosse), emissioni mitigate (blue). Gli scenari sono descritti in breve qui: http://www.wmo.int/pages/themes/climate/emission_scenarios.php

 

 

Il tuo punto è errato, perchè preoccupa anche la rapidità a cui sta avvenendo il cambiamento. Rapidità che rende difficile l'adattamento alle nuove condizioni.

Esempio brutale e spero estremo. A causa dell'innalzamento del livello dei mari, si perderà una bella percentuale di pianure costiere. Si tratta di terreno spesso fertile che difficilmente può essere rimpiazzato in tempi brevi.

 

@Francesco Forti

Scusa per la franchezza, ma le tue obiezioni somigliano molto a quelle che mandano in bestia gli economisti quando si commenta sulla loro materia.

Se la comunità scientifica è concorde, la percentuale è bulgara, nel dire che il GW ha per causa principale l'attività umana noi non addetti al lavoro per quanto dubbiosi non possiamo che attenerci alle loro conclusioni. A cominciare dai governi. 

Altrimenti non si spiega perchè dovremmo seguire le direttive degli ing. (categoria alla quale appartengo) nella compilazione delle leggi sulla prevenzione sismica, o ai vulcanologi sulla pericolosità o meno del singolo vulcano. 

Fino a quando qualcuno non proporrà un modello alternativo all'attuale e che spieghi meglio il GW , non vedo alcun motivo logico per cui non preoccuparsi ed agire di conseguenza. O il problema sono le soluzione proposte? (in soldoni tasse ed incentivi).

Innanzitutto vi ringrazio, ora mi è chiaro cosa c'era di sbagliato nel mio ragionamento (quello degli "ulivi") non consideravo la rapidità del fenomeno.

Per quanto riguarda le cause antropogeniche riconosco che il pezzo mancava di un po' di informazioni a riguardo ma, d'altro canto, lo scopo dell'articolo era anche "esistono montagne di dati scientifici che sono riassunti qui, andate e prendetene tutti fate questo in memoria di me". Il sommario per policy makers sono 33 pagine di bullet points, si legge e si capisce in una mezz'oretta.

Certo, ti ringrazio ed ho anche iniziato a leggerli ma rimane il fatto che, se non sei esperto del settore, devi comunque "fidarti" del tuo buon senso perchè non sei in grado di discernere da dati pro o contro, almeno non completamente e sei facilmente "abbindolabile". L'esempio che fa marcodivice sulle obiezioni "che mandano in bestia gli economisti quando si commenta sulla loro materia" calza a pennello. Ti leggi l'articolo dell'economista pro euro è ti sembra logico perchè presenta i dati in un certo modo, ti leggi l'articolo dell'economista anti euro e...cavolo ti sembra coerente anche quello perchè ti presenta dati diversi. Se non sei esperto e non conosci il quadro d'insieme, oppure non sai che alcune obiezioni già sono state smentite, puoi trarre le conclusioni sbagliate e comunque vada ti ritrovi confuso. Infatti, nel caso specifico, molte delle obiezioni che fa Francesco Forti le farei io.

Un' altra domanda, visto che siete disponibili (così imparate: mai mostrarsi disponibili :-) :

Esempio brutale e spero estremo. A causa dell'innalzamento del livello dei mari, si perderà una bella percentuale di pianure costiere. Si tratta di terreno spesso fertile che difficilmente può essere rimpiazzato in tempi brevi.

io ho sempre visto studi su quello che si perderà (ghiacciai, coste, l'olanda) ma qualcuno si è preso la briga di ipotizzare se il riscaldamento potrebbe portare vantaggi in altre aree? Se guardo la cartina vedo gli immensi terreni del Canada e della Russia possibile che il riscaldamento non possa portar loro benefici?

ma qualcuno si è preso la briga di ipotizzare se il riscaldamento potrebbe portare vantaggi in altre aree? Se guardo la cartina vedo gli immensi terreni del Canada e della Russia possibile che il riscaldamento non possa portar loro benefici?

Dipende, perché se i cambiamenti climatici sono causati dall'intensa attività umana e quindi da un incremento dell'inquinamento, magari è possibile che possano aumentare le malattie e l'intensità delle medesime o si creino le condizioni per la nascita di virus e batteri più potenti.
Sono solo congetture le mie.
Altrimenti vorrà dire che buona parte degli abitanti della Terra in futuro potrebbero trasferirsi in aree poco abitate e molto estese come la Siberia. Governi (soprattutto quelli russi, se mai esisteranno ancora) permettendo. 

Vedi tu mi sembri già pensare ad uno scenario apocalittico. Io chiedo molto semplicemente: tutti quelli che stanno studiando e prevedendo che l'Olanda finirà sotto l'acqua hanno provato a vedere se, chessò, l'Ontario possa diventare la nuova California o la Siberia coltivabile ?

Al momento se si tolgono le zone torride e poco abitate (tipo Sahara) mi sembrano molte più vaste le terre in aree troppo fredde.

Tra avere la Siberia abitabile in cambio di 4 isolette della micronesia sottoacqua non ci penserei due volte. Immagino che le cose non siano affatto così semplici e che la complessità sia ben maggiore ma per dirlo qualcuno avrà ben studiato cosa succederà in quei posti? Sapreste indicarmeli?

Corrado, il pannello dell'IPCC e' diviso in tre workgroups: come ho scritto nell'articolo, il WG1 si occupa della materia scientifica; il WG3 della mitigazione. Non ho menzionato il  WG2 si occupa di Impacts, Adaptation and Vulnerability e produce un report con lo stesso stile e scopo degli altri. Puoi trovarlo qui: http://ipcc-wg2.gov/SREX/

Lo scopo e' esattamente studiare gli impatti regionali e globali nei vari scenari, dal punto di vista sociale ed economico. In sostanza il problema e' piu' grave di "noi gli diamo le filippine pero' ci prendiamo la siberia". Ti faccio alcuni esempi:

 

Solo in termini di migrazioni umani si parla di un miliardo di persone che devono spostarsi entro il 2050. 
Poi c'e' la questione dell'espansione geografica delle malattie tropicali legata sia allo spostamento delle persone che al cambiamento del clima;
 la questione dell'aumento di eventi meterologici estremi che pur se al momento rappresenta una grossa incognita va comunque presa in considerazione;
 la perdita di suolo fertile costiero;
 la perdita di riserve d'acqua dolce;

  • etc etc

Grazie per il link esattamente il tipo di informazioni che mi interessava trovare.

"Solo in termini di migrazioni umani si parla di un miliardo di persone che devono spostarsi entro il 2050"

E perchè dovrebbero migrare proprio a causa del cambiamento climatico? Non sarà per caso perchè ai tempi di Kipling ad esempio nel continente africano vivevano circa cento milioni di persone mentre adesso sono dieci volte di più?

"Poi c'e' la questione dell'espansione geografica delle malattie tropicali legata sia allo spostamento delle persone che al cambiamento del clima"

Non mi è chiaro il nesso causale, comunque se questo è il problema, la soluzione sarebbe una seria campagna di vaccinazione.

"la questione dell'aumento di eventi meterologici estremi che pur se al momento rappresenta una grossa incognita va comunque presa in considerazione;"

Appunto, una grossa incognita.

"la perdita di suolo fertile costiero"

L'Olanda ha insegnato che il suolo si può recuperare, e si sono ampie superfici cha attualmente non solo fertili perchè troppo fredde, e che potrebbero diventare coltivabili. Al momento la perdita di suolo fertile è dovuta più al sovrasfruttamento causato dalla sovrappopolazione che al riscaldamento globale.

"la perdita di riserve d'acqua dolce"

anche in questo caso il nesso causale è molto discutibile: più caldo => più evaporazione => più precipitazioni => più riserve di acqua dolce.

Già un migliaio di anni fa ci fu un grande movimento di opinione preoccupato dell'imminente fine del mondo, poi visto che il mondo non finì, si sono acquietati.

link

valerio 18/1/2014 - 23:37

hai dato un'occhiata alle 20 pagine presenti nel link proposto da giorgio prima di fare questo commento?

lin: http://ipcc-wg2.gov/SREX/

Non ho parlato di apocalissi, facevo solo notare che probabilmente le conseguenze negative di un cambiamento climatico forzato e accelerato dall'uomo potrebbero superare quelle positive; e dato che sappiamo che una causa del cambiamento climatico è l'inquinamento, conosciamo anche alcuni aspetti poco benefici e molto spiacevoli di quest'ultimo, come l'incremento delle malattie.
Se dovesse succedere come tu auspichi, sarei il primo ad accettare tale scenario.  

caro ingegniere

roccog 15/1/2014 - 16:26

Essendo geologo, io credo di avere alcune competenze che a voi mancano e alcune competenze mancano a tutti noi tutti insieme, ma alcune competenze mancano anche agli scienziati dell'IPCC. Nonostante ciò non sono soddisfatto dalle risposte del neurobiologo Girogio Gilestro, soprattutto quando discerne di Sole e della sua attività e della sua interazione con il clima terrestre. Perché questo è argomento di paleoclimatologia e penso di saperne più di lui, ma non è detto, è solo una sensazione. Ci sono scienziati che non sono d'accordo con l'IPCC, e anche se sono il 3% potrebbero avere ragione. Bisogna essere dentro il sistema accademico-scientifico per capire certe cose e come troppo spesso le policy delle riviste sono guidate da Editor poco lungimiranti, poco scientifici e molto attenti alla propria sopravvivenza. Detto questo non voglio dire che la malafede regna sovrana, anzi, dico che il sistema ha una tendenza conformista. Comunque le previsioni dell'IPCC sono sotto gli occhi di tutti e, per adesso, notiamo che le previsioni sono in larga parte sbagliate in eccesso. Inoltre l'inerzia decisionale a livello politico è tale che tutto ciò risulta anche ridicolo. Ma sarà una mia impressione.

Scusa per la franchezza, ma le tue obiezioni somigliano molto a quelle che mandano in bestia gli economisti quando si commenta sulla loro materia.

Se la comunità scientifica è concorde, ...

Figurati, nessun problema sulla franchezza ma prima di Darwin la comunità scientifica era concorde con la tesi che se la giraffa ha il collo lungo è perché cerca di allungarlo per brucare piu' in alto (tesi di Lamark) oppure che il collo era lungo perché la giraffa era stata creata così (creazionismo).  La concordanza nella scienza non è un valore e nemmeno dimostra l'esattezza di una teoria. Semplicemente sulla base delle risultanze e della strumentazione attuale, cosi' pare e cosi' risulta a molti. Ogni teoria pero' ha dei punti deboli, delle cose che non tornano completamente. Spesso e volentieri indagando su quegli aspetti si trova che la teoria giusta è un altra. Quindi ben venga ogni scetticismo a proposito di tesi dominanti. Inoltre l'aspetto del mainstream in ambito scientifico è veramente dannoso per la ricerca.  Ogni qualvolta si verificano teorie dominanti, se un ricercatore trova elementi a sostegno pubblica subito ed entra nel mainstrem, se trova elementi discordanti preferisce non pubblicare e tenere il pezzo nel cassetto per non fare la figura di chi va controcorrente. Magari è dubbioso e cerca prima di capire se altri hanno trovato dati discordanti simili ai suoi ... e non li trova.  Gould, che ebbe grossi problemi con la sua teoria dell'equilibrio punteggiato, spiega bene questo meccanismo perverso.

Direi che la concordanza non sia un elemento di prova, nella scienza.

Stamina

marcodivice 15/1/2014 - 19:53

Fino a quando qualcuno non proporrà un modello alternativo all'attuale e che spieghi meglio il GW 

In altre parole è giusto che si continui la ricerca sull'argomento, ma governi  e non addetti non possono che attenersi a quanto dice il consesso scientifico. Questo vale per il GW come negli altri campi, altrimenti apriamo le porte ad una pioggia di casi Stamina richieste di evacuazione di città sulla base del radon misurato a Sumatra ecc.ecc.

Chiaro e condiviso. Ma secondo Mullis i santoni "alla stamina" che non raccontano la verità sono quelli di IPCC. E Mullis è uno che il Nobel lo ha ricevuto per quello che ha scoperto concretamente, non per gli "sforzi proffusi". Ok, Mullis è uno che non si tira indietro se c'è da andare contro l'ortodossia, ma è un difetto?

modello

marcodivice 15/1/2014 - 20:23

Mullis presenti il suo modello alternativo.  Alla fine il modello più convincente soppianta sempre quello meno.

Ed ecco che ritorna Mullis, come l'altra volta. Corsi e ricorsi storici, diceva Vico.

Beh, i personaggi ci sono ancora, viventi, quindi non è un ricorso storico: è attualità che continua. Piuttosto, a livello di media non si parla più di buco dell'ozono ed anche di AIDS ormai se ne parla solo una volta all'anno, in occasione dela giornata mondiale. Forse che chi doveva incassare i finanziamenti pubblici per studiare cause e rimedi ormai ha incassato e si dedica ad altri studi?

Stai scherzando, vero? Non si parla di Aids forse perche' la maggior parte di quelli che muoiono sono poveri Africani di cui non frega nulla a nessuno, mentre nei paesi ricchi grazie a prevenzione e informazione la malattia si diffonde molto meno.

Ho sbagliato a menzionare un tema che potrebbe portarci OT.
La discussione sarebbe lunga e non è giusto farla qui, in questo thread.
Chiedo scusa, comunque su queste cose non scherzo mai.

Ciao! Nel caso, guarda che l'ulivo lo si coltiva ancora oggi sulle colline del Po - e fa pure olive, non posso fare foto ora che vivo negli USA, ma ho un vicino di casa in Italia che ne ha uno splendido. Diametro sui 40cm. Il problema e' che al tempo gli ulivi erano probabilmente utilizzati per creare olio da torcia, mica per fini alminetari: se non ricordo male, ne parla Luca Mercalli in uno dei suoi libri ("Che tempo che fara'") con riferimento alla coltivazione dell'Ulivo sulla serra d'Ivrea.

Che c'entra Aldo? Anche oggi si impiantano olivi in Brianza a scopo decorativo, invece nel libro di Brera si parlava di produzione di olive a scopo alimentare. Io volevo l'olio a "ettometro zero" ! Comunque se non va bene l'esempio dell'olivo (non prenderei nè Brera nè Marcalli come guru) esiste varia documentazione che prova come la scandinavia abbia vissuto periodi ben più caldi di oggi e ben più freddi in epoche relativamente recenti. Sbalzi che erano alla base della mia domanda ed il motivo per cui avevo usato l'esempio con gli ulivi.

http://en.wikipedia.org/wiki/Medieval_Warm_Period

Comunque credo che si debbano anche considerare gli aspetti economici: non sono un'esperto di agricoltura, ma suppongo che coltivare ulivi in Brianza sia possibile anche se il clima non è ottimale. Se il commercio è fattibile, per motivi di vantaggio comparativo, non conviene coltivarlo localmente (già i Romani trasportavano vino e olio in lungo e largo attraverso l'impero), nel medioevo probabilmente il commercio su lunga distanza era meno praticabile, quindi poteva essere conveniente coltivare l'ulivo anche in un clima non ottimale.